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	<title>Depuratore Consortile (Ias) &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Sep 2026 14:23:36 +0000</lastBuildDate>
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		<title>IL PARADOSSO DEL DEPURATORE IAS: CORSA CONTRO IL TEMPO E SCADENZE IMPOSSIBILI</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/09/09/il-paradosso-del-depuratore-ias-corsa-contro-il-tempo-e-scadenze-impossibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:23:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Il depuratore consortile IAS di Priolo Gargallo, concepito per trattare sia le acque reflue urbane sia i reflui del polo petrolchimico aretuseo, si trova al centro di un complesso nodo ambientale, industriale e giudiziario. Sottoposto a sequestro nel giugno 2022 nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta per disastro ambientale, l&#8217;impianto ha evidenziato — secondo la perizia tecnica dell’incidente probatorio &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il depuratore consortile IAS di Priolo Gargallo, concepito per trattare sia le acque reflue urbane sia i reflui del polo petrolchimico aretuseo, si trova al centro di un complesso nodo ambientale, industriale e giudiziario. Sottoposto a sequestro nel giugno 2022 nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta per disastro ambientale, l&#8217;impianto ha evidenziato — secondo la perizia tecnica dell’incidente probatorio — tutte le criticità intrinseche del modello misto: la presenza e le continue fluttuazioni dei flussi industriali e degli idrocarburi hanno a lungo compromesso l&#8217;efficienza dei processi a fanghi attivi nelle vasche biologiche; contestualmente, la storica assenza di adeguate coperture e di sistemi di captazione e trattamento ha generato diffuse emissioni odorigene e dispersioni di composti volatili nocivi per la salute.</p>
<p align="justify">Oggi la sfida principale si gioca sul fattore tempo. La sentenza n. 105/2024 della Corte Costituzionale ha sancito la subordinazione della continuità produttiva alla tutela della salute, dichiarando l&#8217;illegittimità delle norme che consentivano proroghe sine die dell&#8217;attività in deroga e ripristinando la cogenza del termine massimo e inderogabile di 36 mesi per il completamento degli interventi di risanamento e il distacco dei reflui industriali. Parallelamente, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le ordinanze del Tribunale del Riesame che avevano concesso proroghe operative in assenza di un monitoraggio rigoroso e puntuale degli inquinanti.</p>
<p align="justify">L&#8217;autorizzazione a proseguire le attività, con la fissazione di limiti emissivi provvisori, discende dal decreto interministeriale del 12 settembre 2023 (adottato in attuazione del D.L. 2/2023 sui siti di interesse strategico nazionale). Applicando il limite perentorio di 36 mesi dalla data di entrata in vigore dell&#8217;atto, la deroga cesserà improrogabilmente entro il 12 settembre 2026. Il mancato rispetto del cronoprogramma o delle prescrizioni ambientali comporterà la decadenza automatica del regime di deroga, con il conseguente arresto immediato degli scarichi e delle produzioni. Si tratta di una scadenza perentoria che si scontra con una realtà cantieristica insormontabile: rispettare tale termine è tecnicamente e materialmente impossibile.</p>
<p align="justify"><b>Lo stato di attuazione: Grandi Utenti a rilento e cantieri asimmetrici</b></p>
<p align="justify">Per scongiurare il blocco delle attività, i colossi industriali del polo hanno stanziato oltre 200 milioni di euro per realizzare impianti autonomi di depurazione. Ciononostante, i singoli cronoprogrammi procedono a velocità disomogenee, evidenziando un netto disallineamento rispetto ai vincoli temporali:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><b>ISAB Sud (impianto IGCC):</b> già distaccato;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Versalis (Gruppo Eni):</b> già distaccata;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Priolo Servizi:</b> distacco stimato entro settembre;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Sasol Italy:</b> completamento dei lavori previsto entro fine anno;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><b>Sonatrach:</b> conclusione delle opere stimata non prima della primavera del 2027, ben oltre la soglia massima consentita.<img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43072" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-300x203.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-1024x692.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-768x519.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-1536x1039.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f-110x75.jpg 110w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/35294b00-ac67-495b-8cbd-919d29caae7f.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Questa asimmetria genera un grave dilemma operativo: la chiusura anticipata delle condotte verso l&#8217;IAS, prima dell&#8217;effettivo collaudo degli impianti privati, imporrebbe la fermata tecnica delle linee di raffinazione e petrolchimica.</p>
<p align="justify">Parallelamente, la Regione Siciliana persegue la rifunzionalizzazione dell&#8217;IAS quale presidio a esclusiva o prevalente matrice civile, a servizio dei comuni di Priolo Gargallo, Melilli, Siracusa, Solarino e Floridia, con la contestuale dismissione dell’impianto di Canalicchio e la cessazione del recapito dei reflui nel Porto Grande di Siracusa.</p>
<p align="justify">Tale transizione pone complesse problematiche di ingegneria di processo: venendo meno la componente industriale, l&#8217;impianto andrà incontro a un drastico sottocarico idraulico e organico. Senza un apporto sufficiente di nutrienti e sostanza organica, la biomassa batterica rischia il collasso biologico, mentre le attuali stazioni di sollevamento e aerazione risulterebbero pesantemente sovradimensionate e ingiustificatamente energivore. Si rende quindi indispensabile una rapida parzializzazione delle linee, con la rifunzionalizzazione modulare delle vasche e l&#8217;adozione di macchinari a regolazione dinamica dei consumi.</p>
<p align="justify">A queste difficoltà si sommano i tempi delle opere pubbliche di adduzione: convogliare l&#8217;intera portata civile dell&#8217;hinterland siracusano verso Priolo richiede il ripristino funzionale della condotta dorsale, i cui tempi di gara, esecuzione e collaudo (stimabili in almeno un biennio) rischiano di aprire una pericolosa finestra temporale in cui i reflui industriali saranno già esclusi, ma i volumi civili sostitutivi non ancora immessi.</p>
<p align="justify"><b>Il nodo economico e il destino delle PMI</b></p>
<p align="justify">La transizione incide in modo dirompente anche sulla sostenibilità economico-finanziaria dell&#8217;infrastruttura. I costi operativi dell&#8217;IAS, storicamente di 12-13 milioni di euro, coperti per oltre due terzi dai canoni dei Grandi Utenti, non potranno essere assorbiti dalla sola tariffa del servizio idrico integrato (stimata in 6.2 milioni di euro) applicata alle utenze civili (secondo il metodo ARERA). Ciò determinerà uno squilibrio di bilancio stimato in 6-7 milioni di euro annui, che richiederà contributi di transizione o misure compensative per non gravare sui bilanci comunali e sui cittadini.</p>
<p align="justify">In questo quadro, la maggiore vulnerabilità riguarda le circa 70 piccole e medie imprese insediate nella zona industriale: prive di aree idonee e della solidità finanziaria necessaria per costruire impianti di trattamento autonomi, l&#8217;interruzione del servizio consortile le priverebbe dell&#8217;autorizzazione allo scarico, traducendosi nella paralisi delle loro attività.</p>
<p align="justify">Per governare la transizione, la Regione ha istituito una Cabina di Regia con il mandato di traghettare l’impianto verso l’affidamento al gestore idrico (Aretusacque), monitorare i cantieri della Condotta Ciane e definire la riorganizzazione tecnica necessaria. La tenuta complessiva dipenderà dalla capacità di accelerare le opere infrastrutturali, riconfigurare le vasche e individuare una formula tecnico-giuridica che consenta il conferimento tracciato dei reflui delle PMI.</p>
<p align="justify">Tuttavia, il principio ribadito dalla Consulta — secondo cui il bilanciamento tra ambiente, salute e sviluppo produttivo non tollera rinvii a tempo indeterminato — evidenzia l&#8217;impossibilità di chiudere la partita entro i termini prescritti. Il divario incolmabile tra cronoprogrammi industriali, cantieri pubblici e vincoli giudiziari impone il ricorso a strumenti normativi o amministrativi straordinari, pena la paralisi simultanea del sistema depurativo, del polo petrolchimico e del tessuto economico della provincia siracusana.</p>
<p align="justify">A quattro anni dal sequestro, resta un amaro interrogativo: una tempestiva modernizzazione avrebbe evitato l&#8217;attuale empasse? Una gestione rigorosa, l&#8217;adeguamento alle BAT (<i>Best Available Techniques</i>) sollecitato dai periti sin dal 1998 dopo un analogo procedimento giudiziario e l&#8217;attuazione delle prescrizioni AIA (rimaste in gran parte disattese) avrebbero preservato la piena sostenibilità del modello consortile. Una gestione centralizzata con scarico sottomarino al largo (a 35 metri di profondità) rappresentava — e rappresenterebbe tuttora — la migliore soluzione tecnica per evitare dispersioni inquinanti nella rada di Augusta, sito di interesse nazionale già gravato da una pesante vulnerabilità ambientale.</p>
<p align="justify">
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Convertire l&#8217;Ias costa: chi pagherà il disavanzo?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/07/27/convertire-lias-costa-chi-paghera-il-disavanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 18:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Aretusacque]]></category>
		<category><![CDATA[aretusacque]]></category>
		<category><![CDATA[r. schifani]]></category>
		<category><![CDATA[IAS]]></category>
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					<description><![CDATA[CABINA DI REGIA ISTITUITA DA SCHIFANI PER CONVERTIRE IAS IN DEPURATORE CIVILE. I DUBBI SUL PROGETTO Dopo oltre due anni di silenzio, il presidente della Regione Renato Schifani è tornato ad occuparsi dell&#8217;Ias istituendo con proprio decreto dello scorso 14 luglio una Cabina di regìa per affrontare con una governance condivisa la fase di transizione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CABINA DI REGIA ISTITUITA DA SCHIFANI PER CONVERTIRE IAS IN DEPURATORE CIVILE. I DUBBI SUL PROGETTO</p>
<p>Dopo oltre due anni di silenzio, il presidente della Regione Renato Schifani è tornato ad occuparsi dell&#8217;Ias istituendo con proprio decreto dello scorso 14 luglio una Cabina di regìa per affrontare con una governance condivisa la fase di transizione che si apre con il distacco delle grandi industrie (Grandi Utenti) dal depuratore consortile. Ne fanno parte i vertici di Ias, di AretusAcque, i sindaci di Siracusa, Priolo e Melilli, il presidente dell&#8217;Associazione degli industriali di Siracusa, il commissario liquidatore del Consorzio Asi. A presiederla è il dirigente generale del Dipartimento regionale Acqua. L&#8217;obiettivo è quello di convertire il &#8220;gigante&#8221; della depurazione industriale in polo dei reflui civili, coerentemente con l&#8217;orientamento espresso dallo stesso Schifani nel giugno del 2024, dopo aver preso atto della decisione dei Grandi Utenti di dotarsi di propri depuratori.</p>
<p>L&#8217;istituzione di un tavolo tecnico e operativo con tutti, o quasi, i soggetti interessati è un passo avanti nella tormentata vicenda Ias, anche se i due anni di inerzia della Regione, che è proprietaria dell&#8217;impianto, possono complicare l&#8217;attuazione del progetto.</p>
<p>Il primo problema è la durata della transizione, che avrà inizio, come detto, dal momento in cui (entro l&#8217;anno probabilmente) i Grandi Utenti cesseranno di conferire i reflui industriali nel depuratore Ias e terminerà con il convogliamento degli scarichi civili di Siracusa, Floridia e Solarino dal depuratore di Canalicchio a quello dell&#8217;Ias.  Convogliamento che sarà possibile effettuare solo dopo l&#8217;esecuzione di notevoli interventi di manutenzione per rifunzionalizzare la condotta Ciana. Tempi previsti, non meno di due anni, sempreché la Regione si accolli il relativo costo.</p>
<p>Nel frattempo le entrate dell&#8217;IAS crolleranno, venendo a mancare i proventi dei Grandi Utenti che ammontano a 12/13 milioni l&#8217;anno a fronte di un costo generale annuo di gestione di 19/20 milioni. Come si coprirà questa voragine finanziaria?</p>
<p>Dopo l&#8217;apertura della condotta Ciana, i reflui di Siracusa, Floridia e Solarino saranno dirottati nel depuratore di Priolo facendo incrementare le entrate dell&#8217;IAS. Di quanto? Di 6,2 milioni, secondo una fonte di AI. Non siamo in grado di dire, non avendo i necessari elementi di conoscenza, se (e di quanto) i costi generali di Ias diminuiranno senza il trattamento dei reflui industriali. Per effetto delle nuove entrate il disavanzo si ridurrà da 12/13 milioni a 6/7 milioni l&#8217;anno. Come lo si azzera? Non certo con un forte aumento delle tariffe a carico dei comuni che si tradurrebbe in aumento delle bollette per i cittadini, ipotesi, questa, seccamente respinta dai sindaci.</p>
<p>Con la conversione dell&#8217;Ias in Hub della depurazione civile si renderà necessario ridisegnare l&#8217;assetto produttivo dell&#8217;impianto che potrebbe impattare sui livelli di occupazione, in particolare sugli addetti alla depurazione industriale che però potrebbero essere assorbiti, è solo una nostra congettura, dai Grandi Utenti per il funzionamento dei loro depuratori.</p>
<p>Come si vede, sempreché la nostra analisi sia corretta, il quadro presenta parecchie incognite: spetterà alla Cabina di regia, che conosce tutti gli elementi di contesto e ha la competenza necessaria, trovare le soluzioni più appropriate per il futuro dell&#8217;Ias.</p>
<p>Oltre al problema della sostenibilità economica del progetto, c&#8217;è un problema di fattibilità tecnica. Si calcola che l&#8217;ottanta per cento circa dei volumi di acqua trattati dall&#8217;IAS provenga dai Grandi Utenti. Quali saranno le ripercussioni tecniche dopo che questi ultimi si staccheranno dal depuratore?</p>
<p>Il ruolo di AretusAcque. La convenzione tra Ati (assemblea territoriale idrica formata dai sindaci) e AretusAcque prevede il graduale inserimento della gestione dell&#8217;impianto Ias nel perimetro del Piano d&#8217;ambito attraverso il collettamento degli scarichi urbani nel depuratore consortile di Priolo.</p>
<p>Infine, due parole sull&#8217;utilizzo dei 9 milioni stanziati due anni fa dalla Regione &#8220;per la sicurezza dell&#8217;impianto Ias&#8221;, cioè per adeguarlo alle prescrizioni previste dall&#8217;Aia (autorizzazione integrata ambientale). Per la verità di questa autorizzazione, che risale al 2022, si sono perse le tracce e comunque riguarda un assetto produttivo basato fondamentalmente sui conferimenti dei reflui industriali e quindi in via di superamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IAS. SERVE LA MOBILITAZIONE PER STANARE LA REGIONE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/26/ias-serve-la-mobilitazione-per-stanare-la-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[petrolchimico]]></category>
		<category><![CDATA[depuratore consortile ias]]></category>
		<category><![CDATA[Aia]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente Schifani]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Urso/Pichetto Fratin]]></category>
		<category><![CDATA[reflui civilie industriali]]></category>
		<category><![CDATA[ssessore Cordaro]]></category>
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					<description><![CDATA[Prendo spunto dal ben argomentato intervento di Pippo Ansaldi sull&#8217;Ias  per mettere, ancora una volta,  in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne  difficile la  riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti. Primo fatto.  A giugno del 2024 il presidente della Regione &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Prendo spunto dal ben argomentato intervento di <strong>Pippo Ansaldi sull&#8217;Ias </strong> per mettere, ancora una volta,  in evidenza come sul futuro del depuratore consortile si sia addensata una tale cortina di incertezze da renderne  difficile la  riconversione e forse il salvataggio, alla luce dei seguenti fatti.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Primo fatto</strong>.  A <strong>giugno del 2024 il presidente della Regione Schifani</strong>, dopo aver consultato i rappresentanti delle grandi industrie (grandi utenti)  e i sindaci dell&#8217;area industriale,  comunica ufficialmente la decisione di <strong>destinare l&#8217;impianto Ias alla depurazione dei  reflui civili</strong> di Priolo e Melilli e dei reflui industriali delle piccole aziende (piccoli utenti). Propone inoltre di conferire nell&#8217;Ias i reflui urbani di Siracusa, Floridia e Solarino.  Con questa decisione  la Regione,  proprietaria del depuratore di Priolo, non solo modifica radicalmente la strategia pubblica della depurazione nel Petrolchimico, ma chiude la fase successiva al sequestro dell&#8217;impianto (luglio 2022) nella quale l&#8217;attenzione generale era concentrata sugli interventi strutturali per metterlo a norma.  <strong>Emblematica</strong> a tale proposito la <strong>dichiarazione rilasciata dall&#8217;assessore regionale al Territorio e all&#8217;Ambiente, Totò Cordaro</strong>, subito  dopo il rilascio dell&#8217;Autorizzazione integrata ambientale (Aia): &#8220;<em>Il nostro atto permette di scongiurare il blocco produttivo del Petrolchimico e al contempo pretende l&#8217;adeguamento della struttura alle prescrizioni più elevate in materia</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">L&#8217;altro elemento significativo  è l&#8217;emissione (<strong>settembre 2023</strong> ) del <strong>decreto Urso/Pichetto Fratin</strong>  che definisce le misure per il bilanciamento tra le esigenze della produzione, dell&#8217;occupazione e della tutela ambientale. Il decreto all&#8217;articolo 4 individua la Regione  come &#8220;<em>soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie per ottemperare alle prescrizioni dell&#8217;Aia</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"> Il decreto  viene successivamente disapplicato dai magistrati  facendo decadere gli obblighi posti a carico della Regione.  <strong>Dell&#8217;Aia si perde ogni traccia</strong>, forse  perché la <strong>procuratrice capo del tribunale di Siracusa</strong>  dichiara a Report che essa &#8220;<em>ha profili di illegittimità</em>&#8220;.</div>
<div dir="ltr"><strong>Sia la &#8220;sparizione&#8221; dell&#8217;Aia che la disapplicazione del decreto Urso/Pichetto Fratin hanno l&#8217;effetto di liberare la Regione dall&#8217;onere di mettere a norma il depuratore</strong>. Manna caduta dal cielo per il presidente Schifani, il quale  approfitta della nuova situazione per spostare l&#8217;asse della depurazione pubblica dai reflui industriali a quelli civili, lasciando campo libero alle industrie private, le quali per la verità sono state spinte ad allestire propri depuratori dal rischio di chiusura del depuratore Ias  per disastro ambientale aggravato  e quindi del blocco produttivo.</div>
<div dir="ltr">Il cambio di strategia deciso dal presidente della Regione e la scelta delle grandi industrie di dotarsi di propri depuratori modificano profondamente il contesto in cui opera il depuratore Ias e ne mettono a rischio l&#8217;esistenza.  Su questo punto <strong>la riflessione della politica e dei sindacati è stata carente</strong>.  Anzi, qualche sindaco e qualche sindacalista non hanno esitato ad assecondare questo processo.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Secondo fatto.</strong> Il presidente Schifani , come già accennato, propone di dirottare i reflui civili dei comuni di Siracusa Floridia e Solarino dal depuratore Canalicchio all&#8217; Ias, che già depura i reflui di Melilli e Priolo. Si tratta di una proposta generica, che richiede tempi lunghi e rilevanti risorse finanziarie. A distanza di quasi due anni (giugno 2024 aprile 2026) <strong>non c&#8217;è neanche l&#8217;accenno a un progetto</strong>, a uno studio di fattibilità: solo chiacchiere in libertà.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr"><strong>Terzo fatto</strong>. Non è detto che il convogliamento dei reflui da Canalicchio all&#8217;Ias, ammesso che si faccia, eviti la chiusura del depuratore consortile, tenuto conto che da qui a qualche mese  le grandi industrie depureranno i reflui  avvalendosi dei propri impianti e conseguentemente smetteranno di conferirli nell&#8217; Ias.</div>
<div dir="ltr">Senza  questi conferimenti  l&#8217;Ias  avrebbe una capacità depurativa sovradimensionata e probabilmente  non sarebbe in grado di sopportare i notevoli oneri finanziari, non potendo più contare sui canoni pagati dai grandi utenti.  Da ciò deriverebbe un aumento notevole del costo medio  della depurazione in quanto i costi fissi verrebbero scaricati   su una platea ridotta di utenti  e su un apporto notevolmente inferiore  di reflui. <strong><span class="userformat1"><span style="background: white;">È </span></span>da escludere che sindaci di Siracusa, Floridia e Solarino  accettino di convogliare nel depuratore Ias i  reflui urbani ad un tariffa superiore a quella attuale</strong>.</div>
<div>In questo quadro, i margini di intervento  non sono molti e a far aumentare le preoccupazioni  contribuisce la <strong>latitanza del governo regionale</strong> da cui dipendono i progetti e i finanziamenti per salvare il salvabile. Per stanare la Regione, <strong>serve la mobilitazione</strong> dei sindacati, dei sindaci, dei parlamentari, delle forze politiche su obiettivi chiari e tempi certi. I fatti dimostrano che il governo regionale non si è attivato per salvare l&#8217;Ias e che non ha  ancora  un&#8217;idea sul cosa fare.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I.A.S., EVOLUZIONE TECNICO-GIURIDICA DEL DEPURATORE CONSORTILE DI PRIOLO</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/23/i-a-s-evoluzione-tecnico-giuridica-del-depuratore-consortile-di-priolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pippo Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 08:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[regione siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[depuratore consortile ias]]></category>
		<category><![CDATA[polo petrolchimico]]></category>
		<category><![CDATA[Procura Repubblica Siracusa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lacivettapress.it/?p=39966</guid>

					<description><![CDATA[Cronaca di una crisi strutturale e prospettive del polo petrochimico L&#8217;editoriale di Massimiliano Torneo pubblicato l&#8217;8 aprile sulla Sicilia 2026, fotografa lo stato di tensione che regna negli uffici giudiziari e nelle segreterie politiche. Il termine &#8220;bubbone incomprensibile&#8221; utilizzato nel titolo sintetizza l&#8217;esasperazione di un territorio che non vede una via d&#8217;uscita chiara. Sono trascorsi &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>Cronaca di una crisi strutturale e prospettive del polo petrochimico</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">L&#8217;editoriale di Massimiliano Torneo pubblicato l&#8217;8 aprile sulla Sicilia 2026, fotografa lo stato di tensione che regna negli uffici giudiziari e nelle segreterie politiche. Il termine <i>&#8220;bubbone incomprensibile&#8221; </i>utilizzato nel titolo sintetizza l&#8217;esasperazione di un territorio che non vede una via d&#8217;uscita chiara. Sono trascorsi ormai quattro mesi dalla chiusura formale dell&#8217;incidente probatorio e, nonostante i termini siano ampiamente scaduti, non è arrivata<strong> né una richiesta di rinvio a giudizio per i 19 indagati, né un&#8217;istanza di archiviazione</strong>. Il superamento dei termini d&#8217;indagine potrebbe rendere inutilizzabile il materiale raccolto nell&#8217;ultimo periodo. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><strong>La Procura</strong> attende il pronunciamento della <strong>Suprema Corte</strong> per decidere se insistere sull&#8217;accusa di disastro ambientale. <strong>La Regione Siciliana</strong> dichiara pubblicamente di stare lavorando per salvare il depuratore e i posti di lavoro, ma nei fatti non si vedono ancora i progetti cantierabili, i finanziamenti stanziati o le opere avviate per la riconversione civile. È un&#8217;accusa di <b>immobilismo burocratico</b>. L&#8217;ordinanza del Riesame che ha riabilitato il decreto governativo è vista dalla Procura come uno sbilanciamento intollerabile. In altre parole questa condizione descrive un <b>&#8220;limbo&#8221;</b>: la Procura è ferma in attesa dei giudici di Roma, le prove rischiano di scadere, e la politica fa promesse che non si trasformano in azioni concrete. È una corsa contro il tempo che favorisce l&#8217;incertezza e, potenzialmente, l&#8217;impunità.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">L&#8217;articolo della Sicilia mette in luce come l&#8217;indagine si trovi in un <i>&#8220;interregno&#8221;</i> procedurale pericoloso. Se la Procura non dovesse chiudere il fascicolo a breve, si rischierebbe una paralisi che favorirebbe unicamente la prescrizione dei reati meno gravi, lasciando irrisolta la questione del danno ambientale già prodotto. Inoltre, viene segnalata l&#8217;attesa per un nuovo incontro programmato a Palermo tra la Regione e le industrie, che era stato previsto per la settimana successiva alla Pasqua 2026, per definire le risorse necessarie all&#8217;adeguamento del sito.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Il futuro industriale dell’IAS è intrinsecamente legato alla capacità delle aziende petrolchimiche di gestire i propri reflui in autonomia. Il termine &#8220;distacco&#8221; identifica il processo fisico e giuridico attraverso il quale i Grandi Utenti industriali cessano di conferire le proprie acque di scarico al depuratore consortile. Questo percorso non è più un&#8217;opzione, ma un obbligo derivante dai <b>Decreti di riesame AIA emessi dal Ministero dell&#8217;Ambiente</b>, resi operativi e urgenti dal <b>Decreto-Legge 2/2023</b>, che impone il completamento delle opere di autonomia depurativa entro il <b>settembre 2026</b> per evitare la chiusura definitiva degli scarichi industriali verso il depuratore consortile.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Le principali multinazionali del polo (ISAB, Sonatrach, Sasol, Versalis) hanno da tempo avviato investimenti multimilionari per la costruzione di impianti di trattamento interni, circa 200 milioni. Tale strategia risponde a una doppia necessità: da un lato, mettersi al riparo dalle vicende giudiziarie che colpiscono lo IAS; dall&#8217;altro, modernizzare i propri cicli produttivi in un&#8217;ottica di maggiore sostenibilità. Tuttavia, la data del settembre 2026 fissata per il completamento di questo processo appare carica di incognite. Il segretario regionale della Uiltec, Andrea Bottaro, ha avvertito che il tempo stringe e che le soluzioni tecniche potrebbero non essere pronte simultaneamente per tutti gli attori coinvolti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Il distacco dei GU avrà un impatto economico devastante per la società IAS. Attualmente, le industrie garantiscono circa il 65% dei flussi trattati e la quasi totalità della sostenibilità finanziaria dell&#8217;impianto. Senza i canoni industriali, la struttura rischia di collassare finanziariamente, mettendo a repentaglio non solo l&#8217;occupazione diretta ma anche la capacità di garantire la depurazione civile per i comuni di Priolo e Melilli ma anche quella dei reflui di circa 70 piccoli utenti nonché l’impossibilità di garantire un futuro sviluppo economico dell’area industriale per le piccole e medie imprese. <b>Chi investirebbe in un’area industriale priva di un impianto di depurazione?</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-39969" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1c782ae3-8a1a-499d-a5ea-8d31f5f69b85.jpg" alt="" width="270" height="187" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1c782ae3-8a1a-499d-a5ea-8d31f5f69b85.jpg 270w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1c782ae3-8a1a-499d-a5ea-8d31f5f69b85-110x75.jpg 110w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" /></span></p>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>Analisi tecnica dell&#8217;incidente probatorio e della perizia Pirozzi-Sirini</b></span></h2>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Il pilastro documentale dell&#8217;accusa di disastro ambientale risiede nelle risultanze dell&#8217;incidente probatorio, fase processuale decisiva per la cristallizzazione della prova. L’accertamento, affidato a periti di rilievo nazionale come i docenti Francesco Pirozzi e Piero Sirini, ha delineato un quadro scientifico inequivocabile sulla cronica inefficienza dell&#8217;impianto IAS. Dalla perizia emerge come i processi biologici di depurazione siano stati sistematicamente compromessi dal carico tossico dei reflui industriali: la presenza di sostanze inibenti ha reso le vasche di ossidazione incapaci di degradare la materia organica.</span></h2>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Secondo i tecnici, l&#8217;inquinamento non è riconducibile a eventi accidentali, bensì a una condizione strutturale derivante da una politica gestionale volta al risparmio sistematico sui costi di pre-trattamento dei reflui all&#8217;interno degli stabilimenti. Le indagini ipotizzano inoltre una manipolazione dei dati analitici finalizzata a mascherare i reali livelli di inquinanti emessi, sia sotto forma di scarichi liquidi che di emissioni gassose.</span></h2>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Tuttavia, nella primavera del 2026, lo scenario giuridico registra un elemento di novità: la possibile derubricazione del reato di disastro ambientale. Le difese delle industrie sostengono infatti che, grazie all&#8217;attuazione delle prescrizioni del &#8220;Decreto Bilanciamento&#8221;, i parametri emissivi abbiano mostrato segnali di miglioramento. Tale evoluzione suggerirebbe che il &#8220;pericolo per la salute pubblica&#8221; manchi oggi di quel carattere di attualità necessario per sostenere l&#8217;accusa di disastro.</span></h2>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Nonostante queste tesi difensive, permangono criticità sostanziali che l&#8217;Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) non sembra aver ancora risolto. Restano infatti irrisolti i danni causati alla biomassa batterica delle vasche dai reflui di raffineria, la persistente dispersione di Composti Organici Volatili (COV) — responsabili di emissioni odorigene moleste e potenziali rischi respiratori per la popolazione — e una gestione dei fanghi di depurazione ritenuta tuttora non conforme agli standard di legge.</span></h2>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-39968" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/04752ede-ed75-4a2d-b797-2cd1d21623f9-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/04752ede-ed75-4a2d-b797-2cd1d21623f9-300x300.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/04752ede-ed75-4a2d-b797-2cd1d21623f9-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/04752ede-ed75-4a2d-b797-2cd1d21623f9.jpg 526w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">La posizione della Regione Siciliana e le opzioni strategiche per il rilancio</span></h2>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Il Governo regionale, presieduto da Renato Schifani, si trova nel mezzo di una complessa partita diplomatica. Da un lato, deve garantire allo Stato il mantenimento della capacità produttiva del petrolchimico, fondamentale per il PIL siciliano; dall&#8217;altro, deve rispondere alle istanze di legalità e salute della popolazione locale. La strategia della Regione, confermata nelle ultime comunicazioni, sembra essere quella di un &#8220;doppio binario&#8221;:</span></p>
<ol>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>Adeguamento IAS:</b> Se le industrie decideranno di mantenere una quota di conferimenti residui o se i tempi del distacco dovessero allungarsi, la Regione è pronta a investire risorse per adeguare l&#8217;impianto alle prescrizioni AIA.</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;"><b>Riconversione Civile:</b> Nel caso di un distacco totale dei GU, le risorse verrebbero indirizzate verso il collettamento dei reflui di Siracusa e altri comuni limitrofi (Solarino, Floridia e sperabilmente Augusta), trasformando lo IAS in un grande polo della depurazione urbana.</span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Tuttavia, il piano di riconversione civile deve scontrarsi con la realtà infrastrutturale. Il depuratore di Augusta, un progetto da circa 70 milioni di euro, pur essendo formalmente in fase di realizzazione, <b>resta ostaggio di complessi contenziosi amministrativi</b> che ne minano la continuità dei lavori. Questo clima di incertezza legale rende imprevedibile la tempistica per la razionalizzazione dell&#8217;intero sistema di depurazione. Senza un coordinamento efficace, l’IAS rischia di rimanere sovradimensionato per i soli comuni di Priolo e Melilli, diventando un costo insostenibile per la collettività. Convogliando i reflui di Siracusa, Floridia e Solarino (oltre a Priolo e Melilli), l&#8217;impianto avrebbe un carico organico costante e &#8220;sano&#8221;, ideale per un processo biologico a fanghi attivi. Qui la tesi del &#8220;sono sufficienti&#8221; vacilla. L’IAS è un gigante nato per l&#8217;industria, con costi di gestione (energia elettrica, manutenzione di enormi vasche, personale, smaltimento fanghi) altissimi. Oggi le grandi aziende (ISAB, Sonatrach, ecc.) coprono circa il <b>60-70% dei costi</b> complessivi. I cittadini di Siracusa, Floridia e Solarino pagano tariffe idriche regolate (ARERA). Queste tariffe difficilmente riuscirebbero a coprire le spese di un impianto così sovradimensionato. Senza il &#8220;contributo&#8221; economico dei colossi del petrolchimico, il costo della depurazione per ogni singolo cittadino siracusano rischierebbe di schizzare alle stelle, oppure la Regione dovrebbe intervenire con sussidi permanenti (milioni di euro ogni anno).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;"><b>La sfida infrastrutturale</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Affermare che i reflui siano &#8220;sufficienti&#8221; implica che questi reflui <b>possano arrivare</b> allo IAS.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Attualmente, mancano i <b>collettori</b> (le grandi tubazioni) per portare i reflui di Siracusa, Floridia e Solarino fino a Priolo. Costruire queste condotte richiede anni di lavori e decine di milioni di euro. Fino a quel giorno, lo IAS resterebbe un &#8220;gigante affamato&#8221; con costi insostenibili a carico dei soli comuni di Priolo e Melilli.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">È <b>tecnicamente vero</b> che l&#8217;impianto funzionerebbe meglio con soli reflui civili (diventerebbe un depuratore &#8220;normale&#8221; e pulito). È <b>economicamente incerto</b>, perché l’IAS è un&#8217;infrastruttura &#8220;energivora&#8221; progettata per volumi industriali. Trasformarlo in un impianto solo civile senza i soldi delle industrie è una sfida finanziaria che, al momento, non ha una copertura chiara. Il successo di questa operazione dipende dalla capacità della politica di finanziare le nuove condotte e di calmierare i prezzi delle bollette per i cittadini.</span></p>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Considerazioni socio-occupazionali e il ruolo dei sindacati</span></h2>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">La crisi dell’IAS ha innescato una reazione rabbiosa da parte delle sigle sindacali (CGIL, CISL, UILTEC), che vedono nel possibile blocco dell&#8217;impianto la premessa per una catastrofe sociale. Il segretario della Cgil di Siracusa, Nardi, ha definito il 2025 e l&#8217;inizio del 2026 come periodi segnati da una vera emergenza sociale e occupazionale. Il timore non riguarda solo i dipendenti diretti della società consortile, ma le migliaia di lavoratori del petrolchimico i cui impianti dipendono dall’IAS per lo scarico delle acque.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Il Ministro del Made in Italy, <strong>Adolfo Urso</strong>, ha più volte ribadito che le decisioni dei tribunali rischiano di vanificare l&#8217;azione di governo a tutela dell&#8217;interesse generale e del diritto al lavoro. In questo braccio di ferro tra &#8220;diritto al lavoro&#8221; e &#8220;diritto alla salute&#8221;, i sindacati si trovano in una posizione difficile: difendere la continuità operativa dello stabilimento pur riconoscendo la necessità di un drastico risanamento ambientale. La richiesta unanime rivolta alla Regione è la convocazione immediata di un tavolo che includa tutte le parti sociali per definire un piano di transizione occupazionale che eviti licenziamenti di massa nel settembre 2026.</span></p>
<h2 class="western" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: georgia, palatino, serif; font-size: 12pt;">Prospettive future e conclusioni</span></h2>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">La vicenda IAS, a tutt’oggi, si configura come un groviglio inestricabile di esigenze contrapposte. Lo stallo delle indagini non è che il sintomo di una paralisi più profonda, che coinvolge la capacità dello Stato di pianificare una transizione industriale ecologica in un sito complesso come quello siracusano.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Il pronunciamento della Cassazione, atteso nei prossimi mesi, sarà lo spartiacque definitivo: una conferma dell&#8217;operatività transitoria permetterebbe di arrivare alla deadline del settembre 2026 con un margine di manovra per il distacco dei GU; un annullamento porterebbe probabilmente alla chiusura forzata dell&#8217;impianto, con conseguenze industriali incalcolabili.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Le raccomandazioni strategiche che emergono dall&#8217;analisi indicano la necessità di:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Accelerare la chiusura delle indagini preliminari per dare certezza giuridica agli operatori e alle vittime ambientali.</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Definire entro la fine del 2026 il nuovo assetto societario e finanziario dello IAS, garantendo la copertura dei costi operativi per la sola componente civile.</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">Attivare un monitoraggio ambientale indipendente e accessibile alla popolazione per ricostruire il legame di fiducia tra territorio e industria.</span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: georgia, palatino, serif;">In assenza di queste azioni coordinate, il &#8220;bubbone IAS&#8221; continuerà a rappresentare una ferita aperta nel cuore della Sicilia, un simbolo dell&#8217;incapacità di conciliare lo sviluppo produttivo con la dignità della vita umana e la tutela dell&#8217;ambiente.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Decarbonizzazione, ma coi soldi nostri &#8211; Il convegno che non ha osato</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/20/decarbonizzazione-ma-coi-soldi-nostri-il-convegno-che-non-ha-osato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 06:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[insularità]]></category>
		<category><![CDATA[a. nicita]]></category>
		<category><![CDATA[P. Marghera]]></category>
		<category><![CDATA[Eni Rewind]]></category>
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		<category><![CDATA[BONIFICHE INDUSTRIALI]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato scorso, il 18, il Partito Democratico ha aperto un convegno dal titolo “Idee per uno sviluppo sostenibile”, invitando imprenditori, sindacati e manager. Durante l’incontro è emerso che il polo industriale siracusano – cuore pulsante della chimica e dell’energia siciliana – si trova a un bivio. Da un lato ci sono le aree dismesse e &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso, il 18, il Partito Democratico ha aperto un convegno dal titolo “<strong>Idee per uno sviluppo sostenibile</strong>”, invitando imprenditori, sindacati e manager.</p>
<p>Durante l’incontro è emerso che il <strong>polo industriale siracusano </strong>– <strong>cuore pulsante della chimica e dell’energia siciliana – si trova a un bivio</strong>. Da un lato ci sono le aree dismesse e l’emergenza ambientale (dalla raffineria ISAB al depuratore IAS); dall’altro, l’opportunità di diventare un hub energetico del Mediterraneo, sfruttando fonti rinnovabili, l’idrogeno e la cattura della CO₂.</p>
<p>Tuttavia, il dibattito ha riproposto gli stessi temi di anni fa: <strong>decarbonizzazione, cattura della CO₂ e riqualificazione delle vaste aree abbandonate da riconvertire con le multinazionali pronte a chiedere ai contribuenti (allo Stato) le risorse necessarie.</strong></p>
<p>È emersa, come al solito, la mancanza di una governance che includa politica nazionale, imprese e governo regionale per un patto di sostenibilità sociale.</p>
<p>Il caso esemplare è quello dell’IAS: il grande depuratore consortile sarà sempre necessario per attrarre nuovi investimenti e mantenere il tessuto delle circa 70 piccole e medie imprese che operano nella zona.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-39910 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-203x300.jpg 203w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-710x1050.jpg 710w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-768x1136.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n-1039x1536.jpg 1039w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/04/672381144_1569052135225480_1554653827950622333_n.jpg 1082w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></p>
<p>Ma la scarsa attrattività deriva da un fattore fondamentale, <strong>ha spiegato Franco Nardi, segretario della Cgil: le bonifiche ferme. “È stato inoltre un errore chiudere l’impianto dell’etilene</strong> – ha aggiunto – perché si tratta di un prodotto strategico, anche se costa meno produrlo all’estero”.</p>
<p>Il presidente degli industriali, Gian Piero Reale, ha avvertito che serve ancora il fossile, quindi bisogna procedere con la decarbonizzazione e la cattura della CO₂, ma le industrie hanno bisogno di incentivi. Nel suo discorso ha però omesso di ricordare l’esistenza dell’Accordo di Parigi sul clima.</p>
<p>È da lì che le raffinerie devono partire: investire nella decarbonizzazione è diventato una necessità strategica, non una scelta opzionale (dichiarazione di Federchimica).</p>
<p>Ma il presidente di Confindustria sa che la decarbonizzazione per le raffinerie della zona significa:</p>
<p>&#8211; <strong>Elettrificazione dei processi</strong>: sostituire i bruciatori a gas/metano con apparecchiature alimentate da elettricità da fonti rinnovabili.</p>
<p>&#8211; <strong>Uso dell’idrogeno verde</strong>: le raffinerie già utilizzano idrogeno per desolforare i carburanti (hydrotreating), ma oggi quell’idrogeno è prodotto da gas metano (idrogeno grigio, molto emissivo). Decarbonizzare significa produrlo tramite elettrolisi dell’acqua con energia rinnovabile (idrogeno verde) o da biometano con cattura della CO₂.</p>
<p>&#8211; <strong>Cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS)</strong>: installare impianti che catturano la CO₂ prodotta dai forni e dai reattori chimici, comprimendola per stoccarla in giacimenti geologici profondi (es. vecchi giacimenti di gas esauriti) o riutilizzarla.</p>
<p>&#8211; <strong>Transizione verso prodotti a basse emissioni</strong>: la raffineria non deve produrre solo benzina e diesel, ma sempre più biocarburanti avanzati (da oli esausti, alghe, rifiuti organici), carburanti sintetici (prodotti con idrogeno verde e CO₂ catturata) e materie prime per la chimica verde (plastiche riciclabili o biobased).</p>
<p>&#8211; <strong>Efficienza energetica e recupero del calore</strong>: ridurre gli sprechi termici, ottimizzare gli scambiatori di calore, utilizzare turbine a gas più efficienti e cogenerazione.</p>
<p>In questo modo una raffineria decarbonizzata può ridurre le emissioni del 40-60% rispetto a una tradizionale. Ebbene, <strong>nelle raffinerie della zona è iniziato questo percorso?</strong> Dal dibattito non è emerso nulla o quasi. Nessuno dei manager ha evidenziato questi processi. Ancora oggi in Isab (la prima raffineria d’Italia con un fatturato di oltre 8 miliardi nel 2023) si parla di progetti. Ma <strong>da parte degli industriali rimane la richiesta di denaro pubblico per investimenti obbligatori, senza mettere una parte degli extraprofitti realizzati, facendo così pagare alla popolazione ulteriori costi, oltre all’inquinamento.</strong></p>
<p>Il dibattito si è concluso con l’intervento del senatore Nicita. Egli è partito dal fallimento del depuratore IAS: la magistratura aveva chiesto prescrizioni dettagliate, un cronoprogramma e risorse adeguate. Nonostante l’impianto (prima ISAB, poi IAS) fosse stato dichiarato asset strategico nazionale, è mancato <strong>l’impegno concreto del Ministro, descritto come “supino” verso le grandi aziende.</strong> Non bisogna abbandonare <strong>l’IAS, ma ripensarlo per attrarre investimenti.</strong></p>
<p>Nicita ha proposto le ZIS – <strong>Zone Industriali di Interesse Strategico</strong>, aree che offrono semplificazioni per gli investimenti, attraverso una sperimentazione che metta a sistema le prescrizioni. Il problema dell’IAS non va affrontato come emergenza di una singola azienda, ma come questione sistemica, con una governance pubblico-privata per superare l’attuale paralisi. Ha inoltre avvertito che i circa <strong>6 miliardi del PNRR non spesi confluiranno in InvestEU, con un vincolo del 40% al Sud</strong>. Nicita ha chiesto di battersi per il rispetto di questo vincolo. In Sicilia ci sono 6 miliardi di fondi di coesione non spesi: se non utilizzati, tornano allo Stato centrale. Già 780 milioni previsti per il ponte sono stati riallocati altrove, penalizzando il Sud.</p>
<p>Più che parlare genericamente di “Sud”, Nicita ha suggerito di sfruttare <strong>l’insularità (art. 174 del Trattato UE e art. 119 della Costituzione)</strong>. Due proposte concrete:</p>
<ol>
<li><strong> Taglio delle accise: dimezzarle del 50%</strong> per famiglie e imprese in Sicilia e Sardegna con un meccanismo di “accise mobili” per evitare speculazioni, compensando i costi di trasporto tipici delle isole.</li>
<li><strong> Attrazione di talenti e pensionati</strong>: sostenere misure regionali per far rientrare i giovani che studiano o lavorano fuori, sfruttando l’eccezione insulare per superare le obiezioni UE sugli aiuti di Stato.</li>
</ol>
<p><strong>Ma al di là di queste proposte del senatore, esiste una strategia industriale di lungo periodo per il SIN? Non era questo il tema principale su cui erano stati invitati i nove relatori? </strong></p>
<p>L’Unione Europea, con l’approvazione del Clean Industrial Deal (CISAF), ha creato una cornice stabile fino al 2030 per sostenere la decarbonizzazione. Per il polo siracusano, questo si traduce in benefici concreti come <strong>la riduzione del costo dell’energia fino a 50 €/MWh per le imprese energivore e la possibilità di accedere a finanziamenti fino al 100% dei costi per progetti su rinnovabili e innovazione</strong>. C’è poi il progetto Hoop, il percorso di Versalis per il riciclo chimico delle plastiche: <strong>un investimento di 152,7 milioni di euro, con avvio previsto nel secondo trimestre del 2029. </strong>Una quota significativa sarà coperta da risorse pubbliche tramite un Contratto di Sviluppo con il Ministero delle Imprese e Invitalia, un esempio calzante di cooperazione pubblico-privato.</p>
<p>Si chiede pertanto al Partito Democratico <strong>il coraggio politico di forzare l’Eni (azienda di Stato) a compiere investimenti nella zona.</strong> La multinazionale statale dovrà farlo: lo deve a questo territorio. Qui ha contribuito con un massiccio inquinamento senza pagare. Ha esportato miliardi di profitti, ricevendo per anni finanziamenti pubblici per ulteriori miliardi (dalle nostre tasche). Oggi un governo rispettoso dei propri abitanti non può – come invece si sta verificando – far sì che scompaia l’Eni dal sito. I suoi investimenti potrebbero riguardare anche le bonifiche, perché la multinazionale ha una sua azienda <strong>(Eni Rewind) specializzata in bonifiche ambientali</strong>. Dall’altro lato, lo Stato ha un interesse economico, oltre che sociale: <strong>ricerche del Cnr</strong> hanno rilevato gli alti costi sanitari sostenuti da migliaia di cittadini a causa dell’inquinamento nella zona. Ciò comporterebbe <strong>un volano per nuova occupazione</strong>. Eppure ci si chiede: qui a Siracusa siamo cittadini di serie B? Perché <strong>al nord, nel SIN di Porto Marghera</strong>, le bonifiche sono partite decine di anni fa e si sono concluse, e attualmente ne stanno pensando ad aprire di ulteriori, e qui no?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Tempi lunghi e soldi da trovare per convogliare nell&#8217;Ias i reflui scaricati nel Porto Grande</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/16/tempi-lunghi-e-soldi-da-trovare-per-convogliare-nellias-i-reflui-scaricati-nel-porto-grande/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 11:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Grande]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[E. Bandiera]]></category>
		<category><![CDATA[schifani]]></category>
		<category><![CDATA[IAS]]></category>
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					<description><![CDATA[Con un&#8217;articolata nota, il vicesindaco di Siracusa, Edy Bandiera ha rilanciato il tema del &#8220;collettamento dei reflui civili&#8220;, attualmente scaricati nel Porto Grande, nel depuratore consortile Ias. A Bandiera va riconosciuto il merito di aver riacceso i riflettori su una questione avvolta da mesi nel silenzio e segnata dall&#8217;inconcludenza della politica. Bandiera fa riferimento a una &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un&#8217;articolata nota, il<strong> vicesindaco di Siracusa, Edy Bandiera</strong> ha rilanciato il <strong>tema del &#8220;<em>collettamento dei reflui civili</em>&#8220;</strong>, attualmente scaricati nel Porto Grande, nel depuratore consortile Ias.</p>
<p>A Bandiera va riconosciuto il <strong>merito di aver riacceso i riflettori</strong> su una questione avvolta da mesi nel silenzio e segnata dall&#8217;inconcludenza della politica.</p>
<p>Bandiera fa riferimento a una <strong>riunione</strong> (a cui ha partecipato) tenutasi <strong>alla presidenza della Regione</strong> nel corso della quale sarebbe emersa la <strong>volontà di rilanciare il depuratore Ias</strong>, considerato presidio strategico per l&#8217;area industriale siracusana, di salvaguardare l&#8217;occupazione e di dirottare i reflui civili di Siracusa, Floridia e Solarino nell&#8217;impianto Ias.</p>
<p>A tal proposito il vicesindaco ha affermato che lo <strong>studio di fattibilità commissionato da Palazzo Vermexio</strong> sull&#8217;idoneità della vecchia condotta a convogliare i reflui ha dato <strong>esito positivo,</strong> aggiungendo però che si renderà necessario effettuare interventi di manutenzione per i quali bisognerà trovare i soldi. Tempi previsti? &#8220;<strong><em>Pochi anni</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Fatte salve le buone intenzioni di Edy Bandiera, devo far notare che i<strong>l suo intervento si scontra frontalmente con le decisioni prese dal presidente Schifani</strong> proprio sull&#8217;utilizzo del depuratore Ias, che è di totale proprietà della Regione.</p>
<p>Facciamo parlare i fatti. <strong>Primo fatto</strong>: a <strong>febbraio del 2024</strong>, in una <strong>riunione tenutasi alla Prefettura di Siracusa,</strong> viene istituito un <strong>tavolo tecnico</strong> che si conclude con la <strong>nomina dell&#8217;ingegnera Giovanna Picone</strong> a commissaria delegata del presidente della Regione col compito di dare attuazione agli interventi di adeguamento del depuratore Ias previsti a carico della Regione dal decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin.</p>
<p>Va sottolineato che la finalità degli interventi è quella di<strong> sbloccare i conferimenti all&#8217;Ias dei reflui industriali</strong> e di bilanciare le esigenze produttive con la tutela ambientale, la sicurezza del lavoro e l&#8217;occupazione.</p>
<p><strong>Secondo fatto</strong>: quattro mesi dopo, <strong>a fine giugno</strong>, <strong>il presidente Schifani fa dietrofront</strong> e cambia radicalmente linea sulla strategia della depurazione nella nostra area industriale. In pratica decide che l&#8217;impianto Ias, con l&#8217;entrata in funzione dei depuratori privati, tratterà prevalentemente <strong>reflui civili</strong>. Questa decisione viene resa nota con un comunicato pubblicato sul portale della Regione e con il quale Schifani fa sapere di aver incontrato i sindaci interessati e i vertici dell&#8217;Associazione industriale di Siracusa e di aver preso atto della volontà delle principali industrie di dotarsi di propri depuratori. Poi aggiunge, ecco il passaggio chiave, che è stata individuata &#8220;<em>la possibilità concreta di collegare all&#8217;impianto Ias altre utenze civili oltre a Priolo e Melilli</em>&#8220;, cioè Siracusa, Floridia e Solarino.</p>
<p>Com&#8217;è evidente, Schifani allude al dirottamento dei reflui civili, attualmente scaricati nel Porto Grande, nel depuratore Ias. <strong>Era giugno del 2024, ma a distanza di un anno e nove mesi non si è fatto nulla</strong>. Di più: Bandiera dice, papale papale, che ci vorranno alcuni anni per attivare il collettamento nel depuratore consortile.</p>
<p><strong>Quanto alla volontà di rilanciare l&#8217;Ias</strong>, affermata nella riunione palermitana e riferita da Bandiera, ci sia concesso di <strong>dubitarne fortissimamente</strong> alla luce delle tante dichiarazioni del presidente Schifani. Eccone una molto eloquente rilasciata a <strong>settembre 2023</strong>: &#8220;L<em>&#8216;emanazione del decreto Urso/Pichetto Fratin consente l&#8217;immediato avvio degli interventi per assicurare il rispetto dei valori ambientali, la salute dei cittadini e per garantire la piena riattivazione degli impianti di depurazione consortile</em>&#8220;. Alzi la mano chi è in grado di dire se un solo intervento di quelli annunciati da Schifani sia stato realizzato. Al contrario, come abbiamo evidenziato, a giugno del 2024 Schifani decide di procedere in senso opposto all&#8217;asserito rilancio del depuratore.</p>
<p>Per completare il quadro, va detto che da qui a pochi mesi saranno operativi tutti i depuratori delle industrie e che di conseguenza i reflui industriali non saranno più conferiti, se non per modeste quantità, nell&#8217;impianto Ias. La domanda a cui bisogna dare una risposta concreta e credibile è questa: <strong>può restare in vita il depuratore Ias con i soli reflui civili di Priolo e Melilli</strong>, considerato che per portare a termine l&#8217;operazione di collettamento dei reflui di Siracusa, Floridia e Solarino ci vorranno, come dice Bandiera, alcuni anni e bisognerà trovare le risorse?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Solo contro tutti: la Cgil e le battaglie per Siracusa&#8221;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/07/solo-contro-tutti-la-cgil-e-le-battaglie-per-siracusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 17:31:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Referendum riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista al segretario Cgil Franco Nardi: &#8220;Tra bioraffineria, Isab, futuro del depuratore, sanità e giovani Oggi la Cgil sta vivendo una situazione pesante per i compiti che porta avanti in gran parte da sola nel capoluogo e in provincia. Dalla zona industriale alla sanità gli impegni non mancano. Andiamo ad intervistare il neo segretario Franco &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista al segretario Cgil Franco Nardi: &#8220;Tra bioraffineria, Isab, futuro del depuratore, sanità e giovani</p>
<p><strong>Oggi la Cgil sta vivendo una situazione pesante per i compiti che porta avanti in gran parte da sola nel capoluogo e in provincia. Dalla zona industriale alla sanità gli impegni non mancano. Andiamo ad intervistare il neo segretario Franco Nardi su questi temi impegnativi. </strong></p>
<p><strong>Iniziamo dall’Eni. </strong></p>
<p>Abbiamo la grande difficoltà nel capire quale sia la reale mission dell’Eni sul nostro territorio. L’accordo iniziale prevedeva una bioraffineria e un impianto per il trattamento delle plastiche, con la conclusione dei lavori a fine 2027. Oggi, però, siamo ancora in fase di bonifica e quei tempi appaiono irrealistici. Questi lavori vengono eseguiti da un&#8217;impresa esterna. Servono bonifiche serie e quindi i tempi sono stretti se non vogliamo ritornare ad avere un’altra zona di vergogna nascondendo veleni sotto il tappeto, come già ne esistono in zona. Poi c’è il nodo occupazionale. Perché abbiamo 60 operai della Coibenta l&#8217;impresa che lavorava in appalto all’Icam che hanno un futuro incerto. C’è l&#8217;Inps che non riconosce loro la cassa integrazione perché non vede per questi lavoratori un ritorno ad un lavoro futuro. Inoltre fra i lavoratori Eni solo una minoranza potrebbe andare in prepensionamento. Per cui non sappiamo se l’Eni un domani non li costringerebbe ad andare in altri luoghi di lavoro 0lontani da Siracusa.</p>
<p><strong>Parliamo della raffineria Isab.</strong> Qui possiamo dire che si è in una situazione di limbo. L’attuale gestione sta facendo affari d&#8217;oro, c’è stata con una sola commessa un’entrata di 25 milioni di euro nel 2025. Ora si è fatto avanti l&#8217;imprenditore Donato Ammaturo della Ludoil Energy (l’azienda ha un fatturato di 3,6 miliardi è proprietaria dell’Espresso e si occupa di logistica, distribuzione di carburanti nel settore energetico) che ha manifestato l&#8217;intenzione di acquistare l&#8217;intero sito entro sei mesi. Ma noi, esaminando la situazione, notiamo che la Ludoil Energy non ha le caratteristiche per gestire una realtà così complessa. I veri acquirenti probabilmente saranno altri. Temiamo che dietro questa prossima operazione ci sia un nuovo scenario finanziario, con personaggi italiani e stranieri. Comunque conosceremo solo alla fine la situazione perché pensiamo che come altri accordi verrà concluso in Svizzera.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-39022 size-full alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/images.png" alt="" width="259" height="194" /></p>
<p><strong>Cioè è di nuovo solo finanza che se vede l’affare un domani non andare bene può abbandonare tutto. E cosa dire sul Depuratore Ias? </strong></p>
<p>Il tema del depuratore è cruciale. L’impianto Ias potrebbe diventare il polmone della depurazione per una grossa parte della provincia, ma la politica provinciale e regionale potrebbero rischiare di sprecare un&#8217;occasione unica. Abbiamo da una parte le grandi imprese, spinte dalla scadenza del tribunale che fra settembre e dicembre 2026 dovranno terminare di costruire i propri depuratori. Così quando si staccheranno dalla rete pubblica, l’Ias rischia di fermarsi, creando un disastro occupazionale e igienico-sanitario per Priolo, Melilli, Priolo Servizi e oltre 60 piccole imprese della zona. La soluzione, secondo il sindacato, è razionalizzare il sistema: basterebbe un investimento irrisorio per collegare e convogliare i reflui del depuratore canalicchio di Siracusa, che funziona male e scarica nelle acque di Siracusa. C’è una linea in parte già esistente. La grossa incognita che va contro questa giusta logica è quella della scelta del Comune di Augusta di spendere 80 milioni di fondi UE per realizzare un nuovo impianto autonomo. È una follia, un’occasione persa per fare sistema. Si capisce che intorno a quegli 80 milioni si creino clientele, ma non fare un collegamento è un errore madornale. L&#8217;Ias può trattare ben 370.000 utenze, mentre noi se sommiamo i Comuni interessati raggiungiamo i 185.000. Teniamo a precisare che oggi l’intera provincia con Comuni abbastanza lontani (Lentini, Pachino, ecc.) raggiunge i 403mila abitanti. Se verranno prese altre decisioni avremo che le tariffe, già le più alte in assoluto a Siracusa, continueranno a salire, colpendo le famiglie più povere e avremo Comuni come Palazzolo, che pagherebbe più del doppio dato che oggi non ha le alte tariffe di Siracusa. Abbiamo chiesto al sindaco di Siracusa, in qualità di capofila, un ripensamento dettato dal buon senso. Ciò porterebbe a bollette calmierate non a una &#8220;stangata&#8221; da parte della nuova società Aretusa Acque. Abbiamo programmato incontri con la nostra categoria dei pensionati, che sono i più esposti. Non possiamo permetterci situazioni come ad Avola. Lì il Comune che faceva pagare l&#8217;acqua a tariffa fissa ad un certo punto si è accorto, attraverso una denuncia della Corte dei Conti, che non era possibile farlo, ma bisognava pagare al consumo. Si è creata così una brutta situazione. C’erano molti avolesi che erano indietro con le bollette. Il Comune ha affidato a una società di recupero senza scrupoli il lavoro e questa è andata sui conti correnti degli interessati, bloccando stipendi. Ora è sorta una battaglia di ricorsi. A noi sindacato preoccupa perché abbiamo la maggioranza dei pensionati che rappresentiamo con pensioni basse. Quali problemi avranno fra andare a comprare cibo, medicine oppure pagare una tariffa dell&#8217;acqua esosa?</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-11014 size-medium alignright" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2018/07/images_Tonino_ospedale_nuovo-675x350-300x156.jpeg" alt="" width="300" height="156" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2018/07/images_Tonino_ospedale_nuovo-675x350-300x156.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2018/07/images_Tonino_ospedale_nuovo-675x350.jpeg 675w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Entriamo nel discorso della sanità. </strong></p>
<p>Abbiamo l’annoso problema mai risolto dell&#8217;ospedale. La Cgil ha chiesto un incontro in Prefettura con la conferenza dei sindaci. La realizzazione del nuovo ospedale non può più essere solo un tema su cui discutere fra tanti. Ci sono risorse importanti (circa 270 milioni) e poteri occulti, che ne impediscono l&#8217;avvio. Serve chiarezza. Se ci sarà un nulla di fatto all’incontro in prefettura ci rivolgeremo direttamente all&#8217;assessore alla Sanità regionale.</p>
<p><strong>Cosa dire sul referendum? </strong></p>
<p>La Cgil nazionale ha organizzato sabato 7 marzo in tutte le piazze d’Italia un volantinaggio con tavolini. Noi in tutte le camere del lavoro della provincia lo facciamo. Ma al di là della Cgil vediamo poca mobilitazione da parte degli altri componenti del comitato per il No. Vi sono convegni e discussioni in ambiti ristretti, mentre c’è una maggioranza di siracusani e cittadini in provincia che non conoscono l’argomento. È importante il volantinaggio, parlare con le persone.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-37919 size-full alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/vota-no-giustizia-1-300x300-1.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/vota-no-giustizia-1-300x300-1.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/02/vota-no-giustizia-1-300x300-1-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>C’è oramai nella realtà sociale un’altra problematica sempre più viva: è quella dei giovani con la loro deriva culturale. </strong></p>
<p>Sul fronte giovanile, il problema è grosso. C&#8217;è questa deriva preoccupante verso una pseudocultura che non appartiene a una destra liberale, ma a quella estrema violenta, ignorante e prevaricatrice. È il rischio concreto di una deriva fascista. Nella scuola, ci sono dirigenti che possono far pesare la loro opinione sui professori, rischiando di oscurare i valori democratici. Noi come Cgil siamo chiamati nelle scuole per parlare di lavoro, per spiegare ai ragazzi che il mondo del lavoro deve essere un mondo libero. È questo l&#8217;unico varco che abbiamo per contrastare questa tendenza. Abbiamo avuto che a fronte di certe particolari situazioni sono scesi dirigenti nazionali in provincia. A Siracusa fino ad ora non sono state viste tali situazioni. Ma al bisogno si interesserebbe la struttura specifica nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_39024" aria-describedby="caption-attachment-39024" style="width: 618px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="wp-image-39024 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/1650436757595_GIL_Moment-1024x576.jpg" alt="" width="618" height="348" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/1650436757595_GIL_Moment-1024x576.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/1650436757595_GIL_Moment-300x169.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/1650436757595_GIL_Moment-768x432.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/1650436757595_GIL_Moment-1536x864.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/1650436757595_GIL_Moment.jpg 1920w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /><figcaption id="caption-attachment-39024" class="wp-caption-text">La casa della GIL a Firenze: giovani fascisti crescono</figcaption></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>CASO IAS. APPUNTAMENTO A SETTEMBRE 2026. SAREMO PRONTI?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/12/18/caso-ias-appuntamento-a-settembre-2026-saremo-pronti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torreggiani  ]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 11:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio comunale di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Essendo prossimi al 1° gennaio 2026, anno in cui a settembre il depuratore consortile IAS cesserà il trattamento dei reflui provenienti dalle grandi industrie, riteniamo utile proporre un’ulteriore riflessione su questa vicenda, con l’obiettivo di guardare all’immediato futuro senza tornare alle polemiche e agli strascichi giudiziari di una storia che dovrebbe essere nota ai più. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo <strong>prossimi al 1° gennaio 2026</strong>, anno in cui <strong>a settembre il depuratore consortile IAS cesserà il trattamento dei reflui provenienti dalle grandi industrie</strong>, riteniamo utile proporre un’ulteriore riflessione su questa vicenda, con l’obiettivo di guardare all’immediato futuro senza tornare alle polemiche e agli strascichi giudiziari di una storia che dovrebbe essere nota ai più.</p>
<p>L’evidenza che i grandi impianti, per continuare a conferire reflui industriali al depuratore consortile secondo lo scopo originario dell’IAS, avrebbero dovuto dotarsi di depuratori interni in grado di produrre reflui di qualità assimilabile a quelli civili, ha verosimilmente spinto alcune aziende <strong>già nel 2023</strong> a scegliere la realizzazione di <strong>impianti autonomi</strong>, destinando i reflui trattati direttamente allo scarico a mare (scheda 1). Questa scelta offriva almeno <strong>due vantaggi</strong>: la possibilità di recuperare, mediante trattamenti aggiuntivi, una quota significativa dei reflui da riutilizzare per usi interni di raffreddamento, e l’uscita definitiva da un contesto gestionale divenuto altamente conflittuale, segnato dal confronto tra una Regione responsabile della gestione dell’impianto e una magistratura chiamata a intervenire in assenza di soluzioni strutturali.</p>
<p>Se tali segnali non fossero stati sufficienti a chiarire l’evoluzione del ruolo del depuratore consortile, una <strong>comunicazione</strong> pubblicata dalla Regione sul proprio sito istituzionale il <strong>27 giugno 2024</strong> indicava esplicitamente come opzione più concreta il collegamento all’IAS di ulteriori utenze civili, oltre a Melilli e Priolo, con il possibile coinvolgimento dei Comuni di Siracusa Floridia e Solarino, prevedendo una rimodulazione delle tariffe. Per arrivare a questa conclusione la Regione avrebbe convocato prima il tavolo tecnico interistituzionale, poi i sindaci del comprensorio e, infine, i grandi utenti industriali.</p>
<p>Con la decisione di <strong>destinare l’impianto IAS esclusivamente alla depurazione dei reflui civili,</strong> scelta residuale imposta anche dal ritardo con cui si è affrontato un problema già evidente agli addetti ai lavori dal 2023 (scheda 1), è venuta meno la possibilità di svolgere uno screening strutturato, su base economico-sociale, delle diverse opzioni allora ipotizzabili. La scelta, più semplice sotto il profilo normativo, di escludere l’IAS dal trattamento dei reflui industriali rischia di penalizzare lo sviluppo futuro della vocazione industriale del territorio, rendendo problematico lo smaltimento dei reflui per eventuali nuovi insediamenti nel siracusano. Anche lo spostamento degli scarichi industriali verso il porto di Augusta, in alternativa all’attuale recapito del collettore IAS a 1.750 metri dalla costa in mare aperto, potrebbe avere un impatto ambientale forse contenuto (scheda 2), ma comunque non nullo e che avrebbe dovuto essere esplicitamente valutato.</p>
<p>Uno screening completo avrebbe dovuto confrontare almeno le seguenti <strong>alternative</strong>:</p>
<ol>
<li>adeguamento del depuratore IAS per accogliere reflui industriali parzialmente trattati;</li>
<li>utilizzo dell’IAS a soli scopi civili per Siracusa, Floridia, Solarino, Melilli e Priolo;</li>
<li>utilizzo dell’IAS a soli scopi civili includendo, oltre ai comuni sopra citati, anche Augusta;</li>
<li>adeguamento del futuro depuratore di Augusta per accogliere i reflui di Melilli e Priolo, con chiusura dell’IAS.</li>
</ol>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-34703 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-300x135.jpg" alt="" width="300" height="135" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-300x135.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-1024x460.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1-768x345.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/20240312170144_Ias-priolo-1132x509-1.jpg 1132w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Non si sostiene qui che tali opzioni non siano state esaminate singolarmente dai Comuni o da specifici gruppi di lavoro, ma appare verosimile che non sia <strong>mai</strong> stato prodotto <strong>uno studio organico e documentato</strong> da un soggetto super partes (ad esempio l’ATI), in grado di valutarle comparativamente. La stessa opzione (4), qui esposta in via del tutto accademica, non risulta essere mai stata discussa, pur rientrando a pieno titolo in una comparazione tra scenari alternativi. In aggiunta osserviamo che uno studio comparativo, se fatto, avrebbe forse potuto evitare la scelta di costruire un singolo impianto di depurazione dedicato solo ad Augusta.</p>
<p>Mettendo a confronto le varie alternative, la (1) e la (4) avrebbero richiesto l’ammodernamento del depuratore di contrada Canalicchio e la risoluzione del problema dello scarico al di fuori del Porto Grande. Le opzioni (2) e (3) avrebbero invece comportato la chiusura di Canalicchio. Le opzioni (3) e (4) avrebbero infine imposto la cancellazione o una profonda revisione del progetto del depuratore di Augusta, ipotesi respinta dal Comune, che ha già pubblicato il bando di gara per interventi finalizzati al superamento delle criticità del proprio sistema fognario e depurativo. Trattandosi di un intervento già finanziato e necessario per superare l’infrazione europea sullo scarico a mare di reflui non trattati, l’amministrazione comunale non intende legare tale obiettivo a un assetto futuro tecnicamente plausibile, ma ancora incerto.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-7199 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/03/images_-depuratore--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/03/images_-depuratore--300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2016/03/images_-depuratore-.jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Anche per il tempo limitato disponibile per una analisi di tal fatta, <strong>sembra che il comune aretuseo voglia procedere col collegamento di Siracusa al depuratore IAS</strong> (opzione 2), sia per garantire la continuità operativa dell’impianto IAS, sia perché la dismissione del depuratore di contrada Canalicchio e la cessazione degli scarichi nel Porto Grande dovrebbero contribuire a risolvere il problema dell’eutrofizzazione delle acque portuali.</p>
<p>La natura emergenziale di tale scelta emerge anche dal fatto che, nell’impostazione del progetto fin qui delineata, <strong>non risultano considerate le implicazioni della Direttiva europea (UE) 2024/3019</strong>, che impone l’adozione del trattamento terziario entro il 2039 per gli impianti asserviti a più di 150.000 abitanti equivalenti e, successivamente, del trattamento quaternario, oltre a promuovere il riutilizzo delle acque reflue trattate, in particolare nelle aree soggette a stress idrico. Qualora in futuro si dovesse valutare il riuso a fini agricoli, sarebbe stato quanto meno opportuno considerare già in questa fase anche gli aspetti logistici, in relazione alla posizione del depuratore IAS rispetto alle aree potenzialmente irrigabili.</p>
<p>Chiarito che il <em>Libero Consorzio comunale di Siracusa</em>, rinunciando all’adeguamento del depuratore di contrada Canalicchio alle nuove normative in quanto destinato alla chiusura, si troverebbe comunque, nel giro di pochi anni, a dover affrontare nuovamente il tema dell’aggiornamento del sistema di depurazione consortile, restano aperti diversi altri punti che meritano chiarimenti su un progetto di collegamento di Siracusa all’impianto consortile.</p>
<p>Relativamente alle <strong>problematiche di natura economica, amministrativa e occupazionale</strong>, non si può ignorare che la chiusura del depuratore di contrada Canalicchio dovrebbe comportare una perdita di posti di lavoro, di fatto compensata solo dalla salvaguardia di posizioni analoghe presso l’IAS. Nella già citata nota regionale del 27 giugno 2024 si afferma che <em>«…..sono stati <strong>destinati 9 milioni di euro per la messa in sicurezza</strong>…»</em> dell’impianto, ma restano ancora da chiarire sia i costi complessivi del collegamento sia quelli di gestione di un impianto che rimarrebbe comunque sovradimensionato rispetto alle sole esigenze civili. Assumendo che tali oneri ricadano sugli utenti, occorre inoltre interrogarsi sull’<strong>entità dell’aumento tariffario per Siracusa, Floridia e Solarino, oltre che per Melilli e Priolo.</strong> Rimangono infine <strong>aperte le questioni</strong> relative all’assetto della nuova società di gestione, alle garanzie occupazionali per i lavoratori in uscita dall’ IAS, alle autorizzazioni che dovranno essere rilasciate entro settembre 2026 (considerato il nuovo assetto depurativo che renderebbe superata l’attuale AIA).</p>
<p>Con riferimento alle problematiche tecniche, <strong>uno studio preliminare sulla fattibilità del collegamento</strong> di Siracusa, Solarino e Floridia al depuratore IAS è stato <strong>consegnato al Comune e protocollato con n. 11298 il 15/1/2024</strong>, <strong>come dichiarato dal vicesindaco Bandiera nella seduta del Consiglio comunale del 25/10/2025</strong>. Esiste una condotta in galleria sotto Siracusa utilizzabile per il collegamento, ritenuto tecnicamente fattibile ma bisognoso di interventi di ammodernamento.</p>
<p>Nella stessa seduta, <strong>l’amministratore giudiziario dott. Antonio Mariolo</strong> ha evidenziato che il depuratore IAS opera oggi al 35–40% della sua capacità (1.600 m³/h nel 2024) e che il 65% dei reflui proviene dai grandi impianti, lasciando circa 550–600 m³/h a Priolo, Melilli e ad altri scarichi produttivi lungo il collettore. Sono stati effettuati sopralluoghi sia sul collegamento di Siracusa Nord sia sul tratto sud del vecchio collettore da recuperare. È stato inoltre ribadito che un depuratore necessita di una portata minima e che i soli reflui di Priolo e Melilli non sono sufficienti (scheda 3). Infine con il distacco dei grandi utenti, il tratto tra Augusta e Priolo riceverà quantità molto ridotte di reflui, con possibili accumuli e criticità (scheda 3). Il collegamento con IAS è quindi ritenuto possibile, ma <em><strong>«</strong></em><em><strong>gli interventi hanno bisogno di tempo e noi abbiamo sempre meno tempo </strong>(A. Mariolo)<strong>»</strong></em><strong>.</strong></p>
<p>Preso atto delle numerose questioni sollevate e ancora aperte su questo progetto, <strong>resta una domanda che finora non è stata posta.</strong> Anche alla luce dell’ultima osservazione del dott. Mariolo, nove mesi sembrerebbero pochi. Occorrerà formalizzare la decisione con una delibera, completare le ispezioni, definire le necessità di pompaggio dei tre comuni per l’ingresso nel collettore IAS, redigere il progetto esecutivo con i collegamenti, individuare i tratti di linea da sostituire perché ammalorati, approvvigionare materiali e strumentazione, realizzare gli interventi e ottenere nel frattempo le necessarie autorizzazioni. <strong>L’ipotesi di non arrivare in tempo per settembre appare quindi una eventualità da considerare. E allora, cosa si farà?</strong></p>
<p>Non si potrà certo chiedere alle aziende di rinviare il distacco.</p>
<p><strong>Esiste un “piano B”</strong> temporaneo per gestire un eventuale ritardo di alcuni mesi? È possibile parzializzare l’impianto, con piccole modifiche, e gestirlo per un periodo limitato, anche a costi operativi elevati, nel rispetto dei parametri di scarico a mare, o bisogna pensare ad altro? Riteniamo che questo vada chiarito prima possibile, al fine di valutare per tempo il ricorso a procedure straordinarie di progettazione e realizzazione, con eventuali deroghe ai procedimenti ordinari, come già previsto dall’ordinamento per opere indifferibili e urgenti di rilevante interesse pubblico e ambientale.</p>
<p><strong> </strong><strong>SCHEDA 1</strong></p>
<p>Si riportano di seguito alcuni riferimenti alle date in cui le prime aziende hanno formalmente esplicitato, attraverso atti e documentazione ufficiale, l’indirizzo di sganciarsi dall’impianto consortile IAS.</p>
<p><strong><u>Sonatrach</u></strong></p>
<p>Dal Bilancio di sostenibilità 2022–2023 di Sonatrach Raffineria Italiana emerge che, già con la presentazione in data <strong>23 marzo 2023</strong> della documentazione di modifica non sostanziale dell’AIA relativa al progetto di riciclo delle acque, la società ha verosimilmente assunto l’indirizzo industriale di trattare i reflui in modo da renderli idonei sia al riutilizzo interno sia allo scarico a mare, in quanto il progetto è finalizzato a “<em>migliorare la qualità</em><em> dell’acqua in uscita dal sito che sarà compatibile con lo scarico a mare (in linea con D.Lgs. 152/2006 e BAT di settore)”</em>, consentendo il definitivo distacco dall’impianto di trattamento consortile IAS.</p>
<p><strong><u>Isab</u></strong></p>
<p>Dalla documentazione autorizzativa e dai provvedimenti richiamati nel decreto interministeriale del <strong>18 settembre 2023</strong> e nei successivi decreti di aggiornamento dell’AIA emerge che ISAB ha già avviato nel 2023 il procedimento per il distacco dal collettore del depuratore consortile IAS per specifiche sezioni impiantistiche, in particolare per l’“impianto IGCC”, nonché per i sistemi di trattamento acque “TAS Sud” e “TAS Nord”, in relazione ai quali sono state presentate istanze e progetti finalizzati al “distacco dal conferimento al depuratore IAS” e alla gestione autonoma dei reflui.</p>
<p><strong> </strong><strong>SCHEDA 2</strong></p>
<p>Il confronto col Porto grande di Siracusa, relativamente al problema di eutrofizzazione delle sue acque,  potrebbe non essere indicativo, visto la quantità ridotta dei reflui da scaricare sul porto di Augusta verso la portata di scarico del depuratore di Canalicchio (verosimilmente meno della metà), considerato che la quantità di nutrienti potrebbe essere più bassa laddove le aziende avessero deciso di disporre di un trattamento terziario e considerando che l’imboccatura del porto di Augusta è ben più ampia di quella del Porto grande di Siracusa. Ovviamente dobbiamo intendere queste considerazioni solo come qualitative e su base ipotetica, non disponendo di informazioni esplicite e di un riscontro di calcolo.</p>
<p><strong>SCHEDA 3</strong></p>
<p>Citazioni dall’intervento dell&#8217;amministratore giudiziario<strong> Antonio Mariolo</strong> in <strong>seduta consiliare aperta del 25/10/2025</strong></p>
<p>“….. <em>un depuratore è configurato nel suo assetto tecnico per depurare una quantità quanto meno minima di reflui;</em> <em>….. venendo meno i grandi utenti noi abbiamo la necessità ……. di trovare reflui perché nell’assetto e nella sua configurazione i soli reflui di Piolo e Melilli e zona industriale non bastano….”</em></p>
<p>“…. <em>la città di Augusta non può collettarsi e anche questo sarà un problema, perché nella zona Nord del polo nel momento in cui si staccheranno Sonatrach, Sasol e gli impianti di Priolo Servizi…… si porrà il problema di un collettore che parte da Augusta su cui confluiscono alcune piccole imprese che avranno una portata di reflui che non arriverà mai a IAS perché non essendoci la portata di Sonatrach e Sasol che porta con sè questi reflui, ci sarà un collettore che giacerà tra Augusta e Priolo Gargallo, in cui probabilmente si accumuleranno piccole quantità di reflui di insediamenti produttivi di quella zona;  però sarà un problema, …… costituirà una criticità&#8221;.    </em> <strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La vicenda del depuratore IAS è il risultato di un fallimento collettivo</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/12/16/la-vicenda-del-depuratore-ias-e-il-risultato-di-un-fallimento-collettivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pippo Ansaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 16:26:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Industriale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Comune Priolo]]></category>
		<category><![CDATA[IAS]]></category>
		<category><![CDATA[comune siracusa]]></category>
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					<description><![CDATA[IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA AUTORIZZATO LA PROSECUZIONE DELLE ATTIVITÀ DEL DEPURATORE CONSORTILE IAS DI PRIOLO, NONOSTANTE IL SEQUESTRO ANCORA IN ATTO. MA LE GRANDI AZIENDE DEL POLO INDUSTRIALE HANNO GIÀ REALIZZATO IMPIANTI AUTONOMI DI TRATTAMENTO REFLUI. Sulla crisi annunciata e sottovalutata del depuratore consortile IAS di Priolo Il depuratore consortile IAS di Priolo ha &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><b>IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA AUTORIZZATO LA PROSECUZIONE DELLE ATTIVITÀ DEL DEPURATORE CONSORTILE IAS DI PRIOLO, NONOSTANTE IL SEQUESTRO ANCORA IN ATTO. MA LE GRANDI AZIENDE DEL POLO INDUSTRIALE HANNO GIÀ REALIZZATO IMPIANTI AUTONOMI DI TRATTAMENTO REFLUI.</b></p>
<p align="justify"><b>Sulla crisi annunciata e sottovalutata del depuratore consortile IAS di Priolo </b></p>
<p align="justify">Il depuratore consortile IAS di Priolo ha rappresentato per decenni un’infrastruttura strategica per la gestione dei reflui industriali e civili del polo petrolchimico siracusano. La sua funzione era quella di garantire un trattamento centralizzato dei reflui provenienti dai Grandi Utenti (GU), dalle piccole e medie imprese (PMI) e dai comuni di Priolo e Melilli. Tuttavia, l’assenza di una visione strategica condivisa, la mancanza di interventi strutturali e l’inerzia delle istituzioni hanno contribuito a trasformare un presidio ambientale in un nodo critico per l’intero sistema produttivo locale.</p>
<p align="justify"><b>1. Il Quadro giudiziario e tecnico</b></p>
<p align="justify">Il Tribunale del Riesame di Siracusa, con decisione del dicembre 2025, ha annullato l’ordinanza del GIP che imponeva il blocco delle attività dell’IAS, autorizzandone la prosecuzione nonostante il sequestro ancora in atto. La decisione si fonda sulla legittimità del cosiddetto “decreto Bilanciamento”, un provvedimento interministeriale che consente deroghe temporanee ai limiti ambientali per garantire la continuità produttiva del polo industriale. Tuttavia, tale decreto ha finito per mascherare l’assenza di una governance ambientale efficace e di investimenti strutturali da parte degli attori pubblici e privati. L’incidente probatorio ha rafforzato la posizione difensiva dell’IAS, ma il procedimento penale resta aperto, con accuse di disastro ambientale a carico di 19 persone fisiche e 7 giuridiche. Le criticità emerse avrebbero dovuto essere intercettate e corrette molto prima, se solo gli organi di controllo e le autorità competenti avessero esercitato un’effettiva vigilanza.</p>
<p align="justify"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-24962" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/03/pippo-ansaldix-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/03/pippo-ansaldix-300x256.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2023/03/pippo-ansaldix.jpg 427w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />  <em><span style="font-size: 10pt;">Pippo Ansaldi</span></em></p>
<p align="justify"><b>2. Conseguenze operative</b></p>
<p align="justify">In seguito all’intervento della magistratura e all’incertezza normativa, molti Grandi Utenti (GU), tra cui ISAB, Priolo Servizi, Sasol, hanno realizzato impianti autonomi di trattamento reflui, riducendo drasticamente i volumi conferiti all’IAS. Una scelta che, seppur legittima, ha evidenziato l’assenza di un coordinamento industriale e la mancanza di responsabilità collettiva.</p>
<p align="justify">Attualmente, il depuratore consortile gestisce solo i reflui civili dei comuni di Priolo e Melilli e i conferimenti residuali delle PMI, quantitativi insufficienti a garantire l’equilibrio tecnico ed economico dell’impianto.</p>
<p align="justify">L’impianto, progettato per trattare volumi industriali elevati, non può operare in modo efficiente con carichi ridotti, con conseguenti difficoltà gestionali e rischi di fermo tecnico. Le istituzioni, nel frattempo, sono rimaste in silenzio, senza predisporre alcuna misura di salvaguardia.</p>
<p align="justify"><b>3. Impatti economici e territoriali</b></p>
<p align="justify">&#8211; Le PMI, che non dispongono di impianti autonomi, dipendono dal consortile per la gestione dei reflui. La crisi dell’IAS rischia di compromettere la loro operatività, con effetti su occupazione, investimenti e continuità produttiva. Eppure, nessun piano di tutela è stato attivato.</p>
<p align="justify">&#8211; La marginalizzazione dell’IAS compromette anche la tenuta dell’indotto e la coesione economica dell’area industriale siracusana. L’assenza di una strategia di sviluppo integrata ha lasciato il territorio esposto e vulnerabile.</p>
<p align="justify">&#8211; La mancanza di un sistema di depurazione centralizzato e affidabile ostacola l’insediamento di nuove attività produttive, minando le prospettive di sviluppo dell’intero territorio. Una responsabilità che ricade su chi avrebbe dovuto pianificare e prevenire.</p>
<p align="justify"><b>4. Considerazioni finali</b></p>
<p align="justify">La vicenda del depuratore IAS è il risultato di un fallimento collettivo: delle istituzioni, incapaci di garantire la corretta gestione di infrastrutture fondamentali per il territorio; della classe industriale, che ha agito con superficilità e senza una visione comune; e della politica, assente nel ruolo di regia e indirizzo. È urgente un cambio di paradigma che recuperi etica della responsabilità, investimenti e una visione condivisa per evitare che l’intero sistema collassi definitivamente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>IAS, un caso kafkiano per il quale non si intravede nessuna soluzione</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/12/16/ias-un-caso-kafkiano-per-il-quale-non-si-intravede-nessuna-soluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 16:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Depuratore Consortile (Ias)]]></category>
		<category><![CDATA[Bonifiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Comune Priolo]]></category>
		<category><![CDATA[IAS]]></category>
		<category><![CDATA[comune siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[comune melilli]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa di kafkiano, cioè di assurdo, di incomprensibile nella vicenda Ias dopo che il tribunale del Riesame ha annullato l&#8217;ordinanza del Gip di disapplicazione del decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin del settembre 2023 che  dettava alcune prescrizioni per bilanciare le esigenze della produzione, dell&#8217;occupazione e dell&#8217;ambiente  nel Petrolchimico siracusano.  Poiché il  decreto bilanciamento  è stato &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa di kafkiano, cioè di assurdo, di incomprensibile nella vicenda Ias dopo che il tribunale del Riesame ha annullato l&#8217;ordinanza del Gip di disapplicazione del decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin del settembre 2023 che  dettava alcune prescrizioni per bilanciare le esigenze della produzione, dell&#8217;occupazione e dell&#8217;ambiente  nel Petrolchimico siracusano.  Poiché il  decreto bilanciamento  è stato dichiarato legittimo, ne consegue che   il depuratore Ias può riprendere l&#8217;attività, dopo che essa era stata  (teoricamente) bloccata  dai magistrati di Siracusa.  In realtà,  il depuratore consortile, nonostante il divieto dei magistrati, ha continuato, e continua, a funzionare regolarmente, senza essere stato &#8220;spento&#8221; nemmeno per un minuto.   Dunque dire che la decisione del Riesame fa ripartire l&#8217;attività del depuratore è improprio dal momento che in realtà non è stata mai interrotta.  Nel frattempo però la disapplicazione del decreto bilanciamento ha radicalmente cambiato, per implicazione, le modalità della depurazione dei reflui industriali  in quanto i grandi utenti industriali dell&#8217; Ias hanno deciso di avvalersi di propri depuratori (che entreranno in funzione a metà del prossimo anno), distaccandosi da quello pubblico.   E ciò ha cambiato profondamente il contesto di riferimento, rendendo pressoché  impossibile il rilancio futuro del depuratore pubblico.   Non è infatti  realistico prevedere che le grandi industrie rinuncino a utilizzare i propri depuratori  per i quali hanno sostenuto costi non indifferenti.</p>
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">Si tenga conto inoltre che la Regione Siciliana,  proprietaria dell&#8217;impianto, a giugno dello scorso anno, per decisione del presidente Schifani, ha modificato  la strategia della depurazione nell&#8217;area industriale, sottraendo all&#8217;impianto Ias  la  depurazione dei reflui industriali e prevedendone l&#8217;utilizzo  solo, o prevalentemente,  per la depurazione dei reflui urbani.  Oltre ai comuni di Priolo e Melilli, che già li conferiscono nel depuratore Ias, secondo Schifani  anche ai comuni di Siracusa, Floridia e Solarino, che in atto utilizzano il depuratore Canalicchio, dovrebbero  (e non è detto che siano favorevoli)  optare per l&#8217;Ias.</div>
<div dir="ltr"> Anche ammesso che la Regione sia disponibile a cambiare la decisione del giugno 2024 e a utilizzare il depuratore Ias  per i reflui industriali si troverà di fronte al  rifiuto delle grandi industrie  che obietteranno di non voler tornare indietro dopo che sono state autorizzate a installare propri depuratori.<br />
Per restare nei dintorni di Kafka, il ripristino della validità del decreto Urso/pichetto Fratin pone a carico della Regione i compiti previsti dall&#8217;articolo 4 del decreto medesimo. Per l&#8217;impianto Ias,  si tratta dell&#8217;individuazione del presidente della Regione  come &#8220;soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie ad ottemperare alle prescrizioni dell&#8217;AIA&#8221;, autorizzazione integrata ambientale. (Tra parentesi non si sa che fine abbia fatto questa AIA).  Inoltre il presidente Schifani, anche a mezzo di proprio delegato, ha l&#8217;obbligo di convocare, ai sensi del predetto decreto, apposita conferenza di servizi &#8220;al fine di definire iniziative coordinate a dare soluzioni efficaci alle questioni  ambientali emerse in sede di sequestro&#8221; del depuratore Ias. C&#8217;è qualcuno che ritiene che il presidente Schifani rispetterà gli obblighi posti a suo carico dal decreto Urso/Pichetto Fratin?</div>
<div>Come si vede, la vicenda del depuratore Ias è sempre più complicata,  l&#8217;unica cosa certa al momento è che non si intravede alcuna soluzione.</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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