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	<title>Ambiente &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Sep 2026 16:01:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Discarica Stallaini. Scorie industriali e amianto, e non riciclo da economia circolare</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/09/10/discarica-stallaini-scorie-industriali-e-amianto-e-non-riciclo-da-economia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 16:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scorie industriali]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Noto]]></category>
		<category><![CDATA[DDG n. 1277/2026]]></category>
		<category><![CDATA[piano paesaggistico]]></category>
		<category><![CDATA[Tar]]></category>
		<category><![CDATA[DDG n. 1569/2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Con una diversa lettura dei fatti, Paolo Valvo sulla propria pagina Facebook sostiene l’utilità della discarica di contrada Stallaini (Noto) perché, trattandosi di un &#8220;impianto di recupero e smaltimento inerti&#8220;, andrebbe a colmare una carenza di strutture che nel territorio ibleo “sfocia nell&#8217;abbandono indiscriminato ed incontrollato di rifiuti in ogni angolo lontano dalla vista” perché &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con una diversa lettura dei fatti, Paolo Valvo sulla propria pagina Facebook sostiene l’utilità della discarica di contrada Stallaini (Noto) perché, trattandosi di un &#8220;<em>impianto di recupero e smaltimento inerti</em>&#8220;, andrebbe a colmare una carenza di strutture che nel territorio ibleo “<em>sfocia nell&#8217;abbandono indiscriminato ed incontrollato di rifiuti in ogni angolo lontano dalla vista</em>” perché essi “<em>se manca un impianto autorizzato dove conferirli, non è che &#8216;non si producono&#8217;: finiscono abbandonati lungo strade, campi, alvei di torrenti, con rischi concreti per suolo e falde… Un impianto ben gestito, invece, (rigorosamente controllato) trasforma quel materiale in risorsa: aggregati riciclati per sottofondi stradali, rilevati, calcestruzzi non strutturali</em>”.</p>
<p>E così – pur nella convinzione che in ogni caso non sarebbe superabile il divieto posto dal Piano Paesaggistico – essendo il punto di vista comunque interessante, abbiamo provato ad approfondire la questione a partire dall’autorizzazione che la nuova sentenza del TAR ha di fatto riportato in vita e purtroppo la realtà “amministrativa” del progetto della Soambiente S.r.l. sembra davvero essere diversa da come prospettata da Valvo.</p>
<p>Intanto, nei documenti ufficiali come il DDG n. 1569/2025 e il DDG n. 1277/2026, non risulta alcuna attività di produzione di aggregati riciclati, rilevati o calcestruzzi non strutturali destinati al mercato. L&#8217;impianto autorizzato a Contrada Stallaini non è un centro di frantumazione e riciclo edile, bensì null’altro che una discarica “per rifiuti speciali non pericolosi” con operazione di smaltimento classificate come D1 (cioè deposito sul o nel suolo). Lo scopo primario dell&#8217;intervento, formalmente catalogato come &#8220;recupero ambientale di una ex cava&#8221;, si traduce quindi concretamente in un “riempimento morfologico definitivo” della cava attraverso lo smaltimento di 614.000 metri cubi di rifiuti. Equiparare una discarica con un impianto di recupero inerti diventa così una pericolosa sovrapposizione concettuale: un centro di trattamento per materiali edili puliti seleziona e avvia a immediato riutilizzo le risorse, al contrario, a Contrada Stallaini si vorrebbe realizzare un sito di interramento definitivo di un mix complesso di rifiuti definiti come speciali non pericolosi, tra cui però i documenti confermano la presenza di una specifica sezione (la vasca n. 2) destinata ad accogliere circa 45 mila metri cubi di rifiuti contenenti amianto. E non solo: rifiuti provenienti da attività di bonifica di siti inquinati, fanghi o materiali derivanti da cicli industriali edili ed escavazioni, ed altre tipologie non specificate nel decreto.</p>
<p>Ridurre l&#8217;intera autorizzazione a una semplice gestione di &#8220;inerti da cantiere&#8221; rischia di edulcorare la portata e la tipologia dei materiali in arrivo, di spostare il fulcro della questione su quei controlli stringenti necessari sempre previsti dalle prescrizioni ambientali in quanto requisiti minimi di legge per qualsiasi discarica a norma, che non cancellano la criticità intrinseca di impiantare un sito di smaltimento definitivo in un territorio così vulnerabile.</p>
<p>La domanda non è se questo impianto sia utile a contrastare l’abbandono abusivo di questa tipologia di rifiuti (lo sarebbe in astratto) ma se ha senso, anzi se è ragionevole, se è lecito, insediare un&#8217;infrastruttura di impatto pesante in un’area di altissimo pregio naturalistico e paesaggistico, a due passi da canyon e riserve protette.</p>
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		<title>IL PARADOSSO DEL DEPURATORE IAS: CORSA CONTRO IL TEMPO E SCADENZE IMPOSSIBILI</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/09/09/il-paradosso-del-depuratore-ias-corsa-contro-il-tempo-e-scadenze-impossibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:23:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sonatrac]]></category>
		<category><![CDATA[Priolo Servizi]]></category>
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		<category><![CDATA[Sasol]]></category>
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		<category><![CDATA[IAS]]></category>
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					<description><![CDATA[Il depuratore consortile IAS di Priolo Gargallo, concepito per trattare sia le acque reflue urbane sia i reflui del polo petrolchimico aretuseo, si trova al centro di un complesso nodo ambientale, industriale e giudiziario. Sottoposto a sequestro nel giugno 2022 nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta per disastro ambientale, l&#8217;impianto ha evidenziato — secondo la perizia tecnica dell’incidente probatorio &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il depuratore consortile IAS di Priolo Gargallo, concepito per trattare sia le acque reflue urbane sia i reflui del polo petrolchimico aretuseo, si trova al centro di un complesso nodo ambientale, industriale e giudiziario. Sottoposto a sequestro nel giugno 2022 nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta per disastro ambientale, l&#8217;impianto ha evidenziato — secondo la perizia tecnica dell’incidente probatorio — tutte le criticità intrinseche del modello misto: la presenza e le continue fluttuazioni dei flussi industriali e degli idrocarburi hanno a lungo compromesso l&#8217;efficienza dei processi a fanghi attivi nelle vasche biologiche; contestualmente, la storica assenza di adeguate coperture e di sistemi di captazione e trattamento ha generato diffuse emissioni odorigene e dispersioni di composti volatili nocivi per la salute.</p>
<p align="justify">Oggi la sfida principale si gioca sul fattore tempo. La sentenza n. 105/2024 della Corte Costituzionale ha sancito la subordinazione della continuità produttiva alla tutela della salute, dichiarando l&#8217;illegittimità delle norme che consentivano proroghe sine die dell&#8217;attività in deroga e ripristinando la cogenza del termine massimo e inderogabile di 36 mesi per il completamento degli interventi di risanamento e il distacco dei reflui industriali. Parallelamente, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le ordinanze del Tribunale del Riesame che avevano concesso proroghe operative in assenza di un monitoraggio rigoroso e puntuale degli inquinanti.</p>
<p align="justify">L&#8217;autorizzazione a proseguire le attività, con la fissazione di limiti emissivi provvisori, discende dal decreto interministeriale del 12 settembre 2023 (adottato in attuazione del D.L. 2/2023 sui siti di interesse strategico nazionale). Applicando il limite perentorio di 36 mesi dalla data di entrata in vigore dell&#8217;atto, la deroga cesserà improrogabilmente entro il 12 settembre 2026. Il mancato rispetto del cronoprogramma o delle prescrizioni ambientali comporterà la decadenza automatica del regime di deroga, con il conseguente arresto immediato degli scarichi e delle produzioni. Si tratta di una scadenza perentoria che si scontra con una realtà cantieristica insormontabile: rispettare tale termine è tecnicamente e materialmente impossibile.</p>
<p align="justify"><b>Lo stato di attuazione: Grandi Utenti a rilento e cantieri asimmetrici</b></p>
<p align="justify">Per scongiurare il blocco delle attività, i colossi industriali del polo hanno stanziato oltre 200 milioni di euro per realizzare impianti autonomi di depurazione. Ciononostante, i singoli cronoprogrammi procedono a velocità disomogenee, evidenziando un netto disallineamento rispetto ai vincoli temporali:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><b>ISAB Sud (impianto IGCC):</b> già distaccato;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Versalis (Gruppo Eni):</b> già distaccata;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Priolo Servizi:</b> distacco stimato entro settembre;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Sasol Italy:</b> completamento dei lavori previsto entro fine anno;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Sonatrach:</b> conclusione delle opere stimata non prima della primavera del 2027, ben oltre la soglia massima consentita.<img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43072" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-300x203.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-1024x692.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-768x519.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-1536x1039.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-110x75.jpg 110w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Questa asimmetria genera un grave dilemma operativo: la chiusura anticipata delle condotte verso l&#8217;IAS, prima dell&#8217;effettivo collaudo degli impianti privati, imporrebbe la fermata tecnica delle linee di raffinazione e petrolchimica.</p>
<p align="justify">Parallelamente, la Regione Siciliana persegue la rifunzionalizzazione dell&#8217;IAS quale presidio a esclusiva o prevalente matrice civile, a servizio dei comuni di Priolo Gargallo, Melilli, Siracusa, Solarino e Floridia, con la contestuale dismissione dell’impianto di Canalicchio e la cessazione del recapito dei reflui nel Porto Grande di Siracusa.</p>
<p align="justify">Tale transizione pone complesse problematiche di ingegneria di processo: venendo meno la componente industriale, l&#8217;impianto andrà incontro a un drastico sottocarico idraulico e organico. Senza un apporto sufficiente di nutrienti e sostanza organica, la biomassa batterica rischia il collasso biologico, mentre le attuali stazioni di sollevamento e aerazione risulterebbero pesantemente sovradimensionate e ingiustificatamente energivore. Si rende quindi indispensabile una rapida parzializzazione delle linee, con la rifunzionalizzazione modulare delle vasche e l&#8217;adozione di macchinari a regolazione dinamica dei consumi.</p>
<p align="justify">A queste difficoltà si sommano i tempi delle opere pubbliche di adduzione: convogliare l&#8217;intera portata civile dell&#8217;hinterland siracusano verso Priolo richiede il ripristino funzionale della condotta dorsale, i cui tempi di gara, esecuzione e collaudo (stimabili in almeno un biennio) rischiano di aprire una pericolosa finestra temporale in cui i reflui industriali saranno già esclusi, ma i volumi civili sostitutivi non ancora immessi.</p>
<p align="justify"><b>Il nodo economico e il destino delle PMI</b></p>
<p align="justify">La transizione incide in modo dirompente anche sulla sostenibilità economico-finanziaria dell&#8217;infrastruttura. I costi operativi dell&#8217;IAS, storicamente di 12-13 milioni di euro, coperti per oltre due terzi dai canoni dei Grandi Utenti, non potranno essere assorbiti dalla sola tariffa del servizio idrico integrato (stimata in 6.2 milioni di euro) applicata alle utenze civili (secondo il metodo ARERA). Ciò determinerà uno squilibrio di bilancio stimato in 6-7 milioni di euro annui, che richiederà contributi di transizione o misure compensative per non gravare sui bilanci comunali e sui cittadini.</p>
<p align="justify">In questo quadro, la maggiore vulnerabilità riguarda le circa 70 piccole e medie imprese insediate nella zona industriale: prive di aree idonee e della solidità finanziaria necessaria per costruire impianti di trattamento autonomi, l&#8217;interruzione del servizio consortile le priverebbe dell&#8217;autorizzazione allo scarico, traducendosi nella paralisi delle loro attività.</p>
<p align="justify">Per governare la transizione, la Regione ha istituito una Cabina di Regia con il mandato di traghettare l’impianto verso l’affidamento al gestore idrico (Aretusacque), monitorare i cantieri della Condotta Ciane e definire la riorganizzazione tecnica necessaria. La tenuta complessiva dipenderà dalla capacità di accelerare le opere infrastrutturali, riconfigurare le vasche e individuare una formula tecnico-giuridica che consenta il conferimento tracciato dei reflui delle PMI.</p>
<p align="justify">Tuttavia, il principio ribadito dalla Consulta — secondo cui il bilanciamento tra ambiente, salute e sviluppo produttivo non tollera rinvii a tempo indeterminato — evidenzia l&#8217;impossibilità di chiudere la partita entro i termini prescritti. Il divario incolmabile tra cronoprogrammi industriali, cantieri pubblici e vincoli giudiziari impone il ricorso a strumenti normativi o amministrativi straordinari, pena la paralisi simultanea del sistema depurativo, del polo petrolchimico e del tessuto economico della provincia siracusana.</p>
<p align="justify">A quattro anni dal sequestro, resta un amaro interrogativo: una tempestiva modernizzazione avrebbe evitato l&#8217;attuale empasse? Una gestione rigorosa, l&#8217;adeguamento alle BAT (<i>Best Available Techniques</i>) sollecitato dai periti sin dal 1998 dopo un analogo procedimento giudiziario e l&#8217;attuazione delle prescrizioni AIA (rimaste in gran parte disattese) avrebbero preservato la piena sostenibilità del modello consortile. Una gestione centralizzata con scarico sottomarino al largo (a 35 metri di profondità) rappresentava — e rappresenterebbe tuttora — la migliore soluzione tecnica per evitare dispersioni inquinanti nella rada di Augusta, sito di interesse nazionale già gravato da una pesante vulnerabilità ambientale.</p>
<p align="justify">
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UNA DISCARICA A STALLAINI. Trent&#8217;anni di lotte a rischio sconfitta, complici il mutato clima e i vincoli sotto attacco</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/09/09/una-discarica-a-stallaini-trentanni-di-lotte-a-rischio-sconfitta-complici-il-mutato-clima-e-i-vincoli-sotto-attacco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 10:51:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Riserve Naturali]]></category>
		<category><![CDATA[Parco degli Iblei]]></category>
		<category><![CDATA[Libero Consorzio Comunale SR]]></category>
		<category><![CDATA[Parco degli Ible]]></category>
		<category><![CDATA[Assessorato Regionale Ambiente e Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Soambiente srl]]></category>
		<category><![CDATA[Stallaini]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia della discarica di contrada Stallaini, nel territorio di Noto, è un interminabile dramma giudiziario e ambientale che si trascina dal lontano 1988. Decenni di braccio di ferro che oggi tornano drammaticamente d&#8217;attualità, riaprendo una ferita mai rimarginata tra le istanze di sviluppo industriale e la tutela irrinunciabile di uno dei contesti paesaggistici e &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">La storia della discarica di contrada Stallaini, nel territorio di Noto, è un interminabile dramma giudiziario e ambientale che si trascina dal lontano 1988. Decenni di braccio di ferro che oggi tornano drammaticamente d&#8217;attualità, riaprendo una ferita mai rimarginata tra le istanze di sviluppo industriale e la tutela irrinunciabile di uno dei contesti paesaggistici e naturalistici più pregiati della Sicilia sud-orientale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Il pericolo della realizzazione dell&#8217;impianto di recupero e smaltimento di rifiuti “non pericolosi” (proposto dalla Soambiente Srl) torna oggi a farsi concreto in seguito alle vicende giudiziarie culminate con la sentenza del TAR Catania n. 00287/2025 che ha annullato il diniego di proroga della VIA precedentemente opposto dalla Regione (D.D.G. n. 397/2024). Una decisione amministrativa che rimette in gioco la validità dell&#8217;autorizzazione ambientale, stabilendo che la società ha facoltà di riaprire l&#8217;iter correggendo le vecchie carenze documentali.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Ma ciò che allarma maggiormente associazioni e comitati – certi che parlare oggi di nuove discariche, anziché concentrarsi sulla riduzione dei volumi di rifiuti e sul recupero spinto, appare anacronistico e ancor più folle in un contesto di inestimabile pregio naturalistico &#8211; è il sospetto che, complice un mutato clima all&#8217;interno degli organismi tecnici e regionali, si cerchi di <strong>fare ripartire e sbloccare il progetto proprio alla vigilia dell&#8217;istituzione del Parco degli Iblei</strong>, un riconoscimento che blinderebbe definitivamente l&#8217;area, impedendo per legge qualsiasi intervento di questo tipo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Si ritiene infatti che, pur in presenza dei dichiarati adeguamenti tecnici o prescrizioni progettuali (piani di monitoraggio, sistemi di impermeabilizzazione ecc) da parte della Soambiente, in nessun caso si possano eludere le criticità di fondo dell’area scelta.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43059" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800540409_3558018927698027_4535643600202713011_n-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800540409_3558018927698027_4535643600202713011_n-250x300.jpg 250w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800540409_3558018927698027_4535643600202713011_n-876x1050.jpg 876w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800540409_3558018927698027_4535643600202713011_n-768x921.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800540409_3558018927698027_4535643600202713011_n.jpg 1075w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Il sito si trova comunque a <strong>poche centinaia di metri dalla Riserva Naturale Orientata di Cavagrande del Cassibile</strong>: una vicinanza che rende insuperabile il fattore geografico. Così come appare impossibile modificare la conformazione e le pendenze naturali di un terreno che, per sua stessa natura, riversa potenzialmente i deflussi all&#8217;interno della riserva e delle falde idriche della vallata. Tanto è vero che <strong>il Piano Paesaggistico della Provincia di Siracusa vieta tassativamente di allocare impianti di questo impatto</strong> in quell&#8217;area specifica. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">La vicenda di Stallaini porta con sé ombre pesanti fin dalle sue origini. Già nel 2012 l&#8217;Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) originaria fu rilasciata da funzionari successivamente coinvolti in inchieste giudiziarie sulle discariche private in Sicilia. A ciò si aggiunsero, nel corso degli anni, i cambi d&#8217;assetto societario della Soambiente (alle prese con verifiche antimafia e successive riammissioni in white list) e la ferma opposizione dei sindaci del territorio dell&#8217;epoca &#8211; come quelli di Noto, Avola e Canicattini Bagni &#8211; che scesero in campo a fianco dei cittadini e dei movimenti ambientalisti (come Natura Sicula, Acquanuvena e l&#8217;Ente Fauna Siciliana) con mobilitazioni storiche.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43060" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800422292_3558018901031363_7472246609894432634_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800422292_3558018901031363_7472246609894432634_n-300x200.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800422292_3558018901031363_7472246609894432634_n-1024x683.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800422292_3558018901031363_7472246609894432634_n-768x512.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800422292_3558018901031363_7472246609894432634_n-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/800422292_3558018901031363_7472246609894432634_n.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Ma oggi, di fronte alla riapertura dei giochi amministrativi e alle sentenze che rimettono in pista il progetto, si registra una pericolosa ambiguità e una mancata presa di posizione definitiva da parte di quelle stesse istituzioni che avrebbero il dovere primario di proteggere il territorio.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Così, mentre la società punta a ripartire facendo leva sulle brecce normative, la cittadinanza attiva e il fronte ambientalista denunciano il <strong>rischio concreto di una &#8220;bomba ecologica&#8221;</strong> a tempo stabilito.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43058" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/799972292_3558018931031360_4611191133297979844_n-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/799972292_3558018931031360_4611191133297979844_n-300x178.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/799972292_3558018931031360_4611191133297979844_n.jpg 590w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">La salvaguardia del territorio non può restare in balia dei cavilli procedurali: serve una presa di posizione politica netta e coraggiosa, capace di blindare l&#8217;area prima che i forti ritardi e le molteplici resistenze che stanno frenando l&#8217;istituzione del Parco degli Iblei favoriscano un danno ambientale irreparabile.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 14pt;">Quali azioni concrete intendono intraprendere oggi i Comuni del territorio, la Soprintendenza e gli enti preposti alla tutela del territorio per <strong>sbarrare definitivamente la strada a qualsiasi speculazione ambientale</strong> in contrada Stallaini?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: georgia, palatino, serif;"><em>(foto Saro Cuda)</em></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il sindaco che bocciò il SIMAGE ora chiede i controlli. L&#8217;aria uccide, la politica litiga</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/27/il-sindaco-che-boccio-il-simage-ora-chiede-i-controlli-laria-uccide-la-politica-litiga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 17:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Salubrità]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[g. carta]]></category>
		<category><![CDATA[p. gianni]]></category>
		<category><![CDATA[comune di priolo]]></category>
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					<description><![CDATA[I miasmi che da settimane avvolgono Priolo Gargallo rappresentano l&#8217;ultimo, grave capitolo di una convivenza cinquantennale tra la popolazione e il polo industriale. Una convivenza che, come sottolinea il sindaco Pippo Gianni, aveva già imposto odori e disagi, ma mai con una persistenza e un&#8217;intensità così violente e continue, ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Le esalazioni, storicamente &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I miasmi che da settimane avvolgono Priolo Gargallo rappresentano l&#8217;ultimo, grave capitolo di una convivenza cinquantennale tra la popolazione e il polo industriale. Una convivenza che, come sottolinea il sindaco Pippo Gianni, aveva già imposto odori e disagi, ma mai con una persistenza e un&#8217;intensità così violente e continue, ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Le esalazioni, storicamente legate alle attività di raffinazione e chimica del comprensorio – che vanta la più alta capacità di raffinazione in Italia con i complessi ISAB Nord e Sud, la raffineria Augusta Sonatrach, la Sasol, le centrali Enel di Priolo e Augusta e l&#8217;impianto IGCC – sono state analizzate dall&#8217;Arpa. I modelli di dispersione indicano due possibili sorgenti, spesso combinate: la raffineria ISAB Sud, attraversata dalle masse d&#8217;aria meridionali, dove sono stati rilevati picchi di idrogeno solforato oltre la soglia olfattiva e concentrazioni di etanolo; e le operazioni di carico e scarico delle navi petroliere, in particolare una che ha scaricato 130.000 tonnellate di greggio, rilasciando forti odori di idrocarburi. I numeri sono eloquenti: tra il 1° e il 13 giugno il sistema NOSE ha registrato 714 segnalazioni, concentrate a Melilli, Priolo e Siracusa, per il 64% riconducibili a idrocarburi e per il 21% a zolfo; le rilevazioni hanno fatto emergere picchi di biossido di zolfo, benzene e idrocarburi non metanici con punte superiori a 1.100 microgrammi per metro cubo.</p>
<p>La Procura di Siracusa ha aperto un&#8217;inchiesta, mentre il sindaco Gianni ha rotto gli indugi chiedendo misure mai sentite prima. Bisogna ricordare che questa frazione di Siracusa chiese a gran voce l’autonomia ottenuta, la nuova amministrazione avrebbe dovuto curare con più attenzione la salute di quella frazione ingigantitasi a pochi metri dalla nascente fabbrica. Ciò andava contro qualsiasi logica di salubrità, ma gli interessi politici erano troppi. Ciò ostacolò l’obiettivo di trasferire i priolesi, cosa che non fu per Marina di Melilli interamente rasa al suolo. A pagare fu ed ancora è la cittadinanza, con morti e una salubrità compromessa. Ora il sindaco chiede una piena chiarificazione per individuare con certezza il problema, e sollecita il Ministero, la Regione e la Procura a una revisione straordinaria delle Autorizzazioni Integrate Ambientali, il potenziamento della rete di monitoraggio e un tavolo tecnico permanente.</p>
<p>È su questo terreno che si innesta la dimensione politica della vicenda. L&#8217;approccio di Gianni – lineare, duro, provocatorio – si scontra frontalmente con quello dell&#8217;onorevole Giuseppe Carta, sindaco di Melilli e deputato regionale del Mpa, che ha bollato come &#8220;plateali e inutili&#8221; le richieste di chiusura, rivendicando invece un metodo pragmatico e istituzionale, fatto di prescrizioni più stringenti già ottenute in passato – come la copertura delle vasche dei depuratori – e di proposte concrete, come l&#8217;uso di fondi regionali per controlli indipendenti con aumento del personale dell’Arpa. La rivalità, però, non nasce con i miasmi: affonda le radici nei mesi precedenti, quando Gianni, messo sotto pressione dall&#8217;opposizione guidata dal Mpa di Carta, bloccò l&#8217;approvazione del Bilancio comunale, provocando lo scioglimento del Consiglio e il suo governo solitario. Ora la contesa si è trasferita sul piano ambientale, con sullo sfondo la competizione per lo stesso bacino elettorale in vista delle regionali del 2027, dove Carta punta alla riconferma e Gianni pianifica il ritorno.</p>
<p>Un tassello decisivo per comprendere questo duello è la vicenda del SIMAGE, il Sistema Integrato Monitoraggio Ambientale Gestione delle Emergenze, approvato dall&#8217;Ars nel febbraio 2020 su proposta del deputato M5S Giorgio Pasqua. Modellato su esperienze come quella di Porto Marghera, dove fu accettato dagli industriali, il sistema mirava a creare una rete integrata di controllo della qualità dell&#8217;aria nei poli siciliani, raccogliendo in un unico centro gestito dall&#8217;Arpa i dati di tutti i sensori pubblici e privati per risalire in tempo reale a &#8220;chi, con cosa e da dove sta inquinando&#8221;. Gianni si schierò allora contro, definendolo &#8220;un sistema ormai superato&#8221;: non per ragioni tecnologiche, ma perché riteneva che &#8220;non basta conoscere il momento e il luogo delle emissioni, occorre intervenire con azioni concrete, come le bonifiche&#8221;, e invitò Pasqua a organizzare un incontro con il ministro per discutere seriamente di bonifiche.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="7BLMqrNMaE"><p><a href="https://www.lacivettapress.it/2020/03/07/sterili-opposizioni-al-simage-utile-sistema-antinquinamento/">STERILI OPPOSIZIONI AL SIMAGE, UTILE SISTEMA ANTINQUINAMENTO</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“STERILI OPPOSIZIONI AL SIMAGE, UTILE SISTEMA ANTINQUINAMENTO” — La Civetta di Minerva" src="https://www.lacivettapress.it/2020/03/07/sterili-opposizioni-al-simage-utile-sistema-antinquinamento/embed/#?secret=LBndPjvwpj#?secret=7BLMqrNMaE" data-secret="7BLMqrNMaE" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Oggi, però, in piena emergenza miasmi, il sindaco chiede esattamente ciò che il SIMAGE avrebbe permesso: individuare con certezza la fonte, proponendo di fermare e riavviare gli impianti uno per uno. Il paradosso è evidente e Carta può facilmente rinfacciargli di aver osteggiato lo strumento che oggi di fatto reclama. Gianni si difende sostenendo che senza un parallelo impegno sulle bonifiche il SIMAGE sarebbe stato un surrogato, ma la sua posizione appare controversa e alimenta ulteriormente la polemica.</p>
<p>Noi non possiamo tacere sull&#8217;assoggettamento della popolazione priolese, che allora non ne capì l’importanza. Oggi è ancora troppo legata e condizionata, scende in piazza timidamente davanti a queste profanazioni dei diritti costituzionali che continuano da decine di anni.</p>
<p>Ben diversa fu la reazione a Marghera, dove il conflitto sociale riportò risultati concreti. La popolazione apparve compatta e insieme alle associazioni ambientaliste, aprì un lungo scontro anche contro tutti i partiti, dalla Lega a quelli della sinistra.</p>
<p>A Priolo, invece, l&#8217;emergenza ambientale si intreccia con le ambizioni e le strategie di due amministratori, in un duello che unisce la necessità di fare chiarezza sulle emissioni alla tensione politica di una partita che si gioca tra consigli comunali, interrogazioni parlamentari e future urne, mentre i cittadini continuano a respirare un&#8217;aria che di normale non ha più nulla.</p>
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		<item>
		<title>Parco degli Iblei: l&#8217;Ente Fauna diffida la Regione e chiede la convocazione permanente a tutti i tavoli istituzionali</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/25/parco-degli-iblei-lente-fauna-diffida-la-regione-e-chiede-la-convocazione-permanente-a-tutti-i-tavoli-istituzionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Giuliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Parco degli Iblei]]></category>
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					<description><![CDATA[L’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei entra in una fase decisiva dopo un complesso percorso legale. La sentenza definitiva segna un traguardo storico per il territorio e mette in luce il ruolo dell&#8217;Ente Fauna, l&#8217;unica associazione ad aver resistito in giudizio fino all&#8217;ultimo grado per sostenere le ragioni della tutela ambientale. Forte di questo pronunciamento, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’istituzione del <strong>Parco Nazionale degli Iblei</strong> entra in una fase decisiva dopo un complesso percorso legale. La sentenza definitiva segna un traguardo storico per il territorio e mette in luce il ruolo dell&#8217;<strong>Ente Fauna</strong>, l&#8217;unica associazione ad aver resistito in giudizio fino all&#8217;ultimo grado per sostenere le ragioni della tutela ambientale. Forte di questo pronunciamento, che impone l’istituzione dell’area protetta entro il termine perentorio di 180 giorni dalla sua pubblicazione, l’associazione – tramite il proprio legale, l’avvocato Corrado V. Giuliano – ha notificato un formale <strong>atto di intervento e diffida</strong> al Presidente della Regione Siciliana, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Commissario ad acta. L&#8217;obiettivo è garantire il pieno rispetto del giudicato e la massima trasparenza delle procedure.</p>
<p>L&#8217;iniziativa punta a blindare l&#8217;osservanza dei tempi imposti, escludendo dilazioni o accordi che possano svuotare di significato il provvedimento. A tal fine, l&#8217;istanza esprime la volontà di esercitare un controllo puntuale sull&#8217;intero iter amministrativo, richiedendo la <strong>convocazione permanente</strong> dell&#8217;associazione a tutti i tavoli e agli incontri decisionali che vedranno il confronto tra la Regione Siciliana, i Comuni, le ex Province, le rappresentanze parlamentari e le dirigenze tecniche.</p>
<p>“<em>L’Ente Fauna intende vigilare affinché il conteggio dei giorni residui per l&#8217;adempimento sia rispettato con assoluto rigore e senza alcuna proroga illegittima. Non permetteremo che il processo subisca deviazioni o svuotamenti di contenuto dovuti a negoziazioni opache</em>” scrive l’avv. Giuliano.</p>
<p>Il documento avverte che qualsiasi determinazione assunta senza il coinvolgimento dell&#8217;associazione sarà immediatamente impugnata dinanzi alle autorità competenti: l&#8217;amministrazione regionale rischia infatti di rispondere di una gravissima <strong>elusione e violazione del giudicato</strong>.</p>
<p><strong>Si conclude così la fase del contenzioso giudiziario e si apre quella della vigilanza attiva sul territorio </strong>grazie all’Ente Fauna, determinata a garantire la propria presenza e il proprio contributo tecnico in tutte le sedi in cui si definiranno i confini e il futuro dell&#8217;area protetta.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miasmi, più dati ma poche certezze. Il nuovo report ARPA non scioglie i nodi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/23/miasmi-piu-dati-ma-poche-certezze-il-nuovo-report-arpa-non-scioglie-i-nodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 20:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Salubrità]]></category>
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		<category><![CDATA[Aria]]></category>
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					<description><![CDATA[A pochi giorni dalla pubblicazione del report ARPA relativo al periodo 1-13 giugno, l&#8217;Agenzia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un nuovo aggiornamento che estende il monitoraggio fino al 18 giugno. I nuovi dati ovviamente confermano che il fenomeno odorigeno che da settimane interessa l&#8217;area industriale siracusana non si è esaurito. Le segnalazioni dei cittadini &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla pubblicazione del report ARPA relativo al periodo 1-13 giugno, l&#8217;Agenzia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un nuovo aggiornamento che estende il monitoraggio fino al 18 giugno. I nuovi dati ovviamente confermano che il fenomeno odorigeno che da settimane interessa l&#8217;area industriale siracusana non si è esaurito.</p>
<p>Le segnalazioni dei cittadini continuano ad arrivare attraverso il sistema NOSE e nei giorni compresi tra il 14 e il 18 giugno si sono registrati ulteriori episodi che hanno richiesto l&#8217;intervento dei tecnici ARPA, della Protezione Civile e delle amministrazioni locali.</p>
<p>Più che fornire risposte, tuttavia, il nuovo report sembra aggiungere ulteriori tasselli ad un quadro che resta complesso. Cresce la mole di dati disponibili, aumentano le segnalazioni e gli episodi oggetto di approfondimento, ma non emerge ancora una spiegazione univoca capace di ricondurre gli eventi odorigeni ad una sorgente chiaramente identificata. Non vengono formulate indicazioni sull&#8217;eventuale origine del fenomeno.</p>
<p>Nel precedente articolo avevamo evidenziato come i dati strumentali e la geografia delle segnalazioni sembrassero seguire percorsi differenti. Da un lato i maggiori picchi di idrocarburi non metanici erano stati registrati dalla centralina Augusta-Marcellino; dall&#8217;altro gli alert e gran parte delle segnalazioni dei cittadini risultavano concentrati soprattutto tra Priolo e Melilli.</p>
<p>Il nuovo report segnala tre alert (scheda 1) ad Augusta, che fino al 13 giugno non ne aveva registrato alcuno. Nel medesimo periodo si registrano inoltre un alert a Melilli e quattro a Priolo. Complessivamente, dal 1° giugno, Priolo risulta il comune con il maggior numero di alert (7), seguito da Augusta (3) e Melilli (2). Priolo registra anche il maggior numero di singole segnalazioni per un totale di 483.</p>
<p>Si impennano le segnalazioni, che raggiungono quota 1.435 con un incremento di 721 rispetto alle 714 registrate nei precedenti tredici giorni. Gli utenti del NOSE continuano a percepire gli odori come provenienti principalmente da idrocarburi e zolfo. Colpisce l’incremento di Augusta che passa in sei giorni da 61 segnalazioni a 283, anche se non si può escludere che questo salto sia legato magari ad una crescita di confidenza dei cittadini nell’utilizzo dello strumento NOSE.</p>
<p>Vale la pena osservare che le centraline nell’Augustano mantengono valori alti di idrocarburi non metanici; il giorno 15 giugno nella stazione sita entro la citta di Augusta alle ore 02:00, il giorno 16 giugno alle ore 18:00 e il giorno 17 giugno alle ore 16:00, si sono registrati rispettivamente valori pari e 624,64 microgrammi/m3, 944,77 microgrammi/m3, 1590,07 microgrammi/m3. Questa stazione, diversa da Augusta Marcellno, è sita a nord dell’area industriale e risulta alla stessa altezza di Augusta Marcellino, ma posizionata più ad Est; ricordiamo che Augusta Marcellino è la stazione che i giorni precedenti aveva registrato alti valori di idrocarburi.</p>
<p>Peraltro nella stazione di SR-Belvedere sita in direzione opposta a sud della zona industriale il giorno 15 giugno alle ore 12:00 e il giorno 16 giugno alle ore 04:00 si sono registrati valori di idrocarburi non metanici rispettivamente pari a 456,9 microgrammi/m3 e 723,5 microgrammi/m3</p>
<p>Come si può constatare il nuovo aggiornamento non sembra sciogliere i precedenti nodi. Al contrario, il fenomeno continua a manifestarsi in aree differenti e con caratteristiche che sembrano non consentire, almeno allo stato delle informazioni pubblicate, l’individuazione di una correlazione evidente e costante tra i diversi elementi raccolti.</p>
<p>Già nei precedenti documenti ARPA Sicilia aveva dato conto di un&#8217;intensa attività di controllo sul territorio, con sopralluoghi negli impianti industriali, campionamenti e acquisizione di documentazione tecnica. Il nuovo aggiornamento conferma che l&#8217;attività istruttoria prosegue e che l&#8217;analisi delle informazioni raccolte è tuttora in corso.</p>
<p>Lo stesso documento precisa infatti che le verifiche sui dati acquisiti continuano e che restano attesi gli esiti delle analisi chimiche sui campioni d&#8217;aria prelevati durante gli episodi odorigeni con canister e sacche in Nalophan; le analisi olfattometriche finora disponibili restituiscono valori dell&#8217;ordine di 87 ouE/m³, ampiamente inferiori al valore di riferimento di 300 ouE/m³ richiamato nei documenti tecnici.</p>
<p>Un elemento emerge infine dalla lettura dei documenti pubblicati dall&#8217;Agenzia. Nei report vengono descritti numerosi sopralluoghi con accesso agli impianti. Vengono richiamate richieste di dati ai gestori, controlli su torce, serbatoi, aree di stoccaggio, pontili e altre infrastrutture industriali. Tuttavia i nomi degli stabilimenti interessati dai controlli non vengono mai indicati.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;attenzione resta concentrata sugli esiti delle analisi ancora in corso, dalle quali potrebbero arrivare gli elementi più utili per comprendere la natura e l&#8217;origine dei fenomeni odorigeni segnalati nel territorio.</p>
<p><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p>L&#8217;Alert è una condizione che si attiva automaticamente quando, in una determinata area e in un intervallo di tempo prestabilito, il sistema NOSE registra un numero di segnalazioni di molestie olfattive superiore a una soglia prefissata. L&#8217;attivazione dell&#8217;Alert fa scattare le procedure previste dal protocollo operativo, che possono comprendere l&#8217;avvio dei campionatori automatici (Odorprep), l&#8217;attivazione dei tecnici ARPA Sicilia, sopralluoghi sul territorio e ulteriori attività di monitoraggio e verifica finalizzate all&#8217;individuazione delle possibili sorgenti delle emissioni odorose.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c&#8217;è il fantasma</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/21/oltre-sei-volte-il-limite-ma-nessuno-sa-la-fonte-della-puzza-si-ripete-il-copione-ce-il-fantasma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 19:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[NMHC]]></category>
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		<category><![CDATA[sistemi Odorprep]]></category>
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		<category><![CDATA[Nalophan]]></category>
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					<description><![CDATA[Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori. Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l&#8217;1 e il 13 giugno &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori.</p>
<p>Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l&#8217;1 e il 13 giugno 2026 offre una fotografia dettagliata di quanto accaduto nell&#8217;area AERCA di Siracusa. Una fotografia che ovviamente conferma l&#8217;esistenza di un fenomeno odorigeno persistente, ma che lascia ancora aperta la domanda più importante: da dove provengono realmente gli odori che da settimane vengono segnalati dai cittadini?</p>
<p>I dati raccolti dal sistema NOSE parlano chiaro. Le segnalazioni complessive sono state 714. I comuni più interessati risultano Melilli con 216 segnalazioni, Priolo con 209, Siracusa con 127 e Floridia con 91. Augusta si ferma invece a 61 segnalazioni.</p>
<p>Anche gli alert raccontano una storia precisa. Dei quattro eventi registrati col NOSE nel periodo, tre si verificano a Priolo e uno a Città Giardino. Nessun alert interessa Augusta.</p>
<p>Le descrizioni fornite dai cittadini col NOSE sono sostanzialmente omogenee: prevalgono odori percepiti come idrocarburi e zolfo.</p>
<p>Parallelamente, le centraline della rete di monitoraggio ambientale evidenziano alcuni dati particolarmente significativi.</p>
<p>La stazione Augusta-Marcellino registra i valori più elevati di idrocarburi non metanici (NMHC) dell&#8217;intero periodo: 1.196 microgrammi per metro cubo il primo giugno, 949 il 3 giugno, 776 il 4 giugno e 853 il 10 giugno, valori molto superiori alla soglia di riferimento di 200 microgrammi per metro cubo. Nei giorni 1, 3 e 4 giugno si sono inoltre registrati superamenti della soglia dell&#8217;idrogeno solforato (H2S), con valori rispettivamente di 10, 15,4 e 9,8 microgrammi per metro cubo.</p>
<p>Se si effettua un controllo incrociato con le segnalazioni del sistema NOSE emerge un dato interessante. Il 3 giugno, giornata in cui la centralina <strong>Augusta-Marcellino</strong> registra uno dei maggiori picchi di NMHC dell&#8217;intero periodo, il comune di Melilli, situato a sud-ovest dell&#8217;area Marcellino, totalizza 44 segnalazioni, uno dei valori giornalieri più elevati dell&#8217;intero report. Si tratta certamente di un elemento che merita attenzione. Tuttavia, la stessa corrispondenza non emerge con analoga evidenza negli altri giorni caratterizzati dai picchi registrati dalla centralina. Inoltre, in assenza di dati puntuali sulla direzione e intensità dei venti nelle ore considerate, non è possibile stabilire se vi sia un effettivo collegamento tra le anomalie strumentali registrate a Marcellino e le segnalazioni NOSE provenienti da Melilli.</p>
<p>Il documento ARPA, accanto ai rilievi effettuati dalla stazione Augusta-Marcellino, riporta però altri elementi che sembrano indirizzare l&#8217;attenzione verso una diversa area del polo industriale. Dei quattro eventi di alert registrati nel periodo, tre si verificano infatti a <strong>Priolo e uno a Città Giardino</strong>. Inoltre, le analisi delle retrotraiettorie elaborate durante alcuni episodi odorigeni attraversano l&#8217;area industriale di Priolo, mentre i campionamenti straordinari e gran parte delle verifiche svolte da ARPA interessano l&#8217;area industriale immediatamente adiacente al centro abitato priolese. Nel report l&#8217;Agenzia sottolinea che durante gli eventi le velocità del vento erano comprese tra la bava di vento e la brezza leggera. In queste condizioni le sorgenti emissive possono essere considerate prossime alle aree interessate dalle segnalazioni NOSE anche se non può essere considerata una prova definitiva.</p>
<p>Si delinea così un quadro che presenta ancora aspetti non del tutto chiariti. Da un lato le maggiori anomalie strumentali sugli idrocarburi non metanici e l’idrogeno solfotrato vengono registrate nell&#8217;area di Augusta-Marcellino; dall&#8217;altro gli alert, i campionamenti e gran parte del disagio percepito dalla popolazione risultano concentrati nel territorio di Priolo. Comprendere il rapporto tra questi due elementi rappresenta probabilmente la chiave per individuare le effettive sorgenti delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.</p>
<p>Su successivo documento pubblicato il 18 giugno emerge un&#8217;intensa attività ispettiva dell’ARPA. I tecnici dell&#8217;Agenzia hanno effettuato campionamenti lungo la SS114, sopralluoghi nelle aree di San Focà e della marina di Priolo, accessi presso diversi stabilimenti industriali, verifiche su torce, serbatoi in bonifica, aree di stoccaggio e condizioni operative degli impianti.</p>
<p>In almeno un caso è stato accertato un evento imprevisto che aveva comportato l&#8217;attivazione di una torcia. In altri casi ARPA ha acquisito documentazione tecnica e richiesto relazioni ai gestori.</p>
<p>Tuttavia, il documento non individua alcuna sorgente responsabile. Al contrario, precisa che l&#8217;analisi dei dati raccolti e delle informazioni acquisite è ancora in corso. ARPA ha infatti effettuato numerosi campionamenti durante gli episodi segnalati dai cittadini utilizzando sistemi Odorprep, canister e sacche in Nalophan. I risultati di queste analisi, non ancora pubblicati, potrebbero fornire il tassello mancante per comprendere l&#8217;origine delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CLIMA INGIUSTO, come i problemi ambientali interagiscono con le fragilità presenti nella nostra società</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/10/clima-ingiusto-come-i-problemi-ambientali-interagiscono-con-le-fragilita-presenti-nella-nostra-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo La Delfa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:46:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella cornice verde del giardino The Academy di Siracusa, si è svolta la presentazione del libro di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza &#8220;Clima ingiusto. Il welfare per un nuovo patto eco-sociale&#8221;, Donzelli Editore. L’evento è stato organizzato da Legambiente Siracusa con la collaborazione di Arci Siracusa, Banca Etica e l’associazione Ad Gentes per i &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella cornice verde del giardino <strong>The Academy di Siracusa</strong>, si è svolta la presentazione del libro di <strong>Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza</strong> &#8220;Clima ingiusto. Il welfare per un nuovo patto eco-sociale&#8221;, Donzelli Editore. L’evento è stato organizzato da Legambiente Siracusa con la collaborazione di Arci Siracusa, Banca Etica e l’associazione Ad Gentes per i quali sono intervenuti rispettivamente <strong>Paolo Tuttoilmondo</strong> che ha moderato l’incontro, <strong>Eleonora Gennaro, Silvia Caffarelli e Linda Carbone</strong>.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Presenti, oltre all’autore, Vittorio Cogliati Dezza, anche Irene Falconieri, docente di Antropologia culturale e Maria Olivella Rizza, docente di Economia, entrambe docenti dell’Università di Catania. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Cosa ha spinto Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente Italia dal 2007al 2015, e Giovanni Carrosio, docente di Sociologia dell’ambiente dell’Università di Trieste, a scrivere questo libro?</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">L’obiettivo principale del libro, emerso durante la presentazione, è quello di trovare una connessione tra giustizia climatica e giustizia sociale che si manifesta in maniera profonda nelle modalità attraverso cui i problemi ambientali interagiscono con le fragilità presenti nella nostra società.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-41197" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/713444082_1616250297172330_3806400060739844465_n-279x300.jpg" alt="" width="279" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/713444082_1616250297172330_3806400060739844465_n-279x300.jpg 279w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/713444082_1616250297172330_3806400060739844465_n-768x825.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/713444082_1616250297172330_3806400060739844465_n.jpg 889w" sizes="(max-width: 279px) 100vw, 279px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">La presentazione del libro è stata l’occasione per evidenziare come gli effetti del cambiamento climatico non colpiscono tutti allo stesso modo, in quanto il cambiamento climatico, pur essendo un concetto universale, va calato localmente. La vulnerabilità dei cambiamenti climatici dipende dalle condizioni sociali ed economici delle persone. Nei confronti dei cambiamenti climatici molte persone vulnerabili mettono in atto strategie individuali di sopravvivenza che evidenziano come la crisi climatica sia intrinsecamente legata alla povertà e alla mancanza di tutele sociali. Quindi, se si desidera dare una risposta ai problemi legati ai cambiamenti climatici non si può prescindere dall’analisi della connessione che esiste tra la dimensione universale (i rischi globali) con quella locale. “Gli effetti del cambiamento climatico si ripercuotono in contesti specifici, trasformandoli in problemi concreti della vita quotidiana”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Una soluzione all’ingiustizia del clima può essere la costituzione di reti di relazioni (movimenti, terzo settore, cittadini attivi) che possono essere uno strumento importante per rispondere ai rischi della crisi climatica. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante l’incontro Vittorio Cogliati Dezza ha sottolineato che per ottenere giustizia climatica e sociale, le politiche pubbliche non devono limitarsi a creare spazi per il mercato, ma devono partire dai bisogni reali e collettivi dei cittadini. È necessario un &#8220;accompagnamento&#8221; nei territori per individuare dove vivono le persone vulnerabili e costruire reti di supporto specifiche per ogni quartiere. Per Cogliati Dezza è necessario passare dai bisogni individuali alle strategie collettive.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;antropologa Irene Falconieri ha invece evidenziato il continuo spopolamento e indebolimento del terzo settore nel Sud Italia, la necessità di superare la frammentazione delle associazioni per generare politiche pubbliche realmente inclusive. Per la docente di Antropologia culturale dell’Università di Catania la turistificazione, la gentifricazione e il mercato stanno erodendo gli spazi di aggregazione sociale necessari per affrontare le sfide future.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Nell’incontro si sono evidenziate alcune strategie su cui muoversi: il superamento del solo criterio della morosità per l’individuazione dei nuclei familiari che possono beneficiare dei bonus statali legati all’energia, la creazione di infrastrutture sociali con la realizzazione di rifugi climatici, veri e propri centri di relazione sociale, presidi sanitari territoriali, politiche di accompagnamento nei quartieri, contaminazioni tra settori e realtà locali diversi, ascolto delle strategie di sopravvivenza individuali. Un esempio concreto è il modello virtuoso del portierato sociale di Trieste con una alleanza istituzionale tra l&#8217;ente locale, l&#8217;Azienda Sanitaria Locale (ASL) e l&#8217;ente proprietario delle case popolari, con il monitoraggio sanitario e domiciliare, con il risanamento ambientale e sociale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-41196" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a3f0335d-adbe-4d64-a80a-e10add8bce00-300x139.jpg" alt="" width="300" height="139" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a3f0335d-adbe-4d64-a80a-e10add8bce00-300x139.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a3f0335d-adbe-4d64-a80a-e10add8bce00-1024x473.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a3f0335d-adbe-4d64-a80a-e10add8bce00-768x355.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a3f0335d-adbe-4d64-a80a-e10add8bce00-1536x710.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a3f0335d-adbe-4d64-a80a-e10add8bce00.jpg 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030; font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: medium;">Maria Olivella Rizza, citando l’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco, ha evidenziato che non esistono due crisi separate (una ambientale e una sociale), ma un&#8217;unica crisi socio-ambientale sottolineata da Papa Francesco con la frase &#8220;grido della terra e grido dei poveri&#8221; indicando che la giustizia climatica deve necessariamente includere quella sociale. L&#8217;economista Maria Olivella Rizza ha affrontato la domanda cruciale: &#8220;Ci sono i soldi per finanziare questo nuovo welfare?&#8221;. La risposta è stata che le risorse esistono, ma la loro allocazione è una scelta politica strategica. A supporto di ciò, vengono citati alcuni numeri: tra il 2008 e il 2017, l&#8217;Unione Europea ha autorizzato 5.100 miliardi di euro in aiuti al settore finanziario, il programma Next Generation EU ha mobilitato 800 miliardi per la pandemia, il piano per la difesa europea (Readiness 2030) prevede altri 800 miliardi in 5 anni. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #303030;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Il costo stimato per la transizione ecologica europea è di circa 660 miliardi l&#8217;anno. La conclusione della docente di economia dell’Università di Catania è stata che quando un problema è considerato &#8220;strategico&#8221;, le istituzioni sanno trovare le risorse e innovare le regole fiscali. Quindi, il finanziamento di un nuovo welfare climatico e delle politiche sociali integrate non è un problema di mancanza di risorse economiche, ma una questione di volontà politica e di scelte strategiche. L&#8217;economista Maria Olivella Rizza ha spiegato che le risorse possono essere reperite attraverso l’innovazione delle regole fiscali e l’individuazione di nuovi strumenti UE, il superamento della logica del profitto privato su fondi pubblici e il riorientamento della spesa pubblica. A momento lo Stato interviene già attivamente nell&#8217;economia, ma spesso lo fa per assecondare gli interessi delle élite. Finanziare il welfare climatico significa attuare un progetto politico proattivo che sposti l&#8217;intervento pubblico verso la protezione dei più vulnerabili.</span> </span></span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Arenella, il cemento e il silenzio dell&#8217;ente concedente. Chi deve revocare la concessione — e perché non lo fa.</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/20/larenella-il-cemento-e-il-silenzio-dellente-concedente-chi-deve-revocare-la-concessione-e-perche-non-lo-fa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado V. Giuliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:04:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Capitaneria di Porto SR]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento Regionale Infrastrutture e Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[La vicenda della struttura in cemento realizzata sulla spiaggia dell&#8217;Arenella, nel territorio del Comune di Siracusa, offre uno di quegli spunti che il giurista non dovrebbe lasciarsi sfuggire: non tanto per la singolarità del caso, quanto perché esso illumina con crudele precisione una patologia ricorrente nel governo del Demanio Marittimo italiano — quella per cui &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda della struttura in cemento realizzata sulla spiaggia dell&#8217;Arenella, nel territorio del Comune di Siracusa, offre uno di quegli spunti che il giurista non dovrebbe lasciarsi sfuggire: non tanto per la singolarità del caso, quanto perché esso illumina con crudele precisione una patologia ricorrente nel governo del Demanio Marittimo italiano — quella per cui nessuno si sente mai davvero competente a fare ciò che andrebbe fatto.</p>
<p>La stampa locale ha riportato le dichiarazioni del Comandante della Capitaneria di Porto di Siracusa, Antonino Cacciatore, il quale ha respinto con fermezza le accuse di &#8220;assenza&#8221; rivolte al suo ufficio, rivendicando il corretto esercizio delle attribuzioni proprie dell&#8217;organo: vigilanza, segnalazione all&#8217;Autorità Giudiziaria, riferimento costante alla normativa di settore. Orbene: il Comandante ha ragione. Ha ragione sul piano giuridico, con una ragione che è doveroso riconoscere prima di procedere oltre.</p>
<p>La Capitaneria di Porto è organo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con funzioni di autorità marittima e di polizia. Non è, e non potrebbe essere, l&#8217;ente titolare della concessione demaniale marittima. La competenza a rilasciare, modificare, sospendere o revocare le concessioni sui beni del Demanio marittimo spetta, in Sicilia, alla Regione Siciliana in forza del trasferimento di funzioni amministrative operato dallo Statuto Speciale e dalla legislazione di attuazione. Più precisamente, la competenza materiale è incardinata presso il Dipartimento Regionale delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti – Servizio Demanio Marittimo, con il supporto tecnico dell&#8217;*Ufficio del Genio Civile per le Opere Marittime* territorialmente competente.</p>
<p><strong>È dunque la Regione Siciliana l&#8217;ente che ha autorizzato quella struttura. Ed è la Regione Siciliana l&#8217;ente che deve rispondervi</strong>.</p>
<p>Il quadro normativo è, a questo proposito, di nitida chiarezza.</p>
<p>Il Codice della Navigazione prevede agli artt. 42 e 47 le ipotesi di decadenza e revoca delle concessioni demaniali marittime: la decadenza opera di diritto al ricorrere di determinate violazioni (abbandono, inadempimento grave, mancata realizzazione delle opere previste); la revoca è invece un provvedimento discrezionale dell&#8217;autorità concedente, adottabile quando lo richiedano ragioni di pubblico interesse, anche sopravvenute rispetto al momento del rilascio del titolo.</p>
<p>Il pubblico interesse alla fruizione collettiva e libera degli arenili è, nel nostro ordinamento, un valore costituzionalmente orientato: la Corte Costituzionale ha più volte ribadito che il Demanio marittimo appartiene alla collettività e che le concessioni su di esso sono tolleranze temporanee, non acquisizioni patrimoniali del privato. Il D.Lgs. 42/2004 — Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio — assoggetta i litorali a tutela paesaggistica ex lege ai sensi dell&#8217;art. 142, comma 1, lett. a), con la conseguenza che qualsiasi manufatto stabile su arenile deve essere compatibile non soltanto con il titolo concessorio ma anche con il quadro dei vincoli ambientali e paesaggistici vigenti.</p>
<p>Ora: una struttura in cemento che occupa stabilmente un arenile, che ha subìto gravi danni nel corso di un evento meteo-marino estremo come il ciclone Harry, e che viene pubblicamente denunciata da associazioni ambientaliste come elemento di deturpazione della costa, pone almeno tre distinte questioni giuridiche che l&#8217;ente concedente non può continuare ad ignorare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-39295" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-20-170319-217x300.png" alt="" width="217" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-20-170319-217x300.png 217w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-20-170319.png 308w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" /></p>
<p>Prima questione: la struttura, dopo i danni del ciclone Harry, è ancora conforme alle condizioni e ai limiti del titolo concessorio originario? Se è stata parzialmente o integralmente ricostruita senza un nuovo provvedimento autorizzativo, quella ricostruzione è giuridicamente priva di copertura.</p>
<p>Seconda questione: i danni subiti integrano una delle ipotesi di decadenza automatica previste dal Codice della Navigazione, con l&#8217;obbligo conseguente per l&#8217;ente concedente di accertarla e dichiararla?</p>
<p>Terza questione: anche a voler prescindere dai profili di conformità, il protrarsi di una struttura in cemento stabile sull&#8217;arenile, in un contesto di crescente pressione antropica sulla costa siracusana, è compatibile con il principio di prevalenza dell&#8217;interesse pubblico alla fruibilità collettiva sancito dalla giurisprudenza costituzionale e amministrativa consolidata?</p>
<p>A nessuna di queste domande risulta che la Regione Siciliana abbia dato risposta pubblica.</p>
<p>Questo silenzio non è neutro. Nel diritto amministrativo, il silenzio dell&#8217;ente concedente di fronte a fatti sopravvenuti rilevanti non è inazione scusabile: è omissione censurabile, e nei casi più gravi — quando vi sia obbligo di provvedere — è silenzio-inadempimento impugnabile dinanzi al Giudice Amministrativo ai sensi dell&#8217;art. 31 del Codice del Processo Amministrativo.</p>
<p>Chiunque abbia interesse legittimo alla tutela del Demanio marittimo e dei valori paesaggistici costieri — e tra questi rientrano certamente le associazioni ambientaliste riconosciute, nonché i singoli cittadini portatori di interesse differenziato e qualificato — può dunque agire, dopo aver diffidato l&#8217;Ente concedente ad esercitare i propri poteri di autotutela, per ottenere dal TAR Catania l&#8217;accertamento dell&#8217;obbligo di provvedere e la condanna della Regione a farlo entro un termine determinato.</p>
<p>Una notazione finale, di ordine più generale.</p>
<p>Ogni volta che una struttura in cemento compare su un arenile siciliano, si ripete lo stesso copione: gli ambientalisti protestano, le autorità si rimpallinano le competenze, i media dedicano qualche giorno di attenzione, e poi tutto torna come prima. Ciò accade perché il sistema degli incentivi è distorto: il concessionario ha tutto l&#8217;interesse a resistere, l&#8217;ente concedente non ha alcun interesse politico a revocare, e i cittadini non dispongono di strumenti immediati per imporre una decisione.</p>
<p>Eppure quegli strumenti esistono. Esistono nel Codice della Navigazione, nel Codice del Processo Amministrativo, nel Codice dei Beni Culturali. Basterebbe usarli.</p>
<p>Il Demanio marittimo non è una Res nullius a disposizione del primo che arriva munito di una concessione: è un patrimonio collettivo che l&#8217;ordinamento affida temporaneamente ai concessionari a condizioni precise, e che la collettività ha il diritto — e le autorità il dovere — di riprendersi quando quelle condizioni non sono rispettate.</p>
<p>L&#8217;Arenella appartiene ai siracusani. Non al cemento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La costa siciliana dopo Harry: prevenire costa meno</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/02/25/la-costa-siciliana-dopo-harry-prevenire-costa-meno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani  ]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi eventi ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclone Harry]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia sud orientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Soluzioni, limiti tecnici e analisi costo &#8211; benefici per rendere più resiliente il nostro litorale Il 25 gennaio 2026 la Civetta di Minerva ha pubblicato un mio articolo sui danni provocati dall’uragano Harry lungo la costa orientale della Sicilia, in cui si analizzavano le diverse tipologie di danni in relazione alla morfologia e al grado &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Soluzioni, limiti tecnici e analisi costo &#8211; benefici per rendere più resiliente il nostro litorale </em></p>
<p>Il <strong>25 gennaio 2026</strong> la Civetta di Minerva ha pubblicato un mio <strong>articolo sui danni provocati dall’uragano Harry</strong> lungo la costa orientale della Sicilia, in cui si analizzavano le diverse tipologie di danni in relazione alla morfologia e al grado di urbanizzazione dei vari tratti costieri.</p>
<p>I danni furono inizialmente stimati dalla Protezione Civile in circa un miliardo di euro, includendo anche i mancati proventi turistici. Una devastazione di tale portata è stata ricondotta alla straordinaria energia dell’evento, alimentata dal progressivo riscaldamento del Mediterraneo, che ha reso molte opere e assetti costieri non più adeguati alle nuove condizioni.</p>
<p>Il Green Deal europeo indica nell’adattamento agli eventi climatici estremi la linea di intervento più immediata. Tuttavia non tutto può essere protetto: ogni intervento deve rispondere a una logica di costi e benefici, ponendo sempre al primo posto la salvaguardia della vita umana, anche accettando danni materiali limitati e controllati.</p>
<p>Questo secondo articolo intende mostrare <strong>quali interventi possano aumentare la resilienza del litorale orientale,</strong> fornendo stime indicative dei costi rispetto ai danni dell’inazione. Non disponendo delle competenze necessarie non si propongono valutazioni ingegneristiche né calcoli tecnici, ma considerazioni generali che evidenzino come la difesa delle coste non possa basarsi su soluzioni definitive, bensì su un processo continuo di adattamento e manutenzione e che non sempre sia necessario difenderle.</p>
<p>Non verranno infine considerate soluzioni radicali come la delocalizzazione, anche parziale, di borghi costieri. Pur presenti nel dibattito specialistico, tali ipotesi appaiono difficilmente praticabili sul piano sociale ed economico, poiché implicherebbero l’abbandono di ampie fasce urbanizzate e la perdita di un patrimonio identitario che le comunità costiere non sono disposte a sacrificare. Resta invece imprescindibile la rimozione di tutte le opere realizzate impropriamente sotto costa, sia abusive sia autorizzate con scarsa lungimiranza.</p>
<p><strong>Costa nord orientale da Scaletta a Letojanni. </strong></p>
<p>È il tratto in cui si concentrano i danni maggiori: un litorale sabbioso continuo, largo una trentina di metri, con strada costiera e abitazioni arretrate per circa trenta chilometri. Qui le case in genere hanno resistito; è stata invece la strada litoranea a cedere in più punti, sacrificandosi e proteggendo l’abitato.</p>
<p><strong>Sant’Alessio</strong> rappresenta un caso particolare: è l’unico tratto costiero dotato di <strong>una barriera soffolta</strong> <strong>(sommersa)</strong>, posta a circa un metro sotto il livello medio del mare e a una sessantina di metri dalla riva, oltre a una <strong>barriera radente</strong> a ridosso della strada. La soffolta, invisibile e compatibile con il passaggio delle barche, riduce l’energia dell’onda prima che raggiunga la riva; la radente protegge i manufatti dall’impatto residuo. Anche qui si sono registrati danni, ma limitati a circa duecento metri di strada nei punti in cui la soffolta ha ceduto, e comunque ben inferiori rispetto ai paesi immediatamente a nord, dove la strada è stata distrutta quasi per intero, svolgendo di fatto il ruolo di barriera radente sacrificabile, proteggendo le case.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_38669" aria-describedby="caption-attachment-38669" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-38669" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant-300x204.png" alt="Sant’Alessio. Barriera soffolta. Da SikilyNews 22/07/2023 Andrea Rifatto" width="300" height="204" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant-300x204.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant-110x75.png 110w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant.png 375w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-38669" class="wp-caption-text">      Sant’Alessio. Barriera soffolta. Da SikilyNews 22/07/2023 Andrea Rifatto</figcaption></figure>
<figure id="attachment_38670" aria-describedby="caption-attachment-38670" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-38670" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant1-300x184.png" alt="" width="300" height="184" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant1-300x184.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/sant1.png 744w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-38670" class="wp-caption-text">Barriera radente. Immagine virtuale generata con AI</figcaption></figure>
<p>Non sono mancate polemiche: c’è chi attribuisce la relativa tenuta di Sant’Alessio alla presenza del promontorio sito a sud e chi ipotizza che la soffolta abbia spostato parte dell’energia verso nord. Tuttavia la distruzione estesa lungo tutto il tratto settentrionale ridimensiona l’idea di un semplice trasferimento del danno.</p>
<p>Se l’efficacia del sistema fosse confermata, si potrebbe valutarne l’estensione all’intero blocco dei paesi tra Scaletta e Sant’Alessio, ma solo nell’ambito di un progetto unitario fondato su studi di modellazione. Eventuali interruzioni, comunque necessarie, potrebbero coincidere con i torrenti che separano i centri abitati.</p>
<p>Le soluzioni possibili sono tre e possono operare singolarmente o in combinazione: barriera soffolta, barriera radente e ripascimento. Quest’ultimo consiste nel riportare sabbia sull’arenile, prelevandola da siti idonei, per aumentarne la larghezza e ripristinarne la capacità naturale di dissipare l’energia delle onde. Le soffolte possono essere integrate da pennelli, opere ortogonali alla costa che trattengono la sabbia e ne limitano lo spostamento lungo riva.</p>
<figure id="attachment_38671" aria-describedby="caption-attachment-38671" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-38671" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/s-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/s-300x300.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/s-150x150.png 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/s.png 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-38671" class="wp-caption-text">Pennelli costieri. Immagine virtuale generata con AI</figcaption></figure>
<p>Ciascuna soluzione presenta limiti: la soffolta può generare effetti dannosi alle estremità e richiede manutenzione; la radente può essere scalzata al piede; il ripascimento, più sostenibile dal punto di vista paesaggistico, necessita di ripristini periodici e pone problemi di reperimento e qualità delle sabbie.</p>
<p>Nessuna di queste soluzioni è definitiva: funzionano in modo complementare e richiedono manutenzione costante, soprattutto dopo eventi estremi.</p>
<p><strong>Catania ed i paesi alle pendici dell’Etna.    </strong></p>
<p>Nella zona compresa tra Santa Tecla e Aci Castello si susseguono piccoli borghi storici costruiti sulla sciara dell’Etna, con case affacciate su una costa rocciosa e fortemente frastagliata. In queste condizioni il fondale lavico, irregolare e spesso profondo sotto riva, non consente, se non in casi eccezionali, soluzioni come le barriere soffolte adottabili nei tratti sabbiosi.</p>
<p>La difesa non può quindi essere organizzata in mare, ma a terra. Occorre integrare nel tessuto urbano opere radenti sobrie ma efficaci, piccoli rialzi di quota, soglie protettive e sistemi di drenaggio capaci di favorire un rapido deflusso dell’acqua durante le mareggiate. Non si tratta di impedire ogni allagamento, ma di limitarne gli effetti, proteggendo le abitazioni e accettando che alcune superfici, passeggiate o tratti viari, siano dichiaratamente <strong>sacrificabili</strong>, cioè progettate per subire danni contenuti pur di preservare ciò che sta dietro.</p>
<p>Paradossalmente, pur essendo interventi meno onerosi delle grandi difese su spiaggia, risultano più complessi da progettare; agendo direttamente sul costruito, è difficile prevedere con precisione il comportamento dell’acqua tra edifici e variazioni di quota, e la modellazione risulta meno decisiva rispetto all’esperienza e al buon senso progettuale. In questi contesti la sicurezza dipende anche da un’efficace organizzazione della Protezione Civile, basata su allerta tempestiva, procedure chiare e ripristino rapido dopo l’evento. Lungo la costa lavica etnea non sembrano esistere soluzioni risolutive, ma solo interventi di adattamento coerenti con la morfologia e con la storia dei luoghi.</p>
<p>Diversa la situazione sul lungomare di Ognina, a Catania. Qui l’ampiezza del litorale lavico e del viale retrostante ha impedito che il patrimonio edilizio venisse direttamente colpito. I danni hanno riguardato soprattutto un piccolo porticciolo privato e alcune strutture di ristorazione costruite a livello del mare. In casi come questi, più che nuove opere di difesa, appare opportuno riconsiderare la localizzazione e la tipologia di interventi così esposti.</p>
<p><strong>Dalla Plaia di Catania a Marzamemi</strong></p>
<p>Il tratto dalla Plaia di Catania a Marzamemi, meno urbanizzato rispetto al settore settentrionale, con l’eccezione di Siracusa e Augusta, ha registrato danni prevalentemente localizzati su porticcioli, lidi e aree naturalistiche come le saline di Siracusa. La differenza rispetto al nord non sta tanto nella dimensione dei centri urbani, quanto nella minore continuità dell’edificazione lungo costa.</p>
<p>La morfologia è molto variabile: ampie spiagge sabbiose, come la Plaia e quelle a sud di Siracusa, si alternano a tratti rocciosi e a scogliere, soprattutto verso Augusta. Nel caso della Plaia, i fondali bassi e sabbiosi favoriscono una dissipazione progressiva dell’energia delle onde, mentre l’assenza di edifici importanti a ridosso del mare ha limitato i danni.</p>
<p>Siracusa, protetta dai porti Grande e Piccolo e in parte sopraelevata, ha subito effetti circoscritti, pur con cedimenti localizzati importanti come quello della Riviera Dionisio il Grande. Augusta, inserita in un ampio golfo e schermata dalla diga foranea e dall’assetto portuale, ha visto attenuata l’energia diretta del moto ondoso.</p>
<p>Dove la costa resta naturale non è necessariamente opportuno intervenire con opere artificiali, lasciando che l’evoluzione morfologica segua dinamiche proprie. Da Siracusa verso sud, inoltre, gli accumuli autunnali di foglie di Posidonia oceanica hanno contribuito alla protezione dell’arenile smorzando l’energia delle onde; la scelta di non rimuoverli sistematicamente ha rafforzato questa difesa naturale e va perseguita con forza. Piuttosto, andrebbe tutelata la prateria sommersa che sostiene l’equilibrio costiero.</p>
<p>A Marzamemi il danno è stato legato soprattutto all’innalzamento temporaneo del livello del mare. In un borgo costruito quasi a quota zero, la risposta non può essere una barriera in mare, ma interventi di adattamento urbano che favoriscano il rapido deflusso dell’acqua, affiancati da un efficace sistema di allerta e protezione civile.</p>
<p>Per le aree naturalistiche di cui la zona è ricca si individueranno interventi mirati come quello descritto da Pippo Ansaldi riportato sull’articolo della Civetta di Minerva del 29/01/20026 sulle saline di Siracusa (<a href="https://www.lacivettapress.it/2026/01/29/interventi-prioritari-per-la-salvaguardia-della-riserva-naturale-orientata-fiume-ciane-e-saline-di-siracusa/">https://www.lacivettapress.it/2026/01/29/interventi-prioritari-per-la-salvaguardia-della-riserva-naturale-orientata-fiume-ciane-e-saline-di-siracusa/</a>)</p>
<p><strong>Proteggere la costa. Il confronto costi &#8211; benefici </strong></p>
<p>Per avere un ordine di grandezza del problema abbiamo provato a stimare a grandi linee i costi delle difese costiere prendendo come riferimento il tratto più critico, quello tra Scaletta e Letojanni, dove si concentrano i paesi a ridosso del mare e i danni sono stati maggiori. Si tratta quindi di un’ipotesi prudenziale costruita sul caso peggiore: se la convenienza economica emerge in questa situazione estrema, a maggior ragione varrà per le altre aree della costa orientale.</p>
<p>Le stime indicano che, includendo costruzione, manutenzione periodica e danni residui comunque inevitabili, il costo complessivo degli interventi si collocherebbe, a grandi linee, tra il 30% e il 50% dei danni che si verificherebbero in assenza di opere (vedi scheda 1 per i dettagli). In altre parole, prevenire costa molto meno che ricostruire, e il vantaggio economico crescerebbe quanto più frequenti dovessero diventare gli eventi estremi come quello osservato.</p>
<p>Una strategia di difesa costiera non potrà tuttavia basarsi su interventi episodici o iniziative isolate dei singoli comuni. La costa è un sistema continuo, nel quale ogni opera modifica onde e sedimenti anche nei tratti vicini; servono quindi studi preliminari condotti da specialisti e supportati da modelli di simulazione, integrati in una pianificazione unitaria su scala regionale.</p>
<p>Non ovunque, però, sarà necessario intervenire. Dove non esistono abitati da proteggere, come in ampi tratti tra la Plaia di Catania e il Siracusano, sarà preferibile lasciare che la natura continui a modellare liberamente la linea di costa. Nei borghi storici costruiti sulla lava, come Acitrezza o Aci Castello, le soluzioni restano comunque limitate e riguardano soprattutto interventi di adattamento urbano e protezione civile, più che grandi opere in mare. Le tre grandi città sembrano aver mostrato la giusta resilienza. Resta imprescindibile l’eliminazione di quanto realizzato abusivamente sotto costa e una maggiore prudenza nelle future autorizzazioni.</p>
<p>In conclusione, compreso che intervenire è conveniente anche sul piano economico, resta il problema più difficile: reperire le risorse necessarie non solo per ricostruire, ma per proteggere stabilmente il litorale. E questo dipende, in ultima analisi, dalla volontà politica di affrontare il problema in modo strutturale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Scheda 1</strong></p>
<p>Sebbene gli interventi a protezione della costa siano necessari a preservare un bene comune, è possibile dimostrare, anche con semplici stime, come la loro realizzazione abbia anche un significato in termini di rapporto costi benefici. Le valutazioni che seguono non hanno valore ingegneristico né pretendono di sostituire studi tecnici specialistici. Si tratta di calcoli volutamente semplificati, costruiti su dati pubblici e su ipotesi prudenziali, con il solo obiettivo di fornire un ordine di grandezza comprensibile a tutti.</p>
<p>Secondo le prime stime della Protezione Civile, il ciclone Harry ha causato in Sicilia circa <strong>740 milioni di euro di danni diretti</strong>, che salgono a circa <strong>un miliardo</strong> includendo le perdite economiche delle attività produttive. E’ un dato probabilmente sottostimato ma prudenziale se considerato all’interno di una stima costi benefici.</p>
<p>Poiché i danni più consistenti si sono concentrati lungo la fascia ionica nord-orientale, dove i centri abitati sorgono a ridosso del mare, attribuiamo a questo tratto circa <strong>due terzi </strong>del totale danni, pari a circa <strong>700 milioni di euro</strong> per una ricostruzione integrale “com’era”.</p>
<p>Per stimare il costo delle opere si può fare riferimento a interventi già realizzati lungo le coste italiane.</p>
<p><strong>Sant’Alessio Siculo (ME):</strong> costo 6,3 M€ (https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/sant-alessio-siculo-interventi-difesa-lungomare), con scogliera soffolta, ripristino radente, opere sul muro. Si stima tratto coperto circa 1,6 km.  Costo unitario <strong>3,9</strong> M€/km</p>
<p><strong>Avola (SR): </strong>costo 10,8M€+2M€ +3M€ = 15 M (https://www.avolanews.it/avola-al-via-i-lavori-sulle-barriere-di-rocce-sommerse-per-proteggere-la-costa-e-per-il-ripascimento-spiagge/) per opere di difesa quali barriera soffolta e pennelli. Si stima tratto coperto circa 4,5 km. Costo unitario circa <strong>3,4</strong> M€/km.</p>
<p><strong>Fregene (RM)</strong>: costo <strong>3,275 M€ (https://interprogetti.net/progetti/realizzazione-degli-interventi-per-la-difesa-della/)</strong> con <strong>barriera longitudinale, pennelli e ripascimento</strong><strong>.</strong> Si stima tratto coperto circa 1 km. Costo unitario circa <strong>3,28 </strong>M€/km.</p>
<p><strong>Litorale tra Ravenna e Rimini: </strong>costo 22 M€ (https://www.mondobalneare.com/nuovo-ripascimento-da-22-milioni-di-euro-sulla-costa-romagnola/) per solo ripascimento. Tratto coperto 15 km.  Costo unitario circa <strong>1,5</strong> M€/km.</p>
<p>Dai dati sopra esposti stimiamo in maniera prudenziale che la costruzione di difese costiere comporti un <strong>costo di circa 5,5 </strong><strong>M€/km</strong>, di cui :</p>
<ul>
<li>4 M€/km di barriera soffolta e barriere radenti</li>
<li>1,5 M€/km per il ripascimento</li>
</ul>
<p>Il tratto da Scaletta sino a Letojanni è lungo circa 27 km, con case sul lungomare per una ventina di chilometri. Dovendo proteggere solo i tratti urbanizzati il costo approssimativo per la creazione di opere di contenimento risulterebbe essere 20 x 5,5 = circa <strong>110 M€.</strong></p>
<p>Bisogna considerare che le opere di contenimento necessitano di manutenzione e ripristino continuo per un importo annuale che possiamo considerare prudenzialmente pari al 3% del costo iniziale (scheda 2), quindi circa <strong>3,3</strong> <strong>M€/anno </strong>per un importo complessivo di</p>
<ul>
<li><strong><u>33 M€ in dieci anni</u></strong></li>
<li><strong><u>165 M€ in cinquant’anni</u></strong></li>
</ul>
<p>Nessuna difesa elimina completamente i danni; nel caso di Sant’Alessio, pur in presenza di barriere, si sono danneggiati circa <strong>200 metri di strada su due chilometri di costa</strong>, pari a circa il <strong>10% della lunghezza</strong>. Poiché nel resto del litorale i danni hanno riguardato quasi esclusivamente le strade costiere, si può assumere, in modo semplificato ma plausibile, che il danno economico sia proporzionale alla lunghezza delle infrastrutture compromesse.</p>
<p>A fronte di un danno di soli costi diretti pari a 740 M€*2/3 = 494 M€ per l’intero tratto di circa 20 km, su un km il danno è stato di 494/20 = 24,7 M€/km. Su Sant’Alessio ha ceduto solo il 10 % di strada litoranea (200 metri in due km) con un danno di 24,7/10 = <strong>2,47</strong> <strong>M€/km di costa protetta</strong>.  Proiettando questo dato su 20 km, il danno su una costa tutta protetta, risulterebbe pari a 2,47*20 = 49,4 M€<strong>, </strong>approssimabile a <strong>50 M€</strong></p>
<p>Non è possibile assegnare oggi un tempo di ritorno certo a un evento estremo come Harry. Per questo il confronto costi–benefici va costruito per scenari (ad esempio 50, 25 e 10 anni).</p>
<p>Se l’evento si ripetesse ogni 10 anni, il costo complessivo sarebbe:</p>
<ul>
<li>opere: 110 M€</li>
<li>manutenzione: 33 M€</li>
<li>danno residuo: 50 M€ ➡ <strong>Totale ≈ 190 M€, </strong>contro circa <strong>700 M€</strong> di danni senza protezioni.</li>
</ul>
<p>Per un tempo di ritorno di 50 anni, avremo in analogia 110 + 165 + 50 = <strong>325 M</strong><strong>€</strong> comunque inferiore al costo di ricostruzione integrale.</p>
<p>Questi calcoli sembrano indicare, molto a grandi linee, che il costo delle difese si collocherebbe tra <strong>il 30% e il 50% dei danni evitati</strong>. Si tratta ovviamente di stime indicative, costruite con ipotesi semplificate, ma sufficienti a mostrare che intervenire preventivamente può risultare economicamente conveniente, tanto più quanto più frequenti dovessero diventare eventi estremi come quello osservato.</p>
<p><strong>SCHEDA 2</strong></p>
<p>Non è facile reperire studi che indichino in modo univoco il costo della manutenzione delle opere di difesa litoranea espresso come percentuale del costo di realizzazione. Ciò dipende da due fattori principali: la mancanza di documentazioni sistematiche e comparabili nel lungo periodo e la forte variabilità dei costi in funzione delle condizioni ambientali e delle scelte progettuali.</p>
<p>Per orientare comunque una stima prudenziale è stato svolto un confronto tra diverse fonti informative, incluse piattaforme di ricerca assistita come ChatGPT e i sistemi di intelligenza artificiale di Google, utilizzati in questo caso non come fonti tecniche ma come strumenti di aggregazione della letteratura disponibile.</p>
<p>Le indicazioni risultano concordi: nella pianificazione delle opere costiere i costi annuali di manutenzione vengono generalmente stimati in un intervallo indicativo compreso tra circa l’1% e il 5% del costo iniziale, con valori più frequenti tra l’1% e il 3% annuo. In tali percentuali rientrano attività di monitoraggio, riposizionamento dei massi, piccoli ripascimenti e ripristini dopo mareggiate.</p>
<p>Nell’ambito di questa stima divulgativa si è quindi cercato di verificare se fosse plausibile che, su un arco temporale lungo, ad esempio cinquant’anni, il costo cumulato della manutenzione potesse superare quello iniziale di realizzazione, come indicato in via generale dalla letteratura tecnica. Alla luce delle indicazioni sopra richiamate è <strong>apparso effettivamente congruo</strong> assumere un valore medio del 3% annuo, che ha condotto, su periodi pluridecennali, a costi complessivi di manutenzione pari o superiori all’investimento iniziale, confermando così la ragionevolezza dell’ipotesi adottata.</p>
<p>Ne deriva che la difesa costiera non può essere considerata un intervento “una tantum”, ma un processo continuo di gestione nel tempo.</p>
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