<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>rapporto Istat 2017 &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/tag/rapporto-istat-2017/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sat, 10 May 2025 14:18:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Istat 2017: le vecchie classi sociali si sono disarticolate</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/06/11/istat-2017-le-vecchie-classi-sociali-si-sono-disarticolate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Totis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 10:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto Istat 2017]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione a bassa qualificazione]]></category>
		<category><![CDATA[legge Brunetta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/06/11/istat-2017-le-vecchie-classi-sociali-si-sono-disarticolate/</guid>

					<description><![CDATA[Scompaiono le professioni intermedie, si riducono operai e artigiani. Nonostante l&#8217;afflusso di migranti, il calo delle nascite fa dell&#8217;Italia il paese pi&#249; &#8220;vecchio&#8221; d&#8217;Europa. In questo contesto, finalmente, arriva il via libera alla riforma Madia dell&#8217;impiego statale La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017 Dal rapporto Istat 2017 emerge un&#8217;Italia diversa da quella a cui &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><em><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">Scompaiono le professioni intermedie, si riducono operai e artigiani. Nonostante l&rsquo;afflusso di migranti, il calo delle nascite fa dell&rsquo;Italia il paese pi&ugrave; &ldquo;vecchio&rdquo; d&rsquo;Europa. In questo contesto, finalmente, arriva il via libera alla riforma Madia dell&rsquo;impiego statale</span></em></strong></span></p>
<p>  <span id="more-9377"></span>  </p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">Dal rapporto Istat 2017 emerge un&rsquo;Italia diversa da quella a cui siamo soliti riferirci</span></strong></span><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> mentre, finalmente, passa la riforma del pubblico impiego.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Particolare interesse suscita Il Rapporto Annuale Istat </span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">2017 </span><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">sul paese; in esso emerge un dato presente nella consapevolezza di molti ma ancora non assunto come base per ridisegnare una politica utile al paese abbandonando stereotipi che sempre pi&ugrave; appartengono alla storia e non alla realt&agrave;: le vecchie classi sociali su cui si assumeva fosse articolato il nostro paese sono ormai sempre pi&ugrave; disarticolate, le differenze si sono acuite a tal punto che una visione schematizzata come quella che si aveva solo 30 anni fa appare fuori dalla realt&agrave;. Tutto ci&ograve; dipende da una distribuzione dei redditi che, in particolare, penalizza gli stranieri e le famiglie con figli. Concorre al risultato anche la scomparsa delle professioni intermedie e<strong>, a sorpresa, cresce soprattutto l&#8217;occupazione a bassa qualificazione.</strong> </span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Semplificando i contenuti del rapporto, si pu&ograve; dire che non esiste pi&ugrave; la classe operaia, almeno quella a cui si faceva riferimento nel &lsquo;68 e si fa fatica a rintracciare il ceto medio, mentre &egrave; sempre di pi&ugrave; un anziano la &#8220;persona di riferimento&#8221; nelle nostre famiglie, magari pensionato.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Nel Rapporto l&#8217;Istat prova a ricostruire la societ&agrave; italiana e a tracciare i connotati delle <strong>nuove classi sociali: molto &egrave; cambiato e molto si &egrave; cristallizzato</strong>. La disuguaglianza aumenta e non &egrave; legata a ragioni antiche, al censo, ai beni ereditati, ma in gran parte ai redditi prodotti e, in buona parte, anche alle pensioni. Da opportunit&agrave; nascono opportunit&agrave;: i figli della classe dirigente diventano classe dirigente, i figli dei laureati diventano laureati, gli altri lasciano la scuola giovani. La classe impiegatizia si arricchisce con le attivit&agrave; culturali, le famiglie a basso reddito guardano la tv. Il lavoro si polarizza: scompaiono le professioni intermedie, aumenta l&#8217;occupazione nelle professioni non qualificate, si riducono operai e artigiani. <strong>E nella classe media impiegatizia le donne giocano un ruolo importante</strong>: nonostante nel complesso il tasso di occupazione femminile sia pi&ugrave; basso di 18 punti rispetto a quello maschile, in 4 casi su 10 le donne sono i principali percettori di reddito, e dunque con una quota maggiore rispetto agli altri gruppi della popolazione.</span><span style="margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><br /> <span style="background: white; margin: 0px;"><span style="font-family: times new roman,times;">&#8220;La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale &egrave; pi&ugrave; forte per la piccola borghesia e la classe operaia&#8221;. L&#8217;Istat propone una</span> <strong>ricostruzione originale, che suddivide la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi</strong>: <span style="font-family: times new roman,times;">i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali &egrave; confluita quella che un tempo era la classe operaia; le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia; un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di pi&ugrave; rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati</span>; <span style="font-family: times new roman,times;">e infine le pensioni d&#8217;argento e la classe dirigente. Questa </span><span style="font-family: times new roman,times;">divisione nuova della societ&agrave; farebbe pensare a cambiamenti rivoluzionari, in realt&agrave; di rivoluzionario non c&#8217;&egrave; niente</span>: <span style="font-family: times new roman,times;">&egrave; una societ&agrave; che cristallizza le differenze, e che da tempo ha bloccato qualunque tipo di ascensore sociale dove i piani alti sono sempre meno accessibili</span>. </span><br /> <span style="background: white; margin: 0px; font-family: times new roman,times;">Le disuguaglianze si spiegano soprattutto con il reddito ed, evidentemente, con la mancanza di meccanismi di redistribuzione adeguati, a differenza di altri Paesi europei. I redditi da lavoro contribuiscono con<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>il 64% alle disuguaglianze, anche se una parte &egrave; determinata dai redditi da capitale.</span><br /> <strong><span style="background: white; margin: 0px; padding: 0cm; border: 1pt windowtext; font-weight: normal;"><span style="font-family: times new roman,times;">Sono</span> </span></strong><strong><span style="background: white; margin: 0px;">in difficolt&agrave; soprattutto le famiglie di stranieri, con disoccupati</span></strong><span style="background: white; margin: 0px;">, <span style="font-family: times new roman,times;">oppure con occupazione part-time, specialmente se con figli minori. La povert&agrave; assoluta riguarda invece 1,6 milioni di persone, il 6,1% delle famiglie mentre sono molte di pi&ugrave; le famiglie a rischio di povert&agrave; ed esclusione sociale: ben il 28,7% della popolazione</span></span></span><span style="background: white; margin: 0px; color: #111111; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">, <strong>mentre<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>il 70% degli under 35 vive ancora con i genitori</strong></span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">. L&#8217;Istat conferma l&#8217;aumento dell&#8217;occupazione, anche se mancano ancora all&#8217;appello 333.000 unit&agrave; nel confronto con il 2008. ma si tratta soprattutto di occupazione nelle professioni non qualificate (l&#8217;aumento su base annua &egrave; del 2,1%) e diminuiscono operai e artigiani (meno 0,5%). <strong>Cresce moltissimo il lavoro part-time</strong>.Nel 2016 la crescita si concentra nei servizi: prevalgono trasporti e magazzinaggio, alberghi e ristorazione e i servizi alle imprese: l&#8217;industria &egrave; ancora in arretrato di 387.000 unit&agrave; lavorative rispetto al 2008.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;Italia ha perso 1,1 milioni di giovani tra 18-34 anni. Mentre la quota di individui con oltre 65 anni raggiunge il 22%, e si registra un calo delle nascite, nonostante gli stranieri,</span><span style="margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> <span style="background: white; margin: 0px;"><span style="font-family: times new roman,times;">facendo dell&#8217;Italia il Paese pi&ugrave; vecchio d&#8217;Europa</span><strong>.</strong></span><br /> In questo contesto, finalmente,</span><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> <strong>arriva il via libera alla riforma dell&rsquo;impiego statale</strong>, la cui lentezza e inadeguatezza sono una delle cause dell&rsquo;arretratezza del nostro sistema pubblico.<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>Il ministro accelera sul decreto che riscrive le regole e quindi si avvier&agrave;, finalmente, la fase dei rinnovi contrattuali dopo otto anni di blocco. </span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Il decreto legislativo che riscrive le regole del pubblico impiego &egrave; ormai una realt&agrave; e legher&agrave; a doppio filo<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>i rinnovi contrattuali<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>con la lotta ai fenomeni di assenteismo. Pi&ugrave; chiare le sanzioni: </span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Accanto ai furbetti del cartellino, alle assenze ingiustificate e alle false dichiarazioni per ottenere posti e promozioni, le nuove regole impongono il licenziamento anche per chi viola in modo grave e reiterato i codici di comportamento oppure per scarso rendimento e per chi incassa &#8220;costanti valutazioni negative per tre anni di fila&rdquo;. </span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-size: 12.5pt;">Abolite definitivamente le tre fasce fissate dalla legge Brunetta</span></strong></span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">, ma mai applicate e che avrebbero azzerato i premi al 25% del personale. I nuovi criteri prevedono la <strong>&#8220;valutazione della performance&#8221; dell&#8217;intero ufficio in termini di servizi resi</strong>, quindi non solo individuale. Spetter&agrave; alla contrattazione decentrata declinarla, fissando parametri e obiettivi.&nbsp;&#8220;La valutazione&nbsp;serve ed &egrave; fondamentale: per questo superiamo i premi a pioggia e obblighiamo alla differenziazione, in una logica non punitiva ma di potenziamento dei servizi ai cittadini&#8221;, spiega il ministro Madia. </span><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Si premia cio&egrave; di pi&ugrave; gli uffici dove non c&#8217;&egrave; assenteismo e meno quelli dove maggiore &egrave; il numero dei furbetti, attivando ,cos&igrave;, una sorta di concorso positivo dei dipendenti pubblici per sollecitare i pi&ugrave; menefreghisti ad essere seri e collaborativi. </span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-size: 12.5pt;">Novit&agrave; positive per chi ha tre anni di lavoro anche non continuativi nella pubblica amministrazione</span></strong></span><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> negli ultimi otto anni,</span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> da conteggiare entro il 31 dicembre 2017</span><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">; se ne prevede la stabilizzazione dal 2018 al 2020. L&#8217;estensione potrebbe riguardare anche chi ha queste caratteristiche ma attualmente non &egrave; pi&ugrave; in servizio.</span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> <strong>L&rsquo;assunzione sar&agrave; diretta per chi ha gi&agrave; superato un concorso</strong> e sar&agrave; possibile anche in amministrazioni diverse da quelle di appartenenza. Gli altri dovranno partecipare ai bandi, potendo per&ograve; contare su una riserva della met&agrave; dei posti messi a concorso.</span><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> Secondo le stime del ministero, la stabilizzazione dovrebbe portare definitivamente nei ranghi delle amministrazioni circa 50 mila precari. </span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La stabilizzazione del precariato e il rilancio dell&rsquo;economia potrebbero modificare significativamente il report dell&rsquo;Istat del prossimo anno.</span><span style="background: white; margin: 0px; color: #222222; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> Ora &#8220;abbiamo bisogno di riaprire le assunzioni nel pubblico impiego, far entrare i giovani per le<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>professionalit&agrave; che servono, per migliorare i servizi ai cittadini&#8221;, conclude il ministro nell&rsquo;illustrare i provvedimenti.</span><span style="background: white; margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> Incrociamo le dita.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
