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	<title>Moore &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Apr 2020 09:04:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Che ciascuno possa decidere del suo vivere e del suo morire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nicola biondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2017 09:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiesa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Cuzan]]></category>
		<category><![CDATA[Welby]]></category>
		<category><![CDATA[Englaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Moore]]></category>
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		<category><![CDATA[Heidegger]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto della vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Sull&#8217;eutanasia si rischia di incorrere nell&#8217;ira funesta di tutti gli &#8220;ismi&#8221;. Sottesa all&#8217;idea del rapporto vita/morte sta una duplice equazione: la vita &#232; il maggiore dei beni, la morte &#232; il peggiore dei mali. Ma &#232; veramente cos&#236;? &#160; La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017 Adesso vorrei dire la mia. A luci spente. A &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">Sull&rsquo;eutanasia si rischia di incorrere nell&rsquo;ira funesta di tutti gli &ldquo;ismi&rdquo;. Sottesa all&rsquo;idea del rapporto vita/morte sta una duplice equazione: la vita &egrave; il maggiore dei beni, la morte &egrave; il peggiore dei mali. Ma &egrave; veramente cos&igrave;?</span></strong></span></p>
<p>  <span id="more-9108"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Adesso vorrei dire la mia. A luci spente. A bassa voce.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">Nel nostro paese affrontare temi etici &egrave; sempre estremamente arduo</span></strong></span><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">. Ancora pi&ugrave; difficile, se mai possibile, lo diventa quando si tratta di eutanasia, testamento biologico o fine dell&rsquo;accanimento terapeutico che sia. Di fronte a questi temi, si rischia di incorrere nell&rsquo;ira funesta di tutti gli &ldquo;ismi&rdquo; partigiani, ma anche di offendere la sensibilit&agrave; individuale che, se mai lungi dall&rsquo;essere faziosa, &egrave; coscienziale. Detto questo, dovrei non andare oltre, cestinare il file e passare ad altro. Ma due considerazioni mi impediscono di farlo: l&rsquo;attualit&agrave; e il peso che il tema ha assunto a seguito di casi che hanno tenuto col fiato sospeso; la fascinazione che l&rsquo;eutanasia, ma sarebbe pi&ugrave; corretto dire il tema vita/morte, esercita sullo scrivente.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">A memoria cito di <strong>sfuggita il caso Cuzan negli USA del 1990, il caso Welby del 2006, il caso Englaro del 2009</strong>. Sull&rsquo;ultimo taccio volutamente.<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>Di fronte a questi casi specifici prima, durante e dopo il gran finale (uguale per tutti), tutti gli &ldquo;ismi&rdquo; si sono dati feroce battaglia su questo terreno paludoso, perch&eacute; impastato di lacrime e sangue sgorgati da profondo e indicibile dolore, dolore di cui nessuno dei combattenti (come ogni fazioso che si rispetti) vuole tener conto. I fatti non sono mai indizi di valutazioni super partes, pungolati dai fatti si pensa e si agisce emotivamente e in modo ordinario e disordinato. Per avere una visione pi&ugrave; ampia del problema bisognerebbe porsi su un piano &ldquo;altro&rdquo;, quasi si volesse guardare il mare da un attico.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Certo, <strong>la societ&agrave; occidentale ha voluto esorcizzare la morte, ha creato una dimensione di &ldquo;amortalit&agrave;&rdquo;</strong>: si muore lontano da casa e dai propri cari, ma poi si guarda su internet, con voluttuosa curiosit&agrave; e con una certa prurigine, la morte violenta degli uomini (si pensi che l&rsquo;impiccagione di Saddam Hussein &egrave; stato tra i video pi&ugrave; cliccati degli ultimi anni), come se la morte fosse solo uno spettacolo da cui poi si possa distogliere lo sguardo e tornare alla vita reale da cui questa &egrave; assente e non una categoria a fondamento dell&rsquo;essere uomo. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La prima cosa di cui rendersi conto &egrave; che sottesa all&rsquo;idea del rapporto vita/morte sta una duplice equazione, che millenni di filosofia non sono riusciti a far superare: la vita &egrave; il maggiore dei beni, la morte &egrave; il peggiore dei mali. Ma &egrave; veramente cos&igrave;?</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Gi&agrave; <strong>la speculazione greca vedeva nella morte una liberazione</strong> e una evasione dell&rsquo;anima dal corpo/carcere (e se invece fosse il corpo a liberarsi dell&rsquo;anima?). <strong>Epicuro</strong> invitava a non temere la morte, perch&eacute; la morte &ldquo;non &egrave; nulla per noi, perch&eacute; quando ci siamo noi non c&rsquo;&egrave; la morte, quando c&rsquo;&egrave; la morte noi non siamo pi&ugrave;&rdquo;. In et&agrave; moderna gi&agrave; <strong>Thomas Moore, non certo un laicista</strong>, ritiene lecita l&rsquo;eutanasia quando la malattia &egrave; inguaribile, e dovrebbero essere gli stessi sacerdoti &ldquo;interpreti della volont&agrave; di Dio&rdquo; a esortare il malato a non prolungare la sua vita, per cui sarebbe &ldquo;saggio interrompere non la dolcezza della vita, ma il martirio&rdquo;. <strong>Ed Hegel</strong>, un altro che non pu&ograve; essere tacciato di laicismo, ritiene che solo dalla morte della natura, dal fuoriuscire da &ldquo;questo morto involucro&rdquo; pu&ograve; risultare una natura pi&ugrave; bella che &egrave; lo Spirito. <strong>Heidegger insegna</strong> che la morte, a differenza delle altre possibilit&agrave; dell&rsquo;esistenza, &egrave; una possibilit&agrave; a cui non si pu&ograve; sfuggire ed &egrave; &ldquo;la possibilit&agrave; dell&rsquo;impossibilit&agrave; di ogni altra possibilit&agrave;&rdquo;.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">E qui mi fermo per non tediarti oltre &ndash; mio gentile lettore &ndash; con la filosofia. Ma queste brevi note mi sono sembrate indispensabili a comprendere come l&rsquo;idea che comunemente si ha della morte, e quindi della vita, non sia un fatto di natura ma di cultura, e che questa idea pu&ograve; essere riveduta e corretta.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">Per le concezioni etiche e le pi&ugrave; diffuse religioni</span></strong></span><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">, fondate sul principio della sacralit&agrave; della vita, in quanto dono inalienabile, l&rsquo;eutanasia &egrave; moralmente illegittima, poich&eacute; contrasta col fine naturale dell&rsquo;autoconservazione e/o con l&rsquo;esclusiva prerogativa divina di dare e togliere la vita. Inoltre il cosiddetto &ldquo;rispetto della vita&rdquo; vorrebbe tendere alla tutela naturale della vita biologica, di cui quella umana fa parte. Ma come non accorgersi della debolezza di questo &ldquo;pensare&rdquo;: <strong>si difende il rispetto della vita da parte di chi la vita disprezza</strong>, dimostrandolo con dichiarazioni di guerra a questa o quella parte del mondo, calpestando il diritto alla vita di questa o quella parte di umanit&agrave;; si riduce l&rsquo;uomo a mero fatto biologico, dimenticando ci&ograve; che gli dovrebbe essere pi&ugrave; proprio: il pensiero; si eleva a categoria fondamentale dell&rsquo;uomo il vivere, quando la sua dimensione pi&ugrave; propria &egrave; l&rsquo;esistere (possibilit&agrave;, progetto, mettersi in gioco, rischio). </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Come pensare che si possa demandare ai codici o alla politica, la cui agenda &egrave; quasi sempre dettata da opportunit&agrave; elettorali, il domandarsi sulla vita e sulla morte? Come non rendersi conto <strong>che una scelta eutanasica ha come sostrato un dolore ineffabile e incomunicabile</strong>, un dolore tale da creare un baratro col prossimo, il quale vorrebbe invece avere la presunzione di comprendere? Come aspettare dalla medicina, col suo delirio di onnipotenza, spesso corrotta dai finanziamenti stanziati per la ricerca (quando non venduta alle sperimentazioni selvagge delle case farmaceutiche), una feroce risoluzione della questione? E allo stesso tempo: come affidare ad un referendum o a un legislatore, la decisione sul testamento biologico? Come non tener conto della coscienza religiosa dell&rsquo;uomo di fede?<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>Bisogna rendersi conto che se l&rsquo;eutanasia &egrave; giustificabile sul piano della pietas, &egrave; difficile &ndash; se non impossibile &ndash; giustificarla sul piano morale o giuridico. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Unica ritengo la risposta al problema: che ciascuno abbia la possibilit&agrave; di scegliere e decidere della propria vita e di conseguenza del proprio morire, perch&eacute; convinto che a un certo punto non conti tanto il vivere oltre quanto il morire bene, garantendo a ciascuno il rispetto della dignit&agrave; dell&rsquo;uomo, inteso non come universale astratto, ma come individuo in carne e ossa &ldquo;finch&eacute; morte lo separi&rdquo; da esse.</span></p>
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