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	<title>salute mentale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sun, 10 Mar 2024 17:28:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>SALUTE MENTALE, DESOLANTE L&#8217;OFFERTA SANITARIA DELL&#8217;ASP LOCALE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2024/02/02/salute-mentale-desolante-lofferta-sanitaria-dellasp-locale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 11:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Tati Sgarlata]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Afadipsi]]></category>
		<category><![CDATA[Carmela Carbonaro]]></category>
		<category><![CDATA[Sipuò fare per il lavoro di Comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[Se qualcuno, anche qualche burocrate dell’Asp, avesse voluto rendersi conto concretamente, ‘visivamente’, di quanto sia ampia e diffusa nel nostro territorio cittadino e provinciale la domanda di diritto alla salute, nel caso specifico nel settore della sanità mentale, avrebbe dovuto/potuto partecipare all’incontro di mercoledì 31 gennaio presso le Suore Francescane in via delle Olimpiadi. L’invito &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno, anche qualche burocrate dell’Asp, avesse voluto rendersi conto concretamente, ‘visivamente’, di quanto sia <strong>ampia e diffusa nel nostro territorio cittadino e provinciale la domanda di diritto alla salute</strong>, nel caso specifico nel settore della sanità mentale, avrebbe dovuto/potuto partecipare all’incontro di mercoledì 31 gennaio presso le Suore Francescane in via delle Olimpiadi.</p>
<p>L’invito della presidente della <strong>Afadipsi, dottoressa Carmela Carbonaro</strong>, e del presidente della ETS <strong> “<em>Si può fare per il lavoro di comunità</em>”, dottor Gaetano Sgarlata</strong>, è stato accolto, oltre che da alcuni esponenti politici e sindacali, da molte associazioni, accorse in rappresentanza dei propri assistiti, e da tantissimi cittadini che si trovano a combattere, spesso nella solitudine, la loro personale lotta per garantire ai propri familiari le cure e l’assistenza di cui hanno bisogno. Un salone in cui anche gli ultimi arrivati, in piedi, sono rimasti ad ascoltare con interesse, fino all’ultimo, quale sia lo stato, in <strong>verità desolante, dell’offerta sanitaria dell’Asp locale</strong> dettagliatamente descritto dalla Carbonaro e da Sgarlata.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-27092" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/02/2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/02/2-225x300.jpg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/02/2.jpg 488w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p>Gli argomenti proposti, le tante criticità segnalate sono già noti perché hanno trovato spazio sui media locali in questi giorni e in occasione dell’invito all’incontro, una sorta di ‘chiamata alle armi’ pacifiche, di accorato appello a fare sistema, ad unire le forze per finalmente essere ascoltati e riuscire a infrangere il muro dell’indifferenza al problema che l’assessorato alla sanità sembra aver frapposto tra decisori e richiedenti.</p>
<p>Va quindi piuttosto raccontato del clima di autentica partecipazione e condivisione che si è vissuto nelle circa tre ore dell’incontro, ‘tangibile’ nel silenzio dei presenti e nelle loro espressioni pienamente consapevoli, perché per i più esperienze di vita, della gravità della situazione. Toccanti alcune testimonianze seguite all’illustrazione dei fatti del dottore Sgarlata, utili a comprendere quanta realtà ancora sfuggisse al quadro, pur minuzioso, precedentemente presentato e a capire appieno come la malattia mentale, spesso nascosta per un incomprensibile stigma sociale che ancora persiste, non possa essere considerata da meno rispetto ad altre malattie perché anch’essa tale da coinvolgere, e condizionare, ogni membro di una famiglia.</p>
<p>Da una parte quindi l’impegno e la dignità di chi affronta enormi difficoltà quotidiane, dall’altra la <strong>sostanziale inerzia di chi se ne dovrebbe fare carico a livello politico e amministrativo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunità terapeutiche assistite. “Con l’inserimento degli autori di reato le cta diventano esse stesse carceri per tutti”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2023/12/24/comunita-terapeutiche-assistite-con-linserimento-degli-autori-di-reato-le-cta-diventano-esse-stesse-carceri-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione La civetta press]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2023 08:28:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[asp]]></category>
		<category><![CDATA[Rems]]></category>
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		<category><![CDATA[CTA]]></category>
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					<description><![CDATA[Riceviamo da uno psicologo dell’equipe multidisciplinare di una delle CTA del nostro territorio queste riflessioni che volentieri pubblichiamo dopo averne accertato la fondatezza: &#8220;Ho letto con interesse l’articolo sulle CTA, struttura in cui opero da psicologo. Un articolo che rappresenta perfettamente la complessa realtà in cui lavoriamo e … rischiamo. Aggiungerei solo che, tra i &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo da uno psicologo dell’equipe multidisciplinare di una delle CTA del nostro territorio queste riflessioni che volentieri pubblichiamo dopo averne accertato la fondatezza:</p>
<p>&#8220;Ho letto con interesse l’articolo sulle CTA, struttura in cui opero da psicologo. Un articolo che rappresenta perfettamente la complessa realtà in cui lavoriamo e … rischiamo. Aggiungerei solo che, tra i componenti dell&#8217;equipe multidisciplinare, sono i medici quelli più &#8220;presi di mira&#8221; dalle proiezioni paranoiche dei pazienti perché sono loro a prescrivere i farmaci che, per limitata consapevolezza di malattia e/o per i possibili effetti collaterali, sono spesso rifiutati dai malati e quindi causa di odio verso il medico e, subito dopo, verso l&#8217;infermiere che li somministra.</p>
<p>Per descrivere la complessità in cui si opera all’interno di queste comunità terapeutiche, vanno ricordate le tre diverse tipologie di pazienti che vi sono ospitati. I pazienti &#8220;delinquenti&#8221; o comunque autori di reato (spesso reati al plurale) che arrivano direttamente dal carcere o comunque ad esso sono destinati e che vengono trasferiti in CTA tramite perizie mediche che accertano l&#8217;incompatibilità con la detenzione dando una diagnosi psichiatrica (diagnosi come bipolarismo, disturbo di personalità borderline, etc.). I pazienti effettivamente psichiatrici da CTA che si ricoverano o vengono ricoverati in struttura tramite l&#8217;obbligo del magistrato per una pericolosità sociale ma che in realtà si trovano ad avere tale obbligo perché diventano &#8220;carcerieri&#8221; dei loro familiari o perché fanno &#8220;danni&#8221; più banali come il disturbo alla quiete pubblica per cui vengono a volte denunciati.</p>
<p>E ancora i pazienti tossicodipendenti (alcool e/o sostanze), spesso autori di reato proprio per procurarsi la sostanza e che finiscono all&#8217;interno delle CTA per un ulteriore enorme paradosso: non ci sono strutture per loro, perché il carcere è inappropriato per la gestione della loro dipendenza e astinenza, così come d’altra parte la CTA. In realtà esistono delle strutture, quelle ‘a doppia diagnosi’, ma non ci sono nel nostro territorio. Neanche una.</p>
<p><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-26879 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/12/images-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Questa distinzione serve a dire che è la prima tipologia quella veramente problematica. I secondi sono un po&#8217; vittime di un sistema che, come scritto nell’articolo, pagano il fio di una società che predilige &#8220;i sani&#8221;, un sistema in cui per loro non c&#8217;è posto. Così come i terzi, per cui pare non esserci effettivamente il posto ‘giusto’.</p>
<p>Esiste poi un grosso paradosso, di cui non si &#8220;parla&#8221;, che ha a che vedere proprio con il tempo di degenza. Mentre per i pazienti volontari esiste il limite dei 72 mesi, gli ospiti autori di reato hanno una degenza &#8220;a tempo indeterminato&#8221;, o comunque a sconto della loro pena. Anche perché arrivano con la dicitura di collocazione temporanea in attesa che si liberi il posto in REMS, ma con la evidente consapevolezza che, per i problemi già ben descritti nell&#8217;articolo, questo passaggio non avverrà mai. Non avviene neanche per i pazienti a tal punto gravi e pericolosi da essere stati (dopo numerose segnalazioni da parte dei direttori sanitari ai magistrati di sorveglianza) &#8220;segnalati&#8221; come necessitanti di saltare la lista di attesa, ma ancora ad oggi o a piede libero o ricoverati in CTA (dove in teoria dopo 8 giorni di allontanamento spontaneo possono essere dimessi, seppur pare che l&#8217;ASL possa decidere di muoversi diversamente in merito).</p>
<p>Correttamente a inizio articolo si parla di &#8220;rischio che ci scappi il morto&#8221;: in fondo le segnalazioni vengono fatte, ma si nasconde la sabbia sotto il tappeto, finché non succede un disastro (basti pensare al caso di cronaca di quest&#8217; estate della psichiatra Barbara Capovani uccisa a sprangate a Pisa).</p>
<p>In sostanza, tornando al paradosso, i pazienti autori di reato vengono &#8220;parcheggiati in CTA&#8221; con l&#8217;idea (o forse la scusa) di essere comunque da riabilitare (in fondo la REMS stessa si pone tale obiettivo), ma i tempi li detta la loro pena. In pratica per i pazienti davvero riabilitabili viene dato un tempo, per i pazienti autori di reato spesso non riabilitabili no, un tempo che non decide un medico ma un magistrato. Il medico o comunque l&#8217;equipe, davvero deputata a poter fare delle valutazioni, viene totalmente spogliata del suo ruolo. Su ciò che dovrebbero/potrebbero decidere loro, decide qualcun altro con minori competenze nell&#8217;ambito, parlando in sostanza di &#8220;riabilitazione coercitiva&#8221; in un luogo che a tale scopo non è deputato.</p>
<p>La situazione denunciata rientra comunque nel più ampio panorama dei servizi territoriali in totale stato di collasso. Le stesse condizioni di pericolo delle CTA si ritrovano negli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), servizio ospedaliero dove vengono attuati trattamenti psichiatrici volontari ed obbligatori in condizioni di ricovero, e nelle carceri stesse, dove negli ultimi mesi sono aumentate le aggressioni, nonostante la presenza delle guardie carcerarie (sempre in minore presenza e con minore formazione, e quindi non davvero preparate a fronteggiare il problema).</p>
<p>La conseguenza di ciò diventa un &#8220;rimpallo&#8221; tra i servizi psichiatrici e non, un &#8220;passarsi la patata bollente&#8221; di questi pazienti che vengono &#8220;sballottati&#8221; tra una struttura/servizio ad un’altra/o, quasi con l&#8217;idea implicita e non dichiarata che &#8220;dobbiamo piangerceli&#8221; tutti un po&#8217; per uno. Ma ciò, a proposito di effetti su qualità del lavoro svolto, come gli operatori che sono costretti a svolgere male il loro lavoro per mancanza di tempo e burnout, porta ad una &#8220;guerra&#8221; più o meno fredda tra i servizi, che smettono di collaborare come dovrebbero. Neanche a dirlo questo aspetto aprirebbe un gigantesco dibattito su come il nostro attuale governo e i precedenti hanno gestito i fondi da destinare alla sanità e alla giustizia.</p>
<p>Una soluzione avanzata da molti per sopperire a questa situazione delle CTA è quella di cambiare il loro statuto di base e il loro organigramma inserendovi guardie o comunque un servizio di sicurezza.</p>
<p>Sorvolando sull&#8217;enorme difficoltà in cui ci si imbatterebbe, sia per i tempi burocratici di un cambio strutturale sia per i costi non convenienti (ben descritti nell&#8217;articolo), il problema più grosso è nuovamente nei confronti dei &#8220;poveri&#8221; pazienti psichiatrici da riabilitare e a cui spetterebbe di usufruire del servizio. Perché un paziente psichiatrico, per cui la comunità deve essere un luogo riabilitativo, un contenitore &#8220;buono&#8221;, un &#8220;laboratorio&#8221; in cui sperimentare la società in modo ovattato (non a caso, credo, il nome di Comunità per queste strutture), deve avere una guardia all&#8217;interno della sua &#8220;casa sicura&#8221;? Perché deve essere sottoposto ad un elemento &#8220;estraneo&#8221;, &#8220;intrusivo&#8221; vista anche la sua tendenza per patologia a percepire gli stimoli in modo più intrusivo e impattante?</p>
<p>Facendo infine una considerazione di carattere più prettamente psicologico, esiste un collegamento tra quanto descritto all&#8217;inizio dell&#8217;articolo (i casi di maltrattamenti nelle strutture da parte del personale) e quanto oggetto di esso (il burnout del personale)?</p>
<p>Fatti come quelli di cronaca che ci troviamo spesso a sentire riguardo a tali abusi di potere fanno evidentemente storcere il naso, e lungi da me pensare che non siano condannabili, anzi. Ma superando un attimo lo sconcerto, che ci porta a pensare che essi dipendano dalla cattiveria e/o patologia umana, quali sono le ragioni che possono portare alla messa in atto di comportamenti così inumani e incondivisibili?</p>
<p>Lo stato di burnout e di conseguente frustrazione del personale è o può essere una risposta. Non capita di rado, ma piuttosto di sovente, che un operatore dopo avere gestito un ospite pericoloso, introiettato tutta l&#8217;aggressività di quest&#8217;ultimo e soffocato la propria, risponda male o &#8220;maltratti&#8221; verbalmente un ospite più debole, quasi ad andare a favore di una dinamica totemica in cui vige la legge del più forte e ogni gradino superiore se la prende con quello inferiore.</p>
<p>Ribadisco, totalmente condannabile il comportamento, ma alla gestione di stress, frustrazione ed aggressività del personale chi ci pensa, al di là degli altri colleghi (operatori o equipe) che si trovano così a dovere gestire oltre al carico in più del paziente autore di reato anche il carico dello stress dei colleghi? Un cane che si morde la coda, un burnout che si combatte con altro burnout. Dando per di più per scontato che gli operatori non preparati sulle dinamiche psicologiche (gli ausiliare, gli assistenti sociali, ma nel loro piccolo anche gli infermieri) possano prendersi cura di sé e dei colleghi in una situazione di così forte stress; non a caso d&#8217;altronde ciò che accade è che la rabbia più che essere &#8220;spenta&#8221; venga &#8220;accesa&#8221; e &#8220;fomentata&#8221;.</p>
<p>Al netto di tutte le criticità sopra evidenziate, la situazione è questa, ed è presumibile che anche nella distopica idea che già oggi si muovano i primi passi per un cambiamento la situazione resterebbe comunque questa per ancora molto tempo.</p>
<p>Considerato ciò, perché non viene fatto nulla, se non per risolvere almeno per arginare, tale situazione? L&#8217;inserimento di figure di protezione nelle strutture (nonostante il critico punto che ho descritto sopra), corsi di formazione per il personale sia di autodifesa che di gestione dello stress, corsi di approfondimento sulla precisa tipologia di paziente, etc.?</p>
<p>Si suppone che in un normale reparto ospedaliero non verrebbe ricoverato un paziente con problematiche che il personale non è in grado di trattare e in cui non ci sono i mezzi per farlo: come mai nella salute mentale ciò avviene, senza che vengano presi per lo meno dei provvedimenti formativi?</p>
<p>Probabilmente la risposta, come già constato nell&#8217;articolo, è che non stiamo parlando di persone agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, ma di persone dimenticate, che è meglio nascondere, o che comunque vogliamo sistemare per non vedere.</p>
<p>La domanda quindi che sorge spontanea è: a parte le condizioni igieniche in cui versavano i vecchi manicomi o OPG e le pratiche utilizzate al loro interno, è davvero cambiato qualcosa (o abbastanza) nell&#8217;opinione sanitaria e pubblica dalla legge Basaglia?&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunità terapeutiche assistite. Chiesto un incontro in Prefettura. “Occorre intervenire subito”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2023/12/24/comunita-terapeutiche-assistite-chiesto-un-incontro-in-prefettura-occorre-intervenire-subito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2023 08:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Solidale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[ASP SR]]></category>
		<category><![CDATA[CTA]]></category>
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					<description><![CDATA[Enzo Tomasello, come referente degli operatori delle CTA, e il dottor Gaetano (Tati) Sgarlata, nella qualità di presidente dell’Associazione “Si può fare per il lavoro di Comunità”, hanno chiesto al Prefetto la costituzione di un tavolo di lavoro per affrontare, insieme a tutti gli enti coinvolti, le non poche criticità che riguardano le Comunità Terapeutiche &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Enzo Tomasello</strong>, come referente degli operatori delle CTA, e il dottor <strong>Gaetano (Tati) Sgarlata</strong>, nella qualità di presidente dell’Associazione “<strong>Si può fare per il lavoro di Comunità</strong>”, hanno chiesto al Prefetto la costituzione di un tavolo di lavoro per affrontare, insieme a tutti gli enti coinvolti, le non poche criticità che riguardano le Comunità Terapeutiche Assistite di cui abbiamo parlato nell’articolo del 19 dicembre</p>
<p><a href="https://www.lacivettapress.it/2023/12/19/detenuti-con-disturbi-mentali-accertati-nelle-cta-cosi-diventano-gironi-infernali-e-la-denuncia-del-personale/">https://www.lacivettapress.it/2023/12/19/detenuti-con-disturbi-mentali-accertati-nelle-cta-cosi-diventano-gironi-infernali-e-la-denuncia-del-personale/</a></p>
<p>Una situazione su cui intervenire per tempo, quale azione di prevenzione, dal momento che già si sono verificati <strong>episodi di diversa gravità</strong>: dalla distruzione di suppellettili e vetri e il furto di soldi e sigarette, ai casi di estorsione, di consumo e spaccio di droga, fino alle violenze nei confronti dei pazienti e del personale e a forme di sequestro.</p>
<p>“Occorre cercare di rimettere ordine, non c’è dubbio – commenta il dottor Gaetano Sgarlata -. È un dato di fatto che alcuni autori di reati ricevano una perizia psichiatrica di semi infermità che appare perlomeno dubbia dato che questi soggetti si dimostrano poi dentro le CTA, comunità terapeutiche assistite, più delinquenti che pazienti psichiatrici. Non sta certo a noi verificare la validità di certe perizie, ma il problema è gravissimo perché questi soggetti hanno comportamenti che destabilizzano la funzionalità di tali comunità. Con un paziente affetto da patologia psichiatrica gli operatori delle CTA sanno lavorare benissimo, ma con pazienti autori di reato che sono soprattutto delinquenti non ce la possono fare proprio. Le CTA tra l’altro dovrebbero essere strutture aperte, da cui il paziente psichiatrico deve poter uscire, dove fare attività interne come esterne, mentre, al contrario, diventano sempre più posti chiusi. La presenza a volte del 30-40-60 per cento di pazienti autori di reato non premette la riabilitazione dei pazienti psichiatrici veri e propri e ovviamente sottrae posti ad altri che ne avrebbero diritto.</p>
<p>C’è poi un altro aspetto di cui tenere conto. Con la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari tutti gli autori di reato dovrebbero essere presi in carico dal Centro di Salute Mentale e da qui smistati con progetti personalizzati, eventualmente restando nelle proprie abitazioni, o nelle Rems, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, o nei reparti psichiatrici delle carceri. Diverse quindi le opzioni previste dalla norma se non solo si fossero aperte tutte le Rems programmate, non soltanto l’80% ma soprattutto se i centri di salute mentale non avessero visto negli anni il continuo decremento degli operatori, in particolare, psichiatri, in una logica del ‘risparmio’, inaccettabile, da parte delle Aziende Sanitarie. Specie in Sicilia, e <strong>a Siracusa, la carenza dell’assistenza psichiatrica è gravissima</strong>; certo imputabile è anche la scelta, a livello nazionale, dai governi di destra come di sinistra, del numero chiuso nella facoltà di medicina che ha determinato un numero insufficiente di medici soprattutto per le branche meno appetibili, e tra queste i medici di famiglia e di psichiatria.</p>
<p>Ci sono oggi psichiatri che si mettono in pensione e poi, per guadagnare migliaia di euro, vanno a fare 3 – 4 notti al mese, a gettone, in ospedali del nord.  Qui da noi abbiamo Direttori Generali che, sempre per risparmiare, sebbene ce ne sia ampia disponibilità, non intendono avvalersi neanche di altre figure professionali già in pianta organica: psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione. Come Associazione abbiamo anche noi chiesto di coprire i posti vuoti attraverso un concorso per queste figure professionali e poi, nella successiva pianta organica, di incrementare il numero appunto di psicologi, assistenti sociali e terapisti della riabilitazione, professionalità che invece sono molto presenti nel territorio. Stiamo lavorando anche a livello regionale perché questo avvenga, ma ci danno poco ascolto.</p>
<p>Una risposta immediata alle criticità in cui versano ormai tutte le cta del territorio sarebbe quella di ragionare sulla gravità dei disturbi e far girare mano mano i malati, per esempio mandando nelle cta solo quelli che già hanno fatto positivamente un percorso terapeutico e lasciando nelle Rems i più gravi. Ma per fare questo il punto di partenza sarebbe non far finta di non vedere un problema che sicuramente è ben presente ai vertici aziendali”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La salute mentale è un bene di tutti: attuare le leggi è un dovere delle istituzioni &#8211;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/06/25/la-salute-mentale-e-un-bene-di-tutti-attuare-le-leggi-e-un-dovere-delle-istituzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aldo Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 11:12:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Solidale]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[Appello alla mobilitazione regionale e al sit in indetto per il 30 giugno 2021 dinanzi la Presidenza della Regione in favore del funzionamento efficace della rete dei servizi per la salute mentale in Sicilia.  Esattamente un anno fa, a Palermo, si è formalmente costituita (come ente del Terzo Settore) l’Associazione Si può fare per il &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Appello alla mobilitazione regionale e al sit in indetto per il 30 giugno 2021 dinanzi la Presidenza della Regione in favore del funzionamento efficace della rete dei servizi per la salute mentale in Sicilia.</strong></p>
<p><strong> </strong>Esattamente un anno fa, a Palermo, si è formalmente costituita (come ente del Terzo Settore) l’Associazione<strong><em> Si può fare per il lavoro di comunità.</em></strong> L’associazione in realtà esiste già dal 2013 in maniera informale, ma ha ritenuto di darsi una veste giuridica per potersi rapportare a pieno titolo con le Istituzioni. <strong>Tati Sgarlata</strong>, psichiatra molto conosciuto in città per il suo impegno civico e politico, ne è il Presidente e a lui abbiamo chiesto di illustrarci gli obiettivi:</p>
<p><strong><em>Si può fare per il lavoro di comunità </em></strong><em>è una realtà a livello regionale che a oggi con i suoi iscritti (tra utenti, familiari, operatori dei servizi e del terzo settore sociale, associazioni di familiari, associazioni di volontariato, cooperative sociali) rappresenta migliaia di persone impegnate a lottare per il riconoscimento dei diritti delle persone con fragilità in salute mentale, per un lavoro nei servizi pubblici e privati più dignitoso ed efficace, per una prospettiva che vada oltre l’assistenzialismo e la ospedalizzazione della salute mentale</em>.</p>
<p><strong>Perché nasce l’Associazione?</strong></p>
<p><em>Da anni l’impegno dei governi centrali e locali per la salute mentale è stato fortemente riduttivo. Poca assistenza domiciliare, poca rete nelle comunità locali, l’escalation di impiego di farmaci, carenti interventi per l’inclusione sociale, hanno determinato un eccesso di ricoveri psichiatrici negli ospedali e di permanenze in strutture residenziali: un circuito che favorisce la cronicità e non la ripresa e la guarigione delle persone. </em></p>
<p><em>A questo si aggiunge una <strong>inadeguatezza delle stesse piante organiche in atto </strong>nei servizi presentando <strong>centinaia di operatori in meno </strong>rispetto a quelle autorizzate dalla Regione perché le Asp non assumono le figure professionali che nel tempo vanno in pensione.</em></p>
<p><strong>Cosa chiedete in particolare?</strong></p>
<p><em>Una delle convinzioni maturate in questa pandemia è che il mantenimento e il rafforzamento dei presìdi territoriali sono decisivi per sconfiggere il Covid 19. <strong>Ciò vale anche per il complesso mondo della salute mentale</strong>. Nuove norme sono necessarie per: </em></p>
<ul>
<li><em> monitorare in modo continuativo e professionale la situazione dei pazienti gravi, non di rado in condizioni di deprivazione sociale, o addirittura senza tetto; </em></li>
<li><em> sostenere le famiglie che non possono da sole fare da ammortizzatori sociali dell’emergenza, se non per periodi brevissimi, in assenza di altri supporti; </em></li>
<li><em> rafforzare l’assistenza domiciliare come modalità di lavoro privilegiata, da garantire con un approccio multidisciplinare e multisettoriale, in un’alleanza servizio pubblico-servizi sociali-terzo settore.</em></li>
</ul>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6187" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2015/06/images_tati-sgarlata-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p><strong>Vi siete incontrati con le istituzioni, cosa vi hanno risposto?</strong></p>
<p><em>Il Presidente Musumeci, fino a ieri Assessore alla Salute e comunque responsabile dell’applicazione delle leggi in Sicilia, sollecitato da noi per un incontro non ha mai risposto così come il predecessore oggi nuovamente in carica. </em></p>
<p><em>Per questo oggi noi invitiamo alla <strong>mobilitazione regionale e al sit in indetto per il 30 giugno 2021 dinanzi la Presidenza della Regione</strong> in favore del funzionamento efficace della rete dei servizi per la salute mentale in Sicilia.</em></p>
<p><strong>Cosa chiederete a Musumeci?</strong></p>
<p><em>Noi oggi chiediamo alle Istituzioni e in particolare al Presidente della Regione una serie di interventi necessari ma assenti tra i quali se ne elencano alcuni: </em></p>
<ul>
<li><strong><em>Il reale funzionamento della Consulta regionale delle Associazioni </em></strong><em>istituita dall’Assessorato alla salute con Decreto del 22/10/19; </em></li>
<li><strong><em>L’adeguamento delle piante organiche dei DSM con un numero proporzionale alla popolazione </em></strong><em>di figure fondamentali per i progetti di prevenzione, cura e riabilitazione. Ci si riferisce in particolar modo a psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori e sociologi. </em></li>
<li><strong><em>L’emanazione di un atto normativo che consideri gli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) siciliani strutture ad alta attività assistenziale</em></strong><em>.. Questo comporta che per gli SPDC di 15 posti letto sono previsti 14 infermieri e 5 medici e non è prevista né la figura dello Psicologo, né quella dell’assistente sociale; </em></li>
<li><strong><em>Che funzioni la </em></strong><em>“<strong>Cabina di regia per l’integrazione socio</strong>&#8211;<strong>sanitaria” </strong>che ha il compito di elaborare e proporre ai 2 assessorati alla Salute ed alle Politiche Sociali e del lavoro proposte di soluzioni per realizzare il “Servizio socio sanitario regionale” secondo il decreto del 31.07.2017; </em></li>
<li><strong><em>La piena applicazione della Legge 328 </em></strong><em>i cui fondi per la triennalità 2012/2015, nella stragrande maggioranza dei distretti sociosanitari siciliani, ad oggi non sono stati utilizzati.</em></li>
<li><strong><em>Di avviare le CTA per le doppie diagnosi </em></strong><em>(disagio psichico e dipendenze patologiche<strong>), le strutture riabilitative per i soggetti con DAP </strong>(Disturbo alimentare psicogeno), <strong>le Comunità residenziali per adolescenti e giovani adulti con ritardo mentale e correlati psicopatologici e comportamentali </strong>e <strong>le altre Comunità residenziali previste dal Piano Strategico del 2012</strong>; </em></li>
<li><em>L’urgente <strong>apertura della quarta REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza)</strong>; </em></li>
<li><em>L’organizzazione della <strong>Conferenza regionale sulla Salute Mentale </strong>la cui realizzazione, prevista con cadenza biennale dal Piano Strategico Regionale del 2012, non è stata mai attuata. </em></li>
<li><em>Si richiede infine che il <strong>Coordinamento regionale per la Salute Mentale </strong>si incontri con la <strong>Consulta Regionale delle associazioni dei familiari </strong>e relazioni sui compiti ad esso assegnati: definizione priorità operative dei DSM; monitoraggio e valutazione degli obiettivi del Piano Strategico. </em></li>
</ul>
<p><em> </em></p>
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		<title>Pandemia e salute mentale: intervista a Ielsa Speciale Associazione “20 novembre 1989” Augusta</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/04/14/pandemia-e-salute-mentale-intervista-a-ielsa-speciale-associazione-20-novembre-1989-augusta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmelo Di Mauro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 15:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[asocom]]></category>
		<category><![CDATA[M. Benincasa]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[attività formative]]></category>
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					<description><![CDATA[Le limitazioni che la pandemia ha imposto a tutti noi diventano forme di privazione quasi insopportabili, per chi già soffre per motivi di salute o per una disabilità. Le difficoltà di tante persone, che nell’ordinaria quotidianità trovano solo ostacoli e salite, sembrano moltiplicarsi di fronte alla sospensione di quel sistema di protezione che con grande &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le limitazioni che la pandemia ha imposto a tutti noi diventano forme di privazione quasi insopportabili, per chi già soffre per motivi di salute o per una disabilità. Le difficoltà di tante persone, che nell’ordinaria quotidianità trovano solo ostacoli e salite, sembrano moltiplicarsi di fronte alla sospensione di quel sistema di protezione che con grande fatica, una rete di volontari ed esperti può creare loro attorno.</p>
<p>Abbiamo affrontato questo tema con chi, da anni, spende il proprio tempo e le proprie energie nel tentativo di fare qualcosa a beneficio di chi soffre problemi legati alla disabilità, psichica in particolare.</p>
<p>Lei è Ielsa Speciale, responsabile dei laboratori della sede augustana dell’associazione “20 novembre 1989”, presieduta dall’avvocato Maurizio Benincasa.</p>
<p>“L’associazione che rappresento – spiega Ielsa Speciale – è denominata 20 novembre 1989 perché riprende la data della convenzione internazionale sui diritti del fanciullo e dell’adolescente. Ci occupiamo di tutti i tipi di disabilità e ad Augusta siamo presenti dal 2016. Abbiamo iniziato occupandoci di tutela dei diritti dei disabili, molte norme, infatti, non vengono rispettate in particolare in ambito scolastico, basti pensare ai problemi che riguardano l’assegnazione delle ore e degli assistenti. Per il rispetto di tali norme e dei diritti dei ragazzi, forniamo anche assistenza legale”.</p>
<p><strong>Che realtà hai visto nei rapporti con le scuole?</strong></p>
<p>“Le scuole sono vittime del sistema, le leggi non funzionano. L’asacom (assistente all’autonomia e alla comunicazione, ndr) è un servizio gestito dal Comune, ma spesso le casse sono vuote e come accaduto di recente ad Augusta è stata necessaria una manifestazione per richiamare l’attenzione su questo problema. Le scuole sono in sofferenza per la mancanza di personale e per le poche ore che vengono assegnate alle attività di sostegno o all’assistenza. I ragazzi sono, quindi, costretti in casa durate la settimana. Una situazione che va avanti da anni con un peso che si scarica sulle famiglie”.</p>
<p><strong>Come intervenite per compensare queste mancanze?</strong></p>
<p>“Tra le attività che svolgiamo dal 2018, vi è una sorta di <em>diurnato</em> che si rivolge alle persone che hanno già terminato la scuola superiore, passando da una situazione di socializzazione ad una di isolamento, acuita dalla pandemia. Nella sede che abbiamo preso in affitto nei pressi di Brucoli, abbiamo svolto un’attività molto intensa, anche grazie al lavoro di una equipe di psicologi e pedagogisti, con la collaborazione di volontari e degli studenti in alternanza scuola lavoro, dai quali abbiamo avuto un supporto molto importante. Abbiamo attuato laboratori di arte, l’agricoltura sociale, la musico-terapia, teatro e ginnastica, proponendo un percorso personalizzato per ciascuno dei ragazzi”.</p>
<p><strong>Cosa è accaduto con il covid?</strong></p>
<p>“Con il covid abbiamo interrotto le nostre attività del diurnato e questo ha generato gravi ripercussioni per i ragazzi e per le famiglie. Per i ragazzi con disabilità è difficile svolgere un lavoro ad intermittenza, perdono le loro consuetudini e questo è deleterio per loro. Così abbiamo pensato di organizzare le attività di agricoltura sociale, presso due aziende agricole di Augusta che si sono subito messe a disposizione. I ragazzi apprendono le attività e le varie fasi del lavoro agricolo, quindi durante il lockdown le attività sono state effettuate all’aperto”.</p>
<p><strong>Non esistono strutture pubbliche che possano dare loro un adeguato supporto?</strong></p>
<p>“Non esiste ad Augusta una struttura pubblica che supporti i ragazzi in attività formative, a Lentini invece esiste un diurnato pubblico. È una realtà più diffusa al nord. Le associazioni subentrano alle mancanze del pubblico. Avessimo una struttura a disposizione, ci darebbe già un grande aiuto. Dopo le nostre insistenze forse adesso qualcosa si muove per l’affidamento di un locale. In un primo momento siamo stati ospitati presso la parrocchia di San Giuseppe innografo. Dal settembre dello scorso anno, invece, abbiamo affittato una casa nei pressi di Brucoli”.</p>
<p><strong>Una delle iniziative con cui hai cercato di coinvolgere la cittadinanza è stata “sporcatevi le mani”, di cosa si tratta?</strong></p>
<p>“Molte delle persone che noi assistiamo, in particolare quelle in età più avanzata, non hanno una famiglia che possa sostenerle e consentire loro di avere una vita attiva, così spesso sono di fatto segregati in casa. Per trovare una soluzione a questo problema, ho preso contatto con l’associazione “I bambini della fate” che si occupa tra l’altro di crowdfounding e foundraising per raccogliere fondi per ragazzi disabili. Grazie a questo contatto è nata l’iniziativa “sporcatevi le mani”, che consente a chi lo volesse di devolvere una quota mensile per sostenere le attività di laboratorio dei nostri ragazzi. Era l’unico modo per dare tutti l’opportunità di svolgere le nostre attività, senza escludere nessuno per ragioni di natura economica e sociale. Questo rapporto ci dà la possibilità di gestire in trasparenza le risorse a nostra disposizione. L’iniziativa ha avuto buoni riscontri, la gente ha risposto”.</p>
<p><strong>Come immagini le prossime settimane per la vostra attività?</strong></p>
<p>“La pandemia è stata terribile a livello di salute mentale. Noi abbiamo diverse persone che soffrono di problemi psichici per le quali essere obbligati a restare in casa complica la situazione, non hanno amici tra i loro coetanei che possano occuparsi di loro, soprattutto quando finiscono la scuola. Entro aprile, vorremmo vedere se c’è la possibilità di riprendere con dei piccoli gruppi, cercando di coinvolgere anche i soggetti più gravi”.</p>
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	</channel>
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