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	<title>Carlo Emilio Gadda &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>“Del Pasticciaccio di Gadda ho riprodotto assonanze, dissonanze, ritmi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 10:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca comunale di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Quer pasticciaccio brutto de via Merulana]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Emilio Gadda]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Paul Manganaro]]></category>
		<category><![CDATA[Leibniz e Spinoza]]></category>
		<category><![CDATA[Eros e Priapo]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;In ogni pagina del romanzo c&#8217;&#232; la storia dell&#8217;italiano&#8221;. Intervista all&#8217;avolese Jean Paul Manganaro, uno dei pi&#249; importanti traduttori dal e in francese La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018 A coronamento del laboratorio di lettura organizzato dalla Biblioteca comunale di Siracusa sul romanzo &#8220;Quer pasticciaccio brutto de via Merulana&#8221; di Carlo Emilio Gadda, il &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">&ldquo;In ogni pagina del romanzo c&rsquo;&egrave; la storia dell&rsquo;italiano&rdquo;. Intervista all&rsquo;avolese Jean Paul Manganaro, uno dei pi&ugrave; importanti traduttori dal e in francese</span></strong></p>
<p>  <span id="more-10695"></span>  </p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018</span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">A coronamento del laboratorio di lettura organizzato dalla Biblioteca comunale di Siracusa sul romanzo <strong>&ldquo;Quer pasticciaccio brutto de via Merulana&rdquo;</strong> di Carlo Emilio Gadda, il 10 aprile scorso si &egrave; tenuto l&rsquo;incontro, moderato sapientemente da Salvo Gennuso, con uno dei pi&ugrave; importanti traduttori dal e in lingua francese, <strong>Jean-Paul Manganaro, una vera e propria autorit&agrave; nel proprio campo</strong>, che ha affrontato l&rsquo;improba ma grata fatica &ndash; lunga e amorosa &egrave; la frequentazione di Gadda da parte del traduttore, che &egrave; nativo di Bordeaux, vive a Parigi ma &egrave; di origini avolesi &ndash; di trasporre il gliu&ograve;mmero, il pasticcio, lo strano oggetto che &egrave; quest&rsquo;opera affascinante e impervia come una scalata. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Manganaro, nel corso di quella che &egrave; stata quasi una conversazione pi&ugrave; che una conferenza, ha spaziato con ironia e competenza dall&rsquo;infanzia difficile dell&rsquo;autore, orfano di padre e lacerato da un irrisolto edipico rapporto con la madre, alla <strong>scrittura di Gadda, la cui biografia &ndash; apparentemente scarna e priva di fatti significativi &ndash; confluisce tutta nella scrittura</strong>: l&rsquo;&eacute;lan vitale di Gadda fluisce tutto nell&rsquo;opera &ndash; basterebbe pensare a &ldquo;La cognizione del dolore&rdquo;. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Manganaro ha quindi narrato la parabola dell&rsquo;ingegnere elettrotecnico &ldquo;prestato&rdquo; alla scrittura, <strong>che si nutr&igrave; di Leibniz e Spinoza, filosofi fondamentali</strong> per comprendere l&rsquo;universo gaddiano, un universo policentrico, plurilinguistico e polifonico, dallo stile diremmo jazzato e cubista, se l&rsquo;immaginifico barocco scrittore non sfuggisse a qualsiasi tentativo di sistematizzazione; dai saggi alle novelle, veri e propri frammenti di esistenza, alla pubblicazione di alcuni &ldquo;tratti&rdquo; ovvero capitoli, sezioni del romanzo su rivista &ndash; tra le pi&ugrave; importanti dell&rsquo;epoca ricordiamo per tutte &ldquo;Solaria&rdquo; e &ldquo;Letteratura&rdquo; &ndash;, Gadda ridefinisce il modello letterario ereditato dalla tradizione. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Per comprendere Gadda, Manganaro si serve delle spie linguistiche</span></strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">: le descrizioni, le digressioni che danno stoffa al ragionamento &ndash; pensiamo ai cieli e alle nuvole gaddiane &ndash;, l&rsquo;utilizzo peculiare della punteggiatura, materializzano l&rsquo;idea di Gadda &ndash; molto pirandelliana &ndash; secondo il quale la realt&agrave; della verit&agrave; non esiste e anche se esistesse non potrebbe essere trovata: alla Deleuze, la soluzione potrebbe essere uno dei possibili che non si &egrave; attuato; un fatto non ha una sola causale ma tante causali; tutto &egrave; effetto e tutto &egrave; causa. <strong>Realt&agrave; e verit&agrave; sono dunque punti di interrogazione&hellip;</strong> i puntini di sospensione rappresentano graficamente il non si sa, i chiss&agrave;. Una frase che procedesse per virgole e punti e virgola passerebbe dalle tesi e antitesi ad una sintesi (secondo la logica classica), conferendo al discorso un ordine gerarchico che invece Gadda sovverte tramite l&rsquo;uso quasi matematico dei due punti, che pongono tutte le situazioni sullo stesso piano di equivalenza e corresponsabilit&agrave;. E qui il sovvertimento diventa anche politico: noto &egrave; il disprezzo di Gadda per il fascismo &ndash; sublime il grottesco di &ldquo;Eros e Priapo&rdquo; &ndash; e nel romanzo Polizia e Carabinieri, tra l&rsquo;altro intralciandosi a vicenda, nonostante la dichiarata e muscolare intransigenza non riusciranno a dipanare l&rsquo;imbroglio, impotenti come sono a dirimere il pasticciaccio, il gomitolo intrecciato del delitto.<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span></span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Tradurre &egrave; trans-ducere, trasportare. Io la immagino come un barcaiolo intento a trasportare della merce preziosa da una riva all&rsquo;altra &ndash; le lingue di partenza e arrivo &ndash;: qualcosa &egrave; andato perduto in acqua?</span></strong></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Il carico &egrave; arrivato tutto. Ho riprodotto assonanze, dissonanze, ritmi, la sinfonia di questo romanzo il cui stile mette il lettore sull&rsquo;attenti: non permette distrazioni e per tradurlo, per cucire le parole punto per punto a maglia fina, per non perdere il filo, la musicalit&agrave; della scrittura, ho impiegato dodici ore al giorno per un anno senza fare altro. Forse qualcosa si sciupa ma il carico &egrave; arrivato per intero. Non &egrave; il primo libro di Gadda che traduco e comunque questa traduzione arriva dopo anni di lavoro. L&rsquo;amore per Gadda per me &egrave; viscerale, inspiegabile: prende qui &ndash; sorride &ndash; alle trippe. Rileggo &ldquo;Quer pasticciaccio&hellip;&rdquo; ogni due anni circa e ricordo la prima volta: non riuscivo a credere ai miei occhi. Tutta la storia della lingua italiana si ritrova in ogni pagina, in ogni riga del libro. </span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Oggi purtroppo la lingua &ndash; anche quella letteraria &ndash; sta subendo una sorta di normalizzazione che la fa somigliare non ad un organismo vivente e &ldquo;multistrato&rdquo; ma che la rende una lingua &ldquo;Standa&rdquo; pi&ugrave; che standard, piatta e involuta, esattamente il contrario del lussureggiante e ben biodiversificato linguaggio gaddiano. Come ha reso la polifonia dialettale del romanzo, l&rsquo;imbroglio linguistico oltre che quello della trama? Il napoletano, il romanesco, il molisano di Ingravallo e dei personaggi gaddiani&hellip; come sono stati &ldquo;traghettati&rdquo; in francese?</span></strong></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">In Italia i dialetti sono ancora parlati, intesi, capiti: sono la vita quotidiana che entra nel discorso, anche del parlante colto. In Francia ci sono degli slang, l&rsquo;argot, ma non dialetti: ho tradotto in un francese &ldquo;strano&rdquo; ma sempre comprensibile, come all&rsquo;orecchio risulta strana ma comunque viene riconosciuta come italiana la lingua di Gadda (ricordiamo che all&rsquo;epoca il cinema italiano, arte e industria insieme, supportava il napoletano ma soprattutto il romanesco come dialetto neorealistico per eccellenza); nel frasato diretto l&rsquo;autore usa appunto i dialetti (che io rendo con un francese sviato o meglio traviato, con la sonorizzazione della dentale o una diversa tonalizzazione, scambiando per esempio T e D: le agglutinazioni sonore sono aggiunte di suono ma non di senso, le elisioni sono violente), mentre nel discorso indiretto utilizza dei ricami con il dialetto per non perdere la mescidanza tra le lingue. In questo mi ha facilitato l&rsquo;aver lavorato a &ldquo;Le baruffe chiozzotte&rdquo; di Goldoni &ndash; anche in Gadda troviamo il legame con Venezia dato dalla contessa, ad esempio.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">La traduzione &egrave; letterale oppure &egrave; pi&ugrave; un lavoro di interpretazione? Che rapporto c&rsquo;&egrave; tra un autore e chi lo traduce?</span></strong></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">Interpretare vuol dire non essere stati capaci di tradurre, aggirare l&rsquo;ostacolo senza trovare l&rsquo;espressione, la parola precisa, esatta. La scrittura &egrave; il gancio, la materia e il terreno comune, il momento di confronto tra autore e traduttore che non pu&ograve; n&eacute; deve essere traditore. Bisogna cogliere i soffi, i respiri, le pulsazioni di ci&ograve; che si traduce, sordi alle suggestioni, ingannevoli come sirene, dell&rsquo;interpretazione.</span></p>
<p style="margin: 0px 0px 13.33px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;">E qui Manganaro senza dirlo credo che accenni anche ad una misura pi&ugrave; alta del proprio mestiere, che &egrave; quella etica. </span></p>
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