Io non sono una negazionista, nemmeno dei social, che uso, nonostante la distorsione pericolosa della realtà operatavi per mano di tuttologi che nella vita reale hanno persino difficoltà a girarsi i pollici o a formulare una frase di senso compiuto, ma che nel virtuale hanno trovato un senso alla loro esistenza.
Io non sono negazionista, neanche della politica, sebbene troppo spesso si riduca ad un pericoloso crogiolo di fazioni contrapposte che si nutrono di parole inutili, interessi clientelari, incapacità programmatica, distanza dal bene comune e dai bisogni della gente incattivita.
Io non sono negazionista, tantomeno della storia, della scienza, del dramma e della paura della malattia, del disastro ecologico, della crisi socio-economica, dei bisogni urgenti della gente che esigono risposte, del rispetto delle regole anche e soprattutto in democrazia, della miseria materiale e morale, dell’importanza della scuola e della cultura, del valore della solidarietà.
Io nego semplicemente che il dibattere su tutto da parte di chiunque abbia una qualche utilità e che il grido ‘libertà’ da parte della destra fascista possa essere credibile e difendibile.
Io nego che negare l’evidenza sia davvero utile a qualcuno: riconosco la paura di chi subisce lo sconvolgimento delle nostre fragili certezze e si difende con la negazione di una realtà che scompagina le nostre vite senza ritegno. Nego che strumentalizzare la paura sia risolutivo di alcunché, e credo si traduca piuttosto in un cinico mezzo per mantenere sterili posizioni di potere nel buio della ragione, vilipesa e umiliata se non riesce a fronteggiare con immediatezza ed efficacia un nemico invisibile che ancora non sa combattere.
Ho sempre sostenuto che programmare in un’ottica sistemica e cooperare in modo maturo e consapevole possa essere l’unico mezzo per programmare azioni efficaci a tutela del bene comune e a salvaguardia della nostra stessa sopravvivenza: di fatto proiettarsi nel futuro senza programmare azioni di miglioramento, ci ha portato a sopravvivere perennemente in una dimensione emergenziale, tanto da sprofondare nell’inevitabile tragedia quando l’emergenza, vera e inaspettata, si è abbattuta come una scure.
Impreparati, senza margini fattibili per operare in modo funzionale, schiavi del profitto e del potere, lo stesso che ha distrutto territori, reso inefficace ogni tentativo di amministrare il bene comune, messo a dura prova il sistema sanitario, umiliato le competenze, silenziato ogni bisogno, alimentato paure e cercato nemici visibili ma incolpevoli su cui scaricare la nostra impotenza e la nostra ipocrisia, sino a negare oggi, l’esistenza di un nemico davvero temibile e invisibile, a negare la morte, a negare la sofferenza dell’altro fino a quando non diventa nostra, sconfinando nella disperazione.
Abbiamo fallito e siamo colpevoli, di un’unica colpa: abbiamo negato l’unica cosa che non avremmo mai dovuto smettere di affermare, abbiamo negato noi stessi, l’umanità e il sentimento di pietas, dentro piazze perdute nel groviglio di megafoni che vomitano parole prive di cuore e ragione, dimentichi che la libertà è possibile solo dove il senso di comunità consente di sperare in un futuro libero, sì, ma dalla tragedia di una catastrofe.
Tags epidemie covid negazionisti catastrofi naturali
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