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	<title>Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Priolo Sport Center, sfuma l&#8217;ennesima proposta: Carmelo Guarino pronto a depositare tre denunce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 08:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[È durata qualche giorno la speranza che la vicenda del Priolo Sport Center potesse trovare una ricomposizione tra i titolari del centro sportivo e l’amministrazione comunale. A quanto racconta Carmelo Guarino, con una telefonata al suo avvocato sarebbe stata prospettata l’ipotesi di un accordo bonario e Guarino era stato chiaro: &#8220;Avvocato, mi hanno preso in &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È durata qualche giorno la speranza che la vicenda del Priolo Sport Center potesse trovare una ricomposizione tra i titolari del centro sportivo e l’amministrazione comunale. A quanto racconta Carmelo Guarino, con una telefonata al suo avvocato sarebbe stata prospettata l’ipotesi di un accordo bonario e Guarino era stato chiaro: <em>&#8220;Avvocato, mi hanno preso in giro per cinque anni, a dire soltanto degli ultimi anni. Non ho intenzione di prestarmi ancora al loro gioco. O c’è qualcosa di certo o vado avanti con le denunce &#8220;</em>. E sono al momento tre le denunce ormai pronte.</p>
<p>La prima nasce da recenti confronti e incontri con la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa che hanno fatto emergere scenari di forte contrasto. Guarino ha potuto accertare che nel Piano Regolatore originario la zona in questione, indicata come FS, era destinata sì alla realizzazione di aree ed impianti attrezzati per la pratica sportiva ma esclusivamente all&#8217;aperto, senza alcuna previsione di cubature o fabbricati. La normativa di piano, inoltre, prevedeva un preciso obbligo di intesa tra le parti: la realizzazione di tali strutture non poteva avvenire a discrezione del privato o del solo Comune, ma richiedeva la preventiva stesura e approvazione di un progetto condiviso con la Soprintendenza, nel pieno rispetto dei vincoli archeologici.</p>
<p>Ma nel rilasciare autorizzazioni e certificati di destinazione urbanistica attestanti la libera edificabilità, gli uffici comunali avrebbero consultato tavole di piano errate, omettendo i riferimenti alle Norme Tecniche di Attuazione e al vincolo archeologico che grava sulla particella fin dal decreto del 1958 per la presenza delle catacombe di Manomozza. <em>“Ebbene – </em>commenta Guarino<em> – quel progetto concordato con la Soprintendenza non è mai stato depositato né formalmente discusso. Questa è l’origine del mio drammatico dissesto finanziario”</em>.</p>
<p>Non solo. Dai colloqui con la Soprintendenza è anche emerso che nel corso della costruzione dello storico (e oggi degradato e abbandonato) PalaEnichem, edificato nella medesima area soggetta a vincolo archeologico, la Soprintendenza avrebbe emesso ben otto segnalazioni relative ai vincoli paesaggistici e archeologici dell&#8217;area, che tuttavia non hanno fermato le opere. Risulta certo di difficile comprensione il motivo per cui la Soprintendenza, di fronte a ripetute violazioni su un&#8217;area vincolata, si sia limitata ad atti formali di richiamo invece di esercitare poteri d&#8217;intervento diretto o d&#8217;urgenza (come blocchi <em>ad horas</em> o demolizioni d&#8217;ufficio). Ma oggi si imporrebbe comunque, almeno in teoria, il totale ripristino dello stato dei luoghi: se l&#8217;area è considerata inedificabile e l&#8217;impianto risulta di fatto abusivo, la conseguenza di legge per qualsiasi privato o ente pubblico sarebbe la demolizione completa della struttura e la restituzione dell&#8217;area all&#8217;originario stato naturale/archeologico. E per tale via, come già abbiamo avuto modo di notare, l&#8217;acquisto da parte del Comune per 500 mila euro genererebbe un cortocircuito istituzionale: l&#8217;ente avrebbe impiegato denaro pubblico per comprare un bene che, secondo i vincoli esistenti e le tesi di abusivismo sostenute, andrebbe raso al suolo. Questo il senso della denuncia di Guarino.</p>
<p>Anche per un muro di confine tra il centro sportivo e il campo di calcio comunale di San Focà, Guarino crede ci siano ancora tempi e modi per ottenere quanto da lui indebitamente speso. La vicenda è già stata da noi raccontata: violenti eventi meteorologici nel 2005 provocarono un improvviso smottamento del terreno del campo di calcio, soprelevato rispetto a quello di proprietà di Guarino, che immediatamente ne chiese all’amministrazione comunale il ripristino. Non solo il Comune non si attivó, ma, <em>&#8220;sempre con la promessa di acquistare il centro&#8221;</em> – dice Guarino (e a far fede vi è una delibera del 20 giugno 2008 della Giunta Toppi), lo convinse ad anticipare lavori e spese. Il muro, alto 5 metri oltre la base e largo 1,50 metri, venne realizzato a regola d’arte. Dei 100 mila euro spesi verranno riconosciuti a Guarino solo 8.000 euro.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-44395 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/11/Wha-1-135x300.jpeg" alt="" width="135" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/11/Wha-1-135x300.jpeg 135w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/11/Wha-1-473x1050.jpeg 473w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/11/Wha-1-768x1704.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/11/Wha-1-692x1536.jpeg 692w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/11/Wha-1.jpeg 923w" sizes="(max-width: 135px) 100vw, 135px" /></p>
<p>Ma è anche su un altro fronte che Guarino intende procedere, quello relativo agli accertamenti fatti dalla banca prima di concedergli un mutuo da 1.200.000 euro, in particolare nei confronti di chi ha guidato e avallato l&#8217;operazione all&#8217;origine. Secondo Guarino, sia il notaio al momento dell&#8217;atto sia l&#8217;istituto bancario prima di erogare il finanziamento avrebbero dovuto svolgere le visure e le verifiche preliminari per accertare la reale libertà del terreno da qualsiasi vincolo. Qualsiasi richiesta o certificato ad hoc avrebbe infatti evidenziato da subito un quadro vincolistico pesante e stratificato: da quello archeologico a quello di area SIN, fino alla presenza di un traliccio Terna dal quale occorreva che gli edifici fossero costruiti a debita distanza.</p>
<p><em>“Ho imparato a mie spese in questa lunghissima vicenda, drammatica per me, per la mia famiglia e per tutti quelli che ho coinvolto, e per i quali sento una responsabilità che mi leva il sonno, a non fidarmi più delle parole. La pubblica amministrazione mi ha ingannato e si è autoprotetta. Sono stati tutelati i funzionari che hanno sottoscritto atti non rispondenti alla verità. Due sindaci si sono presi gioco di me. Non voglio, non posso mollare, smettere di combattere. E lo farò in tutte le sedi in cui potrò, con tutti i mezzi a mia disposizione. Aspetto con ansia la decisione della Cassazione che sono certo mi darà ragione”</em>, chiosa Carmelo Guarino.</p>
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