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	<title>Augusta-Priolo-Melilli &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Dal G8 al G7 di Taormina l’ambiente in Sicilia in mano a ecomafie</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/05/12/dal-g8-al-g7-di-taormina-l-ambiente-in-sicilia-in-mano-a-ecomafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Catalano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2017 08:14:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Biancavilla]]></category>
		<category><![CDATA[Augusta-Priolo-Melilli]]></category>
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		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[A distanza di otto anni, quando l&#8217;evento si svolse a Siracusa, il 26 e 27 maggio tornano nell&#8217;isola i Capi di Stato delle maggiori potenze economiche del mondo. Sul tavolo gli stessi problemi, che nel frattempo si sono aggravati La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017 La &#8220;lotta ai cambiamenti climatici&#8221; insieme alla &#8220;sostenibilit&#224; ambientale&#8221; &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><em><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">A distanza di otto anni, quando l&rsquo;evento si svolse a Siracusa, il 26 e 27 maggio tornano nell&rsquo;isola i Capi di Stato delle maggiori potenze economiche del mondo. Sul tavolo gli stessi problemi, che nel frattempo si sono aggravati</span></em></strong></span></p>
<p>  <span id="more-9214"></span>  </p>
<p style="margin: 0px 0px 13px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017<br /> </span></span><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;">La &ldquo;lotta ai cambiamenti climatici&rdquo; insieme alla &ldquo;sostenibilit&agrave; ambientale&rdquo;</span></strong></span><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> sono gli impegni che sulla carta, e da decenni,&nbsp; i leader degli Stati pi&ugrave; industrializzati del mondo dichiarano di perseguire, stipulando accordi internazionali e dandosi obbiettivi, di fatto, mai raggiunti e, per la verit&agrave;, irraggiungibili nel quadro di un sistema socio-economico in cui la natura &egrave; considerata mera &ldquo;risorsa&rdquo; da sfruttare e mercificare per il profitto di pochi (il famoso 1%), anzich&eacute; un bene comune.<br /> <strong>Dietro la maschera &ldquo;green&rdquo; da indossare sotto i riflettori mediatici di Taormina</strong>, i sette capi di Stato e di governo tentano invano di nascondere la realt&agrave; delle loro politiche energetiche, che sono al servizio delle lobby industriali e fatte di finanziamenti per decine di miliardi di euro alle centrali da fonti fossili (petrolio, carbone, gas), cio&egrave; alla causa principale di quei cambiamenti climatici che gli stessi leader millantano di voler contrastare. In questa direzione, un chiaro segnale &egrave; dato anche dai recenti sviluppi e dalla progressiva globalizzazione del mercato del GNL (gas naturale liquefatto), su cui l&rsquo;ultimo G7 in Giappone ha confermato le ambizioni dei &ldquo;grandi&rdquo; che verranno ancor meglio definite al prossimo G7 Trasporti di Cagliari. Questo gigantesco business, infatti, sta evidenziando, pi&ugrave; di altri, i grossi interessi degli Stati Uniti come paese esportatore in ascesa, seguito a rimorchio da un&rsquo;Unione europea pronta a diventare &ldquo;mega-hub&rdquo; per lo stoccaggio del metano liquido. Come sta gi&agrave; avvenendo in Sardegna e si programma di fare anche in Sicilia, tutto ci&ograve; significher&agrave; <strong>disseminare di terminal GNL i principali porti mediterranei</strong>, paralizzarli dal traffico costante di navi metaniere, mettere a serio rischio la sicurezza delle popolazioni limitrofe e allontanare ulteriormente la prospettiva di un&rsquo;economia, equa e sostenibile, finalmente libera dall&rsquo;uso dei combustibili fossili e dall&rsquo;inquinamento che ne deriva.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Nel frattempo, i risultati prodotti da tutte queste misure di &ldquo;sicurezza energetica&rdquo;, ancorate al consueto obbiettivo di &ldquo;crescita globale&rdquo;, restano <strong>le continue devastazioni ambientali</strong>, i danni irreversibili alla salute delle popolazioni e le crescenti migrazioni forzate da processi (aumento delle temperature, inondazioni, siccit&agrave;, desertificazione) che stanno rendendo invivibili vaste regioni del pianeta. Emblema di tutti questi fenomeni &egrave; proprio la Sicilia,&nbsp;</span><span style="margin: 0px; color: #808080; line-height: 115%; font-size: 12.5pt;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; text-decoration: none;">oggi</span></span><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #808080;"></span>scelta come sede del G7 sotto la presidenza italiana, ma che gi&agrave; nel 2009 ospit&ograve; il G8 Ambiente, <strong>in un luogo simbolo del volto predatorio del capitalismo: Siracusa</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">E&rsquo; questa, infatti, una delle zone pi&ugrave; devastate in Europa dall&rsquo;industria petrolchimica, e per tale ragione &egrave; annoverata tra le quattro aree siciliane &ldquo;a rischio di crisi ambientale&rdquo; e sito d&rsquo;interesse nazionale per le bonifiche (SIN), accanto a Gela, Milazzo e Biancavilla. Il summit di Siracusa era stato voluto dall&rsquo;allora ministra dell&rsquo;Ambiente Stefania Prestigiacomo, ben conosciuta nel triangolo industriale di Augusta-Priolo-Melilli <strong>per gli affari eco-insostenibili delle sue aziende di famiglia</strong>. In quella occasione, movimenti, comitati territoriali, associazioni e organizzazioni della societ&agrave; civile &ndash; riuniti nel Coordinamento regionale &ldquo;Contro G8&rdquo; &ndash; animarono tre giorni di mobilitazione, tra manifestazione di piazza e forum tematici, con migliaia di partecipanti accorsi da tutta la Sicilia, dal Sud e dal Centro Italia, per contestare la ricetta neoliberista dei potenti con &laquo;proposte concrete, coniugabili con la tutela primaria del pianeta, dell&rsquo;integrit&agrave; dei suoi molteplici equilibri, di tutti i viventi, dell&rsquo;umanit&agrave; tutta e dei suoi diritti fondamentali&raquo;, scrivevano gli organizzatori e le organizzatrici del &ldquo;contro-vertice&rdquo;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>A otto anni da quell&rsquo;evento, le condizioni socio-economiche e ambientali dell&rsquo;Isola sono peggiorate</strong>, nonostante alcuni nefasti progetti &ndash; tra cui un rigassificatore e un nuovo inceneritore proprio nel Siracusano &ndash; siano stati bloccati dalla tenace opposizione sociale ravvivata proprio dalle giornate di &ldquo;contro-vertice&rdquo; G8 nel capoluogo aretuseo. Ancora&nbsp;</span><span style="margin: 0px; color: #808080; line-height: 115%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; text-decoration: none;">oggi</span></span><span style="margin: 0px; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">, la Sicilia, come altre regioni europee e in particolar modo del Sud, continua ad essere terra di rapina per multinazionali, ecomafie, societ&agrave; e comitati d&rsquo;affari rappresentati da una classe politico-clientelare che, da sempre, si nutre del malessere e dell&rsquo;indigenza in cui versa un&rsquo;ampia fascia di popolazione, a partire da quella giovanile.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Discariche e inceneritori, trivelle e deforestazioni, impianti inquinanti e scorie pericolose</strong> sono le minacce pi&ugrave; comuni, per l&rsquo;uomo e per l&rsquo;ambiente, contro le quali le comunit&agrave; resistono, in tutto il mondo, per riaffermare il diritto all&rsquo;autodeterminazione popolare e ad un&rsquo;esistenza libera, dignitosa e in armonia con la natura. E&rsquo; cos&igrave; che dappertutto nascono e si consolidano movimenti popolari in lotta contro piani industriali, speculazioni edilizie, privatizzazioni e opere pubbliche dannose e inutili, se non per le tasche di affaristi, imprese senza scrupoli e loro referenti politici.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Guardando all&rsquo;Italia, in particolare, da nord a sud, uomini e donne si organizzano e tracciano percorsi collettivi di lotta: per <strong>dire basta ai soprusi generati dalla grande industria</strong>, per denunciare la complicit&agrave; delle istituzioni, per fermare la distruzione dei territori, per rivendicare bonifiche e riconversione ecologica delle economie, per rimettere al centro le persone e rifiutare il ricatto occupazionale che contrappone la prospettiva di un reddito, spesso precario e senza tutele, al diritto a vivere in un ambiente sano, pulito e sicuro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>L&rsquo;appuntamento del G7 di Taormina</strong>, per tutte queste realt&agrave; e soggettivit&agrave;, della Penisola come del resto d&rsquo;Europa, <strong>pu&ograve; rappresentare un&rsquo;importante occasione</strong> per sviluppare e rafforzare legami tra i territori, per aprire canali di scambio e confronto tra pratiche ed esperienze diverse e comuni, per costruire ponti di solidariet&agrave; attiva e tracciare sentieri condivisi, manifestando insieme, ancora una volta, in faccia ai potenti della terra e alla loro agenda, che un&rsquo;alternativa a questo stato di cose &egrave; necessaria e stiamo gi&agrave; lavorando a realizzarla. <br /> </span></p>
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