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	<title>caporalato &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Yvan Sagnet, presidente dell&#8217;associazione internazionale no profit NoCap: “Contro il caporalato, proponiamo il bollino etico”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2022/03/27/yvan-sagnet-presidente-dellassociazione-internazionale-no-profit-nocap-contro-il-caporalato-proponiamo-il-bollino-etico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2022 09:30:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Cassibile è presente da decenni una situazione socio-lavorativa drammatica: è quella dei lavoratori stagionali (migranti) che intervengono nelle campagne della frazione per la raccolta di prodotti agricoli. Se da alcuni abitanti, unitisi in comitato, non sono bene accetti, il fattore fondamentale è il loro sfruttamento da parte delle aziende agricole attraverso il caporalato presente. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Cassibile è presente da decenni una situazione socio-lavorativa drammatica: è quella dei lavoratori stagionali (migranti) che intervengono nelle campagne della frazione per la raccolta di prodotti agricoli. Se da alcuni abitanti, unitisi in comitato, non sono bene accetti, il fattore fondamentale è il loro sfruttamento da parte delle aziende agricole attraverso il caporalato presente. Per anni questi lavoratori, sottoposti a vessazioni, ricevevano nei loro improvvisati accampamenti visite delle forze dell’ordine perché le situazioni sanitarie erano al limite o per altri motivi e venivano sgomberati. Per rispondere alle esigenze logistiche di questi lavoratori, il 29 aprile del 2021 nella frazione siracusana si è inaugurata una struttura che contiene 17 unità abitative e che può ospitare 80 persone, dotata anche di servizi igienici. È stata realizzata dal Comune di Siracusa con i fondi messi a disposizione del ministero dell’Interno, per un ammontare di 245 mila euro. Ma questa struttura costituisce solo un primo passo perché i lavoratori che giungono superano le 100 unità e rimane sempre aperta la piaga del caporalato. <strong>Yvan Sagnet, promotore di un’iniziativa che vorrebbe rivoluzionare il settore, ce la </strong><strong>racconta. </strong></p>
<p>Sono venuto in Italia nel 2008 dal Camerun al Politecnico di Torino per laurearmi in ingegneria delle telecomunicazioni, avendo vinto una borsa di studio. Nel 2011, per necessità finanziarie, sono sceso a Nardò in provincia di Lecce, per lavorare nei campi. Fino allora non conoscevo né il sud né quella tremenda situazione lavorativa fatta di schiavitù e caporalato. Erano in 1.200 i ragazzi che raccoglievano ortaggi. Davanti a questa tragica situazione la visione che avevo prima dell’Italia come bel Paese è cambiata. Così sono riuscito a organizzare uno sciopero durato un mese che ha portato all&#8217;introduzione del reato di caporalato e al primo processo in Europa sulla riduzione in schiavitù, conclusosi con la condanna di dodici imprenditori e caporali. Quelle condizioni di sfruttamento illegale e ingiustizia non potevano continuare.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-22681 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/nocap-bollino-300x113.jpg" alt="" width="300" height="113" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/nocap-bollino-300x113.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/nocap-bollino-1024x385.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/nocap-bollino-768x289.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/nocap-bollino.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Poi sei andato oltre?</strong></p>
<p>Siamo riusciti a farci sentire dalle istituzioni non solo facendo introdurre nel codice penale l’articolo 603 bis che tratta del caporalato, ma successivamente è stata approvata nel 2016 la legge 199. Il mio attivismo è stato notato anche dal presidente Mattarella il quale, di sua iniziativa, nel febbraio 2017, mi ha nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Si tratta di un prestigioso riconoscimento al mio impegno contro la schiavitù moderna nel comparto agricolo. Ciò ha reso sia me che l’iniziativa che portavo avanti più visibile. Avendo contatti con la Cgil essa mi ha assunto come dirigente nazionale. Però dopo un poco me ne sono uscito.</p>
<p><strong>Come mai?</strong></p>
<p>Ammetto che ho ricevuto un arricchimento da quell&#8217;esperienza, ma per me bisognava allargare la visione d’azione, cosa che non potevo fare come sindacalista. Esisteva questo sfruttamento fra aziende e caporali per migliaia di ragazzi in agricoltura e in certi luoghi rispetto a Cassibile era molto peggio. Nelle province della Puglia si arrivava a violenze e percosse. Per questo ho capito che bisognava arrivare alla testa, ai Generali, cioè a chi costringeva le aziende a imporre prezzi tanto bassi che si ripercuotevano sui lavoratori. Intendo le multinazionali alimentari, la Grande Distribuzione Organizzata che controllando i prezzi determina difficoltà per le aziende agricole che a loro volta si rivalgono sugli ultimi, i lavoratori. Era il momento di passare “dalla protesta alla proposta”; così è nata l&#8217;Associazione internazionale non profit NoCap, di cui sono il presidente.</p>
<p><strong>Cosa fa l’associazione?</strong></p>
<p>Noi diamo il nostro bollino etico solo ad aziende che hanno determinati requisiti quali la messa in regola dei lavoratori e altro. Alcuni nostri ispettori certificano, dopo aver verificato la giusta retribuzione, la garanzia di un ambiente lavorativo sicuro, salubre e un adeguato servizio sanitario, se l’azienda ricorre all’uso di materie derivanti da fonti sostenibili, di tecnologie che rispettino l’ambiente e minimizzino il consumo da fonti fossili, riducono i rifiuti, favoriscono il ricorso ad imballaggi derivati da materiali riciclabili o facilmente biodegradabili. NoCap in cambio apre una via preferenziale ai loro prodotti per accordi che abbiamo verso supermercati nazionali ed europei. Essi danno oltre alla priorità di quei prodotti marchiati dal bollino etico un prezzo giusto. In tal modo la filiera si accorcia e chi vi aderisce ne trae convenienza. Come NoCap insistiamo nel far capire il concetto del consumo consapevole da parte dei cittadini perché quel bollino fa sapere da dove viene, come è stato trattato, con quali sacrifici è stato raccolto quel prodotto. Abbiamo esteso questa rete in tutta Italia e stiamo continuando anche in Europa perché vi sono luoghi simili in Portogallo, Spagna, Grecia, ecc. anche in quei luoghi esistono realtà di schiavitù.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-22683 alignright" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/cascia-nocap-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/cascia-nocap-300x200.webp 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/03/cascia-nocap.webp 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Aziende agricole a Cassibile hanno aderito? </strong></p>
<p>L’anno scorso abbiamo ottenuto il primo risultato con l’azienda Bio-sihelia che ha assunto 10 ragazzi con i giusti requisiti. Ora a Siracusa città stiamo trattando con una seconda azienda.</p>
<p><strong>Quali i supermercati con cui avete queste convenzioni? </strong></p>
<p>Abbiamo collegamenti con la Despar del nord est Italia e la Megamark del Centro Sud, un’azienda con 500 punti vendita, stiamo trattando con altre come la Coop. Bisogna sapere che il 90% dei prodotti agricoli italiani viene esportato. L&#8217;Italia è la seconda esportatrice di prodotti agricoli in Europa perché essi sono molto apprezzati, quindi il bollino etico dà una certezza di qualità in più.</p>
<p><strong>Sei soddisfatto di come stia andando l’iniziativa! </strong></p>
<p>Certo, abbiamo avuto da parte di tanti cittadini in Italia l&#8217;apprezzamento della nostra causa. In tanti ci hanno inviato lettere di incoraggiamento perché questa produzione etica è bene accetta e la gente compra questi prodotti perché certificati.</p>
<p><strong>Quindi, anche lo scopo del consumo consapevole ha preso piede? </strong></p>
<p>Assolutamente, oltre ai cittadini anche le aziende hanno capito.</p>
<p><strong>Nel concreto, qui a Cassibile, come siete organizzati?</strong></p>
<p>Abbiamo un pulmino a 9 posti con un autista retribuito, ospite della struttura  di padre Carlo, che va a prendere e riportare i ragazzi di quell’azienda da Cassibile nei suoi locali. Un domani che avremo necessità per altre aziende compreremo altri pulmini.</p>
<p><strong>Avete delle somme a disposizioni come Associazione? </strong></p>
<p>Dai distributori prendiamo una percentuale che varia fra 8-10% per mantenere queste spese vive. C’è da considerare che finora gestiamo 1.400 ragazzi in tutta Italia collegati a 20 aziende agricole distribuite fra Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia, dove oltre a Cassibile c’è Ragusa e Chiaramonte Gulfi. L’associazione è composta, in Italia ed Europa, da 120 tra agronomi, avvocati, commercialisti, esperti in energie rinnovabili ed economia circolare, ecc. Questo perché vogliamo non solo il rispetto dei contratti di lavoro, ma il rispetto per l’ambiente e il benessere degli animali.</p>
<p><strong>Avete ricevuto minacce o difficoltà da parte della G.D.O. per questa profonda e tenace iniziativa che spiazza la realtà esistente? </strong></p>
<p>Ho ricevuto da caporali a Lecce avvisi di morte e alcuni sono giunti a minacciarmi con pistole e anche alcune aziende agricole mi hanno avvertito, ma finora con nessuna GDA ho avuto uno scontro perché siamo ancora una piccola realtà. Se osserviamo la realtà economicamente abbiamo avuto 40 anni fa, con la venuta dell’iperliberismo, una diversa divisione nei guadagni rispetto a quella esistente (un terzo produttori, un terzo lavoratori, un terzo distributori). Difatti, attualmente due terzi dei ricavi vanno alle multinazionali che decidono in borsa il prezzo dei prodotti anche per alcuni anni, ciò è legato alla speculazione, lasciando ai produttori e lavoratori solo uno scarso terzo. Ma noi vogliamo ritornare alla situazione più equa di prima. È su questo cammino che stiamo operando avendo presente la consapevolezza ambientale.</p>
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		<title>Il villaggio per i lavoratori stagionali a Cassibile, lotta al caporalato, rispetto dei contratti. Intervista a Domenico Bellinvia della Flai Cgil</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/01/13/il-villaggio-per-i-lavoratori-stagionali-a-cassibile-lotta-al-caporalato-rispetto-dei-contratti-intervista-a-domenico-bellinvia-della-flai-cgil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmelo Maiorca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2021 16:42:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[Domenico Bellinvia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel settore agricolo della provincia di Siracusa annualmente vengono dedicati alla coltivazione di patate dai 1000 ai 1500 ettari, di cui circa 600/700 nel territorio pianeggiante della frazione di Cassibile. La raccolta avviene fra marzo e maggio, ed è un lavoro molto pesante e faticoso svolto, mediamente, dai 4mila ai 5mila braccianti: il 30% costituito da italiani e il restante 70% da migranti. È importante evidenziare che la maggior parte di questi ultimi nel tempo è diventata stanziale, nel senso che abita tutto l’anno a Cassibile e nei comuni vicini. In particolare sono più di un migliaio le persone di provenienza extracomunitaria stabilitesi nella frazione siracusana; interi nuclei famigliari che hanno preso la residenza contribuendo in modo significativo all’aumento demografico della località che, attualmente, conta quasi seimila abitanti. <img decoding="async" class=" wp-image-19667 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/01/migr-300x169.jpeg" alt="" width="384" height="216" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/01/migr-300x169.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/01/migr-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/01/migr-768x432.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/01/migr-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/01/migr.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></p>
<p>“E’ gente che vive in case in affitto, qualcuno in abitazioni di proprietà, che manda i figli a scuola, che concorre all’economia del luogo, che è ben vista dalla maggior parte della popolazione ‘indigena’. Insomma, Cassibile potrebbe tranquillamente rappresentare un esempio d’integrazione”. A sostenerlo &#8211; e fornirci i dati riportati &#8211; è Domenico Bellinvia, segretario generale provinciale della Flai, il sindacato di categoria della Cgil che organizza i lavoratori agricoli e quelli dell’industria di trasformazione alimentare.</p>
<p><strong> </strong><strong>A fare però notizia</strong> – notiamo noi &#8211;  <strong>sono quasi esclusivamente le periodiche rimostranze di quella parte di cittadini che esprime insofferenza, soprattutto nei confronti dei migranti stagionali; i circa trecento braccianti che si fermano a Cassibile per qualche mese, costretti a vivere in pessime condizioni igieniche nella baraccopoli ogni anno allestita poco distante dal centro abitato. Una situazione senza dubbio di degrado finalmente affrontata col progetto di realizzare, entro il prossimo marzo, un piccolo villaggio dotato di 17 container-unità abitative e di 6 unità di servizi igienici, messi a disposizione dal ministero dell’Interno attraverso il coordinamento della Prefettura in collaborazione col Comune di Siracusa. L’amministrazione comunale mediante un finanziamento di 242mila euro sta provvedendo a dotare di strutture accessorie e riqualificare un’area di 15 mila metri quadrati che, oltre ad ospitare il villaggio, sarà a disposizione per esigenze di protezione civile. Ed ecco che contro la realizzazione del villaggio nell’area individuata, su iniziativa del solito gruppo politicamente vicino a “Fratelli d’Italia”, sono state raccolte 800 firme inviate al presidente della Regione e a quello della Repubblica.</strong>          </p>
<p>“I contrari sono una minoranza, anche se molto rumorosa, dei residenti” – commenta Domenico Bellinvia – “Hanno dichiarato che la petizione contro il villaggio è finalizzata a tutelare la dignità dei lavoratori che vengono a stare nella baraccopoli. Un’affermazione che per me non ha senso e suona ipocrita, in quanto lo scopo del villaggio è appunto quello di eliminare la baraccopoli. Così come è insensato dire che i migranti dovrebbero andare a piazzarsi nei territori dei comuni dove lavorano, non tenendo conto che queste persone quando arrivano ancora non sanno in quale zona e in quale azienda andranno a lavorare. Seguendo la stagionalità delle grandi raccolte nelle campagne del sud Italia, spostandosi principalmente tra Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, sono all’incirca 300/400 i migranti ‘nomadi’ che da qualche decennio hanno come punto di riferimento la frazione di Cassibile. Ed allora va detto &#8211; e ricordato pure a chi promuove certe raccolte di firme – che come prevede il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro le aziende dovrebbero provvedere a creare punti di ospitalità per i lavoratori stagionali che utilizzano. Ma stranamente si parla poco delle inadempienze e delle responsabilità delle aziende. E capita di constatare che, in mezzo a chi protesta contro i migranti, c’è persino qualcuno di coloro che li sfrutta a livello lavorativo”.</p>
<p><strong>Al sindacato avete dei dati aggiornati sul numero e le proporzioni delle aziende che, nell’area rurale di Cassibile e nei territori vicini, impiegano braccianti stagionali? Qual è la percentuale di aziende che applicano il contratto di lavoro? </strong></p>
<p>“In questo contesto parliamo di piccole e piccolissime aziende, conosciute nell’ambiente come tumminàri ossia piccoli proprietari di qualche ‘tùmminu’ di terreno (un tùmminu corrisponde a 1.744,2 m²) che ricorrono ai braccianti molte volte in nero. Nella piana di Cassibile possiamo quantificare in almeno 40/50 piccole e piccolissime aziende &#8211; che coltivano in media terreni di 10/15 tùmmina &#8211; quelle che più degli altri sfruttano i migranti nomadi. Raramente le grandi aziende utilizzano questi lavoratori; ma da Siracusa a Pachino possiamo contare poco più che sulle dita di una mano le aziende che rispettano per intero il contratto di lavoro. Per noi come sindacato, e devo dire anche per gli organi ispettivi, è complicato intervenire senza la denuncia del lavoratore. Denunce che non avvengono per paura di perdere l’occupazione. Senza dimenticare il diffuso sistema di buste paga nelle quali risultano meno giornate di lavoro di quelle effettivamente fatte, pertanto pagando meno il lavoro sulla base di accordi personali e non in base a quanto previsto dal contratto. Ma questa è un’altra storia”.</p>
<p><strong>In tali rapporti di lavoro – che non riguardano solo il mondo dell’agricoltura &#8211; c’è una violazione di regole, di condizioni d’illegalità conosciute quanto consolidate. Da diversi anni è poi rispuntato, anzi si è diffuso estendendosi dalle campagne del sud a quelle del nord Italia, l’odioso fenomeno del caporalato. Che non si riesce a debellare nonostante leggi ad hoc e buoni propositi. Qual è la situazione a Cassibile? </strong></p>
<p>“E’ un’altra ipocrisia, il caporalato non si combatte facendo la guerra ai lavoratori ma eliminando le cause che lo determinano. A Cassibile e in tutto il territorio provinciale, non solo ma soprattutto tra i migranti compresi quelli stanziali, il caporalato ha preso piede perché il reclutamento della manodopera è lasciato all’iniziativa privata. È per questo che i caporali hanno il potere di ricatto tra i lavoratori, e ciò avviene sotto diverse forme. L’azienda ha necessità di più lavoratori rispetto a quelli che regolarmente utilizza? Allora si rivolge al caporale, di solito un immigrato che conosce gli altri immigrati. Una volta contattato il lavoratore, il caporale gli dice dove deve farsi trovare; se il lavoratore arriva al lavoro con un mezzo di trasporto proprio viene invitato a non servirsene e a usare il mezzo messo a disposizione, a pagamento, dal caporale; se il lavoratore insiste ad andare al lavoro con il proprio mezzo di trasporto il caporale gli dice che non c’è più lavoro. Quindi per combattere veramente i caporali bisogna togliergli dalle mani l’intermediazione di manodopera e il trasporto, su cui lucrano a danno dei braccianti”.</p>
<p><strong>Sono meccanismi noti. Cosa impedisce concretamente di passare ai fatti?</strong></p>
<p>“Per noi del sindacato è complicato poter andare in Procura se i lavoratori non denunciano personalmente. E ciò non avviene per insicurezza, spesso legata alla mancanza di documenti in regola. Uno dei problemi principali per molti di loro sono infatti i tempi biblici delle pratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno. Non di rado, a causa della lentezza della burocrazia, le pratiche non sono state ancora espletate nel momento in cui la stagione li chiama per andare a raccogliere ortaggi o frutta altrove. Ed ammesso che ci siano imprenditori che vogliano assumerli, la mancanza di documenti in regola lo impedisce. Come Flai-Cgil da anni chiediamo il collocamento pubblico in agricoltura. Con l’entrata in vigore della legge 199 del 2016 a Siracusa era iniziata una discussione, la creazione di un tavolo in Prefettura con tutti i soggetti interessati per creare la cabina di regia della ‘Rete agricola di qualità’ presso l’Inps. Con il trasferimento dell’allora prefetto Romano che coordinava il tavolo tutto si è arenato, diversamente da Catania dove è stata costituita da poco. Contando anche su questo, da qualche settimana stiamo tentando di riprendere la problematica direttamente con il direttore dell’Inps di Siracusa. Far parte della Rete agricola di qualità porterebbe alle aziende vantaggi fiscali e contributivi, fermo restando che il requisito fondamentale per accedervi è il pieno rispetto dei contratti”.</p>
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		<title>Per i migranti di Cassibile solo inutili parole. Da sempre</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/06/30/per-i-migranti-di-cassibile-solo-inutili-parole-da-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 14:09:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esistono da tempo luoghi tristi di lavoro come quelli dove operano lavoratori extracomunitari con orari lunghi e paghe da fame. Sono ghetti in cui esiste il caporalato, un metodo d’antica memoria che ricordano molto bene i vecchi braccianti delle nostre terre quando ciò portò all’eccidio di Avola. Sono passati oltre 50 anni ma la situazione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono da tempo luoghi tristi di lavoro come quelli dove operano lavoratori extracomunitari con orari lunghi e paghe da fame. Sono ghetti in cui esiste il caporalato, un metodo d’antica memoria che ricordano molto bene i vecchi braccianti delle nostre terre quando ciò portò all’eccidio di Avola. Sono passati oltre 50 anni ma la situazione lavorativa nei campi è peggiorata. L’arrivo di questi lavoratori extracomunitari, al di là delle manifestazioni di razzismo di pochi, rivela il vero volto dell’attuale mercato del lavoro: la globalizzazione con la grande distribuzione organizzata porta a una corsa al ribasso. Sopravvive chi trova un altro da sfruttare.</p>
<p>Non è una legge naturale, è un ritorno al cannibalismo. È un trionfo dell’iperliberismo. Diceva la Thatcher ‘There is no alternative’. Eppure, le soluzioni esistono: l’etichetta obbligatoria che indichi i passaggi della filiera produttiva, compreso il campo di coltivazione; la tutela dei lavoratori rilasciando i necessari documenti a tutti i migranti; l’accoglienza diffusa e la mediazione abitativa uscendo dalla logica dell’emergenza; il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione ai braccianti che lavorano realmente nei campi, anche se migranti, cancellando truffe e abusi, perché l’inciviltà del caporalato è proprio l’effetto della globalizzazione a cui conviene il degrado cui assistiamo. Difatti non sono mai chiamati in causa gli imprenditori. È in questa logica che la globalizzazione ha portato i contadini di Rosarno, Cassibile a competere con quelli brasiliani, cinesi, spagnoli&#8230; Una lotta fra poveri.</p>
<p>Eppure, noi come consumatori abbiamo un grande potere da esercitare, quello del portafoglio, scegliendo dove e cosa acquistare, ricordando da dove arriva ciò di cui abbiamo bisogno. E Cassibile, sul versante che abbiamo descritto, è il nostro inevitabile punto di riferimento. Ne parliamo con P. Carlo D’Antoni che da anni è presente in quel ghetto.</p>
<p><strong>Qual è l’origine di Cassibile?</strong></p>
<p>Cassibile è raggiunto ogni anno da centinaia di lavoratori stagionali extracomunitari per la raccolta nelle campagne di prodotti della terra. Il fenomeno inizia grosso modo a febbraio e si esaurisce tra giugno e luglio, dopo di che rimangono alcune decine di persone che saltuariamente trovano impiego sempre nel campo agricolo. Un carattere originario, questo. Il borgo è nato infatti con i migranti chiamati dal marchese del luogo per i suoi possedimenti: venivano impiegati sia come raccoglitori di frutta e di ortaggi che come contadini, pastori, mandriani e operai per la trasformazione dei prodotti in farina, olio, formaggio ecc. Fu costruita anche la bellissima chiesa che si trova all’ingresso del paese venendo dall’autostrada. Ancora oggi, nelle case del marchese, vivono tante famiglie di nord africani. Costituiscono quasi una piccola comunità nella più vasta comunità cittadina. Altri migranti hanno aperto delle attività commerciali e da anni ormai sono ben integrati nel paese. È un bell’esempio di convivenza tra culture diverse e i bambini a scuola imparano con naturalezza l’integrazione reciproca.</p>
<p><strong>Veniamo alla realtà odierna</strong></p>
<p>Da trent’anni a questa parte si assiste al fenomeno della presenza degli extracomunitari di origine africana ogni primavera / estate. Arrivano ad essere anche 400, come quest’anno. Ma non si può fare nessun paragone con quelli che all’inizio del ‘900 arrivavano e trovavano la giusta accoglienza e sistemazione grazie al marchese. Oggi vengono emarginati, alloggiati in favelas di sudamericana memoria, dentro capanne costruite con legname, plastica e altri materiali di fortuna. Senza acqua, né energia elettrica e servizi igienici degni di questo nome. Qualcosa quest’anno è stata fatta, come sempre, in chiave emergenziale e per altri motivi; nulla a che vedere con il rispetto della dignità umana.</p>
<p><strong>Una situazione incancrenita da tempo?</strong></p>
<p>Certo! Inoltre, cosa gravissima di questa manodopera è l’essere da sempre nelle mani dei caporali. Difatti, è a loro che si rivolgono i proprietari delle grandi e piccole aziende agricole per reclutare i lavoratori ed è sempre a loro che devono rivolgersi quelli che cercano di lavorare.</p>
<p><strong>Ma le autorità cosa fanno?</strong></p>
<p>È una situazione che nessuno ha mai voluto affrontare e le soluzioni suggerite non sono state prese mai in considerazione. La prefettura: inesistente. Le giunte comunali e i sindaci degli ultimi decenni: assenti. Sui sindacati stendiamo un velo pietoso. Così, a tutt’oggi, si perpetua una situazione di voluta e protetta illegalità, sfruttamento, spregio delle persone e dei lavoratori. A lavori stagionali conclusi arriva, per questi servi della gleba, l’ingiunzione di sfratto. Indimenticabili le immagini di qualche anno fa di Teleuno Tris che documentavano la demolizione delle capanne sotto il controllo dei carabinieri. Le ruspe e le pale meccaniche che distruggevano e ripianavano il terreno mentre ancora c’era chi cercava di recuperare qualcosa. Al microfono di un giornalista “devoto” il comandante dei carabinieri spiegava che si stava compiendo un’azione in favore degli extracomunitari che, poverini, non potevano vivere in un posto così…</p>
<p><strong>Eppure il loro arrivo è atteso </strong></p>
<p>Infatti, sono essenziali per la nostra economia agricola, ma la terribile miopia degli abitanti dei Palazzi Siracusani dove stanno le Autorità non permette che il fenomeno sia analizzato, valutato e governato.</p>
<p>Esiste un vuoto istituzionale e di civiltà. In questa situazione si possono inserire elementi negativi che inquinano la convivenza, creano sempre più pregiudizi, e favoriscono chiusure. Persone di bassissimo profilo come si evidenzia, per esempio, nel volantino firmato “Circolo Implatini” collegato con il partito “Fratelli d’Italia”. Non è difficile per loro diffondere, nel clima già guastato dei nostri tempi, emozioni e mal di pancia contro queste vittime che vorrebbero semplicemente lavorare nella legalità e vivere un po’ più dignitosamente.</p>
<p><strong>Ci spieghi meglio</strong></p>
<p>Sono arrivati a parlare di aumento di furti, rapine e atti osceni in luogo pubblico a Cassibile. Povera gente che si sente autorizzata a sparare sui migranti visti da loro come troppo deboli per reagire con denunce e abituati a prenderle sulla schiena. Ma quelli sono troppo signori per prenderli in considerazione e posso dire, per esperienza diretta, che hanno testa, cuore e cultura a cui potrebbero contrapporre solo il loro nulla e la malevolenza che li anima. E se hanno le prove che tizio o caio hanno commesso reati, perché non vanno dai carabinieri e li denunciano? Ci sono dei casi di maleducazione è vero. Ma invece di mettersi a urlare che questi tolgono la verginità civile ai cassibilesi, perché non pongono atti idonei di ordine propositivo e positivo?</p>
<p><strong>Invece, cosa hanno fatto?</strong></p>
<p>Incredibile, ma vero: hanno chiesto a quel monumento di donna dello Stato, lungimirante e fine politica di nome Meloni di sostenerli nella loro battaglia contro quegli immigrati tanto, ma tanto pericolosi per l’ordine pubblico e per la salute di loro cassibilesi.</p>
<p><strong>E quel monumento di donna ha risposto?</strong></p>
<p>Certamente, con un’interrogazione alla ministra degli interni Lamorgese! Senza neanche sapere di cosa si trattava, prendendo buone e a priori le cose che quei quattro gatti le avevano scritto. Non mi meraviglio, in fondo viviamo questi tempi, respiriamo quest’aria, e più si fomentano odio e proteste più si prendono voti.</p>
<p><strong>Si risolverà mai la situazione dei lavoratori stagionali a Cassibile?</strong></p>
<p>Spero di sì. Ma c’è bisogno che prefettura e forze dell’ordine prendano coscienza del problema con l’essenziale azione del Comune e senza guardare in faccia nessuno agire con spirito di giustizia e legalità. Accadrà mai? È necessario uscire dall’ordinaria amministrazione e dai tavoli fini a se stessi. Si sono fatti fin troppi tavoli, più di una falegnameria industriale e tutti ci si sono seduti attorno. Ma solo per mangiare chiacchiere. Pare che ora ci siano molti soldi per affrontare questa situazione. Presumo che ci sia qualche progetto presentato da qualcuno. Staremo a vedere.</p>
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