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	<title>polizia penitenziaria &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Metti un mattino in galera, visita di studenti e poi… i cornetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Gelardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 10:11:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Storaci]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito con gli studenti]]></category>
		<category><![CDATA[polizia penitenziaria]]></category>
		<category><![CDATA[alberghiero]]></category>
		<category><![CDATA[cornetti alla crema]]></category>
		<category><![CDATA[Ristretti Orizzonti]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo l&#8217;iniziale disagio, il ghiaccio si scioglie quando viene portata dai detenuti una guantiera di dolci alla crema. Un carcerato si era alzato alle 4 per cucinarli e &#8220;nella sezione c&#8217;era un ciavuru&#8230;&#8221;. &#8220;A un cuoco cos&#236; bisognerebbe concedere la grazia!&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018 La giornata inizia con un messaggio &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">Dopo l&rsquo;iniziale disagio, il ghiaccio si scioglie quando viene portata dai detenuti una guantiera di dolci alla crema. Un carcerato si era alzato alle 4 per cucinarli e &ldquo;nella sezione c&rsquo;era un ciavuru&hellip;&rdquo;. &ldquo;A un cuoco cos&igrave; bisognerebbe concedere la grazia!&rdquo;</span></em></strong> </p>
<p>  <span id="more-10386"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">La giornata inizia con un messaggio di Lucia</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">, l&#8217;amica docente (ndr, Lucia Storaci), che mi informa che alcuni ragazzi hanno dimenticato il documento e mi chiede se possono entrare lo stesso. E vabb&egrave; le dico, s&ograve; ragazzi&#8230; anche se di certo glielo avranno raccomandato cento volte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">Ma facciamo un piccolo passo indietro, <strong>la giornata era stata pianificata con una visitina nelle due sezioni dove abbiamo deciso di portare i ragazzi</strong> per il dibattito con gli studenti. Una cosa che facciamo sempre, preannunciando l&#8217;incontro e chiediamo ai detenuti se sono disposti ad accogliere i ragazzi. Domanda retorica ovviamente, l&#8217;ingresso di giovanissimi nel pianeta carcere &egrave; sempre ben accetto. Illustro l&#8217;iniziativa, dico che possono esprimere i loro pensieri, le loro idee sulla giustizia, le loro storie. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">S&igrave;, direttore, risponde F. S. perch&eacute; gli uomini politici e lo Stato&#8230; Lo interrompo e gli dico no, guardi, non cominciamo con lo Stato e i politici</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">, perch&eacute; di queste storie ai ragazzi non interessa niente, raccontate di voi, di come vivere il carcere, di come siete finiti qui, delle vostre riflessioni, ad esempio se qualcuno di voi si riconosce colpevole di reati con vittime, che ne pensa di queste, se ha elaborato una sorta di pentimento, di empatia. E gi&agrave;, perch&eacute; se il nuovo confine della pena dovr&agrave; essere la mediazione, la riparazione, questa presuppone un riconoscimento di colpa; spesso invece magari succede che autori di reati violenti attaccano con discorsi tipo lo Stato, la politica&hellip; i veri colpevoli stanno a Roma e cos&igrave; via. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">I detenuti presenti annuiscono, non so quanto convinti</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">, ma mi fanno andare avanti nel discorso e, alla fine gli dico, magari se volete offrite qualcosa ai ragazzi. E torniamo al giorno della visita, si inizia con un incontro in direzione, i ragazzi hanno un&#8217;aria diffidente, quasi spaurita, spieghiamo loro l&#8217;istituto, prima io, poi la capo area educativa, poi il Comandante del reparto di polizia penitenziaria. Qualcuno dei ragazzi dice. a proposito del lavoro gratuito che una dozzina di detenuti svolge all&#8217;esterno, &#8220;ma non e&#8217; un premio?&#8221; e aggiunge, a proposito del fatto che diciamo che anche una persona che commette un omicidio pu&ograve; cambiare, &#8220;si, ma intanto quello (la vittima) &egrave; morto&rdquo;. Embe&#8217;, Lucia mi aveva avvisato che molti avevano un animo manettaro, sar&agrave; dura&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">La visita prosegue visitando l&#8217;officina e l&#8217;aula dell&#8217;alberghiero, per poi arrivare al teatro</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">, dove ci sono le prove del laboratorio di canto, quello della Swing, che li accoglie con il brano La casa in riva al mare di Lucio Dalla, l&#8217;esercito del selfie e un altro paio di brani, presentati da Maria Grazia con quella che io, sfottendola, chiamo la faccia contrita (Maria Grazia, ieri mi stavi spezzando il cuore, le dico a volte all&#8217;indomani di un concerto in cui magari ha spiegato, presentandolo, qualche brano particolarmente suggestivo, lo sai che sono debole di cuore&#8230;). I ragazzi alla fine dispensano un lungo applauso, iniziando, forse, a sciogliersi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">Raggiungiamo poi le sezioni, ci dividiamo in due gruppi, ci sediamo al centro, inizia lo scambio</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">, i ragazzi si mantengono un po&#8217; guardinghi, funziona meglio nel tu per tu, quando a gruppetti entrano dentro le celle, osservano come ogni detenuto organizza un po&#8217; la sua (in una casa di reclusione la cella &egrave; un po&#8217; per ogni detenuto la casa, ognuno se la dipinge come preferisce, organizza una piccola cucina, la dispensa, a volte una piccola palestra). Come? Dunque, dice S. L. mostrando un numero di cartoni d&#8217;acqua sopra il consentito (non &egrave; che me le fa levare eh, direttore&#8230;..), si legano ai lati di un bastone di scopa due cartoni, non tre, perch&eacute; se no il bastone si spezza, e diventa un manubrio,<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>poi, per gli addominali&hellip;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">Il clou della visita per&ograve; &egrave; il momento in cui tirano fuori una gran guantiera di cornetti alla crema, fatti in cella</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">, non si sa bene come, con quali utensili, da S. B. Direttore, mi dicono, sta dormendo, perch&eacute; si &egrave; alzato alle 4 stamattina per farli, c&#8217;era un <em>ciavuru</em> in sezione&hellip; (ossia un profumino). Dobbiamo chiedere per S B la grazia, dico all&#8217;educatrice che mi affianca, uno che fa cornetti cos&igrave; buoni non pu&ograve; essere cattivo&#8230; Uscendo un detenuto mi molla due baci, penso sia stato contento per la presenza allegra dei ragazzi nei luoghi della pena. Subito dopo, viceversa, un altro detenuto mi dice con aria stufata &#8220;ancora aspetto che mi chiami, direttore&#8230;&#8221; , poco prima un altro mi aveva detto a bassa voce avvicinandosi &#8220;Fra poco esco, direttore, e poi basta carcere, <em>mi mancio pane e cipudda e criscio a me figghia </em>(mangio pane e cipolla e cresco mia figlia, intendendo dire, credo, che si far&agrave; bastare il denaro che ha, senza arrotondare con attivit&agrave; fuori dal seminato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-size: 13pt;">E insomma scampoli di dialoghi che avvengono facendo, secondo quell&#8217;espressione che &egrave; rimasta impressa alle amiche Ornella e Rossella Favero (rispettivamente direttrice di Ristretti Orizzonti e responsabile della cooperativa di Padova L&#8217;altra citt&agrave;) &#8220;fare il direttore con i piedi, cio&egrave; andando in giro&rdquo;. Alla fine torniamo su, nuovamente in sala riunioni, somministriamo un questionario, per capire il prima e dopo la visita, come cambia l&#8217;idea del carcere. E&#8217; la prima volta che lo facciamo, naturalmente queste belle idee mi vengono poche ore prima della visita e costringo l&#8217;educatrice che mi avrebbe poi affiancato nell&#8217;iniziativa &ndash; che, ahilei!, era ancora in ufficio al momento della pensata, a fare un tour de force per sviluppare le dieci domande richieste<strong>. I ragazzi prendono il questionario sul serio, lo dimostra il fatto che copiano l&#8217;uno dall&#8217;altro, pur essendo in forma anonima</strong>. Cosa succede nel prima e dopo, lo capiremo meglio dopo un certo numero di visite, dopo&nbsp; avere raggiunto un campione significativo. Ne riparleremo a fine anno.&nbsp;</span></p>
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