<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Lavoro &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/l-a-v-o-r-o-l-a-v-o-r-a-t-o-r-i/lavoro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Sat, 01 Aug 2026 11:20:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Giovani, lavoro e futuro nel territorio siracusano: la permacrisi come sfida</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/01/giovani-lavoro-e-futuro-nel-territorio-siracusano-la-permacrisi-come-sfida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Caterina Italia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 11:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio minorile]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Giuseppe Toniolo]]></category>
		<category><![CDATA[Byung-Chul Han]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=42384</guid>

					<description><![CDATA[Pretendono troppo o sono costretti a navigare a vista? Come possiamo descrivere i giovani di oggi? Il Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Giuseppe Toniolo, intitolato La condizione giovanile in Italia, evidenzia come le nuove generazioni che hanno attraversato l’infanzia, l’adolescenza e la prima fase dell’età adulta nel primo quarto del XXI secolo abbiano vissuto non una &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pretendono troppo o sono costretti a navigare a vista? Come possiamo descrivere i giovani di oggi?</p>
<p>Il <em>Rapporto Giovani 2026</em> dell’Istituto Giuseppe Toniolo, intitolato <em>La condizione giovanile in Italia</em>, evidenzia come le nuove generazioni che hanno attraversato l’infanzia, l’adolescenza e la prima fase dell’età adulta nel primo quarto del XXI secolo abbiano vissuto non una singola crisi, ma un susseguirsi di eventi dirompenti: gli attentati dell’11 settembre 2001, la grande crisi economica del 2008, la pandemia di Covid-19, la guerra nel cuore dell’Europa, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la crisi climatica. Questo vissuto di profonda instabilità, di «permacrisi», ha fatto sì che l’incertezza non fosse una variabile ma una caratteristica permanente e strutturale della condizione delle nuove generazioni.</p>
<p>Chi cresce in un contesto relativamente stabile, pur affrontando inevitabili difficoltà, dispone del tempo necessario per costruire i propri punti di riferimento e le proprie certezze: anche l’inciampo può trasformarsi in un’occasione di crescita. Chi, al contrario, nasce in un contesto di forte instabilità, è come se affrontasse la navigazione in un mare perennemente in tempesta: diventa più difficile trovare una rotta e costruire il proprio futuro.</p>
<p>Questa è la condizione in cui si trovano molti giovani italiani. Le nuove generazioni si affacciano all’età adulta con un evidente carico di precarietà esistenziale cui poi si aggiungerà, con ogni probabilità, anche quella occupazionale: lavoro discontinuo e scarsamente tutelato, limitata autonomia abitativa, difficoltà ad elaborare progetti a lungo termine. Queste situazioni tendono ad acutizzarsi nel Mezzogiorno. La provincia di Siracusa non fa eccezione.</p>
<p>I dati Istat segnalano, con riferimento all’anno 2025, un tasso di disoccupazione, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, pari al 24,5% contro una media nazionale del 9%; il tasso di inattività in provincia, per la stessa fascia di età, è del 40,2% mentre l’indicatore nazionale si ferma al 24,7%. Questi dati appaiono particolarmente significativi se si considera che il territorio siracusano possiede potenzialità economiche rilevanti: oltre alla zona industriale, oggi attraversata da una fase di profonda trasformazione, ci sono altri settori strategici: quelli del turismo, della ristorazione, della cultura, dell’agroalimentare. Purtroppo, questi comparti, sebbene in espansione, spesso offrono opportunità di impiego stagionale e a tutele limitate.</p>
<p>Dunque, che fare? Arrendersi all’ineluttabilità del destino o reagire accettando il rischio di fallire? Per i giovani che ne hanno la possibilità economica, una delle prospettive più concrete diventa quella di spostarsi in altre regioni d’Italia o all’estero. Il fenomeno della migrazione porta con sé anche importanti conseguenze culturali e sociologiche, impoverendo il tessuto sociale di competenze, energie e propensione all’innovazione e al cambiamento.</p>
<p>Il filosofo Byung-Chul Han osserva che la nostra società oggi è segnata non solo dall&#8217;incertezza e dall’angoscia, ma anche da una progressiva erosione della speranza, ovvero dall&#8217;incapacità di immaginare un futuro diverso dal presente. In una società dominata dalla competizione, dalla prestazione e dalla continua esposizione agli stimoli, il futuro diventa corto e privo di progettualità. Questa accelerazione permanente rende inoltre più difficile costruire un rapporto autentico con il proprio contesto locale. Chi entra oggi nel mercato del lavoro non cerca soltanto un&#8217;occupazione: desidera sentirsi riconosciuto, valorizzato e parte integrante della comunità in cui vive. Quando questo riconoscimento manca, cresce il senso di estraneità e diminuisce il desiderio di investire nel proprio contesto di appartenenza.</p>
<p>In questo scenario assume particolare rilievo la riflessione di Vito Teti sulla restanza. Restare non significa rassegnarsi all&#8217;immobilità, ma scegliere consapevolmente di contribuire alla rigenerazione del proprio territorio attraverso creatività, partecipazione e responsabilità. È un modo diverso di abitare i luoghi: non subirli, ma trasformarli insieme alla propria esperienza personale.</p>
<p>Naturalmente, la restanza può rappresentare un&#8217;opportunità soltanto se costituisce una scelta libera. Il punto centrale non è stabilire se sia meglio restare o partire, bensì garantire ai giovani il diritto di scegliere il proprio percorso senza essere costretti dalle circostanze. Quando le decisioni vengono imposte dall&#8217;assenza di opportunità, il rischio è quello di disperdere competenze, talento e capitale umano. Ciò conduce ad una perdita di fiducia non solo nelle prospettive economiche, ma anche nelle istituzioni, nella politica e nella possibilità che l&#8217;impegno personale venga riconosciuto e premiato.</p>
<p>Come invertire la rotta? Non esistono soluzioni semplici, ma una certezza c&#8217;è: senza un investimento deciso sulle nuove generazioni, i territori rischiano di perdere il loro capitale umano più prezioso. Occorrono politiche pubbliche capaci di favorire lavoro di qualità, accesso alla formazione, sostegno all&#8217;imprenditorialità giovanile e spazi reali di partecipazione alla vita della comunità.</p>
<p>È proprio questa la responsabilità che oggi interpella istituzioni, imprese, scuola e società civile: creare le condizioni affinché i giovani possano tornare a immaginare il futuro come uno spazio di possibilità e non come un orizzonte di rinunce.</p>
<p>Se la permacrisi ha caratterizzato l&#8217;ingresso delle giovani generazioni nell&#8217;età adulta, la risposta non può limitarsi alla gestione delle emergenze. Occorre costruire condizioni stabili affinché i giovani possano progettare il proprio futuro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CGIL, ultima chiamata: se non vince, sparisce</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/07/04/cgil-ultima-chiamata-se-non-vince-sparisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 07:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Precariato]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro povero]]></category>
		<category><![CDATA[uil]]></category>
		<category><![CDATA[bat]]></category>
		<category><![CDATA[f. nardi]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[f. lucchese]]></category>
		<category><![CDATA[No cap]]></category>
		<category><![CDATA[Simage]]></category>
		<category><![CDATA[Ied]]></category>
		<category><![CDATA[g. pasqua]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=41868</guid>

					<description><![CDATA[Si è tenuta giovedì l’assemblea generale della Cgil, apertasi con la relazione del segretario Franco Nardi. Il suo resoconto partiva da un documento predisposto dall’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil nazionale. Tutti i contributi che perverranno da ogni provincia e regione verranno sintetizzati a Roma in una documentazione da presentare al prossimo congresso nazionale. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta giovedì l’assemblea generale della Cgil, apertasi con la relazione del segretario Franco Nardi. Il suo resoconto partiva da un documento predisposto dall’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil nazionale. Tutti i contributi che perverranno da ogni provincia e regione verranno sintetizzati a Roma in una documentazione da presentare al prossimo congresso nazionale.</p>
<p>Il titolo del documento è abbastanza eloquente: <strong>“Una e indivisibile. L’Italia riparte dal Mezzogiorno”. </strong></p>
<p>La relazione del segretario, infatti, non poteva partire se non con l’evidenza della lotta al &#8220;lavoro povero&#8221; e <strong>la necessità di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e dignitoso per Siracusa</strong>, conducendo un&#8217;analisi critica delle attuali condizioni di lavoro e di vita, citando la sanità sempre più privatizzata, con tanti lavoratori che non possono permettersi cure adeguate e sottolineando la necessità di una forte valorizzazione delle risorse locali che non mancano in vari settori come l’agricoltura. Una parte significativa del dibattito che ne è seguito ha riguardato<strong> vari aspetti della contrattazione, oggi in crisi per l’unità sindacale con Cisl e Uil, venuta meno</strong> perché queste si volgono a favore di posizioni filogovernative, tanto che è da tempo che alcune categorie della Cgil <strong>non firmano accordi perché giudicati troppo inadeguati</strong> rispetto a quelli sottoscritti dalle altre due organizzazioni.</p>
<p>Una discussione accesa è stata quella sulla transizione ecologica, con il quesito se la Cgil abbia effettivamente peso su ciò che decidono le imprese in zona industriale. Sappiamo che la direttiva europea sulle emissioni industriali (Ied) è il punto di partenza per il controllo delle emissioni inquinanti, imponendo a tutti gli impianti di raffinazione di operare in base ad autorizzazioni fondate sull&#8217;uso delle migliori tecniche disponibili (Bat). Così <strong>le raffinerie devono costantemente aggiornare i propri processi per ridurre al minimo l&#8217;impatto ambientale</strong>. Su ciò il sindacato ha piena conoscenza tecnica e continua, vigila?</p>
<p>Un esempio emblematico è stato quello di febbraio del 2020 del Simage. Questo Sistema Integrato di Monitoraggio Ambientale e Gestione delle Emergenze era stato approvato dall&#8217;Ars (fatto unico perché partito dal deputato Cinque Stelle Giorgio Pasqua trovò il consenso della maggioranza). Era già stato introdotto con ottimi risultati anni prima al sito di Porto Marghera, accettato anche dagli industriali. Il sistema mirava a creare una rete integrata di controllo della qualità dell&#8217;aria, raccogliendo in un unico centro gestito dall&#8217;Arpa i dati di tutti i sensori pubblici e privati (alle fonti come camini, vasche, ecc.) per risalire in tempo reale a &#8220;chi, con cosa e da dove stava inquinando&#8221; (da non confondere con il sistema delle esistenti centraline che informano su alcuni parametri in aria). Ma allora ci fu una levata di scudi da parte di amministratori insieme a Confindustria, con ragioni fuorvianti. Si oppose il sindaco Gianni dichiarando: &#8220;non basta conoscere il momento e il luogo delle emissioni, occorre intervenire con azioni concrete, come le bonifiche.&#8221; (?)</p>
<p>Ora ci si chiede: <strong>cosa abbia fatto allora la Cgil? Perché non osò schierarsi?</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41871 size-full" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot.jpg 720w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/lot-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>Un altro tema attuale e discusso è stato il cambiamento climatico, di cui soffrono tutti, oltre ai lavoratori e ai pensionati. Si è parlato anche <strong>della creazione, con lavoratori immigrati, di un coordinamento sull’immigrazione, una grande novità richiesta dal nazionale</strong>, e su questa questione <strong>non si può pensare a un collegamento con l’esistente No Cap (ente del Terzo Settore nato su iniziativa di Yvan Sagnet per contrastare il caporalato e promuovere una filiera agricola etica, sostenibile e libera dallo sfruttamento)?</strong></p>
<p>Ciò significherebbe un aiuto nel favorire collegamenti tra imprese agricole aderenti a No Cap e cooperative commerciali nel resto d’Italia, facendo partire un volano di giustizia.</p>
<p>Il tutto si è concluso con l&#8217;intervento di Francesco Lucchesi della segreteria regionale. Egli è partito da un dato principale: la Cgil sta cambiando la sua organizzazione; ciò spiega il dibattito sui documenti diversi regione per regione, legati al territorio dove si vive. Egli ha ammesso che &#8220;<strong>l’organizzazione è stanca, stressata e sola</strong>&#8221; perché ha speso tante energie nella raccolta firme sui vari referendum (autonomia differenziata, ecc.).</p>
<p>Il segretario ha ampiamente ragione, un’ultima notizia lo conferma. Ci riferiamo al congresso che sta svolgendo la Uil.</p>
<p>Qui <strong>la Meloni ha ottenuto un grande e lungo applauso al suo ingresso</strong> che è continuato nella sua relazione quando ha dichiarato che <strong>chi organizza scioperi generali contro le leggi di bilancio del suo governo e altre decisioni governative antepone posizioni ideologiche ai veri interessi dei lavoratori</strong> (stoccata contro la Cgil di Landini).</p>
<p>Noi ci chiediamo: chi decide quali sono gli interessi dei lavoratori? <strong>Non c’è forse un pensiero all’idea del sindacato fascista (quando quelli esistenti erano organi dello Stato)?</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-41874 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1024x461.jpg" alt="" width="618" height="278" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1024x461.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-300x135.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-768x346.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071-1536x691.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG-20260425-WA0071.jpg 1600w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>La Meloni, a quel congresso, ribadendo la posizione contraria al salario minimo legale e ad altro su cui la Uil aveva lottato insieme alla Cgil, <strong>ottenendo un nuovo applauso, ha dimostrato platealmente la posizione supina della Uil al suo governo certamente contrario ai lavoratori, pensionati</strong>.</p>
<p>Infatti, se passiamo al Pnrr, troviamo un’altra circostanza negativa per il sud. Difatti, <strong>il 40% delle risorse era destinato al mezzogiorno</strong>, ma in tanti settori ciò non è avvenuto: ad esempio, per le politiche attive del lavoro, al Sud è andato solo il 32% dei fondi, e la Corte dei Conti ha rilevato che il Mezzogiorno ha subito tagli per 1,28 miliardi di euro, pari al 28,4% del totale dei definanziamenti nazionali, mentre considerando anche Sicilia e Sardegna i tagli superano i 2 miliardi di euro e il rischio paventato è che, se il trend continuerà, <strong>il Sud potrebbe perdere complessivamente fino a 18 miliardi di euro entro il 2026</strong>.</p>
<p>Due sono le narrative principali: da un lato, <strong>il governo nega qualsiasi intenzione di penalizzare il Mezzogiorno, attribuendo i tagli a problemi tecnici</strong>, sostenendo che il rispetto della quota del 40% è stato mantenuto e che i maggiori definanziamenti sarebbero dovuti ai ritardi nella capacità di spesa degli enti locali meridionali; dall&#8217;altro, l&#8217;opposizione e la Cgil contestano questa versione, indicando precisi atti normativi del governo come i tagli a fondi specifici (il fondo per la perequazione infrastrutturale ridotto da 4,4 miliardi a 891 milioni di euro, la decontribuzione con un taglio di oltre 5 miliardi, il fondo per lo Sviluppo e la Coesione tagliato di 2,4 miliardi), la critica alla decisione di una ZES unica che comporta rallentamenti burocratici e i tagli a progetti infrastrutturali strategici come l&#8217;Alta Velocità. <strong>Si sostiene così che questi non sono episodi isolati, ma la prova di un governo &#8220;anti-meridionalista&#8221;, come ha affermato il presidente della Svimez parlando di un governo che frena il Sud in una logica leghista. </strong></p>
<p>Concludiamo che, davanti a questa oscura realtà, l’unico sindacato indipendente con tutti i suoi limiti rimane la Cgil. Essa, rispetto ad altre organizzazioni d’opposizione (partiti, associazioni), riesce a mobilitare e a riempire grandi piazze.</p>
<p>La Cgil in questa critica al &#8220;lavoro povero&#8221; e alle grandi diseguaglianze di condizioni a Siracusa dovrà dare seguito a un’ampia proposta per <strong>costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile</strong> basato su investimenti mirati, una transizione ecologica giusta, la valorizzazione integrata delle risorse territoriali, ecc.</p>
<p>È un compito gravoso. <strong>Riuscirà a rappresentare le fasce sempre più deboli della società?</strong></p>
<p>La risposta ovvia è: o la Cgil riesce, anche se parzialmente nei suoi propositi, o verrà cambiata, fagocitata e sparirà come <strong>quel sindacato di lotta nato nel 1906</strong> e le grandi manifestazioni rimarranno uno storico ricordo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il museo etnografico &#8220;Nunzio Bruno&#8221; di Floridia: attività e corsi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/08/11/il-museo-etnografico-nunzio-bruno-di-floridia-attivita-e-corsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 18:31:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Museo]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Museo etnografico Nunzio Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
		<category><![CDATA[Floridia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=31961</guid>

					<description><![CDATA[Il Museo etnografico “Nunzio Bruno” sito in Piazza Umberto nel centro storico di Floridia, viene considerato la più grande opera di salvaguardia quale tributo a operai, contadini e artigiani che con ingegno e lavoro hanno segnato la storia della comunità floridiana e degli iblei.Fra i tanti cicli lavorativi scomparsi conserva l’unica bottega più completa in &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s">Il Museo etnografico “Nunzio Bruno” sito in Piazza Umberto nel centro storico di Floridia, viene considerato la più grande opera di salvaguardia quale tributo a operai, contadini e artigiani che con ingegno e lavoro hanno segnato la storia della comunità floridiana e degli iblei.<br class="html-br" />Fra i tanti cicli lavorativi scomparsi conserva l’unica bottega più completa in Sicilia del costruttore di carretti “‘u mastru fa carretta” (maestro che fa carretti), arricchita da bellissimi carretti pregiati.</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s"></div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s">Diverse e varie le attività del museo, che fa parte dell&#8217;Ecomuseo &#8211; Sistema Rete museale degli Iblei (per saperne di più: https://www.ecomuseoiblei.it/), tra cui laboratori e in questo caso corsi.</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s"></div>
<p><img decoding="async" src="https://scontent-fco2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/527598900_1180917990720119_3486054747907630183_n.jpg?_nc_cat=101&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=127cfc&amp;_nc_ohc=JfxP1s7oEFkQ7kNvwGUq4eS&amp;_nc_oc=AdlyaicxBjVEWdaVF8WCkN3GjOW716ETLqs6uAOy0VdwZ9CdjF9XMtf5p8lEOxt9-Mk&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-fco2-1.xx&amp;_nc_gid=ONVyBMQpbyOdonkZZjwqMA&amp;oh=00_AfUs-01Vho6GekFskwGc1BNNfZZyKFDhBwjlEsAF1kMMmQ&amp;oe=68A001E4" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e testo" /></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL PIANO ENI VERSALIS SPACCA IL SINDACATO</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/03/22/il-piano-eni-versalis-spacca-il-sibdacato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 18:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Eni Versalis]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Carta sindaco]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Amenta sindaco]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Alosi CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bottaro Uil]]></category>
		<category><![CDATA[Peppe Carta Sindaco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30471</guid>

					<description><![CDATA[Prima ancora che avesse inizio al Vermexio l&#8217;incontro dei sindaci dei comuni del petrolchimico, di Ragusa e di Floridia,  i sindacati, i rappresentanti degli industriali,  il giornale La Sicilia riportava alcune dichiarazioni del segretario dell&#8217;Uiltec, Andrea Bottaro, che oggettivamente sminuiscono l&#8217;importanza dell&#8217; incontro stesso e destituiscono di fondamento le preoccupazioni sulle conseguenze che il piano &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Prima ancora che avesse inizio al Vermexio l&#8217;incontro dei sindaci dei comuni del petrolchimico, di Ragusa e di Floridia,  i sindacati, i rappresentanti degli industriali,  il giornale <strong>La Sicilia</strong> riportava alcune dichiarazioni del segretario dell&#8217;<strong>Uiltec, Andrea Bottaro</strong>, che oggettivamente sminuiscono l&#8217;importanza dell&#8217; incontro stesso e destituiscono di fondamento le preoccupazioni sulle conseguenze che il piano <strong>Eni-Versalis</strong> potrebbe avere sul futuro del nostro insediamento industriale e sull&#8217;occupazione, specialmente dell&#8217;indotto. Preoccupazioni che sono state invece  il filo conduttore degli interventi accorati dei sindaci. In particolare, il <strong>sindaco di Melilli, Giuseppe Carta</strong>, ha fatto notare come a pagina 12 del piano Eni-Versalis si affermi che i livelli occupazionali sono garantiti &#8220;a regime&#8221;, garanzia che più vaga non potrebbe essere. Per Andrea Bottaro, il protocollo Versalis invece &#8220;offre garanzie concrete non solo per i lavoratori diretti, ma anche per l&#8217;indotto&#8221;.</div>
<div dir="ltr">Nella conferenza stampa, mentre il presidente dell&#8217;Anci, nonché <strong>sindaco di Canicattini, Paolo Amenta</strong>, promotore dell&#8217;incontro, ha affermato che al centro delle preoccupazioni dei sindaci c&#8217;è l&#8217;annuncio dell&#8217;Eni di abbandonare la chimica di base, il dirigente dell&#8217;Uiltec ha rivendicato la firma sul <strong>protocollo Versalis, sottoscritto assieme a Cisl, Uil, Ugl e Cisal</strong> dinanzi al governo. Come a dire: la decisione sulla dismissione dell&#8217;impianto di etilene, di cui Eni è l&#8217;unico produttore nazionale, è stata già presa&#8230;</div>
<div dir="ltr"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30474" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/conf-stampa-anci-sindaci-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/conf-stampa-anci-sindaci-300x169.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/conf-stampa-anci-sindaci-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/conf-stampa-anci-sindaci-768x432.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/conf-stampa-anci-sindaci-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/conf-stampa-anci-sindaci.jpeg 2016w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></div>
<div>Di tutt&#8217;altro avviso il segretario della <strong>Cgil, Roberto Alosi</strong>, per il quale la difesa della produzione di etilene è la madre di tutte le battaglie. La chiusura dell&#8217;impianto di etilene avrebbe, secondo Alosi, un effetto devastante sul piano occupazionale  e si ripercuoterebbe sull&#8217;attività produttiva di altri stabilimenti industriali come l&#8217;Isab, la Sasol, la Sonatrach, l&#8217;Air Liquide. &#8220;Quello che Eni sta portando avanti &#8211; dice Alosi &#8211; è un piano di dismissione mascherato da riconversione&#8230;. Il governo racconta una storia inesistente perché il piano Eni è ben difforme dalla presunta chimica green&#8221;.</div>
<div>La divaricazione delle posizioni dei sindacati, che non potrebbe essere più netta, indebolisce la prospettiva di un accordo che salvi la chimica di base, senza la quale &#8220;muore&#8221; il modello industriale che ha caratterizzato il nostro territorio, ed eviti la mattanza occupazionale.</div>
<div>Al termine dell&#8217;incontro, del quale va sottolineata l&#8217;importanza,  è stato diramato un comunicato con cui si chiede un intervento risolutivo del governo regionale e di quello nazionale.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CONCORSO VV.UU. MELILLI &#8211; LA PAROLA AD UN PARTECIPANTE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/03/10/concorso-vv-uu-melilli-la-parola-ad-un-partecipante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 11:57:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[comune melilli]]></category>
		<category><![CDATA[Sindaco Melilli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30360</guid>

					<description><![CDATA[Secondo un recente rapporto del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) in tredici anni, dal 2011 al 2023, sono 550 mila i giovani italiani tra 18-34 anni emigrati all&#8217;estero. Al netto dei rientri, il dato è pari a 377 mila. Si stima che al capitale umano uscito corrisponda un valore di 134 miliardi, cifra &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo un recente rapporto del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) in tredici anni, dal 2011 al 2023, sono </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>550 mila i giovani italiani tra 18-34 anni emigrati all&#8217;estero</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Al netto dei rientri, il dato è pari a 377 mila. Si stima che al capitale umano uscito corrisponda </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>un valore di 134 miliardi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, cifra che potrebbe triplicarsi se si considera la sottovalutazione dei dati ufficiali.</span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La scarsa attrattività dell’Italia per i giovani</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – ha dichiarato il presidente del CNEL Renato Brunetta – </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è una vera e propria emergenza nazionale, economica e sociale. Siamo entrati in una fase critica di carenza e fuga di giovani dal Paese. I giovani scarseggiano per le imprese, </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>mancano nel sistema della PA</b></i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> e mancheranno sempre di più in ogni ganglio vitale della vita civile ed economica dell’Italia. Insensibilità e immobilismo sono scandalosamente inaccettabili</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”. Il presidente Brunetta ha anche annunciato il lancio dell&#8217;</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Osservatorio sull&#8217;attrattività per i giovani</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Vogliamo accendere un faro su una questione cruciale. Chiameremo a partecipare tutte le istituzioni coinvolte e sarà aperto ai contributi del mondo accademico e dei centri di ricerca</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Parole prive di senso se le contestualizziamo, se le rapportiamo a quanto accade proprio nella Pubblica Amministrazione, o quanto meno nella nostra realtà dove opportunità imparzialità e trasparenza sono solo vuota retorica. Ne abbiamo parlato con chi ha vissuto l’esperienza del <strong>concorso a Melilli</strong> del quale per ovvie ragioni non diremo il nome. Ecco cosa ci ha detto</span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Devi studiare se vuoi un futuro!” </b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Queste parole ti vengono dette così tante volte da quando cominci a muovere i primi passi da perderne presto il conto. Parole che ti plasmano e tu che sei volenteroso prosegui nei tuoi studi fino a varcare le porte dell’Università. Ma tu sei anche del Sud e presto una nuova sollecitazione ti viene rivolta. </span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Perché non fai domanda per qualche concorso?”</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ma tu sei fortunato, i tuoi studi e la tua aspirazione personale coincidono perfettamente con quella stabilità che tranquillizzerebbe te e i tuoi genitori che fanno sacrifici senza farti pesare nulla, anche quando cominci a rallentare, quando il tuo percorso di studi non si conclude tanto presto come speravi. E le cose peggiorano quando fai finalmente domanda per quel concorso, perché non hai certezze di quando e se quel concorso si farà. Dalla domanda passa un anno e mezzo, ti immergi nello studio nonostante tu parta avvantaggiato. Vero, i tuoi studi in una graduatoria finale varranno solo qualche punto in più, o decimo di esso, ma le prove saranno facili per te, anche se in fin dei conti vedrai che sono facili davvero per tutti. Ma questo lo scoprirai per l’appunto un anno e mezzo dopo aver fatto la domanda per quel concorso, trovandoti spesso nell’incertezza se tornare a dedicarti anima e corpo ai tuoi studi accademici o abbandonare la preparazione dell’ultimo esame, non appena senti che qualcosa si sta muovendo, che presto potrebbe arrivare il tuo momento, il tempo di conquistare quella stabilità tanto desiderata. Nessuno ti dice che avresti potuto fare tutto contemporaneamente, ma tu lo pensi e senti il passare del tempo come un macigno schiacciato contro il tuo cuore, non ti senti più un bravo studente né, a volte, un bravo figlio.</span></span></p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30361" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Fotoa_articolo_concorso-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Fotoa_articolo_concorso-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Fotoa_articolo_concorso-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Fotoa_articolo_concorso.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alla fine superi la preselezione con il massimo dei punti, fai un ottima prova scritta ed aspetti i risultati, arriveranno a breve, entro un mese dovrebbe chiudersi il concorso secondo il cronoprogramma stilato dalla pubblica amministrazione. E invece da maggio senti arrivare il freddo di dicembre (che poi freddo non è, perché tu sei del Sud) e scopri all’improvviso che quel concorso infinito è stato chiuso inaspettatamente. Ti disperi, hai perso tempo…troppo tempo, ma ti rialzi perché la vita va avanti. Ma certe cose, come si suol dire, “fanno un giro immenso e poi ritornano”. Esce il nuovo bando. </span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Perché non riprovi? Tanto hai già studiato quelle materie” </b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ascolti anche queste parole come hai fatto tante altre volte in passato: puoi avere tanti difetti, ma almeno sai ascoltare. Rifai domanda per quel concorso, speri che questa volta non si perda così tanto tempo e in effetti poco dopo fai la prova scritta, niente preselezione stavolta, anche se ti ritrovi davanti un quiz a risposta multipla simile a quello già affrontato nella vecchia prova preselettiva svoltasi sempre in quel cinema fiocamente illuminato. </span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Tutto qui? Nessuna domanda a risposta aperta prima di giungere all’orale?” </b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Te lo chiedi mentre scopri di aver superato la prova nuovamente con il massimo dei voti, come altre settanta persone circa, ovviamente. Come previsto dovrai sostenere l’esame con circa un centinaio di persone stavolta, quasi tutti accorpati nel giro di 2/3 punti. L’orale sarà decisivo ed ancora una volta sei avvantaggiato per i tuoi studi, per la tua esperienza con quel tipo di esami. Ma tu sei del Sud e spesso alle tue orecchie giungono parole dette con un mix di ironia e tristezza. </span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Probabilmente già i giochi saranno tutti fatti!”</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Come reagire? Abbandonare tutto per i soliti timori e pregiudizi? Oramai sei in gioco e tu devi fare la tua parte, devi fare l’esame perfetto, poi si vedrà. Lo fai. Vedi la tua famiglia emozionarsi, vedi la tua vita pronta a cambiare, quel famoso “portone” pronto ad aprirsi. Poi arrivano i risultati finali. </span></span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Questi dati non hanno senso” </b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli appassionati di cinema riconosceranno la citazione di un famoso film di Christopher Nolan, ed è proprio questo ciò che hai pensato dopo aver letto la graduatoria, insieme ad altre parole non ripetibili ma facilmente intuibili. Non solo hai dovuto scorrere parecchio per trovare il tuo nome, ma scopri anche che la tua prova al limite della perfezione, è risultata essere anche inferiore al voto minimo necessario per essere idoneo. Ti crolla il mondo addosso, non sei entrato, non puoi neanche presentare quella graduatoria in un altro luogo, ancora una volta hai perso la cosa più preziosa…il tempo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>C’è qualcosa di peggio di subire quella che ritieni essere una vera ingiustizia?</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sì, vedere la tua famiglia stringere i denti per farti superare quel baratro che ti si è aperto sotto i piedi. Ma quel concorso non ha finito di stupirti, di ferirti. Prima ritorni ad essere idoneo, vedi qualcuno ironizzare giustamente su questa cosa, per tanti di loro tu sei uno che non ha superato neanche un semplice orale. Poi passo indietro: non sei idoneo e sei rimosso dalla classifica insieme a tanti altri, anche qualcuno che probabilmente avrà fatto un ottimo esame come te. Finita? Ovviamente no, qualcuno dovrà rifare l’esame orale…ad oggi, ma domani? Lo scoprirai con il tempo, che in questo concorso scorre veloce, senza scorrere mai.</span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DAL REDDITO DI POVERTÀ AD UNA RICCA ESISTENZA</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/03/01/dal-reddito-di-poverta-ad-una-ricca-esistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Vetro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 09:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Schifani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30303</guid>

					<description><![CDATA[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UN CONTRIBUTO DI Gabriele Vetro, 22 anni laureando in scienze politiche con una tesi sull’ecologia ed il reddito di base universale In occasione dell’evento «Al centro del Mediterraneo», organizzato dal partito Forza Italia e tenutosi a Santa Flavia ad ottobre 2024, Renato Schifani, durante il suo intervento, ha revisionato ed illustrato diversi &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UN CONTRIBUTO DI Gabriele Vetro, 22 anni laureando in scienze politiche con una tesi sull’ecologia ed il reddito di base universale</em></p>
<p style="text-align: left;">In occasione dell’evento «Al centro del Mediterraneo», organizzato dal partito Forza Italia e tenutosi a Santa Flavia ad ottobre 2024, Renato Schifani, durante il suo intervento, ha revisionato ed illustrato diversi punti della sua attuale esperienza come Presidente della<br />
Regione Sicilia. Tra questi, nella sua riflessione, c’è stato spazio per gli aspetti che hanno portato all&#8217;aumento dell’entrata fiscale, la quale, ci ricorda Schifani, è segnale di tassi maggiori di produttività ed occupazione: «Se aumentano le entrate fiscali in Sicilia (&#8230;) un motivo c’è: perché cresce l’economia, cresce il lavoro, c’è gente che paga più tasse, società che pagano più tasse, il PIL che cresce».<br />
Anche le diverse crisi ecologiche, che oggi e nel passato recente hanno seriamente compromesso la regione, sono state oggetto di discussione, seppur con uno sguardo del tutto peculiare. «Stiamo lavorando su una consapevolezza: è cambiato l’ecosistema ed è un fatto irreversibile. Il clima della Sicilia, secondo me, non sarà più quello di una volta». Queste le parole di Schifani, le quali tralasciano le cause che hanno portato a ciò. È comunque palese come l’atteggiamento verso il cambiamento climatico sia quello dell’arrendevolezza alla ricerca della mera soluzione ad una situazione descritta come ormai irrisolvibile.</p>
<p style="text-align: left;">L’abbandono della facoltà di poter prendere in mano le redini del futuro ecologico, sancisce, velatamente, la sconfitta degli uomini di potere della vecchia (prima) e della nuova (adesso) classe politica. Schifani fa spazio nella discussione anche per delle riforme che dovrebbero guardare al sociale. Fra queste ottiene maggiore rilevanza il reddito di povertà. Uno strumento molto diverso dal reddito di cittadinanza degli anni precedenti, sottolinea il Presidente. Con la legge regionale del 30 gennaio 2025, tale misura entra effettivamente in vigore. La gestione delle operazioni è stata delegata a IRFIS &#8211; FinSicilia S.p.a, con l’istituzione di un Fondo da 30 milioni di euro. Questa proposta è rivolta ai residenti in Sicilia da almeno cinque anni e con un ISEE 2025 inferiore a 5000€. Una fascia di popolazione estremamente povera, il sottoproletariato siciliano.<br />
Partendo dalle parole del Presidente Schifani in quelle due giornate di conferenza a Santa Flavia, è possibile formulare delle radicali alternative che si espandono sino ad abbracciare un panorama globale. Se è vero, come approfondito da Leonardo Sciascia nell’intervista<br />
rilasciata a Marcelle Padovani, che la «Sicilia è la metafora del mondo odierno», allora lo scenario di inizio, seppur è prettamente quello regionale, rimane una solida base argomentativa per stimolare tre riflessione a più ampio raggio:<br />
1. Riflessione in merito ad un lavoro diverso: Il Presidente Schifani, come citato all’inizio, fa leva su quella politica economica «liberale, espansiva, berlusconiana», per introdurre i movimenti di crescita siciliani, confermati dal rapporto Svimez, i quali risultano maggiori di quelli di altre regioni. Ma l’andamento positivo dei dati economici, rispecchia un reale miglioramento qualitativo della vita di tutti i giorni?</p>
<p style="text-align: left;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30305" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/DSC_2247-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/DSC_2247-300x191.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/DSC_2247.jpg 440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Secondo il rendiconto INPS del 2024, l’aumento dell’occupazione rispetto all’era pandemica si è effettivamente verificato, ma vengono posti i riflettori soprattutto su un altro fenomeno che si manifesta nello stesso arco temporale, ovvero il crollo dei contratti a tempo indeterminato e il fiorire dei lavori servili e precari a tempo determinato, come quelli nel settore gastronomico, alberghiero o del magazzinaggio. Non sono dati che però dovrebbero sorprenderci. Perché? Per dare una risposta occorre allargare lo scenario all’intera storia della metamorfosi del lavoro: il mutamento delle attività lavorative negli ultimi decenni è stato incessante, sino a sancire l’uscita dalla società dove il lavoro salariato è al centro di tutto, un fenomeno che può dirsi attuato nei fatti, ma non nella narrazione quotidiana, per cui sfugge alla presa di coscienza popolare. In effetti questa può sembrare un’affermazione fuori luogo riflettendo sulla necessità costante di accaparrarsi un impiego per potersi mantenere. In realtà, la fine della centralità del lavoro è più evidente che mai facendo luce sui nuovi canali su cui si basa la produzione, primi fra tutti il flusso costante di informazioni ed il sapere cognitivo di ognuno.</p>
<p style="text-align: left;">In questo contesto l’impiego a tempo e reddito pieno viene garantito ad una piccola élite super specializzata, esternalizzando tutti gli altri servizi, generando una dilagante precarietà ed una forte crisi di identificazione con la propria professione. Un lavoro alienato, che richiede un notevole quantitativo di ore, divide maggiormente l’individuo dalle sue possibilità di auto-compimento, rendendo il mestiere di cui è incaricato, nient’altro che una mero impiego il cui unico scopo è fornire un salario per garantire l’accesso alla sfera del consumo.<br />
La direzione verso cui punta la classe di governo odierna, ampiamente vantata dal Presidente Schifani, ovvero quella della ricerca dell’aumento occupazionale, come un irraggiungibile ritorno al compromesso fordista, non è altro che un vivido segnale della<br />
natura ritardataria della politica nei confronti di nuove sfide sociali che si palesano dinanzi.<br />
Tenendo conto che il lavoro, visto da molti soltanto come una incessante fatica, è in realtà, nella sua descrizione più generica e rivelatrice, “unico canale per la realizzazione di sé”, allora è irrimediabilmente giunto il momento di immaginare e proporre un lavoro diverso.</p>
<p style="text-align: left;">Urge, quindi, la necessità di creare, in tutte le sue difficoltà e complicanze, un movimento capace di progettare e garantire una nuova forma di attività lavorativa che unisca una reale partecipazione di matrice democratica, una gratificazione personale ed uno scopo funzionale alla propria comunità. Organizzando e coinvolgendo tutti in una produzione differente, non indirizzata al profitto, si darebbe vita, nello stesso medesimo atto, a due cambiamenti radicali: l’eliminazione della disoccupazione (lavorare tutti) e la riduzione dell’orario di lavoro dovuto (lavorare meno). È così possibile anche disegnare uno scenario dove la democrazia non è soltanto delegazione dell’esercizio del potere, bensì reale coinvolgimento di ciascuno, attraverso il lavoro sociale, nella gestione delle questioni<br />
pubbliche.<br />
Tutto ciò presuppone il superamento della razionalità economica, con un nuovo ed inedito processo produttivo che si sviluppi sotto l’egida dell’ecologia.<br />
2. Riflessioni sulla razionalità ecologica: Per aprire questa considerazione partiamo dall’opera di André Gorz “La piena occupazione, per farne cosa?”, dove sono riportate le parole dell’economista W. A. Weisskopf: «Non c’è nulla di intrinsecamente desiderabile nella piena utilizzazione delle risorse, a meno che esse servano a produrre beni e servizi di cui abbisogniamo. Se si chiede uno sviluppo più forte per realizzare la piena occupazione, la produzione e l’utilizzazione delle risorse diventano il fine ed il consumo [sfrenato] il mezzo. Bisogna produrre più beni per occupare più gente; e non si può occupare più gente se non si consumano più beni. In questo modo la razionalità economica è invertita: la gente deve consumare allo scopo di lavorare. Non ha senso».<br />
Una descrizione lucida e chiara che mette in risalto le negatività di una politica produttiva incentrata sul profitto e non sui bisogni delle persone. Questo classico modello di produzione, nel tentativo di dare un impiego a tutti, ha generato un quantitativo di spreco energetico e materiale enorme. Questo perché, all’origine, la natura viene percepita come fonte di approvvigionamento delle risorse che verranno poste alla mercé dello sviluppo tendenzialmente infinito. Ma essa è intrinsecamente finita, per cui l’utilizzo illimitato di queste risorse, considerabili come “di transizione” poiché esauribili, genera sistematicamente delle crisi ecologiche.<br />
La Sicilia è, soprattutto nell’ultimo periodo, tristemente protagonista di questi avvenimenti. Dalla crisi incendi che ha devastato la regione nel 2023 fino al dramma della siccità che si perpetua tutt’oggi. Non bisogna però dimenticare che, in realtà, milioni di litri di acqua potabile, che dovrebbero raggiungere le case dei siciliani gratuitamente, per mezzo di necessari investimenti pubblici, vengono costantemente imbottigliati e venduti, con il forte rischio di rilasciare nell’ambiente tonnellate di imballaggi di materiale plastico. È questo il secondo ruolo che gioca la natura: dispositivo di scarico degli scarti prodotti dal sistema.</p>
<p style="text-align: left;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-30306" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/imprese-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/imprese-300x191.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/03/imprese.jpg 440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Ora, è evidente che il problema appena descritto è di carattere globale e che non dipende per la maggiore dalla Regione. È pur vero, però, che l’arrendevolezza dimostrata e l’insufficienza delle proposte messe sul tavolo, crea un forte disappunto nei confronti della classe politica. La soluzione, nell’esempio a proposito della crisi idrica attuale, non consiste nell&#8217;installazione dei dissalatori, come sostiene il Presidente Schifani, almeno non in maniera permanente. Il rimedio, radicale, sta nella programmazione di una produzione che sia minore e diversa, non eccessivamente inquinante, garantendo a tutti il necessario, e che mantenga essenzialmente la consapevolezza del limite. L’abbandono del mito della crescita e l’approdo della razionalità ecologica, è un presupposto fondamentale… per sopravvivere!<br />
3. Riflessioni su una nuova distribuzione del reddito: Il connubio ipotizzato tra un lavoro diverso ed una produzione ecologica, apre due inedite dinamiche sulla nozione di reddito.<br />
a) La prima potrebbe, ragionevolmente, creare perplessità in merito alla garanzia di uno stipendio che si confermi continuo. La domanda che sorge, nella maggior parte dei casi, è: «Se lavoro meno e si produce meno, come faccio a guadagnare una paga dignitosa?». Analizziamo e poi rispondiamo a questa lecita osservazione. In un contesto dove il processo produttivo coinvolge tutti, dove l’orario lavorativo è dunque drasticamente ridotto, il salario non può essere legato, per l’appunto, al tempo di lavoro. La scissione tra attività lavorativa e garanzia del reddito, la quale appare assolutamente necessaria, fornisce una prefazione all’uscita definitiva dalla società salariale. In questo quadro (utopico) sociale, il reddito dovrebbe essere distribuito (e non re-distribuito) a tutti, proprio per ripagare ciascuno del proprio contributo alla creazione del necessario ed allo sviluppo della comunità. Ma non solo. Con ciò ognuno potrebbe emanciparsi in un nuovo prototipo di sfera dell’autonomia, dove il superfluo è sempre concepito, ma, per suo stesso nuovo carattere, in misura nettamente inferiore considerata l’assenza di introduzione costante di beni compensatori ed obsolescenti.<br />
Non è nulla di nuovo in realtà. Anzi, per dirla tutta, seppur con caratteristiche differenti, questa ipotesi è stata avanzata da diversi esponenti della politica liberale globale. Su quale base verrebbe da chiedersi. Riprendiamo quanto detto precedentemente a proposito dei nuovi driver del valore, ovvero il sapere cognitivo ed il flusso incessante di informazioni. È proprio per via della cooperazione globale<br />
alla creazione costante di informazioni, attraverso diversi dispositivi (primo fra tutti lo smartphone), che ipotesi di stessa natura in merito ad un reddito di base sono state proposte. Esse però rappresentano soltanto la richiesta di una retribuzione in cambio dello sfruttamento morboso dei propri dati personali, al fine di inserire sempre più prodotti compensatori adatti ai nostri gusti.<br />
Invece, il reddito garantito proposto sulle basi di una cooperazione nella produzione sociale, non rappresenterebbe altro che lo strumento necessario per un’esistenza ricca (diversamente) e dignitosa.<br />
b) La seconda dinamica vede lo strumento del reddito di base (o reddito di esistenza), essere introdotto nell’attuale mercato del lavoro, per generare quello shock sociale che permetterebbe alle persone di rifiutare qualsiasi lavoro ritenuto superfluo per la comunità o semplicemente non gratificante sul piano personale. È l’archetipo dello strumento conflittuale, il quale non ha nulla a che vedere con la misura del reddito di povertà avanzata da Schifani. Quella, invece, è una mera forma di welfare che mira a sanare le lacerazioni del rapporto reddito-lavoro che colpiscono le fasce più deboli della popolazione. Anche questa, come la ricerca costante della piena occupazione, non è una soluzione definitiva.<br />
La consapevolezza della lontananza di queste linee di riflessione rispetto alle reali iniziative della classe politica è forte, ma non deve scoraggiare il dibattito su un’alternativa che sia radicale, ecologica e che metta in primo piano i bisogni della gente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>OVAZIONI ALLA PREMIER MELONI AL CONGRESSO CISL E  ATTACCHI ALLA CGIL, SINDACATO  &#8220;CON VISIONE TOSSICA&#8221;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/02/16/ovazioni-alla-premier-meloni-al-congresso-cisl-e-attacchi-alla-cgil-sindacato-con-visione-tossica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 18:35:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[cisl]]></category>
		<category><![CDATA[uil]]></category>
		<category><![CDATA[sindacato tossico]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30157</guid>

					<description><![CDATA[A partire dagli anni Settanta, la Cisl ha orgogliosamente rivendicato la propria autonomia dai governi, che allora erano imperniati sulla DC. Perciò stupisce il cambio di linea proprio quando a Palazzo Chigi c&#8217;è la destra. Quegli applausi dei quadri e dei delegati al congresso della Cisl alla presidente Meloni quando ha attaccato frontalmente la Cgil &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">A partire dagli anni Settanta, <strong>la Cisl ha orgogliosamente rivendicato la propria autonomia dai governi</strong>, che allora erano imperniati sulla DC. Perciò <strong>stupisce il cambio di linea</strong> proprio quando a Palazzo Chigi c&#8217;è la destra.</div>
<div dir="auto">Quegli applausi dei quadri e dei delegati al congresso della Cisl alla presidente <strong>Meloni quando ha attaccato frontalmente la Cgil e l&#8217;Uil</strong> e li ha accusati di &#8220;<em>avere una tossica visione conflittuale dei rapporti tra impresa e lavoro</em>&#8221; sono stati un brutto segnale. Quando un governo, quale che sia, si sceglie l&#8217;interlocutore sindacale lo fa per dividere e imperare.</div>
<div dir="auto">Nell&#8217;accurata ricerca sulla nascita del <strong>Ciapi</strong> (Centro interaziendale per addestramento professionale integrato) <strong>Mario Blancato</strong> ricorda che ad inaugurare il Centro venne il suo promotore, Giulio Pastore, uno dei più convinti sostenitori della Questione meridionale.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Pastore fu il fondatore della Cisl, dopo di lui Bruno Storti, Luigi Macario, Pierre Carniti, Franco Marini, Sergio D&#8217;Antoni, Savino Pezzotta e poi la prima donna segretaria, Annamaria Furlan, ora parlamentare del Pd, ne hanno consolidato l&#8217;autonomia da tutti i governi, tanto che tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta, quando ai vertici di Cgil, Cisl e Uil c&#8217;era il mitico trio Lama, Storti e Vanni venne coniato il termine &#8220;<em><strong>pansindacalismo</strong></em>&#8220;, che sta ad indicare un modello sindacale autonomo dai governi e dai partiti che si occupa dei temi rivendicativi specifici dei lavoratori, ma anche dei problemi più generali della società come la sanità, i servizi sociali, il sistema pensionistico, la sostenibilità ambientale, eccetera. Quella Cisl ha contribuito fortemente, assieme alla Cgil e alla Uil, a migliorare la condizione dei lavoratori e a rendere la società più giusta. Il sindacato nel suo insieme è stato un baluardo contro i soprusi, le sperequazioni e le ingiustizie.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Cgil, Cisl e Uil</strong> sono stati i veri artefici di quello che un tempo si chiamava &#8220;<strong><em>il riscatto del lavoro</em></strong>&#8220;. Grazie alle loro lotte, il mondo del lavoro è cambiato, ha conquistato diritti, strumenti di difesa del posto di lavoro, dignità.</div>
<div dir="auto">Negli anni Settanta, il sindacato unitario si è reso conto che la propria trincea non poteva essere solo la fabbrica e che le politiche dei governi dovevano determinare crescita economica, maggiore occupazione, sostenibilità ambientale, un processo di femminilizzazione del lavoro e delle professioni. Da qui la scelta di fare del confronto, anche aspro, con i vari governi un&#8217;occasione per orientare le scelte programmatiche.</div>
<div dir="auto">
<p>È vero che al loro interno Cgil, Cisl, Uil hanno anche avuto posizioni divergenti e che la loro unità ha dovuto superare momenti difficili, ma di fronte alle emergenze del Paese e agli interessi dei lavoratori hanno sempre marciato uniti.</p>
</div>
<div dir="auto">Rispondendo a una lettrice che gli chiedeva se gli osanna ricevuti dalla premier Meloni al congresso Cisl sono il preludio alla creazione di un sindacato &#8220;giallo&#8221; filogovernativo, <strong>Francesco Merlo</strong>, autorevole giornalista de la Repubblica, ha risposto così: &#8220;<em>Non è il preludio, ma l&#8217;epilogo di uno spostamento della Cisl. Negando tutta la sua storia, è ora il sindacato della destra</em>&#8220;.</div>
<div dir="auto">Davvero la Cisl sta negando la propria storia? Mi auguro che Merlo si sbagli e continuo a sperare che ritorni il sereno nei rapporti tra Cgil, Cisl e Uil e di <strong>vederli sfilare insieme con le loro bandiere</strong>.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL FUTURO DEL POLO INDUSTRIALE TRA POCHE LUCI E TANTE OMBRE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/02/11/il-futuro-del-polo-industriale-tra-poche-luci-e-tante-ombre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 10:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[CONFINDUSTRIA SIRACUSA]]></category>
		<category><![CDATA[ministro urso]]></category>
		<category><![CDATA[Teha Group]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30117</guid>

					<description><![CDATA[Il 7 Febbraio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è tenuto l’incontro di presentazione dei risultati dello studio sulla decarbonizzazione e la competitività del Polo Industriale di Siracusa, alla presenza del Ministro Adolfo Urso, dei rappresentanti di Confindustria Siracusa, e dei principali attori industriali del Polo e di Teha Group. In sintesi &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Il 7 Febbraio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è tenuto </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">l’incontro di presentazione dei risultati dello studio sulla decarbonizzazione e la competitività del Polo Industriale di Siracusa, alla presenza del Ministro Adolfo Urso, dei rappresentanti di Confindustria Siracusa, e dei principali attori industriali del Polo e di Teha Group. </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">In sintesi si tratta di un piano con 10 proposte da sviluppare in tre fasi:</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #000000;">Fase 1</span></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, interventi immediati: salvaguardare la continuità produttiva del Polo e il processo di trasformazione in atto, accelerando gli investimenti già programmati, garantendo l’accesso competitivo all’energia e assicurando tempi autorizzativi certi.</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #000000;">Fase 2</span></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, interventi a breve termine: assicurare l’accesso a sistemi di decarbonizzazione competitivi, come cattura del carbonio CCS (vedi scheda 1) e idrogeno blu (vedi scheda 2), e incentivare la riconversione industriale verso filiere di economia circolare, quali recupero e riutilizzo, e/o basate sull’utilizzo delle biomasse.</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #000000;">Fase 3</span></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, interventi a medio termine: </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">rendere il Polo di Siracusa un punto di riferimento e catalizzazione per l&#8217;innovazione industriale, incentivando la produzione di materiali e vettori di energia ecocompatibili per supportare la crescita di filiere produttive sostenibili.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Sin qui le dichiarazioni ufficiali.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Sebbene l’iniziativa delle aziende del polo industriale sia lodevole e da apprezzare e costituisce finalmente un punto di partenza, a mio avviso il solo fatto che la terza e ultima fase sia “a medio termine” manifesta una debolezza intrinseca.  D’altro canto la quarta fase mancante non può che essere oggetto di proposte per le quali è la parte politica che dovrebbe fare la parte del leone, riguardando scelte a carattere strategico nazionale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">In sintesi, e da quanto si evince dai comunicati stampa, gli interventi proposti dalle aziende sono sostanzialmente mirati alla riduzione dei costi dell’energia e del sistema ETS (scheda 3). Gli attori attuali, che siano Sonatrach, Versalis, Eni, Isab, Buzzi Unicem, devono sopravvivere e, oltre a chiedere di fare di tutto per accelerare gli investimenti programmati, propongono interventi congruenti col loro tessuto produttivo e il loro DNA. Infatti, volere l’idrogeno blu significa poterlo produrre con gli attuali processi aggiungendo solo la cattura della CO2. Ma l’idrogeno blu non è considerato rinnovabile e, per l’Unione Europea, è utilizzabile solo per aziende “hard to abate” (scheda 4), cosa che non sono certamente le raffinerie in quanto producono combustibili fossili che in futuro non si utilizzeranno più. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Sono invece “hard to abate” le cementerie ed alcuni impianti chimici per i quali la emissione di CO2 è inevitabile in quanto intrinseca nel processo.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1a1a1a;"> </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Quale è quindi il problema? Con questo piano il Polo industriale sta lanciando il suo grido di allarme e propone soluzioni perché gli impianti esistenti non siano costretti a chiudere nell’immediato, con grossi problemi occupazionali.  Ma, anche se al meglio si dovesse riuscire a tamponare per il medio termine, il rischio a lungo termine sarebbe comunque quello di un forte ridimensionamento o chiusura, visto che ben tre impianti esistenti, le raffinerie, hanno come scopo la produzione di combustibili fossili destinati a scomparire o ad assumere un ruolo marginale.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">E, per ritornare all’idrogeno blu, questo abbatterebbe le emissioni di CO2 per la produzione di idrogeno che verrebbe utilizzato in loco, quindi sino a che gli impianti di raffinazione continuassero ad esistere. Ma se viceversa volessimo produrre tanto idrogeno da esportarlo fuori dalla provincia, questo dovrebbe essere verde rinnovabile (scheda 2) generato con processi industriali diversi. In conclusione il respiro degli interventi proposti è ipotizzabile al massimo sino al 2040 &#8211; 2045.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">È questo quello che serve al siracusano? In verità per la sua sicurezza servono risposte a lungo termine che può dare principalmente la politica.  Sono le risposte a questa domanda: “</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #1a1a1a;">Cosa serve all’Italia per fronteggiare gli sviluppi futuri prevedibili, e come può il siracusano contribuire perché ciò possa avvenire al meglio?” </span></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">E le risposte potrebbero non piacere agli attuali attori sul territorio, soprattutto le raffinerie; ma ciò che conta realmente non è chi rimane, ma la salvaguardia del lavoro nel suo complesso, anche con nuovi sviluppi industriali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Siamo lontani dal passato, quando era l’economia a muovere tutto. Nel 1950 Angelo Moratti poteva trovare conveniente impiantare una raffineria ad Augusta e lo faceva. L’economia portava i privati ad investire per la loro convenienza, e questo era congruente con lo sviluppo socio economico del territorio. Oggi che i meccanismi di sviluppo non sono più associati così strettamente al profitto, dovendo cogliere anche obiettivi ambientali sostenibili, solo la buona politica con scelte coraggiose e </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #1a1a1a;">LUNGIMIRANTI </span></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">potrà garantirci un futuro; e la politica dovrà garantire il passaggio meno doloroso possibile dagli attuali processi a quelli futuri.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Con ciò non si vuole dire che le aziende sul territorio non possano fare proposte per il lungo termine, ma che sarebbe auspicabile che lo Stato definisse delle linee guida per il territorio o in alternativa accettasse dalle aziende un piano verificandone la consistenza con le necessità nazionali. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u><span style="color: #1a1a1a;">Quello che è certo è che lo Stato non può più chiamarsi fuori dalle scelte strategiche</span></u></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">, limitandosi solo ad agevolare progetti proposti dai privati già operanti in loco.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Sono svariate le possibilità di sviluppo industriale che il green deal porta con sé. Dalla produzione dei biofuels (che comunque da sola non potrà mai garantire gli elevati livelli occupazionali garantiti dalle attuali raffinerie), alla produzione degli efuel e dei combustibili per aviazione, alla produzione di energia verde rinnovabile nelle sue varie forme, all’accumulo di energia con vari sistemi tra cui principalmente le batterie, alla costruzione e a allo sviluppo di nuove tecnologie per le batterie, alla produzione dei semiconduttori, alla costruzione di pompe di calore, allo sviluppo della tecnologia nucleare di quarta generazione, al teleriscaldamento, al recupero delle biomasse da rifiuti, alla produzione di idrogeno e ammoniaca verdi,  alle tecnologie per i trasporti leggeri e pesanti, alla nuova cantieristica verde, alla raffinazione dei materiali base per l’elettronica, ai nuovi processi per la chimica, all’economia circolare con recupero e riutilizzo dei rifiuti, alla gestione delle acque e dei reflui.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">È una totalità di sbocchi che i soli attori attuali sul territorio, pur col massimo della buona volontà, non potranno né proporre né coprire. La scelta di cosa fare, tra le tante disponibilità, e di dove allocarlo sul territorio nazionale è responsabilità della politica che dovrà operare tenendo certamente conto della vocazione del territorio e della specializzazione delle sue maestranze; e qui giocoforza rientrerebbe il fortissimo contributo delle aziende locali che dovrebbero comunque essere prioritariamente ascoltate e favorite.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1a1a1a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, quanto oggi proposto dalle industrie è almeno, comunque, un primo passo concreto e necessario, non fosse altro perché qualunque prospettiva a lungo termine passa per la fase 1 di salvaguardia della continuità produttiva del “Polo”.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">A margine vale la pena ricordare che il sacco dei regali della transizione per la provincia di Siracusa, ad oggi praticamente quasi vuoto, contiene una perla bianca e un pezzo di carbone.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">La perla bianca è il cantiere che si vuole realizzare a Punta Cugno per la costruzione delle piattaforme eoliche offshore, con potenziali crescite legate al possibile sviluppo di industrie chimico/meccaniche che siano in grado di costruire in loco le pale e i generatori elettrici (oggi non previsti).</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Il pezzo di carbone è il depuratore IAS che, in piena contraddizione con quanto previsto dal green deal sulla gestione dei sistemi di trattamento e recupero acque reflue centralizzati, potrebbe procedere verso la chiusura una volta che le aziende realizzassero i propri depuratori autonomi; mettendo quindi definitivamente una pietra sopra verso possibili o potenziali recuperi di grandi quantità di acqua. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1a1a1a;"> </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1a1a1a;"> </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #1a1a1a;">SCHEDA 1</span></b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #1a1a1a;"> </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il CCS è un sistema che prevede la cattura dell’anidride carbonica emessa dai processi e dai camini di impianti produttivi quali centrali termoelettriche a combustibile, o l’industria pesante.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una volta catturata e compressa per trasformarla in un fluido, si procede al suo trasporto, mediante condutture e/o trasporto stradale o navale in siti per lo stoccaggio definitivo che possono essere formazioni rocciose in profondità o il mare stesso (vedi processo sperimentale Limenet sotto test nel porto di Augusta). </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><span style="color: #1a1a1a;">SCHEDA 2</span></b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>idrogeno grigio</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è quello oggi prodotto da impianti tradizionali denominati “steam reforming”, ottenuto dalla reazione tra vapore d’acqua e metano fossile. Non emette CO2 durante l’utilizzo ma lo emette nel corso della sua produzione, e provenendo da fonti fossili non può essere considerato rinnovabile.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>idrogeno blu</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> si ottiene con la stessa modalità del grigio, ma la CO2 emessa durante la produzione viene con il CCS catturata parzialmente per conservarla in via definitiva o riutilizzarla. Essendoci comunque durante la produzione una qualche emissione di gas serra in atmosfera, l’idrogeno blu deve essere considerato </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">a impatto ambientale basso, </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ed oggi viene visto come prodotto utile alla transizione energetica </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(ma non rinnovabile se il gas di partenza è fossile) </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">solo sino alla finale affermazione dell’idrogeno verde. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>idrogeno verde</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> si ottiene per elettrolisi dell’acqua con uso di energia elettrica; se l’energia elettrica proviene da fonte rinnovabile allora anche l’idrogeno è rinnovabile ed il suo utilizzo non comporta alcuna emissione di gas serra. Secondo il green deal l’Idrogeno verde diverrà a lungo termine l’unico ad essere prodotto. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>SCHEDA 3</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il sistema ETS (Emission Trading System) fissa un tetto massimo alle emissioni di gas serra per gli impianti considerati emettitori.</span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Sulla base di questo limite, le imprese possono acquistare o vendere quote di emissione in base alle loro esigenze.</span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Una azienda virtuosa, che emette meno gas serra del previsto, potrà vendere le quote inutilizzate, mentre una azienda che supera il limite dovrà acquistare e quindi pagare le quote di emissione aggiuntive sostenendo coì un costo economico. </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In questo modo, il sistema funziona sia come incentivo per le aziende sostenibili sia come penalizzazione per quelle più inquinanti</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>SCHEDA 4</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le industrie </span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hard to Abate</span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> sono quei settori in cui la riduzione delle emissioni di gas serra è particolarmente complessa, perché le emissioni derivano non solo dall’uso di combustibili fossili, ma anche da reazioni chimiche intrinseche alla produzione che generano CO2 come sottoprodotto inevitabile</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">; mancano per esse alternative tecnologicamente mature e sostenibili per la decarbonizzazione. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un esempio tipico è l’industria del cemento, dove la CO₂ viene rilasciata durante la trasformazione del carbonato di calcio in clinker, un passaggio essenziale e attualmente insostituibile. Al contrario, le </span></span><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">raffinerie di petrolio</span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> non rientrano tra i settori Hard to Abate, perché il loro prodotto finale (i combustibili fossili) è destinato a essere eliminato con la transizione energetica, rendendo l’industria stessa superflua nel lungo periodo.</span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SECONDO CONFINDUSTRIA LA TRANSIZIONE PRODUTTIVA  RICHIEDE IMPORTANTI PROGRAMMI DI INVESTIMENTI PUBBLICI  PER LA CGIL SENZA LA PRODUZIONE DI ETILENE L&#8217;ITALIA  RESTA SENZA CHIMICA DI BASE </title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/02/10/secondo-confindustria-la-transizione-produttiva-richiede-importanti-programmi-di-investimenti-pubblici-per-la-cgil-senza-la-produzione-di-etilene-litalia-resta-senza-chimica-di-base/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 08:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Teha Group]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Versalis]]></category>
		<category><![CDATA[CONFINDUSTRIA SIRACUSA]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL Siracusa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30083</guid>

					<description><![CDATA[Lo studio promosso da Confindustria Siracusa in collaborazione con Teha Group e sette aziende del petrolchimico, oltre ad offrire interessanti spunti di riflessione, mette in chiaro come in mancanza di interventi tempestivi, la transizione produttiva potrebbe tradursi in una deindustrializzazione irreversibile, con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul piano occupazionale e sul tessuto &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div class="gmail_quote gmail_quote_container">
<div class="gmail_attr">Lo studio promosso da Confindustria Siracusa in collaborazione con Teha Group e sette aziende del petrolchimico, oltre ad offrire interessanti spunti di riflessione, mette in chiaro come in mancanza di interventi tempestivi, la transizione produttiva potrebbe tradursi in una deindustrializzazione irreversibile, con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul piano occupazionale e sul tessuto sociale. Va dato atto all&#8217;Associazione degli industriali di aver offerto un&#8217;analisi senza infingimenti  sull&#8217;area industriale, mettendo in evidenza i principali fattori di  crisi come l&#8217;alto costo dell&#8217;energia, delle emissioni e le difficoltà in cui versano i settori  della chimica, della raffineria e del cemento.  Ma avvertendo che, se si vuole accompagnare la transizione verso un futuro più sostenibile, occorrono importanti programmi di investimento sia da parte privata che soprattutto da parte pubblica.</div>
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div>Da parte sindacale viene ribadito il convincimento secondo cui i problemi del petrolchimico vanno affrontati complessivamente, tenendo conto del carattere integrato del sistema produttivo del triangolo industriale Siracusa Priolo Augusta. Viene tenuto però sullo sfondo il nodo cruciale dell&#8217;impianto di etilene, fatta eccezione per la Cgil siracusana e nazionale che fa del mantenimento della produzione di etilene la madre di tutte le battaglie e dunque contrastando fermamente il Piano Eni che ne prevede la cessazione. Il ragionamento del segretario della Cgil, Roberto Alosi, è questo: in gioco c&#8217;è il futuro della chimica di base di cui l&#8217;Eni è l&#8217;unico produttore in Italia. La dismissione dell&#8217;impianto di etilene avrebbe pesanti ripercussioni su altri settori produttivi come il farmaceutico, l&#8217; alimentare, quelli del cemento, del legno, del vetro e perfino della moda.</div>
<div>Su questo punto insisterà il sindacato di Landini nell&#8217;assemblea pubblica del 18 febbraio che si terrà a Priolo con i vertici regionali e nazionali dei chimici. Questi ultimi  in una recente conferenza stampa tenutasi a Roma hanno affermato che la chiusura dell&#8217;impianto di etilene avrebbe effetti a catena su altri stabilimenti Versalis (Ravenna, Brindisi, Ferrara, Porto Marghera, Porto Torres) e determinerebbe la fuoriuscita del Paese dalla chimica di base.</div>
<div>Un&#8217;ultima notazione sul depuratore Ias: sento dire che il governo se ne sta occupando con l&#8217;intento di evitare il suo abbandono. Se fosse vero, la considererei un&#8217;ottima notizia.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CONTRO LA CHIUSURA DEGLI IMPIANTI  DI ETILENE SI MOBILITA LA CGIL NAZIONALE. LA SASOL ANNUNCIA 65 ESUBERI.  ALOSI: &#8220;SIAMO DI FRONTE A UN BIVIO DRAMMATICO&#8221;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/01/28/contro-la-chiusura-degli-impianti-di-etilene-si-mobilita-la-cgil-nazionale-la-sasol-annuncia-65-esuberi-alosi-siamo-di-fronte-a-un-bivio-drammatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 08:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Senatore Nicit]]></category>
		<category><![CDATA[Sasol]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[ministro urso]]></category>
		<category><![CDATA[Eni Versalis]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=30004</guid>

					<description><![CDATA[Per Roberto Alosi, segretario della Cgil, &#8220;ci troviamo di fronte ad un bivio pericolosissimo per il futuro dell&#8217;area industriale siracusana. Se Eni Versalis chiuderà  l&#8217;impianto di etilene di Priolo, le conseguenze sul piano produttivo e occupazionale saranno disastrose e si ripercuoteranno a cascata sugli altri stabilimenti che con esso sono fortemente integrati&#8221;. In gioco c&#8217;è &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div class="gmail_quote">
<div class="gmail_attr">Per <strong>Roberto Alosi</strong>, segretario della Cgil, &#8220;ci troviamo di fronte ad un bivio pericolosissimo per il futuro dell&#8217;area industriale siracusana.</div>
<div class="gmail_attr">Se <strong>Eni Versalis chiuderà  l&#8217;impianto di etilene di Priolo</strong>, le conseguenze sul piano produttivo e occupazionale saranno disastrose e si ripercuoteranno a cascata sugli altri stabilimenti che con esso sono fortemente integrati&#8221;. In gioco c&#8217;è l&#8217;abbandono da parte di Eni della chimica di base, concentrata nei siti di Priolo, Ragusa e Brindisi, dove tra diretti e indotti  sono coinvolti oltre 20mila lavoratori.</div>
<div class="gmail_attr">Per il <strong>senatore Nicita</strong> sarebbe un colpo durissimo per l&#8217;industria del Sud e in particolare per quella siciliana.</div>
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">
<div>Per contrastare il pericolo che si metta in moto un processo di dismissione di impianti, che avrebbe un effetto domino  su altri stabilimenti Versalis (Ravenna, Ferrara, Porto Marghera, Porto Torres) si mobilita la Cgil nazionale che ha deciso di costruire tre momenti di incontro in Sicilia (a Priolo il prossimo 18 febbraio)), in Puglia e in Emilia Romagna per discutere con le istituzioni locali e gli eletti le conseguenze che deriverebbero dalla fuoriuscita di Eni Versalis dalla chimica di base.</div>
<div>Il fatto nuovo è che la vertenza sul petrolchimico <strong>per la Cgil è  di rilevanza nazionale</strong>.</div>
<div>In questo quadro, il sindacato denuncia<strong> l&#8217;assenza di una politica del Governo Meloni</strong>, che non sia l&#8217;appiattimento sul piano di dismissioni dell&#8217;Eni. &#8220;I<strong>l ministro Urso</strong>, dice il senatore Nicita, latita&#8221;</div>
<div>Intanto, a conferma della crisi che sta attraversando il nostro polo industriale, c&#8217;è da segnalare che la Sasol ha annunciato 65 esuberi, cioè 65 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, per la chiusura di un impianto. Del &#8220;caso Sasol&#8221; e degli imminenti tagli occupazionali aveva dato in anteprima notizia La Civetta con un articolo pubblicato lo scorso 20 gennaio.</div>
<div>Della questione del depuratore Ias non si parla più, o meglio se ne parla ma senza avanzare alcuna proposta concreta. L&#8217;impressione è che, di fronte all&#8217;insieme dei problemi del petrolchimico, manchi una strategia complessiva.</div>
<div>A ricordare che nell&#8217;area industriale Siracusa, Priolo, Augusta incombono inoltre le inchieste dei magistrati siracusani per presunto disastro ambientale aggravato è stato <strong>il presidente della Corte d&#8217;appello di Catania, Filippo Pennisi</strong>, in occasione dell&#8217;apertura dell&#8217;anno giudiziario. Il presidente Pennisi ha ricordato le <strong>numerose indagini ambientali sull&#8217;inquinamento atmosferico, marino e del sottosuolo. </strong></div>
<div>Insomma, non ci facciamo mancare niente.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
