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	<title>Zona Industriale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 07:59:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>CGIL, ultima chiamata: se non vince, sparisce</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/07/04/cgil-ultima-chiamata-se-non-vince-sparisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 07:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Precariato]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è tenuta giovedì l’assemblea generale della Cgil, apertasi con la relazione del segretario Franco Nardi. Il suo resoconto partiva da un documento predisposto dall’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil nazionale. Tutti i contributi che perverranno da ogni provincia e regione verranno sintetizzati a Roma in una documentazione da presentare al prossimo congresso nazionale. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta giovedì l’assemblea generale della Cgil, apertasi con la relazione del segretario Franco Nardi. Il suo resoconto partiva da un documento predisposto dall’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil nazionale. Tutti i contributi che perverranno da ogni provincia e regione verranno sintetizzati a Roma in una documentazione da presentare al prossimo congresso nazionale.</p>
<p>Il titolo del documento è abbastanza eloquente: <strong>“Una e indivisibile. L’Italia riparte dal Mezzogiorno”. </strong></p>
<p>La relazione del segretario, infatti, non poteva partire se non con l’evidenza della lotta al &#8220;lavoro povero&#8221; e <strong>la necessità di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e dignitoso per Siracusa</strong>, conducendo un&#8217;analisi critica delle attuali condizioni di lavoro e di vita, citando la sanità sempre più privatizzata, con tanti lavoratori che non possono permettersi cure adeguate e sottolineando la necessità di una forte valorizzazione delle risorse locali che non mancano in vari settori come l’agricoltura. Una parte significativa del dibattito che ne è seguito ha riguardato<strong> vari aspetti della contrattazione, oggi in crisi per l’unità sindacale con Cisl e Uil, venuta meno</strong> perché queste si volgono a favore di posizioni filogovernative, tanto che è da tempo che alcune categorie della Cgil <strong>non firmano accordi perché giudicati troppo inadeguati</strong> rispetto a quelli sottoscritti dalle altre due organizzazioni.</p>
<p>Una discussione accesa è stata quella sulla transizione ecologica, con il quesito se la Cgil abbia effettivamente peso su ciò che decidono le imprese in zona industriale. Sappiamo che la direttiva europea sulle emissioni industriali (Ied) è il punto di partenza per il controllo delle emissioni inquinanti, imponendo a tutti gli impianti di raffinazione di operare in base ad autorizzazioni fondate sull&#8217;uso delle migliori tecniche disponibili (Bat). Così <strong>le raffinerie devono costantemente aggiornare i propri processi per ridurre al minimo l&#8217;impatto ambientale</strong>. Su ciò il sindacato ha piena conoscenza tecnica e continua, vigila?</p>
<p>Un esempio emblematico è stato quello di febbraio del 2020 del Simage. Questo Sistema Integrato di Monitoraggio Ambientale e Gestione delle Emergenze era stato approvato dall&#8217;Ars (fatto unico perché partito dal deputato Cinque Stelle Giorgio Pasqua trovò il consenso della maggioranza). Era già stato introdotto con ottimi risultati anni prima al sito di Porto Marghera, accettato anche dagli industriali. Il sistema mirava a creare una rete integrata di controllo della qualità dell&#8217;aria, raccogliendo in un unico centro gestito dall&#8217;Arpa i dati di tutti i sensori pubblici e privati (alle fonti come camini, vasche, ecc.) per risalire in tempo reale a &#8220;chi, con cosa e da dove stava inquinando&#8221; (da non confondere con il sistema delle esistenti centraline che informano su alcuni parametri in aria). Ma allora ci fu una levata di scudi da parte di amministratori insieme a Confindustria, con ragioni fuorvianti. Si oppose il sindaco Gianni dichiarando: &#8220;non basta conoscere il momento e il luogo delle emissioni, occorre intervenire con azioni concrete, come le bonifiche.&#8221; (?)</p>
<p>Ora ci si chiede: <strong>cosa abbia fatto allora la Cgil? Perché non osò schierarsi?</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41871 size-full" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot.jpg 720w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>Un altro tema attuale e discusso è stato il cambiamento climatico, di cui soffrono tutti, oltre ai lavoratori e ai pensionati. Si è parlato anche <strong>della creazione, con lavoratori immigrati, di un coordinamento sull’immigrazione, una grande novità richiesta dal nazionale</strong>, e su questa questione <strong>non si può pensare a un collegamento con l’esistente No Cap (ente del Terzo Settore nato su iniziativa di Yvan Sagnet per contrastare il caporalato e promuovere una filiera agricola etica, sostenibile e libera dallo sfruttamento)?</strong></p>
<p>Ciò significherebbe un aiuto nel favorire collegamenti tra imprese agricole aderenti a No Cap e cooperative commerciali nel resto d’Italia, facendo partire un volano di giustizia.</p>
<p>Il tutto si è concluso con l&#8217;intervento di Francesco Lucchesi della segreteria regionale. Egli è partito da un dato principale: la Cgil sta cambiando la sua organizzazione; ciò spiega il dibattito sui documenti diversi regione per regione, legati al territorio dove si vive. Egli ha ammesso che &#8220;<strong>l’organizzazione è stanca, stressata e sola</strong>&#8221; perché ha speso tante energie nella raccolta firme sui vari referendum (autonomia differenziata, ecc.).</p>
<p>Il segretario ha ampiamente ragione, un’ultima notizia lo conferma. Ci riferiamo al congresso che sta svolgendo la Uil.</p>
<p>Qui <strong>la Meloni ha ottenuto un grande e lungo applauso al suo ingresso</strong> che è continuato nella sua relazione quando ha dichiarato che <strong>chi organizza scioperi generali contro le leggi di bilancio del suo governo e altre decisioni governative antepone posizioni ideologiche ai veri interessi dei lavoratori</strong> (stoccata contro la Cgil di Landini).</p>
<p>Noi ci chiediamo: chi decide quali sono gli interessi dei lavoratori? <strong>Non c’è forse un pensiero all’idea del sindacato fascista (quando quelli esistenti erano organi dello Stato)?</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-41874 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1024x461.jpg" alt="" width="618" height="278" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1024x461.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-300x135.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-768x346.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1536x691.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071.jpg 1600w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>La Meloni, a quel congresso, ribadendo la posizione contraria al salario minimo legale e ad altro su cui la Uil aveva lottato insieme alla Cgil, <strong>ottenendo un nuovo applauso, ha dimostrato platealmente la posizione supina della Uil al suo governo certamente contrario ai lavoratori, pensionati</strong>.</p>
<p>Infatti, se passiamo al Pnrr, troviamo un’altra circostanza negativa per il sud. Difatti, <strong>il 40% delle risorse era destinato al mezzogiorno</strong>, ma in tanti settori ciò non è avvenuto: ad esempio, per le politiche attive del lavoro, al Sud è andato solo il 32% dei fondi, e la Corte dei Conti ha rilevato che il Mezzogiorno ha subito tagli per 1,28 miliardi di euro, pari al 28,4% del totale dei definanziamenti nazionali, mentre considerando anche Sicilia e Sardegna i tagli superano i 2 miliardi di euro e il rischio paventato è che, se il trend continuerà, <strong>il Sud potrebbe perdere complessivamente fino a 18 miliardi di euro entro il 2026</strong>.</p>
<p>Due sono le narrative principali: da un lato, <strong>il governo nega qualsiasi intenzione di penalizzare il Mezzogiorno, attribuendo i tagli a problemi tecnici</strong>, sostenendo che il rispetto della quota del 40% è stato mantenuto e che i maggiori definanziamenti sarebbero dovuti ai ritardi nella capacità di spesa degli enti locali meridionali; dall&#8217;altro, l&#8217;opposizione e la Cgil contestano questa versione, indicando precisi atti normativi del governo come i tagli a fondi specifici (il fondo per la perequazione infrastrutturale ridotto da 4,4 miliardi a 891 milioni di euro, la decontribuzione con un taglio di oltre 5 miliardi, il fondo per lo Sviluppo e la Coesione tagliato di 2,4 miliardi), la critica alla decisione di una ZES unica che comporta rallentamenti burocratici e i tagli a progetti infrastrutturali strategici come l&#8217;Alta Velocità. <strong>Si sostiene così che questi non sono episodi isolati, ma la prova di un governo &#8220;anti-meridionalista&#8221;, come ha affermato il presidente della Svimez parlando di un governo che frena il Sud in una logica leghista. </strong></p>
<p>Concludiamo che, davanti a questa oscura realtà, l’unico sindacato indipendente con tutti i suoi limiti rimane la Cgil. Essa, rispetto ad altre organizzazioni d’opposizione (partiti, associazioni), riesce a mobilitare e a riempire grandi piazze.</p>
<p>La Cgil in questa critica al &#8220;lavoro povero&#8221; e alle grandi diseguaglianze di condizioni a Siracusa dovrà dare seguito a un’ampia proposta per <strong>costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile</strong> basato su investimenti mirati, una transizione ecologica giusta, la valorizzazione integrata delle risorse territoriali, ecc.</p>
<p>È un compito gravoso. <strong>Riuscirà a rappresentare le fasce sempre più deboli della società?</strong></p>
<p>La risposta ovvia è: o la Cgil riesce, anche se parzialmente nei suoi propositi, o verrà cambiata, fagocitata e sparirà come <strong>quel sindacato di lotta nato nel 1906</strong> e le grandi manifestazioni rimarranno uno storico ricordo.</p>
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		<title>Il sindaco che bocciò il SIMAGE ora chiede i controlli. L&#8217;aria uccide, la politica litiga</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/27/il-sindaco-che-boccio-il-simage-ora-chiede-i-controlli-laria-uccide-la-politica-litiga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 17:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
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		<category><![CDATA[g. carta]]></category>
		<category><![CDATA[p. gianni]]></category>
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					<description><![CDATA[I miasmi che da settimane avvolgono Priolo Gargallo rappresentano l&#8217;ultimo, grave capitolo di una convivenza cinquantennale tra la popolazione e il polo industriale. Una convivenza che, come sottolinea il sindaco Pippo Gianni, aveva già imposto odori e disagi, ma mai con una persistenza e un&#8217;intensità così violente e continue, ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Le esalazioni, storicamente &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I miasmi che da settimane avvolgono Priolo Gargallo rappresentano l&#8217;ultimo, grave capitolo di una convivenza cinquantennale tra la popolazione e il polo industriale. Una convivenza che, come sottolinea il sindaco Pippo Gianni, aveva già imposto odori e disagi, ma mai con una persistenza e un&#8217;intensità così violente e continue, ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Le esalazioni, storicamente legate alle attività di raffinazione e chimica del comprensorio – che vanta la più alta capacità di raffinazione in Italia con i complessi ISAB Nord e Sud, la raffineria Augusta Sonatrach, la Sasol, le centrali Enel di Priolo e Augusta e l&#8217;impianto IGCC – sono state analizzate dall&#8217;Arpa. I modelli di dispersione indicano due possibili sorgenti, spesso combinate: la raffineria ISAB Sud, attraversata dalle masse d&#8217;aria meridionali, dove sono stati rilevati picchi di idrogeno solforato oltre la soglia olfattiva e concentrazioni di etanolo; e le operazioni di carico e scarico delle navi petroliere, in particolare una che ha scaricato 130.000 tonnellate di greggio, rilasciando forti odori di idrocarburi. I numeri sono eloquenti: tra il 1° e il 13 giugno il sistema NOSE ha registrato 714 segnalazioni, concentrate a Melilli, Priolo e Siracusa, per il 64% riconducibili a idrocarburi e per il 21% a zolfo; le rilevazioni hanno fatto emergere picchi di biossido di zolfo, benzene e idrocarburi non metanici con punte superiori a 1.100 microgrammi per metro cubo.</p>
<p>La Procura di Siracusa ha aperto un&#8217;inchiesta, mentre il sindaco Gianni ha rotto gli indugi chiedendo misure mai sentite prima. Bisogna ricordare che questa frazione di Siracusa chiese a gran voce l’autonomia ottenuta, la nuova amministrazione avrebbe dovuto curare con più attenzione la salute di quella frazione ingigantitasi a pochi metri dalla nascente fabbrica. Ciò andava contro qualsiasi logica di salubrità, ma gli interessi politici erano troppi. Ciò ostacolò l’obiettivo di trasferire i priolesi, cosa che non fu per Marina di Melilli interamente rasa al suolo. A pagare fu ed ancora è la cittadinanza, con morti e una salubrità compromessa. Ora il sindaco chiede una piena chiarificazione per individuare con certezza il problema, e sollecita il Ministero, la Regione e la Procura a una revisione straordinaria delle Autorizzazioni Integrate Ambientali, il potenziamento della rete di monitoraggio e un tavolo tecnico permanente.</p>
<p>È su questo terreno che si innesta la dimensione politica della vicenda. L&#8217;approccio di Gianni – lineare, duro, provocatorio – si scontra frontalmente con quello dell&#8217;onorevole Giuseppe Carta, sindaco di Melilli e deputato regionale del Mpa, che ha bollato come &#8220;plateali e inutili&#8221; le richieste di chiusura, rivendicando invece un metodo pragmatico e istituzionale, fatto di prescrizioni più stringenti già ottenute in passato – come la copertura delle vasche dei depuratori – e di proposte concrete, come l&#8217;uso di fondi regionali per controlli indipendenti con aumento del personale dell’Arpa. La rivalità, però, non nasce con i miasmi: affonda le radici nei mesi precedenti, quando Gianni, messo sotto pressione dall&#8217;opposizione guidata dal Mpa di Carta, bloccò l&#8217;approvazione del Bilancio comunale, provocando lo scioglimento del Consiglio e il suo governo solitario. Ora la contesa si è trasferita sul piano ambientale, con sullo sfondo la competizione per lo stesso bacino elettorale in vista delle regionali del 2027, dove Carta punta alla riconferma e Gianni pianifica il ritorno.</p>
<p>Un tassello decisivo per comprendere questo duello è la vicenda del SIMAGE, il Sistema Integrato Monitoraggio Ambientale Gestione delle Emergenze, approvato dall&#8217;Ars nel febbraio 2020 su proposta del deputato M5S Giorgio Pasqua. Modellato su esperienze come quella di Porto Marghera, dove fu accettato dagli industriali, il sistema mirava a creare una rete integrata di controllo della qualità dell&#8217;aria nei poli siciliani, raccogliendo in un unico centro gestito dall&#8217;Arpa i dati di tutti i sensori pubblici e privati per risalire in tempo reale a &#8220;chi, con cosa e da dove sta inquinando&#8221;. Gianni si schierò allora contro, definendolo &#8220;un sistema ormai superato&#8221;: non per ragioni tecnologiche, ma perché riteneva che &#8220;non basta conoscere il momento e il luogo delle emissioni, occorre intervenire con azioni concrete, come le bonifiche&#8221;, e invitò Pasqua a organizzare un incontro con il ministro per discutere seriamente di bonifiche.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="7BLMqrNMaE"><p><a href="https://www.lacivettapress.it/2020/03/07/sterili-opposizioni-al-simage-utile-sistema-antinquinamento/">STERILI OPPOSIZIONI AL SIMAGE, UTILE SISTEMA ANTINQUINAMENTO</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“STERILI OPPOSIZIONI AL SIMAGE, UTILE SISTEMA ANTINQUINAMENTO” — La Civetta di Minerva" src="https://www.lacivettapress.it/2020/03/07/sterili-opposizioni-al-simage-utile-sistema-antinquinamento/embed/#?secret=LBndPjvwpj#?secret=7BLMqrNMaE" data-secret="7BLMqrNMaE" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Oggi, però, in piena emergenza miasmi, il sindaco chiede esattamente ciò che il SIMAGE avrebbe permesso: individuare con certezza la fonte, proponendo di fermare e riavviare gli impianti uno per uno. Il paradosso è evidente e Carta può facilmente rinfacciargli di aver osteggiato lo strumento che oggi di fatto reclama. Gianni si difende sostenendo che senza un parallelo impegno sulle bonifiche il SIMAGE sarebbe stato un surrogato, ma la sua posizione appare controversa e alimenta ulteriormente la polemica.</p>
<p>Noi non possiamo tacere sull&#8217;assoggettamento della popolazione priolese, che allora non ne capì l’importanza. Oggi è ancora troppo legata e condizionata, scende in piazza timidamente davanti a queste profanazioni dei diritti costituzionali che continuano da decine di anni.</p>
<p>Ben diversa fu la reazione a Marghera, dove il conflitto sociale riportò risultati concreti. La popolazione apparve compatta e insieme alle associazioni ambientaliste, aprì un lungo scontro anche contro tutti i partiti, dalla Lega a quelli della sinistra.</p>
<p>A Priolo, invece, l&#8217;emergenza ambientale si intreccia con le ambizioni e le strategie di due amministratori, in un duello che unisce la necessità di fare chiarezza sulle emissioni alla tensione politica di una partita che si gioca tra consigli comunali, interrogazioni parlamentari e future urne, mentre i cittadini continuano a respirare un&#8217;aria che di normale non ha più nulla.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Miasmi, più dati ma poche certezze. Il nuovo report ARPA non scioglie i nodi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/23/miasmi-piu-dati-ma-poche-certezze-il-nuovo-report-arpa-non-scioglie-i-nodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 20:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Salubrità]]></category>
		<category><![CDATA[Alert]]></category>
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					<description><![CDATA[A pochi giorni dalla pubblicazione del report ARPA relativo al periodo 1-13 giugno, l&#8217;Agenzia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un nuovo aggiornamento che estende il monitoraggio fino al 18 giugno. I nuovi dati ovviamente confermano che il fenomeno odorigeno che da settimane interessa l&#8217;area industriale siracusana non si è esaurito. Le segnalazioni dei cittadini &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla pubblicazione del report ARPA relativo al periodo 1-13 giugno, l&#8217;Agenzia ha pubblicato sul suo sito istituzionale un nuovo aggiornamento che estende il monitoraggio fino al 18 giugno. I nuovi dati ovviamente confermano che il fenomeno odorigeno che da settimane interessa l&#8217;area industriale siracusana non si è esaurito.</p>
<p>Le segnalazioni dei cittadini continuano ad arrivare attraverso il sistema NOSE e nei giorni compresi tra il 14 e il 18 giugno si sono registrati ulteriori episodi che hanno richiesto l&#8217;intervento dei tecnici ARPA, della Protezione Civile e delle amministrazioni locali.</p>
<p>Più che fornire risposte, tuttavia, il nuovo report sembra aggiungere ulteriori tasselli ad un quadro che resta complesso. Cresce la mole di dati disponibili, aumentano le segnalazioni e gli episodi oggetto di approfondimento, ma non emerge ancora una spiegazione univoca capace di ricondurre gli eventi odorigeni ad una sorgente chiaramente identificata. Non vengono formulate indicazioni sull&#8217;eventuale origine del fenomeno.</p>
<p>Nel precedente articolo avevamo evidenziato come i dati strumentali e la geografia delle segnalazioni sembrassero seguire percorsi differenti. Da un lato i maggiori picchi di idrocarburi non metanici erano stati registrati dalla centralina Augusta-Marcellino; dall&#8217;altro gli alert e gran parte delle segnalazioni dei cittadini risultavano concentrati soprattutto tra Priolo e Melilli.</p>
<p>Il nuovo report segnala tre alert (scheda 1) ad Augusta, che fino al 13 giugno non ne aveva registrato alcuno. Nel medesimo periodo si registrano inoltre un alert a Melilli e quattro a Priolo. Complessivamente, dal 1° giugno, Priolo risulta il comune con il maggior numero di alert (7), seguito da Augusta (3) e Melilli (2). Priolo registra anche il maggior numero di singole segnalazioni per un totale di 483.</p>
<p>Si impennano le segnalazioni, che raggiungono quota 1.435 con un incremento di 721 rispetto alle 714 registrate nei precedenti tredici giorni. Gli utenti del NOSE continuano a percepire gli odori come provenienti principalmente da idrocarburi e zolfo. Colpisce l’incremento di Augusta che passa in sei giorni da 61 segnalazioni a 283, anche se non si può escludere che questo salto sia legato magari ad una crescita di confidenza dei cittadini nell’utilizzo dello strumento NOSE.</p>
<p>Vale la pena osservare che le centraline nell’Augustano mantengono valori alti di idrocarburi non metanici; il giorno 15 giugno nella stazione sita entro la citta di Augusta alle ore 02:00, il giorno 16 giugno alle ore 18:00 e il giorno 17 giugno alle ore 16:00, si sono registrati rispettivamente valori pari e 624,64 microgrammi/m3, 944,77 microgrammi/m3, 1590,07 microgrammi/m3. Questa stazione, diversa da Augusta Marcellno, è sita a nord dell’area industriale e risulta alla stessa altezza di Augusta Marcellino, ma posizionata più ad Est; ricordiamo che Augusta Marcellino è la stazione che i giorni precedenti aveva registrato alti valori di idrocarburi.</p>
<p>Peraltro nella stazione di SR-Belvedere sita in direzione opposta a sud della zona industriale il giorno 15 giugno alle ore 12:00 e il giorno 16 giugno alle ore 04:00 si sono registrati valori di idrocarburi non metanici rispettivamente pari a 456,9 microgrammi/m3 e 723,5 microgrammi/m3</p>
<p>Come si può constatare il nuovo aggiornamento non sembra sciogliere i precedenti nodi. Al contrario, il fenomeno continua a manifestarsi in aree differenti e con caratteristiche che sembrano non consentire, almeno allo stato delle informazioni pubblicate, l’individuazione di una correlazione evidente e costante tra i diversi elementi raccolti.</p>
<p>Già nei precedenti documenti ARPA Sicilia aveva dato conto di un&#8217;intensa attività di controllo sul territorio, con sopralluoghi negli impianti industriali, campionamenti e acquisizione di documentazione tecnica. Il nuovo aggiornamento conferma che l&#8217;attività istruttoria prosegue e che l&#8217;analisi delle informazioni raccolte è tuttora in corso.</p>
<p>Lo stesso documento precisa infatti che le verifiche sui dati acquisiti continuano e che restano attesi gli esiti delle analisi chimiche sui campioni d&#8217;aria prelevati durante gli episodi odorigeni con canister e sacche in Nalophan; le analisi olfattometriche finora disponibili restituiscono valori dell&#8217;ordine di 87 ouE/m³, ampiamente inferiori al valore di riferimento di 300 ouE/m³ richiamato nei documenti tecnici.</p>
<p>Un elemento emerge infine dalla lettura dei documenti pubblicati dall&#8217;Agenzia. Nei report vengono descritti numerosi sopralluoghi con accesso agli impianti. Vengono richiamate richieste di dati ai gestori, controlli su torce, serbatoi, aree di stoccaggio, pontili e altre infrastrutture industriali. Tuttavia i nomi degli stabilimenti interessati dai controlli non vengono mai indicati.</p>
<p>Per il resto, l&#8217;attenzione resta concentrata sugli esiti delle analisi ancora in corso, dalle quali potrebbero arrivare gli elementi più utili per comprendere la natura e l&#8217;origine dei fenomeni odorigeni segnalati nel territorio.</p>
<p><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p>L&#8217;Alert è una condizione che si attiva automaticamente quando, in una determinata area e in un intervallo di tempo prestabilito, il sistema NOSE registra un numero di segnalazioni di molestie olfattive superiore a una soglia prefissata. L&#8217;attivazione dell&#8217;Alert fa scattare le procedure previste dal protocollo operativo, che possono comprendere l&#8217;avvio dei campionatori automatici (Odorprep), l&#8217;attivazione dei tecnici ARPA Sicilia, sopralluoghi sul territorio e ulteriori attività di monitoraggio e verifica finalizzate all&#8217;individuazione delle possibili sorgenti delle emissioni odorose.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Oltre sei volte il limite, ma nessuno sa la fonte della puzza. Si ripete il copione: c&#8217;è il fantasma</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/21/oltre-sei-volte-il-limite-ma-nessuno-sa-la-fonte-della-puzza-si-ripete-il-copione-ce-il-fantasma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 19:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi Odorprep]]></category>
		<category><![CDATA[canister]]></category>
		<category><![CDATA[Nalophan]]></category>
		<category><![CDATA[Arpa]]></category>
		<category><![CDATA[Nose]]></category>
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					<description><![CDATA[Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori. Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l&#8217;1 e il 13 giugno &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settecentoquattordici segnalazioni in tredici giorni. Quattro eventi di alert. Picchi di idrocarburi non metanici che raggiungono valori fino a quasi sei volte superiori alla soglia di riferimento. Campionamenti straordinari, sopralluoghi negli impianti industriali e richieste di chiarimenti ai gestori.</p>
<p>Il nuovo report pubblicato da ARPA Sicilia sul periodo compreso tra l&#8217;1 e il 13 giugno 2026 offre una fotografia dettagliata di quanto accaduto nell&#8217;area AERCA di Siracusa. Una fotografia che ovviamente conferma l&#8217;esistenza di un fenomeno odorigeno persistente, ma che lascia ancora aperta la domanda più importante: da dove provengono realmente gli odori che da settimane vengono segnalati dai cittadini?</p>
<p>I dati raccolti dal sistema NOSE parlano chiaro. Le segnalazioni complessive sono state 714. I comuni più interessati risultano Melilli con 216 segnalazioni, Priolo con 209, Siracusa con 127 e Floridia con 91. Augusta si ferma invece a 61 segnalazioni.</p>
<p>Anche gli alert raccontano una storia precisa. Dei quattro eventi registrati col NOSE nel periodo, tre si verificano a Priolo e uno a Città Giardino. Nessun alert interessa Augusta.</p>
<p>Le descrizioni fornite dai cittadini col NOSE sono sostanzialmente omogenee: prevalgono odori percepiti come idrocarburi e zolfo.</p>
<p>Parallelamente, le centraline della rete di monitoraggio ambientale evidenziano alcuni dati particolarmente significativi.</p>
<p>La stazione Augusta-Marcellino registra i valori più elevati di idrocarburi non metanici (NMHC) dell&#8217;intero periodo: 1.196 microgrammi per metro cubo il primo giugno, 949 il 3 giugno, 776 il 4 giugno e 853 il 10 giugno, valori molto superiori alla soglia di riferimento di 200 microgrammi per metro cubo. Nei giorni 1, 3 e 4 giugno si sono inoltre registrati superamenti della soglia dell&#8217;idrogeno solforato (H2S), con valori rispettivamente di 10, 15,4 e 9,8 microgrammi per metro cubo.</p>
<p>Se si effettua un controllo incrociato con le segnalazioni del sistema NOSE emerge un dato interessante. Il 3 giugno, giornata in cui la centralina <strong>Augusta-Marcellino</strong> registra uno dei maggiori picchi di NMHC dell&#8217;intero periodo, il comune di Melilli, situato a sud-ovest dell&#8217;area Marcellino, totalizza 44 segnalazioni, uno dei valori giornalieri più elevati dell&#8217;intero report. Si tratta certamente di un elemento che merita attenzione. Tuttavia, la stessa corrispondenza non emerge con analoga evidenza negli altri giorni caratterizzati dai picchi registrati dalla centralina. Inoltre, in assenza di dati puntuali sulla direzione e intensità dei venti nelle ore considerate, non è possibile stabilire se vi sia un effettivo collegamento tra le anomalie strumentali registrate a Marcellino e le segnalazioni NOSE provenienti da Melilli.</p>
<p>Il documento ARPA, accanto ai rilievi effettuati dalla stazione Augusta-Marcellino, riporta però altri elementi che sembrano indirizzare l&#8217;attenzione verso una diversa area del polo industriale. Dei quattro eventi di alert registrati nel periodo, tre si verificano infatti a <strong>Priolo e uno a Città Giardino</strong>. Inoltre, le analisi delle retrotraiettorie elaborate durante alcuni episodi odorigeni attraversano l&#8217;area industriale di Priolo, mentre i campionamenti straordinari e gran parte delle verifiche svolte da ARPA interessano l&#8217;area industriale immediatamente adiacente al centro abitato priolese. Nel report l&#8217;Agenzia sottolinea che durante gli eventi le velocità del vento erano comprese tra la bava di vento e la brezza leggera. In queste condizioni le sorgenti emissive possono essere considerate prossime alle aree interessate dalle segnalazioni NOSE anche se non può essere considerata una prova definitiva.</p>
<p>Si delinea così un quadro che presenta ancora aspetti non del tutto chiariti. Da un lato le maggiori anomalie strumentali sugli idrocarburi non metanici e l’idrogeno solfotrato vengono registrate nell&#8217;area di Augusta-Marcellino; dall&#8217;altro gli alert, i campionamenti e gran parte del disagio percepito dalla popolazione risultano concentrati nel territorio di Priolo. Comprendere il rapporto tra questi due elementi rappresenta probabilmente la chiave per individuare le effettive sorgenti delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.</p>
<p>Su successivo documento pubblicato il 18 giugno emerge un&#8217;intensa attività ispettiva dell’ARPA. I tecnici dell&#8217;Agenzia hanno effettuato campionamenti lungo la SS114, sopralluoghi nelle aree di San Focà e della marina di Priolo, accessi presso diversi stabilimenti industriali, verifiche su torce, serbatoi in bonifica, aree di stoccaggio e condizioni operative degli impianti.</p>
<p>In almeno un caso è stato accertato un evento imprevisto che aveva comportato l&#8217;attivazione di una torcia. In altri casi ARPA ha acquisito documentazione tecnica e richiesto relazioni ai gestori.</p>
<p>Tuttavia, il documento non individua alcuna sorgente responsabile. Al contrario, precisa che l&#8217;analisi dei dati raccolti e delle informazioni acquisite è ancora in corso. ARPA ha infatti effettuato numerosi campionamenti durante gli episodi segnalati dai cittadini utilizzando sistemi Odorprep, canister e sacche in Nalophan. I risultati di queste analisi, non ancora pubblicati, potrebbero fornire il tassello mancante per comprendere l&#8217;origine delle molestie olfattive che continuano a interessare il polo industriale siracusano.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Salute e appalti: la provincia malata alza la voce. Non più morti per “progresso” – la Cgil chiede leggi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/05/16/salute-e-appalti-la-provincia-malata-alza-la-voce-non-piu-morti-per-progresso-la-cgil-chiede-leggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 18:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte di leggi]]></category>
		<category><![CDATA[tasso di mortalità evitabile]]></category>
		<category><![CDATA[disagio psichico]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<category><![CDATA[speranza di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Adhi]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale. C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi: 1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente; &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale.</p>
<p><strong>C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi</strong>:</p>
<p>1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente;</p>
<p>2) più tutele per i lavoratori autonomi, “basta sfruttare le Partite IVA”;</p>
<p>3/4) maggiore responsabilità dei committenti privati e anche pubblici, su salute, sicurezza, salari e diritti;</p>
<p>5) contro gli appalti illeciti prevedere assunzioni dirette;</p>
<p>6) introdurre un limite alle catene di subappalti;</p>
<p>7) garantire il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori.</p>
<p><strong>La proposta di legge sulla sanità chiede</strong> che il finanziamento del Fondo sanitario nazionale non sia inferiore al 7,5% del PIL. È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute, e assicurare il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti). Occorre garantire i tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. La salute degli anziani è una priorità del Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con copertura pubblica, universale e uniforme; servono politiche specifiche per rispondere ai bisogni delle persone non autosufficienti.</p>
<p>Se osserviamo la nostra situazione provinciale, troviamo una <strong>complessa emergenza sanitaria</strong>, caratterizzata da <strong>bassa speranza di vita, alta incidenza di tumori e crescente disagio mentale</strong>.</p>
<p>I dati del Sole 24 Ore da anni indicano una speranza di vita tra le più basse: per gli uomini è di 79,6 anni contro una media nazionale di 81,8; per le donne di 83,4 anni (media nazionale 85,5/86). <strong>Nascere a Siracusa significa avere in media una prospettiva di vita inferiore di circa 3-4 anni rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord, ed è la più bassa di tutta la Sicilia.</strong></p>
<p>Il legame tra l’incidenza dei tumori nell’area del polo industriale – che include Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa – è storicamente documentato.</p>
<p>I dati più dettagliati degli ultimi dieci anni mostrano un quadro chiaro: l’incidenza è più alta in entrambi i sessi proprio in questi Comuni, con <strong>Augusta che si conferma al tasso più alto</strong>. Però al di là di questi picchi locali, <strong>il tasso complessivo della provincia di Siracusa è storicamente inferiore alla media nazionale (così si giustificano le istituzioni)</strong>. Perché lamentarsi? Tuttavia, la provincia ha il più alto tasso di mortalità per tumore nella fascia d’età 20-64 anni e i tassi di mortalità per cancro sono in crescita. Inoltre, mostra un <strong>alto tasso di mortalità evitabile (decessi sotto i 75 anni che potrebbero essere prevenuti con migliori condizioni socio-sanitarie), posizionandosi al 105° posto su 107 provincie.</strong></p>
<p>Scorrendo i dati, emerge un declino generale della qualità della vita. I noti fattori di stress socio-economico (disoccupazione, specie quella giovanile, alto numero di ISEE bassi, dispersione scolastica, ecc.) portano a conseguenze spesso non evidenziate. È il caso <strong>dell’alto consumo di psicofarmaci nella provincia, specie a Siracusa</strong>: gli esperti lo interpretano come un campanello d’allarme per un <strong>diffuso disagio psichico</strong> non adeguatamente prevenuto. Il consumo di farmaci <strong>ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività),</strong> specialmente tra i più giovani, è quasi <strong>cinque volte superiore alla media nazionale</strong>.</p>
<p>L’aumento riguarda soprattutto bambini e adolescenti. La causa principale è una prevenzione carente: i pazienti arrivano ai servizi specialistici quando la situazione è già grave e a quel punto il farmaco diventa l’unica strada percorribile. In pratica, il dato sui <strong>psicofarmaci è la spia di un grande bisogno di salute mentale nel territorio, non intercettato per tempo a causa di liste d’attesa lunghissime e mancanza di specialisti.</strong> Le strutture, l’intero sistema, sono in seria difficoltà.</p>
<p>Sebbene non ci siano studi che permettano una correlazione diretta, possiamo affermare che lo stress ambientale e sociale – presente da decenni e legato a occupazione, istituzioni locali ed emergenza sanitaria – contribuisce alla situazione. Diventando cronico, è terreno fertile per la salute mentale: incertezza lavorativa, degrado ambientale, mancanza di prospettive sono fattori di rischio che portano a <strong>disturbi d’ansia e depressione, in aumento tra i giovani, ma presenti anche nelle fasce d’età più avanzate</strong>. C’è un’emergenza sommersa. L’alto consumo di psicofarmaci viene descritto come sintomo di un malessere collettivo che affonda le radici in fragilità sociali ed economiche ancora irrisolte. I dati non dicono che l’inquinamento causa la depressione, ma disegnano un quadro in cui un ambiente già pesante per la salute fisica – con l’alto tasso di tumori – si combina con un contesto socio-economico difficile e un sistema di cure pubbliche in affanno.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-40708 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Il risultato è una popolazione più esposta al disagio psichico e con meno strumenti per prevenirlo.</strong></p>
<p>Recentemente una ricerca sostenuta dall’Istituto Nazionale sull’Abuso di Droga ha rilevato che chi fa uso di Ritalin (tra i farmaci più prescritti per <strong>ADHD</strong>) “ha mostrato la più alta percentuale di abuso di cocaina”.</p>
<p>Poi se diamo uno sguardo alle campagne, uno studio effettuato a Francofonte – un’analisi scientifica del registro tumori di Siracusa – ha rilevato <strong>eccessi significativi di linfomi non Hodgkin nei maschi, con percentuali superiori a quelle nazionali</strong>. Il nesso scientifico è con i <strong>pesticidi, in particolare atrazina e fenossiacidi</strong>.</p>
<p>Lo stesso studio ha evidenziato tumori vescicali e leucemie anche a Lentini. Entrambi i Comuni hanno forte vocazione agricola e l’elevato tasso di linfomi è attribuito all’esposizione professionale a questi prodotti chimici.</p>
<p>In sintesi, tra zona industriale (tumori a polmoni, mesotelioma, mammella, vescica, pancreas e altri) e area agricola (linfomi non Hodgkin e leucemia da pesticidi), <strong>la provincia si presenta interamente malata con bisogno di massiccia prevenzione</strong>.</p>
<p>Possiamo affermare che i dati ufficiali del Sole 24 Ore collegano salute e sicurezza, inquinamento e depressione, sicurezza sui luoghi di lavoro, portando la provincia stabilmente al 106° posto su 107. Un tempo non era così. Ma per trovare la posizione migliore della provincia <strong>bisogna tornare al 1994, quando Siracusa occupava il 65esimo posto.</strong></p>
<p>Non siamo più ai tempi in cui l’operaio trovava la morte in esplosioni nei cantieri o in cadute in pozzi con prodotti pericolosi, e l’informazione annunciava “<strong>morti per il progresso della nostra realtà”.</strong> Da tutti veniva accettata. Oggi, svanita l’ebbrezza degli anni 50/70 capiamo che per un <strong>tozzo di pane si è dato fin troppo e si continua ancora, mentre un vero sviluppo lo vediamo lontano</strong>.</p>
<p>È per questo che la raccolta firme della Cgil dovrebbe andare avanti <strong>con più determinazione proprio in questa provincia, raccogliendo una valanga di firme.</strong></p>
<p>Bisogna avere la consapevolezza di cambiare le regole, dentro e fuori i luoghi di lavoro, senza aspettare un prossimo salvatore.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il polo industriale è morto, viva l&#8217;idrogeno. Ma serve chi lo governi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/27/il-polo-industriale-e-morto-viva-lidrogeno-ma-serve-chi-lo-governi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Gentile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Hydrogen Valley]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l'Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Energetico Ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[Da molto tempo si è perso il senso della “magia” che vive in ogni inizio. Più in generale, a livello mondiale, sta cominciando ad essere in crisi il concetto stesso di “polo industriale” (almeno quando si tratta di un polo senza flessibilità, concentrato soprattutto su un certo tipo di produzione, poiché, in un periodo di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">Da molto tempo si è perso il senso della “magia” che vive in ogni inizio. Più in generale, a livello mondiale, sta cominciando ad essere in crisi il concetto stesso di “polo industriale” (almeno quando si tratta di un polo senza flessibilità, concentrato soprattutto su un certo tipo di produzione, poiché, in un periodo di grandi ed improvvisi cambiamenti, questo lo rende vulnerabile rispetto a improvvise crisi di mercato o ad eventi internazionali imprevedibili).</p>
<p class="Standard">Le magiche prospettive che hanno fatto sognare i siracusani di fronte alle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo sociale ed economico della provincia si sono presto esaurite, lasciando sgomento, incredulità e preoccupazione. Oggi bisogna pensare ad uno sviluppo più articolato e più sostenibile. Non mancano le idee, manca piuttosto la ricerca di una coerenza, ma, soprattutto, manca la capacità di governare in modo coerente un nuovo piano strategico. Certamente c&#8217;è lo spazio per un progetto di riconversione energetica.</p>
<p class="Standard">La stessa Regione Siciliana, attraverso l&#8217;annunciato Piano Energetico Ambientale (obiettivo l&#8217;anno 2030), si è posta l&#8217;esigenza di un nuovo approccio verso l&#8217;approvvigionamento energetico in linea con l&#8217;avvento dell&#8217;energia green (per quanto ci sia un feroce dibattito sui tempi). In ogni caso la scelta della riconversione energetica non è altro che una necessità anche per l&#8217;industria. Gli interventi sull&#8217;ambiente (a cominciare dall&#8217;Hydrogen Valley) devono rappresentare il cuore dell&#8217;intesa tra industria, attori sociali e istituzioni locali. È in questo quadro che diventa prevalente il tema della riqualificazione del territorio che, prima o poi, verrà dismesso dalle industrie.</p>
<p class="Standard">Dobbiamo abituarci a guardare ai “territori” nel loro insieme e sapere che il loro “uso” può anche essere diversificato. Così, ad esempio, se la Regione Siciliana si candida ad ospitare il “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l&#8217;Idrogeno”, deve sapere che deve favorire lo sviluppo di una filiera per la produzione, il trasporto, l&#8217;accumulo e l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno puntando su ricerca, tecnologie, infrastrutture e servizi innovativi.</p>
<p class="Standard">In un quadro più generale, per le ragioni messe in evidenza dalla guerra in Iran, ma non solo, l&#8217;estrema vulnerabilità dell&#8217;approvvigionamento energetico deve indurre ad implementare le autostrade energetiche del mare (offrendo al nostro territorio inaspettate prospettive di intermediazione). Appare evidente che il problema di un nuovo sviluppo della nostra area va visto dal di fuori e non solo da dentro rispetto alla visione prospettica di una semplice difesa dell&#8217;esistente (dai decisori politici e istituzionali e non solo dagli operatori del settore). Così come sarebbe un errore pensare di affidare la soluzione ad un solo soggetto o pensare che si tratti di problemi che si risolvono in breve tempo o con un percorso facile e ben delineato. Occorre una politica di ampio respiro che coinvolga più soggetti, istituzionali e non, sia a livello locale che nazionale e, per certi versi, sovranazionale. In ogni caso, le risorse necessarie vanno utilizzate tutte insieme e vanno messe a sistema attraverso le necessarie interconnessioni, sia materiali che informatiche.</p>
<p class="Standard">Guardando con occhi non miopi, dobbiamo capire che ogni prospettiva di un nuovo sviluppo della nostra area va inserita nel quadro più ampio di una Regione e, soprattutto, dello zoccolo della Sicilia sud-orientale, che possono rappresentare, in dimensioni diverse, la piattaforma logistica ed energetica del Mediterraneo rispetto all&#8217;Europa. Non dimenticando che, soprattutto nel settore energetico, abbiamo un&#8217;invidiabile posizione che deriva dall&#8217;essere proprio nel cuore di un&#8217;area, quella mediterranea appunto, dove con l&#8217;emergere di un&#8217;enorme e crescente domanda di energia da parte del continente africano abbiamo un&#8217;incredibile posizione di rendita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>IAS. SERVE LA MOBILITAZIONE PER STANARE LA REGIONE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/26/ias-serve-la-mobilitazione-per-stanare-la-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Aia]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente Schifani]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Urso/Pichetto Fratin]]></category>
		<category><![CDATA[reflui civilie industriali]]></category>
		<category><![CDATA[ssessore Cordaro]]></category>
		<category><![CDATA[petrolchimico]]></category>
		<category><![CDATA[depuratore consortile ias]]></category>
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					<description><![CDATA[Prendo spunto dal ben argomentato intervento di Pippo Ansaldi sull&#8217;Ias  per mettere, ancora una volta,  in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne  difficile la  riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti. Primo fatto.  A giugno del 2024 il presidente della Regione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Prendo spunto dal ben argomentato intervento di <strong>Pippo Ansaldi sull&#8217;Ias </strong> per mettere, ancora una volta,  in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne  difficile la  riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Primo fatto</strong>.  A <strong>giugno del 2024 il presidente della Regione Schifani</strong>, dopo aver consultato i rappresentanti delle grandi industrie (grandi utenti)  e i sindaci dell&#8217;area industriale,  comunica ufficialmente la decisione di <strong>destinare l&#8217;impianto Ias alla depurazione dei  reflui civili</strong> di Priolo e Melilli e dei reflui industriali delle piccole aziende (piccoli utenti). Propone inoltre di conferire nell&#8217;Ias i reflui urbani di Siracusa, Floridia e Solarino.  Con questa decisione  la Regione,  proprietaria del depuratore di Priolo, non solo modifica radicalmente la strategia pubblica della depurazione nel Petrolchimico, ma chiude la fase successiva al sequestro dell&#8217;impianto (luglio 2022) nella quale l&#8217;attenzione generale era concentrata sugli interventi strutturali per metterlo a norma.  <strong>Emblematica</strong> a tale proposito la <strong>dichiarazione rilasciata dall&#8217;assessore regionale al Territorio e all&#8217;Ambiente, Totò Cordaro</strong>, subito  dopo il rilascio dell&#8217;Autorizzazione integrata ambientale (Aia): &#8220;<em>Il nostro atto permette di scongiurare il blocco produttivo del Petrolchimico e al contempo pretende l&#8217;adeguamento della struttura alle prescrizioni più elevate in materia</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">L&#8217;altro elemento significativo  è l&#8217;emissione (<strong>settembre 2023</strong> ) del <strong>decreto Urso/Pichetto Fratin</strong>  che definisce le misure per il bilanciamento tra le esigenze della produzione, dell&#8217;occupazione e della tutela ambientale. Il decreto all&#8217;articolo 4 individua la Regione  come &#8220;<em>soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie per ottemperare alle prescrizioni dell&#8217;Aia</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"> Il decreto  viene successivamente disapplicato dai magistrati  facendo decadere gli obblighi posti a carico della Regione.  <strong>Dell&#8217;Aia si perde ogni traccia</strong>, forse  perché la <strong>procuratrice capo del tribunale di Siracusa</strong>  dichiara a Report che essa &#8220;<em>ha profili di illegittimità</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"><strong>Sia la &#8220;sparizione&#8221; dell&#8217;Aia che la disapplicazione del decreto Urso/Pichetto Fratin hanno l&#8217;effetto di liberare la Regione dall&#8217;onere di mettere a norma il depuratore</strong>. Manna caduta dal cielo per il presidente Schifani, il quale  approfitta della nuova situazione per spostare l&#8217;asse della depurazione pubblica dai reflui industriali a quelli civili, lasciando campo libero alle industrie private, le quali per la verità sono state spinte ad allestire propri depuratori dal rischio di chiusura del depuratore Ias  per disastro ambientale aggravato  e quindi del blocco produttivo.</div>
<div dir="ltr">Il cambio di strategia deciso dal presidente della Regione e la scelta delle grandi industrie di dotarsi di propri depuratori modificano profondamente il contesto in cui opera il depuratore Ias e ne mettono a rischio l&#8217;esistenza.  Su questo punto <strong>la riflessione della politica e dei sindacati è stata carente</strong>.  Anzi, qualche sindaco e qualche sindacalista non hanno esitato ad assecondare questo processo.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Secondo fatto.</strong> Il presidente Schifani , come già accennato, propone di dirottare i reflui civili dei comuni di Siracusa Floridia e Solarino dal depuratore Canalicchio all&#8217; Ias, che già depura i reflui di Melilli e Priolo. Si tratta di una proposta generica, che richiede tempi lunghi e rilevanti risorse finanziarie. A distanza di quasi due anni (giugno 2024 aprile 2026) <strong>non c&#8217;è neanche l&#8217;accenno a un progetto</strong>, a uno studio di fattibilità: solo chiacchiere in libertà.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Terzo fatto</strong>. Non è detto che il convogliamento dei reflui da Canalicchio all&#8217;Ias, ammesso che si faccia, eviti la chiusura del depuratore consortile, tenuto conto che da qui a qualche mese  le grandi industrie depureranno i reflui  avvalendosi dei propri impianti e conseguentemente smetteranno di conferirli nell&#8217; Ias.</div>
<div dir="ltr">Senza  questi conferimenti  l&#8217;Ias  avrebbe una capacità depurativa sovradimensionata e probabilmente  non sarebbe in grado di sopportare i notevoli oneri finanziari, non potendo più contare sui canoni pagati dai grandi utenti.  Da ciò deriverebbe un aumento notevole del costo medio  della depurazione in quanto i costi fissi verrebbero scaricati   su una platea ridotta di utenti  e su un apporto notevolmente inferiore  di reflui. <strong><span class="userformat1"><span style="background: white;">È </span></span>da escludere che sindaci di Siracusa, Floridia e Solarino  accettino di convogliare nel depuratore Ias i  reflui urbani ad un tariffa superiore a quella attuale</strong>.</div>
<div>In questo quadro, i margini di intervento  non sono molti e a far aumentare le preoccupazioni  contribuisce la <strong>latitanza del governo regionale</strong> da cui dipendono i progetti e i finanziamenti per salvare il salvabile. Per stanare la Regione, <strong>serve la mobilitazione</strong> dei sindacati, dei sindaci, dei parlamentari, delle forze politiche su obiettivi chiari e tempi certi. I fatti dimostrano che il governo regionale non si è attivato per salvare l&#8217;Ias e che non ha  ancora  un&#8217;idea sul cosa fare.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Decarbonizzazione, ma coi soldi nostri &#8211; Il convegno che non ha osato</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/20/decarbonizzazione-ma-coi-soldi-nostri-il-convegno-che-non-ha-osato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 06:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso, il 18, il Partito Democratico ha aperto un convegno dal titolo “<strong>Idee per uno sviluppo sostenibile</strong>”, invitando imprenditori, sindacati e manager.</p>
<p>Durante l’incontro è emerso che il <strong>polo industriale siracusano </strong>– <strong>cuore pulsante della chimica e dell’energia siciliana – si trova a un bivio</strong>. Da un lato ci sono le aree dismesse e l’emergenza ambientale (dalla raffineria ISAB al depuratore IAS); dall’altro, l’opportunità di diventare un hub energetico del Mediterraneo, sfruttando fonti rinnovabili, l’idrogeno e la cattura della CO₂.</p>
<p>Tuttavia, il dibattito ha riproposto gli stessi temi di anni fa: <strong>decarbonizzazione, cattura della CO₂ e riqualificazione delle vaste aree abbandonate da riconvertire con le multinazionali pronte a chiedere ai contribuenti (allo Stato) le risorse necessarie.</strong></p>
<p>È emersa, come al solito, la mancanza di una governance che includa politica nazionale, imprese e governo regionale per un patto di sostenibilità sociale.</p>
<p>Il caso esemplare è quello dell’IAS: il grande depuratore consortile sarà sempre necessario per attrarre nuovi investimenti e mantenere il tessuto delle circa 70 piccole e medie imprese che operano nella zona.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-39910 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-203x300.jpg 203w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-710x1050.jpg 710w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-768x1136.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-1039x1536.jpg 1039w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n.jpg 1082w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></p>
<p>Ma la scarsa attrattività deriva da un fattore fondamentale, <strong>ha spiegato Franco Nardi, segretario della Cgil: le bonifiche ferme. “È stato inoltre un errore chiudere l’impianto dell’etilene</strong> – ha aggiunto – perché si tratta di un prodotto strategico, anche se costa meno produrlo all’estero”.</p>
<p>Il presidente degli industriali, Gian Piero Reale, ha avvertito che serve ancora il fossile, quindi bisogna procedere con la decarbonizzazione e la cattura della CO₂, ma le industrie hanno bisogno di incentivi. Nel suo discorso ha però omesso di ricordare l’esistenza dell’Accordo di Parigi sul clima.</p>
<p>È da lì che le raffinerie devono partire: investire nella decarbonizzazione è diventato una necessità strategica, non una scelta opzionale (dichiarazione di Federchimica).</p>
<p>Ma il presidente di Confindustria sa che la decarbonizzazione per le raffinerie della zona significa:</p>
<p>&#8211; <strong>Elettrificazione dei processi</strong>: sostituire i bruciatori a gas/metano con apparecchiature alimentate da elettricità da fonti rinnovabili.</p>
<p>&#8211; <strong>Uso dell’idrogeno verde</strong>: le raffinerie già utilizzano idrogeno per desolforare i carburanti (hydrotreating), ma oggi quell’idrogeno è prodotto da gas metano (idrogeno grigio, molto emissivo). Decarbonizzare significa produrlo tramite elettrolisi dell’acqua con energia rinnovabile (idrogeno verde) o da biometano con cattura della CO₂.</p>
<p>&#8211; <strong>Cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS)</strong>: installare impianti che catturano la CO₂ prodotta dai forni e dai reattori chimici, comprimendola per stoccarla in giacimenti geologici profondi (es. vecchi giacimenti di gas esauriti) o riutilizzarla.</p>
<p>&#8211; <strong>Transizione verso prodotti a basse emissioni</strong>: la raffineria non deve produrre solo benzina e diesel, ma sempre più biocarburanti avanzati (da oli esausti, alghe, rifiuti organici), carburanti sintetici (prodotti con idrogeno verde e CO₂ catturata) e materie prime per la chimica verde (plastiche riciclabili o biobased).</p>
<p>&#8211; <strong>Efficienza energetica e recupero del calore</strong>: ridurre gli sprechi termici, ottimizzare gli scambiatori di calore, utilizzare turbine a gas più efficienti e cogenerazione.</p>
<p>In questo modo una raffineria decarbonizzata può ridurre le emissioni del 40-60% rispetto a una tradizionale. Ebbene, <strong>nelle raffinerie della zona è iniziato questo percorso?</strong> Dal dibattito non è emerso nulla o quasi. Nessuno dei manager ha evidenziato questi processi. Ancora oggi in Isab (la prima raffineria d’Italia con un fatturato di oltre 8 miliardi nel 2023) si parla di progetti. Ma <strong>da parte degli industriali rimane la richiesta di denaro pubblico per investimenti obbligatori, senza mettere una parte degli extraprofitti realizzati, facendo così pagare alla popolazione ulteriori costi, oltre all’inquinamento.</strong></p>
<p>Il dibattito si è concluso con l’intervento del senatore Nicita. Egli è partito dal fallimento del depuratore IAS: la magistratura aveva chiesto prescrizioni dettagliate, un cronoprogramma e risorse adeguate. Nonostante l’impianto (prima ISAB, poi IAS) fosse stato dichiarato asset strategico nazionale, è mancato <strong>l’impegno concreto del Ministro, descritto come “supino” verso le grandi aziende.</strong> Non bisogna abbandonare <strong>l’IAS, ma ripensarlo per attrarre investimenti.</strong></p>
<p>Nicita ha proposto le ZIS – <strong>Zone Industriali di Interesse Strategico</strong>, aree che offrono semplificazioni per gli investimenti, attraverso una sperimentazione che metta a sistema le prescrizioni. Il problema dell’IAS non va affrontato come emergenza di una singola azienda, ma come questione sistemica, con una governance pubblico-privata per superare l’attuale paralisi. Ha inoltre avvertito che i circa <strong>6 miliardi del PNRR non spesi confluiranno in InvestEU, con un vincolo del 40% al Sud</strong>. Nicita ha chiesto di battersi per il rispetto di questo vincolo. In Sicilia ci sono 6 miliardi di fondi di coesione non spesi: se non utilizzati, tornano allo Stato centrale. Già 780 milioni previsti per il ponte sono stati riallocati altrove, penalizzando il Sud.</p>
<p>Più che parlare genericamente di “Sud”, Nicita ha suggerito di sfruttare <strong>l’insularità (art. 174 del Trattato UE e art. 119 della Costituzione)</strong>. Due proposte concrete:</p>
<ol>
<li><strong> Taglio delle accise: dimezzarle del 50%</strong> per famiglie e imprese in Sicilia e Sardegna con un meccanismo di “accise mobili” per evitare speculazioni, compensando i costi di trasporto tipici delle isole.</li>
<li><strong> Attrazione di talenti e pensionati</strong>: sostenere misure regionali per far rientrare i giovani che studiano o lavorano fuori, sfruttando l’eccezione insulare per superare le obiezioni UE sugli aiuti di Stato.</li>
</ol>
<p><strong>Ma al di là di queste proposte del senatore, esiste una strategia industriale di lungo periodo per il SIN? Non era questo il tema principale su cui erano stati invitati i nove relatori? </strong></p>
<p>L’Unione Europea, con l’approvazione del Clean Industrial Deal (CISAF), ha creato una cornice stabile fino al 2030 per sostenere la decarbonizzazione. Per il polo siracusano, questo si traduce in benefici concreti come <strong>la riduzione del costo dell’energia fino a 50 €/MWh per le imprese energivore e la possibilità di accedere a finanziamenti fino al 100% dei costi per progetti su rinnovabili e innovazione</strong>. C’è poi il progetto Hoop, il percorso di Versalis per il riciclo chimico delle plastiche: <strong>un investimento di 152,7 milioni di euro, con avvio previsto nel secondo trimestre del 2029. </strong>Una quota significativa sarà coperta da risorse pubbliche tramite un Contratto di Sviluppo con il Ministero delle Imprese e Invitalia, un esempio calzante di cooperazione pubblico-privato.</p>
<p>Si chiede pertanto al Partito Democratico <strong>il coraggio politico di forzare l’Eni (azienda di Stato) a compiere investimenti nella zona.</strong> La multinazionale statale dovrà farlo: lo deve a questo territorio. Qui ha contribuito con un massiccio inquinamento senza pagare. Ha esportato miliardi di profitti, ricevendo per anni finanziamenti pubblici per ulteriori miliardi (dalle nostre tasche). Oggi un governo rispettoso dei propri abitanti non può – come invece si sta verificando – far sì che scompaia l’Eni dal sito. I suoi investimenti potrebbero riguardare anche le bonifiche, perché la multinazionale ha una sua azienda <strong>(Eni Rewind) specializzata in bonifiche ambientali</strong>. Dall’altro lato, lo Stato ha un interesse economico, oltre che sociale: <strong>ricerche del Cnr</strong> hanno rilevato gli alti costi sanitari sostenuti da migliaia di cittadini a causa dell’inquinamento nella zona. Ciò comporterebbe <strong>un volano per nuova occupazione</strong>. Eppure ci si chiede: qui a Siracusa siamo cittadini di serie B? Perché <strong>al nord, nel SIN di Porto Marghera</strong>, le bonifiche sono partite decine di anni fa e si sono concluse, e attualmente ne stanno pensando ad aprire di ulteriori, e qui no?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CASO IAS. APPUNTAMENTO A SETTEMBRE 2026. SAREMO PRONTI?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/12/18/caso-ias-appuntamento-a-settembre-2026-saremo-pronti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani  ]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 11:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio comunale di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazione Comunale]]></category>
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		<category><![CDATA[dpuratore Canalicchio]]></category>
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					<description><![CDATA[Essendo prossimi al 1° gennaio 2026, anno in cui a settembre il depuratore consortile IAS cesserà il trattamento dei reflui provenienti dalle grandi industrie, riteniamo utile proporre un’ulteriore riflessione su questa vicenda, con l’obiettivo di guardare all’immediato futuro senza tornare alle polemiche e agli strascichi giudiziari di una storia che dovrebbe essere nota ai più. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo <strong>prossimi al 1° gennaio 2026</strong>, anno in cui <strong>a settembre il depuratore consortile IAS cesserà il trattamento dei reflui provenienti dalle grandi industrie</strong>, riteniamo utile proporre un’ulteriore riflessione su questa vicenda, con l’obiettivo di guardare all’immediato futuro senza tornare alle polemiche e agli strascichi giudiziari di una storia che dovrebbe essere nota ai più.</p>
<p>L’evidenza che i grandi impianti, per continuare a conferire reflui industriali al depuratore consortile secondo lo scopo originario dell’IAS, avrebbero dovuto dotarsi di depuratori interni in grado di produrre reflui di qualità assimilabile a quelli civili, ha verosimilmente spinto alcune aziende <strong>già nel 2023</strong> a scegliere la realizzazione di <strong>impianti autonomi</strong>, destinando i reflui trattati direttamente allo scarico a mare (scheda 1). Questa scelta offriva almeno <strong>due vantaggi</strong>: la possibilità di recuperare, mediante trattamenti aggiuntivi, una quota significativa dei reflui da riutilizzare per usi interni di raffreddamento, e l’uscita definitiva da un contesto gestionale divenuto altamente conflittuale, segnato dal confronto tra una Regione responsabile della gestione dell’impianto e una magistratura chiamata a intervenire in assenza di soluzioni strutturali.</p>
<p>Se tali segnali non fossero stati sufficienti a chiarire l’evoluzione del ruolo del depuratore consortile, una <strong>comunicazione</strong> pubblicata dalla Regione sul proprio sito istituzionale il <strong>27 giugno 2024</strong> indicava esplicitamente come opzione più concreta il collegamento all’IAS di ulteriori utenze civili, oltre a Melilli e Priolo, con il possibile coinvolgimento dei Comuni di Siracusa Floridia e Solarino, prevedendo una rimodulazione delle tariffe. Per arrivare a questa conclusione la Regione avrebbe convocato prima il tavolo tecnico interistituzionale, poi i sindaci del comprensorio e, infine, i grandi utenti industriali.</p>
<p>Con la decisione di <strong>destinare l’impianto IAS esclusivamente alla depurazione dei reflui civili,</strong> scelta residuale imposta anche dal ritardo con cui si è affrontato un problema già evidente agli addetti ai lavori dal 2023 (scheda 1), è venuta meno la possibilità di svolgere uno screening strutturato, su base economico-sociale, delle diverse opzioni allora ipotizzabili. La scelta, più semplice sotto il profilo normativo, di escludere l’IAS dal trattamento dei reflui industriali rischia di penalizzare lo sviluppo futuro della vocazione industriale del territorio, rendendo problematico lo smaltimento dei reflui per eventuali nuovi insediamenti nel siracusano. Anche lo spostamento degli scarichi industriali verso il porto di Augusta, in alternativa all’attuale recapito del collettore IAS a 1.750 metri dalla costa in mare aperto, potrebbe avere un impatto ambientale forse contenuto (scheda 2), ma comunque non nullo e che avrebbe dovuto essere esplicitamente valutato.</p>
<p>Uno screening completo avrebbe dovuto confrontare almeno le seguenti <strong>alternative</strong>:</p>
<ol>
<li>adeguamento del depuratore IAS per accogliere reflui industriali parzialmente trattati;</li>
<li>utilizzo dell’IAS a soli scopi civili per Siracusa, Floridia, Solarino, Melilli e Priolo;</li>
<li>utilizzo dell’IAS a soli scopi civili includendo, oltre ai comuni sopra citati, anche Augusta;</li>
<li>adeguamento del futuro depuratore di Augusta per accogliere i reflui di Melilli e Priolo, con chiusura dell’IAS.</li>
</ol>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-34703 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-300x135.jpg" alt="" width="300" height="135" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-300x135.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-1024x460.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-768x345.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1.jpg 1132w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Non si sostiene qui che tali opzioni non siano state esaminate singolarmente dai Comuni o da specifici gruppi di lavoro, ma appare verosimile che non sia <strong>mai</strong> stato prodotto <strong>uno studio organico e documentato</strong> da un soggetto super partes (ad esempio l’ATI), in grado di valutarle comparativamente. La stessa opzione (4), qui esposta in via del tutto accademica, non risulta essere mai stata discussa, pur rientrando a pieno titolo in una comparazione tra scenari alternativi. In aggiunta osserviamo che uno studio comparativo, se fatto, avrebbe forse potuto evitare la scelta di costruire un singolo impianto di depurazione dedicato solo ad Augusta.</p>
<p>Mettendo a confronto le varie alternative, la (1) e la (4) avrebbero richiesto l’ammodernamento del depuratore di contrada Canalicchio e la risoluzione del problema dello scarico al di fuori del Porto Grande. Le opzioni (2) e (3) avrebbero invece comportato la chiusura di Canalicchio. Le opzioni (3) e (4) avrebbero infine imposto la cancellazione o una profonda revisione del progetto del depuratore di Augusta, ipotesi respinta dal Comune, che ha già pubblicato il bando di gara per interventi finalizzati al superamento delle criticità del proprio sistema fognario e depurativo. Trattandosi di un intervento già finanziato e necessario per superare l’infrazione europea sullo scarico a mare di reflui non trattati, l’amministrazione comunale non intende legare tale obiettivo a un assetto futuro tecnicamente plausibile, ma ancora incerto.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-7199 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/03/images_-depuratore--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/03/images_-depuratore--300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/03/images_-depuratore-.jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Anche per il tempo limitato disponibile per una analisi di tal fatta, <strong>sembra che il comune aretuseo voglia procedere col collegamento di Siracusa al depuratore IAS</strong> (opzione 2), sia per garantire la continuità operativa dell’impianto IAS, sia perché la dismissione del depuratore di contrada Canalicchio e la cessazione degli scarichi nel Porto Grande dovrebbero contribuire a risolvere il problema dell’eutrofizzazione delle acque portuali.</p>
<p>La natura emergenziale di tale scelta emerge anche dal fatto che, nell’impostazione del progetto fin qui delineata, <strong>non risultano considerate le implicazioni della Direttiva europea (UE) 2024/3019</strong>, che impone l’adozione del trattamento terziario entro il 2039 per gli impianti asserviti a più di 150.000 abitanti equivalenti e, successivamente, del trattamento quaternario, oltre a promuovere il riutilizzo delle acque reflue trattate, in particolare nelle aree soggette a stress idrico. Qualora in futuro si dovesse valutare il riuso a fini agricoli, sarebbe stato quanto meno opportuno considerare già in questa fase anche gli aspetti logistici, in relazione alla posizione del depuratore IAS rispetto alle aree potenzialmente irrigabili.</p>
<p>Chiarito che il <em>Libero Consorzio comunale di Siracusa</em>, rinunciando all’adeguamento del depuratore di contrada Canalicchio alle nuove normative in quanto destinato alla chiusura, si troverebbe comunque, nel giro di pochi anni, a dover affrontare nuovamente il tema dell’aggiornamento del sistema di depurazione consortile, restano aperti diversi altri punti che meritano chiarimenti su un progetto di collegamento di Siracusa all’impianto consortile.</p>
<p>Relativamente alle <strong>problematiche di natura economica, amministrativa e occupazionale</strong>, non si può ignorare che la chiusura del depuratore di contrada Canalicchio dovrebbe comportare una perdita di posti di lavoro, di fatto compensata solo dalla salvaguardia di posizioni analoghe presso l’IAS. Nella già citata nota regionale del 27 giugno 2024 si afferma che <em>«…..sono stati <strong>destinati 9 milioni di euro per la messa in sicurezza</strong>…»</em> dell’impianto, ma restano ancora da chiarire sia i costi complessivi del collegamento sia quelli di gestione di un impianto che rimarrebbe comunque sovradimensionato rispetto alle sole esigenze civili. Assumendo che tali oneri ricadano sugli utenti, occorre inoltre interrogarsi sull’<strong>entità dell’aumento tariffario per Siracusa, Floridia e Solarino, oltre che per Melilli e Priolo.</strong> Rimangono infine <strong>aperte le questioni</strong> relative all’assetto della nuova società di gestione, alle garanzie occupazionali per i lavoratori in uscita dall’ IAS, alle autorizzazioni che dovranno essere rilasciate entro settembre 2026 (considerato il nuovo assetto depurativo che renderebbe superata l’attuale AIA).</p>
<p>Con riferimento alle problematiche tecniche, <strong>uno studio preliminare sulla fattibilità del collegamento</strong> di Siracusa, Solarino e Floridia al depuratore IAS è stato <strong>consegnato al Comune e protocollato con n. 11298 il 15/1/2024</strong>, <strong>come dichiarato dal vicesindaco Bandiera nella seduta del Consiglio comunale del 25/10/2025</strong>. Esiste una condotta in galleria sotto Siracusa utilizzabile per il collegamento, ritenuto tecnicamente fattibile ma bisognoso di interventi di ammodernamento.</p>
<p>Nella stessa seduta, <strong>l’amministratore giudiziario dott. Antonio Mariolo</strong> ha evidenziato che il depuratore IAS opera oggi al 35–40% della sua capacità (1.600 m³/h nel 2024) e che il 65% dei reflui proviene dai grandi impianti, lasciando circa 550–600 m³/h a Priolo, Melilli e ad altri scarichi produttivi lungo il collettore. Sono stati effettuati sopralluoghi sia sul collegamento di Siracusa Nord sia sul tratto sud del vecchio collettore da recuperare. È stato inoltre ribadito che un depuratore necessita di una portata minima e che i soli reflui di Priolo e Melilli non sono sufficienti (scheda 3). Infine con il distacco dei grandi utenti, il tratto tra Augusta e Priolo riceverà quantità molto ridotte di reflui, con possibili accumuli e criticità (scheda 3). Il collegamento con IAS è quindi ritenuto possibile, ma <em><strong>«</strong></em><em><strong>gli interventi hanno bisogno di tempo e noi abbiamo sempre meno tempo </strong>(A. Mariolo)<strong>»</strong></em><strong>.</strong></p>
<p>Preso atto delle numerose questioni sollevate e ancora aperte su questo progetto, <strong>resta una domanda che finora non è stata posta.</strong> Anche alla luce dell’ultima osservazione del dott. Mariolo, nove mesi sembrerebbero pochi. Occorrerà formalizzare la decisione con una delibera, completare le ispezioni, definire le necessità di pompaggio dei tre comuni per l’ingresso nel collettore IAS, redigere il progetto esecutivo con i collegamenti, individuare i tratti di linea da sostituire perché ammalorati, approvvigionare materiali e strumentazione, realizzare gli interventi e ottenere nel frattempo le necessarie autorizzazioni. <strong>L’ipotesi di non arrivare in tempo per settembre appare quindi una eventualità da considerare. E allora, cosa si farà?</strong></p>
<p>Non si potrà certo chiedere alle aziende di rinviare il distacco.</p>
<p><strong>Esiste un “piano B”</strong> temporaneo per gestire un eventuale ritardo di alcuni mesi? È possibile parzializzare l’impianto, con piccole modifiche, e gestirlo per un periodo limitato, anche a costi operativi elevati, nel rispetto dei parametri di scarico a mare, o bisogna pensare ad altro? Riteniamo che questo vada chiarito prima possibile, al fine di valutare per tempo il ricorso a procedure straordinarie di progettazione e realizzazione, con eventuali deroghe ai procedimenti ordinari, come già previsto dall’ordinamento per opere indifferibili e urgenti di rilevante interesse pubblico e ambientale.</p>
<p><strong> </strong><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p>Si riportano di seguito alcuni riferimenti alle date in cui le prime aziende hanno formalmente esplicitato, attraverso atti e documentazione ufficiale, l’indirizzo di sganciarsi dall’impianto consortile IAS.</p>
<p><strong><u>Sonatrach</u></strong></p>
<p>Dal Bilancio di sostenibilità 2022–2023 di Sonatrach Raffineria Italiana emerge che, già con la presentazione in data <strong>23 marzo 2023</strong> della documentazione di modifica non sostanziale dell’AIA relativa al progetto di riciclo delle acque, la società ha verosimilmente assunto l’indirizzo industriale di trattare i reflui in modo da renderli idonei sia al riutilizzo interno sia allo scarico a mare, in quanto il progetto è finalizzato a “<em>migliorare la qualità</em><em> dell’acqua in uscita dal sito che sarà compatibile con lo scarico a mare (in linea con D.Lgs. 152/2006 e BAT di settore)”</em>, consentendo il definitivo distacco dall’impianto di trattamento consortile IAS.</p>
<p><strong><u>Isab</u></strong></p>
<p>Dalla documentazione autorizzativa e dai provvedimenti richiamati nel decreto interministeriale del <strong>18 settembre 2023</strong> e nei successivi decreti di aggiornamento dell’AIA emerge che ISAB ha già avviato nel 2023 il procedimento per il distacco dal collettore del depuratore consortile IAS per specifiche sezioni impiantistiche, in particolare per l’“impianto IGCC”, nonché per i sistemi di trattamento acque “TAS Sud” e “TAS Nord”, in relazione ai quali sono state presentate istanze e progetti finalizzati al “distacco dal conferimento al depuratore IAS” e alla gestione autonoma dei reflui.</p>
<p><strong> </strong><strong>SCHEDA 2</strong></p>
<p>Il confronto col Porto grande di Siracusa, relativamente al problema di eutrofizzazione delle sue acque,  potrebbe non essere indicativo, visto la quantità ridotta dei reflui da scaricare sul porto di Augusta verso la portata di scarico del depuratore di Canalicchio (verosimilmente meno della metà), considerato che la quantità di nutrienti potrebbe essere più bassa laddove le aziende avessero deciso di disporre di un trattamento terziario e considerando che l’imboccatura del porto di Augusta è ben più ampia di quella del Porto grande di Siracusa. Ovviamente dobbiamo intendere queste considerazioni solo come qualitative e su base ipotetica, non disponendo di informazioni esplicite e di un riscontro di calcolo.</p>
<p><strong>SCHEDA 3</strong></p>
<p>Citazioni dall’intervento dell&#8217;amministratore giudiziario<strong> Antonio Mariolo</strong> in <strong>seduta consiliare aperta del 25/10/2025</strong></p>
<p>“….. <em>un depuratore è configurato nel suo assetto tecnico per depurare una quantità quanto meno minima di reflui;</em> <em>….. venendo meno i grandi utenti noi abbiamo la necessità ……. di trovare reflui perché nell’assetto e nella sua configurazione i soli reflui di Piolo e Melilli e zona industriale non bastano….”</em></p>
<p>“…. <em>la città di Augusta non può collettarsi e anche questo sarà un problema, perché nella zona Nord del polo nel momento in cui si staccheranno Sonatrach, Sasol e gli impianti di Priolo Servizi…… si porrà il problema di un collettore che parte da Augusta su cui confluiscono alcune piccole imprese che avranno una portata di reflui che non arriverà mai a IAS perché non essendoci la portata di Sonatrach e Sasol che porta con sè questi reflui, ci sarà un collettore che giacerà tra Augusta e Priolo Gargallo, in cui probabilmente si accumuleranno piccole quantità di reflui di insediamenti produttivi di quella zona;  però sarà un problema, …… costituirà una criticità&#8221;.    </em> <strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>La vicenda del depuratore IAS è il risultato di un fallimento collettivo</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/12/16/la-vicenda-del-depuratore-ias-e-il-risultato-di-un-fallimento-collettivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pippo Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 16:26:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
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					<description><![CDATA[IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA AUTORIZZATO LA PROSECUZIONE DELLE ATTIVITÀ DEL DEPURATORE CONSORTILE IAS DI PRIOLO, NONOSTANTE IL SEQUESTRO ANCORA IN ATTO. MA LE GRANDI AZIENDE DEL POLO INDUSTRIALE HANNO GIÀ REALIZZATO IMPIANTI AUTONOMI DI TRATTAMENTO REFLUI. Sulla crisi annunciata e sottovalutata del depuratore consortile IAS di Priolo Il depuratore consortile IAS di Priolo ha &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><b>IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA AUTORIZZATO LA PROSECUZIONE DELLE ATTIVITÀ DEL DEPURATORE CONSORTILE IAS DI PRIOLO, NONOSTANTE IL SEQUESTRO ANCORA IN ATTO. MA LE GRANDI AZIENDE DEL POLO INDUSTRIALE HANNO GIÀ REALIZZATO IMPIANTI AUTONOMI DI TRATTAMENTO REFLUI.</b></p>
<p align="justify"><b>Sulla crisi annunciata e sottovalutata del depuratore consortile IAS di Priolo </b></p>
<p align="justify">Il depuratore consortile IAS di Priolo ha rappresentato per decenni un’infrastruttura strategica per la gestione dei reflui industriali e civili del polo petrolchimico siracusano. La sua funzione era quella di garantire un trattamento centralizzato dei reflui provenienti dai Grandi Utenti (GU), dalle piccole e medie imprese (PMI) e dai comuni di Priolo e Melilli. Tuttavia, l’assenza di una visione strategica condivisa, la mancanza di interventi strutturali e l’inerzia delle istituzioni hanno contribuito a trasformare un presidio ambientale in un nodo critico per l’intero sistema produttivo locale.</p>
<p align="justify"><b>1. Il Quadro giudiziario e tecnico</b></p>
<p align="justify">Il Tribunale del Riesame di Siracusa, con decisione del dicembre 2025, ha annullato l’ordinanza del GIP che imponeva il blocco delle attività dell’IAS, autorizzandone la prosecuzione nonostante il sequestro ancora in atto. La decisione si fonda sulla legittimità del cosiddetto “decreto Bilanciamento”, un provvedimento interministeriale che consente deroghe temporanee ai limiti ambientali per garantire la continuità produttiva del polo industriale. Tuttavia, tale decreto ha finito per mascherare l’assenza di una governance ambientale efficace e di investimenti strutturali da parte degli attori pubblici e privati. L’incidente probatorio ha rafforzato la posizione difensiva dell’IAS, ma il procedimento penale resta aperto, con accuse di disastro ambientale a carico di 19 persone fisiche e 7 giuridiche. Le criticità emerse avrebbero dovuto essere intercettate e corrette molto prima, se solo gli organi di controllo e le autorità competenti avessero esercitato un’effettiva vigilanza.</p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-24962" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/03/pippo-ansaldix-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/03/pippo-ansaldix-300x256.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/03/pippo-ansaldix.jpg 427w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />  <em><span style="font-size: 10pt;">Pippo Ansaldi</span></em></p>
<p align="justify"><b>2. Conseguenze operative</b></p>
<p align="justify">In seguito all’intervento della magistratura e all’incertezza normativa, molti Grandi Utenti (GU), tra cui ISAB, Priolo Servizi, Sasol, hanno realizzato impianti autonomi di trattamento reflui, riducendo drasticamente i volumi conferiti all’IAS. Una scelta che, seppur legittima, ha evidenziato l’assenza di un coordinamento industriale e la mancanza di responsabilità collettiva.</p>
<p align="justify">Attualmente, il depuratore consortile gestisce solo i reflui civili dei comuni di Priolo e Melilli e i conferimenti residuali delle PMI, quantitativi insufficienti a garantire l’equilibrio tecnico ed economico dell’impianto.</p>
<p align="justify">L’impianto, progettato per trattare volumi industriali elevati, non può operare in modo efficiente con carichi ridotti, con conseguenti difficoltà gestionali e rischi di fermo tecnico. Le istituzioni, nel frattempo, sono rimaste in silenzio, senza predisporre alcuna misura di salvaguardia.</p>
<p align="justify"><b>3. Impatti economici e territoriali</b></p>
<p align="justify">&#8211; Le PMI, che non dispongono di impianti autonomi, dipendono dal consortile per la gestione dei reflui. La crisi dell’IAS rischia di compromettere la loro operatività, con effetti su occupazione, investimenti e continuità produttiva. Eppure, nessun piano di tutela è stato attivato.</p>
<p align="justify">&#8211; La marginalizzazione dell’IAS compromette anche la tenuta dell’indotto e la coesione economica dell’area industriale siracusana. L’assenza di una strategia di sviluppo integrata ha lasciato il territorio esposto e vulnerabile.</p>
<p align="justify">&#8211; La mancanza di un sistema di depurazione centralizzato e affidabile ostacola l’insediamento di nuove attività produttive, minando le prospettive di sviluppo dell’intero territorio. Una responsabilità che ricade su chi avrebbe dovuto pianificare e prevenire.</p>
<p align="justify"><b>4. Considerazioni finali</b></p>
<p align="justify">La vicenda del depuratore IAS è il risultato di un fallimento collettivo: delle istituzioni, incapaci di garantire la corretta gestione di infrastrutture fondamentali per il territorio; della classe industriale, che ha agito con superficilità e senza una visione comune; e della politica, assente nel ruolo di regia e indirizzo. È urgente un cambio di paradigma che recuperi etica della responsabilità, investimenti e una visione condivisa per evitare che l’intero sistema collassi definitivamente.</p>
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