<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giustizia &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/tag/giustizia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sun, 11 May 2025 13:17:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Sentenza Rigopiano: le considerazioni del giurista Brancatelli</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2023/02/27/sentenza-rigopiano-le-considerazioni-del-giurista-brancatelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 11:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Sentenza Rigopiano]]></category>
		<category><![CDATA[Condanne]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=24859</guid>

					<description><![CDATA[È già nei titoli dei quotidiani la lettura più immediata e forse semplicistica della sentenza sul disastro di Rigopiano del gennaio 2017: “Solo 5 condanne. La rabbia dei parenti”. Ed è proprio su quel “solo” che si innestano le considerazioni da giurista del dottor Domenico Brancatelli, già Procuratore Capo in diversi uffici giudiziari, nonché Presidente di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È già nei titoli dei quotidiani la lettura più immediata e forse semplicistica della <strong>sentenza sul disastro di Rigopiano</strong> del gennaio 2017: “<strong><em>Solo 5 condanne. La rabbia dei parent</em></strong>i”. Ed è proprio su quel “solo” che si innestano le considerazioni da giurista del dottor <strong>Domenico Brancatelli, già Procuratore Capo in diversi uffici giudiziari, nonché Presidente di Tribunale</strong>. Parole che andrebbero lette, se ciò è umanamente fattibile, astraendo dal carico di immane dolore che quella tragedia si porta dietro per sempre ma che aiutano a inquadrare nei giusti termini esclusivamente gli aspetti giuridici.</p>
<p>Domenico Brancatelli: “È necessaria una doverosa premessa per una riflessione sulla sentenza di Rigopiano: occorrerebbe conoscere bene gli atti prima di esprimere qualsiasi giudizio che voglia essere un minimo oggettivo, altrimenti si sarebbe presuntuosi incoscienti. Posso solo osservare che, quando si <em>parcellizza</em> la colpa tra molti imputati, si perde di vista il punto essenziale della causa non riuscendo ad individuare <em>funditus</em> la condotta decisiva che ha determinato l&#8217;evento, il cosiddetto nesso di causalità tra colpa ed evento.</p>
<p>È questo il destino dei processi per i disastri naturali con una molteplicità di imputati, le cui sfumature colpose non sono sempre decisive per dire chi abbia sbagliato in maniera determinante e chi no. Il diritto ha le sue regole che l&#8217;uomo comune non capisce. I processi con una moltitudine di imputati sono quasi segnati in partenza, e ne potrei citare tanti, finiti con una larga assoluzione per persone che non avrebbero dovuto essere indagate <em>ab initio.</em> Il risultato, deludente per l’osservatore esterno, è che si finisce per ritenere erroneamente che la giustizia non esiste, ma non e così. Ciò che infatti conta in questi processi è proprio il nesso di causalità senza il quale non si può condannare. Potrebbe esserci una colpa accertata ma non rilevante per determinare l&#8217;evento morte. Questo è il punto.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-24860" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/02/download-2.jpg" alt="" width="275" height="183" /></p>
<p>Quando si fa un primo bilancio avanti al Gup, nell’udienza preliminare, bisogna avere il coraggio di selezionare le condotte &#8220;rilevanti&#8221; ai fini dell&#8217;evento-morte ed escludere quelle non rilevanti. Come si fa? Ci si domanda se, nel caso in cui l&#8217;imputato Tizio avesse ottemperato alla norma scritta o di comune prudenza ascrittagli, l&#8217;evento si sarebbe evitato. Se la risposta è positiva si rinvia a giudizio, se negativa lo si assolve per mancanza del nesso di causalità. Si continua con gli altri e via discorrendo.</p>
<p>E invece si sceglie la comoda strada del rinvio a giudizio demandando al giudice del dibattimento quella preliminare verifica. Il risultato è che si ingolfa il dibattimento di imputati che andavano probabilmente già assolti dal Gup creando il disappunto in chi si attende più condanne. Nel caso di Rigopiano sono 5 su 30 i condannati con le proteste emotive di chi ragiona pensando non sia stata fatta giustizia. Ma <strong>quale giustizia vogliamo? Quella vendicativa o quella &#8220;giusta&#8221;, sorretta cioè da prove?</strong></p>
<p>La credibilità di una sentenza non è proporzionale al numero dei condannati ma alla fondatezza delle accuse. Se invece di 5 fossero stati condannati 15 o 10 imputati non per questo avremmo avuto una migliore giustizia, ma ripeto che sto ragionando per astratto, in generale, non tanto sul caso specifico, e non entro nel merito delle indagini fatte, dell’accertamento della verità.</p>
<p>I parenti dei defunti, quando criticano l&#8217;alto numero degli assolti, lo fanno alla luce di mal riposte aspettative, oltre al condizionamento del loro profondo dolore che giustamente chiede giustizia e che non si può non condividere. Essi non comprendono, e forse sarebbe troppo chiederglielo, che il Tribunale non può che condannare quelli la cui colpevolezza è stata ampiamente provata. Il resto sono le solite abusate chiacchiere di chi non ha contezza di come funzioni la giustizia anche da parte di chi semmai trova più utile cavalcare sdegno e rabbia.</p>
<p>Va infine ricordato che l&#8217;art.125 disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Penale ha reso ancor più rigoroso il filtro dell&#8217;udienza preliminare, sostituendo il criterio della sostenibilità dell&#8217;accusa in giudizio con quello molto più penetrante della ragionevole previsione di condanna, di tal che bisogna valutare se gli elementi di indagine non siano solamente idonei a sostenere l&#8217;accusa ma addirittura lascino ragionevolmente prevedere la condanna dell&#8217;imputato. Il nuovo testo è però entrato in vigore nell&#8217;ottobre 2022 per cui non so se quando fu celebrata l&#8217;udienza preliminare il nuovo testo fosse o meno da osservare a quella data”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Severo giudizio del dottor Domenico Brancatelli sui quesiti referendari sulla giustizia</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2022/06/07/severo-giudizio-del-dottor-domenico-brancatelli-sui-quesiti-referendari-sulla-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 18:06:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Quesiti referendari]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Brancatelli]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=23099</guid>

					<description><![CDATA[Il dottor Domenico Brancatelli, già Procuratore Capo in diversi uffici giudiziari, nonché Presidente di Tribunale, è ricordato qui a Siracusa per il tratto gentile e sempre affabile, virtù sempre più rare. A lui abbiamo chiesto di esprimere un parere sui cinque quesiti referendari (promossi da Lega e Radicali) su cui saremmo tutti chiamati a rispondere &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il dottor Domenico Brancatelli, già Procuratore Capo in diversi uffici giudiziari, nonché Presidente di Tribunale</strong>, è ricordato qui a Siracusa per il tratto gentile e sempre affabile, virtù sempre più rare. A lui abbiamo chiesto di esprimere <strong>un parere sui cinque quesiti referendari</strong> (promossi da Lega e Radicali) su cui saremmo tutti chiamati a rispondere domenica prossima, 12 giugno. Saremmo perché si tratta di un referendum poco ‘sentito’. Per alcuni inopportuno perché troppo specifico e tale da richiedere una reale conoscenza del sistema giudiziario <em>tout court</em>; per altri una sorta di specchietto per le allodole, un &#8216;democratico&#8217; appello ai cittadini per nascondere il <strong>grave vulnus</strong> già inferto al sistema giustizia in questo Paese con la vera riforma, quella <strong><em>Cartabia</em></strong> che di fatto, a nostro avviso, impedirà di veder accertata nelle aule di Tribunale la verità (almeno quella giudiziaria) nei diversi processi. Quella per la quale non si è chiesto nulla ai cittadini azzerando in più la volontà del Parlamento sotto il ricatto del voto di fiducia. La prescrizione dei reati attraverso l’improcedibilità è, insistiamo, una vera vergogna, accettata supinamente da un popolo sempre più inebetito dal nulla del proprio essere.</p>
<p>I cinque quesiti riguardano: misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati, elezione del Csm, consigli giudiziari, incandidabilità dei politici condannati.</p>
<p><strong>D) E allora dottor Brancatelli, qual è la sua posizione sui quesiti referendari? Partiamo da quelli più irrilevanti a nostro giudizio, quelli che poco hanno a che fare con una vera riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che avrebbe richiesto ben altro intervento: il quesito che riguarda le modalità di presentazione delle candidature dei magistrati per l’elezione al CSM e quello che chiama membri laici, gli avvocati, a esprimere un giudizio sulla professionalità dei magistrati</strong></p>
<p>R) Le anticipo che non ho ancora valutato se sia più utile andare al voto, per esprimere il mio sostanziale dissenso rispetto alle proposte abrogative, oppure contribuire a non far raggiungere il quorum del 50% più uno per invalidare il referendum non recandomi al voto. Ma entriamo nel merito.</p>
<p><strong>Sulla valutazione della professionalità dei magistrati</strong>, l&#8217;attuale sistema prevede che nei Consigli Giudiziari (organi distrettuali composti da magistrati e avvocati) siano solo i magistrati e non anche gli avvocati a valutare la professionalità dei colleghi. Se si vota sì, sarà aperta la strada alle valutazioni professionali dei magistrati da parte degli avvocati. In poche parole la possibile stura a rivalse, piccole vendette e altro nei confronti di magistrati non in linea con i propri desiderata. O, per altro verso, potrebbe essere latente, nel magistrato sottoposto al giudizio del Consiglio Giudiziario, la tentazione di compiacere l&#8217;avvocato che ne fa parte, nei relativi provvedimenti e giudizi che lo interessino. Il rischio cioè di una <em>captatio benevolentiae</em> quanto mai deprecabile. Meglio mantenere l’attuale assetto.</p>
<p>Sarei invece d’accordo sulle modifiche per la presentazione delle <strong>candidature dei magistrati</strong> per l’elezione al CSM. L&#8217;abrogazione dell&#8217;articolo che impone a chi si candidi per l&#8217;elezione al C.S.M di presentare almeno 25 firme di colleghi a sostegno della propria candidatura mi sembra opportuno. Non ha senso tale obbligo che potrebbe frustrare le legittime aspirazioni di ognuno di candidarsi senza ricorrere a un’avvilente questua di firme. È una sciocchezza. Ma questo servirà comunque a far recuperare credibilità a quell’organo, vertice della magistratura?</p>
<p><strong>D) Separazione delle funzioni dei magistrati. Un aspetto tecnico sul quale siamo certi che la maggior parte dei cittadini non saprebbe esprimersi con la necessaria consapevolezza</strong></p>
<p><strong>R) Sono decisamente contrario</strong>. Considero un errore il fatto che, una volta entrati in magistratura, si debba fare <em>tout-court</em>, e in maniera irreversibile, la scelta della vita: o scelgo di fare il pm e lo farò per sempre o, scelta la giudicante, sarò giudice per sempre. Io in 46 anni di attività sono stato un pendolare della giustizia: prima pm per 12 anni, poi giudice per altri 20, quindi pm a Modica per altri 6 e infine giudice (presidente di Assise per concludere a Ragusa come presidente di Tribunale) per la conclusione della mia carriera. Le posso garantire che ho svolto entrambe le funzioni arricchendomi sempre di più di esperienze indimenticabili. Fare le due esperienze requirente e giudicante a mio avviso consente di avere una visione binoculare (completa) e non monoculare (parziale) dei fatti, una crescita professionale per me. Da pm criticavo le assoluzioni dei giudici ritenendo che fossero delle forzature salvo poi a ricredermi quando, passato alla giudicante, capivo che per condannare non bastava l&#8217;intimo convincimento della colpevolezza ma occorrevano prove corpose. E ritornato a fare il pm espletavo con maggiore attenzione indagini di polizia giudiziaria, forte dei suggerimenti dei colleghi della giudicante. Insomma <em>tout se tient</em>, come dicono i Francesi. Certo, bisogna stabilire determinati paletti. Alcuni pensano che solo la separazione delle carriere possa migliorare il sistema giustizia. Io invece sostengo che, per farlo funzionare al meglio, occorrano ottime persone. <strong>Sartre</strong> diceva lapidario: “<strong><em>Al fondo di tutte le domande la risposta è sempre la stessa, l&#8217;uomo</em></strong>”. Da qui la necessità di una selezione sempre più accurata dei futuri magistrati, esami psicologici, corsi di deontologia e formativi etc. Il resto verrà da sé.</p>
<p><strong>D) Quindi vorrebbe fossero introdotti test psicologici per superare l’esame di magistrato</strong>.</p>
<p>R) Sì. Bisogna valutare non solo la conoscenza del diritto ma anche il buon equilibrio psico-attitudinale del candidato. No ai protagonisti, ai frustrati, agli esibizionisti, ai ricercatori di tesi estreme e così via. L&#8217;essenza della giustizia è la prevedibilità; facciamo volentieri a meno di coloro che cercano a tutti i costi di &#8220;<em>épater le bourgeois</em>&#8221; (<em>sbalordire il borghese</em>, ndr). Non rendono un buon servizio alla Giustizia. Altra cosa è l&#8217;interpretazione evolutiva delle leggi.</p>
<p><strong>D) Passiamo ai problemi “veri”. L’abolizione del decreto Severino, il sogno dei politici. Ne viene data a mio avviso una motivazione strumentale, per esempio porre fine alla sospensione di sindaci e amministratori locali condannati con sentenza non definitiva, che poi potrebbero essere assolti. Ma questo è solo un aspetto del problema che potrebbe essere emendato. Qui si vuole abrogare tutta la disciplina, che riguarda anche la decadenza e l’incandidabilità dei parlamentari condannati con sentenza definitiva a una pena superiore a due anni di reclusione. Berlusconi ne è l’esempio emblematico.</strong></p>
<p>R) Meglio mantenere l&#8217;attuale assetto normativo, Diversamente, anche in questi casi di condanna, dovrebbe essere il giudice di volta in volta a decidere cosa fare con possibile diversità di valutazione e conseguente disparità di trattamento per casi identici. Meglio l&#8217;automaticità <em>ope legis</em> della sanzione ex legge Severino e ridurre al massimo la discrezionalità del giudice.</p>
<p><strong>D) Ultimo, e forse più importante, quesito, quello sulle misure cautelari. Si dice che il quesito non intervenga sui possibili abusi della custodia cautelare, bensì che operi “<em>una drastica riduzione del campo di applicazione della custodia cautelare e delle altre misure cautelari, coercitive e interdittive</em>”. Esclusi i delitti di mafia e quelli commessi con l’uso delle armi, non solo non sarebbe più possibile la custodia in carcere e/o gli arresti domiciliari, ma anche, per esempio nel caso del coniuge violento, l’allontanamento dalla casa familiare o, nel caso di atti persecutori, il divieto di avvicinamento e ancora, nel caso sempre più frequente di società finanziarie truffaldine, il divieto temporaneo di esercitare determinate attività imprenditoriali.</strong></p>
<p>R) Una sciocchezza sesquipedale. Va premesso che il codice di procedura penale, perché si possa arrestare qualcuno, richiede: a) la sussistenza di gravi indizi di reità; b) la presenza di almeno una di queste esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento di prove e pericolo di reitera di fatti della stessa specie di quelli per cui si procede). Dunque per arrestare il pm deve avere un quadro indiziario forte e inoltre deve valutare se sussiste nella specie una di queste esigenze. I promotori di questo quesito dicono che i pm, facendosi forti e abusando di quest&#8217;ultima esigenza hanno arrestato &#8221; ad libitum&#8221; molte persone e dunque bisogna eliminare dal cpp il pericolo della reitera di fatti della stessa indole. <em>More solito</em> prendono fischi per fiaschi.</p>
<p>Quello che conta è l&#8217;oggettivo pericolo della reitera di fatti delittuosi. Esemplifico: se io, dopo aver commesso un tentato omicidio della mia convivente, vengo trovato in possesso di un biglietto aereo per le Bahamas e con le valigie pronte per partire, posso essere arrestato (pericolo di fuga), ma se mi trovano con un coltellaccio ben affilato in tasca e con la piantina della nuova casa della mia ex (pericolo di reitera), secondo questa cervellotica proposta referendaria, non potrò più esserlo. Qui per i promotori è prevalso il principio di tutelare il singolo a discapito della tutela della collettività. Sciocchezza colossale. I referendum non sono che la consacrazione di quattro sfaccendati che fanno solo perdere tempo ai cittadini e non risolvono i veri problemi della giustizia. Amara e scontata considerazione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caso Scieri. La nostra intervista a Sofia Amoddio</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/06/23/caso-scieri-la-nostra-intervista-a-sofia-amoddio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aldo Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 11:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[caserma «Gamerra»]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=18310</guid>

					<description><![CDATA[Finalmente la svolta sulla morte del militare di leva Emanuele Scieri. La procura di Pisa individua 5 imputati. 21 anni per chiudere un’inchiesta. Perché? Prima che io venissi eletta alla Camera dei Deputati (2013) diversi deputati avevano più volte tentato di istituire una commissione di inchiesta per la morte di Emanuele Scieri dopo che erano &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente la svolta sulla morte del militare di leva Emanuele Scieri. La procura di Pisa individua 5 imputati.</p>
<p><strong>21 anni per chiudere un’inchiesta. Perché?</strong></p>
<p>Prima che io venissi eletta alla Camera dei Deputati (2013) diversi deputati avevano più volte tentato di istituire una commissione di inchiesta per la morte di Emanuele Scieri dopo che erano state archiviate varie indagini della magistratura sia ordinaria che militare, indagini anche molto corpose: consulenze, oltre 800 persone ascoltate, ma “senza individuare i responsabili”.</p>
<p><strong>Gli indagati sono cinque. Ci sono tutti? </strong></p>
<p>Ci sono tutti quelli sui quali la magistratura ha ora trovato elementi forti di responsabilità, ma a mio avviso anche altri sapevano e sanno.</p>
<p><strong>Oltre alla caparbietà e alla capacità di Sofia Amoddio, che cosa c’è voluto per arrivare a questo risultato? È stata determinante la perizia di Cristina Cattaneo?</strong></p>
<p>La perizia della dott.ssa Cattaneo ha individuato dalla memoria delle ossa altre lesioni che hanno determinato la morte immediata di Scieri per la caduta dalla scala e ha confermato quello che già la commissione parlamentare aveva scoperto dalla consulenza affidata all&#8217;ing. Grazia La Cava di Catania la quale,  insieme all&#8217;ispettore di Polizia di Stato Boffi, ha rilevato che Scieri è stato costretto a denudarsi, è stato aggredito, poi fatto rivestire e nuovamente colpito quando si trovava in cima alla scala da una altezza di 10/12 metri. Si evince, quindi, la piena coscienza e volontà degli autori di determinare la sua morte.</p>
<p><strong>Qual è stato l’ostacolo più difficile da superare? Per le inchieste precedenti con nulla di fatto, pagherà qualcuno?</strong></p>
<p>Il vero ostacolo è stato il tempo trascorso. Lavorare sulle carte sepolte da troppi anni è stato complicato. Numerosi auditi in commissione hanno sciorinato una litania di &#8220;non ricordo&#8221; ma altri hanno fornito particolari sul clima in caserma nel 1999 che doveva portare gli inquirenti di allora ad approfondire, cosa che invece è stato fatto oggi. Per le inchieste precedenti non pagherà nessuno. Alcuni reati, come per esempio l&#8217;omicidio colposo a carico degli addetti al contrappello per la mancate ricerche di Scieri, lo stesso giorno in cui non si presentò al contrappello, vennero archiviati e sono oramai prescritti.</p>
<p><strong>Non tutti gli indagati sono in congedo, qualcuno è ancora in servizio. Come si è potuto permettere che continuassero a svolgere le proprie funzioni? </strong></p>
<p>Occorre una sentenza di condanna passata in giudicato perché si possa ritenere una persona responsabile con tutte le conseguenze che ne possono derivare</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-18312" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2020/06/sofia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2020/06/sofia-300x199.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2020/06/sofia-1024x680.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2020/06/sofia-768x510.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2020/06/sofia-310x205.jpg 310w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2020/06/sofia.jpg 1174w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Si sono chiuse due indagini una della Procura ordinaria di Pisa ed una della Procura Militare, ora cosa accadrà?</strong></p>
<p>Come presidente di commissione parlamentare ho consegnato tutte le piste di indagini svolte dalla commissione alla Procura di Pisa, la quale ha creduto all&#8217;enorme lavoro della commissione e con altrettanto spirito di abnegazione e dedizione alla giustizia ha riaperto le indagini, svolte con tutto ciò che è stato possibile a distanza di troppo tempo. Ha proceduto all&#8217;arresto di Panella l&#8217;1.8.2018 in seguito ad intercettazioni nelle quali si rileva che si stava dando alla fuga, ed ha proceduto ad indagare anche Antico e Zabara, tutti soggetti che già nel ‘99 risultavano violenti ed autori di altri episodi di nonnismo. La Procura Militare ha iniziato le indagini molto tempo dopo e soltanto dopo l&#8217;arresto di Panella. Qualcuno dovrà sollevare un conflitto di competenza tra le due Procure e deciderà la Corte di Cassazione.</p>
<p><strong>Queste concluse sono solo le indagini preliminari, adesso si aspetta un processo: quali tappe ancora da percorrere e quali possibili conclusioni? </strong></p>
<p>Occorrerà svolgere l&#8217;iter normale di un processo: i testimoni, i consulenti, i periti dovranno deporre dinanzi al giudice, verranno ascoltate le difese degli imputati e della famiglia, dell&#8217;Associazione Verità e Giustizia per Lele e saranno i giudici a stabilire le responsabilità penali.</p>
<p><strong>Hai presieduto la Commissione di inchiesta, interrogando oltre 70 testimoni. Che idea ti sei fatta delle condizioni delle caserme? Da allora è cambiato qualcosa o il nonnismo esiste ancora?</strong></p>
<p>Lo scenario che ne è venuto fuori si può trovare nella relazione parlamentare della Commissione d’inchiesta, scaricabile da internet. All&#8217;epoca il nonnismo nelle caserme era all’apice. Avvenivano veri e propri atti criminali, percosse, lesioni ecc. Con la morte di Emanuele è cambiato il mondo: il servizio militare è divenuto volontario ed alla Gamerra il clima è improvvisamente mutato.</p>
<p>Tuttavia pochi anni fa abbiamo purtroppo appreso della morte di Tony Drago, altro figlio della città di Siracusa che è morto in condizioni inquietanti all&#8217;interno di una caserma italiana: una morte che ha molti tratti in comune con la vicenda Scieri. Spero vivamente che anche per Tony si possa ottenere giustizia.</p>
<p><strong>Cosa ha insegnato questa vicenda, cosa lascia a te, ai parenti, alla giustizia?</strong></p>
<p>Personalmente mi ha confermato ciò in cui credo da sempre: nonostante la sfiducia, la giustizia prima o poi arriva anche sotto altre forme. Ai parenti ed amici ha dimostrato che la loro attesa e caparbietà e la loro speranza, assieme alla diffidenza verso le istituzioni, possono trasformarsi in fiducia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Riforma della Giustizia a Tutela dei Cittadini</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2015/03/07/la-riforma-della-giustizia-a-tutela-dei-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione La civetta press]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2015 14:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2015/03/07/la-riforma-della-giustizia-a-tutela-dei-cittadini/</guid>

					<description><![CDATA[   Invito 14 marzo &#8211; La Riforma della Giustizia a Tutela dei Cittadini]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"> </h2>
<h2 style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;"></span></em></p>
</h2>
<p style="text-align: justify;"> I<span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">nvito 14 marzo &#8211; La Riforma della Giustizia a Tutela dei Cittadini</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
