<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>grammatica &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/tag/grammatica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Apr 2020 10:38:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Gli strafalcioni degli studenti e la d-istruzione del sapere</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/02/23/gli-strafalcioni-degli-studenti-e-la-d-istruzione-del-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmela Fidelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2017 13:54:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[distruzione sapere]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
		<category><![CDATA[Gentiloni]]></category>
		<category><![CDATA[Fedeli]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo]]></category>
		<category><![CDATA[esame di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[ortografia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/02/23/gli-strafalcioni-degli-studenti-e-la-d-istruzione-del-sapere/</guid>

					<description><![CDATA[I prof universitari: giovani accedono agli atenei senza saper parlare e scrivere in italiano. Riflessione di una docente di scuola secondaria La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017 &#200; di questi giorni la notizia che sta riempendo il web, ma che in TV &#232; passata quasi inosservata, di una lettera che un gruppo di 600 &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><strong><em><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">I prof universitari: giovani accedono agli atenei senza saper parlare e scrivere in italiano. Riflessione di una docente di scuola secondaria</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-8800"></span>  </p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">&Egrave; di questi giorni la notizia che sta riempendo il web, ma che in TV &egrave; passata quasi inosservata, di <strong>una lettera che un gruppo di 600 professori universitari ha inviato alla nuova ministra della pubblica istruzione</strong> Fedeli e al presidente del consiglio Gentiloni, in cui viene lanciato l&rsquo;allarme: &ldquo;gli studenti&nbsp;arrivano all&#8217;universit&agrave; senza essere in grado di scrivere e parlare un italiano corretto, con un bagaglio lessicale estremamente ridotto rispetto alle aspettative e senza conoscere le regole grammaticali di base&rdquo;. Questi&nbsp;docenti sostengono la necessit&agrave; di <strong>creare una &#8220;scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti&#8221; </strong>perch&eacute; &#8220;il tema della correttezza ortografica e grammaticale &egrave; stato a lungo svalutato sul piano didattico&#8221; generando il dilagare di una sorta di analfabetismo di ritorno, cio&egrave; il proliferare di soggetti che, pur essendo in possesso di titoli di studio come licenza media, diploma e laurea, non esercitando le competenze acquisite&nbsp;nel corso degli anni (quando le abbiano veramente apprese), finiscono per dimenticarle. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Questa situazione ha reso necessario <strong>l&rsquo;istituzione presso molti atenei di corsi di recupero per l&#8217;insegnamento della lingua italiana</strong>, con l&rsquo;obiettivo di correggere gli &#8220;errori da terza elementare&#8221; commessi dalle matricole. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Del problema si parlava gi&agrave; nel 2013, quando vennero diffusi i risultati dell&rsquo;indagine &#8220;<span style="font-family: times new roman,times;"><em>Programme for the international assessment of adult competencies</em></span>&#8221; condotta dall&#8217;Ocse su un campione totale di 166mila adulti tra i 16 e i 65 anni, dalla quale risult&ograve; che il 28% degli italiani (percentuale ben al di sopra del 15% della media Ocse), pur non essendo analfabeta, non possedeva le capacit&agrave; minime richieste per la comprensione di un testo scritto.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La denuncia degli insegnanti universitari sembra un attacco agli insegnanti italiani di elementari, medie e superiori</span></strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> e di certo mette in luce uno stato dell&rsquo;arte innegabile: esiste una percentuale di studenti in possesso del diploma di scuola superiore che non conosce i fondamenti della propria lingua madre, promossi nonostante la presenza di queste gravi lacune. Infatti grazie alle varie riforme della scuola che si sono susseguite nel corso dei decenni e che ancora si susseguono (vedi legge 107/2015 e nuova legge sugli esami di maturit&agrave; in corso di definizione in questi mesi), <strong>la maturit&agrave; ha perso il proprio valore</strong> ed &egrave; divenuto sufficiente frequentare le scuole superiori per essere ammessi all&#8217;esame di Stato e conseguire la promozione e il sospirato &ldquo;pezzo di carta&rdquo;. E in effetti i dati parlano chiaro: se la percentuale <strong>di allievi promossi alla maturit&agrave; negli anni &#8217;20 era del 60%</strong> circa, essa &egrave; gradualmente salita al 70% negli anni &#8217;70, al 90% negli anni &#8217;80, per <strong>arrivare a sfiorare il 99,5% nel 2016</strong>, con un trend crescente cui non corrisponde una crescita delle competenze degli studenti diplomati.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Anzi! Nel corso dei tredici anni di percorso scolastico obbligato che portano all&#8217;esame di Stato, le carenze tendono ad accumularsi e radicarsi senza che nessuno osi intervenire per correggerle o per bloccare i casi irrecuperabili, cio&egrave; gli studenti che non risultano aver acquisito le competenze minime richieste dal livello di studi raggiunto. Addirittura <strong>l&rsquo;ultima proposta di esami di stato promette di garantire l&rsquo;ammissione agli esami con la media del sei, compresa la condotta</strong>. Questo anche per consentire il conseguimento del diploma ai nuovi ignoranti: gli studenti della &ldquo;Buona scuola&rdquo; della legge 107/2015. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Infatti questa legge con l&rsquo;introduzione della buona pratica <strong>dell&rsquo;alternanza Scuola/Lavoro decurta ulteriormente il tempo scuola</strong>, gi&agrave; ridotto al minimo dalla riforma Gelmini che fece passare le ore da 30 (eventualmente anche da 50 minuti) a 27 (da un&#8217;ora effettiva) nei licei. <strong>Riforma che ha diminuito le ore di insegnamento della lingua italiana</strong> ed ha compattato storia e geografia in 3 ore, per cui oggi molti studenti non solo non sanno leggere e scrivere ma non sanno neanche qual &egrave; la capitale d&rsquo;Italia. E cos&igrave; mentre i docenti universitari lanciano l&rsquo;allarme, gli insegnanti delle scuole del secondo ciclo assistono impotenti alla scomparsa degli studenti dalle classi <strong>per ben 80 ore (nei licei) di alternanza Scuola/Lavoro</strong>. In queste ore, spesso preziose per il recupero delle carenze, gli studenti assistono a noiose conferenze e partecipano tutti alla stessa attivit&agrave; lavorativa che non tiene in considerazione le aspirazioni, gli interessi e le prospettive future dei singoli e nulla di sostanziale aggiunge alla loro formazione, se non un&rsquo;ulteriore carenza di contenuti, proprio quei contenuti e quelle conoscenze che poi saranno oggetto dei test di ammissione alle universit&agrave; e che potrebbero rivelarsi decisivi in un&rsquo;intervista di lavoro. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Quindi, nonostante l&rsquo;allarme lanciato dai docenti universitari e il senso di disperata impotenza che pervade gli insegnati del secondo ciclo<strong>, le leggi dello Stato italiano continuano inesorabilmente a trasformare la scuola in luogo di d-istruzione del sapere</strong>.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando a Luciano Rispoli portai i cannoli palermitani</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2016/11/18/quando-a-luciano-rispoli-portai-i-cannoli-palermitani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2016 18:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[temi]]></category>
		<category><![CDATA[telecamere]]></category>
		<category><![CDATA[Carlucci]]></category>
		<category><![CDATA[Telemontecarlo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Rispoli]]></category>
		<category><![CDATA[Parola Mia]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
		<category><![CDATA[latino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2016/11/18/quando-a-luciano-rispoli-portai-i-cannoli-palermitani/</guid>

					<description><![CDATA[In ricordo del gentleman della TV, affabile colto e preparato. Racconto ancora ai miei alunni che con un apostrofo sul po&#8217; giunsi a semifinalista di Miss italiano &#8216;98 &#160; La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016 Luciano Rispoli, gentleman della televisione, autore conduttore responsabile di programmi ormai storici per la Rai ed altre emittenti, persona &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><strong><em><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">In ricordo del gentleman della TV, affabile colto e preparato. Racconto ancora ai miei alunni </span></em></strong><strong><em><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">che con un apostrofo sul po&#8217; giunsi a semifinalista di Miss italiano &lsquo;98</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-8340"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Luciano Rispoli, gentleman della televisione, autore conduttore responsabile di programmi ormai storici per la Rai ed altre emittenti, persona affabile, uomo colto e preparato, &egrave; recentemente scomparso.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Forse <strong>in questi tempi di televisione urlata</strong>, di comunicazione come sopraffazione dell&rsquo;interlocutore, di format scopiazzati colmi di vuoto pneumatico, si dovrebbe far tesoro della lezione di garbo e cultura di &ldquo;zio&rdquo; Luciano, che aveva scommesso sulla cultura, che amava circondarsi di <strong>conduttrici belle, capaci e intelligenti come Roberta Capua e Anna Carlucci</strong>, che invitava attori come Nando Gazzolo &ndash; ah l&rsquo;incanto della sua voce che leggeva i nostri classici! &ndash; e nuove leve come Carlotta Natoli e Kaspar Capparoni, Massimo Dapporto, nomi che si sono fatti strada in teatro, al cinema e sul piccolo schermo, che ha incoraggiato giovani autori come Andrea Apuzzo, oggi regista, e Mariano Sabatini, adesso giornalista, critico televisivo e scrittore che considera e ricorda Luciano Rispoli come proprio padre professionale.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Su un giornale &egrave; bene non indulgere inelegantemente in considerazioni che riguardano chi scrive, ma <strong>la morte di Luciano Rispoli mi ha riportata al 1998</strong>, quando, fresca di laurea, venni selezionata per partecipare come concorrente della seconda edizione del <strong><em>Campionato della lingua italiana</em> su Telemontecarlo</strong>, trasmissione condotta proprio da Rispoli insieme ad Anna Carlucci e che come arbitro &ndash; secondo la tradizione del fortunato <em>Parola mia</em> della Rai &ndash; vedeva il professor <strong>Gian Luigi Beccaria, storico della lingua italiana</strong>, un mito per me che fin da bambina amo la lingua e la letteratura italiana, i giochi di parole e le etimologie. Venni perfino intervistata da Francesco Nania per un periodico locale, mi aggiudicai un set di borse, il mio primo cellulare e feci scorta di ricordi preziosi &ndash; la selezione ad opera del professor Patota, docente universitario, linguista e divulgatore, Roma, gli studi televisivi, il backstage dove <em>fervet opus</em>, sartoria trucco parrucco, una redazione giovane, entusiasta e motivata, l&rsquo;incontro con Jocelyn, Maurizio Scaparro, Mariangela D&rsquo;Abbraccio&hellip; il papiro di Siracusa come dono ai conduttori e al professore, il tifo di zio Pippo &ldquo;il Capitano&rdquo; che anche dopo dieci anni si ricordava le domande, applausi e ansie.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Ho pensato quindi di lasciare raccontare la comune esperienza ad un&rsquo;altra siciliana<strong>, la palermitana Carmen Maxia</strong> &ndash; quanti siciliani, sia come aspiranti concorrenti che sul podio! Nell&rsquo;edizione 1997 ce ne furono quattro, in quella dell&rsquo;autunno 1998 io giunsi in semifinale mentre vincitrice risult&ograve; un&rsquo;agrigentina -, campionessa dell&rsquo;edizione 1997 proclamata nel gennaio 1998.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">&ldquo;Avevo seguito per anni <em>Parola mia</em>, da ragazzina</span></strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">. Mi piaceva rispondere da casa e acquistai pure il gioco da tavolo che riprendeva il format del programma. Poi, da adulta, mi ero appena laureata, usc&igrave; su Repubblica il bando per iscriversi a una trasmissione nuova che la riecheggiava. In famiglia mi spinsero, io, timidissima non volli. Mi iscrissero loro a mia insaputa e, quando mi chiamarono per il provino, terrorizzata, non volevo andare. Mi ci port&ograve; a forza mia sorella. Mi interrogarono a scorticapelle. <strong>Selezionarono soltanto 16 su circa 500 ragazzi</strong>. Il prof. Patota mi disse subito &#8220;Preparati, sei tanto brava, ti prendiamo!&#8221;</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Da l&igrave; un&#8217;avventura fantastica ma da starci male. <strong>Quattro puntate fino alla finale in diretta</strong> con ansia da prestazione e paura della telecamera. Ci interrogavano in diretta su tutto, dall&rsquo;ortografia alla sintassi alla letteratura. Poi il tema, con vincoli di righe e di tempo, <strong>con la telecamera puntata addosso sulle dita</strong>, sulle smorfie che facevamo elaborando, sulle cancellature. E infine il trionfo&#8230; Gli encomi del prof. Beccaria che diceva di restare a bocca aperta vedendo una ragazzina cos&igrave; giovane e preparata sulle etimologie e sul latino soprattutto. Rispoli era sicuramente la persona che aveva meno tempo per socializzare con i concorrenti ma <strong>ci teneva a darci la pacca sulle spalle</strong> prima che si accendesse la lucetta della diretta, con fare sobrio ma paterno. E chiedeva di noi e si informava su chi fossimo prima che iniziasse la gara. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Non nego che forse un po&#8217; di tifo per me lo facesse, insieme al professore e forse anche a Mariano. Ho un ricordo bellissimo di un signore elegante, preciso, attento al copione, a tutto. Con cui magari ci si ritrovava in sala trucco per una spazzolatina ai capelli e un po&#8217; di fard. Anche questo ricordo con tenerezza, compreso quando gli portai i cannoli freschi da Palermo. Grad&igrave; moltissimo e l&igrave;, mentre mangiava, mi apparve vero e umano e non come il vip del teleschermo, cos&igrave; come la Capua in piega coi bigodini. A vent&#8217;anni, questi dettagli non ti sfuggono. E oggi, ancora fiera di essere Miss italiano &#8217;98, lo racconto ai miei alunni che con un apostrofo sul &#8220;po&#8217;&#8221; mi accaparrai la vittoria!&rdquo;.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">E mi piace chiudere questo omaggio a Luciano Rispoli con il suo &ldquo;Ma che belle parole!&rdquo;. S&igrave;, &ldquo;perch&eacute; la televisione &egrave; la televisione, ma un buon libro &egrave; sempre un buon libro. Parola mia!&rdquo;.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
