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	<title>economisti &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Gli evasori sono noti e impuniti, i bancarottieri salvi e coccolati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Concetto Rossitto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 17:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[economisti]]></category>
		<category><![CDATA[aumento del PIL]]></category>
		<category><![CDATA[IVA]]></category>
		<category><![CDATA[crisi sistemica delle banche]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua in Italia il massacro degli onesti. Ma fino a quando? L&#8217;unica risposta alla crisi viene indicata nell&#8217;aumento del PIL, ossia pi&#249; produzione con meno operatori &#160; La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017 Di fronte alla gravit&#224; e alla durata dell&#8217;attuale crisi (che gi&#224; si prospetta come &#8220;stagnazione secolare&#8221;), il comportamento di chiunque creda &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><strong><em><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Continua in Italia il massacro degli onesti. Ma fino a quando? L&rsquo;unica risposta alla crisi viene indicata nell&rsquo;aumento del PIL, ossia pi&ugrave; produzione con meno operatori</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-8640"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Di fronte alla gravit&agrave; e alla durata dell&rsquo;attuale crisi (che gi&agrave; si prospetta come &ldquo;stagnazione secolare&rdquo;), il comportamento di chiunque creda che la cosa non lo tanga fa pensare al Tot&ograve; che incassava ceffoni senza reagire, perch&eacute;&hellip; essi erano diretti a un tale Pasquale, e lui non era Pasquale. I temibili esiti di questa crisi, ancora pi&ugrave; gravi dei danni sin qui constatabili, riguardano tutti noi. E graveranno anche sui nostri figli e sui nostri nipoti. La questione, inoltre, non ha aspetti solo economici ma anche <strong>effetti sulla tenuta e sulla autenticit&agrave; delle democrazie</strong>. Perci&ograve; ci riguarda. Eccome! E non &egrave; riservata solo ai tecnici ma deve necessariamente coinvolgere anche i cittadini semplicemente informati e dotati di ragione. Come noi della Civetta. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Se si lascia solo all&rsquo;attuale classe dirigente (poteri bancari, finanziari e politici) il compito di individuare le risposte da mettere in atto, si andr&agrave; incontro, presumibilmente, ad un aggravamento della situazione: le misure sin qui seguite sono state <strong>concepite all&rsquo;interno della logica neoliberista</strong> che &egrave; causa della crisi in atto. I politici lo sanno ma non hanno idee nuove in zucca. Gli intellettuali e gli economisti controcorrente (dai compianti Luciano Gallino e Zigmunt Bauman ai viventi Vladimiro Giacch&eacute;,<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>Mauro Gallegati, Tonino Perna, Leonardo Becchetti, Federico Rampini, Joseph Stiglitz, Noam Chomsky, Thomas Piketty, Yanis Varoufakis, Nouriel Roubini, Stephen Mim, Alain De Benoist, ecc.) sono ignorati o tenuti in non cale. Ma noi della Civetta, resilienti e rompiscatole, continueremo a richiamare l&rsquo;attenzione su questi temi. Ineludibili. Non rimarremo silenti. Di <strong>Bauman</strong>, deceduto solo alcuni giorni or sono, raccomandiamo, per rimanere in tema, la lettura del volumetto sul <strong><em>Capitalismo parassitario</em></strong>, edito da Laterza.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Tra le cause della crisi quasi tutti gli economisti individuano un <strong>aumento della produzione ben superiore a quello della domanda</strong>. Ma come unica risposta possibile si cerca ancora di prospettare la ripresa o la crescita. In altri termini, la soluzione sarebbe un ulteriore aumento del PIL. Cio&egrave; della produzione. O, pi&ugrave; esattamente, della produttivit&agrave;. Si tratterebbe, cio&egrave;, di ottenere la stessa produzione di prima con un minor impiego di operatori (sacrificando altre opportunit&agrave; di lavoro) oppure volumi di produzione ben superiori, a parit&agrave; di operatori impiegati. Solo una crescita consistente potrebbe avvenire contemporaneamente con un aumento di produttivit&agrave; e di operatori. In base a tale logica <strong>un nostro operaio dovrebbe produrre o lavorare per pi&ugrave; ore</strong> rispetto al suo pari cinese e percepire un salario uguale o inferiore. Tralasciamo ogni riferimento agli oneri accessori per sicurezza, previdenza, ecc. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Tale paradigma &egrave;, a nostro modesto avviso, errato: chiunque parli di prospettive di crescita (consistente) o chiunque subordini alla ripresa (produttiva) il superamento della crisi in atto e la soluzione del problema occupazionale o non sa cosa dice o mente sapendo di mentire.<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span><strong>Una vera ripresa occupazionale passa attraverso la ricerca di soluzioni alternative:</strong> che sono note da tempo. Dall&rsquo;epoca del new deal con cui si pens&ograve; di ovviare alla peggiore crisi del secolo scorso, per molti aspetti simile a quella attuale. Ma a tal fine occorrerebbe rivendicare <strong>un ruolo ben pi&ugrave; determinante allo Stato</strong>, che dovrebbe tornare a fare l&rsquo;imprenditore in settori strategici, e/o dovrebbe varare un colossale piano di opere pubbliche, mettendo fuori gioco la corruzione (che in Italia ne gonfia parassitariamente i costi) e dovrebbe reperire le risorse senza puntare su facili aumenti dell&rsquo;IVA o del gettito fiscale, che colpisce solo chi le tasse le ha sempre pagate. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Lo Stato dovrebbe, inoltre <strong>riqualificare (e non ridurre) la spesa pubblica</strong>, investendo di pi&ugrave; nella ricerca, nel miglioramento della qualit&agrave; della scuola e della sanit&agrave;, potenziando la giustizia, migliorando i servizi pubblici e creandone di nuovi. Utili ed efficienti. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Non stiamo ipotizzando affatto lo scavo di buche da far poi riempire tanto per combattere la disoccupazione; n&eacute; la creazione di mangiatoie inutili per rimpinzare galoppini elettorali. Dove trovare le risorse? Per scuotere le coscienze pigre e sonnolente potrebbe giovare la lettura di <em>Ladri</em> di Livadiotti: non sarebbe male apprendere che il fisco sa nomi e cognomi di chi evade. Sarebbe ora di chieder conto alla politica delle ragioni per le quali <strong>non si &egrave; fatto praticamente nulla per combattere efficacemente l&rsquo;evasione</strong>. E anche del motivo per cui dobbiamo continuare a svenarci per pagare interessi su interessi per un debito pubblico in parte indebito. E dei motivi per cui dobbiamo continuare a subire le conseguenze di un sistema di <strong>norme assurde che ci fanno sbilanciare per il pagamento degli interessi alle banche</strong> (sui BOT e CCT da essi detenuti), pur avendo l&rsquo;Italia, da oltre un ventennio, un avanzo primario. In altri termini, lo Stato (che pure ha sperperato per opere inutili e per i sovraccosti da corruzione) ha speso meno di quanto abbia incassato attraverso le tasse; sono stati <strong>solo gli interessi sul debito che hanno divorato l&rsquo;avanzo primario </strong>e che ci hanno mandato i conti in rosso. E che hanno fatto crescere il debito pubblico.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Esistono varie soluzioni per ovviare e lo abbiamo messo in evidenza qui sulle pagine della Civetta. E ne hanno scritto anche persone di noi pi&ugrave; competenti. Lo va predicando, inascoltata, l&rsquo;associazione ATTAC. E <strong>Siracusa Resiliente</strong> sta cercando, con i modi pi&ugrave; garbati che si possano immaginare, di sensibilizzare a questi temi i politici del nostro territorio, alcuni dei quali hanno gi&agrave; fornito le loro risposte personali. Di sostanziale condivisione di varie nostre proposte. Adesso a tali politici chiediamo di esercitare un serio tentativo di fare entrare nel dibattito politico, all&rsquo;interno<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>dei partiti di rispettiva appartenenza, i temi che stiamo cercando ripetutamente di sollevare. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Le risposte della politica nazionale sino ad ora sono insufficienti, evasive e inconcludenti. Adesso <strong>ci stiamo svenando per salvare MPS ed altre banche</strong> che si sono messe nei guai e che hanno turlupinato i risparmiatori.<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>Per salvare, si dice, gli interessi comuni da una crisi sistemica delle banche. Cio&egrave; per scongiurare un effetto domino. Abbiamo motivo di dubitare dellabont&agrave; di tale intendimento e della efficacia delle misure sin qui poste in essere. Cosa si &egrave; fatto e si intende fare per colpire i responsabili di quanto &egrave; avvenuto? Nulla. Si intendono nazionalizzare le banche da salvare? Ni. Forse solo per rivenderle a privati, dopo averle salvate? </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Intanto <strong>il solo salvataggio di MPS</strong> e di qualche altra banchetta etrusca e veneta <strong>ci costa pi&ugrave; di trecento euro a testa</strong>. E nel novero degli assoggettati agli oneri del salvataggio (ammesso che rimanga contenuto entro la misura dei 20 miliardi ultimamente annunciati) sono compresi anche<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>i disoccupati, i poveri e i neonati. E probabilmente l&rsquo;Europa dei banchieri ci chieder&agrave; di innalzare l&rsquo;IVA per compensare il maggiore esborso e forse ci bacchetter&agrave; anche con sanzioni per aver disatteso la recente norma del bail in, che rende ora fuorilegge ci&ograve; che sino a ieri la Germania ha fatto, rispettando le regole allora vigenti. Ed &egrave;, purtroppo, vero. Le regole son regole. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Quella del <strong>bail in ci sembra poco convincente</strong>: penalizza azionisti, obbligazionisti e risparmiatori. E i bancarottieri colpevoli dei dissesti? Oggi i banchieri additano le colpe dei debitori inadempienti e si dicono favorevoli alla pubblicazione dei loro nomi. Ma vorremmo che si facessero anche i nomi dei banchieri troppo generosi di elargizioni di prestiti ad amici e che si confiscassero agli uni e agli altri tutte le risorse confiscabili. </span></p>
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