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	<title>DAD &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sun, 01 Nov 2020 15:12:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La scuola nel caos. E i diritti dei docenti sfumano tra DPCM e circolari interne</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/11/01/la-scuola-nel-caos-e-i-diritti-dei-docenti-sfumano-tra-dpcm-e-circolari-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 15:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[Che il mondo della scuola, seppure in sordina, non con l’evidenza rispondente alla difficile realtà, sia nel caos è un dato di fatto. E non solo perché, a causa del diffondersi esponenziale della pandemia, stanno via via saltando ovunque le regole dettate dal Ministro Azzolina, o, ancor prima, a causa delle difficoltà logistiche negli Istituti &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che il mondo della scuola, seppure in sordina, non con l’evidenza rispondente alla difficile realtà, sia nel caos è un dato di fatto.</p>
<p>E non solo perché, a causa del diffondersi esponenziale della pandemia, stanno via via saltando ovunque le regole dettate dal Ministro Azzolina, o, ancor prima, a causa delle difficoltà logistiche negli Istituti (i banchi singoli, con o senza rotelle, risolvono in minima parte, rispetto ai tradizionali banchi per due, i problemi di spazio di aule anguste, a volte ricavate da locali che meglio potrebbero servire – come infatti erano serviti prima di ingegnose “riconversioni” &#8211; come piccoli uffici se non magazzini).</p>
<p>Da considerare con la giusta attenzione c’è anche quanto accade all’altra essenziale componente dell’istruzione, insieme agli studenti: quella dei docenti. Insegnanti che si trovano in questi giorni letteralmente strattonati da una parte e dall’altra – tra dpcm e provvedimenti regionali, tra dirigenti, famiglie e alunni – e bersagliati da circolari interne dei capi d’istituto che, solo in parte giustificati dal marasma di indicazioni divergenti, per un verso, scavalcano norme dettate da organismi superiori, per l’altro calpestano, a volte con vera nonchalance, i diritti dei lavoratori della scuola, in contrasto con un contratto nazionale che dovrebbe essere ineludibile.</p>
<p>Per restare a qualche esempio della nostra provincia, capita così che il dirigente di un liceo detti regole per l’organizzazione didattica con sicumera tipica di un funzionario “più realista del re” in un bailamme di provvedimenti che richiederebbe comunque una ponderata riflessione piuttosto che soluzioni estemporanee e raffazzonate.</p>
<p>Interventi regionali e ministeriali si intrecciano in un quadro indecifrabile. L’ultima ordinanza del Presidente Musumeci (la 51) sospende le attività didattiche in presenza sino al 13 novembre, il successivo DPCM del 24 ottobre 2020 propone che il 25% degli alunni segua le lezioni in presenza e il restante 75% da casa (in base a quanto indicato dagli organismi regionali preposti al controllo della pandemia), e intanto una nuova circolare (la n.24/2020), sempre di Musumeci, dispone che a scuola in presenza ci siano solo gli alunni fragili (ma non più del 25% del totale degli studenti) insieme ai loro docenti; il tutto fermo restando che dopo il 13 novembre si applichi solo il DPCM. Ed ecco che, come se tanto già non bastasse, con un colpo d’ala, il Dirigente in questione emana una circolare che stabilisce, tout court, a partire del 3 novembre 2020, l’ingresso a scuola, ogni giorno, di “non più di un quarto (25%) degli studenti frequentanti ciascun plesso dalla prima all’ultima classe”. Provvedimento immediatamente avversato da una richiesta di chiarimenti da parte dei Cobas.</p>
<p>Ma c’è di più. In una pandemia terribile, che dovrebbe vedere soprattutto chi occupa posti di “comando”, di maggiore responsabilità, con le idee chiare e nitida la via da seguire, dirigenti forse sempre più confusi, e soprattutto sempre più abituati a confrontarsi con collegi docenti per una serie di motivazioni non sempre compatti nella reazione a tutela dei propri diritti, se non proprio della loro dignità, dimenticano di dover muoversi anche loro all’interno di un sistema di norme che non permette deragliamenti. Terreno di “scontro”, questa volta, il ricorso allo smart working.</p>
<p>Da qui la preoccupata nota comune delle maggiori Organizzazioni Sindacali della scuola contro ciò che si ritiene una violazione grave dei diritti dei lavoratori: la pretesa di alcuni dirigenti che gli insegnanti, pur se in didattica a distanza, svolgano il servizio in presenza a scuola, nelle aule vuote. E non solo. Data la insufficienza in molti istituti della connessione internet e degli stessi computer (realtà che ci asteniamo dal commentare), la richiesta di lavorare ciascuno con il proprio portatile e il proprio collegamento online. Decisioni che si dicono motivate, così come quella di usare una determinata piattaforma digitale, anche dalla necessità di “controllare” il lavoro degli insegnanti. Una motivazione che fa accapponare la pelle per l’offesa implicita al corpo docente e per l’illogicità che non tiene conto del “controllo” esercitato dagli stessi studenti e dalle loro famiglie. E anche su questo ogni ulteriore commento sarebbe superfluo.</p>
<p>Impossibile l’imposizione di un lavoro in presenza ad aule vuote, spiegano i sindacati, perché in violazione di quanto stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale e dalla complessiva disciplina emergenziale che prevede, anche per ridurre la circolazione della popolazione, il ricorso allo smart working, il lavoro da casa. Eppure, ci sarebbe da rispondere, l’ultima circolare del Ministero dell’Istruzione inviata solo tre giorni fa alle scuole, anticipando le modifiche contrattuali (una modifica unilaterale?), introdurrebbe l’obbligo per i professori — in caso di sospensione della didattica in presenza — di ricorrere alla dad almeno fino alla fine dello stato di emergenza, al momento fissato al prossimo 31 gennaio. “Le scuole continuano ad essere aperte e il personale docente e Ata opera in presenza” si precisa, per poi aggiungere subito dopo che è “previsto che la dirigenza scolastica adotti particolari e differenti disposizioni organizzative”.</p>
<p>Quindi davvero la decisione finale spetta ai dirigenti? Ma è decisione autonoma o faranno riferimento, ciascuno, a un epidemiologo di fiducia? E potranno dunque non tener conto di diritti contrattualmente previsti?</p>
<p>Forse resta solo una strada per i capi di Istituto: non restare soli al comando. Recuperare il concetto di scuola come di comunità che agisce in primo luogo nel rispetto dei valori costituzionali e, da primi inter pares, condividere con i docenti ogni decisione nella salvaguardia dell’interesse di tutti, quindi con soluzioni eventualmente differenziate rispetto alle necessità in primis degli studenti, soprattutto dei più fragili.</p>
<p>Tanto alla fine a dettare legge ci sarà lui, il coronavirus.</p>
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		<title>Anarchia covid. Ora anche la petizione online degli studenti. Tutti a decidere, tutti a briglie sciolte</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/10/18/anarchia-covid-ora-anche-la-petizione-online-degli-studenti-tutti-a-decidere-tutti-a-briglie-sciolte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 13:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[DAD]]></category>
		<category><![CDATA[regole e ordine]]></category>
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					<description><![CDATA[E siamo alla petizione online promossa da due studenti di Siracusa per chiedere ai dirigenti scolastici la chiusura tout court delle secondarie di secondo grado e il ritorno alla didattica a distanza, la famigerata dad (argomento complesso), così come alle varie proposte di altri gruppi studenteschi.   Secondo i due studenti, nonostante i notevoli sforzi &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E siamo alla <strong>petizione online promossa da due studenti</strong> di Siracusa per chiedere ai dirigenti scolastici la chiusura tout court delle secondarie di secondo grado e il ritorno alla didattica a distanza, la famigerata dad (argomento complesso), così come alle <strong>varie proposte</strong> di altri gruppi studenteschi.  </p>
<p>Secondo i due studenti, nonostante i notevoli sforzi profusi dagli istituti scolastici siracusani di ogni ordine e grado (tra cui naturalmente il proprio, una precisazione “dovuta” a scanso di equivoci) “per garantire una didattica in presenza scevra da ogni rischio”, i risultati non sarebbero stati quelli sperati. Le tante misure prese “non hanno arginato il rischio contagio” e quindi “Prendendo in considerazione lo sforzo e la pressione psicologica, <em>alle quali</em> docenti e studenti sono sottoposti, <em>andando</em> purtroppo a minare sulle capacità di apprendimento, ci vediamo costretti a rifiutare la proposta della didattica mista e di quella in presenza. Chiediamo la chiusura immediata delle scuole superiori siracusane e il ritorno alla Didattica a Distanza, opzione che, in questo particolare momento storico, riteniamo essere la più valida. Riconosciamo e apprezziamo l’impegno dei dirigenti scolastici e dei docenti per garantirci una serena didattica in presenza ma la realtà attuale esprime la difficoltà degli istituti (per la prima volta nella storia alle prese con un’emergenza sanitaria così grande) nel contenimento del rischio contagio”.</p>
<p>In realtà al momento, e si spera continui così, <strong>la situazione nei nostri istituti è “sotto controllo”</strong> e non risultano esserci focolai tali da destare preoccupazione. E l’obiezione che sarebbe comunque preferibile anticipare, con atteggiamenti più prudenti, un eventuale precipitare della situazione verso il peggio sarebbe sostenibile, dal nostro punto di vista, solo se contemporaneamente si decidesse di interdire a tutti ogni luogo di possibile aggregazione, e quindi di contagio. In sostanza un ritorno al lookdown che nessuno vuole e che viene giudicato come la previsione più funesta per la nostra economia e per la nostra socialità.</p>
<p>Ma è su un altro aspetto che vorremmo riflettere. Nella nostra comunità civile sono i <strong>decreti ministeriali, norme e regole, a stabilire il recinto, l’hortus conclusus, in cui esercitare diritti e doveri</strong>. Forse le tante, troppe, iniziative isolate, e spesso estemporanee, di Presidenti di Regione, Sindaci, politici e quant’altri hanno fornito ai nostri giovani – ma purtroppo anche agli adulti, nelle scuole a studenti come a docenti – <strong>un esempio malato</strong>, molto pericoloso. La convinzione che i centri di governo, ai diversi livelli della nostra stratificazione istituzionale &#8211; dal Presidente della Repubblica fino ai Dirigenti Scolastici -, non abbiano una funzione realmente cogente; che possano essere bypassati, e ignorati, da chiunque, anche dal meno titolato e competente a farlo. Se ne genera <strong>una sensazione non solo di anarchia ma anche di perdita dei riferimenti fondanti il nostro stare insieme</strong> nel rispetto di ruoli e funzioni, nella semplice conoscenza, e riconoscimento, del proprio posto, del proprio compito… dei propri limiti.</p>
<p>Che nelle scuole, proprio nel luogo dove questi principi essenziali a un vivere ordinato e armonico dovrebbero essere insegnati e appresi, si possa pensare di andare a briglie sciolte, ognuno, adulto o giovane che sia, seguendo i propri umori, le proprie paure, e ahimè anche le proprie personalissime priorità e necessità, ci sembra <strong>l’espressione più esemplare della deriva della nostra società</strong>.</p>
<p>Lasciare che gli studenti – gli stessi che poi, eventualmente, non mostrano senso di responsabilità durante le ore non scolastiche &#8211; si convincano (e lo stesso varrebbe per i genitori) che anche in una situazione così complessa, difficile da gestire, sia imprescindibile ascoltare, assecondare i loro desiderata, al di sopra, e semmai in opposizione, a quanto ponderatamente deciso ai massimi livelli  non ci sembra la strada giusta per <strong>educare a una consapevole “cittadinanza” e al rispetto della legalità</strong>. Mentre riteniamo che siano da porre su altro versante le legittime e opportune segnalazioni di ritardi e mancanze nell’attivazione efficace delle misure di sicurezza a cui tutto il mondo della scuola, e non solo, ha diritto.</p>
<p>È il momento piuttosto, per dirigenti e docenti, di una valutazione serena, oggettiva e condivisa, delle situazioni che si vanno via via generando, di <strong>tener loro, fermo, il timone</strong>, sempre comunque mantenendosi in quell’hortus conclusus di norme e regole fissate da chi di competenza. La denuncia, come quella del dottore <strong>Dino Artale</strong> nel suo ultimo contributo a La Civetta, della corsa di alcuni insegnanti a comode certificazioni che attestino la personale “fragilità”, o della possibile scappatoia attraverso il ricorso alla legge 104, per evitare di recarsi al lavoro, fa male ai <strong>tantissimi lavoratori della scuola &#8211; la maggior parte</strong> a nostro avviso &#8211; che non hanno mai smesso di profondere ogni sforzo e attenzione nell’opera di formazione umana e culturale dei propri studenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La Didattica a distanza dopo l’emergenza &#8211; Quando torneremo sui banchi di scuola cosa rimarrà dell’esperienza che abbiamo vissuto con la cosiddetta didattica a distanza?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/05/24/la-didattica-a-distanza-dopo-lemergenza-quando-torneremo-sui-banchi-di-scuola-cosa-rimarra-dellesperienza-che-abbiamo-vissuto-con-la-cosiddetta-didattica-a-distanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Ortisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 18:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[verifica/valutazioni]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto insegnanti/alunni]]></category>
		<category><![CDATA[DAD]]></category>
		<category><![CDATA[sportello alunni]]></category>
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					<description><![CDATA[È chiaro che il contatto diretto tra insegnanti e studenti non è surrogabile, perché è nella relazione che si sviluppa il rapporto educativo; eppure in questa relazione vi è una componente che implica la mediazione di “saperi” attorno ai quali si sviluppa un percorso che affianca alla formazione della persona la sua istruzione. Ed è &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È chiaro che il contatto diretto tra insegnanti e studenti non è surrogabile, perché è nella relazione che si sviluppa il rapporto educativo; eppure in questa relazione vi è una componente che implica la mediazione di “saperi” attorno ai quali si sviluppa un percorso che affianca alla formazione della persona la sua istruzione. Ed è su questo versante, legato propriamente all’istruzione degli studenti, che la scuola italiana registra risultati che in alcune aree del Paese, già svantaggiate sotto il profilo socio-economico, non sono considerati soddisfacenti.</p>
<p><strong>Potremmo allora chiederci se questa esperienza della cosiddetta didattica a distanza (DAD) adottata nell’emergenza, possa suggerirci per il futuro qualche innovazione nella prassi didattica</strong>, da cui attendersi una ricaduta positiva sul livello di istruzione dei nostri studenti. Mi limito ad osservazioni che investono la scuola secondaria di secondo grado nella quale opero (per altri gradi dell’istruzione i ragionamenti da fare sarebbero ben diversi).</p>
<p>Si tratta soprattutto di sperimentare una nuova articolazione del “tempo scuola”. Provo ad elencare in ordine sparso alcune possibilità operative:</p>
<ul>
<li>La possibilità di “spalmare” l’orario delle lezioni nell’arco dell’intera giornata, prevedendo un monte ore di attività didattica in presenza ridotto e integrato da un monte ore di attività online (tale distribuzione gioverebbe anche agli studenti pendolari, che sono spesso costretti ad orari non agevoli di partenza e di rientro nelle loro abitazioni, che incidono sul loro “rendimento” scolastico).</li>
<li>La possibilità di alternare piccoli gruppi che svolgono attività online con piccoli gruppi che operano in presenza, in relazione anche alla disponibilità degli spazi e della strumentazione disponibili (penso ad esempio alle postazioni di laboratorio, spesso inferiori al numero degli alunni iscritti in una classe).</li>
<li>La possibilità di svolgere attività didattiche online a classi aperte, con video lezioni affidate a docenti o esperti che possono trattare argomenti di studio previsti dalla varie programmazioni disciplinari, in modo da utilizzare al meglio le competenze di cui la scuola dispone (immagino ad esempio, tutti gli studenti delle quinte classi di un istituto che assistano a video lezioni su un autore o su un ‘opera letteraria, su un fenomeno storico o su un argomento di biologia, tenute da docenti che abbiano opportunamente preparato quell’argomento non solo per la propria ma per tutte le classi parallele).</li>
<li>La possibilità di svolgere online parte delle attività del cosiddetto “sportello alunni”, per il recupero anche individualizzato di alcune competenze disciplinari.</li>
<li>La possibilità di svolgere alcune attività di orientamento evitando faticosi e dispendiosi spostamenti e attingendo ad una serie maggiore di opportunità rispetto a quelle che il territorio in cui opera la scuola è nelle condizioni di offrire.</li>
<li>La possibilità di creare gruppi di studio tra pari, in cui gli studenti possano collaborare online tra loro anche per le attività di recupero.</li>
<li>La possibilità di potenziare la didattica personalizzata, attraverso l’utilizzo di piattaforme e-learning (come quella utilizzata in questa circostanza dall’istituto in cui insegno, che facilitano la restituzione degli elaborati prodotti dagli studenti, con correzioni e suggerimenti molto più frequenti e puntuali di quelli che si riesce a fornire in classe).</li>
</ul>
<p>Ma vorrei anche richiamare l’attenzione su un altro aspetto che, a mio parere, gioca un ruolo fondamentale sul piano del rendimento scolastico dei nostri studenti. Esso non è direttamente collegato alla pratica della didattica a distanza, ma potrebbe esserne coinvolto se, come si è detto, entrasse in campo una diversa organizzazione del tempo-scuola. Mi riferisco all’aspetto che riguarda <strong>la verifica e la valutazione degli apprendimenti</strong>.</p>
<p>Sono convinto, non da oggi, che il modo in cui viene condotta la valutazione degli apprendimenti sia una componente che condiziona fortemente il rapporto insegnante-studente e influenza i processi motivazionali che presiedono alla acquisizione dei “saperi”.</p>
<p>È evidente che nella modalità “a distanza” le verifiche non possono essere condotte garantendo l’autonomia della prova e quindi la sua attendibilità. L’attendibilità di una prova, che abbia carattere sommativo o formativo, è un “ingrediente” essenziale nei processi motivazionali, che inducono lo studente ad affrontare con serietà lo studio di una disciplina. Non è ovviamente l’unico elemento che entra in gioco. La motivazione allo studio è un processo complesso, influenzato da diverse componenti, ma tra queste trova posto certamente (e in prima fila) l’attendibilità e la “serietà” della prova di verifica. Uno studente che nella prassi scolastica diffida della serietà della prova di verifica, sarà in molti casi spinto a sottovalutare la stessa disciplina.</p>
<p>È dunque opportuno che le prove di verifica che danno luogo ad una valutazione debbano essere svolte in presenza. </p>
<p>Ora, l’adozione di un orario scolastico flessibile, praticabile con l’esercizio di una attività didattica “mista” (a distanza e in presenza) e la scomposizione del gruppo classe che essa renderebbe più facilmente attuabile, consentirebbe lo svolgimento di prove di verifica in grado di garantire un maggior livello di attendibilità delle stesse. L’essere impegnati in prove svolte in totale autonomia indurrebbe indirettamente gli studenti ad affrontare con maggior impegno la fase della preparazione alla prova (dunque, lo studio), sapendo che essa dovrà essere affrontata basandosi esclusivamente sugli apprendimenti acquisiti.</p>
<p>Ciò trasformerebbe radicalmente il rapporto insegnante-studente, perché indurrebbe quest’ultimo a considerare come proprio interesse quello di avere un insegnante preparato e non un insegnante compiacente o poco esigente. Se poi queste prove di verifica venissero svolte (soprattutto per le quarte e quinte classi) anch’esse a classi aperte con insegnanti diversi dal proprio, sul modello di quello adottato per le certificazioni nelle lingue straniere, il cambiamento sarebbe davvero radicale.</p>
<p>È chiaro che il processo di valutazione è qualcosa di più ampio e complesso rispetto alla semplice valutazione di una prova di verifica. Nella valutazione di un percorso scolastico si tiene conto di tante componenti, relative ad aspetti formativi che non sono sempre “oggettivabili” e necessitano di una conoscenza del contesto in cui opera lo studente, del suo percorso complessivo, delle sue attitudini e delle sue difficoltà. Ma qui entra in campo una riflessione più generale sulla scuola italiana e sulla formazione docenti.</p>
<p>Per il momento, almeno, si tratta di capire se possiamo trarre qualcosa di buono da questa esperienza della didattica a distanza, per migliorare il nostro lavoro, sin dal prossimo anno scolastico, che bussa alle porte. <strong>In questi mesi la distanza fisica tra studenti e insegnanti ha in diversi casi spinto questi ultimi a tentare di innovare la pratica dell’insegnamento, dando un maggiore spazio alla creatività didattica</strong>. In molti si sono interrogati sulle strategie che consentissero di coinvolgere “a distanza” gli studenti. Mi auguro che la riflessione prosegua e che questa occasione non vada sprecata, perché <strong>la scuola italiana necessita di innovazioni che non siano di facciata, come spesso è stato, ma diano maggiore qualità alla sua azione formativa</strong>.</p>
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