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	<title>Zona Industriale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 18:31:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Dalla mappa dei veleni alla mappa degli spettacoli: il paradosso dei fondi AERCA</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/10/26/dalla-mappa-dei-veleni-alla-mappa-degli-spettacoli-il-paradosso-dei-fondi-aerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Mangiafico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 18:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Ars]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[A.e.r.c.a.]]></category>
		<category><![CDATA[decreto 189/GAB del 11 luglio 2005]]></category>
		<category><![CDATA[DDL 1107/26]]></category>
		<category><![CDATA[Ismaele La Vardera]]></category>
		<category><![CDATA[Assessorato Regionale per il territorio e l'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[l'infoma di Hodgkin]]></category>
		<category><![CDATA[Nose]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblichiamo volentieri questo contributo di Michele Mangiafico (Civico4/Controcorrente) sulla questione AERCA affrontata nel nostro articolo https://www.lacivettapress.it/2026/10/26/caso-aerca-tra-mercanteggiamenti-privati-e-il-colpevole-silenzio-degli-altri-inebetiti-spettatori/ Il dibattito pubblico di queste ore sui confini delle cosiddette aree ad elevato rischio di crisi ambientale (AERCA) ci interroga su come poter definire, fuori dalla polemica politica, il perimetro del territorio che può subire l’impatto della presenza di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo volentieri questo contributo di Michele Mangiafico (Civico4/Controcorrente) sulla questione AERCA affrontata nel nostro articolo </em><a href="https://www.lacivettapress.it/2026/10/26/caso-aerca-tra-mercanteggiamenti-privati-e-il-colpevole-silenzio-degli-altri-inebetiti-spettatori/"><em>https://www.lacivettapress.it/2026/10/26/caso-aerca-tra-mercanteggiamenti-privati-e-il-colpevole-silenzio-degli-altri-inebetiti-spettatori/</em></a></p>
<p>Il dibattito pubblico di queste ore sui confini delle cosiddette aree ad elevato rischio di crisi ambientale (AERCA) ci interroga su come poter definire, fuori dalla polemica politica, il perimetro del territorio che può subire l’impatto della presenza di uno dei poli petrolchimici più grandi d’Europa, con conseguenze per la salute dei cittadini che vi abitano. Trattandosi di effetti nocivi sulle persone, le impostazioni che abbiamo ascoltato dagli attori protagonisti di questa vicenda ci sono apparse deboli e offensive. Da un lato, i sindaci di Floridia e Solarino, con un approccio campanilistico difendono quanto già riportato nel decreto 189/GAB del 11 luglio 2005 con cui l’Assessorato Regionale per il territorio e l&#8217;ambiente costituì l&#8217;A.e.r.c.a. comprendendo i comuni di Augusta, Floridia, Melilli, Priolo, Siracusa e Solarino e traendo da questa delimitazione il vantaggio oggi di partecipare alla ripartizione dei fondi regionali. Dall’altro, il sindaco di Melilli e, nella qualità di deputato, presidente della commissione regionale “Ambiente” ritiene legittimo restringere il campo ai comuni che si trovano in area s.i.n., subiscono la presenza fisica delle industrie e sono intervenuti in questi anni a sollievo del territorio con opere di mitigazione del rischio idrogeologico, escludendo quindi Floridia e Solarino. E la salute? Resta così sullo sfondo.</p>
<p>Il sesto rapporto sentieri dell’Istituto nazionale di sanità, datato febbraio 2023 e relativo al periodo dal 2013 al 2017, ci ricorda intanto quanto poco si investa sulla ricerca scientifica delle correlazioni tra industrie, inquinamento e malattie, perché ci obbliga a leggere dati vecchi di quasi dieci anni. Il rapporto prende in considerazione il sito che comprende i comuni di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa per un totale di 178.651 abitanti (censimento 2019) nella qualità di “sito di interesse nazionale” e denuncia eccessi nelle cause di morte e nelle ospedalizzazioni per i tumori al polmone, alla mammella, alla prostata, al testicolo e per il linfoma di Hodgkin, tutte malattie a vario titolo correlabili con inquinanti presenti nel sito industriale. Resta inevasa la domanda: fino a dove deve spingersi la tutela dei cittadini che vengono colpiti dall&#8217;inquinamento dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua e del suolo che può essere collegato alla presenza delle industrie? E’ un tema che davvero riguarda solo gli abitanti di questi quattro comuni? Se, per esempio, osservassimo semplicisticamente la mappa dell’app NOSE che raccoglie i dati delle segnalazioni delle molestie olfattive negli ultimi 30 giorni, troveremmo segnalazioni anche da Solarino, da Floridia, da Carlentini, da Canicattini Bagni, come se l’aria che respiriamo non sia stantia, ma possa legittimamente muoversi ben oltre i confini del sito di interesse nazionale. C’è poi un rapporto della Regione Siciliana particolarmente interessante: il Registro regionale dei mesoteliomi aggiornato al 31 dicembre 2024. Qui viene presa in considerazione l’intera provincia e il dato che salta all’occhio è che l’incidenza in provincia di Siracusa è per tre volte più alta della seconda incidenza per provincia dell’intera Regione. La tutela della salute deve avere una cifra politica più alta della tutela di un campanile politico.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-44270 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/arca-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/arca-300x300.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/arca-150x150.png 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/arca.png 447w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Ma soprattutto, con questi presupposti, ci aspettavamo che il legislatore regionale guardasse principalmente alla prevenzione e alla cura nel momento in cui ha visto la luce l&#8217;art. 29 della legge 30 gennaio 2025 con i famosi primi 5 milioni di euro andati ai sei comuni dell’area A.e.r.c.a. oggi oggetto di modifica. Ci si sarebbe aspettato che fossero destinati al biomonitoraggio sanitario della popolazione, alla ricerca scientifica, alla prevenzione e alla cura della popolazione colpita. Invece, i deputati hanno pensato alle feste, agli spettacoli, alle sagre, che in questi mesi abbiamo denunciato sia a Floridia, sia a Solarino, sia a Melilli, comuni che hanno utilizzato i fondi Aerca per l&#8217;intrattenimento facendo passare un messaggio risarcitorio delle comunità per il danno subito che è un messaggio sbagliato rispetto al tema del diritto alla salute. È il caso della Delibera di Giunta Municipale del comune di Melilli numero 111 dell’8 aprile 2026 che ha finanziato con fondi A.e.r.c.a. i concerti di Rocco Hunt, Francesco Renga, Simone Cristicchi, Gaia ed Enrico Nigiotti per 384.500,00 euro. Non da meno, dunque, di quanto fatto da Floridia e Solarino, quest’ultimo con la festa di San Paolo e il concerto di Fred De Palma.</p>
<p>Per questo, abbiamo proposto diversi mesi fa il DDL 1107/26 depositato all’Assemblea Regionale da Ismaele La Vardera il 25/03/2026, per spostare il focus dagli spettacoli alla prevenzione e alla cura. È singolare che venga tenuto “a bagnomaria” dalle competenti commissioni dell’Assemblea Regionale a cui è stato assegnato dalla Presidenza, tra cui proprio la commissione “Ambiente”. Ed è questa la strada che va percorsa senza restringere il campo, ma con criteri di proporzionalità che raggiungano tutti i cittadini effettivamente o potenzialmente colpiti nella loro salute dal rischio industriale, evitando che questi fondi si trasformino, come già è accaduto – e senza nulla togliere all’importanza degli spettacoli – in una improduttiva saga del vecchio adagio “panem et circenses”.</p>
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		<title>Caso AERCA: tra mercanteggiamenti privati e il colpevole silenzio degli altri, “inebetiti” spettatori</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/10/26/caso-aerca-tra-mercanteggiamenti-privati-e-il-colpevole-silenzio-degli-altri-inebetiti-spettatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 11:54:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[News Sicilia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[La vicenda della distribuzione dei fondi regionali destinati alle AERCA (Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) nel triangolo industriale del Siracusano ha ormai travalicato il perimetro dell’ordinario confronto parlamentare. Ciò che si sta consumando tra i corridoi dell’Assemblea Regionale Siciliana e le bacheche social dei protagonisti — i deputati regionali Giuseppe Carta e Tiziano &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda della <strong>distribuzione dei fondi</strong> regionali destinati alle <strong>AERCA</strong> (Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) nel triangolo industriale del Siracusano <strong>ha ormai travalicato il perimetro dell’ordinario confronto parlamentare</strong>. Ciò che si sta consumando tra i corridoi dell’Assemblea Regionale Siciliana e le bacheche social dei protagonisti — <strong>i deputati regionali Giuseppe Carta e Tiziano Spada, unitamente al sindaco di Floridia Marco Carianni</strong> — non è soltanto uno scontro sull&#8217;interpretazione delle variazioni di bilancio. È <strong>la fotografia cruda, e avvilente, dello stato di salute delle istituzioni e dei criteri che governano l&#8217;assegnazione delle risorse pubbliche</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-21055 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta-1024x1024.jpg" alt="" width="618" height="618" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta-1024x1024.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta-300x300.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta-768x768.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta-1536x1536.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/sindaco-carta.jpg 1690w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>Nate per offrire risposte e ristoro a territori segnati da decenni di impatto industriale e da pesanti incidenze sulla salute pubblica, le risorse per le aree ad alto rischio ambientale dovrebbero seguire vincoli normativi rigidi e priorità sanitarie e scientifiche certe.</p>
<p>L’impianto che emerge dagli atti e dal dibattito politico descrive invece una realtà differente. Attraverso formulazioni normative ad ampio spettro e l&#8217;uso di parametri di riparto come l&#8217;estensione territoriale &#8211; anziché la gravità dell&#8217;impatto ecologico o la densità abitativa -, il capitolo finanziario AERCA si è in parte trasformato in <strong>una riserva di spesa frazionata</strong>. Risorse destinate alla bonifica, al monitoraggio dell&#8217;aria e alla prevenzione sanitaria sono state così indirizzate verso cartelloni di spettacoli, feste patronali ed interventi promozionali. Se sotto il profilo formale l&#8217;approvazione delle leggi segue l&#8217;iter legislativo previsto, sul piano della sostanza si registra un progressivo e innegabile allontanamento dalla <em>ratio</em> originaria del risanamento ambientale.</p>
<p>A gravare ulteriormente sul quadro istituzionale è l&#8217;ingresso, nella narrazione pubblica, dei dettagli relativi a telefonate e colloqui privati intercorsi tra i protagonisti della vicenda<strong>. Il richiamo a conversazioni riservate, patti elettorali traditi che si chiede di “ripristinare”, scambi diretti e accordi o veti maturati al di fuori delle sedi istituzionali squarcia il velo sul reale meccanismo di governance del territorio.</strong></p>
<p>Ne emerge una prassi in cui la destinazione dei finanziamenti regionali appare non come l&#8217;esito di un&#8217;imparziale programmazione pluriennale, bensì quello di <strong>trattative riservate, equilibri di maggioranza consiliare e rapporti di forza personali tra singoli esponenti politici</strong>. Il fatto stesso che l&#8217;assegnazione di somme destinate ai cittadini diventi materia di compensazione per gli assetti delle giunte locali o motivo di &#8220;ritorsione&#8221; politica rivela una logica che penalizza la certezza del diritto e l&#8217;imparzialità amministrativa. E d’altra parte si evidenzia ancora una volta la fragilità strutturale dei Comuni, la cui sopravvivenza finanziaria appare sempre più subordinata alla capacità di ingaggio e di pressione politica dei singoli deputati di riferimento all&#8217;ARS, anziché a parametri oggettivi di bisogno.</p>
<p>È di tutta evidenza che, quando il linguaggio politico si riduce alla rivendicazione individuale della paternità dei fondi (<em>&#8220;i fondi li ho ideati io&#8221;</em>) e alla denuncia simmetrica delle disparità contabili (<em>&#8220;a un comune un milione, a noi zero&#8221;</em>), <strong>la risorsa pubblica</strong> non può che essere percepita dal cittadino come <strong>una concessione di parte che risponde a ben altre (chiare) logiche rispetto ai diritti fondamentali di un territorio avvelenato dall’inquinamento</strong>.</p>
<p>E così, la scelta di spostare il dibattito da Palazzo dei Normanni e dai consigli comunali alle dirette video su TikTok e Facebook &#8211; corredate da attacchi personali e dettagli sulle telefonate private che impudentemente svelano il sistema su cui si regge la politica dei nostri tempi &#8211; oltraggia la funzione parlamentare e amministrativa, <strong>riducendo l&#8217;emergenza ambientale a mero scontro di propaganda e a strumento di consenso elettorale.</strong></p>
<p>Ma c’è un altro aspetto che ci sembra <strong>necessario evidenziare: l’irresponsabile silenzio delle altre forze politiche, <em>in primis</em> quelle di opposizione e di garanzia</strong> che dovrebbero fare del controllo della spesa e dell&#8217;etica pubblica la propria ragione fondante.</p>
<p>L&#8217;assenza di una presa di distanza ferma, netta e corale da dinamiche che vedono le risorse sanitarie e ambientali piegate a logiche di consorteria e mercanteggiamento telefonico dimostra una grave <strong>assuefazione del sistema politico</strong>. La mancata denuncia istituzionale di questi metodi &#8211; che trasformano fondi per la salute in moneta di scambio o in promozione di spettacoli nella logica del <em>panem et circenses</em> &#8211; suona come <strong>una tacita accettazione di un modello degenerato</strong>. Quando l&#8217;opposizione e i partiti rinunciano a svolgere il proprio ruolo di vigilanza morale e politica, non si assiste soltanto a una sconfitta del merito amministrativo, ma alla <strong>capitolazione definitiva della funzione di rappresentanza di fronte ai cittadini.</strong></p>
<p>Ancora una volta appare <strong>inevitabile auspicare l&#8217;intervento della Magistratura e della Corte dei Conti </strong>per ristabilire la legalità e prendere atto che <strong>le pubbliche dichiarazioni in cui ci si fa paladini del sacro principio secondo cui la politica necessiti di propri anticorpi non sono altro che uno stucchevole ritornello privo di senso reale.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Priolo-Augusta, una transizione industriale ancora senza regia</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/10/23/priolo-augusta-una-transizione-industriale-ancora-senza-regia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 08:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Energia Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[ing. reale]]></category>
		<category><![CDATA[m. de michele]]></category>
		<category><![CDATA[Dunkerque]]></category>
		<category><![CDATA[studio Ambrosetti]]></category>
		<category><![CDATA[progetto HYNEGO]]></category>
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					<description><![CDATA[Le risposte del presidente di Confindustria Siracusa al dibattito della Festa dell&#8217;Unità riportano al centro il problema della diversificazione produttiva e della mancanza di una strategia territoriale condivisa La Festa dell’Unità, svoltasi a Siracusa dal 9 all’11 ottobre, ha ospitato un dibattito sul futuro del polo industriale e sull’occupazione nella transizione energetica. Moderato da Marina &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le risposte del presidente di Confindustria Siracusa al dibattito della Festa dell&#8217;Unità riportano al centro il problema della diversificazione produttiva e della mancanza di una strategia territoriale condivisa</em></p>
<p>La Festa dell’Unità, svoltasi a Siracusa dal 9 all’11 ottobre, ha ospitato un dibattito sul futuro del polo industriale e sull’occupazione nella transizione energetica. Moderato da Marina De Michele, direttrice della <em>Civetta di Minerva</em>, vi hanno partecipato il presidente di Confindustria Siracusa, ingegner Reale, e rappresentanti sindacali provinciali e regionali.</p>
<p>Nel nostro recente articolo “<em>Il futuro industriale del polo siracusano: un confronto che pesa</em>,” confrontando Priolo-Melilli-Augusta con Dunkerque, avevamo evidenziato l’assenza di una regia pubblica e di un piano complessivo di trasformazione industriale del territorio.</p>
<p>Le dichiarazioni di Reale, a nostro giudizio, non sciolgono quegli interrogativi, ma sembrano confermarli: non mancano le iniziative delle imprese, ma ancora non emerge una strategia industriale guidata dallo Stato, capace di coordinarle e orientare gli investimenti verso le produzioni future.</p>
<p><strong>De Michele</strong> ha introdotto il discorso chiedendo quali sviluppi operativi siano seguiti allo studio Ambrosetti, presentato nel febbraio 2025 su iniziativa di Confindustria Siracusa e delle principali aziende del polo: se esista un cronoprogramma degli interventi, se si punti soltanto alla continuità produttiva o anche alla diversificazione industriale, e se vi sia una guida comune del processo.</p>
<p><strong>Reale</strong> ha annunciato entro breve un aggiornamento dello studio, reso necessario dai mutamenti economici e geopolitici intervenuti nell’ultimo anno e mezzo.</p>
<p>Ha poi riconosciuto che nel Siracusano non esiste un modello di decisione comune paragonabile a Dunkerque, osservando come la forte integrazione fra le aziende, per decenni fattore di competitività, possa oggi complicare le trasformazioni produttive.</p>
<p><strong>Reale</strong> ha quindi richiamato la crisi iraniana e il blocco di Hormuz, che hanno riportato all’attenzione nazionale ed europea l’importanza della raffinazione di Priolo e la necessità di garantirne la continuità produttiva, eventualmente aumentandone la capacità.</p>
<p>Ma a questa considerazione dell’ingegner Reale vorremmo rispondere con una distinzione essenziale. Le crisi geopolitiche possono modificare il mercato energetico nell’immediato, non necessariamente le prospettive industriali al 2050. L’aggiornamento dello studio non può dunque ignorare la progressiva riduzione della domanda di combustibili fossili prevista dal percorso europeo di decarbonizzazione. Sarebbe imprudente presumere che l’attuale capacità di raffinazione conservi indefinitamente il proprio mercato. Salvaguardare la produzione e l’occupazione di oggi è necessario, ma non può far dimenticare la preparazione delle attività industriali future.</p>
<p><strong>De Michele</strong> è quindi tornata sul tema della diversificazione, chiedendo se si stesse puntando più sull’ammodernamento degli impianti esistenti che sulla creazione di nuove filiere industriali.</p>
<p><strong>«In parte sì»</strong>, ha risposto <strong>Reale</strong>, richiamando la riconversione di Versalis, con la bioraffineria, i biocombustibili e il riciclo chimico.</p>
<p>È un’affermazione che merita attenzione. Concordiamo sul fatto che il progetto rappresenti una diversificazione, con investimenti e possibili nuove attività. A nostro giudizio, però, rimane largamente nell’industria di processo, utilizzando tecnologie, impianti e competenze già presenti nel territorio.</p>
<p>Subito dopo <strong>Reale</strong> ha infatti citato possibili iniziative nei settori dei data center e dei sistemi di accumulo energetico, precisando che sono ancora in fase di valutazione, senza progetti concreti. È per noi un passaggio significativo: la futura specializzazione industriale del polo sembra ancora da definire. La ricerca di nuove iniziative confermerebbe la necessità di distinguere fra decarbonizzazione dell’esistente e creazione di nuove filiere.</p>
<p>Il confronto con <strong>Dunkerque</strong> torna allora inevitabile. Nel territorio francese alcuni impianti per batterie e chimica complessa sono già operativi, altri in costruzione. La differenza riguarda soprattutto la capacità di trasformare opportunità industriali in decisioni tempestive, finanziamenti e cantieri.</p>
<p>Prima di riprendere le dichiarazioni di Reale sull’idrogeno e sulla cattura della CO₂, è utile chiarire il rapporto fra queste tecnologie. L’idrogeno blu si produce con lo stesso processo dell’attuale idrogeno grigio, ma catturando la CO₂ generata e destinandola allo stoccaggio permanente. Diversamente dall’idrogeno verde, prodotto per elettrolisi con elettricità rinnovabile e riconosciuto come “green” dalla normativa europea, il blu è stato solo recentemente riconosciuto come idrogeno <strong>non rinnovabile ma a basse emissioni di carbonio</strong>, purché rispetti determinati requisiti ambientali (scheda 1).</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-44166 size-full" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-dalla-conferenza.png" alt="" width="806" height="392" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-dalla-conferenza.png 806w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-dalla-conferenza-300x146.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/10/immagine-dalla-conferenza-768x374.png 768w" sizes="(max-width: 806px) 100vw, 806px" /></p>
<p>Lo studio Ambrosetti indicava, fra gli interventi di decarbonizzazione del polo, la cattura della CO₂ associata alla produzione tradizionale di idrogeno, per ottenere idrogeno blu.</p>
<p><strong>Reale</strong> ha quindi illustrato lo studio di fattibilità per un’infrastruttura condivisa fra le aziende di Priolo, destinata alla raccolta, liquefazione e trasporto della CO₂, richiamando il collegamento con il progetto di stoccaggio di Ravenna. Ha tuttavia precisato che, alle condizioni attuali, il piano economico non sembra sostenibile. Le incertezze normative complicano ulteriormente le decisioni di investimento, tanto che il progetto rimane, per il momento, nel cassetto.</p>
<p>Aggiungiamo noi che sulla sostenibilità dell’idrogeno blu, oltre agli elevati costi della cattura della CO₂ (CCS/CCUS), potrebbe pesare un regime di sostegno meno favorevole rispetto a quello dell’idrogeno verde, che beneficia di incentivi alla produzione (scheda 1). A nostro avviso, occorrerà inoltre valutare la convenienza di investire nella cattura della CO₂ in impianti asserviti alle raffinerie, considerando le prospettive industriali di queste ultime in un mercato destinato a ridurre l’impiego di combustibili fossili, anche per effetto del Green Deal e della ricerca di autonomia energetica.</p>
<p>Il quadro europeo per il riconoscimento dell’idrogeno a basse emissioni, incluso il blu, è ormai sostanzialmente definito; in Italia resta invece da completare la disciplina della filiera CCS/CCUS, importante anche per questi investimenti (scheda 1).</p>
<p><strong>Reale</strong> ha parlato anche di un’Europa dagli indirizzi ondivaghi, cosa che complica la pianificazione degli investimenti. Rileviamo tuttavia che alcune modifiche alle politiche europee sono state sollecitate dagli stessi governi e settori industriali interessati, come dimostra la richiesta italiana di rivedere le regole sull’automobile. Rimane comunque fermo l’obiettivo europeo della neutralità climatica al 2050: l’incertezza normativa non può quindi giustificare, da sola, l’assenza di una strategia industriale di lungo periodo.</p>
<p>Un altro momento significativo del dibattito è arrivato quando De Michele ha richiamato il dimezzamento dei finanziamenti per le infrastrutture dello hub eolico offshore di Augusta, da circa 50 a 24 milioni di euro, chiedendo la posizione di Confindustria.</p>
<p><strong>Reale</strong> ha espresso contrarietà al taglio, riferendo delle iniziative prese da Confindustria con Governo e Regione. Ha inoltre manifestato preoccupazione per le continue proroghe commissariali alla guida dell’Autorità portuale, pur riconoscendo la competenza e il lavoro svolto dall’ingegner Francesco Di Sarcina. Teme che queste incertezze compromettano la credibilità del porto di Augusta, spingendo gli investitori internazionali verso altri scali.</p>
<p>Sebbene il ministro Pichetto Fratin abbia prospettato il reintegro delle risorse nel 2027, rimane il problema della loro effettiva disponibilità e delle incertezze istituzionali che accompagnano il progetto. A nostro giudizio, proprio mentre Augusta potrebbe sviluppare una nuova filiera industriale totalmente disgiunta dai processi di raffinazione, vengono meno le certezze necessarie ad attrarre investimenti.</p>
<p>L’ultima domanda di <strong>De Michele</strong> ha riguardato l’idrogeno verde. Richiamando i finanziamenti PNRR per due impianti di dimensioni contenute, ha chiesto se non si rischiasse di disperdere risorse in assenza di una regia unitaria capace di promuovere progetti industriali più consistenti.</p>
<p><strong>Reale</strong> ha confermato che i due impianti produrranno quantità limitate di idrogeno e che in Italia non esiste ancora un mercato diffuso, al di fuori dei grandi complessi industriali che già lo utilizzano. A suo giudizio, sarebbe quindi preferibile collocare i nuovi impianti vicino a questi grandi consumatori, dove la domanda è consolidata. Ha perciò auspicato sostegni adeguati a progetti di maggiore dimensione rispetto a quelli finanziabili con i bandi regionali, come quello previsto da HYNEGO per rifornire la raffineria ISAB, con un investimento iniziale di oltre 200 milioni di euro.</p>
<p>Le parole di Reale lascerebbero aperta un’ulteriore prospettiva: che l’idrogeno verde, già al centro del progetto HYNEGO da lui richiamato, assuma un ruolo crescente nella riconversione del polo, qualora le difficoltà economiche e normative continuassero a frenare lo sviluppo dell’idrogeno blu. Non è una scelta alternativa annunciata dal presidente di Confindustria, ma un’ipotesi che le sue considerazioni non escludono.</p>
<p>Nel loro insieme, le risposte di <strong>Reale</strong> restituiscono un quadro significativo: uno studio strategico da aggiornare, progetti frenati da difficoltà normative ed economiche, opportunità di diversificazione ancora da concretizzare e, sull’eolico offshore, finanziamenti ridotti e incertezze istituzionali. Non mancano le iniziative delle imprese; manca un indirizzo capace di inserirle in un disegno complessivo di trasformazione del polo.</p>
<p>C’è poi un particolare da ricordare. Lo studio Ambrosetti, presentato al MIMIT nel febbraio 2025, articolava gli interventi in tre fasi: immediata, di breve e di medio termine.  Non è una nostra interpretazione: è la suddivisione riportata nei <a href="https://www.siracusanews.it/decarbonizzazione-e-competitivita-lo-studio-strategico-sul-polo-industriale-di-siracusa-presentato-al-mimit/" target="_blank" rel="noopener">resoconti della presentazione</a>.</p>
<p>Non si può chiedere a Confindustria e alle imprese di sostituirsi allo Stato nella programmazione del futuro industriale di un intero territorio. Ma proprio per questo la domanda rimane: chi sta progettando Priolo-Melilli-Augusta al 2050 e oltre? Quali nuove filiere potranno affiancare, e un giorno eventualmente sostituire, le produzioni oggi prevalenti?</p>
<p>È questa la responsabilità che la politica industriale nazionale non può continuare a rinviare: definire, insieme alle imprese e alle istituzioni territoriali, un progetto di lungo periodo, con obiettivi produttivi, infrastrutture, investimenti e tempi precisi. <strong>Dunkerque docet.</strong> Perché salvaguardare l’occupazione di oggi è indispensabile, ma senza costruire fin d’ora le condizioni per quella di domani si rischia di accorgersi troppo tardi che la transizione industriale non si può improvvisare.</p>
<p><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p><strong>Dall’idrogeno grigio a quello blu</strong></p>
<p>Nei grandi complessi di raffinazione l’idrogeno è utilizzato soprattutto per il trattamento dei prodotti petroliferi. Una parte significativa viene prodotta mediante <em>steam methane reforming</em>, un processo che utilizza gas naturale e genera CO₂.</p>
<p>L’idrogeno così ottenuto è detto <strong>grigio</strong>. Se la CO₂ prodotta viene catturata e destinata allo stoccaggio permanente, si parla di idrogeno <strong>blu</strong>. Quello <strong>verde</strong> è invece prodotto principalmente mediante elettrolisi dell’acqua alimentata da elettricità rinnovabile.</p>
<p><strong>Le nuove regole europee e italiane sull’idrogeno blu</strong></p>
<p>La direttiva UE 2024/1788 e il regolamento delegato UE 2025/2359 definiscono il quadro europeo per i combustibili a basse emissioni di carbonio e i criteri per calcolarne le emissioni. La direttiva è stata recepita in Italia con il decreto legislativo n. 136 del 3 luglio 2026; il regolamento è invece direttamente applicabile.</p>
<p>Per essere qualificato a basse emissioni di carbonio, l’idrogeno deve garantire una riduzione dei gas serra di almeno il <strong>70%</strong> rispetto al riferimento fossile. Non basta, però, misurare la CO₂ catturata nell’impianto: il calcolo considera l’intero ciclo di vita, comprese le emissioni legate all’estrazione e al trasporto del gas naturale.</p>
<p>Particolare importanza assumono quindi le <strong>perdite di metano</strong> lungo la filiera. Essendo un potente gas serra, anche quantità relativamente contenute possono incidere sul bilancio complessivo. La sostenibilità dell’idrogeno blu dipende dunque sia dall’efficienza della cattura della CO₂ sia dalle caratteristiche e dalla tracciabilità del gas utilizzato.</p>
<p>Un’altra differenza riguarda gli <strong>incentivi</strong>. L’idrogeno verde beneficia di specifici sostegni alla produzione, destinati a ridurne il costo; per quello blu ottenuto dal gas naturale non risultano analoghi meccanismi dedicati. Sono possibili altre forme di sostegno agli investimenti, ma la differenza può incidere sulla competitività economica delle due tecnologie.</p>
<p><strong>Il quadro italiano sulla CCS/CCUS</strong></p>
<p>In Italia lo stoccaggio geologico della CO₂ è già disciplinato, ma manca ancora un quadro organico per le infrastrutture condivise di cattura, trasporto, utilizzo e stoccaggio.</p>
<p>Il disegno di legge n. 1836, presentato al Senato nel marzo 2026, riguarda la filiera CCUS, le infrastrutture dell’idrogeno e la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico. La sua approvazione e attuazione potrebbero chiarire le condizioni normative per gli investimenti.</p>
<p>Restano comunque questioni economiche rilevanti: i costi della cattura e dello stoccaggio, le infrastrutture necessarie, il prezzo del gas naturale e la certificazione delle emissioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il futuro industriale del polo siracusano: un confronto che pesa</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/10/02/il-futuro-industriale-del-polo-siracusano-un-confronto-che-pesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani ]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 09:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Versalis]]></category>
		<category><![CDATA[polo industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Isab]]></category>
		<category><![CDATA[Ludoil]]></category>
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					<description><![CDATA[Immaginiamo un grande porto industriale europeo. Per decenni vi si sono concentrate energia, chimica, siderurgia, grandi impianti e migliaia di lavoratori. Poi arriva la transizione energetica, con una domanda inevitabile: come decarbonizzare senza trasformare il cambiamento in deindustrializzazione? La risposta non viene affidata soltanto alle aziende già presenti, ma lo Stato assume un ruolo strategico &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Immaginiamo un grande porto industriale europeo. Per decenni vi si sono concentrate energia, chimica, siderurgia, grandi impianti e migliaia di lavoratori. Poi arriva la transizione energetica, con una domanda inevitabile: come decarbonizzare senza trasformare il cambiamento in deindustrializzazione? La risposta non viene affidata soltanto alle aziende già presenti, ma lo Stato assume un ruolo strategico di indirizzo e coordinamento. Si cerca di rendere più sostenibile ciò che può restare competitivo, ma contemporaneamente si attraggono nuove produzioni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Nasce così una gigafactory di batterie al litio da 16 GWh l’anno, con 1.200 occupati diretti previsti. Un secondo produttore avvia la costruzione di una fabbrica di batterie allo stato solido da 4 GWh, espandibile fino a 48 GWh; altri investono nei materiali per batterie e nel loro riciclo. ArcelorMittal conferma intanto un investimento da 1,3 miliardi per decarbonizzare la siderurgia, mentre un’azienda di chimica specializzata amplia un impianto appena avviato per monomeri destinati anche alla carta riciclata. Accanto alle fabbriche vengono inoltre organizzati percorsi di formazione per preparare lavoratori e giovani ai nuovi mestieri industriali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Non siamo a Priolo, ma a Dunkerque, nel nord della Francia (vedi scheda 1).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Questa trasformazione non nasce soltanto dalle iniziative delle singole imprese. Attraverso France 2030, lo Stato francese ha individuato Dunkerque, assieme a Fos Sur Mer, tra le aree prioritarie per la decarbonizzazione industriale, finanziando studi e infrastrutture comuni. Secondo l’Institut Montaigne, a Dunkerque in circa tre anni sono stati mobilitati quasi 4 miliardi di finanziamenti pubblici francesi ed europei, accanto a oltre 10 miliardi di investimenti privati. Reti elettriche, infrastrutture, formazione e attrazione di nuove imprese fanno quindi parte di una strategia territoriale costruita insieme da Stato, enti locali e industria (scheda 2).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Una strategia che ha definito quale sistema produttivo costruire, trasformando le vecchie industrie, insediando nuove filiere e preparando le competenze necessarie. Non si è cercato soltanto di rendere più verde ciò che esiste, ma anche di costruire ciò che verrà.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">In Italia c’è Brindisi. Anche qui Versalis sta abbandonando produzioni tradizionali, ma nel luglio scorso Eni e Seri Industrial hanno aperto, nel vecchio sito chimico, il cantiere per batterie litio-ferro-fosfato e sistemi di accumulo. Il progetto Brindisi-Teverola punta a 16 GWh annui entro il 2030 e prevede successivamente anche materiali per i catodi e riciclo delle batterie. Brindisi non è Dunkerque e l’iniziativa nasce soprattutto dalle imprese, ma introduce nel sito una filiera diversa: un cambio di prospettiva, seppure limitato rispetto a Dunkerque.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Ed eccoci a Priolo e Augusta.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Il polo siracusano è stato per decenni uno dei maggiori complessi industriali italiani. Le stime occupazionali variano secondo fonti e perimetro considerato, ma parliamo comunque di almeno 10.000 lavoratori tra diretti e indotto. Di fronte a queste dimensioni, la questione non può essere ridotta a </span><span style="color: #000000;"><b>quanti impianti sopravviveranno alla transizione, ma quali nuove attività potranno affiancarli e, se necessario, sostituirli.</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Nel febbraio 2025 sembrò che questa domanda fosse finalmente arrivata sul tavolo nazionale. Al MIMIT venne presentato lo studio realizzato da The European House-Ambrosetti con Confindustria Siracusa e le principali aziende del polo; si parlò di una roadmap e di un successivo tavolo di sistema.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Lo studio affrontava problemi reali: competitività energetica, cattura della CO₂, idrogeno, economia circolare, biocarburanti. </span><span style="color: #000000;"><b>Aveva però un limite quasi inevitabile: nasceva dalle aziende già insediate</b></span><span style="color: #000000;">. Un’impresa ragiona comprensibilmente a partire dagli impianti che possiede, dalle competenze che conosce e dai mercati in cui opera. Raffinatori e produttori chimici cercano quindi soprattutto di rendere sostenibili e competitive le attività esistenti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">È qui che dovrebbe iniziare una diversa responsabilità: quella di chi deve guardare all’intero territorio e chiedersi quali produzioni serviranno al Paese tra quindici o vent’anni e quali possano essere localizzate dove esistono già porto, infrastrutture e competenze industriali.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Il problema, del resto, non riguarda soltanto Siracusa. Il Libro Bianco “Made in Italy 2030” individua le filiere future e parla di uno “Stato stratega”, ma lo stesso MIMIT precisa che non è un documento di pianificazione economica. Resta quindi aperta una domanda: non solo quali filiere siano strategiche, ma dove debbano essere costruite, con quali infrastrutture, competenze e scala produttiva. Priolo-Augusta rende questa carenza drammaticamente evidente.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">A oltre un anno e mezzo dallo studio Ambrosetti, non emerge ancora un master plan territoriale capace di indicare con chiarezza quale dovrà essere la specializzazione industriale del polo nel 2040 o nel 2050. Sono proseguiti i confronti sui singoli dossier aziendali, ma manca una visione complessiva paragonabile a quella costruita per Dunkerque. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Nel frattempo le imprese hanno fatto le proprie scelte. La più concreta è la nuova bioraffineria Eni-Q8 nell’area ex Versalis: un investimento importante, che rimane però nella filiera dei combustibili, seppur biologici. Cambiano materie prime e prodotti, ma non nasce una nuova specializzazione industriale del territorio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Proprio in questi giorni Ludoil ha perfezionato l’acquisizione del 51 % di ISAB da GOI Energy, annunciando 1,3 miliardi di investimenti in cinque anni, conferma dell’organico e nuova occupazione. Per i lavoratori e per la continuità dello stabilimento è certamente una buona notizia.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Ma il contenuto industriale del piano merita attenzione; si prevede innanzitutto la rimessa in servizio e l’ammodernamento di unità oggi ferme — distillazione primaria, desolforazione, solvent deasphalting e thermal cracking — per riportare la raffineria alla massima capacità di lavorazione. La seconda direttrice riguarda i biocarburanti, inizialmente attraverso il co-processing negli impianti esistenti e successivamente con unità dedicate per biobenzine, HVO e SAF.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Il co-processing introduce una quota di materia prima rinnovabile insieme a quella fossile, con un beneficio legato alla componente bio effettivamente utilizzata e alla sua sostenibilità, ma non crea una nuova filiera. Anche le future unità dedicate resterebbero nel settore dei combustibili.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">L’arrivo di Ludoil può dunque dare maggiore sicurezza al presente di ISAB, ma questo non coincide né con il futuro industriale di Priolo-Augusta né, da solo, con la sopravvivenza del polo. Va inoltre ricordato che il gruppo proviene soprattutto dalla distribuzione, dallo stoccaggio e dalla logistica dei prodotti energetici: gestire una raffineria della dimensione e complessità di ISAB rappresenta quindi un salto industriale rilevante, i cui risultati potranno essere valutati solo nei prossimi anni. La travagliata esperienza della precedente gestione GOI Energy suggerisce, del resto, prudenza nel valutare oggi le prospettive annunciate.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Lo stesso vale per l’idrogeno: se un grande elettrolizzatore serve soprattutto a sostituire l’idrogeno fossile utilizzato dalla raffineria, può rappresentare un intervento di decarbonizzazione se destinato ai biocarburanti, ma trasforma principalmente l’industria esistente anziché diversificarla.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;"><b>Ma decarbonizzare e diversificare, per garantire lo sviluppo, non sono sinonimi.</b></span><span style="color: #000000;"> Ed è proprio per questo che il progetto di Augusta per l’eolico offshore ha un significato diverso.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Qui si parla potenzialmente di una vera nuova filiera: costruzione e assemblaggio di piattaforme galleggianti, carpenteria pesante, logistica, manutenzione e servizi legati allo sviluppo dell’eolico nel Mediterraneo. Non soltanto rendere più sostenibile ciò che già facciamo, ma aggiungere un nuovo mestiere industriale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">E proprio mentre si consolida la continuità di ISAB, le risorse assegnate ad Augusta per l’hub offshore sono state ridotte da 49,8 a 24,3 milioni di euro anche se il ministro dell’Ambiente ha precisato che potrebbero essere reintegrate nel bilancio 2027.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;"><b>Resta però il contrasto</b></span><span style="color: #000000;">. Per la maggiore raffineria italiana si completa rapidamente un’operazione sottoposta a Golden Power e sostenuta da un finanziamento assistito da garanzia SACE; per una delle poche iniziative capaci di diversificare realmente il territorio, le risorse disponibili vengono dimezzate e il loro ripristino rinviato a una futura decisione di bilancio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">La continuità di ISAB è un interesse industriale e occupazionale evidente. Ma proprio l’intervento sul presente rende più urgente la domanda sul futuro: </span><span style="color: #000000;"><b>che cosa dovrà essere Priolo-Augusta nel 2040? </b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Dunkerque non offre una ricetta da copiare, ma mostra un metodo: trasformazione dell’esistente, nuove filiere, infrastrutture e formazione procedono insieme sotto un indirizzo pubblico strategico. Brindisi rappresenta un caso molto più limitato, ma nel vecchio sito chimico sta nascendo una produzione appartenente a una nuova catena del valore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">A Priolo-Augusta, invece, i progetti oggi più concreti riguardano ancora soprattutto l’adattamento delle attività esistenti. Non sono inutili: rispondono alla domanda “come continuare a produrre con ciò che abbiamo”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Resta però senza risposta la domanda successiva: </span><strong><span style="color: #000000;">che cosa costruiremo accanto a tutto questo e, un giorno, eventualmente al suo posto?</span></strong><span style="color: #000000;"> Era la fase che avrebbe dovuto aprirsi dopo lo studio Ambrosetti del febbraio 2025. Diciannove mesi dopo, ISAB ha un nuovo proprietario, il progetto della bioraffineria è in corso, l’idrogeno resta soprattutto legato alla decarbonizzazione dell’esistente e l’offshore, la più evidente possibilità di diversificazione, non ha ancora certezza delle risorse.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">A Dunkerque hanno progettato e realizzato il dopo mentre il presente esiste ancora; a Brindisi almeno un pezzo del dopo è già diventato un cantiere. A Priolo-Augusta il dopo resta ancora da progettare </span>e il tempo perduto comincia ormai a diventare parte del problema.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>SCHEDA 1</b></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;"><b>DUNKERQUE:</b></span><span style="color: #000000;"> i numeri di una riconversione industriale </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>Verkor”</b></i></span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> La gigafactory per la costruzione di batterie al litio inaugurata nel dicembre 2025 ha una capacità iniziale di 16 GWh l’anno e vede 1.200 posti di lavoro diretti e 3.000 indiretti. Verkor punta inoltre a raggiungere 50 GWh entro il 2030. Il progetto è stato sostenuto da una combinazione di capitali privati e risorse pubbliche francesi ed europee.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Fonte: </span><a href="https://verkor.com/en/verkor-reaches-a-decisive-milestone-and-opens-its-first-gigafactory/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>Verkor – inaugurazione della gigafactory di Dunkerque</u></span></a><span style="color: #000000;"> (comunicato 11/12/2025). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>ProLogium”</b></i></span><span style="color: #000000;"> – costruzione batterie allo stato solido. Il cantiere della nuova gigafactory è stato aperto nel febbraio 2026. La prima linea dovrebbe raggiungere 4 GWh nel 2030, salire a 12 GWh nel 2032 e il sito è dimensionato per un potenziale sviluppo fino a 48 GWh. L’azienda motiva esplicitamente la scelta di Dunkerque con la presenza di infrastrutture, collegamenti logistici, energia a basse emissioni e un ecosistema industriale sostenuto congiuntamente da soggetti pubblici e privati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Fonte: </span><a href="https://prologium.com/prologium-breaks-ground-on-dunkirk-gigafactory-in-france/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>ProLogium – apertura del cantiere della gigafactory</u></span></a><span style="color: #000000;"> (comunicato 10 /02 /2026).</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>Orano-XTC New Energy”</b></i></span><b> </b><span style="color: #000000;">– materiali per batterie</span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> La joint venture Neomat CAM, tra XTC New Energy e Orano, ha assunto nel marzo 2026 la decisione finale di investimento e ha avviato il cantiere. L’impianto, previsto in esercizio nel 2028, produrrà 40.000 tonnellate annue di materiali attivi di catodo (CAM)</span><span style="color: #000000;"><b>,</b></span><span style="color: #000000;"> sufficienti indicativamente per le batterie di circa 500.000 veicoli elettrici. L’investimento è di circa </span><span style="color: #000000;"><b>500 milioni di euro</b></span><span style="color: #000000;">. Il progetto costituisce la prima fase di una piattaforma industriale che potrebbe successivamente comprendere anche precursori di catodo e riciclo idrometallurgico dei materiali delle batterie.<br />
Fonti: </span><a href="https://www.orano.group/en/news/news-group/2026/march/xtc-new-energy-and-orano-announce-the-construction-of-their-first-battery-cathode-active-material-manufacturing-plant-in-northern-france" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>Orano – decisione finale d’investimento Neomat CAM</u></span></a><span style="color: #000000;">,(annuncio 03/05/2026),<br />
</span> <a href="https://www.orano.group/en/news/news-group/2026/mai/xtc-new-energy-and-orano-break-ground-on-construction-of-neomat-cam-the-future-battery-materials-plant-in-dunkirk" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>Orano – posa della prima pietra, (annuncio 29 maggio 2026</u></span></a></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>SUEZ”</b></i></span><span style="color: #000000;"><b> – riciclo delle batterie.</b></span><span style="color: #000000;"> Il gruppo SUEZ sviluppa nell’area portuale di Dunkerque un impianto dedicato al riciclo delle batterie agli ioni di litio e al recupero delle materie critiche. Il progetto comprende raccolta, smontaggio e trattamento delle batterie fino alla produzione di “black mass”, il concentrato contenente litio, nichel, cobalto, manganese e grafite destinato al successivo recupero dei materiali. Le autorizzazioni amministrative sono state ottenute e la decisione finale d’investimento è attesa nel corso del 2026.<br />
Fonte: </span><a href="https://www.dunkerque-port.fr/wp-content/uploads/2026/01/Dossier-de-presse-2026.pdf?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>Dunkerque-Port – Dossier de presse 2026</u></span></a><span style="color: #000000;"> (20/01/2026).</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<b>ArcelorMittal” </b></span><span style="color: #000000;">– trasformazione della siderurgia esistente. Nel febbraio 2026 è stato finalizzato un investimento di 1,3 miliardi di euro per un nuovo forno elettrico ad arco da circa 2 milioni di tonnellate annue, previsto in esercizio nel 2029, per la produzione di acciaio verde. Il progetto ha ricevuto sostegno pubblico e si inserisce nella decarbonizzazione di uno dei maggiori siti siderurgici francesi.<br />
</span><span style="color: #000000;">Fonte: </span><span style="color: #000000;"><u><a href="https://it.euronews.com/2026/02/11/arcelormittal-investe-13-miliardi-di-euro-per-produrre-acciaio-verde-a-dunkerque-in-franci?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Euronews Italia – ArcelorMittal investe 1,3 miliardi a Dunkerque</a> (</u></span><span style="color: #000000;">11 febbraio 2026).</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>Infrastrutture comuni”</b></i></span><span style="color: #000000;">. Dunkerque-Port indica oltre 1 miliardo di euro di investimenti RTE nelle reti elettriche, una futura rete condivisa per il trasporto dell’idrogeno, una rete interindustriale del calore, sistemi per il riutilizzo dell’acqua industriale e un hub per raccolta, liquefazione, stoccaggio ed esportazione della CO₂. È questo insieme di infrastrutture comuni che consente di parlare di un ecosistema industriale e non semplicemente di una somma di singoli investimenti.<br />
</span><span style="color: #000000;">Fonte: </span><span style="color: #000000;"><u><a href="https://www.dunkerque-port.fr/port-du-futur/port-decarbone/industries-decarbonees/?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Dunkerque-Port – infrastrutture e industrie decarbonizzate</a> (autorità portuale)</u></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>SNF Flocryl – chimica specializzata</b></i></span><span style="color: #000000;"><b>”.</b></span><span style="color: #000000;"> Il gruppo francese, leader mondiale nei polimeri idrosolubili, ha realizzato a Gravelines un nuovo stabilimento, entrato in produzione nel 2026. L&#8217;investimento iniziale di </span><span style="color: #000000;"><b>220 milioni di euro</b></span><span style="color: #000000;"> riguardava monomeri destinati all&#8217;industria cartaria, che contribuiscono anche alla produzione di carta riciclata. È già in corso un ampliamento da 60 milioni, destinato a prodotti per il trattamento delle acque con il quale a regime, sono previsti circa 100 occupati in totale.</span> <span style="color: #000000;">Va detto che</span> <span style="color: #000000;">non si tratta propriamente di industria verde, ma di un esempio di sviluppo della chimica specializzata, con applicazioni anche nell&#8217;economia circolare.</span> <span style="color: #000000;">La diversificazione industriale, infatti, non si esaurisce nelle tecnologie per la transizione energetica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Fonte: </span><a href="https://www.lagazettefrance.fr/article/gravelines-snf-entame-une-extension-de-son-site-de-production?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>SNF amplia lo stabilimento di Gravelines</u></span></a><span style="color: #000000;">. La Gazette Nord-Pas-de-Calais, 22 aprile 2026.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“<i><b>Formazione e occupazione”</b></i></span><span style="color: #000000;"><i>.</i></span><span style="color: #000000;"> Le autorità territoriali stimano circa 20.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 legati al ridispiegamento industriale dell’area e hanno già avviato programmi di orientamento e preparazione professionale. Fra le figure richieste vengono citati operatori di produzione, tubisti e tecnici di manutenzione.<br />
</span><span style="color: #000000;">Fonte: </span><span style="color: #000000;"><u><a href="https://info.lenord.fr/lindustrie-du-futur-recrute-deja-dans-le-dunkerquois?archive=0&amp;utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">Nord Info – L’industrie du futur recrute déjà dans le Dunkerquois</a> (articolo 12 / 11 /2024)</u></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>SCHEDA 2</b></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>DUNKERQUE: lo Stato francese nella pianificazione industriale</b></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Estratto dal sito del governo francese, 16 Gennaio 2023; traduzione dall’originale francese. “L&#8217;8 novembre 2022, il Presidente della Repubblica ha fissato un obiettivo per dimezzare le emissioni industriali francesi nel prossimo decennio. Per raggiungere questo obiettivo, la pianificazione ecologica è un metodo essenziale e nuovo, al fine di garantire coerenza tra gli sforzi richiesti dai produttori e l&#8217;implementazione delle soluzioni tecnologiche necessarie per la transizione ecologica nelle regioni: idrogeno, cattura di carbonio, calore rinnovabile, elettricità a basso contenuto di carbonio.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Con questo in mente, il Ministro Roland Lescure ha annunciato oggi la creazione di &#8220;Zone Industriali a Basso Carbonio&#8221; in cui lo Stato sosterrà finanziariamente il rapido dispiegamento delle tecnologie, infrastrutture e reti necessarie alla decarbonizzazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Queste zone sono pensate come pionieri nella decarbonizzazione dell&#8217;industria francese e come territori industriali &#8220;chiavi in mano&#8221; per le aziende che desiderano investire nella transizione ecologica, al fine di renderle una leva fondamentale per la reindustrializzazione verde.<br />
A seguito della convocazione ZIBAC per i progetti, da France 2030, </span><span style="color: #000000;"><b>il Governo ha selezionato i progetti nei bacini industriali di Dunkerque e Fos-sur-Mer per diventare le prime due &#8220;Zone Industriali a Basso Carbonio&#8221; (ZIBAC).”</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Fonti: </span><span style="color: #000000;"><u><a href="https://www.info.gouv.fr/actualite/france-2030-annonce-des-zones-industrialo-portuaires-de-dunkerque-et-de-fos-sur-mer-laureates-de-l?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener">France 2030 – Dunkerque tra le zone industriali prioritarie</a> (sito governativo)</u></span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><a href="https://www.institutmontaigne.org/publications/dunkerque-laboratoire-dun-renouveau-industriel?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #000000;"><u>Institut Montaigne – Dunkerque, laboratorio del rinnovamento industriale</u></span></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CGIL, ultima chiamata: se non vince, sparisce</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/07/04/cgil-ultima-chiamata-se-non-vince-sparisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 07:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Precariato]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è tenuta giovedì l’assemblea generale della Cgil, apertasi con la relazione del segretario Franco Nardi. Il suo resoconto partiva da un documento predisposto dall’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil nazionale. Tutti i contributi che perverranno da ogni provincia e regione verranno sintetizzati a Roma in una documentazione da presentare al prossimo congresso nazionale. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta giovedì l’assemblea generale della Cgil, apertasi con la relazione del segretario Franco Nardi. Il suo resoconto partiva da un documento predisposto dall’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil nazionale. Tutti i contributi che perverranno da ogni provincia e regione verranno sintetizzati a Roma in una documentazione da presentare al prossimo congresso nazionale.</p>
<p>Il titolo del documento è abbastanza eloquente: <strong>“Una e indivisibile. L’Italia riparte dal Mezzogiorno”. </strong></p>
<p>La relazione del segretario, infatti, non poteva partire se non con l’evidenza della lotta al &#8220;lavoro povero&#8221; e <strong>la necessità di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e dignitoso per Siracusa</strong>, conducendo un&#8217;analisi critica delle attuali condizioni di lavoro e di vita, citando la sanità sempre più privatizzata, con tanti lavoratori che non possono permettersi cure adeguate e sottolineando la necessità di una forte valorizzazione delle risorse locali che non mancano in vari settori come l’agricoltura. Una parte significativa del dibattito che ne è seguito ha riguardato<strong> vari aspetti della contrattazione, oggi in crisi per l’unità sindacale con Cisl e Uil, venuta meno</strong> perché queste si volgono a favore di posizioni filogovernative, tanto che è da tempo che alcune categorie della Cgil <strong>non firmano accordi perché giudicati troppo inadeguati</strong> rispetto a quelli sottoscritti dalle altre due organizzazioni.</p>
<p>Una discussione accesa è stata quella sulla transizione ecologica, con il quesito se la Cgil abbia effettivamente peso su ciò che decidono le imprese in zona industriale. Sappiamo che la direttiva europea sulle emissioni industriali (Ied) è il punto di partenza per il controllo delle emissioni inquinanti, imponendo a tutti gli impianti di raffinazione di operare in base ad autorizzazioni fondate sull&#8217;uso delle migliori tecniche disponibili (Bat). Così <strong>le raffinerie devono costantemente aggiornare i propri processi per ridurre al minimo l&#8217;impatto ambientale</strong>. Su ciò il sindacato ha piena conoscenza tecnica e continua, vigila?</p>
<p>Un esempio emblematico è stato quello di febbraio del 2020 del Simage. Questo Sistema Integrato di Monitoraggio Ambientale e Gestione delle Emergenze era stato approvato dall&#8217;Ars (fatto unico perché partito dal deputato Cinque Stelle Giorgio Pasqua trovò il consenso della maggioranza). Era già stato introdotto con ottimi risultati anni prima al sito di Porto Marghera, accettato anche dagli industriali. Il sistema mirava a creare una rete integrata di controllo della qualità dell&#8217;aria, raccogliendo in un unico centro gestito dall&#8217;Arpa i dati di tutti i sensori pubblici e privati (alle fonti come camini, vasche, ecc.) per risalire in tempo reale a &#8220;chi, con cosa e da dove stava inquinando&#8221; (da non confondere con il sistema delle esistenti centraline che informano su alcuni parametri in aria). Ma allora ci fu una levata di scudi da parte di amministratori insieme a Confindustria, con ragioni fuorvianti. Si oppose il sindaco Gianni dichiarando: &#8220;non basta conoscere il momento e il luogo delle emissioni, occorre intervenire con azioni concrete, come le bonifiche.&#8221; (?)</p>
<p>Ora ci si chiede: <strong>cosa abbia fatto allora la Cgil? Perché non osò schierarsi?</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41871 size-full" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot.jpg 720w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>Un altro tema attuale e discusso è stato il cambiamento climatico, di cui soffrono tutti, oltre ai lavoratori e ai pensionati. Si è parlato anche <strong>della creazione, con lavoratori immigrati, di un coordinamento sull’immigrazione, una grande novità richiesta dal nazionale</strong>, e su questa questione <strong>non si può pensare a un collegamento con l’esistente No Cap (ente del Terzo Settore nato su iniziativa di Yvan Sagnet per contrastare il caporalato e promuovere una filiera agricola etica, sostenibile e libera dallo sfruttamento)?</strong></p>
<p>Ciò significherebbe un aiuto nel favorire collegamenti tra imprese agricole aderenti a No Cap e cooperative commerciali nel resto d’Italia, facendo partire un volano di giustizia.</p>
<p>Il tutto si è concluso con l&#8217;intervento di Francesco Lucchesi della segreteria regionale. Egli è partito da un dato principale: la Cgil sta cambiando la sua organizzazione; ciò spiega il dibattito sui documenti diversi regione per regione, legati al territorio dove si vive. Egli ha ammesso che &#8220;<strong>l’organizzazione è stanca, stressata e sola</strong>&#8221; perché ha speso tante energie nella raccolta firme sui vari referendum (autonomia differenziata, ecc.).</p>
<p>Il segretario ha ampiamente ragione, un’ultima notizia lo conferma. Ci riferiamo al congresso che sta svolgendo la Uil.</p>
<p>Qui <strong>la Meloni ha ottenuto un grande e lungo applauso al suo ingresso</strong> che è continuato nella sua relazione quando ha dichiarato che <strong>chi organizza scioperi generali contro le leggi di bilancio del suo governo e altre decisioni governative antepone posizioni ideologiche ai veri interessi dei lavoratori</strong> (stoccata contro la Cgil di Landini).</p>
<p>Noi ci chiediamo: chi decide quali sono gli interessi dei lavoratori? <strong>Non c’è forse un pensiero all’idea del sindacato fascista (quando quelli esistenti erano organi dello Stato)?</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-41874 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1024x461.jpg" alt="" width="618" height="278" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1024x461.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-300x135.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-768x346.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1536x691.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071.jpg 1600w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>La Meloni, a quel congresso, ribadendo la posizione contraria al salario minimo legale e ad altro su cui la Uil aveva lottato insieme alla Cgil, <strong>ottenendo un nuovo applauso, ha dimostrato platealmente la posizione supina della Uil al suo governo certamente contrario ai lavoratori, pensionati</strong>.</p>
<p>Infatti, se passiamo al Pnrr, troviamo un’altra circostanza negativa per il sud. Difatti, <strong>il 40% delle risorse era destinato al mezzogiorno</strong>, ma in tanti settori ciò non è avvenuto: ad esempio, per le politiche attive del lavoro, al Sud è andato solo il 32% dei fondi, e la Corte dei Conti ha rilevato che il Mezzogiorno ha subito tagli per 1,28 miliardi di euro, pari al 28,4% del totale dei definanziamenti nazionali, mentre considerando anche Sicilia e Sardegna i tagli superano i 2 miliardi di euro e il rischio paventato è che, se il trend continuerà, <strong>il Sud potrebbe perdere complessivamente fino a 18 miliardi di euro entro il 2026</strong>.</p>
<p>Due sono le narrative principali: da un lato, <strong>il governo nega qualsiasi intenzione di penalizzare il Mezzogiorno, attribuendo i tagli a problemi tecnici</strong>, sostenendo che il rispetto della quota del 40% è stato mantenuto e che i maggiori definanziamenti sarebbero dovuti ai ritardi nella capacità di spesa degli enti locali meridionali; dall&#8217;altro, l&#8217;opposizione e la Cgil contestano questa versione, indicando precisi atti normativi del governo come i tagli a fondi specifici (il fondo per la perequazione infrastrutturale ridotto da 4,4 miliardi a 891 milioni di euro, la decontribuzione con un taglio di oltre 5 miliardi, il fondo per lo Sviluppo e la Coesione tagliato di 2,4 miliardi), la critica alla decisione di una ZES unica che comporta rallentamenti burocratici e i tagli a progetti infrastrutturali strategici come l&#8217;Alta Velocità. <strong>Si sostiene così che questi non sono episodi isolati, ma la prova di un governo &#8220;anti-meridionalista&#8221;, come ha affermato il presidente della Svimez parlando di un governo che frena il Sud in una logica leghista. </strong></p>
<p>Concludiamo che, davanti a questa oscura realtà, l’unico sindacato indipendente con tutti i suoi limiti rimane la Cgil. Essa, rispetto ad altre organizzazioni d’opposizione (partiti, associazioni), riesce a mobilitare e a riempire grandi piazze.</p>
<p>La Cgil in questa critica al &#8220;lavoro povero&#8221; e alle grandi diseguaglianze di condizioni a Siracusa dovrà dare seguito a un’ampia proposta per <strong>costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile</strong> basato su investimenti mirati, una transizione ecologica giusta, la valorizzazione integrata delle risorse territoriali, ecc.</p>
<p>È un compito gravoso. <strong>Riuscirà a rappresentare le fasce sempre più deboli della società?</strong></p>
<p>La risposta ovvia è: o la Cgil riesce, anche se parzialmente nei suoi propositi, o verrà cambiata, fagocitata e sparirà come <strong>quel sindacato di lotta nato nel 1906</strong> e le grandi manifestazioni rimarranno uno storico ricordo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il sindaco che bocciò il SIMAGE ora chiede i controlli. L&#8217;aria uccide, la politica litiga</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/27/il-sindaco-che-boccio-il-simage-ora-chiede-i-controlli-laria-uccide-la-politica-litiga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 17:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
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		<category><![CDATA[g. carta]]></category>
		<category><![CDATA[p. gianni]]></category>
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					<description><![CDATA[I miasmi che da settimane avvolgono Priolo Gargallo rappresentano l&#8217;ultimo, grave capitolo di una convivenza cinquantennale tra la popolazione e il polo industriale. Una convivenza che, come sottolinea il sindaco Pippo Gianni, aveva già imposto odori e disagi, ma mai con una persistenza e un&#8217;intensità così violente e continue, ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Le esalazioni, storicamente &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I miasmi che da settimane avvolgono Priolo Gargallo rappresentano l&#8217;ultimo, grave capitolo di una convivenza cinquantennale tra la popolazione e il polo industriale. Una convivenza che, come sottolinea il sindaco Pippo Gianni, aveva già imposto odori e disagi, ma mai con una persistenza e un&#8217;intensità così violente e continue, ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Le esalazioni, storicamente legate alle attività di raffinazione e chimica del comprensorio – che vanta la più alta capacità di raffinazione in Italia con i complessi ISAB Nord e Sud, la raffineria Augusta Sonatrach, la Sasol, le centrali Enel di Priolo e Augusta e l&#8217;impianto IGCC – sono state analizzate dall&#8217;Arpa. I modelli di dispersione indicano due possibili sorgenti, spesso combinate: la raffineria ISAB Sud, attraversata dalle masse d&#8217;aria meridionali, dove sono stati rilevati picchi di idrogeno solforato oltre la soglia olfattiva e concentrazioni di etanolo; e le operazioni di carico e scarico delle navi petroliere, in particolare una che ha scaricato 130.000 tonnellate di greggio, rilasciando forti odori di idrocarburi. I numeri sono eloquenti: tra il 1° e il 13 giugno il sistema NOSE ha registrato 714 segnalazioni, concentrate a Melilli, Priolo e Siracusa, per il 64% riconducibili a idrocarburi e per il 21% a zolfo; le rilevazioni hanno fatto emergere picchi di biossido di zolfo, benzene e idrocarburi non metanici con punte superiori a 1.100 microgrammi per metro cubo.</p>
<p>La Procura di Siracusa ha aperto un&#8217;inchiesta, mentre il sindaco Gianni ha rotto gli indugi chiedendo misure mai sentite prima. Bisogna ricordare che questa frazione di Siracusa chiese a gran voce l’autonomia ottenuta, la nuova amministrazione avrebbe dovuto curare con più attenzione la salute di quella frazione ingigantitasi a pochi metri dalla nascente fabbrica. Ciò andava contro qualsiasi logica di salubrità, ma gli interessi politici erano troppi. Ciò ostacolò l’obiettivo di trasferire i priolesi, cosa che non fu per Marina di Melilli interamente rasa al suolo. A pagare fu ed ancora è la cittadinanza, con morti e una salubrità compromessa. Ora il sindaco chiede una piena chiarificazione per individuare con certezza il problema, e sollecita il Ministero, la Regione e la Procura a una revisione straordinaria delle Autorizzazioni Integrate Ambientali, il potenziamento della rete di monitoraggio e un tavolo tecnico permanente.</p>
<p>È su questo terreno che si innesta la dimensione politica della vicenda. L&#8217;approccio di Gianni – lineare, duro, provocatorio – si scontra frontalmente con quello dell&#8217;onorevole Giuseppe Carta, sindaco di Melilli e deputato regionale del Mpa, che ha bollato come &#8220;plateali e inutili&#8221; le richieste di chiusura, rivendicando invece un metodo pragmatico e istituzionale, fatto di prescrizioni più stringenti già ottenute in passato – come la copertura delle vasche dei depuratori – e di proposte concrete, come l&#8217;uso di fondi regionali per controlli indipendenti con aumento del personale dell’Arpa. La rivalità, però, non nasce con i miasmi: affonda le radici nei mesi precedenti, quando Gianni, messo sotto pressione dall&#8217;opposizione guidata dal Mpa di Carta, bloccò l&#8217;approvazione del Bilancio comunale, provocando lo scioglimento del Consiglio e il suo governo solitario. Ora la contesa si è trasferita sul piano ambientale, con sullo sfondo la competizione per lo stesso bacino elettorale in vista delle regionali del 2027, dove Carta punta alla riconferma e Gianni pianifica il ritorno.</p>
<p>Un tassello decisivo per comprendere questo duello è la vicenda del SIMAGE, il Sistema Integrato Monitoraggio Ambientale Gestione delle Emergenze, approvato dall&#8217;Ars nel febbraio 2020 su proposta del deputato M5S Giorgio Pasqua. Modellato su esperienze come quella di Porto Marghera, dove fu accettato dagli industriali, il sistema mirava a creare una rete integrata di controllo della qualità dell&#8217;aria nei poli siciliani, raccogliendo in un unico centro gestito dall&#8217;Arpa i dati di tutti i sensori pubblici e privati per risalire in tempo reale a &#8220;chi, con cosa e da dove sta inquinando&#8221;. Gianni si schierò allora contro, definendolo &#8220;un sistema ormai superato&#8221;: non per ragioni tecnologiche, ma perché riteneva che &#8220;non basta conoscere il momento e il luogo delle emissioni, occorre intervenire con azioni concrete, come le bonifiche&#8221;, e invitò Pasqua a organizzare un incontro con il ministro per discutere seriamente di bonifiche.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="7BLMqrNMaE"><p><a href="https://www.lacivettapress.it/2020/03/07/sterili-opposizioni-al-simage-utile-sistema-antinquinamento/">STERILI OPPOSIZIONI AL SIMAGE, UTILE SISTEMA ANTINQUINAMENTO</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“STERILI OPPOSIZIONI AL SIMAGE, UTILE SISTEMA ANTINQUINAMENTO” — La Civetta di Minerva" src="https://www.lacivettapress.it/2020/03/07/sterili-opposizioni-al-simage-utile-sistema-antinquinamento/embed/#?secret=LBndPjvwpj#?secret=7BLMqrNMaE" data-secret="7BLMqrNMaE" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Oggi, però, in piena emergenza miasmi, il sindaco chiede esattamente ciò che il SIMAGE avrebbe permesso: individuare con certezza la fonte, proponendo di fermare e riavviare gli impianti uno per uno. Il paradosso è evidente e Carta può facilmente rinfacciargli di aver osteggiato lo strumento che oggi di fatto reclama. Gianni si difende sostenendo che senza un parallelo impegno sulle bonifiche il SIMAGE sarebbe stato un surrogato, ma la sua posizione appare controversa e alimenta ulteriormente la polemica.</p>
<p>Noi non possiamo tacere sull&#8217;assoggettamento della popolazione priolese, che allora non ne capì l’importanza. Oggi è ancora troppo legata e condizionata, scende in piazza timidamente davanti a queste profanazioni dei diritti costituzionali che continuano da decine di anni.</p>
<p>Ben diversa fu la reazione a Marghera, dove il conflitto sociale riportò risultati concreti. La popolazione apparve compatta e insieme alle associazioni ambientaliste, aprì un lungo scontro anche contro tutti i partiti, dalla Lega a quelli della sinistra.</p>
<p>A Priolo, invece, l&#8217;emergenza ambientale si intreccia con le ambizioni e le strategie di due amministratori, in un duello che unisce la necessità di fare chiarezza sulle emissioni alla tensione politica di una partita che si gioca tra consigli comunali, interrogazioni parlamentari e future urne, mentre i cittadini continuano a respirare un&#8217;aria che di normale non ha più nulla.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miasmi, più dati ma poche certezze. Il nuovo report ARPA non scioglie i nodi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/23/miasmi-piu-dati-ma-poche-certezze-il-nuovo-report-arpa-non-scioglie-i-nodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 20:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
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		<category><![CDATA[Salubrità]]></category>
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		<category><![CDATA[Nose]]></category>
		<category><![CDATA[Alert]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=41592</guid>

					<description><![CDATA[A pochi giorni dalla pubblicazione del report ARPA relativo al periodo 1-13 giugno, l&#8217;Agenzia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un nuovo aggiornamento che estende il monitoraggio fino al 18 giugno. I nuovi dati ovviamente confermano che il fenomeno odorigeno che da settimane interessa l&#8217;area industriale siracusana non si è esaurito. Le segnalazioni dei cittadini &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla pubblicazione del report ARPA relativo al periodo 1-13 giugno, l&#8217;Agenzia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un nuovo aggiornamento che estende il monitoraggio fino al 18 giugno. I nuovi dati ovviamente confermano che il fenomeno odorigeno che da settimane interessa l&#8217;area industriale siracusana non si è esaurito.</p>
<p>Le segnalazioni dei cittadini continuano ad arrivare attraverso il sistema NOSE e nei giorni compresi tra il 14 e il 18 giugno si sono registrati ulteriori episodi che hanno richiesto l&#8217;intervento dei tecnici ARPA, della Protezione Civile e delle amministrazioni locali.</p>
<p>Più che fornire risposte, tuttavia, il nuovo report sembra aggiungere ulteriori tasselli ad un quadro che resta complesso. Cresce la mole di dati disponibili, aumentano le segnalazioni e gli episodi oggetto di approfondimento, ma non emerge ancora una spiegazione univoca capace di ricondurre gli eventi odorigeni ad una sorgente chiaramente identificata. Non vengono formulate indicazioni sull&#8217;eventuale origine del fenomeno.</p>
<p>Nel precedente articolo avevamo evidenziato come i dati strumentali e la geografia delle segnalazioni sembrassero seguire percorsi differenti. Da un lato i maggiori picchi di idrocarburi non metanici erano stati registrati dalla centralina Augusta-Marcellino; dall&#8217;altro gli alert e gran parte delle segnalazioni dei cittadini risultavano concentrati soprattutto tra Priolo e Melilli.</p>
<p>Il nuovo report segnala tre alert (scheda 1) ad Augusta, che fino al 13 giugno non ne aveva registrato alcuno. Nel medesimo periodo si registrano inoltre un alert a Melilli e quattro a Priolo. Complessivamente, dal 1° giugno, Priolo risulta il comune con il maggior numero di alert (7), seguito da Augusta (3) e Melilli (2). Priolo registra anche il maggior numero di singole segnalazioni per un totale di 483.</p>
<p>Si impennano le segnalazioni, che raggiungono quota 1.435 con un incremento di 721 rispetto alle 714 registrate nei precedenti tredici giorni. Gli utenti del NOSE continuano a percepire gli odori come provenienti principalmente da idrocarburi e zolfo. Colpisce l’incremento di Augusta che passa in sei giorni da 61 segnalazioni a 283, anche se non si può escludere che questo salto sia legato magari ad una crescita di confidenza dei cittadini nell’utilizzo dello strumento NOSE.</p>
<p>Vale la pena osservare che le centraline nell’Augustano mantengono valori alti di idrocarburi non metanici; il giorno 15 giugno nella stazione sita entro la citta di Augusta alle ore 02:00, il giorno 16 giugno alle ore 18:00 e il giorno 17 giugno alle ore 16:00, si sono registrati rispettivamente valori pari e 624,64 microgrammi/m3, 944,77 microgrammi/m3, 1590,07 microgrammi/m3. Questa stazione, diversa da Augusta Marcellno, è sita a nord dell’area industriale e risulta alla stessa altezza di Augusta Marcellino, ma posizionata più ad Est; ricordiamo che Augusta Marcellino è la stazione che i giorni precedenti aveva registrato alti valori di idrocarburi.</p>
<p>Peraltro nella stazione di SR-Belvedere sita in direzione opposta a sud della zona industriale il giorno 15 giugno alle ore 12:00 e il giorno 16 giugno alle ore 04:00 si sono registrati valori di idrocarburi non metanici rispettivamente pari a 456,9 microgrammi/m3 e 723,5 microgrammi/m3</p>
<p>Come si può constatare il nuovo aggiornamento non sembra sciogliere i precedenti nodi. Al contrario, il fenomeno continua a manifestarsi in aree differenti e con caratteristiche che sembrano non consentire, almeno allo stato delle informazioni pubblicate, l’individuazione di una correlazione evidente e costante tra i diversi elementi raccolti.</p>
<p>Già nei precedenti documenti ARPA Sicilia aveva dato conto di un&#8217;intensa attività di controllo sul territorio, con sopralluoghi negli impianti industriali, campionamenti e acquisizione di documentazione tecnica. Il nuovo aggiornamento conferma che l&#8217;attività istruttoria prosegue e che l&#8217;analisi delle informazioni raccolte è tuttora in corso.</p>
<p>Lo stesso documento precisa infatti che le verifiche sui dati acquisiti continuano e che restano attesi gli esiti delle analisi chimiche sui campioni d&#8217;aria prelevati durante gli episodi odorigeni con canister e sacche in Nalophan; le analisi olfattometriche finora disponibili restituiscono valori dell&#8217;ordine di 87 ouE/m³, ampiamente inferiori al valore di riferimento di 300 ouE/m³ richiamato nei documenti tecnici.</p>
<p>Un elemento emerge infine dalla lettura dei documenti pubblicati dall&#8217;Agenzia. Nei report vengono descritti numerosi sopralluoghi con accesso agli impianti. Vengono richiamate richieste di dati ai gestori, controlli su torce, serbatoi, aree di stoccaggio, pontili e altre infrastrutture industriali. Tuttavia i nomi degli stabilimenti interessati dai controlli non vengono mai indicati.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;attenzione resta concentrata sugli esiti delle analisi ancora in corso, dalle quali potrebbero arrivare gli elementi più utili per comprendere la natura e l&#8217;origine dei fenomeni odorigeni segnalati nel territorio.</p>
<p><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p>L&#8217;Alert è una condizione che si attiva automaticamente quando, in una determinata area e in un intervallo di tempo prestabilito, il sistema NOSE registra un numero di segnalazioni di molestie olfattive superiore a una soglia prefissata. L&#8217;attivazione dell&#8217;Alert fa scattare le procedure previste dal protocollo operativo, che possono comprendere l&#8217;avvio dei campionatori automatici (Odorprep), l&#8217;attivazione dei tecnici ARPA Sicilia, sopralluoghi sul territorio e ulteriori attività di monitoraggio e verifica finalizzate all&#8217;individuazione delle possibili sorgenti delle emissioni odorose.</p>
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		<title>Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c&#8217;è il fantasma</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/21/oltre-sei-volte-il-limite-ma-nessuno-sa-la-fonte-della-puzza-si-ripete-il-copione-ce-il-fantasma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 19:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi Odorprep]]></category>
		<category><![CDATA[canister]]></category>
		<category><![CDATA[Nalophan]]></category>
		<category><![CDATA[Arpa]]></category>
		<category><![CDATA[Nose]]></category>
		<category><![CDATA[NMHC]]></category>
		<category><![CDATA[H2s]]></category>
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					<description><![CDATA[Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori. Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l&#8217;1 e il 13 giugno &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori.</p>
<p>Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l&#8217;1 e il 13 giugno 2026 offre una fotografia dettagliata di quanto accaduto nell&#8217;area AERCA di Siracusa. Una fotografia che ovviamente conferma l&#8217;esistenza di un fenomeno odorigeno persistente, ma che lascia ancora aperta la domanda più importante: da dove provengono realmente gli odori che da settimane vengono segnalati dai cittadini?</p>
<p>I dati raccolti dal sistema NOSE parlano chiaro. Le segnalazioni complessive sono state 714. I comuni più interessati risultano Melilli con 216 segnalazioni, Priolo con 209, Siracusa con 127 e Floridia con 91. Augusta si ferma invece a 61 segnalazioni.</p>
<p>Anche gli alert raccontano una storia precisa. Dei quattro eventi registrati col NOSE nel periodo, tre si verificano a Priolo e uno a Città Giardino. Nessun alert interessa Augusta.</p>
<p>Le descrizioni fornite dai cittadini col NOSE sono sostanzialmente omogenee: prevalgono odori percepiti come idrocarburi e zolfo.</p>
<p>Parallelamente, le centraline della rete di monitoraggio ambientale evidenziano alcuni dati particolarmente significativi.</p>
<p>La stazione Augusta-Marcellino registra i valori più elevati di idrocarburi non metanici (NMHC) dell&#8217;intero periodo: 1.196 microgrammi per metro cubo il primo giugno, 949 il 3 giugno, 776 il 4 giugno e 853 il 10 giugno, valori molto superiori alla soglia di riferimento di 200 microgrammi per metro cubo. Nei giorni 1, 3 e 4 giugno si sono inoltre registrati superamenti della soglia dell&#8217;idrogeno solforato (H2S), con valori rispettivamente di 10, 15,4 e 9,8 microgrammi per metro cubo.</p>
<p>Se si effettua un controllo incrociato con le segnalazioni del sistema NOSE emerge un dato interessante. Il 3 giugno, giornata in cui la centralina <strong>Augusta-Marcellino</strong> registra uno dei maggiori picchi di NMHC dell&#8217;intero periodo, il comune di Melilli, situato a sud-ovest dell&#8217;area Marcellino, totalizza 44 segnalazioni, uno dei valori giornalieri più elevati dell&#8217;intero report. Si tratta certamente di un elemento che merita attenzione. Tuttavia, la stessa corrispondenza non emerge con analoga evidenza negli altri giorni caratterizzati dai picchi registrati dalla centralina. Inoltre, in assenza di dati puntuali sulla direzione e intensità dei venti nelle ore considerate, non è possibile stabilire se vi sia un effettivo collegamento tra le anomalie strumentali registrate a Marcellino e le segnalazioni NOSE provenienti da Melilli.</p>
<p>Il documento ARPA, accanto ai rilievi effettuati dalla stazione Augusta-Marcellino, riporta però altri elementi che sembrano indirizzare l&#8217;attenzione verso una diversa area del polo industriale. Dei quattro eventi di alert registrati nel periodo, tre si verificano infatti a <strong>Priolo e uno a Città Giardino</strong>. Inoltre, le analisi delle retrotraiettorie elaborate durante alcuni episodi odorigeni attraversano l&#8217;area industriale di Priolo, mentre i campionamenti straordinari e gran parte delle verifiche svolte da ARPA interessano l&#8217;area industriale immediatamente adiacente al centro abitato priolese. Nel report l&#8217;Agenzia sottolinea che durante gli eventi le velocità del vento erano comprese tra la bava di vento e la brezza leggera. In queste condizioni le sorgenti emissive possono essere considerate prossime alle aree interessate dalle segnalazioni NOSE anche se non può essere considerata una prova definitiva.</p>
<p>Si delinea così un quadro che presenta ancora aspetti non del tutto chiariti. Da un lato le maggiori anomalie strumentali sugli idrocarburi non metanici e l’idrogeno solfotrato vengono registrate nell&#8217;area di Augusta-Marcellino; dall&#8217;altro gli alert, i campionamenti e gran parte del disagio percepito dalla popolazione risultano concentrati nel territorio di Priolo. Comprendere il rapporto tra questi due elementi rappresenta probabilmente la chiave per individuare le effettive sorgenti delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.</p>
<p>Su successivo documento pubblicato il 18 giugno emerge un&#8217;intensa attività ispettiva dell’ARPA. I tecnici dell&#8217;Agenzia hanno effettuato campionamenti lungo la SS114, sopralluoghi nelle aree di San Focà e della marina di Priolo, accessi presso diversi stabilimenti industriali, verifiche su torce, serbatoi in bonifica, aree di stoccaggio e condizioni operative degli impianti.</p>
<p>In almeno un caso è stato accertato un evento imprevisto che aveva comportato l&#8217;attivazione di una torcia. In altri casi ARPA ha acquisito documentazione tecnica e richiesto relazioni ai gestori.</p>
<p>Tuttavia, il documento non individua alcuna sorgente responsabile. Al contrario, precisa che l&#8217;analisi dei dati raccolti e delle informazioni acquisite è ancora in corso. ARPA ha infatti effettuato numerosi campionamenti durante gli episodi segnalati dai cittadini utilizzando sistemi Odorprep, canister e sacche in Nalophan. I risultati di queste analisi, non ancora pubblicati, potrebbero fornire il tassello mancante per comprendere l&#8217;origine delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Salute e appalti: la provincia malata alza la voce. Non più morti per “progresso” – la Cgil chiede leggi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/05/16/salute-e-appalti-la-provincia-malata-alza-la-voce-non-piu-morti-per-progresso-la-cgil-chiede-leggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 18:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte di leggi]]></category>
		<category><![CDATA[disagio psichico]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<category><![CDATA[speranza di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Adhi]]></category>
		<category><![CDATA[tasso di mortalità evitabile]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale. C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi: 1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente; &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale.</p>
<p><strong>C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi</strong>:</p>
<p>1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente;</p>
<p>2) più tutele per i lavoratori autonomi, “basta sfruttare le Partite IVA”;</p>
<p>3/4) maggiore responsabilità dei committenti privati e anche pubblici, su salute, sicurezza, salari e diritti;</p>
<p>5) contro gli appalti illeciti prevedere assunzioni dirette;</p>
<p>6) introdurre un limite alle catene di subappalti;</p>
<p>7) garantire il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori.</p>
<p><strong>La proposta di legge sulla sanità chiede</strong> che il finanziamento del Fondo sanitario nazionale non sia inferiore al 7,5% del PIL. È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute, e assicurare il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti). Occorre garantire i tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. La salute degli anziani è una priorità del Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con copertura pubblica, universale e uniforme; servono politiche specifiche per rispondere ai bisogni delle persone non autosufficienti.</p>
<p>Se osserviamo la nostra situazione provinciale, troviamo una <strong>complessa emergenza sanitaria</strong>, caratterizzata da <strong>bassa speranza di vita, alta incidenza di tumori e crescente disagio mentale</strong>.</p>
<p>I dati del Sole 24 Ore da anni indicano una speranza di vita tra le più basse: per gli uomini è di 79,6 anni contro una media nazionale di 81,8; per le donne di 83,4 anni (media nazionale 85,5/86). <strong>Nascere a Siracusa significa avere in media una prospettiva di vita inferiore di circa 3-4 anni rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord, ed è la più bassa di tutta la Sicilia.</strong></p>
<p>Il legame tra l’incidenza dei tumori nell’area del polo industriale – che include Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa – è storicamente documentato.</p>
<p>I dati più dettagliati degli ultimi dieci anni mostrano un quadro chiaro: l’incidenza è più alta in entrambi i sessi proprio in questi Comuni, con <strong>Augusta che si conferma al tasso più alto</strong>. Però al di là di questi picchi locali, <strong>il tasso complessivo della provincia di Siracusa è storicamente inferiore alla media nazionale (così si giustificano le istituzioni)</strong>. Perché lamentarsi? Tuttavia, la provincia ha il più alto tasso di mortalità per tumore nella fascia d’età 20-64 anni e i tassi di mortalità per cancro sono in crescita. Inoltre, mostra un <strong>alto tasso di mortalità evitabile (decessi sotto i 75 anni che potrebbero essere prevenuti con migliori condizioni socio-sanitarie), posizionandosi al 105° posto su 107 provincie.</strong></p>
<p>Scorrendo i dati, emerge un declino generale della qualità della vita. I noti fattori di stress socio-economico (disoccupazione, specie quella giovanile, alto numero di ISEE bassi, dispersione scolastica, ecc.) portano a conseguenze spesso non evidenziate. È il caso <strong>dell’alto consumo di psicofarmaci nella provincia, specie a Siracusa</strong>: gli esperti lo interpretano come un campanello d’allarme per un <strong>diffuso disagio psichico</strong> non adeguatamente prevenuto. Il consumo di farmaci <strong>ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività),</strong> specialmente tra i più giovani, è quasi <strong>cinque volte superiore alla media nazionale</strong>.</p>
<p>L’aumento riguarda soprattutto bambini e adolescenti. La causa principale è una prevenzione carente: i pazienti arrivano ai servizi specialistici quando la situazione è già grave e a quel punto il farmaco diventa l’unica strada percorribile. In pratica, il dato sui <strong>psicofarmaci è la spia di un grande bisogno di salute mentale nel territorio, non intercettato per tempo a causa di liste d’attesa lunghissime e mancanza di specialisti.</strong> Le strutture, l’intero sistema, sono in seria difficoltà.</p>
<p>Sebbene non ci siano studi che permettano una correlazione diretta, possiamo affermare che lo stress ambientale e sociale – presente da decenni e legato a occupazione, istituzioni locali ed emergenza sanitaria – contribuisce alla situazione. Diventando cronico, è terreno fertile per la salute mentale: incertezza lavorativa, degrado ambientale, mancanza di prospettive sono fattori di rischio che portano a <strong>disturbi d’ansia e depressione, in aumento tra i giovani, ma presenti anche nelle fasce d’età più avanzate</strong>. C’è un’emergenza sommersa. L’alto consumo di psicofarmaci viene descritto come sintomo di un malessere collettivo che affonda le radici in fragilità sociali ed economiche ancora irrisolte. I dati non dicono che l’inquinamento causa la depressione, ma disegnano un quadro in cui un ambiente già pesante per la salute fisica – con l’alto tasso di tumori – si combina con un contesto socio-economico difficile e un sistema di cure pubbliche in affanno.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-40708 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Il risultato è una popolazione più esposta al disagio psichico e con meno strumenti per prevenirlo.</strong></p>
<p>Recentemente una ricerca sostenuta dall’Istituto Nazionale sull’Abuso di Droga ha rilevato che chi fa uso di Ritalin (tra i farmaci più prescritti per <strong>ADHD</strong>) “ha mostrato la più alta percentuale di abuso di cocaina”.</p>
<p>Poi se diamo uno sguardo alle campagne, uno studio effettuato a Francofonte – un’analisi scientifica del registro tumori di Siracusa – ha rilevato <strong>eccessi significativi di linfomi non Hodgkin nei maschi, con percentuali superiori a quelle nazionali</strong>. Il nesso scientifico è con i <strong>pesticidi, in particolare atrazina e fenossiacidi</strong>.</p>
<p>Lo stesso studio ha evidenziato tumori vescicali e leucemie anche a Lentini. Entrambi i Comuni hanno forte vocazione agricola e l’elevato tasso di linfomi è attribuito all’esposizione professionale a questi prodotti chimici.</p>
<p>In sintesi, tra zona industriale (tumori a polmoni, mesotelioma, mammella, vescica, pancreas e altri) e area agricola (linfomi non Hodgkin e leucemia da pesticidi), <strong>la provincia si presenta interamente malata con bisogno di massiccia prevenzione</strong>.</p>
<p>Possiamo affermare che i dati ufficiali del Sole 24 Ore collegano salute e sicurezza, inquinamento e depressione, sicurezza sui luoghi di lavoro, portando la provincia stabilmente al 106° posto su 107. Un tempo non era così. Ma per trovare la posizione migliore della provincia <strong>bisogna tornare al 1994, quando Siracusa occupava il 65esimo posto.</strong></p>
<p>Non siamo più ai tempi in cui l’operaio trovava la morte in esplosioni nei cantieri o in cadute in pozzi con prodotti pericolosi, e l’informazione annunciava “<strong>morti per il progresso della nostra realtà”.</strong> Da tutti veniva accettata. Oggi, svanita l’ebbrezza degli anni 50/70 capiamo che per un <strong>tozzo di pane si è dato fin troppo e si continua ancora, mentre un vero sviluppo lo vediamo lontano</strong>.</p>
<p>È per questo che la raccolta firme della Cgil dovrebbe andare avanti <strong>con più determinazione proprio in questa provincia, raccogliendo una valanga di firme.</strong></p>
<p>Bisogna avere la consapevolezza di cambiare le regole, dentro e fuori i luoghi di lavoro, senza aspettare un prossimo salvatore.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il polo industriale è morto, viva l&#8217;idrogeno. Ma serve chi lo governi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/27/il-polo-industriale-e-morto-viva-lidrogeno-ma-serve-chi-lo-governi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Gentile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l'Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Energetico Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Hydrogen Valley]]></category>
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					<description><![CDATA[Da molto tempo si è perso il senso della “magia” che vive in ogni inizio. Più in generale, a livello mondiale, sta cominciando ad essere in crisi il concetto stesso di “polo industriale” (almeno quando si tratta di un polo senza flessibilità, concentrato soprattutto su un certo tipo di produzione, poiché, in un periodo di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">Da molto tempo si è perso il senso della “magia” che vive in ogni inizio. Più in generale, a livello mondiale, sta cominciando ad essere in crisi il concetto stesso di “polo industriale” (almeno quando si tratta di un polo senza flessibilità, concentrato soprattutto su un certo tipo di produzione, poiché, in un periodo di grandi ed improvvisi cambiamenti, questo lo rende vulnerabile rispetto a improvvise crisi di mercato o ad eventi internazionali imprevedibili).</p>
<p class="Standard">Le magiche prospettive che hanno fatto sognare i siracusani di fronte alle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo sociale ed economico della provincia si sono presto esaurite, lasciando sgomento, incredulità e preoccupazione. Oggi bisogna pensare ad uno sviluppo più articolato e più sostenibile. Non mancano le idee, manca piuttosto la ricerca di una coerenza, ma, soprattutto, manca la capacità di governare in modo coerente un nuovo piano strategico. Certamente c&#8217;è lo spazio per un progetto di riconversione energetica.</p>
<p class="Standard">La stessa Regione Siciliana, attraverso l&#8217;annunciato Piano Energetico Ambientale (obiettivo l&#8217;anno 2030), si è posta l&#8217;esigenza di un nuovo approccio verso l&#8217;approvvigionamento energetico in linea con l&#8217;avvento dell&#8217;energia green (per quanto ci sia un feroce dibattito sui tempi). In ogni caso la scelta della riconversione energetica non è altro che una necessità anche per l&#8217;industria. Gli interventi sull&#8217;ambiente (a cominciare dall&#8217;Hydrogen Valley) devono rappresentare il cuore dell&#8217;intesa tra industria, attori sociali e istituzioni locali. È in questo quadro che diventa prevalente il tema della riqualificazione del territorio che, prima o poi, verrà dismesso dalle industrie.</p>
<p class="Standard">Dobbiamo abituarci a guardare ai “territori” nel loro insieme e sapere che il loro “uso” può anche essere diversificato. Così, ad esempio, se la Regione Siciliana si candida ad ospitare il “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l&#8217;Idrogeno”, deve sapere che deve favorire lo sviluppo di una filiera per la produzione, il trasporto, l&#8217;accumulo e l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno puntando su ricerca, tecnologie, infrastrutture e servizi innovativi.</p>
<p class="Standard">In un quadro più generale, per le ragioni messe in evidenza dalla guerra in Iran, ma non solo, l&#8217;estrema vulnerabilità dell&#8217;approvvigionamento energetico deve indurre ad implementare le autostrade energetiche del mare (offrendo al nostro territorio inaspettate prospettive di intermediazione). Appare evidente che il problema di un nuovo sviluppo della nostra area va visto dal di fuori e non solo da dentro rispetto alla visione prospettica di una semplice difesa dell&#8217;esistente (dai decisori politici e istituzionali e non solo dagli operatori del settore). Così come sarebbe un errore pensare di affidare la soluzione ad un solo soggetto o pensare che si tratti di problemi che si risolvono in breve tempo o con un percorso facile e ben delineato. Occorre una politica di ampio respiro che coinvolga più soggetti, istituzionali e non, sia a livello locale che nazionale e, per certi versi, sovranazionale. In ogni caso, le risorse necessarie vanno utilizzate tutte insieme e vanno messe a sistema attraverso le necessarie interconnessioni, sia materiali che informatiche.</p>
<p class="Standard">Guardando con occhi non miopi, dobbiamo capire che ogni prospettiva di un nuovo sviluppo della nostra area va inserita nel quadro più ampio di una Regione e, soprattutto, dello zoccolo della Sicilia sud-orientale, che possono rappresentare, in dimensioni diverse, la piattaforma logistica ed energetica del Mediterraneo rispetto all&#8217;Europa. Non dimenticando che, soprattutto nel settore energetico, abbiamo un&#8217;invidiabile posizione che deriva dall&#8217;essere proprio nel cuore di un&#8217;area, quella mediterranea appunto, dove con l&#8217;emergere di un&#8217;enorme e crescente domanda di energia da parte del continente africano abbiamo un&#8217;incredibile posizione di rendita.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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	</channel>
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