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	<title>Pantheon &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Wed, 07 May 2025 09:57:51 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Giornate FAI. La &#8216;riscoperta&#8217; della zona umbertina e le ragioni del vincolo del 1997 nel commento dell&#8217;arch. Santalucia</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/03/21/giornate-fai-la-riscoperta-della-zona-umbertina-e-le-ragioni-del-vincolo-del-1997-nel-commento-dellarch-santalucia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione La civetta press]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 20:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[Pantheon]]></category>
		<category><![CDATA[Villetta Aretusa]]></category>
		<category><![CDATA[Giornate FAI]]></category>
		<category><![CDATA[zona umbertina]]></category>
		<category><![CDATA[Foro siracusano]]></category>
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					<description><![CDATA[Il prossimo weekend il FAI proporrà la visita guidata dai ciceroni-studenti degli Istituti Superiori siracusani della zona umbertina, in particolare dei monumenti del Pantheon, dell&#8217;Istituto Rizza, della sede dell&#8217;ACI e dei villini del Foro Siracusano. L&#8217;arch. Francesco Santalucia, già Dirigente della Sezione Paesaggistica ed Architettonica della Soprintendenza Beni Culturali di Siracusa, ha scritto per noi &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il prossimo weekend il FAI proporrà la visita guidata dai ciceroni-studenti degli Istituti Superiori siracusani della zona umbertina, in particolare dei monumenti del Pantheon, dell&#8217;Istituto Rizza, della sede dell&#8217;ACI e dei villini del Foro Siracusano. L&#8217;arch. Francesco Santalucia, già Dirigente della Sezione Paesaggistica ed Architettonica della Soprintendenza Beni Culturali di Siracusa, ha scritto per noi un breve commento sulla dichiarazione di notevole interesse pubblico della parte di territorio comprendente il Porto piccolo, la Borgata Santa Lucia, Villa Landolina, Villa Vinci, Catacombe di Vigna Cassia e Ginnasio Romano, nonché i Villini del Foro Siracusano e il Villino Montedoro del giugno 1997.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rileggendo i verbali e le relazioni del vincolo paesaggistico del Porto piccolo e dei Giardini del 1997</strong>,  sull’area intermedia tra il Porto Grande e Ortigia e le mura dionigiane, <strong>ci si rende conto dell’immane lavoro</strong> di sistematizzazione delle conoscenze che è stato  svolto dalla Soprintendenza di Siracusa. Descrivere minutamente un luogo e le sua componenti storiche, fisiche, botaniche ed antropiche sembrava assolutamente necessario per rispondere a quell’impostazione novecentesca del <strong>paesaggio come insieme di bellezze e di vedute</strong>. Non giudizi ma analisi dettagliate, ricostruzioni storiche, analisi bibliografiche e documentali per definire, in un contesto geografico, le ragioni di una valutazione della <strong>necessità di tutela,</strong> per contrastare la banalizzazione, strumento utile ad aprire la strada ad una speculazione edilizia che, nonostante i fallimenti, non si è mai arrestata. Se non si fosse imposto il vincolo di <strong>Ortigia</strong> oggi non ci sarebbe il problema di overtourism. Se <strong>Pantalica</strong> non fosse stata salvaguardata anche dai progetti di strade veloci di accesso, oggi avremmo villette con vista sulle tombe a camera ed un treno a vapore che percorre la riserva. <strong>La commissione bellezze naturali</strong>, strumento antiquato ma efficace, perché in qualche modo “<em>elettivo</em>”, operava in autonomia concordando sulla <strong>necessità di mettere al centro della vita sociale siracusana,  la bellezza e la sua conservazione, valorizzazione e fruizione</strong>, sino ad ipotizzare, nelle prime formulazioni del piano regolatore affidato a Gabrielli, che tutta l’area compresa entro il perimetro delle mura dionigiane fosse dichiarata centro storico.</p>
<p>E non si sottovalutava in questa ipotesi, la possibilità di estendere a tutta la città i vantaggi dati dall’essere centro storico, la riduzione al 5% dell’IVA nei lavori, i piani particolareggiati di recupero, gli strumenti innovativi di finanziamento che favorivano progetti innovativi e di conservazione.</p>
<p><strong>Ma bisognava partire dai singoli comparti</strong> e l’area interessata dal vincolo del Porto piccolo era certamente una delle chiavi di volta dello sviluppo urbano e della possibilità di creare un tessuto continuo tra la Neapolis ed Ortigia. L’area della aggiunzione umbertina possedeva qualità urbane e di vita di notevole valore, anche se tutto ciò era avvenuto a danno del patrimonio distrutto della città militare.</p>
<p>Ci sono più possibilità di lettura del vincolo e del contesto storico.</p>
<p><strong>Uno è quello dettato dall’osservazione di Maugeri del 1910</strong> relativo al bradisismo della costa orientale della Sicilia che spiega bene la morfogenesi e l’evoluzione continua di questo ambito. Ce ne accorgemmo con chiarezza a Castel Maniace osservando i materiali depositati nello specchio d’acqua che erano evidentemente stati in terra emersa prima: quindi un&#8217;evoluzione veloce in cui l’innalzarsi o l’abbassarsi delle terre faceva da sfondo all’azione dei marosi che scavano gallerie e provocano crolli. Ma <strong>tutta la storia del porto grande e di quello piccolo sono determinati dal bradisismo</strong>: sprofonda la lente territoriale e le zone depresse vengono invase dalle acque e si originano gli anfratti ridossati e nascosti: si rialza la lente geologica e le aree divengono paludi.</p>
<p>Questo processo è messo bene in luce e da solo costituisce ragione di un vincolo di paesaggio necessario per rendere comprensibile e motivare processi di controllo dell’insediamento.</p>
<p>Questo è <strong>il secondo aspetto</strong>: la vincolistica messa in atto a Siracusa si sviluppa per esplicitare le ragioni della tutela e la comprensione dei <strong>processi morfogenetici, ambientali e umani</strong>, succedutisi nel tempo prima geologico e poi storico.</p>
<p>La continuità della tutela della fascia costiera (Porto grande, Ortigia, Porto piccolo) si coniuga agli interventi sulle mura dionigiane, sull’alta valle dell’Anapo, sui Climiti, a costituire una maglia in cui inglobare lo sviluppo della città e limitare gli effetti speculativi della libertà degli anni sessanta e settanta. E nello stesso tempo collegare strettamente la costa al suo retroterra.</p>
<p>Certamente l<strong>’inserimento di Pantalica e di Ortigia nel World Heritage List dà ragione a quella scelta</strong>.</p>
<p>In questo contesto l’area tra il cosiddetto Foro siracusano e il Porto piccolo assume il ruolo del luogo in cui con più sconsideratezza, si sono compiuti i <strong>processi di distruzione</strong> di un assetto complesso della città cinquecentesca. L’abbattimento delle mura di Ortigia si compie all’interno di processi speculativi della borghesia emergente in una città divenuta capoluogo a spese dell’unitarietà geografica, ed antropica, degli iblei. Se il Marieth era crollato nel terremoto del 1542, che abbatté anche il prospetto della cattedrale generando il processo di formazione definitiva dell’attuale assetto della piazza del duomo, ruderi di quella costruzione dovevano ancora essere visibili all’inizio dell’Ottocento, mentre alla fine del secolo la struttura delle fortificazioni progettate dal Grunemberg era ancora intatta. Di memoria delle rovine allora si tratta e rovine in gran parte nascoste e sulle quali non si è abbastanza indagato.</p>
<p>Così come sulla <strong>struttura sociale e antropica della “borgata”</strong>, nonostante gli accenni importanti e nella proposta di vincolo e negli studi urbani acuti e profondi pubblicati a Siracusa, non si è abbastanza indagato. Il tessuto profondo e diffuso di piccolo artigianato, di commercianti, di famiglie e gruppi  si è invece andato dissolvendo anche a seguito della scoperta dei valori commerciali dell’edificato tradizionale, per anni additato come causa di degrado e malessere sociale, spesso sostituito da palazzine multipiani.</p>
<p><strong>I giardini pubblici e le ville di Montedoro</strong> costituiscono, in questo contesto, <strong>due eccezioni,</strong> motivate entrambe da un orgoglio borghese, che portava a dichiarare necessari gli spazi pubblici a verde, e a creare qui, come in tutte le città italiane post umbertine e nel seguito post bellico, quartieri residenziali in cui le villette costituissero un modello, irripetibile certo ma desiderabile nel sistema sociale che favoriva in qualche modo l’elevazione degli strati più popolari. Il quartiere Littorio a Palermo lungo l’asse della via Libertà e il Coppedè a Roma ne sono esempi illustri. I “villini” a Siracusa ne sono esempio umile e limitato, non raggiungono dimensioni urbane e si limitano a cogliere l’occasione del riordino della parte terminale del seno del porto piccolo; sembrano piuttosto legati al porto che ad un modello di città e in questo senso potrebbero somigliare piuttosto ai quartieri come Mondello a Palermo, il luogo della balnealità, della ricreazione di un a borghesia industriale, imprenditoriale e politica. Ma questa è forse più un’utopia non compiutamente esplicitata che la reale possibilità voluta.</p>
<p>P.S. Intervento di &#8216;pulizia straordinaria&#8217; dell&#8217;agorà ad opera del FAI</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30436" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/dopo-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/dopo-225x300.jpg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/dopo-788x1050.jpg 788w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/dopo-768x1024.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/dopo-1152x1536.jpg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/dopo.jpg 1200w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />            <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30437" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/prima-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/prima-224x300.jpg 224w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/prima-786x1050.jpg 786w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/prima-768x1027.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/prima-1149x1536.jpg 1149w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/prima.jpg 1197w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></p>
<p>prima                                   e                       dopo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>25 aprile a Siracusa. Vietate le bandiere della pace</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2024/04/25/25-aprile-a-siracusa-vietate-le-bandiere-della-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 13:44:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Digos]]></category>
		<category><![CDATA[bandiere pace]]></category>
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		<category><![CDATA[ANPI]]></category>
		<category><![CDATA[Pantheon]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo scrittore Antonio Scurati, dopo essere stato censurato dai vertici Rai (perché di censura si deve parlare al di là delle becere mistificazioni dei fatti), nel corso di un incontro sulla crisi della democrazia alla Fondazione Feltrinelli di Milano, ha affermato che “la deriva fascistoide non nel senso di manganello e violenza, è già qui, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo scrittore Antonio Scurati</strong>, dopo essere stato censurato dai vertici Rai (perché di censura si deve parlare al di là delle becere mistificazioni dei fatti), nel corso di un incontro sulla crisi della democrazia alla Fondazione Feltrinelli di Milano, ha affermato che “<em>la deriva fascistoide non nel senso di manganello e violenza, è già qui, non serve aspettarla da domani</em>”.</p>
<p>E <strong>quanto accaduto stamattina al Pantheon</strong>, durante la tradizionale celebrazione del giorno della liberazione, è la riprova di un clima che sta cambiando, sottotraccia, passo dopo passo, <strong>come l’apologo della rana bollita</strong> di Noam Chomsky insegna sia opportuno fare per evitare che ci si renda subito conto di quanto accade e ne segua una decisa reazione.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-27741" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-225x300.jpg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-788x1050.jpg 788w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-768x1024.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-1152x1536.jpg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile.jpg 1200w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />         <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-27744" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/sindaco-prefetto-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/sindaco-prefetto-225x300.jpg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/sindaco-prefetto-788x1050.jpg 788w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/sindaco-prefetto-768x1024.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/sindaco-prefetto-1152x1536.jpg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/sindaco-prefetto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p>Prima dell’inizio della solenne cerimonia, stamattina, <strong>sono state fatte ripiegare e/o allontanare</strong> non solo le bandiere di ‘pericolosi’ partiti di sinistra e centro sinistra, ma addirittura quelle della pace e dell’Anpi (è stata ‘tollerata’ solo quella stretta tra le mani del presidente provinciale <strong>Francesco Randone</strong>, a fianco al gonfalone, in prima fila, forse per evitare un’eccessiva ‘esposizione’ dell’irrituale richiesta). Riavvolto anche lo striscione dell’Agesci recante un forte messaggio sovversivo.</p>
<p><strong>PACE IN TERRA AGLI UOMINI NEL MARE AI PESCI  NEL CIELO AGLI UCCELLI</strong></p>
<p>“<em>Ero presente con uno striscione inneggiante la pace, la fratellanza</em> – racconta <strong>Emanuela Di Bella </strong>di Generazioni Future Sicilia – <em>Da semplice cittadina, unicamente in rappresentanza dei cittadini che vogliono la pace. Nessuno ci ha detto niente fino a quando non è iniziata la cerimonia. A questo punto si è avvicinato uno della Digos e ha chiesto di togliere lo striscione così come le altre bandiere presenti, anche quelle dell’Anpi. Ho cercato di spiegargli che noi non eravamo lì come esponenti di un partito o di un partito antigovernativo. Che manifestavano come cittadini del mondo, che vogliono la pace, che hanno ben presente l’articolo 11 della Costituzione: “<strong>L&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali</strong>”. Ripudia, un verbo categorico</em>”.</p>
<p>“<em>Ho chiesto quale fosse il problema essendo una manifestazione autorizzata</em> – aggiunge <strong>Pina Fiaccola dell&#8217;Anpi</strong> – <em>Mi è stato risposto che non si trattava di una manifestazione bensì di una celebrazione. Quindi l’intenzione era che festeggiassero solo i corpi militari? Eppure il 25 aprile riguarda tutti i cittadini che si riconoscono nella Costituzione e nella repubblica democratica. Ho vissuto questa imposizione come vera repressione</em>”.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-27743" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/gruppo-anpi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/gruppo-anpi-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/gruppo-anpi-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/gruppo-anpi-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/gruppo-anpi-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/gruppo-anpi.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />    <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-27742" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/anpi-in-tre-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/anpi-in-tre-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/anpi-in-tre-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/anpi-in-tre-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/anpi-in-tre-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2024/04/anpi-in-tre.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>“<em>Nessuno mi ha chiesto di rimuovere la bandiera dell’Anpi</em> – chiarisce <strong>Randone</strong> – <em>e non sapevo che avessero fatto allontanare le altre che effettivamente ho poi visto più lontano. Un atto grave. Mi rammarico molto anche del fatto che non abbiano letto integralmente il messaggio del Presidente Mattarella ma solo l&#8217;inizio e la conclusione</em>”.</p>
<p><strong>Il funzionario della Digos</strong>, alla rivendicazione del diritto costituzionale di ‘manifestare’ il proprio libero pensiero, ha anche risposto “<em>Evidentemente non conoscete le leggi della polizia</em>”. <strong>Disposizioni solo locali forse</strong>, dal momento che altrove, a Palermo per esempio, bandiere di ogni tipo sventolavano alle spalle delle ‘<em>autorità</em>’ mentre si svolgeva la cerimonia ufficiale.</p>
<p>È vero però che, almeno per quanto visto nei servizi televisivi, <strong>a Roma, davanti all’Altare della patria</strong>, i nostri <strong>massimi rappresentanti istituzionali sono apparsi in uno ‘splendido isolamento’</strong>, lontani dalle masse festose viste in altre occasioni. Una cintura di ‘protezione’ forse eccessiva, a sancire un preoccupante divario tra istituzioni e popolo. Anche questo un segno dei tempi, dei rigurgiti fascistoidi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E per ampliare Palazzo Vermexio si demolì la Fontanina</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2018/04/18/e-per-ampliare-palazzo-vermexio-si-demoli-la-fontanina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aldo Formosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 11:39:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Brancati]]></category>
		<category><![CDATA[Egizio Rubino]]></category>
		<category><![CDATA[Pantheon]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Vermexio]]></category>
		<category><![CDATA[Fontanina]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Maltese]]></category>
		<category><![CDATA[Quasimodo]]></category>
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					<description><![CDATA[Inventata e costruita da solo da Angelo Maltese, poi meta di pittori e scrittori: da Quasimodo a Brancati. Rimangono le immagini, contenute nel volume &#8220;Il &#8216;900 a Siracusa&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018 C&#8217;era una volta la Fontanina. Potrebbe anche essere l&#8217;input giusto di questo articolo, proprio perch&#233; tutto cominci&#242; in quell&#8217;ormai &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><strong><em><span style="font-size: medium;">Inventata e costruita da solo da Angelo Maltese, poi meta di pittori e scrittori: da Quasimodo a Brancati. Rimangono le immagini, contenute nel volume &ldquo;Il &lsquo;900 a Siracusa&rdquo;</span></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>  <span id="more-10622"></span>  </p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;"><strong>C&#8217;era una volta la Fontanina. Potrebbe anche essere l&#8217;input giusto di questo articolo</strong>, proprio perch&eacute; tutto cominci&ograve; in quell&rsquo;ormai mitico crogiuolo d&rsquo;arte e di cultura del &lsquo;900 che fu la Fontanina di Angelo<em> </em>Maltese. Anche se la insipienza degli uomini l&#8217;ha distrutta, rimane pur sempre un monumento nella memoria storica di questa citt&agrave; &ldquo;dai vertici in frantumi e le necessit&agrave; sulla soglia&rdquo;&#8217; .Volevano allargare palazzo Vermexio per altri uffici, e prima ancora di sapere a quale mostruosa burocrazia andavano incontro, decisero di demolire intanto l&rsquo;esistente, quell&rsquo;angolo di poesia che Maltese aveva inventato <span style="margin: 0px;">e<em> </em></span>costruito da solo.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;">D&rsquo;altronde la poesia e la cultura non asservite alla politica, e il valore etico e sociale a cui appartengono trovano spazi precari nella attenzione del potere. Ma tant&#8217;&egrave;. Fatto il danno, non c&#8217;era rimedio. <span style="margin: 0px;">Ammesso </span>che <span style="margin: 0px;">un<em> </em></span>soprassalto di resipiscenza fosse intervenuto. Cos&igrave; <strong>la Fontanina, coi prestigiosi ricordi di presenze eccellenti</strong> (da Quasimodo a Brancati con in mezzo un cospicuo drappello di scrittori e pittori che hanno fatto la storia della letteratura e del figurativo italiani) divent&ograve;<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>anche la nostalgia delle &#8220;buone cose che non ci sono pi&ugrave;&rdquo;. </span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;">Rimangono le immagini, certo. Assieme a quelle che appartengono alla sensibilit&agrave; del fotografo-poeta Angelo Maltese, contenute nel volume &#8220;Il &#8216;900 a Siracusa&#8221; al<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>quale diamo <span style="margin: 0px;">oggi<em> </em></span>(con la amichevole autorizzazione di Renzo <span style="margin: 0px;">e<em> </em></span>Antonello Maltese) emozionata testimonianza. <strong>Stampato da Saturnia per l&rsquo;Archivio Storico &ldquo;Maltese Siracusa&#8221; e l&#8217;Associazione &#8220;Bioturismo&#8221;, il volume ha avuto il patrocinio della Regione Siciliana</strong> ed &egrave; suddiviso in settori illustrati: la guerra tra &#8220;adunanze oceaniche&#8221; e macerie fumanti, lo sport con Egizio Rubino in plastica posa da giavellottista, i bolidi al Circuito, la citt&agrave; nelle sue angolazioni architettoniche ancora ariose, il turismo con le migliaia (bei tempi!) di crocieristi che qui si susseguivano nella buona e nella cattiva stagione, e squarci di una siracusanit&agrave; che nel quotidiano e sobrio operare trovava incentivi di civilt&agrave;.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ed eccole le fondamenta del Pantheon, le case sventrate dai bombardamenti, la gente impaurita nell&#8217;ipogeo di piazza Duomo</strong>, le truppe in partenza dalla &#8220;Marittima&#8221; per la conquista della &#8220;quarta sponda&#8221;, lo spettacolo per i soldati al Comunale, la refezione scolastica, le gradinate assiepate di tifosi, le poche autovetture a piazzale Marconi, piazza Archimede serena oasi di pedoni, il nuovo ospedale Rizza, le navi all&rsquo;attracco, il cordaio incurvato sull&#8217;arcolaio, le vistose scenografie di &ldquo;Ifigenia&rdquo; e la cavea solenne del Temenite, piazza Duomo gremita per Santa Lucia di maggio, piazza Euripide e la Madonnina, la festa del mare con le regate <span style="margin: 0px;">e<em> </em></span>le gare di nuoto, la mattanza alla tonnara, il patetico &#8220;Siracusa-Ragusa-Vizzini&#8221; a scartamento ridotto, la grande attrice Elena Zareschi alla Fontanina, l&rsquo;onesto volto abbronzato del mietitore dal cui sorriso arriva fino a noi la dignit&agrave; di un&#8217;operosa fatica.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;"><strong>Non &egrave; soltanto un volume di ricordi stereotipati nelle immagini. &Egrave; qualcosa di pi&ugrave;. molto di pi&ugrave;.</strong> &Egrave; il mosaico di una citt&agrave; dalla faccia pulita, e le tessere sono le moltitudini che quella citt&agrave; l&#8217;hanno vissuta senza conoscere le enfasi del superfluo e l&#8217;inganno di un incerto progresso.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;">Oggi <span style="margin: 0px;">pi&ugrave; </span>nessuno ci restituir&agrave;, assieme alla Fon<span style="margin: 0px;">tanina, il </span>rassicurante scalpiccio per le stradine della Giudecca, l&rsquo;eco dei richiami delle comari da una viuzza all&rsquo;altra della Graziella, lo sciabordio acquietante delle turchine trasparenze di onde che venivano a baciare una terra benedetta.</span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-size: medium;">La nostalgia in agguato diventa ora, in queste nostre calamitose giornate di spocchiosi clamori, la nutrice di una favola triste che qualcuno pu&ograve; irridere.</span></p>
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