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	<title>paternalismo &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2020 17:41:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Bonus, il Maestro soppiantato dal facilitatore di saperi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2016/06/23/bonus-il-maestro-soppiantato-dal-facilitatore-di-saperi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2016 13:18:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Miur]]></category>
		<category><![CDATA[Dirigenti scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Buona scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[Le ragioni del No. Senza criteri uniformi, si discrimina tra insegnanti buoni e cattivi consentendo al dirigente di attorniarsi di un corpo docente a sua immagine e somiglianza. Dopo sette anni di vacanza contrattuale, ai prof gettato l&#8217;osso di pochi spiccioli, a selezione &#160; La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016 Minare le fondamenta della &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><em><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Le ragioni del No. Senza criteri uniformi, si discrimina tra insegnanti buoni e cattivi consentendo al dirigente di attorniarsi di un corpo docente a sua immagine e somiglianza. Dopo sette anni di vacanza contrattuale, ai prof gettato l&rsquo;osso di pochi spiccioli, a selezione</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-7836"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016</span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Minare le fondamenta della scuola pubblica, Istituzione dello Stato, anche disgregandone l&#8217;unit&agrave;, parcellizzandola in migliaia di segmenti sparsi sul territorio nazionale, ciascuna con un proprio sistema di premialit&agrave; e di criteri per distinguere gli <strong>insegnanti meritevoli dagli immeritevoli</strong>, semmai, perch&eacute; no, <strong>additando questi ultimi al pubblico ludibrio, alla disistima di famiglie e studenti. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Portare, all&#8217;interno di essa, a tutti i livelli, anche per le fasce di stabilit&agrave; contrattuale consolidata (i docenti a tempo indeterminato inseriti da anni nell&#8217;organico di uno stesso istituto) la precarizzazione in modo che lo stesso <strong>insegnante &#8220;anziano&#8221;</strong>, cos&igrave; come i neo assunti, nel caso in cui, per un qualsiasi motivo, sia costretto a chiedere trasferimento, <strong>finisca negli ambiti territoriali di ultima invenzione</strong> e dipenda cos&igrave; dalle scelte del dirigente di turno senza veder pi&ugrave; riconosciute carriera e anzianit&agrave;. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Obbligarli quindi &#8211; in nome forse di una par condicio negata invece proprio ai neo assunti inseriti nelle scuole senza pari dignit&agrave; professionale rispetto ai colleghi -, a condividere con le nuove generazioni quella <strong>triennalizzazione del contratto che inevitabilmente si traduce nella sostanziale soggezione di ogni nuovo insegnante al proprio dirigente scolastico</strong> da cui dipenderanno le personali sorti, la riconferma o meno dell&#8217;incarico ricoperto a prescindere da una oggettiva valutazione di merito perch&eacute; nessun vincolo, nessun confine &egrave; stato posto all&#8217;arbitrio dei capi di istituto. Solo loro la scelta del s&igrave; o del no, della riconferma o del rigetto. </span></p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-7832" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-scuola.png" alt="" width="818" height="425" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-scuola.png 818w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-scuola-300x156.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-scuola-768x399.png 768w" sizes="(max-width: 818px) 100vw, 818px" /></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma insieme a queste ulteriori forme di precarizzazione in una compagine che prima, almeno per determinate fasce, ne era esente, di fatto <strong>la pessima legge 107 &egrave; una porta aperta anche alla privatizzazione della scuola pubblica</strong>. Pi&ugrave; di quanto finora &egrave; stato fatto: non solo dare, con diversi escamotage, pi&ugrave; risorse alle scuole private e parificate come si &egrave; iniziato a fare da Sergio Berlinguer in avanti, ma direttamente privatizzare la scuola pubblica. Con la pseudo riforma renziana ogni dirigente potr&agrave; sentirsi libero di creare nel tempo, di riunire intorno a s&eacute;, un corpo docente a sua immagine e somiglianza, pronto a condividerne scelte educativo-didattiche, nonch&eacute; ideologiche, grazie al ricatto occupazionale. L&#8217;obiezione che come in un&#8217;azienda privata, in ogni caso, a suggerire le scelte del dirigente sar&agrave; un obiettivo di eccellenza per poter competere con gli altri istituti, male si attaglia al sistema educativo perch&eacute; <strong>si potr&agrave; forse</strong>, grazie a un team di docenti ben preparati, <strong>formare e promuovere studenti abilissimi e competenti</strong> nelle diverse discipline <strong>ma non &egrave; detto che, ipso facto, questo coinciderebbe con la formazione di cittadini liberi, dotati di capacit&agrave; critiche</strong>, pronti a spendersi per quegli ideali e valori appresi proprio grazie all&#8217;esempio e agli insegnamenti di professori che, al di l&agrave; di nozioni, capacit&agrave;, abilit&agrave; e competenze, abbiano saputo trasmettere ben altro, che abbiano educato alla libert&agrave;, che abbiano aiutato a far crescere persone dotate di spirito critico, pronte a combattere pregiudizi e formalismi, mal disposte ad adeguarsi a omologazione e massificazione. L&#8217;idea del docente quale mero facilitatore di saperi e non pi&ugrave; di Maestro &egrave; l&#8217;altro male strisciante del nuovo corso. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">E ad avallare questa deriva del nostro sistema scolastico giocano precipua parte proprio i criteri di valutazione degli insegnanti per l&#8217;accesso al &#8220;bonus&#8221;, in questi giorni al centro di discussioni nelle scuole. <strong>Una differenziazione tra istituto e istituto cos&igrave; ampia, e spesso astrusa</strong>, che costituisce la prova di come il lavoro dei docenti sia tanto complesso e onnicomprensivo da non poter essere facilmente incasellato in parametri rigidi di giudizio e valutazione. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Tant&#8217;&egrave; che <strong>lo stesso MIUR</strong>, non in grado di stabilire criteri oggettivi, temendo polemiche e ricorsi, e soprattutto non volendosi affidare a giudici terzi, garanti dell&#8217;oggettivit&agrave; del giudizio finale come accade in altri Paesi, <strong>ha preferito lavarsene le mani e affidare ai dirigenti il gravoso compito</strong>, e questi, a loro volta, hanno demandato l&#8217;onere ai docenti attraverso il meccanismo dell&#8217;autovalutazione. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Quale docente &#8220;confesser&agrave;&#8221; di non saper mantenere l&#8217;ordine nelle proprie classi, di non avere un metodo efficace di insegnamento, di non essere capace di gestire la conflittualit&agrave; dei propri alunni, o di essere tout court un lavativo, rimane un mistero. </span></p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-7833" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-meritocrazia.jpg" alt="" width="895" height="617" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-meritocrazia.jpg 895w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-meritocrazia-300x207.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-meritocrazia-768x529.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_aaa-meritocrazia-110x75.jpg 110w" sizes="(max-width: 895px) 100vw, 895px" /></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Gli estimatori del bonus</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">, quelli delle magnifiche sorti e progressive, sostengono che attraverso esso finalmente si potr&agrave; dare il giusto riconoscimento alle diverse professionalit&agrave; presenti nelle scuole, al differente carico di lavoro, premiare l&#8217;impegno di pochi e indirettamente sanzionare il &nbsp;&#8220;menefreghismo&#8221; di altri, quasi non si sapesse che le posizioni di &#8220;prestigio&#8221; (se cos&igrave; le vogliamo definire), le ore aggiuntive, sono, almeno in parte, sebbene in maniera inadeguata (ma &egrave; problema che il bonus non risolverebbe), gi&agrave; retribuite attraverso il fondo di istituto. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Le funzioni obiettivo, i collaboratori del dirigente, i responsabili di laboratorio, i coordinatori ed estensori di progetti</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> e via discorrendo, tutto questo e molto altro nell&#8217;amplissimo campo delle offerte formative che ogni scuola mette in campo, <strong>gi&agrave; trova spazio nei bilanci scolastici</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Oggi chi preferisce lavorare &#8220;solo in classe&#8221; e non partecipare ad altre collaterali attivit&agrave; per proprie personali sacrosante motivazioni, o anche perch&eacute; la propria vocazione &egrave; solo il dialogo con gli studenti, lo fa in piena consapevolezza, rinunciando a qualsiasi retribuzione accessoria e non per questo sentendosi un professionista a met&agrave;. Chi vuole al contrario spendersi, proporsi, a tempo pieno e realizzare altre finalit&agrave; (purch&eacute; ci&ograve; non accada a discapito del lavoro curriculare e non si traduca in assenza sistematica dalla propria classe abbandonata al suo destino) lo fa e ne ricava un sia pur misero vantaggio economico. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma il bonus &egrave; altro, &egrave; il principio che lo sottende a renderlo inaccettabile</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">: si presenta, &egrave; stato proposto, come una valutazione di merito, come un discrimine tra i professori buoni e quelli cattivi, come se la professione docente non fosse quella che trova fondamento nell&#8217;articolo 33 della Costituzione, come se essa non avesse quale sua prima irrinunciabile finalit&agrave; quella di far crescere spiritualmente e culturalmente le nuove generazioni, obiettivi che a volte neanche l&#8217;esito di un esame pu&ograve; attestare perch&eacute;, a dire veramente se il risultato ultimo sia stato conseguito o meno, &egrave; la vita nel suo prosieguo, il successo identitario del giovane, la formazione della sua personalit&agrave;. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Il bonus &egrave; invece il seme della conflittualit&agrave;</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> in una realt&agrave; che ancora non l&#8217;aveva sperimentata nella sua forza devastante, che al pi&ugrave; ne aveva assorbito solo qualche pillola velenosa. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Esso <strong>&egrave; soprattutto sottrazione di diritti</strong>, &egrave; un nuovo, pi&ugrave; perverso, strumento per aggirare i contratti di lavoro e non riconoscere quella parte di impegno che una volta, banalmente, si chiamava straordinario; lo squallido stratagemma con cui si intende sostituire a modestissimi, ma almeno certi, scatti stipendiali legati all&#8217;anzianit&agrave; di servizio un presunto merito connesso alla prestazione individuale nella scuola-azienda lasciato all&#8217;arbitrio dei dirigenti. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">I docenti</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> &#8211; la categoria per la quale il lavoro nero &egrave; componente di fatto inserita nel contratto di lavoro: ore di correzione, di preparazione delle lezioni, di autoaggiornamento, di studio, di supporto didattico agli studenti attraverso mailing list, whatsapp, classi virtuali, i social, e chi pi&ugrave; ne ha pi&ugrave; ne metta &#8211; con la scusa di un lavoro che impegnerebbe solo 18/22/24 ore settimanali, di periodi lunghissimi di vacanza, <strong>sono in realt&agrave; lavoratori sempre in servizio</strong> che da tempo chiedono il riconoscimento in busta paga delle tante attivit&agrave; che svolgono anche attraverso forme contrattuali totalmente ripensate. </span></p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-7834" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_1a-contratto.jpg" alt="" width="437" height="250" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_1a-contratto.jpg 437w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_1a-contratto-300x172.jpg 300w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Eppure oggi, <strong>con contratto bloccato da 7 anni (una perdita di 16mila euro lordi per ciascuno e un aumento previsto, dopo la sentenza europea di condanna del blocco dei contratti, pari a 8 euro lordi al mese), con le retribuzioni pi&ugrave; basse d&#8217;Europa</strong>, con nessuna seria progressione stipendiale riconosciuta alla carriera, si pretende attraverso il bonus/carota, sub specie di riconoscimento alla qualit&agrave;, al merito, di arrivare a un impegno lavorativo che cumulerebbe ore e ore in pi&ugrave;. Lavoro in nero non retribuito ma riconosciuto con un contentino di pochi euro, 100, 150 all&#8217;anno, se ripartito tra molti, o fino a 2000/2500 euro se tra i pochi privilegiati, per di pi&ugrave; sottoposto alla volont&agrave; variabile dei dirigenti. Una nuova, pi&ugrave; subdola, forma di schiavismo. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">E d&#8217;altra parte <strong>il governo Renzi &egrave; il governo</strong> non dei diritti riconosciuti, dovuti, ma <strong>del paternalismo che distribuisce prebende</strong>: 80 euro ad alcuni, neanche ai meno abbienti (per poi pretenderne la restituzione in un&#8217;unica soluzione per errori nei calcoli come quelli fatti nel caso, aberrante, degli esodati), 500 euro ai docenti per la formazione o 500 euro ai diciottenni (perch&eacute; si dia prova di inesausta creativit&agrave; nel cercare di aggirare regole e prescrizioni), e via dicendo. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">La fine dello Stato di diritto e l&#8217;affermazione del paternalismo che fa elargizioni. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma perch&eacute; realmente si possa comprendere quale livello di insensatezza si sia raggiunto, come si calpestino diritti costituzionali inalienabili, come si stia andando verso una scuola prefettizia, basta mostrare una silloge dei criteri in parte gi&agrave; accolti dai vari comitati di valutazione, e riflettere anche sulla terminologia invalsa (un esempio per tutti: la somma dei punti che colloca nelle fasce per vedersi assegnato il premio&#8230; a 10 solo una tazzina con il piattino, a 20 una padella antiaderente). </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Arbitrariamente si stabiliscono paletti: <strong>da premiare per esempio soltanto dal 10% al 40% dei docenti</strong>, o solo chi, con la raccolta punti, ne totalizzi almeno una certo numero. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Esclusi quelli che sono incorsi in un, pur generico, provvedimento disciplinare e se &egrave; stato perch&eacute; sono sgraditi al capo, non ne hanno riconosciuto l&#8217;autorit&agrave;, anzi l&#8217;autoritarismo, poco importa. Addirittura con riferimento non all&#8217;anno in corso per cui il bonus &egrave; previsto, ma illegittimamente guardando al triennio, o fino al quinquennio: <strong>antiche vendette da consumare</strong>. </span></p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-7835" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/06/images_foto_articoli_ANTONIO_11-anzianit.jpg" alt="" width="300" height="224" /></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Non premiabile chi abbia cumulato un certo numero di assenze, come se nella scuola non esistesse &nbsp;lo strumento della visita fiscale attraverso cui il Dirigente deve e pu&ograve; porre fine al malcostume dell&#8217;assenteismo (un fenomeno in verit&agrave; sporadico tra i docenti) e come se, quindi, fosse un demerito ammalarsi. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Qualcuno vorrebbe poi vietare la pubblicazione e la diffusione della graduatoria di merito</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> o dei compensi attribuiti cos&igrave; da negare i principi di trasparenza dell&#8217;azione amministrativa o anche la stessa presunta positiva ricaduta sul corpo docente degli effetti del bonus come detto nella 107: un incentivo alle buone pratiche, alla sana (!) competizione. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Alcuni comitati di valutazione hanno esaltato l&#8217;innovazione didattica e metodologica, l&#8217;uso di strumenti multimediali e tecnologie varie, senza neanche avere la prova documentata che tutto ci&ograve; sia sufficiente a garantire il successo formativo degli studenti; altri guarderanno ai risultati finali degli allievi, implicitamente invitando i docenti a promuoverli con voti altissimi per dimostrare l&#8217;eccellenza del proprio metodo didattico; altri premieranno il lavoro organizzativo e l&#8217;aiuto dato nella gestione della scuola, materia che &egrave; per&ograve; specifica della contrattazione integrativa di istituto, andando cos&igrave; a integrare i sempre pi&ugrave; esigui emolumenti del fondo dell&#8217;autonomia al di l&agrave; di reali meriti professionali. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">&Egrave; meritevole chi si presta a sostituire il collega assente, ma si tratta della dichiarazione che si sottoscrive a inizio d&#8217;anno sulla disponibilit&agrave; a coprire ore al di l&agrave; del normale orario di servizio, attivit&agrave; che va regolarmente retribuita. Lo &egrave; chi &egrave; fortunato e ha tra i suoi allievi quello che riesce ad affermarsi in qualche competizione, anche se in ci&ograve; l&#8217;insegnante ci ha messo poco o nulla. Lo &egrave; chi ha tra i suoi studenti il ragazzo straniero e lo aiuta ad inserirsi, come se si trattasse di un&#8217;azione straordinaria e non di routine. Lo &egrave; chi redige il documento del 15 maggio, per lo pi&ugrave; frutto di un lavoro collettivo. Lo &egrave; chi dichiari che i propri allievi (in base forse a una specifica percentuale?) intervengono e fanno domande, come se gli altri docenti lavorassero con i morti. E ancora lo &egrave; chi durante le riunioni collegiali interviene &#8220;in maniera propositiva&#8221;: chi ha dissentito, chi ha votato no &egrave; fuori dai giochi. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">L&#8217;elenco non potrebbe pi&ugrave; finire <strong>tale &egrave; l&#8217;estro dei comitati di valutazione</strong>, ma poi alla fine del lavoro collegiale di definizione dei criteri, a decidere resta l&#8217;organo monocratico, il cui potere discrezionale rimane ampio. Ma <strong>anche i dirigenti non gioiscono, almeno non tutti</strong>, non quelli illuminati, che quasi sono costretti a porsi in contrapposizione con i docenti perch&eacute; a loro volta sottoposti a valutazione&nbsp; (a cui &egrave; connessa una migliore retribuzione), e guai a non aver rispettato le direttive ministeriali. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Un&#8217;ultima considerazione: poich&eacute; il bonus riguarda l&#8217;anno scolastico in corso, essendo stati i criteri fissati a fine corsa, in che modo sarebbero state garantite eguaglianza e parit&agrave; di condizioni tra tutti i docenti interessati? <strong>&Egrave; tempo di ricorsi.</strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>…Operai scaricavano dal gasogeno gli scarti di cenere e catrame</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2016/04/14/operai-scaricavano-dal-gasogeno-gli-scarti-di-cenere-e-catrame/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 07:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[gasogeno]]></category>
		<category><![CDATA[quadrista]]></category>
		<category><![CDATA[nerofumo]]></category>
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		<category><![CDATA[miracolo industriale]]></category>
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					<description><![CDATA[Portati via in vagoncini su piccole rotaie da trainare a mano. Erano anni in cui molti lavoratori percorrevano decine di chilometri a piedi per andare e tornare dalla fabbrica &#160; La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016 quinta puntata Questa volta riavvolgiamo il nastro della mia vita e torniamo un po&#8217; indietro. Sar&#224; strano, ma &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><em><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Portati via in vagoncini su piccole rotaie da trainare a mano. Erano anni in cui molti lavoratori percorrevano decine di chilometri a piedi per andare e tornare dalla fabbrica</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-7506"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016 </span></span></p>
<p><em><strong><span style="color: rgb(255, 0, 0);">quinta puntata</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Questa volta riavvolgiamo il nastro della mia vita e torniamo un po&#8217; indietro. Sar&agrave; strano, ma <strong>la mia vita &egrave; stata sempre strettamente legata all&#8217;industria chimica </strong>da pi&ugrave; generazioni. Infatti, mio nonno viveva in una casa vicino alla raffineria Mobil Oil di Napoli dove peraltro lavorava. Mio padre entr&ograve; anch&#8217;egli in fabbrica alla Montecatini ed io nacqui in un quartiere vicino a quella zona industriale. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Negli anni &#8217;50 i lavoratori dovevano sottostare a ci&ograve; che era deciso dalla direzione di fabbrica, una scelta opposta rappresentava la disoccupazione nera, perch&eacute; a quell&#8217;epoca non erano ancora usuali gli ammortizzatori sociali e nel dopoguerra era difficile &#8220;campare&#8221;. Fu cos&igrave; che quando a mio padre posero certe condizioni non pot&eacute; rifiutare. Difatti, dovette andare a Porto Marghera per conoscere un impianto simile a quello che <strong>la Montecatini stava costruendo a Priolo nella fabbrica chiamata Augusta Petrolchimica </strong>vicino alla nascente e pi&ugrave; grande Sincat. Ritorn&ograve; dopo parecchi mesi per poi scendere a Priolo a prendervi servizio. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Era l&#8217;unica possibilit&agrave; poich&eacute; la fabbrica di Napoli chiudeva. Fu questo il motivo, forzato, che port&ograve; tutta la famiglia gi&ugrave;. Loro avevano bisogno di tecnici, perci&ograve; ricevette un avanzamento di qualifica in un posto sicuro, anche se lontano da Napoli. Ricordo quando giunsi a Siracusa nel 1960, in questa terra tanta sconosciuta e assolata. Ero ancora un ragazzino, a quell&#8217;et&agrave; si fanno tanti bei sogni, ma questi svanirono quando capii che la situazione non era cos&igrave; felice come l&#8217;avevo immaginata. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Avevo intravisto nelle mie fantasie una Siracusa come un nuovo mondo</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">, una specie di eldorado. Invece, con le sue responsabilit&agrave; di capo turno, mio padre non era mai in casa, perch&eacute; a quell&#8217;epoca gli straordinari erano all&#8217;ordine del giorno e noi, ancora senza telefono, aspettavamo l&#8217;ora di un suo possibile rientro con ansia, per&ograve; in molti casi si presentava all&#8217;uscio un autista dell&#8217;azienda per avvertire che per altre otto ore non l&#8217;avremmo visto. E ci&ograve; avveniva anche per le festivit&agrave; di Natale, Capodanno, Pasqua. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Era una situazione che a me aumentava quella nostalgia struggente tipicamente napoletana. Ci&ograve; si acuiva perch&eacute;, a quei tempi, intervenivano altri ostacoli; ad esempio, <strong>la maggioranza della gente parlava in siciliano, lingua che non capivamo</strong>. Non avevo amici tranne i compagni di scuola, che vedevo solo nell&#8217;orario scolastico, perch&eacute; mia madre non mi faceva uscire di l&agrave; dall&#8217;andare a scuola. C&#8217;erano quei mastodontici cavalli da tiro che circolavano trainando i famosi carretti siciliani e altro ancora che creava un mondo cos&igrave; diverso e distante. M&#8217;impression&ograve; vedere tanti portoni e usci di case listati a lutto. Pensavo a un&rsquo;avvenuta ecatombe. <strong>Gi&agrave; alle diciannove l&#8217;intera citt&agrave; diventava deserta, quasi nessuna auto circolava. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Tutt&#8217;altra cosa rispetto a una citt&agrave; come Napoli. Invece di giorno c&rsquo;era tanto fermento per i lavori di costruzione di palazzi, che continuarono per anni, lasciando nei quartieri che sorgevano nuove vie senza spazi per i marciapiedi. Cos&igrave; molte di queste strade furono chiamate viali, anche se di alberi non c&#8217;era ombra. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Mi &egrave; sempre piaciuta la storia, era questo il motivo che mi spingeva a chiedere a mio padre racconti delle situazioni di lavoro specie quelle di anni addietro, sapendo che anche mio nonno vi aveva lavorato. Lui, quando non era troppo stanco, accettava. E <strong>mi parlava del lavoro in turno dell&#8217;operaio addetto al quadro</strong>. Tutt&#8217;altra cosa dall&#8217;odierno quadrista in un reparto petrolchimico, che in una sala piena di bottoni, luci, ecc. pu&ograve; lavorare anche senza tuta. Invece quell&#8217;operaio posto in una stanzetta aveva <strong>davanti a s&eacute; un contaminuti e due valvole on/off</strong>, che funzionavano a pressione d&#8217;acqua, poste una a destra l&#8217;altra a sinistra. Per tutto l&#8217;orario di lavoro egli doveva, ogni tot minuti, agire con forza sulle valvole chiudendone una e aprendone l&#8217;altra per far s&igrave; che da un gasogeno si potesse ottenere un gas incombusto, l&#8217;ossido di carbonio. Se aveva bisogno d&#8217;allontanarsi doveva chiedere il permesso e aspettare che un altro operaio occupasse il suo posto. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">E quel posto era di qualit&agrave; superiore rispetto alla maggior parte degli operai i quali svolgevano pesanti lavori di manovalanza. Infatti, avevano il compito di scaricare gli scarti dal gasogeno per portarli via. Questi scarti erano composti di cenere e catrame e venivano svuotati in vagoncini su piccole rotaie da trainare a mano. Alla fine della giornata <strong>questi lavoratori si trovavano cos&igrave; pieni di &#8220;nerofumo&#8221; che non andava via facilmente, ma occorreva lavarsi &#8220;energeticamente&#8221; pi&ugrave; volte</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Oggi si sa che questa sostanza &egrave; probabilmente cancerogena e la sua esposizione anche a breve in alte concentrazioni causa disagio al tratto respiratorio. Allora chi badava a ci&ograve;? Mio padre continuando nei suoi racconti ricordava: ‟Tutti quei lavoratori ogni mattina dovevano percorrere decine di chilometri a piedi per andare e tornare dal lavoro. E ancora nessuno protestava per la presenza, accanto alla sala quadro, sempre occupata da lavoratori, di un compressore ossigeno con il suo rumore e la sua pericolosit&agrave;ˮ. E mio padre ancora oggi termina: ‟Quante persone che ho conosciuto sono morteˮ! </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">Ritornando ai miei pensieri da ragazzo di quegli anni &#8217;60, ricordo che allora <strong>la direzione manifestava molto paternalismo</strong>. Infatti, quando venivano le feste natalizie era lo stesso direttore che invitava le famiglie nella mensa aziendale, apriva un rinfresco, e chiamava personalmente ognuno di noi per darci un regalo. N&eacute; posso dimenticare <strong>le mie pagelle di fine anno, erano portate da mio padre, con orgoglio</strong>, in direzione ed essendo io sempre promosso, ricevevo oltre ai complimenti della direzione un premio in denaro. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%;">In quei primi tempi, era normale riunirsi tutti insieme, tecnici e dirigenti, con le famiglie fuori dalla fabbrica, ci si sentiva ancora troppo estranei all&#8217;ambiente in cui si era capitati. Erano gli anni del boom economico e, nonostante i sacrifici e la lontananza da Napoli, tutto sorrideva a tutti specialmente in <strong>questa terra che sembrava baciata da un grande miracolo industriale</strong>. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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