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	<title>uxoricidio &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>“Anche ammanettato, portatemi alla tomba di mia moglie”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2016/11/18/anche-ammanettato-portatemi-alla-tomba-di-mia-moglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Gelardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 18:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<category><![CDATA[riabilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[perdono]]></category>
		<category><![CDATA[uxoricidio]]></category>
		<category><![CDATA[permessi]]></category>
		<category><![CDATA[reinserimento sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il caso al carcere di Augusta. L&#8217;uxoricida: &#8220;Voglio chiederle perdono&#8221;. Una richiesta che si scontra con il dolore lacerante dei genitori, la cui figlia &#232; stata uccisa barbaramente La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016 Torno a parlare di riparazione e mediazione penale, strumenti da affiancare alla pena &#8211; in alcuni casi sostituirla &#8211; e &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><strong><em><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Il caso al carcere di Augusta. L&rsquo;uxoricida: &ldquo;Voglio chiederle perdono&rdquo;. Una richiesta che si scontra con il dolore lacerante dei genitori, la cui figlia &egrave; stata uccisa barbaramente</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-8342"></span>  </p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Torno a parlare di riparazione e mediazione penale, strumenti da affiancare alla pena &#8211; in alcuni casi sostituirla &#8211; e &nbsp;temi oggetto da qualche tempo &nbsp;del mio interesse. Nel piccolo percorriamo questa strada&nbsp;compiendo &nbsp;passi di esperienze riparative e cos&igrave; fra settembre ed &nbsp;ottobre sono partite tre attivit&agrave; riparative, lavori gratuiti da parte dei <strong>detenuti in due scuole di Augusta</strong> e presso il comune di Priolo, ed &nbsp;altre analoghe proseguono, e sono attivit&agrave; che possiamo considerare ormai consolidate, in un certo modo acquisite. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Giorni fa, invece, mi &egrave; capitato di avere un <strong>dialogo con un recluso</strong> &nbsp;su questioni molto problematiche, quelle che mettono a dura prova le intenzioni, i principi ispiratori. Lo racconto: &nbsp;A . C. chiede di potersi recare in permesso per qualche ora, anche ammanettato, presso la tomba della moglie per chiederle perdono. Ha pensato di farlo dopo avere assistito alla conferenza sul perdono tenutasi in istituto ai primi di ottobre, presenti fra gli altri Maria Falcone e Caterina Chinnici. Lo chiamo, per capire di pi&ugrave; e per associare la richiesta a un volto, un tono della voce, delle espressioni, cio&egrave; tutti quegli elementi che ti possono convincere della sincerit&agrave; di una persona e della qualit&agrave; della sua verit&agrave;. Mi trovo davanti una persona garbata e che si esprime bene, <strong>un ex sottufficiale</strong>, una figura che difficilmente incontrandola assoceremmo a un delitto. La storia che mi racconta &egrave; agghiacciante: commise&nbsp;l&#8217;uxoricidio, gettando, al culmine di una lite, <strong>dell&#8217;alcool prima e della benzina dopo addosso alla moglie</strong>, procurandole la morte, avvenuta poi dopo diversi giorni di terribile agonia in ospedale. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Il racconto che fa del dramma causato &egrave; sofferto, racconta che il litigio avvenne alla vigilia della separazione e dopo un periodo di incomprensioni, di sospetti, di tradimento da parte della moglie, che aveva causato in lui depressione. Spiega tutto ci&ograve; affranto, ma non cerca di giustificarsi. Sarebbe difficile certo, ma non ci prova nemmeno. Rispondo alla sua richiesta iniziale dicendogli che recarsi al cimitero, cosa che evidentemente gli gioverebbe per trovare pace, pu&ograve; essere un passo a cammino inoltrato, non certo il primo e che <strong>il primo passo dovrebbe essere un tentativo di dialogo con la famiglia di lei</strong>. &ldquo;Ho provato a farlo &#8211; mi risponde &#8211; ho scritto loro diverse lettere, ma non mi hanno mai risposto&rdquo;. &nbsp;Gli dico che occorre trovare un &#8220;mediatore&#8221;, una persona che faccia da &#8220;pontiere&#8221; e non &egrave; facile e che ci vuole tempo, molto per queste cose . Ne riparleremo, gli dico,&nbsp;ci rifletter&ograve; con gli altri operatori. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Approfondisco allora il caso, leggo la sentenza, poi cerco qualcosa sul web. E trovo il video che riprende le reazioni della madre della vittima all&#8217;esito della sentenza d&#8217;appello che ridetermina la pena, da ergastolo a condanna a trent&#8217;anni, che nella visione collettiva vuol dire, non senza qualche ragione, che dopo un certo numero di anni, non elevatissimo&nbsp;in confronto al dolore inferto, &nbsp;il reo, pi&ugrave; crudamente il carnefice, potr&agrave; avere dei permessi, uscire per alcuni giorni in libert&agrave;. Rabbia, risentimento, forse odio (umanamente comprensibile,&nbsp;s&rsquo;intende). </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Mentre rifletto sulla vicenda mi rimane il disorientamento fra il vedere di fronte a me&nbsp;questa persona garbata e allo stesso tempo ascoltare <strong>la descrizione della efferatezza del crimine</strong>, questa divaricazione certo non nuova ma alla quale non mi sono mai abituato. E mi rimane la domanda se sia veramente &nbsp;pensabile un percorso che porti a un dialogo fra chi ha avuto la figlia, la sorella barbaramente uccisa e il colpevole di ci&ograve;. </span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Nei casi raccontati nei dibattiti svoltisi quest&#8217;anno (<strong>Moro, Falcone, Chinnici, Bachelet</strong>) il percorso &egrave; stato lungo e doloroso, ma certamente <strong>un aiuto &egrave; venuto da ideali di giustizia</strong>, forti fondamenti etici o filosofici a cui ancorare la propria riflessione, e che erano alla base dell&#8217;impegno in politica, nel mondo della giustizia, nelle istituzioni, delle persone uccise. Cosa si pu&ograve; invece chiedere a gente comune? E&#8217; giusto chiedere ci&ograve; che &egrave; sovrumano? Non ho risposte certe.</span></p>
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