<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>spunti di riflessione &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/tag/spunti-di-riflessione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sun, 11 May 2025 07:45:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Come abbiamo potuto, noi italiani, trasformarci in carnefici?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/02/09/come-abbiamo-potuto-noi-italiani-trasformarci-in-carnefici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nicola biondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2017 17:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ortigia]]></category>
		<category><![CDATA[Episodi Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>
		<category><![CDATA[vittime e carnefici]]></category>
		<category><![CDATA[spunti di riflessione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/02/09/come-abbiamo-potuto-noi-italiani-trasformarci-in-carnefici/</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;esperienza dell&#8217;emigrazione si trasforma, per chi ne &#232; vittima, da speranza di un futuro migliore in un presente talvolta peggiore del passato La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017 Non molto tempo fa passeggiavo verso Ortigia seguendo il corso dei miei pensieri, quando vidi, dietro uno sbarramento di transenne, numerosi soggetti sul molo della capitaneria &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><strong><em><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">L&rsquo;esperienza dell&rsquo;emigrazione si trasforma, per chi ne &egrave; vittima, da speranza di un futuro migliore in un presente talvolta peggiore del passato</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-8715"></span>  </p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Non molto tempo fa passeggiavo verso Ortigia seguendo il corso dei miei pensieri, quando vidi, dietro uno sbarramento di transenne, numerosi <em>soggetti</em> sul molo della capitaneria di porto,<em> </em>intenti a <strong>fotografare (con foga simil-giapponese) un gruppo di immigrati</strong> che la guardia di finanza faceva sbarcare. Inevitabilmente le mie sinapsi subirono un corto circuito, di cui ora tu, mio solitario lettore, subirai le conseguenze.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Chi non ha mai sentito dire: &ldquo;io non sono razzista, ma&hellip;&rdquo;? E a seguire le acrobazie linguistiche per dimostrare il non-razzismo &ndash; o addirittura la visione cosmopolita, quasi fosse il fondatore della teoria della &ldquo;societ&agrave; aperta&rdquo; &ndash; di chi quella frase ha pronunciato. Il tutto &egrave; reso ancora pi&ugrave; farsesco dal fatto che quanto maggiore &egrave; lo sforzo, tanto pi&ugrave; <strong>emerge, dalla camera oscura della rimozione, l&rsquo;inconscia ed eterna xenofobia. </strong></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Certo il fenomeno dell&rsquo;emigrazione &egrave; questione delicatissima, che va affrontata con uno sforzo collettivo, ma con equilibrio, senza patemi e/o paure, tenendo conto che non si tratta di buddisti o musulmani, di uomini di colore o caucasici, ma <strong>di esseri umani, che non hanno pi&ugrave; divinit&agrave; protettrici al loro fianco</strong>, come invece le avevano l&rsquo;astuto Odisseo o il pietoso Enea. Anche termini tecnici come &ldquo;permesso di soggiorno&rdquo;, &ldquo;centri di accoglienza&rdquo;, &ldquo;centri di identificazione&rdquo; &hellip;, costituiscono un ben misero vocabolario occultante l&rsquo;indicibile e a cui sottende una deumanizzazione di chi ci &egrave; &ldquo;estraneo&rdquo;.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Se gli italiani, oltre a considerarsi santi, poeti e navigatori, fossero anche un po&rsquo; meno smemorati rivolgerebbero la testa e il cuore alle <strong>vicende degli italiani nei loro &ldquo;viaggi della speranza&rdquo;</strong> e ad Ellis Island, luogo tristemente e tristamente noto a noi italiani. Come non riconoscere che, oggi come allora, l&rsquo;esperienza dell&rsquo;emigrazione si trasforma, per chi ne &egrave; vittima, da speranza di un futuro migliore in un presente talvolta peggiore del passato (basterebbe leggere qualche lettera straziante dei nostri emigrati del passato alle famiglie)?.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Il sacrificio compiuto non &egrave; mai gratuito, ha altissimi costi personali. Gli emigranti soffrono, infatti, sulla propria carne l&rsquo;esperienza che, molto a lungo (se non addirittura per sempre), si trovano a vivere in contesti che rimangono loro estranei. Questa condizione di sofferenza ha determinato l&rsquo;individuazione di una relativamente recente patologia: <strong>la Sindrome di Ulisse</strong>. Quattro sono le motivazioni che incidono nel determinare questa dimensione: la solitudine che si soffre arrivando in un paese straniero; il sentimento di fallimento delle proprie aspirazioni e il loro abbandono; la preoccupazione di dover vivere in situazioni di patologica esclusione; il permanente sentimento di paura.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Dovremmo sempre avere presente <strong>le parole che il cantautore Ivano Fossati mette in bocca a un emigrato </strong>che fugge dalla devastazione: &ldquo;ma soprattutto ci vuole coraggio a trascinare le nostre suole da una terra che ci odia a un&rsquo;altra che non ci vuole&rdquo; e provare grande rispetto per chi questo coraggio lo dimostra ogni giorno. Come abbiamo potuto, noi, proprio noi italiani, trasformarci, in un lasso di tempo cos&igrave; breve, da vittime a carnefici? Come, da sostenitori del principio (ereditato da molto lontano) della sacralit&agrave; dell&rsquo;ospite, <strong>siamo divenuti aspiranti al girone infernale della Tolomea?</strong></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">A te, mio a-razzista lettore, l&rsquo;onere della risposta.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
