<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>MES &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/tag/mes/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Feb 2021 21:27:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Recovery plan: nel cambiamento tutto può rimanere come è?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/02/25/recovery-plan-nel-cambiamento-tutto-puo-rimanere-come-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 21:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[MES]]></category>
		<category><![CDATA[recovery]]></category>
		<category><![CDATA[nord-sud]]></category>
		<category><![CDATA[libero mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[G30]]></category>
		<category><![CDATA[Austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=19877</guid>

					<description><![CDATA[Fino a poche settimane fa veniva invocato dal senatore Renzi il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) come una priorità di fronte al collasso del sistema sanitario. Oggi nessuno l’implora più. Tutti i politici sapevano che ricorrere a tale prestito avrebbe portato a grandi sacrifici in quanto non avrebbe effettivamente aumentato le spese sanitarie (dichiarazione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a poche settimane fa veniva invocato dal senatore Renzi il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) come una priorità di fronte al collasso del sistema sanitario. Oggi nessuno l’implora più. Tutti i politici sapevano che ricorrere a tale prestito avrebbe portato a grandi sacrifici in quanto non avrebbe effettivamente aumentato le spese sanitarie (dichiarazione di Gualtieri) né avrebbe fornito un risparmio, trascurabile in termini di interessi, davanti a un prezzo ben più salato di un rigido dispositivo di controllo e disciplina sui conti pubblici per gli anni a venire. Per raccogliere queste somme il Governo Conte è ricorso all’opportunità di finanziarsi con l’emissione di titoli di stato, in questo periodo a tassi bassi; situazione molto più conveniente.</p>
<p>Poi, alla comparsa di Draghi, la parola MES è scomparsa. Il ricorso a questo meccanismo di controllo pervasivo e soffocante sui conti pubblici è stato già applicato in Grecia con i danni che conosciamo. Lì si diede dapprima ossigeno, poi forti dosi di rigore e nessuna pietà da parte dei vertici europei per come vivevano e morivano i greci, anzi le banche europee si mossero, come lupi, a comprare isole, porti e altro a prezzi di svendita. Oggi Draghi, per l’austerità di matrice europea, è il simbolo della sicurezza per i mercati.</p>
<p>Non è vero infatti che il suo insediamento ha portato lo spread ai minimi da cinque anni? Così le decisioni politiche di uno Stato dipendono dal mercato azionistico e finanziario, cioè dalla creazione dal nulla non dall’economia reale. È un sinonimo di democrazia? Oramai lo Stato italiano va sempre più configurandosi in un’azienda (si pensi al pareggio di bilancio immesso in costituzione) a cui l’UE richiede sempre meno sovranità per giungere poi all’essere una grande entità aziendale che deve padroneggiare per avere più efficienza. È una visione estrema di un futuro dispotico? Può esserlo. Però, se osserviamo la realtà sotto questa luce, le questioni e decisioni diventano più chiare. Intanto abbiamo da tempo una perdita di democrazia dovuta alla genuflessione di quasi tutta la politica legata alle lobby finanziarie straniere. Poi, sarà il nuovo presidente del consiglio che metterà per iscritto come accedere alle risorse del Recovery Fund. Esse saranno concesse solo in cambio dell’adozione di misure atte a ‘correggere il disavanzo eccessivo’ come predisposto dai vertici dell’UE.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-19882" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/err-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/err-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/err.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Draghi ha chiarito nella presentazione del governo al parlamento che si deve rimanere nel solco dell’euro, che l’euro è irreversibile, che si dovrà cedere ulteriore sovranità, che il governo non deve sprecare soldi per sostenere aziende destinate al fallimento (pensiamo alle centinaia di migliaia di negozi e di esercizi pubblici messi in ginocchio dalla pandemia), e infine che si dovrà favorire lo spostamento di lavoratori, formati, verso le imprese virtuose specialmente per raggiungere gli obiettivi di next generation.</p>
<p>Ma chi deciderà tutto ciò? Draghi l’ha dichiarato a dicembre al gruppo dei 30 (un&#8217;organizzazione internazionale di finanzieri e accademici che si occupa di approfondire questioni economiche e finanziarie): solo le banche conoscono i loro clienti e, con la solita logica iperliberista, ha affermato che il mercato deve essere lasciato libero di agire; esso è più efficiente del settore pubblico.</p>
<p>Lo sanno tutti: è una storica falsità. Per cui chi decide l’intervento dello Stato? Sempre i banchieri. Così per un’impresa che fallisce per via del covid è logico che lo Stato-azienda non deve aiutarla. Inoltre, il banchiere Draghi ha dichiarato sempre al G30 di dicembre: i governi, non aiutando le aziende destinate al fallimento, sbloccheranno i licenziamenti (in scadenza a marzo) e la cassa integrazione, perché sarà sempre il mercato a provvedere all’ “efficiente” allocazione di risorse.</p>
<p>Il significato è chiaro: ricchi più ricchi e poveri sempre più poveri. Tutti subordinato al falso principio regolatore del mercato. È una visione eticamente esecrabile maggiormente in periodo covid. Eppure, tale concezione va avanti in parlamento da anni; è così che si accettano governi di banchieri, prima Monti espressione della finanza, adesso quella di un grande banchiere.</p>
<p>Nessuno pensa alla Costituzione e se ciò è il contrario. Difatti, la Carta enuncia obiettivi di progresso economico, sociale, culturale e umano. Inoltre, sempre con questa visione, si scoprono come verranno date le risorse del recovery, chi gestirà la grande somma, quali saranno a fondo perduto, ecc. Nessuno (mass-media, forze politiche) ha evidenziato che l’UE l’ha già scritto.</p>
<p>I documenti dichiarano che è il parlamento europeo a fissare i criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto del Recovery Plan. “Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore”. Così l’Italia nel settennio 2021/2027, a causa della Brexit e dei rebates strappati dai Paesi centrali, oltre ai contributi che versa tra EFSF, ecc. e versamenti per circa 140 miliardi di euro alla UE e vari, al netto riceverà una somma abbastanza esigua (circa 10 miliardi). Quelli sì, davvero a fondo perduto. Ecco la vera pioggia di miliardi.</p>
<p>Inoltre, l’erogazione dei fondi potrà essere interrotta in qualsiasi momento se non verranno rispettati i folli criteri del patto di stabilità e crescita, solo temporaneamente sospeso e che tornerà presto in vigore. Qualcuno avvertiva: il Recovery Fund altro non è che un MES mascherato, con pesantissime condizioni ex ante (deciderà la UE come dovremo spendere quei soldi che però sono i nostri) e ciò è stato dimostrato. Inoltre, i criteri Ue affermano che il governo dovrebbe investire al Nord Italia il 21,20% (13,8 miliardi dei 65,4 a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% (8,38 miliardi) al Centro e il 65,99% (43,17 miliardi) al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Anziché i 22,23 miliardi che si vogliono dare al Mezzogiorno. Dichiara la senatrice Paola Nugnes: se non ci fosse stato questo grande disagio economico al Sud, causato dalle politiche a favore del Nord, all’Italia sarebbero spettati un totale di 75 miliardi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-19880" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-1-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-1-300x297.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-1-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-1.jpg 512w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Ma questa ripartizione sarà rispettata con i grandi interessi del nord al governo? C’è una compagine governativa in totale maggioranza del nord. Ricapitolando: davanti a questa esigua somma al netto proveniente dall’UE le spese che ha sostenuto il Paese nei primi dodici mesi di pandemia sono da paura. Il governo ha immesso circa 165 miliardi, 108 nel 2020 a cui si aggiungono i 32 miliardi dell’ultimo Decreto Ristori e 24 miliardi della Legge di Bilancio 2021. Una cifra che si è comunque rivelata insufficiente per fronteggiare la crisi sanitaria, economica e sociale (400.000 lavoratori hanno perso il posto, settori economici entrati in crisi e scuole chiuse). È chiaro: finora il danno maggiore è stato al Sud e così continuerà con una spesa pubblica sempre in diminuzione perché in parte stornata al centro-nord. Nonostante ciò, il governatore Musumeci è compiaciuto d’essere vicino alla Lega, non ricorda che Salvini nel primo governo Conte tagliò le quote tonno per la Sicilia facendo chiudere l’ultima tonnara rimasta di Trapani, ma non diminuendo le quote latte al Nord con il pagamento dello Stato (tutti noi) dell’infrazione europea. Avvertono gli economisti che se non ci sarà una forza politica che bloccherà gli interessi egoistici e senza senso del Centro-Nord, l’allargamento pericoloso fra le due Italie porterà al trascinamento anche dello stesso centro-nord. Qui in zona industriale c’è una grande opportunità: quella d’investire per le bonifiche che porteranno occupazione e ulteriore venuta di capitali di cui si potrebbe avvantaggiare il nord. Eppure, davanti alle nuove opportunità, Musumeci presenta non un programma, ma delle fumose idee scritte su un pezzo di carta su improponibili investimenti come il Ponte sullo Stretto, un non meglio identificato porto Hub del Mediterraneo, un aeroporto intercontinentale del Mediterraneo al centro Sicilia, un piano di potenziamento della rete viaria siciliana. È un insieme vago e improvvisato mentre le pretese del Centro-Nord sono sistematiche e organizzate. La conclusione è sempre la stessa: Siracusa come tutta l’isola esprime il peggio della classe politica affaristica e incompetente. Inoltre, né mezzi d’informazione, né opinionisti neppure intellettuali si presentano, fanno pressione verso politici. Sono pochi quelli che denunciano in maniera forte, decisa e continua questa situazione. Un domani si potrà affermare che il covid mutò la società siracusana fortemente in negativo?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MES. Senza condizionamenti. Ma con esiti probabilmente catastrofici</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/10/16/mes-senza-condizionamenti-ma-con-esiti-probabilmente-catastrofici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Concetto Rossitto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 14:39:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[MES]]></category>
		<category><![CDATA[Dombroskis]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie di rating]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=19041</guid>

					<description><![CDATA[Sostiene Dombroskis, vicepresidente della Commissione UE, che l&#8217;Italia potrebbe ottenere oltre 35 miliardi di fondi MES senza le condizioni previste dal trattato e con minimi interessi. Dombroskis sarà certamente un uomo d&#8217;onore! E, come lui, anche tanti euroburosauri che transitano, attraverso porte scorrevoli, da posti di comando nel sistema bancario a ruoli di responsabilità politica &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 12pt;">Sostiene Dombroskis, vicepresidente della Commissione UE, che l&#8217;Italia potrebbe ottenere oltre 35 miliardi di fondi MES senza le condizioni previste dal trattato e con minimi interessi.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Dombroskis sarà certamente un uomo d&#8217;onore! E, come lui, anche tanti euroburosauri che</span> transitano, attraverso porte scorrevoli, da posti di comando nel sistema bancario a ruoli di responsabilità politica in seno alla UE e viceversa. E, poiché riconosciamo loro l&#8217;etichetta di persone d&#8217;onore, contiamo che, pur sostituendosi vicendevolmente nel prossimo futuro, vogliano tutti mantenersi fedeli alla promessa di lasciare incondizionati i prestiti che potranno essere erogati dal MES. In barba ai trattati! Cionondimeno, ci sembrano degli sconsiderati o degli smemorati tutti quei politici e giornalisti che quotidianamente recitano una insopportabile litania di ripetitive e ossessive giaculatorie a favore del ricorso immediato ai fondi MES. Non trovano da ridire se questa mal realizzata UE tergiversa scandalosamente in merito all&#8217;attivazione delle risorse del recovery fund, buona parte delle quali sarebbero erogate a fondo perduto, anche se non si tratterebbe di euro di diretta provenienza BCE, all&#8217;uopo emessi non a debito, ma trasferiti all&#8217;Unione. Apriti cielo, se si osa suggerire una tale ragionevolissima strategia. Si rischia perlomeno di essere ingiuriosamente associati ai no vax, ai no mask, ai veterosovranisti monetari e persino ai terrapiattisti.  Sommessamente reticenti di fronte alla ignobile sceneggiata con cui i paesi meno eurosolidali stanno cercando di sabotare il recovery fund, insensibili a ogni ipotesi di reperimento creativo e gratuito di euro da destinare al salvataggio di questa Europa, i fautori del MES continuano a imperversare sulla stampa di qualsiasi tendenza e sugli schermi di tutte le emittenti per ripetere la stessa giaculatoria: <strong>&#8220;Perché non approfittare immediatamente dei fondi MES, visto che sarebbero erogati subito e senza condizionamenti?&#8221;</strong>  </p>
<p>Quegli sciagurati dalla memoria corta e dal cervello ottuso dimenticano o trascurano che l&#8217;Italia è stata valutata da varie agenzie di rating appena un gradino al di sopra del baratro. Basterà che tali agenzie (per nulla obiettive e piuttosto prone agli interessi del sistema bancario e finanziario imperante; si ricordi che attribuivano la tripla A alla <strong>Lehman Brothers</strong> sino alla vigilia del suo crollo) abbassino di un solo punto la valutazione dell&#8217;Italia e per il nostro paese saranno cavoli amari: le banche che detengono nostri titoli di debito pubblico saranno tenute a disfarsene immediatamente, facendo crollare il valore dei nostri titoli e facendo impennare lo spread. La cosa potrebbe anche essere assorbita senza conseguenze negative (anzi!), se il popolo italiano fosse stato abbastanza sensibilizzato a internalizzare tali titoli debitori pubblici, utilizzando a tale encomiabile scopo una parte del nostro risparmio privato, di entità ben superiore.  Ma questa manovra di internalizzazione, iniziata vari mesi or sono, non pare che sia stata poi sollecitata o incentivata o rappresentata educativamente agli italiani in tutta la sua portata salvifica. Infatti, se tutto il debito pubblico italiano fosse collocato presso risparmiatori privati italiani, ci troveremmo nella invidiabile e sicurissima posizione del Giappone che, pur avendo un debito doppio rispetto al nostro, non ha motivo di paventare alcuna manovra speculatoria ed alcuno spread. <strong>Senza una strategia di internalizzazione del debito, la conseguenza del ricorso ai fondi MES potrebbe essere catastrofica.</strong> Prendendoli, certificheremmo di essere in condizione di dover chiedere il salvataggio; verremmo declassati dalle famigerate agenzie di rating; le banche e i fondi di investimento mollerebbero i nostri titoli in loro possesso e la speculazione ci trascinerebbe al fondo. A meno che il popolo italiano non mostrasse una insospettata resilienza, utilizzando parte dei propri risparmi per acquistare tutta quella massa di titoli debitori pubblici riversati immediatamente sul mercato. Lo speriamo, ovviamente. Ma riteniamo che l&#8217;impresa potrebbe non avvenire con la necessaria tempestività. Anche perché bisognerebbe disinvestire quei risparmi da prodotti bancari speculativi e da fondi comuni in cui sono attualmente allocati. Ma i gestori di tali risparmi privati non avrebbero interesse a favorire l&#8217;arroccamento reciproco e salvifico tra stato italiano e cittadini italiani risparmiatori. E dunque tergiverserebbero, sconsiglierebbero, ritarderebbero l&#8217;investimento salvifico dei risparmi privati nei nostri titoli di debito pubblico.  Purtroppo, economisti di sistema, giornalisti al guinzaglio di poteri vari, politici senza autonomia di pensiero o senza giudizio e altre persone simili o conformisticamente schierate per questo fronte degli sconsiderati, che appare maggioritario, continuano a sgranare quotidianamente questo rosario di ripetitive ed ossessionanti follie.  Chiediamo troppo se osiamo sperare che rinsaviscano?  E che riflettano, mobilitando la loro ragione? </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
