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	<title>esposizione internazionale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Il neo Borbonismo del terzo millennio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ciccio Magnano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 11:18:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;avvento dei movimenti autonomisti degli anni ‘90, ha dato l&#8217;impulso ad un vero e proprio revanscismo storico. È stato un florilegio di pubblicazioni storiche sul Regno delle due Sicilie ed il suo presunto primato europeo. In questa sede, per dovere di sintesi non daremo sufficiente giustizia all&#8217;enormità storica del tema, tenteremo tuttavia, di dare un &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avvento dei movimenti autonomisti degli anni ‘90, ha dato l&#8217;impulso ad un vero e proprio revanscismo storico. È stato un florilegio di pubblicazioni storiche sul Regno delle due Sicilie ed il suo presunto primato europeo. In questa sede, per dovere di sintesi non daremo sufficiente giustizia all&#8217;enormità storica del tema, tenteremo tuttavia, di dare un contributo di chiarificazione, per meglio, al netto di ideologismi vari, riformulare attraverso l&#8217;asetticità dei dati socio-economici, un minimo di verità storica.</p>
<p>La vita nel Regno delle due Sicilie all&#8217;alba dell&#8217;Unità d&#8217;Italia:</p>
<p>Campania, Puglie, Calabria, Basilicata, Abbruzzi, Molise e la parte orientale del Lazio, godevano di un&#8217;uniformità economico-sociale di estrema gravità.</p>
<p>Ma andiamo per ordine: nel 1856 il bilancio del regno delle due Sicilie era di 33 milioni di Ducati. Di questo per Esercito e Marina da guerra, lo Stato investiva il 43 % del bilancio. *(<em>Banca d&#8217;Italia</em>)</p>
<p>Sarebbe un po’ come se oggi il nostro Paese spendesse per le Forze Armate 900 miliardi di euro, a fronte dei 17 che spenderà nel 2021. Questo dato da solo dovrebbe darci una prima idea dell&#8217;organizzazione di quello stato. Il 43% in armamenti e gestione della difesa. Di questi 890.000 ducati andavano per la gestione dei Corpi Svizzeri a difesa della corte. Vabbè però vediamo quanto spendevano i Borboni per la Pubblica Istruzione? Ebbene il tanto enfatizzato stato sociale borbonico, spendeva il 33% di quanto gli costava la Guardia Reale. Il 33% del costo della sicurezza dei reali di Napoli veniva speso per la Pubblica Istruzione. *(<em>Svimez</em>). Però vi erano le infrastrutture che facevano del Regno un modello di sviluppo economico. O no? A voi la valutazione. Questi i dati: La rete stradale del Regno era di 11.219 km. Un dato enorme per l&#8217;epoca, peccato che la rete stradale del resto d&#8217;Italia, escluse le regioni non ancora annesse, fosse di 90.000 km.</p>
<p>Immagine internazionale: All&#8217;Esposizione Internazionale di Londra del 1851, parteciparono 34 paesi con 5 milioni di visitatori. Parteciparono dall&#8217;Italia, lo Stato Pontificio, Il Regno di Sardegna, il Gran ducato di Toscana. Assente il ricco Regno delle Due Sicilie. A Parigi nel 55&#8242; vi furono 25 paesi, 6 milioni di partecipanti. Dall&#8217;Italia, lo Stato Pontificio, Il Gran Ducato di Toscana e il Regno di Sardegna. Nuovamente assente il Regno delle due Sicilie. Ora con l&#8217;enorme distanza temporale, senza alcun limite ideologico, è possibile che il più ricco stato d&#8217;Europa, potesse mancare ad appuntamenti tanto importanti nel panorama mondiale?</p>
<p>Osserviamo adesso i dati dell&#8217;economia reale attraverso le concessioni rilasciate agli sportelli bancari. In tutto il regno vi erano 5 sportelli bancari contro i 28 del resto della penisola. le banche del regno nel 1861 lavorarono 8.428 operazioni di cessione del credito per 33 milioni e 1.348 operazioni di prestito per 9,8 milioni. Nel resto dell&#8217;Italia i 28 istituti bancari nello stesso anno si operarono 120.025 e 141 milioni di lire dati in prestito. Le Casse di Risparmio, escluse le regioni ridentine in Italia erano 112. Nel Regno delle due Sicilie zero. L&#8217;assetto socio economico appena descritto fa il paio con lo stato di colpevole abbandono in cui versava l&#8217;intero regno. Il giornalista, deputato e poi senatore a vita Raffaele De Cesare descrisse l’insopportabile condizione dei sistemi idrici pugliesi e la soluzione voluta da Ferdinando. Molte più chiese per chiedere più piogge. *(<em>La fine di un regno</em>)</p>
<p>Il dirigente statistico del regno delle Due Sicilie, Luca de Samuele Cagnazzi, nel 1839 pubblicò dopo aver superato la censura, una sintesi risultante dai suoi studi socio-economici.</p>
<p>&#8220;L&#8217;alimentazione dei braccianti pugliesi è minore di quella che in epoca romana si riservava agli schiavi. Che lavorassero o meno andavano nutriti. I braccianti sopravvivono solo se lavorano. &#8220;Cap. V Del Pauperismo popolare in questo Regno. Sottolinea l&#8217;economista: “Se miserabile è la classe dei contadini di Puglia molto più è quella dei ‘montagnari di Basilicata e delle altre contrade montuose”.</p>
<p>Nel Cap V nominato &#8220;Della mendicità in questo Regno&#8221; infine stigmatizza il dramma dei bambini abbandonati, dei quali il 95% muore prima del primo anno di vita. &#8220;Solo il 10% della popolazione viveva sicuro dall&#8217;insufficienza alimentare&#8221;.</p>
<p>(G. De Gennaro, Lavoro e occupazione nel Mezzogiorno. L&#8217;involuzione del secolo XIX Napoli 1991.</p>
<p>Abbiamo precedentemente esaminato l&#8217;impegno economico del Regno riguardo all&#8217;Istruzione. Nel 1871 in Piemonte il tasso di analfabetismo era del 42,3; in Lombardia del 45,2. In Campania dell&#8217;80; in Sicilia dell&#8217;85 ed in Basilicata dell&#8217;88%.</p>
<p>IL LATIFONDISMO NEL REGNO DELLE DUE SICILIE</p>
<p>I Caracciolo di Avellino possedevano 22.000 ettari; Sant&#8217;Angelo dei lombardi 24.500 ettari; Francesco I possedeva a Santa Cecilia Foggia 1.372 ettari; la Corona era proprietaria di 15 feudi in Puglia. In Sicilia orientale secondo lo studio di Albero Di Blasi condotto sul Catasto della prima metà dell&#8217;800, Catania ha l&#8217;82% di latifondi, la Ducea di Nelson il 50% delle terre. Venti proprietari della Ducea possedevano l&#8217;81% dell&#8217;intero territorio. A Siracusa il Feudo Monasteri contava 2.232 ettari; la baronia di Targia di Arezzo 1030 ettari; Cavadonna 811 ettari; Longarini 557 ettari. *(A. Lippi Guidi, Masserie e Vecchi Manieri nel siracusano, 1990).</p>
<p>I Paternò-Ferrandina avevano 55 feudi per un totale di 27.000 ettari. Ovviamente vi erano poi i feudi ecclesiastici. A Trapani Badia Nuova aveva due feudi per un totale di 1.715 ettari. L&#8217;Annunziata ne aveva 1.230 di ettari. San Francesco 462 e Santa Chiara 428. Il monastero dello scavuzzo possedeva 1.167 ettari; i Gesuiti di Trapani 1.205 ettari.</p>
<p>Benché non schierato con nessuna linea monarchica, ci piace sottolineare definitivamente l&#8217;aspetto delle confische dei Savoia rispetto ai beni ecclesiastici. I cattolicissimi Borboni nel 1809 soppressero 165 monasteri per un totale di 29.367 ettari soltanto nell&#8217;area di Otranto. I Savoia mezzo secolo dopo ne confiscarono 16.205. Simone Corleo, La distribuzione delle terre per l&#8217;enfiteusi dei terreni ecclesiastici e la sicurezza pubblica in Sicilia, Palermo 1877.</p>
<p>Concludendo, abbiamo tratto da fonti attendibili una notevole quantità di dati. Banca d&#8217;Italia, Svimez, autori dell&#8217;epoca e studiosi contemporanei. I numeri non dovrebbero mai dare luogo ad interpretazioni ma si sa che quando vi è di mezzo la convinzione personale, tutto è possibile pur di affermare le proprie tesi. Speriamo di poter dare luogo ad un dibattito privo di tifoserie.</p>
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