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	<title>federico fubini &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sat, 27 Jun 2026 09:47:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Perché il futuro dell’energia non è più una opinione</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/27/perche-il-futuro-dellenergia-non-e-piu-una-opinione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 09:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[federico fubini]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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					<description><![CDATA[«…Nelle ore di piena luce il fotovoltaico porta il prezzo medio dell’energia elettrica vicino allo zero, poi entra in gioco il gas e il costo si impenna…». Così scrive Federico Fubini in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera l&#8217;11 aprile 2026. Prendiamo spunto da quella riflessione per approfondire alcuni aspetti utili a interpretare le &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«…Nelle ore di piena luce il fotovoltaico porta il prezzo medio dell’energia elettrica vicino allo zero, poi entra in gioco il gas e il costo si impenna…». Così scrive Federico Fubini in un articolo pubblicato sul <em>Corriere della Sera</em> l&#8217;11 aprile 2026. Prendiamo spunto da quella riflessione per approfondire alcuni aspetti utili a interpretare le possibili evoluzioni del sistema elettrico nel contesto della transizione energeticaNel suo articolo il giornalista riporta il diagramma del PUN del 6 aprile 2026, ricavato dai dati del GME (Gestore dei Mercati Energetici), mostrandoci come la crescente produzione fotovoltaica riduca il prezzo dell&#8217;energia fino a valori prossimi allo zero nelle ore centrali della giornata.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41691 size-full" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-torr1.png" alt="" width="576" height="454" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-torr1.png 576w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-torr1-300x236.png 300w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></p>
<p>Ma che cos&#8217;è il PUN? Il <strong>Prezzo Unico Nazionale</strong> è il riferimento del mercato elettrico all&#8217;ingrosso in Italia e <strong>rappresenta il prezzo della sola materia prima energia elettrica</strong>. Al costo finale della bolletta si aggiungono infatti il margine del fornitore, le perdite di rete, i costi di trasporto e gestione, gli oneri di sistema – che comprendono, tra l&#8217;altro, gli incentivi alle fonti rinnovabili (scheda 1), le agevolazioni alle imprese energivore (scheda 2), il bonus sociale e lo smantellamento delle centrali nucleari – oltre alle imposte.</p>
<p><strong>Il PUN è, in sostanza, il prezzo di partenza</strong> al quale l&#8217;elettricità viene scambiata tra produttori e fornitori, prima di essere distribuita in rete.  Varia di ora in ora in funzione dell&#8217;ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda. Se bastano sole, vento e idroelettrico il prezzo scende; quando invece occorre ricorrere alle centrali a gas, sale rapidamente.</p>
<p>Poiché gli incentivi storici alle rinnovabili sono destinati a ridursi progressivamente, grazie al calo dei costi di investimento degli impianti (scheda 1) e al costo nullo del &#8220;combustibile&#8221; di sole e vento, il PUN rappresenta probabilmente l&#8217;indicatore più significativo per comprendere la direzione che il sistema energetico sta prendendo. Se l&#8217;energia viene prodotta senza combustibili, il suo costo marginale tende infatti a ridursi drasticamente. Assumeranno invece crescente importanza gli investimenti in reti, accumuli, sistemi di stabilizzazione e infrastrutture di distribuzione, che si rifletteranno per anni sugli oneri di sistema, pur riducendosi progressivamente nel lungo periodo.</p>
<p>Il diagramma mostra come la transizione energetica poggi ormai su solide basi economiche. La diminuzione del prezzo dell&#8217;energia nelle ore di maggiore produzione fotovoltaica evidenzia come le rinnovabili siano oggi le fonti più convenienti disponibili. A questo vantaggio si aggiungono motivazioni strategiche legate alla progressiva scarsità dei combustibili fossili e alla dipendenza geopolitica dai Paesi produttori, che rendono la transizione energetica non solo una scelta ambientale, ma anche industriale e di sicurezza.</p>
<p>La sfida è quindi aumentare il numero di ore in cui il PUN si avvicina allo zero, favorendo la diffusione delle fonti rinnovabili. La questione è però meno semplice di quanto sembri: sole e vento producono energia a costi molto bassi, ma non possono essere accesi o spenti a comando. La stabilità del sistema richiede quindi una quota di fonti programmabili (scheda 3), sistemi di accumulo e una gestione sempre più sofisticata della rete; aspetti che analizzeremo nel seguito e che rendono interessante anche il possibile ritorno di una limitata quota di produzione nucleare.</p>
<p>La rete elettrica deve restare continuamente in equilibrio: <strong>in ogni istante l&#8217;energia prodotta deve uguagliare quella consumata</strong>. Se improvvisamente cala il vento, una perturbazione riduce la produzione rinnovabile o il sole tramonta, la rete può andare incontro a squilibri di frequenza e tensione che, senza adeguati sistemi di compensazione, possono portare fino ai blackout. La caduta della rete elettrica nella Penisola Iberica nell&#8217;aprile 2025 ha mostrato come produrre energia non basti: occorre garantire stabilità, inerzia del sistema, controllo della tensione e capacità di compensazione. Non a caso la normativa europea fissa un valore massimo di LOLE (Loss of Load Expectation) pari a tre ore l&#8217;anno, cioè un rischio teorico di insufficiente copertura della domanda limitato a poche ore annue nelle condizioni più sfavorevoli</p>
<p>Per analizzare come dovrà evolvere la rete elettrica fino al 2050 faremo riferimento al documento pubblicato da <strong>Terna</strong> nel 2025, <em>Prospettive di sviluppo del sistema energetico 2050 – Copertura della domanda elettrica</em>, che descrive gli sviluppi necessari per conseguire gli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l&#8217;Energia e il Clima).</p>
<p>Per comprendere questa evoluzione è però necessario partire dal quadro energetico complessivo, nel quale <strong>l&#8217;elettricità è destinata ad assumere un ruolo sempre più importante</strong>.</p>
<p>L’Italia ha consumato nel 2023 complessivamente circa 1647 TWh all’anno (144 Mtep), di cui 306 TWh sotto forma di energia elettrica, pari a circa il 20% dei consumi energetici complessivi; la restante parte è stata utilizzata principalmente sotto forma di combustibili per trasporti, industria e riscaldamento, mentre una quota significativa è andata persa per la bassa efficienza della produzione termoelettrica.&#8221;</p>
<p>Il consumo energetico nazionale complessivo (i citati 144 Mtep) è previsto rimanere sostanzialmente stabile anche nel 2050, grazie ai progressi nell&#8217;efficienza energetica che compenseranno la crescita della domanda legata allo sviluppo economico e all&#8217;elettrificazione dei consumi. Il PNIEC prevede però un forte aumento del ruolo dell’elettricità, che <strong>dovrebbe raggiungere un consumo compreso tra 551 TWh</strong> <strong>e 583 TWh </strong>l’anno. Come si vede, <strong>si parla di un raddoppio</strong> dei consumi elettrici, alimentati in massima parte da fonti rinnovabili; l&#8217;elettricità arriverà così a rappresentare tra il 40% e il 50 % dei consumi energetici nazionali. La restante quota sarà coperta da altri vettori energetici, come biomasse, biocombustibili, e-fuel e una limitata quota residua di combustibili fossili destinati principalmente ai settori più difficili da elettrificare.</p>
<p>Attenzione però. Quando si afferma che la produzione elettrica da fonti rinnovabili <strong>(FER)</strong> dovrà passare dall’attuale 40% a valori prossimi al 90% dell’intero comparto elettrico, occorre ricordare che gli impianti rinnovabili dovranno crescere non solo per sostituire l’attuale produzione termoelettrica, ma anche per alimentare un sistema elettrico molto più esteso nel quale l’elettricità arriverà a rappresentare tra il 40% e il 50% dei consumi totali nazionali.</p>
<p>Ad oggi la potenza installata è circa il <strong>doppio</strong> della potenza che si registra nei giorni di massima richiesta (picco), poiché una parte degli impianti non è sempre disponibile e il sistema deve mantenere adeguati margini di sicurezza per garantire la continuità della fornitura elettrica. Domani, con molte più fonti non programmabili e non sempre prevedibili, il rapporto salirà a <strong>circa tre</strong> (330 GW installati contro circa 110 GW di picco) per tenere conto della loro ridotta disponibilità nei momenti di massimo fabbisogno.</p>
<table style="width: 86.3332%; height: 176px;">
<tbody>
<tr style="height: 95px;">
<td style="height: 95px; width: 100%;" width="225"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41693 size-full" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-t-2.png" alt="" width="466" height="337" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-t-2.png 466w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-t-2-300x217.png 300w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" /></td>
</tr>
<tr style="height: 10px;">
<td style="height: 10px; width: 100%;" width="225"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41694 " src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-t-3.png" alt="" width="302" height="51" /></td>
</tr>
<tr style="height: 140px;">
<td style="height: 71px; width: 100%;" width="225"><span style="font-size: 14pt;">Terna 2025 &#8211; “Prospettive di sviluppo del sistema energetico 2050 – Copertura della domanda elettrica”</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>In figura si vede come, per avere disponibili i 115 GW necessari a coprire il picco di richiesta, si debbano installare impianti per 330 GW; questo per ottenere una capacità probabilmente disponibile (CDP) adeguata a coprire il fabbisogno anche nei momenti più critici. È estremamente importante notare come, con 180 GW di solare installato, se ne abbiano probabilmente disponibili circa 32 GW, con 66 GW di eolico e circa 17 GW, mentre con le fonti programmabili (termoelettrico e/o nucleare) la potenza disponibile rimanga quasi uguale a quella installata. Ne consegue che, pur rappresentando quasi l’80% della potenza installata, le fonti rinnovabili non programmabili contribuiscono a meno della metà della capacità probabilmente disponibile del sistema.</p>
<p>Per garantire continuità e affidabilità del servizio, oltre all’idroelettrico e ai pompaggi, occorrono sistemi di accumulo come le batterie elettrochimiche, che immagazzinano l’energia prodotta in eccesso dalle rinnovabili e la restituiscono quando la produzione non è sufficiente. Nello scenario analizzato da Terna sarebbero necessari ben <strong>36 GW</strong> di batterie, pari a circa il 10% della potenza installata, con una disponibilità probabile di 29 GW, <strong>cioè circa un quarto del picco di domanda previsto</strong> (115 GW); oggi le batterie installate ammontano a circa <strong>6,8 GW</strong>.</p>
<p>Per ragioni di affidabilità, <strong>batterie e sistemi di accumulo saranno quindi una componente indispensabile</strong> di un sistema elettrico imperniato sulle fonti rinnovabili; un sistema che, in sostanziale coerenza con il PNIEC, vedrebbe circa l’80% della potenza installata costituita da fonti rinnovabili, il 10% da accumuli elettrochimici e una quota analoga da fonti programmabili.</p>
<p>Ma quanto costa un sistema elettrico così concepito e con quali criteri Terna ha individuato questo mix di generazione? La risposta emerge dal diagramma successivo, che mostra come il costo del sistema cresca in modo relativamente contenuto fino a quote elevate di rinnovabili. Quando però si tenta di coprire quasi interamente il fabbisogno con sole fonti rinnovabili, il costo marginale aumenta rapidamente a causa della crescita degli accumuli e dell&#8217;energia che deve essere inevitabilmente scartata.</p>
<table style="width: 74.0359%;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 100%;" width="217"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41697 " src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/a-t-4.png" alt="" width="358" height="270" /></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 100%;" width="217"><span style="font-size: 14pt;">Terna 2025 &#8211; “Prospettive di sviluppo del sistema energetico 2050 – Copertura della domanda elettrica”</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La linea nera rappresenta il costo marginale per integrare 1 MWh aggiuntivo di energia rinnovabile (€/MWh) al crescere della copertura FER teorica del sistema. Sull&#8217;asse delle ordinate sono riportati, a solo scopo di confronto, i costi dell&#8217;eolico e del solare &#8220;senza integrazioni&#8221; e le stime minima e massima del costo del nucleare (rispettivamente del NREL e dell&#8217;IEA). È interessante osservare che, per quote di copertura rinnovabile dell&#8217;ordine dell&#8217;80%, il costo marginale del sistema rimane confrontabile con le stime più ottimistiche dell&#8217;LCOE (costo) del nucleare riportate nella stessa figura, risultando invece nettamente inferiore alle ipotesi più costose.</p>
<p>Lo stesso diagramma mostra inoltre come, al crescere della quota di rinnovabili, aumenti anche il <em>curtailment</em>, ossia l&#8217;energia rinnovabile che deve essere deliberatamente tagliata perché prodotta in eccesso rispetto alla domanda; anche questo contribuisce ai costi di integrazione.</p>
<p>Occorre osservare che il beneficio degli accumuli incontra un limite economico: oltre una certa soglia, l&#8217;aggiunta di ulteriori batterie riduce sempre meno il curtailment, mentre aumenta solo di poco l&#8217;integrabilità delle rinnovabili. Per questo Terna stima una capacità ottimale di accumulo elettrochimico compresa tra 196 e 216 GWh, rispettivamente negli scenari con una quota di nucleare tra le fonti programmabili oppure con il solo utilizzo di centrali fossili dotate di cattura della CO₂.</p>
<p>Finito questo excursus sulle logiche di sviluppo della rete elettrica nazionale da qui al 2050, possiamo comprendere meglio come la scelta del corretto mix tra rinnovabili, accumuli e fonti programmabili non sia il frutto di posizioni ideologiche, ma la conseguenza di valutazioni tecniche ed economiche. Un sistema basato esclusivamente sulle rinnovabili è teoricamente possibile, ma comporta costi di integrazione rapidamente crescenti; appare invece ragionevole puntare a una rete con circa l’80% di fonti rinnovabili, il 10% di accumuli elettrochimici e una quota analoga di fonti programmabili, alimentate da centrali fossili con cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS) oppure, qualora se ne decidesse il rilancio, da impianti nucleari.</p>
<p>Le analisi di Terna mostrano che un sistema fortemente basato sulle rinnovabili è tecnicamente realizzabile e individuano le condizioni necessarie per garantirne affidabilità e sostenibilità economica. Restano tuttavia aperti altri temi, non affrontati in dettaglio nel documento, tra cui il rilevante impatto territoriale per l’installazione della capacità rinnovabile prevista al 2050. Va inoltre ricordato che potrebbero essere ipotizzati scenari alternativi con una maggiore presenza di fonti programmabili; tali configurazioni, tuttavia, esulano dallo studio di Terna, che assume come riferimento gli indirizzi del PNIEC.</p>
<p><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p>Gli incentivi alle rinnovabili presenti oggi nelle bollette elettriche riflettono in larga parte il costo storico dell’avvio della transizione energetica. I principali incentivi alle fonti rinnovabili derivano infatti dai “Conti Energia”, programmi introdotti tra il 2005 e il 2012 quando il fotovoltaico aveva costi molto elevati e non sarebbe stato competitivo senza sostegno pubblico. Gli impianti ammessi a quei programmi continuano a ricevere incentivi per circa vent’anni dalla loro entrata in funzione, ma i nuovi impianti non possono più accedere a quei regimi particolarmente generosi.</p>
<p>Oggi le rinnovabili hanno costi molto più bassi rispetto al passato e sempre più spesso riescono a sostenersi direttamente sul mercato elettrico, pur restando presenti forme di supporto pubblico più limitate e assegnate attraverso meccanismi competitivi. Per questo motivo gli oneri legati agli incentivi storici sono destinati progressivamente a ridursi con la scadenza dei vecchi contratti, fino a rendere questa componente sempre più marginale rispetto ai costi complessivi del sistema elettrico.</p>
<p><strong>SCHEDA 2 </strong></p>
<p>Le imprese “energivore” sono aziende che consumano grandi quantità di energia elettrica, come acciaierie, industrie chimiche, cartiere, cementifici e metallurgia; l’energia rappresenta per queste attività una parte molto importante dei costi di produzione. Prezzi troppo elevati rischierebbero di rendere le imprese italiane meno competitive rispetto a quelle di altri Paesi e per tali ragioni sono previste per esse riduzioni di alcune componenti della bolletta elettrica; il minor contributo versato dalle imprese energivore viene compensato dal sistema generale delle bollette elettriche tramite il meccanismo degli oneri di sistema.<br />
Tali agevolazioni sono state introdotte progressivamente negli anni successivi alla liberalizzazione del mercato elettrico e sono state più volte modificate per adeguarsi alle regole europee sugli aiuti di Stato.Fine modulo</p>
<p><strong>SCHEDA 3</strong></p>
<p>Le <strong>fonti programmabili</strong> sono impianti che possono produrre energia quando il gestore della rete lo richiede. A differenza di sole e vento, non dipendono direttamente dalle condizioni meteorologiche. Oggi questa funzione è svolta soprattutto dalle centrali a gas; in futuro potrebbe essere affidata anche a centrali a gas con cattura della CO₂ (CCS) o, se realizzato, al nucleare.</p>
<p>È importante distinguere tra fonti programmabili e accumuli. Le prime producono nuova energia; gli accumuli, invece, immagazzinano energia già prodotta e la restituiscono quando serve.</p>
<p>Le <strong>batterie elettrochimiche</strong> sono le più rapide: possono intervenire in frazioni di secondo o pochi secondi e sono quindi molto utili per stabilizzare frequenza e tensione della rete. Possono inoltre spostare energia nell’arco di alcune ore, ad esempio dal giorno alla sera.</p>
<p>Gli <strong>impianti idroelettrici di pompaggio</strong> rispondono in pochi minuti e sono adatti a coprire variazioni giornaliere della domanda, picchi serali e spostamenti di energia tra ore di surplus e ore di deficit.</p>
<p>Le <strong>centrali a gas</strong>, se già in marcia, possono variare la produzione in tempi relativamente brevi e restano oggi la principale risorsa per coprire periodi di alcune ore o alcuni giorni in cui sole e vento non bastano. Se invece sono completamente spente, l’avviamento richiede tempi più lunghi.</p>
<p>Il <strong>nucleare</strong> è una fonte programmabile perché la sua produzione è controllabile, ma è pensato soprattutto per fornire energia continua. Può modulare gradualmente la potenza, ma non è lo strumento più adatto per compensare variazioni improvvise della produzione rinnovabile.</p>
<p>Per affrontare squilibri che si protraggono per molti giorni o settimane potrebbero rendersi necessari <strong>sistemi di accumulo</strong> di lunga durata, <strong>nei quali l&#8217;energia elettrica in eccesso viene trasformata in idrogeno, metano sintetico o calore</strong>, immagazzinata e successivamente riconvertita in elettricità quando necessario. Si tratta di tecnologie ancora in fase di sviluppo, ma che potrebbero affiancare batterie e pompaggi in un sistema elettrico fortemente basato sulle fonti rinnovabili.</p>
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			</item>
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		<title>Federico Fubini, Recessione. Come usciamo dalla crisi più lunga della storia</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2014/10/02/federico-fubini-recessione-come-usciamo-dalla-crisi-piu-lunga-della-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Concetto Rossitto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 10:14:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[federico fubini]]></category>
		<category><![CDATA[rcessione]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[Raccomando la lettura del libro per l&#8217;analisi che esso presenta della genesi della crisi attuale. Ecco il titolo di alcuni capitoli: 1. La crisi pi&#249; lunga. 2. La sindrome giapponese. 3. Una recessione venuta da lontano. 4. Perch&#233; non siamo la Germania. Il capitolo 4 (a pag. 28) rivela per&#242; una certa carenza di chiarezza &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Raccomando la lettura del libro per l&rsquo;analisi che esso presenta della genesi della crisi attuale. Ecco il titolo di alcuni capitoli: 1. La crisi pi&ugrave; lunga. 2. La sindrome giapponese. 3. Una recessione venuta da lontano. 4. Perch&eacute; non siamo la Germania.</span></strong></p>
<p>  <span id="more-5051"></span>  </p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><em style="line-height: 5mm; font-family: Tahoma, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 15.4545450210571px;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Il capitolo 4 (a pag. 28) rivela per&ograve; una certa carenza di chiarezza nella interpretazione di alcuni fatti.</span></em></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Scrive, sbagliando, Fubini: &laquo;Prendiamo il caso del referendum sulle societ&agrave; locali dell&rsquo;acqua: i cittadini sono stati incoraggiati a votare a favore della propriet&agrave; pubblica del servizio perch&eacute; questo era stato identificato nella narrazione prevalente, con valori positivi: controllo da parte della collettivit&agrave;, prezzi popolari, tutela dei comportamenti predatori di soggetti privati su un bene pubblico. La realt&agrave;, per&ograve;, si &egrave; dimostrata diversa dalla narrazione. Il controllo pubblico o semipubblico delle societ&agrave; locali dei servizi d&agrave; luogo, nei fatti, a pratiche clientelari, a forme di gestione d&rsquo;impresa basate pi&ugrave; sulle priorit&agrave; di questo o di quel politico che sui principi di efficienza, a servizi scadenti e prezzi che sono aumentati nell&rsquo;ultimo decennio tre volte pi&ugrave; in fretta che nella media europea. Tutto questo &egrave; stato deciso attraverso un referendum sbandierando i valori dell&rsquo;equit&agrave; sociale, dell&rsquo;inclusione e dell&rsquo;uguaglianza dei cittadini, ma ha prodotto un risultato esattamente opposto al senso degli obiettivi enunciati al tempo del referendum sull&rsquo;acqua&raquo;. </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Eh no, caro Fubini. Stia pi&ugrave; attento alle date: il referendum &egrave; stato celebrato nel giugno del 2011. E i suoi risultati sono stati ancora in gran parte vanificati dal perdurare dei contratti di affidamento precedentemente stipulati tra potere politico e ditte private. Lei sa bene che il referendum abrogativo cancella articoli o parti di articoli di legge, ma non toglie vigore ai contratti esistenti. Se i prezzi sono saliti, come lei scrive nell&rsquo;ultimo decennio, ci&ograve; non &egrave; imputabile al referendum (che &egrave; dell&rsquo;altro ieri e che non &egrave; stato applicato nel regime tariffario a causa dell&rsquo;autority AEEG, che fissa le tariffe e con la quale &egrave; un atto una contesa interminabile). </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Le tariffe sono cresciute nell&rsquo;ultimo decennio (non solo dal giugno 2011) a causa della gestione privata, predatoria, mirante al profitto, anche a quel profitto garantito dalla legge cassata col secondo referendum ma ancora riproposta, nella sua sostanza, dall&rsquo;autority in questione. E il clientelismo delle assunzioni e la carenza di efficienza sono il frutto della commistione tra gestione privata e collusione di personaggi politici che l&rsquo;hanno propiziata e difesa in cambio di prebende e contraccambi. Si informi meglio su questo tema. Non sia superficiale. Segua con maggiore attenzione le battaglie con cui il Forum dei movimenti per l&rsquo;acqua sta cercando di fare applicare i risultati del referendum. Non sparga disinformazione. Non &egrave; da lei.</span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;"><em>Per fortuna lei aggiunge</em>: &laquo;Questo non significa che una gestione privata e ben regolata di un servizio pubblico sia necessariamente e sempre migliore di una gestione pubblica. Il servizio idrico, come tanti altri, pu&ograve; essere perfettamente efficiente e ben gestito anche dal settore pubblico. Ma non senza un controllo e autorit&agrave; indipendenti che impongano criteri di merito nella selezione dei gestori&raquo;. </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;"><em>Le suggerirei di aggiungere</em>: <em>&ldquo;e sulle modalit&agrave; della gestione stessa&rdquo;. La verit&agrave; &egrave; che, sino ad oggi, il controllo pubblico o semipubblico delle societ&agrave; private che continuano a gestire il servizio idrico (nonostante il referendum) ha dato luogo e d&agrave; luogo, nei fatti, a pratiche clientelari, a tornacontismi di questo o di quel politico e ad aumenti dei prezzi&hellip; Ma tutto questo avviene a causa di affidamenti di gestione preesistenti al referendum. Il responso della consultazione non ha ancora potuto estirpare tali collusioni di interessi per la viscosit&agrave; dei contratti gi&agrave; in vigore ed ancora perduranti. Valuteremo l&rsquo;efficacia della gestione pubblica solo dopo che il servizio torner&agrave; ad essere svolto dal pubblico. La prego di non far confusione. </em></span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;"><em>Dei capitoli successivi segnalo soprattutto il n. 6. &ldquo;Il cortocircuito delle &eacute;lites&rdquo;. In esso Fubini evidenzia alcune riflessioni sul giudizio della Freedom House che ha declassato l&rsquo;Italia e la Grecia al rango di paesi solo parzialmente liberi relativamente alla libert&agrave; di stampa.</em> </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">&laquo;&Egrave; possibile che il giudizio di Freedom House sia persino sbagliato e in realt&agrave; l&rsquo;Italia non sia affatto un paese solo &ldquo;parzialmente libero&rdquo;. Nelle edicole, alla radio, nei giornali online, nei blog o sui social network ogni giorno &egrave; disponibile una variet&agrave; di interventi sulla crisi, dall&rsquo;analisi agli insulti. [&hellip;] Il potere esponenziale di Twitter ha creato degli opinion makers a costo zero. Che non fanno economia di giudizi su niente e su nessuno. Forse per&ograve; occorrerebbe ribaltare il punto di osservazione, se si vuole giudicare davvero quanto liberamente circolino le idee e le informazioni in un paese. [&hellip;] </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Bisogna anche guardare a ci&ograve; che le persone in posizione di responsabilit&agrave; o di influenza in un paese si aspettano di leggere o di ascoltare sul conto proprio o degli affari a cui sono interessati. [&hellip;] Questo fenomeno ha prodotto una sorta di cattura involontaria dei giornalisti ad opera delle loro fonti, in cui entrambe le parti hanno finito per condividere una visione della realt&agrave; e degli interessi in gioco. [&hellip;] Si tratta di capire come questa struttura del rapporto giornalismo-potere stia reagendo alla grande recessione. [&hellip;] Oggi tutti in Italia, inclusi i pi&ugrave; ingiustificatamente ricchi e i pi&ugrave; influenti, condividono la stessa situazione di impotenza. Tutti si sentono in qualche modo vittime della piega che il paese sta prendendo. Tutti ne sono frustrati e si considerano incapaci di influenzare gli eventi come vorrebbero. Dal primo all&rsquo;ultimo degli italiani, non uno si sente vincente o soddisfatto o anche solo capace di indirizzare il paese nella sua direzione preferita. [&hellip;] Come in Grecia, anche se in misura molto minore, i media hanno faticato a raccontare la crisi finanziaria in buona parte perch&eacute; le &eacute;lites del paese hanno faticato a capirla. [&hellip;] Cos&igrave; il pi&ugrave; ovvio dei colpevoli era sempre nascosto fra gli &ldquo;speculatori&rdquo; dei mercati finanziari, molto spesso senza volto, come se chi investe fosse tenuto ad assicurare il benessere di un paese e non il proprio o quello di chi gli affida i propri risparmi&raquo;. </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><em><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Chi investe forse no, ma chi ha responsabilit&agrave; politiche, caro signor Fubini, dovrebbe ritenersi tenuto ad assicurare il benessere del paese, preservandolo da certi effetti della speculazione, specie quando essi siano concause della crisi: per esempio, dovrebbe ripristinare la norma del Glass-Steagall Act, che (per porre rimedio ad una delle cause della crisi del &rsquo;29) stabil&igrave; una netta distinzione di ruoli tra banche di risparmio (e di credito all&rsquo;economia locale) e banche di affari (o di investimento e di speculazione). Perch&eacute; questo oggi non viene fatto? E perch&eacute; non lo chiede la stampa pi&ugrave; illuminata? Mistero! O assuefazione ad un rapporto di connivenza fra potere e media. </span></em></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">&laquo;Dopo aver biasimato a sufficienza gli &ldquo;speculatori&rdquo; internazionali, molte critiche si sono spostate su Angela Merkel e sulla Germania &ldquo;egoista&rdquo; perch&eacute; il suo governo non cerca di soddisfare le richieste degli elettori e dei politici italiani, ma dei propri. [&hellip;] I temi anti-Merkel hanno centrato soprattutto un obiettivo: trovare un colpevole all&rsquo;esterno di ci&ograve; che sta accadendo all&rsquo;interno dell&rsquo;Italia e non discutere seriamente di ci&ograve; che l&rsquo;Italia potrebbe fare per indurre se stessa e il governo tedesco ad una cooperazione pi&ugrave; costruttiva&raquo;. </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><em><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">Bravo, signor Fubini. I suoi lettori la prendiamo in parola: ci illumini con le sue proposte ed i suoi suggerimenti. Intanto la ringraziamo per ci&ograve; che ella ha aggiunto e che riteniamo veramente pregevole e degno di attenzione e meditazione: </span></em></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">&laquo;Sam MacClure, giornalista all&rsquo;epoca di Theodore Roosevelt, quando i quotidiani erano in grado di obbligare il governo a spezzare i grandi trust industriali, diceva: &ldquo;La vitalit&agrave; della democrazia dipende dalla conoscenza popolare di questioni complesse&rdquo;. Se questo &egrave; vero, oggi la vitalit&agrave; della democrazia italiana &egrave; piuttosto bassa e il giornalismo non ha fatto sino in fondo il suo mestiere. (Come giornalista economico di professione, anch&rsquo;io mi prendo la mia parte di responsabilit&agrave;)&raquo;. </span></p>
<p style="line-height: 5mm; text-align: justify;"><em><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;">E come semplice cittadino che s&rsquo;arrabatta a diffondere come meglio pu&ograve; idee e proposte su temi complessi (troppo complessi per lui, ma non a tal punto da scoraggiarlo), io le riconosco tale responsabilit&agrave;. Condivisa, diffusa, estesa a tanti altri, anche ai giornalisti senza titolo e senza iscrizione ad alcun albo. Pro quota. E la incoraggio ad affrontare con maggiore determinazione gli aspetti pi&ugrave; scottanti della crisi. E proviamo insieme a mobilitare le coscienze, a svegliarle, a indurre i cittadini a leggere questi temi cos&igrave; ostici. Proviamo a semplificarne la lettura senza banalizzarli. </span></em></p>
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