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	<title>Autorizzazione Integrata Ambientale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 Aug 2025 07:58:04 +0000</lastBuildDate>
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		<title>IL “DISASTRO” ANNUNCIATO DEL POLO INDUSTRIALE AL COLLASSO</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/08/16/il-disastro-annunciato-del-polo-industriale-al-collasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Aug 2025 17:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
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					<description><![CDATA[Affrontare la storia quarantennale dell&#8217;Impianto Biologico Consortile (IBC) di Priolo significa immergersi nella storia del nostro territorio e delle complesse politiche industriali che lo hanno segnato. Tuttavia, questo intervento si concentra sulle recenti vicende giudiziarie, a partire dal sequestro dell&#8217;impianto da parte della magistratura avvenuto nel giugno 2022. L&#8217;obiettivo è circoscritto ma non meno arduo, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Affrontare la storia quarantennale dell&#8217;<strong>Impianto Biologico Consortile (IBC) di Priolo</strong> significa immergersi nella storia del nostro territorio e delle complesse politiche industriali che lo hanno segnato. Tuttavia, questo intervento si concentra sulle recenti vicende giudiziarie, a partire dal sequestro dell&#8217;impianto da parte della magistratura avvenuto nel giugno 2022. L&#8217;obiettivo è circoscritto ma non meno arduo, data l&#8217;estrema complessità della problematica e la mole imponente di documenti prodotti in questi anni di inchieste. È fondamentale chiarire che quanto segue rappresenta la mia personale valutazione, un&#8217;opinione che mira a gettare luce sulle responsabilità ineludibili emerse da questa drammatica vicenda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le recenti azioni giudiziarie che hanno portato al <strong>sequestro dell&#8217;impianto di depurazione</strong> industriale (IBC) di Priolo Gargallo hanno squarciato il velo su decenni di inerzia e compromessi. Non si tratta solo della <strong>IAS S.p.A</strong>., ma di una responsabilità condivisa che coinvolge la Regione e le stesse aziende del polo chimico. Questi tre anni di blocco, unitamente a COVID-19 e guerra in Ucraina, hanno spinto l&#8217;intero comparto produttivo sull&#8217;orlo del baratro, evidenziando una fragilità sistemica e l&#8217;assoluta incapacità della classe dirigente di fronteggiare le criticità emerse. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La chiusura dell&#8217;impianto di etilene da parte di <strong>Versalis</strong> che ha inferto un colpo durissimo al polo chimico industriale di Priolo ha peggiorato ulteriormente la situazione produttiva del Polo. L&#8217;etilene è una materia prima essenziale per molte altre produzioni svolte dagli insediamenti e la sua mancanza ha innescato una reazione a catena devastante.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La situazione occupazionale è drammatica: la chiusura diretta comporta una <strong>riduzione significativa dei posti di lavoro</strong>, ma l&#8217;effetto si estende a tutto l&#8217;indotto. Le aziende che dipendevano dall&#8217;etilene di Priolo si trovano ora a dover affrontare costi maggiori per l&#8217;approvvigionamento o a rivedere la propria operatività, con il rischio concreto di ulteriori tagli di personale o, peggio, di chiusure definitive. Dal punto di vista economico, il polo sta vivendo una crisi profonda. La perdita di una produzione così strategica mina la sua competitività e attrattività, compromettendo investimenti futuri e la capacità di generare ricchezza per il territorio. Si teme una progressiva deindustrializzazione dell&#8217;area, con conseguenze sociali ed economiche a lungo termine per l&#8217;intera provincia di Siracusa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;impianto di depurazione di Priolo Gargallo è stato ed è una struttura vitale per l&#8217;industria siracusana, concepita per garantire il corretto smaltimento dei reflui e la continuità produttiva. Realizzato con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno ed entrato in funzione nel 1983, rappresentava all&#8217;epoca una promessa. Permise agli industriali di gestire correttamente i reflui, un&#8217;attività che in passato era stata più volte sanzionata dalla magistratura. La stessa scelta iniziale di una gestione pubblico-privata, apparentemente logica, mirava a coinvolgere tutti gli attori nel risanamento.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ma questa promessa si è tramutata in una disattenzione colpevole. Con il passare del tempo, gli impegni formali sono stati spesso sistematicamente ignorati, sostituiti da scelte in netto contrasto con le finalità sbandierate. L’ <strong>IAS è diventata la quintessenza di un compromesso deteriore tra pubblico e privato</strong>: un patto scellerato in cui ciascuna parte ha deliberatamente rinunciato alle proprie prerogative pur di preservare un assetto che nutriva interessi clientelari della politica e sordidi interessi patrimoniali degli industriali. Il risultato di questo nefasto intreccio è stato un disinteresse gestionale che ha condotto inevitabilmente al colpevole malfunzionamento dell&#8217;impianto.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">E non è una novità: il depuratore consortile e la sua società di gestione sono stati ripetutamente <strong>sotto la lente d&#8217;ingrandimento della Procura di Siracusa.</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Le responsabilità Istituzionali</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è stata rilasciata con grave ritardo</strong>, compromettendo la gestione legale ed efficace dell’impianto. Le responsabilità della Regione Siciliana sono riconducibili a diverse criticità:</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Inerzia istituzionale: Nonostante fosse proprietaria dell’impianto, la Regione ha tollerato per anni l’uso di autorizzazioni obsolete, senza promuovere un aggiornamento conforme alle normative ambientali e sanitarie.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Conflitto di competenze: L’iter per il rinnovo dell’AIA è stato bloccato da una lunga controversia tra Ministero dell’Ambiente e Regione, senza che quest’ultima intervenisse con decisione per risolvere il nodo giuridico.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Gestione inefficace della IAS S.p.A.: Pur detenendo la maggioranza nella società mista che gestisce l’impianto, la Regione non ha imposto interventi di manutenzione e adeguamento. Il mancato investimento pubblico e l’inerzia dei soci privati hanno generato un “patto scellerato” che ha eluso le responsabilità di entrambe le parti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; Disattenzione verso le sollecitazioni giudiziarie: Nonostante le ripetute segnalazioni della Procura e il sequestro dell’impianto nel 2019, non sono stati realizzati interventi fondamentali come le coperture delle vasche, contribuendo, con le emissioni di sostanze tossiche, all’inquinamento atmosferico.</span></span></p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7919" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/07/images_foto_articoli_ANTONIO_0-ias-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/07/images_foto_articoli_ANTONIO_0-ias-300x208.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/07/images_foto_articoli_ANTONIO_0-ias-768x532.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/07/images_foto_articoli_ANTONIO_0-ias-110x75.jpg 110w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/07/images_foto_articoli_ANTONIO_0-ias.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cronologia di un “Disastro” Annunciato</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Per comprendere appieno la situazione, ripercorriamo le tappe cruciali dal sequestro dell&#8217;impianto, accusato di disastro ambientale, un grave reato definito dal Codice Penale come alterazione irreversibile o alterazione gravemente onerosa dell&#8217;equilibrio di un ecosistema, o come offesa alla pubblica incolumità per la vastità del danno o il numero delle persone colpite.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>15 Giugno 2022</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: La Procura della Repubblica di Siracusa, su ordine del GIP, sequestra l&#8217;impianto biologico consortile (IBC) di Priolo Gargallo, quote e patrimonio di IAS S.p.A. L&#8217;accusa è di <strong>disastro ambientale aggravato</strong> per un inquinamento atmosferico e marino stimato in 77 tonnellate/anno di sostanze nocive in aria (inclusi cancerogeni come il benzene) e oltre 2.500 tonnellate/anno di idrocarburi in mare. Reati &#8220;tuttora in corso di consumazione&#8221; per un impianto riconosciuto &#8220;totalmente inadeguato&#8221; ai reflui industriali. Vertici IAS e &#8220;grandi aziende utenti&#8221; (Versalis, Sonatrach, Esso, Sasol, Isab, Priolo Servizi) vengono sospesi per un anno. L&#8217;impianto è autorizzato solo per reflui domestici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>11 Luglio 2022</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Viene rilasciata l&#8217;Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Pur riconoscendo una conformità pre-sequestro, impone condizioni drastiche e urgenti interventi di adeguamento basati sulle Migliori Tecniche Disponibili (BAT) per ridurre emissioni in aria (odori e benzene), in acqua e per la gestione dei fanghi. Un progetto di adeguamento doveva essere presentato entro 3 mesi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Dicembre 2022</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Iniziano a emergere le preoccupazioni del Governo per la potenziale interruzione della continuità produttiva di siti industriali strategici a seguito dei sequestri. Viene emanato un decreto interministeriale che cerca di bilanciare le esigenze di produzione e occupazione con la tutela ambientale. La Procuratrice capo di Siracusa, la Dott.ssa Gambino, in un&#8217;intervista a Report, sottolinea la necessità di interventi di risanamento non di competenza della magistratura.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>5 Gennaio 2023</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Entra in vigore il Decreto Legge n. 2/2023 (successivamente convertito in legge, noto anche come &#8220;Decreto Salva ISAB/IAS&#8221;). Questo decreto autorizza il Governo, in caso di sequestro di stabilimenti strategici, a disporre la prosecuzione delle attività attraverso un amministratore giudiziario, con l&#8217;obiettivo di garantire continuità produttiva e occupazione, ma con l&#8217;obbligo di realizzare il risanamento ambientale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>3 Febbraio 2023 e 12 Settembre 2023</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: Vengono emanati ulteriori provvedimenti amministrativi (D.P.C.M. e decreto interministeriale) per dare attuazione al D.L. 2/2023.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Novembre 2023</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: La Procura della Repubblica di Siracusa solleva dubbi di legittimità costituzionale sulla disposizione di legge che ha consentito al Governo di dettare direttamente misure per la prosecuzione delle attività, temendo che potessero portare a un abbassamento del livello di tutela ambientale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>13 Giugno 2024</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: La Corte Costituzionale, con sentenza n. 105, accoglie la questione di costituzionalità sollevata dalla Procura. La Corte conferma la possibilità per il Governo di intervenire in caso di sequestri di impianti strategici per garantire la continuità produttiva, ma ribadisce che tali misure devono essere temporanee, conformi alla legislazione vigente e finalizzate a un rapido risanamento ambientale, senza consentire una prosecuzione indefinita tramite l&#8217;abbassamento della tutela ambientale e della salute.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>31 Marzo 2025</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">: I periti nominati nell&#8217;ambito dell&#8217;incidente probatorio (avviato su richiesta della Procura e disposto dal GIP nel procedimento penale n. 975/19) depositano la loro consulenza tecnica. Questa consulenza, conferma in larga parte le carenze dell&#8217;impianto (soprattutto per le emissioni in aria e la gestione dei fanghi industriali) ma rileva anche che i valori di scarico in acqua erano generalmente conformi alla normativa vigente. Si rileva la coerenza tra le conclusioni dei periti e le prescrizioni dell&#8217;AIA del 2022, sottolineando però che l&#8217;AIA non è stata ancora attuata dall&#8217;Amministratore Giudiziario di IAS, in attesa proprio del completamento delle attività legate all&#8217;incidente probatorio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In sintesi, dopo il sequestro del 2022 e le pesanti accuse di disastro ambientale, si è dipanato un iter giudiziario e amministrativo complesso. L&#8217;AIA del 2022 ha imposto un rigoroso percorso di adeguamento basato sulle BAT, ma l&#8217;intervento legislativo governativo ha cercato un equilibrio con la continuità produttiva. La Corte Costituzionale ha posto un paletto invalicabile, sentenziando che qualsiasi misura di &#8220;salvataggio&#8221; deve prioritariamente mirare al risanamento e non può compromettere la salute e l&#8217;ambiente indefinitamente. La consulenza peritale del 2025 ha solo ribadito una verità già nota: <strong>le soluzioni erano state individuate, ma non attuate</strong>.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La Consulenza Peritale 2025</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La consulenza tecnica depositata il 31 marzo 2025 dal collegio di esperti (<strong>Dott. Chim. Fabrizio Martinelli, Prof. Ing. Francesco Pirozzi, Prof. Ing. Piero Sirini</strong>) fornisce un quadro scientifico inequivocabile:</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Capacità di Depurazione dell&#8217;Impianto: L&#8217;impianto di depurazione di Priolo Gargallo <strong>non è pienamente adeguato a trattare le acque reflue industriali</strong> provenienti dal polo petrolifero siciliano. La sua configurazione è più simile a quella di un impianto per reflui civili. Tuttavia è possibile adeguare l’impianto alla depurazione dei reflui industriale se realizzati fasi cruciali come la filtrazione (prevista per garantire limiti sui solidi sospesi) e la flottazione (raccomandata dalle Migliori Tecniche Disponibili &#8211; BAT &#8211; per la raffinazione di petrolio e gas come pretrattamento) e tutti gli altri interventi strutturali previsti nelle prescrizioni dell’AIA non ancora attuate. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante queste carenze strutturali e il cattivo stato di manutenzione di alcune vasche, l&#8217;impianto funziona con portate di reflui inferiori del 50% rispetto alla potenzialità di progetto e questo ha un effetto attenuante.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le indagini hanno comunque mostrato che i reflui depurati in uscita dall&#8217;impianto sono generalmente conformi agli standard normativi e regolamentari vigenti per lo scarico, anche per quanto riguarda gli inquinanti di origine petrolifera, immessi nel mare Ionio tramite la condotta sottomarina. Le indagini a mare vicino al punto di scarico non hanno rilevato una compromissione significativa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Emissioni di Inquinanti in atmosfera: La situazione è diversa per le emissioni in atmosfera. All&#8217;interno dell&#8217;impianto, sono stati frequentemente rilevati livelli elevati di idrocarburi volatili, in particolare benzene. Sono stati osservati frequenti superamenti del limite di 5 µg/m3 (media annua per il benzene) in campioni di breve durata, soprattutto nelle aree prossime alle vasche di omogenizzazione, di ossidazione. Sono state stimate le emissioni di benzene e toluene in atmosfera dalle vasche dell&#8217;impianto che risultano prive di copertura e di impianti di deodorizzazione e di convogliamento degli idrocarburi leggeri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Destino degli Inquinanti: Gli idrocarburi leggeri (più volatili e biodegradabili) tendono a volatilizzare o a essere degradati dai microrganismi nell&#8217;impianto. Le loro concentrazioni nell&#8217;acqua depurata e nei fanghi sono risultate molto basse. Ma il dato più allarmante riguarda gli idrocarburi pesanti che arrivano all&#8217;impianto in quantità elevate (centinaia di tonnellate all&#8217;anno), la loro esatta ripartizione è difficile da determinare per mancanza di dati specifici sulla loro biodegradabilità e volatilità. Tuttavia, le misurazioni dimostrano che la loro concentrazione nell&#8217;acqua depurata è quasi sempre molto bassa, indicando che non vengono riversati in quantità significative in mare. Al contrario, i dati mostrano concentrazioni molto elevate nei fanghi di risulta, raggiungendo decine di migliaia di mg per Kg di fango. Questo pone interrogativi gravissimi sulla gestione e smaltimento di tali rifiuti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Impatto sulla Salute Pubblica: Non sono state eseguite misurazioni specifiche sull&#8217;impatto sulla salute. Tuttavia, è stato osservato che le concentrazioni di inquinanti nell&#8217;aria ambiente diminuiscono rapidamente allontanandosi dal confine dell&#8217;impianto, come confermato anche da studi modellistici precedenti, tuttavia hanno rappresentato e rappresentano una minaccia diretta per i lavoratori.</span></span></p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8265" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/11/images_Tonino_ias_2_12-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/11/images_Tonino_ias_2_12-300x211.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/11/images_Tonino_ias_2_12.jpg 675w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Una responsabilità Ineludibile e un futuro Incerto</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La consulenza peritale, benché parte di un contesto penale, fornisce un quadro scientifico impietoso. Conferma che <strong>l&#8217;impianto presenta lacune strutturali e funzionali</strong> macroscopiche, in particolare per le emissioni in atmosfera (odori nauseabondi e benzene) e per la gestione degli idrocarburi pesanti che avvelenano i fanghi. Il punto cruciale è che le soluzioni e gli obblighi per risolvere questi problemi erano noti da tempo e persino previsti nell&#8217;AIA del 2022. La chiave ora non è la scoperta, ma l&#8217;implementazione concreta, URGENTE e non più rinviabile di tali prescrizioni. Le indagini mostrano una problematica significativa e gravissima per la qualità dell&#8217;aria all&#8217;interno e nelle immediate vicinanze dell&#8217;impianto.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La consulenza peritale, </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><u><b>pur rendendo forse più difficile contestare un &#8220;disastro ambientale&#8221;</b></u></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in senso stretto, smonta ogni alibi. Le violazioni alle autorizzazioni, alla normativa ambientale e una gestione fallimentare sono evidenti e innegabili. I ritardi nella realizzazione di infrastrutture vitali per l&#8217;efficienza depurativa sono incomprensibili e colpevoli. Le carenze strutturali sollevate dai periti erano note da decenni. La magistratura è intervenuta più volte, sollecitando la realizzazione degli impianti per l&#8217;abbattimento delle emissioni dalle vasche di depurazione. Sarebbe stato sufficiente agire negli ultimi decenni per evitare la grave situazione che ha portato al sequestro giudiziario. Era noto, ad esempio, che le coperture delle vasche, essenziali per convogliamento e deodorizzazione, non erano operative. Le indagini hanno ribadito una pericolosa distanza tra le BAT e le condizioni operative, con l&#8217;impianto privo di fondamentali accorgimenti contro le emissioni diffuse. Ne consegue che i Composti Organici Volatili (VOC) venivano dispersi impunemente in atmosfera, disattendendo completamente le condizioni autorizzative del 2009.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Sono trascorsi tre anni dal sequestro, e ora si attende l’esito dell&#8217;incidente probatorio. Ma nel frattempo, gli industriali hanno annunciato la <strong>decisione di realizzare impianti autonomi con scarichi propri,</strong> abbandonando l&#8217;impianto consortile. Sono scelte già operate, autorizzate dalla Regione e in fase di realizzazione che pongono ormai una grossa ipoteca sul futuro e sulla funzione dell’impianto consortile IAS. Ci chiediamo: è questa una scelta saggia e funzionale e a quale logica è improntata? Quali sono le reali motivazioni dietro questo dietrofront? È lampante che l&#8217;impianto consortile non possa essere utilizzato solo per i reflui civili di Priolo e Melilli, per ragioni sia tecniche che economiche. La soluzione più logica e razionale, sino ad oggi adottata, per la gestione dei reflui industriali, piccoli e grandi, del nostro territorio consiste in un impianto centralizzato che raccoglie tutti i reflui provenienti dai singoli insediamenti industriali e una volta trattati secondo legge, li smaltisce al largo della rada di Augusta tramite una condotta sottomarina di 1800 metri ad una profondità di 35 metri con diffusore terminale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Considerazioni conclusive</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ho vissuto una breve stagione all&#8217;interno di quell&#8217;impianto come Presidente del CdA nel 1998. Ho visto con i miei occhi: l&#8217;impianto era al servizio di alcune utenze industriali che scaricavano i loro reflui tossici al di fuori dei limiti contrattuali senza pretrattamento nell’impianto IAS creando notevoli sofferenze ai microrganismi responsabili del trattamento biologico delle acque reflue che non riuscivano a svolgere efficacemente la loro funzione depurativa. Successivamente e nottetempo, venivano illegalmente smaltiti senza alcuna depurazione. Una pratica conosciuta da gestori e industriali. Tutti ne traevano vantaggi illeciti, finché queste gravi violazioni non furono denunciate alla Procura. <strong>Un processo durato sette anni, concluso per decorrenza dei termini prescrittivi, nonostante gli indagati fossero tutti rei confessi.</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Da questa esperienza, si poteva e si doveva sperare in una nuova etica di responsabilità da parte della classe dirigente delle nuove generazioni. Ma sono passati decenni, e la storia si è ripetuta, in modo ancora più grave. E così, anziché risanare l&#8217;esistente, si cerca oggi una nuova verginità scaricando le responsabilità sul passato. Invece di migliorare l&#8217;impianto IAS, il &#8220;salvataggio di coscienza&#8221; della classe politico-dirigente si traduce in un nuovo futuro frammentato, fatto di tanti impianti autonomi e altrettanti scarichi di reflui, seppur depurati, nella rada di Augusta, senza condotte di allontanamento adeguate.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La continua incapacità di affrontare i problemi ambientali con serietà e trasparenza è un tradimento della fiducia della comunità e una minaccia costante per il futuro del nostro territorio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo momento di crisi profonda deve diventare un catalizzatore per un cambiamento radicale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">È necessario ora un&#8217;attenta assunzione di responsabilità, non solo sul piano legale ma anche etico e gestionale, da parte di tutti gli attori coinvolti. Soltanto attraverso uno sforzo congiunto di cittadini consapevoli, istituzioni efficaci e un&#8217;industria orientata alla sostenibilità potremo impostare un percorso di risanamento credibile e realizzabile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>La tutela del nostro ambiente e la salvaguardia della salute delle future generazioni rappresentano un dovere primario</strong>. Attraverso una gestione trasparente, l&#8217;applicazione rigorosa delle normative vigenti, l&#8217;adozione delle migliori tecnologie disponibili e un costante impegno verso l&#8217;innovazione sostenibile, potremo avviare il recupero del nostro territorio. </span></span></p>
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