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	<title>Regione Siciliana &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Aug 2026 12:19:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Ciane-Saline. Nuovo esposto-denuncia e richieste di sequestro del Comitato Parchi contro il degrado della Riserva</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/04/ciane-saline-nuovo-esposto-denuncia-e-richieste-di-sequestro-del-comitato-parchi-contro-il-degrado-della-riserva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 12:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Riserva marina protetta]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Parchi]]></category>
		<category><![CDATA[Riserva Naturale Orientata del Fiume Ciane]]></category>
		<category><![CDATA[abusivismo edilizio]]></category>
		<category><![CDATA[on. g. carta]]></category>
		<category><![CDATA[Corte dei Conti]]></category>
		<category><![CDATA[Procura della Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[riserva saline]]></category>
		<category><![CDATA[Libero Consorzio Provinciale SR]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Comitato Parchi di Siracusa, insieme ai propri soci e legali, ha formalizzato una nuova e urgente integrazione di esposto-denuncia penale e amministrativa, inserendosi in un percorso di denunce avviato già nell&#8217;agosto e nel settembre del 2025 e proseguito con l&#8217;audizione del 29 ottobre dello stesso anno presso la IV Commissione dell&#8217;Assemblea Regionale Siciliana. Nonostante &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato Parchi di Siracusa, insieme ai propri soci e legali, ha formalizzato una <strong>nuova e urgente integrazione di esposto-denuncia penale e amministrativa</strong>, inserendosi in un percorso di <strong>denunce</strong> avviato già nell&#8217;<strong>agosto </strong>e nel <strong>settembre del 2025</strong> e proseguito con <strong>l&#8217;audizione del 29 ottobre </strong>dello stesso anno presso la IV Commissione dell&#8217;Assemblea Regionale Siciliana. Nonostante oltre un anno di segnalazioni dettagliate, materiale fotografico e la partecipazione propositiva ai tavoli tecnici con il Libero Consorzio Comunale, quest&#8217;ultimo viene accusato di non aver posto in essere alcuna azione concreta di tutela, riducendo il confronto istituzionale a una sterile finzione procedurale.</p>
<p>Al centro della denuncia vi è il <strong>drammatico stato di degrado in cui versa la Riserva Naturale Orientata del Fiume Ciane e delle Saline di Siracusa</strong>, un&#8217;area di eccezionale valore naturalistico vincolata come ZSC e ZPS che ospita l&#8217;unica stazione autoctona europea di papiro fluviale e un cruciale habitat per l&#8217;avifauna migratoria. L&#8217;assenza di manutenzione sull&#8217;asta fluviale, ferma dal 1992, sta soffocando i rizomi del papiro sotto la cannuccia di palude e fitte patine vegetali, mentre la mancata riparazione dell&#8217;argine costiero a mare ha provocato l&#8217;ingresso incontrollato dell&#8217;acqua marina, alterando irreversibilmente la salinità dei bacini salmastri.</p>
<p>A questo disastro ecologico si somma un <strong>dilagante e incontrollato abusivismo edilizio e demaniale</strong>, caratterizzato dalla realizzazione ex novo di pontili, approdi artificiali e varchi non autorizzati sia nella Zona A di riserva integrale che nella Zona B di preriserva, oltre a un&#8217;invasione di natanti e mezzi a motore che generano un continuo moto ondoso responsabile del progressivo franamento degli argini e dell&#8217;asfissia delle acque, danneggiando perfino le storiche e sostenibili attività di allenamento dei canoisti locali.</p>
<p>Alla luce di questo scenario, <strong>il documento indirizza richieste d&#8217;intervento specifiche e differenziate alle varie autorità competenti </strong>affinché ciascuna eserciti le proprie prerogative.</p>
<p>Alla <strong>Procura della Repubblica</strong> presso il Tribunale di Siracusa si richiede di disporre immediati accertamenti di polizia giudiziaria sulla regolarità urbanistica ed edilizia di approdi, pontili e manufatti alle foci del Ciane e dell&#8217;Anapo e in Via Elorina, di verificare le responsabilità legate alla riduzione del personale della Polizia Provinciale addetto al controllo della riserva, di procedere con l&#8217;urgente sequestro preventivo dei manufatti e delle imbarcazioni abusive e di valutare profili di responsabilità penale per omissione di atti d&#8217;ufficio a carico dei dirigenti dell&#8217;Ente Gestore.</p>
<p>Alla <strong>Procura Regionale della Corte dei Conti</strong> viene chiesto di aprire un fascicolo d&#8217;indagine per il manifesto danno erariale ed ambientale legato allo spreco di fondi FESR su opere prive di utilità ecologica e all&#8217;omessa repressione degli abusi.</p>
<p>All&#8217;<strong>Assessorato Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica</strong> si domanda di avviare un&#8217;immediata attività ispettiva sull&#8217;operato del Libero Consorzio e sulla carenza di personale di vigilanza, valutando l&#8217;adozione di sanzioni o poteri sostitutivi e commissariali per grave inefficienza e inerzia amministrativa.</p>
<p>Infine, si sollecita l&#8217;onorevole <strong>Giuseppe Carta</strong>, in qualità di presidente della IV Commissione Legislativa dell&#8217;ARS, a disporre con la massima urgenza una convocazione istituzionale alla presenza dell&#8217;Assessore regionale competente, del commissario del Libero Consorzio e delle associazioni ambientaliste, con l&#8217;obiettivo di fare luce sull&#8217;inefficacia dei tavoli tecnici e sulle incongruenze del progetto di valorizzazione da cinquemilioni e mezzo di euro.</p>
<p>IL TESTO DELL’ESPOSTO</p>
<p><em>OGGETTO: Nuova ed urgente integrazione di esposto-denuncia penale ed amministrativa – memoria sulle eccezionali valenze naturalistiche, denuncia di abusi reiterati, sperpero di fondi pubblici e sollecito di repressione dei reati ambientali ed urbanistici con sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) richiesta ispezione ee.ll.</em></p>
<p>Il Comitato Parchi di Siracusa, unitamente ai soci e ai legali dell&#8217;associazione, rassegna formale atto di integrazione e denuncia in continuità con le denunce inoltrate a partire da agosto e settembre 2025 e con l&#8217;Audizione n. 195 del 29 ottobre 2025 dinanzi alla IV Commissione ARS.</p>
<p>È ormai oltre un anno che il Comitato Parchi esprime con assoluta chiarezza la propria ferma denuncia, inviando un&#8217;imponente rassegna fotografica e informative dettagliate raccolte dai propri soci, oltre a partecipare con spirito propositivo ai tavoli tecnici presso il Libero Consorzio Comunale. Tali incontri avrebbero dovuto stimolare l&#8217;Ente Gestore ad un&#8217;azione concreta di tutela; al contrario, si sono tradotti in una finzione procedurale usata come sterile foglia di fico.</p>
<ol>
<li>LE ECCEZIONALI VALENZE NATURALISTICHE DELLA R.N.O.: UN</li>
</ol>
<p>UNICUM BOTANICO ED ORNITOLOGICO IN AGONIA</p>
<p>Per comprendere la gravità delle condotte tollerate dall&#8217;Ente Gestore, si ribadisce l&#8217;eccezionalità della Riserva Naturale Orientata &#8220;Fiume Ciane e Saline di Siracusa&#8221;, vincolata come ZSC/ZPS (ITA090006):</p>
<ul>
<li>La Culla Europea del Cyperus papyrus L.: Le sorgenti gemelle (Pisma e Pismotta) ed il corso del Ciane ospitano l&#8217;unica stazione autoctona europea di papiro fluviale, celebrazione secolare della letteratura botanica e risorsa storico-paesaggistica inestimabile. L&#8217;assenza di manutenzione dell&#8217;asta fluviale dal 1992 ha fatto sì che la cannuccia di palude (Phragmites australis) ed estese patine vegetali soffocassero i rizomi del papiro, riducendo il deflusso acqueo a condizione stagnante.</li>
<li>Le Saline e l&#8217;Avifauna Migratoria: I bacini salmastri costituiscono un&#8217;area umida costiera d&#8217;importanza internazionale per la sosta, lo svernamento e la nidificazione degli uccelli migratori e dei limicoli. La rottura dell&#8217;argine costiero a mare, mai riparato dal Consorzio, ha consentito l&#8217;ingresso incontrollato dell&#8217;acqua marina, alterando la salinità dei bacini e distruggendo l&#8217;habitat trofico dell&#8217;avifauna.</li>
</ul>
<ol>
<li>CIRCOSTANZE DI FATTO: INVASIONE DI NATANTI, CREAZIONE DI PONTILI, SPECULAZIONE ED OSTACOLO AGLI SPORTIVI</li>
</ol>
<p>Nonostante la catena di denunce e l&#8217;evidenza dei danni, l&#8217;abusivismo nella Zona A (Riserva Integrale) e nella Zona B (Preriserva) non si è mai fermato, registrando in questo mese un ulteriore ed inaccettabile peggioramento:</p>
<ul>
<li>Nuovi Pontili e Porto Abusivo Permanente: Sono giunte precise segnalazioni che indicano la creazione ex novo di pontili ed approdi artificiali in piena Zona A e B della Riserva Naturale. L&#8217;invasione dei natanti e mezzi a motore da diporto è persino aumentata come se nulla fosse accaduto, consolidando un porto abusivo ed un&#8217;attività di locazione e stazionamento barche che si teme priva di qualsiasi autorizzazione.</li>
<li>Uso Spregiudicato ed Erosione degli Argini: Si assiste al taglio selvaggio della vegetazione ripariale ed al livellamento meccanico del terreno. L&#8217;uso spregiudicato delle sponde ed il continuo moto ondoso causato dai motori provocano il franamento progressivo degli argini fluviali e rendono le acque visibilmente oleose, asfittiche e maleodoranti.</li>
<li>Mancato Accertamento della Regolarità Edilizia ed Urbanistica: Nessun concreto sviluppo appare essere stato avviato dagli organi preposti per verificare la regolarità edilizia alle foci del Ciane ed Anapo e lungo il canale Grimaldi. Sia nella Zona A gestita ed affidata al Consorzio (ex Provincia) che nella Zona B di competenza comunale, continuano ad essere mantenuti varchi abusivi, recinzioni, cancelli e corsie per trattori e carrelli nautici sulla battigia.</li>
<li>Disturbo all&#8217;Attività Sportiva Storica: Questo caos deregolamentato ed abusivo è arrivato perfino a disturbare il pacifico e decennale allenamento dei canottieri e dei canoisti della vicina società sportiva locale, di grande tradizione sportiva e che ha formato centinaia di atleti canoisti e canottieri siracusani e non, i quali da decenni usufruiscono in modo sostenibile e silenzioso del fiume, trovandosi oggi ostacolati dalle manovre e dal moto ondoso delle imbarcazioni a motore abusive.</li>
</ul>
<p>ISTANZE E RICHIESTE FORMALI</p>
<p>Il Comitato Parchi di Siracusa, a firma del suo Presidente pro tempore,</p>
<p>CHIEDE ED INVITA</p>
<ol start="2">
<li>All&#8217;On. Avv. Giuseppe Carta (Presidente della IV Commissione ARS): Di voler disporre con d&#8217;urgenza un&#8217;opportuna e immediata convocazione della Commissione Legislativa dell&#8217;ARS, alla presenza dell&#8217;Assessore Regionale per il Territorio e l&#8217;Ambiente, del Commissario del Libero Consorzio Dott. Giansiracusa e delle associazioni ambientaliste, per smascherare il fallimento del tavolo tecnico ed esaminare l&#8217;incongruenza del progetto da 5,5 milioni di euro.</li>
<li>Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa: Disporre immediati ed esaustivi accertamenti di polizia giudiziaria sulla regolarità urbanistica, demaniale ed edilizia degli approdi, dei pontili e dei manufatti realizzati alle foci del Ciane/Anapo ed in Via Elorina (Zona A e B). Accertamenti ripetutamente richiesti senza apparente efficacia. È notizia che perfino dall’Ente Gestore sono state ridotte le risorse umane per il controllo della Riserva impedendo il pieno utilizzo del corpo della Polizia Provinciale, risorse per conoscere le quali, le mansioni, il numero, i responsabili funzionari, i dirigenti e gli ordini di servizio, questo Comitato farà separata istanza di accesso.</li>
</ol>
<p>Dare immediato corso alla compressione e repressione dei reati urbanistici ed ambientali in atto, disponendo il SEQUESTRO PREVENTIVO D&#8217;URGENZA (Art. 321 c.p.p.) di tutti i pontili abusivi, delle imbarcazioni stazionate, dei varchi d&#8217;accesso non autorizzati e dei manufatti realizzati in Zona A e B della Riserva.</p>
<p>Verificare i profili di responsabilità penale ex art. 328 c.p. (Omissioni di Atti d&#8217;Ufficio) a carico dei funzionari e dirigenti dell&#8217;Ente Gestore.</p>
<ol start="4">
<li>Alla Procura Regionale della Corte dei Conti: Aprire un fascicolo d&#8217;indagine per il manifesto danno erariale ed ambientale derivante dallo spreco di fondi FESR su opere prive di utilità ecologica e dall&#8217;omessa tutela e sanzione degli abusi demaniali.</li>
<li>All&#8217;Assessorato Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica:</li>
</ol>
<p>Avviare un&#8217;immediata attività ispettiva e di vigilanza amministrativa sull&#8217;operato del Libero Consorzio Comunale di Siracusa relativamente all&#8217;esercizio delle funzioni di gestione della Riserva e alla palese carenza/riduzione delle risorse umane impiegate e destinate ai servizi di controllo e Polizia Provinciale.</p>
<p>Valutare l&#8217;adozione di provvedimenti sanzionatori e/o l&#8217;esercizio dei poteri sostitutivi e commissariali previsti dall&#8217;ordinamento regionale nei confronti dell&#8217;amministrazione del Libero Consorzio per grave inefficienza, inerzia amministrativa e lesione dell&#8217;interesse pubblico primario alla tutela del patrimonio demaniale ed ambientale della Regione.</p>
<p>Si congeda il presente atto con espressa riserva di produrre un dossier sulla gestione quarantennale deficitaria ed omissiva dell’Ente Gestore, ed ulteriore materiale fotografico e testimoniale.</p>
<p>Carmelo Iapichino</p>
<p>COMITATO PER I PARCHI E PER LA VALORIZZAZIONE ED IL RECUPERO URBANISTICO DEL PATRIMONIO AMBIENTALE, ARCHEOLOGICO E PAESAGGISTICO</p>
<p>DELLA CITTÀ DI SIRACUSA “Santi Luigi Agnello” “Ettore Di Giovanni</p>
<p>(Per il Comitato Parchi di Siracusa)</p>
<p>Presidente pro tempore –</p>
<p>Avv. Corrado V. Giuliano &#8211;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Convertire l&#8217;Ias costa: chi pagherà il disavanzo?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/07/27/convertire-lias-costa-chi-paghera-il-disavanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 18:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Aretusacque]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[r. schifani]]></category>
		<category><![CDATA[IAS]]></category>
		<category><![CDATA[aretusacque]]></category>
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					<description><![CDATA[CABINA DI REGIA ISTITUITA DA SCHIFANI PER CONVERTIRE IAS IN DEPURATORE CIVILE. I DUBBI SUL PROGETTO Dopo oltre due anni di silenzio, il presidente della Regione Renato Schifani è tornato ad occuparsi dell&#8217;Ias istituendo con proprio decreto dello scorso 14 luglio una Cabina di regìa per affrontare con una governance condivisa la fase di transizione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CABINA DI REGIA ISTITUITA DA SCHIFANI PER CONVERTIRE IAS IN DEPURATORE CIVILE. I DUBBI SUL PROGETTO</p>
<p>Dopo oltre due anni di silenzio, il presidente della Regione Renato Schifani è tornato ad occuparsi dell&#8217;Ias istituendo con proprio decreto dello scorso 14 luglio una Cabina di regìa per affrontare con una governance condivisa la fase di transizione che si apre con il distacco delle grandi industrie (Grandi Utenti) dal depuratore consortile. Ne fanno parte i vertici di Ias, di AretusAcque, i sindaci di Siracusa, Priolo e Melilli, il presidente dell&#8217;Associazione degli industriali di Siracusa, il commissario liquidatore del Consorzio Asi. A presiederla è il dirigente generale del Dipartimento regionale Acqua. L&#8217;obiettivo è quello di convertire il &#8220;gigante&#8221; della depurazione industriale in polo dei reflui civili, coerentemente con l&#8217;orientamento espresso dallo stesso Schifani nel giugno del 2024, dopo aver preso atto della decisione dei Grandi Utenti di dotarsi di propri depuratori.</p>
<p>L&#8217;istituzione di un tavolo tecnico e operativo con tutti, o quasi, i soggetti interessati è un passo avanti nella tormentata vicenda Ias, anche se i due anni di inerzia della Regione, che è proprietaria dell&#8217;impianto, possono complicare l&#8217;attuazione del progetto.</p>
<p>Il primo problema è la durata della transizione, che avrà inizio, come detto, dal momento in cui (entro l&#8217;anno probabilmente) i Grandi Utenti cesseranno di conferire i reflui industriali nel depuratore Ias e terminerà con il convogliamento degli scarichi civili di Siracusa, Floridia e Solarino dal depuratore di Canalicchio a quello dell&#8217;Ias.  Convogliamento che sarà possibile effettuare solo dopo l&#8217;esecuzione di notevoli interventi di manutenzione per rifunzionalizzare la condotta Ciana. Tempi previsti, non meno di due anni, sempreché la Regione si accolli il relativo costo.</p>
<p>Nel frattempo le entrate dell&#8217;IAS crolleranno, venendo a mancare i proventi dei Grandi Utenti che ammontano a 12/13 milioni l&#8217;anno a fronte di un costo generale annuo di gestione di 19/20 milioni. Come si coprirà questa voragine finanziaria?</p>
<p>Dopo l&#8217;apertura della condotta Ciana, i reflui di Siracusa, Floridia e Solarino saranno dirottati nel depuratore di Priolo facendo incrementare le entrate dell&#8217;IAS. Di quanto? Di 6,2 milioni, secondo una fonte di AI. Non siamo in grado di dire, non avendo i necessari elementi di conoscenza, se (e di quanto) i costi generali di Ias diminuiranno senza il trattamento dei reflui industriali. Per effetto delle nuove entrate il disavanzo si ridurrà da 12/13 milioni a 6/7 milioni l&#8217;anno. Come lo si azzera? Non certo con un forte aumento delle tariffe a carico dei comuni che si tradurrebbe in aumento delle bollette per i cittadini, ipotesi, questa, seccamente respinta dai sindaci.</p>
<p>Con la conversione dell&#8217;Ias in Hub della depurazione civile si renderà necessario ridisegnare l&#8217;assetto produttivo dell&#8217;impianto che potrebbe impattare sui livelli di occupazione, in particolare sugli addetti alla depurazione industriale che però potrebbero essere assorbiti, è solo una nostra congettura, dai Grandi Utenti per il funzionamento dei loro depuratori.</p>
<p>Come si vede, sempreché la nostra analisi sia corretta, il quadro presenta parecchie incognite: spetterà alla Cabina di regia, che conosce tutti gli elementi di contesto e ha la competenza necessaria, trovare le soluzioni più appropriate per il futuro dell&#8217;Ias.</p>
<p>Oltre al problema della sostenibilità economica del progetto, c&#8217;è un problema di fattibilità tecnica. Si calcola che l&#8217;ottanta per cento circa dei volumi di acqua trattati dall&#8217;IAS provenga dai Grandi Utenti. Quali saranno le ripercussioni tecniche dopo che questi ultimi si staccheranno dal depuratore?</p>
<p>Il ruolo di AretusAcque. La convenzione tra Ati (assemblea territoriale idrica formata dai sindaci) e AretusAcque prevede il graduale inserimento della gestione dell&#8217;impianto Ias nel perimetro del Piano d&#8217;ambito attraverso il collettamento degli scarichi urbani nel depuratore consortile di Priolo.</p>
<p>Infine, due parole sull&#8217;utilizzo dei 9 milioni stanziati due anni fa dalla Regione &#8220;per la sicurezza dell&#8217;impianto Ias&#8221;, cioè per adeguarlo alle prescrizioni previste dall&#8217;Aia (autorizzazione integrata ambientale). Per la verità di questa autorizzazione, che risale al 2022, si sono perse le tracce e comunque riguarda un assetto produttivo basato fondamentalmente sui conferimenti dei reflui industriali e quindi in via di superamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nessun rimpasto, solo tanti avvisi: lo strano caso della giunta Schifani</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/27/nessun-rimpasto-solo-tanti-avvisi-lo-strano-caso-della-giunta-schifani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
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					<description><![CDATA[I giorni che (non) sconvolgeranno la Sicilia. Più che la Sicilia (non) sconvolgeranno il governo siciliano, al cui vertice c&#8217;è il forzista Renato Schifani, il quale da Palazzo d&#8217;Orlean fa filtrare una di quelle parole che al solo sentirla fa tremare le vene ai polsi della politica: questione morale. Accipicchia. &#8220;Questione non secondaria per il &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I giorni che (non) sconvolgeranno la Sicilia. Più che la Sicilia (non) sconvolgeranno il governo siciliano, al cui vertice c&#8217;è il forzista Renato Schifani, il quale da Palazzo d&#8217;Orlean fa filtrare una di quelle parole che al solo sentirla fa tremare le vene ai polsi della politica: questione morale. Accipicchia. &#8220;Questione non secondaria per il governatore&#8221; perché, dice, sta mettendo in ombra (ammesso che qualcuno li abbia visti) i risultati economico-finanziari raggiunti.</p>
<p>Da dove cominciamo per stabilire l&#8217;inizio della questione morale che sta offuscando le magnifiche sorti e progressive del governo targato Forza Italia, Fratelli d&#8217;Italia, Lega, Dc e altri?</p>
<p>Senza andare lontano, cominciamo dall&#8217;assessore leghista Luca Sammartino, coinvolto in serie vicende giudiziarie. Dopo di lui vengono i due assessori Dc, Andrea Messina e Nuccia Albano, costretti a dimettersi a causa dell&#8217;inchiesta giudiziaria in cui è rimasto impigliato Totò Cuffaro.</p>
<p>Poi è toccato a Gaetano Galvagno, uomo di punta di FdI in Sicilia, presidente dell&#8217;Assemblea regionale, accusato di peculato, falso e truffa. L&#8217;ultimo rinvio a giudizio per corruzione è toccato all&#8217;assessora al Turismo Elvira Amata. Stavo dimenticando l&#8217;onorevole Michele Mancuso di FI, posto agli arresti domiciliari per corruzione.</p>
<p>A far scattare l&#8217;allarme in FdI è stato il rinvio a giudizio dell&#8217;assessora Amata, tanto da consigliare ad Arianna Meloni e Giovanni Donzelli di fare un salto in Sicilia per mettere un po&#8217; d&#8217;ordine. Inviteranno Elvira Amata e Gaetano Galvagno a dimettersi? Neanche a parlarne. Perché altrimenti, fa capire il commissario in Sicilia di FdI, Luca Sbardella, cadrebbe anche la testa di Sammartino e chissà che altro. Inoltre le eventuali dimissioni di Galvagno, eletto dall&#8217;Assemblea, potrebbero provocare la chiusura anticipata della legislatura.</p>
<p>Chi deve capire, capisca. Parlare di rimpasto oggi è un errore, aggiunge Sbardella, visto che abbiamo importanti elezioni amministrative alle porte e dobbiamo occuparci delle liste. Ma almeno le nomine degli addetti agli uffici di gabinetto che stanno tanto a cuore a Schifani si possono fare? &#8220;Mi sembrano dettagli&#8221;, taglia corto Sbardella.</p>
<p>Par di capire che per FdI la soluzione migliore, parafrasando il Gattopardo, sia non cambiare nulla se vuoi che tutto resti com&#8217;è. Altro che Prima Repubblica.</p>
<p>A questo punto devo fare due precisazioni. La prima è che ritengo FdI un partito con tante persone perbene che credono nei valori della legalità. La seconda è che, se si crede nei principi del garantismo contenuti nella Costituzione, si è innocenti fino a quando non c&#8217;è una sentenza definitiva di condanna.</p>
<p>Tuttavia quando si hanno ruoli importanti nelle istituzioni un passo indietro non è una prova di debolezza. E poi Giorgia Meloni quando era all&#8217;opposizione del garantismo se ne infischiava.</p>
<p>Un&#8217;ultima precisazione: di governi regionali che trasudano immobilismo e trasmettono una sensazione di basso impero ne ho visti tanti, ma come questo. . .</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IAS. SERVE LA MOBILITAZIONE PER STANARE LA REGIONE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/26/ias-serve-la-mobilitazione-per-stanare-la-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Urso/Pichetto Fratin]]></category>
		<category><![CDATA[reflui civilie industriali]]></category>
		<category><![CDATA[ssessore Cordaro]]></category>
		<category><![CDATA[petrolchimico]]></category>
		<category><![CDATA[depuratore consortile ias]]></category>
		<category><![CDATA[Aia]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente Schifani]]></category>
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					<description><![CDATA[Prendo spunto dal ben argomentato intervento di Pippo Ansaldi sull&#8217;Ias  per mettere, ancora una volta,  in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne  difficile la  riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti. Primo fatto.  A giugno del 2024 il presidente della Regione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Prendo spunto dal ben argomentato intervento di <strong>Pippo Ansaldi sull&#8217;Ias </strong> per mettere, ancora una volta,  in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne  difficile la  riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Primo fatto</strong>.  A <strong>giugno del 2024 il presidente della Regione Schifani</strong>, dopo aver consultato i rappresentanti delle grandi industrie (grandi utenti)  e i sindaci dell&#8217;area industriale,  comunica ufficialmente la decisione di <strong>destinare l&#8217;impianto Ias alla depurazione dei  reflui civili</strong> di Priolo e Melilli e dei reflui industriali delle piccole aziende (piccoli utenti). Propone inoltre di conferire nell&#8217;Ias i reflui urbani di Siracusa, Floridia e Solarino.  Con questa decisione  la Regione,  proprietaria del depuratore di Priolo, non solo modifica radicalmente la strategia pubblica della depurazione nel Petrolchimico, ma chiude la fase successiva al sequestro dell&#8217;impianto (luglio 2022) nella quale l&#8217;attenzione generale era concentrata sugli interventi strutturali per metterlo a norma.  <strong>Emblematica</strong> a tale proposito la <strong>dichiarazione rilasciata dall&#8217;assessore regionale al Territorio e all&#8217;Ambiente, Totò Cordaro</strong>, subito  dopo il rilascio dell&#8217;Autorizzazione integrata ambientale (Aia): &#8220;<em>Il nostro atto permette di scongiurare il blocco produttivo del Petrolchimico e al contempo pretende l&#8217;adeguamento della struttura alle prescrizioni più elevate in materia</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">L&#8217;altro elemento significativo  è l&#8217;emissione (<strong>settembre 2023</strong> ) del <strong>decreto Urso/Pichetto Fratin</strong>  che definisce le misure per il bilanciamento tra le esigenze della produzione, dell&#8217;occupazione e della tutela ambientale. Il decreto all&#8217;articolo 4 individua la Regione  come &#8220;<em>soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie per ottemperare alle prescrizioni dell&#8217;Aia</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"> Il decreto  viene successivamente disapplicato dai magistrati  facendo decadere gli obblighi posti a carico della Regione.  <strong>Dell&#8217;Aia si perde ogni traccia</strong>, forse  perché la <strong>procuratrice capo del tribunale di Siracusa</strong>  dichiara a Report che essa &#8220;<em>ha profili di illegittimità</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"><strong>Sia la &#8220;sparizione&#8221; dell&#8217;Aia che la disapplicazione del decreto Urso/Pichetto Fratin hanno l&#8217;effetto di liberare la Regione dall&#8217;onere di mettere a norma il depuratore</strong>. Manna caduta dal cielo per il presidente Schifani, il quale  approfitta della nuova situazione per spostare l&#8217;asse della depurazione pubblica dai reflui industriali a quelli civili, lasciando campo libero alle industrie private, le quali per la verità sono state spinte ad allestire propri depuratori dal rischio di chiusura del depuratore Ias  per disastro ambientale aggravato  e quindi del blocco produttivo.</div>
<div dir="ltr">Il cambio di strategia deciso dal presidente della Regione e la scelta delle grandi industrie di dotarsi di propri depuratori modificano profondamente il contesto in cui opera il depuratore Ias e ne mettono a rischio l&#8217;esistenza.  Su questo punto <strong>la riflessione della politica e dei sindacati è stata carente</strong>.  Anzi, qualche sindaco e qualche sindacalista non hanno esitato ad assecondare questo processo.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Secondo fatto.</strong> Il presidente Schifani , come già accennato, propone di dirottare i reflui civili dei comuni di Siracusa Floridia e Solarino dal depuratore Canalicchio all&#8217; Ias, che già depura i reflui di Melilli e Priolo. Si tratta di una proposta generica, che richiede tempi lunghi e rilevanti risorse finanziarie. A distanza di quasi due anni (giugno 2024 aprile 2026) <strong>non c&#8217;è neanche l&#8217;accenno a un progetto</strong>, a uno studio di fattibilità: solo chiacchiere in libertà.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Terzo fatto</strong>. Non è detto che il convogliamento dei reflui da Canalicchio all&#8217;Ias, ammesso che si faccia, eviti la chiusura del depuratore consortile, tenuto conto che da qui a qualche mese  le grandi industrie depureranno i reflui  avvalendosi dei propri impianti e conseguentemente smetteranno di conferirli nell&#8217; Ias.</div>
<div dir="ltr">Senza  questi conferimenti  l&#8217;Ias  avrebbe una capacità depurativa sovradimensionata e probabilmente  non sarebbe in grado di sopportare i notevoli oneri finanziari, non potendo più contare sui canoni pagati dai grandi utenti.  Da ciò deriverebbe un aumento notevole del costo medio  della depurazione in quanto i costi fissi verrebbero scaricati   su una platea ridotta di utenti  e su un apporto notevolmente inferiore  di reflui. <strong><span class="userformat1"><span style="background: white;">È </span></span>da escludere che sindaci di Siracusa, Floridia e Solarino  accettino di convogliare nel depuratore Ias i  reflui urbani ad un tariffa superiore a quella attuale</strong>.</div>
<div>In questo quadro, i margini di intervento  non sono molti e a far aumentare le preoccupazioni  contribuisce la <strong>latitanza del governo regionale</strong> da cui dipendono i progetti e i finanziamenti per salvare il salvabile. Per stanare la Regione, <strong>serve la mobilitazione</strong> dei sindacati, dei sindaci, dei parlamentari, delle forze politiche su obiettivi chiari e tempi certi. I fatti dimostrano che il governo regionale non si è attivato per salvare l&#8217;Ias e che non ha  ancora  un&#8217;idea sul cosa fare.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Sul cancello del Musciarà, una sentenza sbilanciata. Compressi i diritti della collettività (il commento dell’avv. Corrado Giuliano)</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/19/sul-cancello-del-musciara-una-sentenza-sbilanciata-compressi-i-diritti-della-collettivita-il-commento-dellavv-corrado-giuliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:18:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[In sostanza, come ha detto sin dalla prima ora l’attivista ambientalista Giorgio Nanì La Terra (Associazione Love Arenella), la sentenza del Tar Catania del 25 marzo scorso &#8211; che annulla l’ordine della Regione Siciliana di rimuovere il cancello d’ingresso al resort Musciarà (Porto Piccolo) e un successivo provvedimento della Capitaneria di Porto – più che &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In sostanza, come ha detto sin dalla prima ora l’attivista ambientalista <strong>Giorgio Nanì La Terra (Associazione Love Arenella)</strong>, <strong>la sentenza del Tar Catania del 25 marzo scorso</strong> &#8211; che annulla l’ordine della Regione Siciliana di rimuovere il cancello d’ingresso al <strong>resort Musciarà</strong> (Porto Piccolo) e un successivo provvedimento della <strong>Capitaneria di Porto</strong> – più che un punto a favore della <strong>società L’Una</strong>, proprietaria della struttura ricettiva, che aveva presentato ricorso, è una <strong>severa stroncatura dell’operato di Regione e Capitaneria. </strong></p>
<p><strong>Questa in estrema sintesi la premessa</strong>. La società ricorrente è titolare della concessione demaniale marittima (n. 10/2004) per lo stabilimento balneare annesso al resort dello Sbarcadero. Il titolo concessorio prevede la presenza di un cancello d&#8217;ingresso all&#8217;area che avrebbe dovuto essere carraio e in legno, ma che è stato poi realizzato come pedonale in ferro. Nel 2010 la Capitaneria di Porto (nota n.7774) ne aveva regolato gli orari di apertura/chiusura, bilanciando l&#8217;accesso pubblico alla battigia con la tutela della proprietà privata adiacente.</p>
<p>Nell&#8217;ottobre 2025, a seguito della circolare regionale n. 4196/2025 sul divieto di tornelli e delimitazioni sugli stabilimenti balneari, la Regione ha ingiunto la rimozione del cancello, e di conseguenza la Capitaneria ha revocato la propria regolamentazione del 2010.</p>
<p><strong>Il TAR ha annullato entrambi i provvedimenti, </strong>ritenendo che, essendo il titolo concessorio del 2004 ancora ‘<em>valido ed efficace</em>’, la Regione, al più, avrebbe potuto pretendere il ripristino dello stato dei luoghi conforme alla concessione (cancello carraio in legno) (così inizialmente richiesto con una diffida del 29 agosto scorso) oppure, come richiesto da tempo dagli ambientalisti, in maniera risolutiva, attivare un procedimento di autotutela con l’annullamento d&#8217;ufficio o la revoca della concessione (con coinvolgimento del privato e bilanciamento degli interessi).</p>
<p>La Capitaneria invece sarebbe intervenuta inopportunamente per una serie di motivazioni giuridiche che non ripercorriamo.</p>
<p><strong>Da tali considerazioni la condanna di Regione e Capitaneria al pagamento delle spese di lite</strong>, liquidate in <strong>3.500 euro</strong>, e “<em>per i cittadini, soprattutto per chi ha denunciato negli anni le irregolarità riconosciute dallo stesso Tar, oltre il danno la beffa</em>” commenta La Terra, pronto a una nuova denuncia per le omissioni perpetrate nel tempo da Capitaneria e Polizia municipale.</p>
<p><strong>Ne abbiamo discusso con l’avv. Corrado Giuliano.</strong></p>
<p>“La sentenza, pur ineccepibile sul piano ‘tecnico’, a mio giudizio appare sbilanciata nel delicato equilibrio tra tutela dell&#8217;affidamento del concessionario e tutela del diritto collettivo all&#8217;accesso al mare.</p>
<p>La sentenza si apre infatti con una <strong>ricostruzione ampia e apprezzabile del demanio marittimo come &#8220;<em>bene di appartenenza collettiva</em>&#8220;,</strong> richiamando gli artt. 2, 9 e 42 della Costituzione, le Sezioni Unite del 2011, il C.G.A. n. 990/2022 e una copiosa giurisprudenza sulla libera fruizione del mare come diritto fondamentale della personalità. Tuttavia, <strong>dopo questa solenne premessa, il collegio finisce per svuotarla di effettività concreta</strong>, facendo prevalere un&#8217;impostazione rigorosamente procedimentalista che antepone la forma dell&#8217;autotutela alla tutela sostanziale del bene collettivo.</p>
<p>Se davvero il libero accesso alla battigia è un &#8220;<strong><em>diritto pubblico soggettivo erga omnes</em></strong>&#8220;, come il TAR stesso ricorda citando il TAR Calabria, non si comprende perché tale diritto debba soccombere di fronte alla necessità di attivare un procedimento di secondo grado, quando la situazione antigiuridica &#8211; ossia la presenza di un varco che ostacola di fatto l&#8217;accesso &#8211; è conclamata e acclarata dagli stessi sopralluoghi.</p>
<p><strong>Il collegio liquida con eccessiva disinvoltura le normative sopravvenute</strong> rispetto alla concessione del 2004 che impongono &#8220;<em>la costante presenza di varchi per il libero e gratuito accesso e transito</em>&#8221; alla battigia, normative a cui la passata concessione dovrebbe conformarsi senza necessità di un formale intervento in autotutela. La tesi secondo cui l&#8217;amministrazione debba necessariamente passare per l&#8217;annullamento o la revoca formale prima di ordinare la rimozione rischia di ingessare l&#8217;azione amministrativa e di consentire al concessionario di <strong>prolungare sine die una situazione di fatto contra legem.</strong> Inoltre lo stesso Tar ammette che il cancello realizzato non corrisponde a quello autorizzato. Si tratta di una difformità sostanziale, non meramente estetica: un cancello pedonale in ferro ha una funzione oggettivamente più &#8220;escludente&#8221; rispetto a uno carraio in legno. A fronte di questa difformità, il collegio avrebbe potuto concludere che il manufatto è, di fatto, abusivo rispetto al titolo, <strong>legittimando un ordine di rimozione</strong> de plano secondo la stessa logica che la sentenza enuncia in astratto. Al contrario, il TAR finisce per trattare il cancello come se fosse stato regolarmente autorizzato, contraddicendo la premessa.</p>
<p>In più, la valorizzazione del &#8220;<em>legittimo affidamento</em>&#8221; maturato dal concessionario in vent&#8217;anni di utilizzo è discutibile quando il bene in questione è demaniale e destinato per vocazione naturale alla fruizione collettiva. <strong>L&#8217;affidamento del privato non può essere invocato per cristallizzare situazioni che comprimono diritti fondamentali di terzi</strong> — la collettività indifferenziata degli utenti del mare — i quali, per definizione, non hanno partecipato al procedimento concessorio originario e non possono far valere le proprie ragioni se non attraverso l&#8217;azione dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Dal mio punto di vista è poi particolarmente <strong>debole il passaggio</strong> in cui il collegio afferma che l&#8217;annullamento dell&#8217;ordine di rimozione comporta <strong>la &#8220;riespansione&#8221; della nota del 2010 della Capitaneria</strong> sugli orari di apertura e chiusura. Si tratta di un&#8217;operazione ermeneutica discutibile: un provvedimento amministrativo revocato non &#8220;rivive&#8221; automaticamente per effetto dell&#8217;annullamento di un atto successivo, salvo espressa statuizione del giudice. Inoltre, la motivazione sulla carenza dei presupposti dell&#8217;art. 21-quinquies (<em>legge 241/90 sul procedimento amministrativo relativo alle revoche, ndr</em>) è sbrigativa: il mutato quadro normativo (L. 118/2022) e la sopravvenuta ordinanza di interdizione del 2018 sul moletto adiacente costituiscono, a ben vedere, proprio quei &#8220;<strong><em>sopravvenuti motivi di pubblico interesse</em></strong>&#8221; che la norma richiede”.</p>
<p>La sentenza dunque rischia di costituire un precedente tale da irrigidire l&#8217;azione delle amministrazioni regionali nel contrasto alle barriere presenti negli stabilimenti balneari, tema di evidente rilievo sociale e mediatico, come la stessa ricorrente ha riconosciuto (pur svalutandolo). Imporre sempre e comunque il passaggio formale dell&#8217;autotutela, con i suoi tempi lunghi e i connessi oneri motivazionali rafforzati, significa <strong>concedere alle concessioni &#8220;storiche&#8221; una sorta di immunità procedimentale che mal si concilia con l&#8217;urgenza di restituire alla collettività beni che</strong>, nelle parole stesse del TAR, <strong>&#8220;<em>non possono se non appartenere</em>&#8221; allo Stato-comunità.</strong></p>
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		<title>Les jeux sont faits. Così in Sicilia la legge inganna la legge e piovono contributi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/17/les-jeux-sont-faits-cosi-in-sicilia-la-legge-inganna-la-legge-e-piovono-contributi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:06:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Dura lex, sed lex dice un vecchio aforisma latino per rimarcare il  carattere inflessibile della legge e l&#8217;obbligo di osservarla anche quando è &#8220;dura&#8221;, severa. Ma in Sicilia la legge a volte è &#8220;tenera&#8221;, per usare  l&#8217;attributo  opposto,  e soprattutto generosa per chi fa parte di un certo giro come nel caso del triangolo assessorato &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dura lex, sed lex</strong> dice un vecchio aforisma latino per rimarcare il  carattere inflessibile della legge e l&#8217;obbligo di osservarla anche quando è &#8220;dura&#8221;, severa.</p>
<div>Ma in Sicilia la legge a volte è &#8220;tenera&#8221;, per usare  l&#8217;attributo  opposto,  e soprattutto generosa per chi fa parte di un certo giro come nel caso del <strong>triangolo assessorato regionale al Turismo, Fondazione Taormina Arte e Taobuk (Taormina book)</strong> legati da un fil rouge che accompagna il flusso dei contributi privilegiati.</div>
<div>La Fondazione Taormina Arte è una struttura in house finanziata dall&#8217;Assessorato regionale al Turismo. Taobuk è un sodalizio che promuove importanti iniziative artistiche, organizza costosi eventi di notevole richiamo. Mamma Regione ci mette i soldi, tanti soldi, avvalendosi (legalmente) di una propria legge che (illegalmente) viola la legge sulle procedure di assegnazione dei contributi pubblici.</div>
<div>Spieghiamo l&#8217;apparente gioco di parole. In virtù di una specifica disposizione legislativa, i finanziamenti che l&#8217;assessorato al Turismo eroga alla  Fondazione Taormina Arte sono a destinazione vincolata e vanno a  finanziare  l&#8217;attività culturale di Taobuk. Per il 2025 si tratta, secondo il quotidiano  La Sicilia, di <strong>450 mila euro per il Festival letterario e di 500 mila euro per le celebrazioni</strong> del cinquantesimo anniversario della conferenza di Messina e Taormina.</div>
<div></div>
<div>Quasi un milione di euro dato senza gara, ad personam potremmo dire. Soldi che escono dalle &#8220;tasche&#8221; di Fondazione Taormina Arte ed entrano direttamente in quelle di Taobuk. Tutto questo è regolare? Assolutamente no, ma, come abbiamo detto, <strong>l&#8217;Assemblea regionale siciliana lo ha reso legittimo approvando un&#8217;apposita legge illegittima</strong> (che il governo nazionale non ha impugnato), cioè in violazione della legge che prevede per le pubbliche amministrazioni  l&#8217;obbligo del bando pubblico e delle procedure selettive per assegnare contributi. Niente gare, niente pastoie burocratiche, ma uno schema a tre in cui l&#8217;assessorato al Turismo dà i soldi alla Fondazione Taormina Arte che a sua volta li gira &#8220;per legge&#8221; a Taobuk.</div>
<div>In economia si dice che la moneta cattiva scaccia la buona (cosiddetta Legge di Gresham); nel caso descritto è la legge cattiva che scaccia la legge buona.</div>
<div>Lex contra legem, legge illegale al posto di quella legale. È interessante notare a tale proposito la dichiarazione, pubblicata da La Sicilia, del legale di Taobuk il quale correttamente afferma &#8220;<em>che i contributi regionali assegnati a Taobuk  trovano fondamento in specifiche disposizioni legislative regionali a destinazione vincolata e che l&#8217;erogazione delle somme avviene attraverso la Fondazione Taormina Arte Sicilia</em>&#8220;. Appunto, è questa la Legge dell&#8217;Ars.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Terremoto nella sanità siciliana. In forse il nuovo ospedale di Siracusa</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/01/terremoto-nella-sanita-siciliana-in-forse-il-nuovo-ospedale-di-siracusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 03:59:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo ospedale]]></category>
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					<description><![CDATA[Potrebbe trattarsi di un &#8220;terremoto&#8221; per la sanità siciliana. Il ministero della Salute ha &#8220;bocciato&#8221; la proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera presentatagli dalla Regione Siciliana lo scorso anno perché presenterebbe &#8220;numerose incongruenze tali da non consentire una corretta e compiuta istruttoria&#8221;. Potete immaginare lo sconcerto con cui gli ambienti politici e sindacali hanno appreso &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe trattarsi di un &#8220;terremoto&#8221; per la sanità siciliana. Il ministero della Salute ha &#8220;bocciato&#8221; la proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera presentatagli dalla Regione Siciliana lo scorso anno perché presenterebbe &#8220;numerose incongruenze tali da non consentire una corretta e compiuta istruttoria&#8221;.</p>
<p>Potete immaginare lo sconcerto con cui gli ambienti politici e sindacali hanno appreso la notizia. I sindacati hanno parlato di ennesimo fallimento del governo regionale, mentre parlamentari dell&#8217;opposizione hanno chiesto le dimissioni del presidente Schifani.  Da Palazzo d&#8217;Orléans e dall&#8217;assessorato alla Salute si è gettata acqua sul fuoco, nel tentativo di attutire la botta. &#8220;Nel giro di una settimana o al massimo dieci giorni risponderemo alle osservazioni del ministero&#8221;, ha assicurato il presidente Schifani. L&#8217;assessora alla Salute Daniela Faraoni ha invece ammesso &#8220;di essere consapevole che in alcuni casi, per preservare una rete ospedaliera in grado di servire le comunità anche più difficili da raggiungere, non era possibile rispettare i parametri del DM 70&#8221;, l&#8217;ormai famoso decreto del 2015 dell&#8217;allora ministro della Sanità, Balduzzi.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;ammissione importante che potrebbe riguardare anche strutture sanitarie siracusane. In particolare, dopo la &#8220;bocciatura&#8221; del piano di aggiornamento del sistema ospedaliero, il destino del nuovo ospedale è avvolto nell&#8217;incertezza. Per spiegarne il motivo, bisogna fare un passo indietro.</p>
<p>A settembre del 2025, il presidente Schifani diede notizia dell&#8217;approvazione del nuovo piano ospedaliero. Sia Schifani che l&#8217;assessora Faraoni garantirono che nel piano era compreso il presidio ospedaliero di Siracusa che &#8220;veniva elevato a Dea di secondo livello&#8221;. Ora, se, come sembra, il ministero della Salute ha rispedito al mittente, cioè alla Regione, l&#8217;intera proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera,  è logico dedurre che la &#8220;bocciatura&#8221; riguardi anche il nuovo ospedale, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili.</p>
<p>Come ha dichiarato Renato Schifani, nei prossimi giorni tra la Regione Siciliana e il ministero  della Salute si aprirà un confronto sia a livello politico che a livello tecnico per tentare di sistemare le carte e trovare, dove possibile, una convergenza, che, vogliamo sperarlo, metta al riparo il futuro del tanto atteso nuovo nosocomio siracusano.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UN POSTO DI ASSESSORE  REGIONALE IN CAMBIO DI QUATTRO ASSESSORI COMUNALI</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/02/11/un-posto-di-assessore-regionale-in-cambio-di-quattro-assessori-comunali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 08:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
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		<category><![CDATA[News Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cateno De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[sud chiama nord]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Schifani]]></category>
		<category><![CDATA[Feferico Basile]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Lo Gioudice]]></category>
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					<description><![CDATA[Il patto  risale all&#8217;autunno del 2024 ed è scaduto a dicembre 2025.  I &#8220;contraenti&#8221; sono  il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, detto &#8220;Scateno&#8221;,  deputato regionale e sindaco di Taormina.  A  fare da &#8220;notaio&#8221;, il presidente dell&#8217;Assemblea regionale Galvagno.  Ma cosa prevedeva il patto che &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Il patto  risale all&#8217;autunno del 2024 ed è scaduto a dicembre 2025.  I &#8220;contraenti&#8221; sono  il presidente della Regione Siciliana, <strong>Renato Schifani</strong>, e il leader di Sud chiama Nord, <strong>Cateno De Luca</strong>, detto &#8220;Scateno&#8221;,  deputato regionale e sindaco di Taormina.  A  fare da &#8220;notaio&#8221;, il presidente dell&#8217;Assemblea regionale <strong>Galvagno</strong>.  Ma cosa prevedeva il patto che De Luca chiama di &#8220;non belligeranza&#8221;? A svelare i dettagli è il giornale La Sicilia in un&#8217;intervista a De Luca di lunedì scorso. Riassumiamo: da un lato De Luca avrebbe ammorbidito l&#8217;ostruzionismo all&#8217;ARS  e dall&#8217;altro Schifani si sarebbe adoperato per dare finanziamenti per il territorio di Messina. Quanti? 45 milioni. Accipicchia quanto &#8220;costa&#8221; la rinuncia  all&#8217;Aventino del deputato De Luca!  Dei 45 milioni, 25 sono per l&#8217;ex Sanderson, una fabbrica di utensili, e 20 per la rete idrica di Messina.  Bel colpo per De Luca, il quale, &#8220;scendendo dall&#8217;Aventino&#8221; ha ricevuto per il territorio una bella somma, finalizzata a rilanciare l&#8217;economia messinese. Quanto a Schifani, può ben dire di aver dato per due giuste cause un aiuto ad una provincia che ne aveva bisogno.</div>
<div>Se la vicenda si fosse chiusa con il rispetto del patto, nulla questio. Invece  ha avuto una coda velenosa  che ci riporta agli &#8220;anni d&#8217;oro&#8221; della Prima Repubblica. Si tratta di un accordo,  che secondo De Luca  gli è stato proposto dal  segretario regionale di Forza Italia <strong>Marcello Caruso</strong> (che però  smentisce con forza benché De Luca  avesse detto di non temere smentite)   che prevedeva un  do ut des secondo il quale  <strong>Danilo Lo Giudice</strong>, deputato regionale di Sud chiama Nord, sarebbe entrato nella Giunta Schifani, ma in cambio De Luca  avrebbe dovuto dare 4 posti di assessori al centrodestra nella giunta di Messina.</div>
<div><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-38260" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/download-1-1.jpg" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/download-1-1.jpg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/download-1-1-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />      <img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-38261" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/download-2.jpg" alt="" width="194" height="259" /></div>
<div>(<span style="font-size: 10pt;"><em>Federico Basile, sindaco di Messina e Cateno De Luca, sindaco di Taormina Sud chiama Nord)</em></span><span style="font-size: 10pt;"><em>)</em></span></div>
<div>Come dire che un assessore regionale vale quattro assessori comunali di un capoluogo di provincia e che le istituzioni sono nella disponibilità della politica (ma questo si sapeva).  Senonché De Luca non solo  ha fatto saltare  l&#8217;accordo (&#8220;Non potevo consegnare la giunta nelle mani del centrodestra&#8221; ha dichiarato a La Sicilia.) ma addirittura ha fatto dimettere il sindaco di Messina per evitare, così ha detto, che a settembre prossimo possa essere sfiduciato, visti i numeri traballanti in consiglio comunale.</div>
<div>Mettiamola così: le dimissioni del sindaco di Messina fanno decadere la giunta e senza giunta  sfumano i quattro assessorati.</div>
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<div dir="ltr">Apro una parentesi per dire che il giornale La Sicilia ha recentemente  pubblicato una graduatoria di tutte le regioni italiane sulla base di indicatori macroeconomici messi a punto da due docenti universitari campani. L&#8217;indicatore sull&#8217;efficacia del governo vede la <strong>Regione Siciliana all&#8217;ultimo posto, ventesima su venti</strong>.  Non sarà perché il già citato onorevole  Lo Giudice, non essendo entrato nella Giunta Schifani,  non ha potuto migliorarne  le performance?  Chiusa parentesi.</div>
<div dir="ltr">Da vecchio comunista quale sono stato, voglio  ricordare che Enrico Berlinguer lanciò la questione morale proprio per denunciare l&#8217;occupazione delle istituzioni da parte dei partiti.  Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, i partiti sono diventati aggregati elettorali e il vizietto dell&#8217;occupazione ha contagiato anche il centrosinistra e le cosiddette giunte civiche come quella, per fare un solo esempio, di <strong>Siracusa</strong>.</div>
<div dir="ltr"> Così va il piccolo mondo della politichetta,  ma questo ci resta oggi di tanta speme.</div>
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		<title>RICONVERSIONE FORZATA: IL FUTURO DELL&#8217;IMPIANTO IAS</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/10/27/riconversione-forzata-il-futuro-dellimpianto-ias/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pippo Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 11:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Arera]]></category>
		<category><![CDATA[bat]]></category>
		<category><![CDATA[Modello Hub Civile]]></category>
		<category><![CDATA[Hynego]]></category>
		<category><![CDATA[compost e biometano dai fanghi]]></category>
		<category><![CDATA[regione sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[idrogeno verde]]></category>
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					<description><![CDATA[Il geologo Pippo Ansaldi analizza la questione IAS, di cui è stato per breve tempo presidente nel 1998, con uno sguardo al passato (indispensabile per comprendere l’oggi) e le possibilità per il futuro. Ne offriamo qui una sintesi invitandovi alla lettura dell’intero documento presente nel nostro sito. L&#8217;Impianto Biologico Consortile (IBC) di Priolo Gargallo, dopo &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il geologo Pippo Ansaldi analizza la questione IAS, di cui è stato per breve tempo presidente nel 1998, con uno sguardo al passato (indispensabile per comprendere l’oggi) e le possibilità per il futuro. Ne offriamo qui una sintesi invitandovi alla lettura dell’intero documento presente nel nostro sito.</em></p>
<p>L&#8217;Impianto Biologico Consortile (IBC) di Priolo Gargallo, dopo oltre quarant&#8217;anni, non è più idoneo al trattamento dei reflui industriali. Questa inadeguatezza è la conseguenza di una gestione fallimentare, caratterizzata da mancato adeguamento alle <strong>BAT</strong> (Migliori Tecniche Disponibili), carenza di manutenzione straordinaria e disinteresse istituzionale. La crisi, culminata con il sequestro giudiziario, dimostra una profonda disfunzione nella governance operativa. Nonostante le criticità fossero note, la mancanza di tempestività ha lasciato il sistema in una condizione di improvvisazione strategica.</p>
<p><strong>La Contradizione Strategica e la Proposta &#8220;Hub Civile&#8221;</strong></p>
<p>Per garantire la sopravvivenza dell&#8217;impianto, si mira alla sua riconversione in una infrastruttura destinata primariamente ai <strong>reflui civili</strong> (<strong>Modello Hub Civile</strong>). La proposta chiave prevede il <strong>trasferimento dei reflui di Siracusa, Floridia e Solarino</strong> (con conseguente dismissione del depuratore di Canalicchio) all&#8217;impianto di Priolo, che è tecnicamente in grado di assorbire i volumi aggiuntivi.</p>
<p>Tuttavia, questa strategia si scontra con una <strong>palese contraddizione. </strong>In questa situazione infatti,<strong> non si comprende</strong> l&#8217;insistenza nel realizzare un <strong>nuovo impianto di depurazione ad Augusta</strong>. Tale scelta, dopo anni di fallimenti e sperpero di denaro pubblico, è considerata illogica e irresponsabile. La soluzione più razionale sarebbe convogliare i reflui di Augusta nella conduttura industriale già esistente verso l&#8217;IAS, anziché autorizzare una nuova costruzione. La discrasia è evidente: si dismette a Siracusa e si costruisce ad Augusta.</p>
<p>La cessazione imminente del conferimento industriale (prevista entro il 2026) renderà l&#8217;impianto <strong>sovradimensionato</strong> e finanziariamente insostenibile: il volume civile attuale copre solo il <strong>20%</strong> del totale, comportando una drastica riduzione dei ricavi. Mantenere l&#8217;infrastruttura con solo un quinto dei flussi è economicamente insostenibile senza una massiccia riconversione e una <strong>rimodulazione tariffaria</strong> (sotto ARERA) complessa.</p>
<p><strong>Strategie di Rilancio: Economia Circolare e Idrogeno Verde</strong></p>
<p>Per superare la semplice e costosa funzione di depuratore civile, è necessario un <strong>approccio integrato</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Economia Circolare (Scenario B):</strong> Trasformare IAS in un centro di recupero risorse, attraverso la produzione di <strong>compost e biometano dai fanghi</strong> e l&#8217;estrazione di materie prime critiche, generando nuovi ricavi e mitigando le emissioni.</li>
<li><strong>Integrazione Energetica (Scenario C &#8211; Hynego):</strong> Riconvertire IAS in un <strong>fornitore strategico di acqua riciclata ad alta qualità</strong> (demineralizzata) per il nascente polo dell&#8217;<strong>Idrogeno Verde</strong>. Questa sinergia chiuderebbe il ciclo idrico nel polo, riducendo lo stress sulle falde.</li>
</ul>
<p><strong>In conclusione, </strong>Il futuro sostenibile dell&#8217;impianto IAS richiede un <strong>modello ibrido</strong>. La Regione Siciliana, in quanto soggetto responsabile dell&#8217;asset (che ha stanziato 9 milioni di euro per l&#8217;adeguamento immediato), deve agire urgentemente:</p>
<ol>
<li>Definire la proprietà definitiva dell’impianto</li>
<li>Garantire i fondi per le opere di collettamento necessarie all&#8217;allaccio dei nuovi comuni.</li>
<li>Definire, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale del 2024, un <strong>cronoprogramma vincolante</strong> per gli investimenti di bonifica e adeguamento.</li>
</ol>
<p>La piena integrazione nell&#8217;economia circolare e nella transizione energetica è l&#8217;unica via per la stabilità finanziaria a lungo termine dell&#8217;impianto.</p>
<p>Per un&#8217;analisi più approfondita si riporta il seguente report:</p>
<p><a href="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/report-ansaldi-ias.pdf">report ansaldi ias</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>PER  IL GOVERNATORE DEL VENETO  LA SANITA&#8217; SICILIANA  E&#8217; &#8220;IMMORALE&#8221;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/10/24/per-il-governatore-del-veneto-la-sanita-siciliana-e-immorale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 06:17:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Azienda Sanitaria Provinciale]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[regione siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Zaia]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Schifani. assessore Sammartino]]></category>
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					<description><![CDATA[Il governatore uscente  del Veneto, Luca Zaia, ha definito &#8220;immorale&#8221; la sanità siciliana  perché costringe molti siciliani a curarsi al Nord.  Il presidente Schifani ha affidato la &#8220;difesa&#8221;  a Luca Sammartino, leader dei leghisti siciliani ed esperto di sanità (privata),  il quale ha così replicato: &#8220;Al caro amico governatore del Veneto &#8211; ha detto &#8211; &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Il governatore uscente  del Veneto, <strong>Luca Zaia</strong>, ha definito &#8220;immorale&#8221; la sanità siciliana  perché costringe molti siciliani a curarsi al Nord.  Il presidente <strong>Schifani</strong> ha affidato la &#8220;difesa&#8221;  a <strong>Luca Sammartino</strong>, leader dei leghisti siciliani ed esperto di sanità (privata),  il quale ha così replicato: &#8220;Al caro amico governatore del Veneto &#8211; ha detto &#8211; vorrei ricordare che molti dei medici che operano nel Veneto sono siciliani, formati nelle nostre università e nei nostri ospedali&#8221;.</div>
<div>Vero, <strong>ma perché se ne vanno in Veneto?</strong>  Perché in Veneto la sanità pubblica,  forse con qualche eccezione,  funziona bene, i tempi d&#8217;attesa sono ridotti e i medici meridionali vengono messi in condizione di lavorare in strutture ben attrezzate e ben organizzate e dunque di valorizzare la loro professionalità.   Questo  non vale solo per il Veneto: vale per l&#8217;Emilia Romagna, per la Toscana, governate dal centrosinistra, ma anche per il Friuli Venezia Giulia, per il Trentino Alto Adige, governate dal centrodestra.</div>
<div>Sono la buona amministrazione e la programmazione  a fare la differenza.  Il governatore del Veneto, ad esempio, ha stipulato convenzioni con la sanità privata solo per le specialità che la sanità pubblica non è in grado di assicurare al  meglio,  niente costose duplicazioni tra strutture pubbliche e private,  solo convenzioni per integrare la sanità pubblica nei settori carenti. In Sicilia la sanità privata  si sta espandendo senza limiti.</div>
<div><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-34409" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/download-2.jpg" alt="" width="261" height="193" /></div>
<div>Per il capogruppo del Pd all&#8217;Ars, <strong>Michele Catanzaro</strong>,  &#8220;Zaia dovrebbe guardarsi allo specchio prima di fare la morale.  Mentre voi leghisti  parlate di Ponte sullo Stretto, qui chiudono gli ospedali e Salvini viene a fare propaganda senza aver detto mai una parola sul diritto alla salute dei siciliani&#8221;. Giusto, ma è innegabile  che a &#8220;costringere&#8221;  molti siciliani a curarsi al Nord sia chi ha governato (e governa) la sanità in Sicilia, con l&#8217;aggravante, aggiunge Catanzaro,  che Schifani non vede o  fa finta di non vedere la sofferenza che accompagna i viaggi della speranza.  Tra parentesi questi ultimi nel 2024 sono costati al bilancio della sanita dell&#8217;Isola <strong>247 milioni.</strong></div>
<div>Il Dem Catanzaro  attacca <strong>Salvini</strong> perché tace quando in Sicilia chiudono gli ospedali.  A parte il fatto che il silenzio di  Salvini, per quanto raro,  è  d&#8217;oro, i  responsabili del malfunzionamento della rete ospedaliera siciliana  bisogna cercarli  a Palazzo d&#8217;Orléans.  Se il diritto alla salute ce lo deve garantire Matteo Salvini, siamo messi proprio male.</div>
<div>Detto questo, non bisogna cadere nel disfattismo perché <strong>in Sicilia ci sono anche settori ospedalieri di prim&#8217;ordine. Ad essere scadente è la politica</strong>, che vede i leghisti  alleati di governo del presidente Schifani di <strong>Forza Italia</strong>.</div>
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