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	<title>Disagio Sociale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Sep 2026 17:07:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vaccaro: «Questa destra ha impoverito l’Italia dei pensionati, è il momento di cambiare»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 17:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
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		<category><![CDATA[spi-cgil]]></category>
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		<category><![CDATA[DM 77/22]]></category>
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					<description><![CDATA[Enzo Vaccaro, segretario provinciale dello SPI CGIL, ha aperto l’assemblea del 21 settembre illustrando la chiusura in attivo del bilancio d&#8217;esercizio. Ha precisato, tuttavia, che per il sindacato il successo non si misura solo con le fredde voci contabili, ma attraverso i risultati ottenuti sul territorio, ricordando che l’avanzo economico non è un punto di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm;">Enzo Vaccaro, segretario provinciale dello SPI CGIL, ha aperto l’assemblea del 21 settembre illustrando la chiusura in attivo del bilancio d&#8217;esercizio. Ha precisato, tuttavia, che per il sindacato il successo <b>non si misura solo con le fredde voci contabili, ma attraverso i risultati ottenuti sul territorio</b>, ricordando che l’avanzo economico non è un punto di arrivo, ma una base per rilanciare le iniziative e investire in formazione, organizzazione e risposte concrete per i pensionati e le loro famiglie.</p>
<p style="margin: 0cm;">Il 2025 è stato un anno socialmente molto complesso, in cui i pensionati hanno dovuto fare i conti con il carovita, la perdita di potere d’acquisto e i rincari di sanità e bollette, in un contesto di <b>crescenti disuguaglianze</b>. A fronte di ciò, lo SPI di Siracusa ha promosso un&#8217;intensa attività sindacale e di solidarietà, celebrando tra l&#8217;altro la Festa della Liberazione a Rosolini il 25 aprile insieme all&#8217;ANPI e all&#8217;amministrazione comunale con l&#8217;inaugurazione di una stele per il partigiano Carmelo Amore, mobilitandosi attivamente tra aprile e giugno per la campagna referendaria che ha visto una grande partecipazione di cittadini pensionati, e compiendo a maggio una <b>missione di solidarietà internazionale nei campi profughi saharawi in Algeria, tema poi approfondito a ottobre nel convegno <i>Dal Sahara a Gaza, territori senza voce, popoli senza Patria</i>.</b></p>
<p style="margin: 0cm;">La contrattazione sociale, cuore pulsante dell&#8217;attività dello SPI, si è tradotta in numerosi interventi a difesa dei servizi essenziali. A luglio l&#8217;attenzione si è concentrata <b>sugli uffici postali di Cassibile e Pedagaggi, denunciando le gravi carenze di personale per tutelare i piccoli centri a rischio spopolamento.</b> Ad agosto, <b>dopo i maltrattamenti in una struttura assistenziale di Pachino</b>, il sindacato ha chiesto maggiori controlli per le persone fragili, dichiarando la disponibilità a costituirsi parte civile da parte del presidio. A ottobre è intervenuto sulla situazione dei <b>laboratori di analisi che facevano pagare le prestazioni agli utenti</b> perché avevano esaurito il budget regionale, mentre a novembre ha affrontato il tema della mobilità per garantire agli anziani un <b>maggiore accesso gratuito al trasporto pubblico e contrastare l&#8217;isolamento sociale.</b></p>
<p style="margin: 0cm;">Vaccaro ha dedicato particolare attenzione alla crisi della sanità pubblica territoriale. Liste d’attesa, carenza di personale e costi insostenibili penalizzano duramente chi vive in condizioni economiche fragili. Ha inoltre criticato la mancata attuazione del DM 77/22 che, pur finanziato dal PNRR per garantire cure di prossimità attraverso case di comunità e infermieri di famiglia, a quasi cinque anni dalla sua introduzione resta in gran parte inapplicato. <i>“Difendere il diritto alla salute significa portare queste urgenze nelle sedi istituzionali, perché la situazione attuale è inaccettabile”</i>, ha affermato.</p>
<p style="margin: 0cm;">Un ruolo cruciale in questo percorso è svolto dalle Leghe presenti in tutti i Comuni della provincia, veri presìdi in cui il sindacato ascolta quotidianamente le difficoltà delle persone e costruisce risposte collettive. Ringraziando i volontari per il loro indispensabile impegno, il segretario ha ribadito che <b>la vera forza dello SPI risiede nella fiducia degli iscritti</b>. In vista del prossimo futuro, l&#8217;obiettivo è rafforzare ulteriormente la presenza sul territorio, partendo già da ottobre con un nuovo ciclo di assemblee in tutti i Comuni.</p>
<p style="margin: 0cm;">I lavori si sono conclusi con una ferma riflessione politica: <i>“Questa destra al governo, sempre più schiacciata su posizioni estremiste, ha reso l&#8217;Italia sempre più povera. Adesso è il momento di cambiare”</i>.</p>
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		<title>Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/09/01/siracusa-la-paralisi-di-una-generazione-viaggio-tra-declino-demografico-record-di-scoraggiamento-ed-esodo-dei-giovani-laureati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Adorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:49:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
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		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>
		<category><![CDATA[Svimez]]></category>
		<category><![CDATA[comune siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
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					<description><![CDATA[1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è partito dalla semplice impressione di una profonda crisi del mondo giovanile siracusano, che mi ha spinto a cercare una verifica attraverso un lavoro di analisi sulle fonti, conclusosi con la conferma dell’impressione iniziale. In questo breve scritto mi limiterò a &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>1. Le fonti della crisi</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Questo <strong>viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa</strong> è partito dalla semplice impressione di una profonda crisi del mondo giovanile siracusano, che mi ha spinto a cercare una verifica attraverso un lavoro di analisi sulle fonti, conclusosi con la conferma dell’impressione iniziale. In questo breve scritto mi limiterò a descrivere quanto ho trovato sulla Provincia, con qualche approfondimento, laddove i dati lo permettevano, sulla città capoluogo, lasciando ad altre occasioni la possibilità di una riflessione più ampia. I dati analizzati sono stati infatti elaborati incrociando i dati storici e congiunturali dell&#8217;<strong>ISTAT</strong>, i report macroeconomici dello <strong>Svimez</strong>, le indagini territoriali della <strong>CGIL Sicilia</strong> e gli indicatori degli indici generazionali del <strong>Il Sole 24 Ore Lab</strong>. Un quadro di fonti parziale ma credo abbastanza significativo. Da questo incrocio emerge la fotografia nitida di una crisi di sistema che sta progressivamente bloccando il ricambio generazionale del territorio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>2. Il declino demografico e la &#8220;bomba previdenziale&#8221;</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Concentriamoci sul capoluogo</b></span><span style="font-size: large;">. La parabola demografica di Siracusa descrive un progressivo e inesorabile svuotamento. </span><span style="font-size: large;"><b>La città ha toccato il suo picco storico nel 1991 con 125.941 residenti</b></span><span style="font-size: large;">. Da quella data è iniziato un declino costante e mai arrestatosi: i residenti sono scesi a 123.657 nel 2001, a 118.385 nel 2011, fino a toccare gli attuali 115.435 abitanti, con una contrazione continua della popolazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Questo crollo si accompagna a un invecchiamento della popolazione che sta alterando gli equilibri sociali ed economici della città. Oggi, gli anziani dai 65 anni in su rappresentano il 24% della popolazione, mentre la fascia giovanile tra i 20 e i 39 anni è ridotta ad appena il 21,8%. I giovani e minori (da 0 a 19 anni) sono il 17,05 %, di cui i giovanissimi fino a 14 anni sono circa il 12 %. Gli adulti in età lavorativa (40-64 anni ) sono il 36,7%.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-42964 alignright" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/giovani-anziani-demografia-8789-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/giovani-anziani-demografia-8789-300x200.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/giovani-anziani-demografia-8789-768x512.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/giovani-anziani-demografia-8789.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Dal punto di vista socio-demografico, Siracusa si trova oggi con il doppio degli anziani rispetto ai giovanissimi fino ai 14 anni</b></span><span style="font-size: large;">. Ancora nel 1991 c’erano più giovanissimi che anziani. Se il dato di invecchiamento di Siracusa è in linea con quello nazionale è invece più accentuato rispetto a quello regionale, il che significa che </span><span style="font-size: large;"><b>la città ha azzerato il vantaggio demografico che storicamente caratterizzava il Sud Italia</b></span><span style="font-size: large;">. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Le radici di questa inversione di tendenza affondano negli ultimi trent&#8217;anni e configurano una vera e propria &#8220;bomba demografica previdenziale&#8221;. </span><span style="font-size: large;"><b>A</b></span> <span style="font-size: large;"><b>livello provinciale</b></span> <span style="font-size: large;"><b>l&#8217;indice di ricambio (ovvero il rapporto tra i lavoratori over 45 e i giovani occupati tra i 15 e i 29 anni) è letteralmente esploso</b></span><span style="font-size: large;">: è passato dal 153,7% del 1991 al 278,2% del 2011 ed è andato continuamente ad aumentare </span><span style="font-size: large;"><b>soprattutto nel capoluogo</b></span><span style="font-size: large;">. Questo significa che </span><span style="font-size: large;"><b>oggi in città, per ogni giovane che entra nel mercato del lavoro locale, almeno tre lavoratori si apprestano a uscirne</b></span><span style="font-size: large;">. Una contrazione della coorte attiva che mette a serissimo rischio la tenuta del welfare locale e la trasmissione stessa delle competenze professionali sul territorio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>3. L&#8217;universo dei NEET e lo spaccato provinciale</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">In questo contesto si inserisce la crescita del bacino dei </span><span style="font-size: large;"><b>NEET</b></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>Not in Education, Employment, or Training</i></span><span style="font-size: large;">), termine che definisce </span><span style="font-size: large;"><b>la percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione</b></span><span style="font-size: large;">. Questo indicatore non misura solo l&#8217;inattività economica, ma certifica l&#8217;erosione del capitale psicologico di un&#8217;intera generazione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Il confronto territoriale è impietoso:</span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>In Europa</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> il tasso medio di NEET è fermo al </span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>13,1%</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>In Italia</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> la media nazionale si attesta al </span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>23,1%</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>La Sicilia</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> maglia nera registra un drammatico </span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>32,1%</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">All&#8217;interno di questo scenario, Siracusa si colloca in una posizione di profonda sofferenza, occupando il </span><span style="font-size: large;"><b>100° posto su 107</b></span><span style="font-size: large;"> nella graduatoria nazionale della condizione giovanile. Già nel 2012 la provincia registrava </span><span style="font-size: large;"><b>16.185 giovani NEET in termini assoluti</b></span><span style="font-size: large;">. Nel 2019, </span><span style="font-size: large;"><b>il dato della sola città di Siracusa si è attestato tra il 31% e il 32%</b></span><span style="font-size: large;"> (collocandosi tra i 15 capoluoghi peggiori d&#8217;Italia), il che significa che </span><span style="font-size: large;"><b>circa 1 giovane siracusano su 3 vive in uno stato di inattività totale</b></span><span style="font-size: large;">.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">La mappa provinciale dei NEET rivela una profonda spaccatura geografica in tre macro-aree:</span></span></p>
<ol>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>Il Polo Industriale (Nord):</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> Comuni come Augusta, Melilli e Priolo Gargallo riescono storicamente a mitigare il fenomeno. Qui la presenza del petrolchimico e dell&#8217;indotto portuale offre un bacino d&#8217;impiego tecnico che trattiene e assorbe una quota maggiore di diplomati.</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>Il Polo Agricolo e Turistico (Sud):</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> Centri come Noto, Pachino e Rosolini registrano tassi NEET superiori a quelli del capoluogo. In queste aree l&#8217;abbandono scolastico precoce è più marcato e l&#8217;economia si regge su lavori fortemente stagionali, gonfiando il numero di giovani inattivi per ampi periodi dell&#8217;anno.</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>Il Capoluogo (Siracusa Città):</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> Si colloca esattamente nel mezzo. Essendo una realtà prevalentemente di servizi e commercio, risente dell&#8217;altissima instabilità dei contratti legati al turismo culturale, in particolare nel centro storico di Ortigia.</span></span><img decoding="async" class="size-medium wp-image-42966 alignright" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/518714089_18018310517734013_5827792403097296909_n-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/518714089_18018310517734013_5827792403097296909_n-300x300.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/518714089_18018310517734013_5827792403097296909_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/518714089_18018310517734013_5827792403097296909_n-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/518714089_18018310517734013_5827792403097296909_n-768x768.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/518714089_18018310517734013_5827792403097296909_n.jpg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Ma il dato in assoluto più allarmante per Siracusa è il suo </span><span style="font-size: large;"><b>&#8220;indice di scoraggiamento&#8221;, che raggiunge il valore del 58,6%: il più alto d&#8217;Italia</b></span><span style="font-size: large;">. Più della metà dei giovani inattivi siracusani ha smesso persino di cercare un impiego, convinta che il territorio non abbia nulla da offrire. Una rinuncia collettiva di fronte alla quale la macchina pubblica arranca: i Centri per l&#8217;Impiego (CPI) siracusani registrano un carico insostenibile di </span><span style="font-size: large;"><b>147 NEET per singolo addetto</b></span><span style="font-size: large;">, rendendo di fatto impossibile l&#8217;erogazione di percorsi personalizzati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>4. Disoccupazione e la trappola del precariato</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Il lavoro non c&#8217;è, e quel poco che c&#8217;è è precario. La </span><span style="font-size: large;"><b>disoccupazione giovanile (15-34 anni) a Siracusa tocca il 24,9%</b></span><span style="font-size: large;">, collocando la provincia al </span><span style="font-size: large;"><b>103° posto in Italia</b></span><span style="font-size: large;"> (a fronte di una media nazionale dell&#8217;11,7%).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Questo dramma si lega a doppio filo a un mercato del lavoro locale caratterizzato da una cronica assenza di stabilità. Le </span><span style="font-size: large;"><b>trasformazioni contrattuali a tempo indeterminato</b></span><span style="font-size: large;"> (i passaggi da un rapporto a termine a uno stabile) sono ridotte al lumicino: </span><span style="font-size: large;"><b>appena lo 0,3 per mille maggiorenni</b></span><span style="font-size: large;"> (43° posto in Italia).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Senza contratti duraturi, l&#8217;indice di soddisfazione per il proprio lavoro tra i giovani occupati (20-34 anni) scivola a </span><span style="font-size: large;"><b>7,5</b></span><span style="font-size: large;"> (95° posto nazionale). La mancanza di tutele reali spegne l&#8217;entusiasmo e impedisce qualsiasi pianificazione di vita indipendente, cronicizzando lo stato di inattività totale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-42967 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema-300x226.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema-1024x773.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema-768x579.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema-1536x1159.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema-2048x1545.jpg 2048w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/la-crisi-demografica-non-si-ferma-persi-seimila-giovani-in-dieci-anni-e-a-rischio-la-tenuta-del-sistema.jpg 2200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>5. Il paradosso dei laureati: dalla terza media alla fuga preventiva</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">A Siracusa l&#8217;istruzione vive un paradosso drammatico. La provincia è all&#8217;</span><span style="font-size: large;"><b>ultimo posto in Italia (107° su 107) per tasso di laureati (25-39 anni), fermo ad appena il 15,2%</b></span><span style="font-size: large;"> rispetto al target europeo del 45% e alla media nazionale del 28,7%.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">La crisi dell&#8217;apprendimento, tuttavia, affonda le radici in tempi precoci. Già alla </span><span style="font-size: large;"><b>terza media</b></span><span style="font-size: large;">, i dati denunciano livelli di povertà educativa tra i peggiori d&#8217;Italia: </span><span style="font-size: large;"><b>il 52,2% degli studenti presenta competenze alfabetiche inadeguate</b></span><span style="font-size: large;"> (99° posto nazionale) e </span><span style="font-size: large;"><b>il 63,2% mostra competenze numeriche non adeguate</b></span><span style="font-size: large;"> (103° posto). Questo gap è fortemente influenzato dallo status economico familiare: meno della metà degli studenti provenienti da contesti urbani svantaggiati aspira all&#8217;Università, contro i due terzi dei giovani benestanti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Questo deserto formativo alimenta un&#8217;</span><span style="font-size: large;"><b>emorragia selettiva del capitale umano, il cosiddetto </b></span><span style="font-size: large;"><i><b>brain drain</b></i></span><span style="font-size: large;">. Anche se Siracusa non è la provincia da cui si emigra di più in assoluto in Sicilia, essa soffre di una fuga selettiva letale: </span><span style="font-size: large;"><b>chi decide di studiare lascia la provincia a 18 anni</b></span><span style="font-size: large;"> (fuga preventiva verso gli atenei del Centro-Nord) e non vi fa più ritorno, poiché il mercato locale non offre sbocchi per figure qualificate al di fuori del settore petrolchimico-manifatturiero.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">I numeri di questo esodo sono spaventosi: </span><span style="font-size: large;"><b>tra il 2019 e il 2026, la provincia ha registrato una perdita netta di 7.160 residenti nella sola fascia d&#8217;età tra i 18 e i 35 anni</b></span><span style="font-size: large;">, di cui è possibile stimare che circa un terzo migri dal solo capoluogo. E’ come se l’intero comune di Solarino si fosse svuotato. Tra chi parte, la percentuale di laureati è triplicata nell&#8217;ultimo ventennio, passando dal 20% del 2002 a circa il </span><span style="font-size: large;"><b>60%</b></span><span style="font-size: large;"> attuale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Nel capoluogo si consuma il paradosso più grande: </span><span style="font-size: large;"><b>la percentuale di esodo dei giovani laureati residenti nel solo Comune di Siracusa supera il 65%</b></span><span style="font-size: large;">. Chi si laurea cancella Siracusa dal proprio futuro.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Questa dinamica presenta una forte </span><span style="font-size: large;"><b>connotazione di genere</b></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;">Le giovani donne siracusane ottengono diplomi e lauree con voti più alti e in tempi più rapidi rispetto ai maschi. Tuttavia, il tasso di disoccupazione femminile giovanile (15-34 anni) è più alto di quello maschile. Più di 3 giovani donne su 4 non hanno un lavoro regolare. Questa barriera spinge le ragazze a emigrare in massa: </span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>il 54% dei flussi migratori in uscita dal Comune di Siracusa ( tra i 24-30 anni) è composto da donne</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Chi migra è dunque giovane, altamente istruito, e per lo più donna. </span><span style="font-size: large;"><b>E chi parte non torna quasi mai</b></span><span style="font-size: large;">: la quota di rientro si attesta ad appena </span><span style="font-size: large;"><b>1 giovane su 5</b></span><span style="font-size: large;">. Quei pochissimi che rientrano lo fanno quasi esclusivamente grazie alla Pubblica Amministrazione nel capoluogo (concorsi in sanità, scuola, uffici locali) o per i vantaggi dello </span><span style="font-size: large;"><i>smart working</i></span><span style="font-size: large;"> (South working) con aziende settentrionali, mentre il rientro nel settore privato avanzato locale è praticamente pari a zero.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>La frammentazione urbana: quartieri a confronto nel capoluogo</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Le medie statistiche nascondono profonde disuguaglianze interne alla città:</span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>Grottasanta e Tiche</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> sono le aree a maggiore presenza giovanile, ma sono anche i quartieri che soffrono il più alto disagio economico e una prevalenza di occupazione medio-bassa.</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;">Al contrario, </span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>Neapolis, Acradina ed Epipoli</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> registrano una minore presenza giovanile ma concentrano le professioni a media e alta specializzazione.</span></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"><b>Ortigia e la Borgata</b></span></span><span style="color: #303030;"><span style="font-size: large;"> si caratterizzano invece per un&#8217;occupazione medio-bassa, una forte presenza di residenti stranieri e il minor accesso alla proprietà della casa (con un mercato dominato dagli affitti brevi turistici a Ortigia).</span></span><img decoding="async" class="size-medium wp-image-42965 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giosef-siracusa-times-620x264-1-300x128.jpg" alt="" width="300" height="128" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giosef-siracusa-times-620x264-1-300x128.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/Giosef-siracusa-times-620x264-1.jpg 620w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>6. Il peso del deserto culturale e ricreativo</b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">A trattenere i giovani non contribuiscono neanche le infrastrutture materiali e l&#8217;offerta per il tempo libero, ridotte ai minimi termini storici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">La provincia offre appena </span><span style="font-size: large;"><b>1,2 mq di aree sportive per abitante</b></span><span style="font-size: large;"> (nella fascia 18-35 anni), posizionandosi al </span><span style="font-size: large;"><b>94° posto in Italia</b></span><span style="font-size: large;"> (la media nazionale è di 12,1 mq). L&#8217;offerta culturale è ugualmente asfittica: si registrano solo </span><span style="font-size: large;"><b>105,8 spettacoli ogni mille giovani</b></span><span style="font-size: large;"> under 35 (92° posto in Italia) e appena </span><span style="font-size: large;"><b>25,6 concerti ogni 10mila abitanti</b></span><span style="font-size: large;"> (100° posto nazionale). Anche la partecipazione civile nel terzo settore è ridottissima, con soli </span><span style="font-size: large;"><b>6,6 dipendenti non-profit per mille residenti</b></span><span style="font-size: large;"> (91° posto).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Senza spazi per lo sport, senza eventi culturali e senza tutele lavorative, Siracusa si conferma una città straordinariamente bella da visitare, ma incredibilmente difficile in cui restare a progettare il proprio futuro. La situazione dei giovani nel capoluogo e in provincia appare dunque sofferente perché priva di prospettive. Chi è fornito di laurea (pochi) migra con poca speranza e volontà di ritorno, chi ha un titolo di studio medio basso (i più) si rifugia nella colonia dei NEET alimentando lo scoramento e l’immobilismo. Non tutti ovviamente si trovano in questa situazione, ma questa situazione detta la cifra del sentire giovanile </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;"><b>7. Per concludere </b></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Mentre la popolazione giovanile autoctona vive una drammatica emorragia (con la provincia che ha perso </span><span style="font-size: large;"><b>7.160 residenti under 35</b></span><span style="font-size: large;"> tra il 2019 e il 2026 a causa del </span><span style="font-size: large;"><i>brain drain</i></span><span style="font-size: large;">, e con una città capoluogo in declino demografico costante dal 1991), la componente straniera under 18 è l&#8217;unico indicatore in crescita verticale (</span><span style="font-size: large;"><b>+271%</b></span><span style="font-size: large;">). Senza questo apporto, la contrazione della scuola dell&#8217;obbligo e delle coorti di futuri lavoratori sarebbe già insostenibile. Gli stranieri non sono più un fenomeno &#8220;emergenziale&#8221; o di transito, ma una presenza stabilizzata: oltre la metà degli studenti stranieri in Sicilia è ormai </span><span style="font-size: large;"><b>nata in Italia (seconde generazioni)</b></span><span style="font-size: large;">, con una crescita record del </span><span style="font-size: large;"><b>121,3%</b></span><span style="font-size: large;"> nell&#8217;ultimo decennio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Il paradosso risiede nel destino lavorativo e formativo di questa nuova linfa. Da un lato, il sistema produttivo siracusano incanala quasi interamente i lavoratori immigrati in </span><span style="font-size: large;"><b>segmenti a bassa qualifica</b></span><span style="font-size: large;"> (come l&#8217;agricoltura e i servizi domestici e di cura), spesso caratterizzati da forte precarietà e infiltrazioni di lavoro sommerso.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Dall&#8217;altro, questa stessa dinamica rischia di riprodursi sulle seconde generazioni: nelle scuole superiori siciliane, ben il </span><span style="font-size: large;"><b>64,9% degli studenti di origine straniera viene indirizzato verso istituti tecnici e professionali</b></span><span style="font-size: large;"> (contro il 47,5% degli italiani). Si assiste a una &#8220;canalizzazione precoce&#8221; basata sulla nazionalità che rischia di tarpare le ali a ragazzi nati in Italia, impedendo loro l&#8217;accesso all&#8217;istruzione universitaria in un territorio che è già il fanalino di coda nazionale per quota di laureati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">In una provincia dove, come abbiamo visto, l&#8217;indice di ricambio occupazionale è letteralmente saltato, l&#8217;esclusione o la sotto-qualificazione dei giovani stranieri è un suicidio economico. Se la nuova forza lavoro giovanile rimane intrappolata in impieghi a basso salario o nel lavoro nero, il suo contributo al fisco e alla previdenza locale rimarrà minimo, accelerando l&#8217;esplosione della </span><span style="font-size: large;"><b>bomba previdenziale e assistenziale</b></span><span style="font-size: large;">. Inoltre, la frustrazione delle aspettative spinge anche i giovani stranieri a cadere nella trappola dell&#8217;inattività (il tasso NEET degli stranieri in Sicilia è al </span><span style="font-size: large;"><b>35,6%</b></span><span style="font-size: large;">, superiore a quello degli italiani al 32,1%) o a fuggire a loro volta verso il Nord Europa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Oggi i giovani stranieri rappresentano l&#8217;unico, vitale &#8220;polmone demografico&#8221; di Siracusa. Tuttavia, finché il territorio li tratterà solo come manodopera sostitutiva a basso costo nei campi o nell&#8217;assistenza agli anziani, senza valorizzarne i percorsi educativi e l&#8217;integrazione professionale, Siracusa continuerà a sprecare il proprio futuro, disperdendo l&#8217;unica risorsa giovanile rimasta a presidiare il territorio.</span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Overtourism a Siracusa: la città soffoca, il turismo diventa tossico</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/14/overtourism-a-siracusa-la-citta-soffoca-il-turismo-diventa-tossico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 14:49:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Servizio idrico]]></category>
		<category><![CDATA[indice criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[report qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[paicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[prefettura]]></category>
		<category><![CDATA[gioco online]]></category>
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		<category><![CDATA[overtourism]]></category>
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					<description><![CDATA[Le persone stanno lasciando le grandi città del turismo, Venezia e Firenze in particolare, per tornare nei paeselli d’origine, e questa ritirata è una risposta al fenomeno dell’overtourism che sta letteralmente distruggendo questi centri; secondo alcuni, questo controesodo verso i borghi è un fenomeno positivo perché ricrea il senso della comunità, e del resto la &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le persone stanno lasciando le grandi città del turismo, Venezia e Firenze in particolare, per tornare nei paeselli d’origine, e questa ritirata è una risposta al fenomeno dell’overtourism che sta letteralmente distruggendo questi centri; secondo alcuni, questo controesodo verso i borghi <strong>è un fenomeno positivo perché ricrea il senso della comunità</strong>, e del resto la ricchezza più autentica e profonda dell’Italia non sta tanto nelle grandi città d’arte, ma appunto nei piccoli borghi, ognuno con i propri costumi, le proprie abitudini e le proprie tradizioni secolari. Ma il quadro che emerge da realtà come Siracusa è ben più complesso: qui abbiamo il mare dove <strong>migliaia di case e villette sono sorte da decenni, e chilometri di coste sono stati rovinati da una cementificazione selvaggia con pozzi a perdere e relativo inquinamento marino</strong>, i 30 km a nord della città venivano inquinati dalle industrie.</p>
<p>Eppure alcuni potrebbero pensare ai loro piccoli Comuni in collina, dove c’è più attività culturale, come il jazz a Canicattini, gli eventi a Palazzolo, le sagre in vari momenti, e via dicendo. È che a Siracusa <strong>il sovraffollamento turistico sta alterando profondamente il tessuto urbano e la sicurezza della città</strong>, alimentando tensioni sociali, degrado e <strong>forme di micro-violenza</strong> legate alla saturazione degli spazi pubblici, alla movida disordinata e alla pressione della speculazione economica; <strong>la calca e il turismo &#8220;mordi e fuggi&#8221; riducono il controllo sociale nei quartieri storici, trasformati in parchi di divertimento dove aumentano risse notturne, atti di vandalismo</strong> e disturbo della quiete, mentre la massiccia conversione di case in affitti brevi fa impennare il costo della vita, <strong>sradica le comunità locali e svuota i centri storici di una presenza abitativa stabile</strong> che è il principale argine al degrado, tanto che il Sunia Cgil denuncia la progressiva espulsione delle famiglie dal centro storico proprio a causa della conversione degli immobili in rendite turistiche, con le presenze negli affitti brevi in provincia che hanno registrato un incremento superiore al 30%, superando addirittura la crescita dell&#8217;offerta alberghiera tradizionale.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-42695 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422-300x169.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg 750w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Poi la congestione delle strade (Siracusa ha il più alto tasso automobilistico della Sicilia e il 50% delle auto viaggia senza assicurazioni dichiarano le relative compagne), crea esasperazione quotidiana nei residenti, acuendo un clima di <strong>intolleranza reciproca che sfocia spesso in conflitti, a volte anche violenti</strong>, e la forte mole di denaro contante gestita da un&#8217;economia turistica non regolamentata attira interessi della criminalità organizzata per il riciclaggio e la gestione di servizi collaterali, con conseguenze che vanno dalla chiusura delle botteghe storiche a favore di attività seriali o di ristorazione rapida. A Siracusa in un tutto collegato affiorano altri indici che dichiarano un alto grado di usura: <strong>la provincia è tra le prime in Italia per spesa pro capite nel gioco online</strong>, con 3.203 euro annui a testa per i residenti di 18-74 anni, e che per quegli insiemi di indicatori assunti dai report del sole 24ore <strong>l&#8217;indice di criminalità dal 2020 al 2025 è aumentato del 30,4%,</strong> collocandosi al 27° posto su 107 province italiane.</p>
<p>Sul fronte della salute mentale, anch’esso legato a questo dilagante fenomeno, si registra un <strong>consumo di psicofarmaci tra i più alti in Sicilia</strong>, con prescrizioni per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività <strong>quasi 5 volte superiori alla media nazionale</strong>; questo indice, che emerge dal dossier &#8220;qualità della vita&#8221;, rappresenta una misura complessa che riflette non solo la diffusione del disagio mentale come ansia, depressione e insonnia, ma anche l&#8217;efficienza dei servizi sanitari locali, evidenziando l&#8217;impatto di ritmi di vita intensi, isolamento sociale e difficoltà economiche. Il legame tra criminalità, violenza e abuso di psicofarmaci in ambito urbano è bidirezionale e sinergico: le continue tensioni criminali generano traumi cronici e stress che alimentano l&#8217;automedicazione con ansiolitici e sedativi, mentre nei contesti degradati l&#8217;accesso limitato a cure psicologiche adeguate spinge le persone a usare questi farmaci per gestire ansia, paura e depressione, e i tassi sempre più elevati di criminalità creano un clima di insicurezza costante che eleva i livelli di cortisolo e ansia nella popolazione residente; il degrado socio-economico, la disoccupazione, la povertà e la mancanza di spazi comunitari sani sono il terreno di coltura comune sia per l&#8217;illegalità diffusa sia per il consumo di sostanze stupefacenti, e si innesca così un circolo vizioso, perché <strong>più sale la violenza percepita, maggiore è la richiesta di sollievo chimico</strong>. Se andiamo difatti a esaminare l&#8217;indice della salute emesso dai report del Sole 24 Ore, che comprende 12 sotto-indicatori, in Sicilia quello di Siracusa è inferiore a quello di città molto più grandi e complesse come Palermo, Catania e Messina, le quali si pongono al di sopra della media nazionale, con Siracusa sotto questa soglia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-42700 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/aa-contcarabinieri-noto-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/aa-contcarabinieri-noto-300x222.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/aa-contcarabinieri-noto-768x568.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/aa-contcarabinieri-noto.jpg 878w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Ma le forze dell&#8217;ordine cosa possono fare?</strong> Al Prefetto si dovrebbe chiedere di convocare il Comitato Provinciale per l&#8217;Ordine e la Sicurezza Pubblica per ridistribuire le interforze e richiedere rinforzi al Ministero dell&#8217;Interno, pianificando interventi mirati nelle zone critiche della città, sollecitando servizi straordinari di controllo del territorio e il rafforzamento del passaggio di pattuglie di Polizia e Carabinieri nelle ore e nei quartieri più a rischio, e spingendo affinché il Prefetto si raccordi con il Comune per installare o riparare telecamere di videosorveglianza urbana e migliorare l&#8217;illuminazione pubblica delle strade buie o isolate; è importante depositare una richiesta scritta e circostanziata, firmata da residenti, comitati o attività commerciali, con date, vie e descrizioni precise degli episodi di violenza, e chiedere un incontro formale in Prefettura per esporre direttamente il disagio sociale e la percezione di insicurezza del quartiere.</p>
<p><strong>A tutto ciò, attualmente, si sta sommando da mesi l&#8217;interruzione prolungata dell&#8217;acqua pubblica</strong>, che sta portando all&#8217;aumento delle disdette negli alberghi, all&#8217;interruzione o alla riduzione dei servizi di ristorazione e bar, e a forti tensioni sociali con esposti legali; eppure, la gran parte del popolo siracusano <strong>rimane quasi inerte, anzi i diretti interessati si voltano dall&#8217;altra parte</strong>, mentre reazioni e provvedimenti, proteste e ricorsi vengono presentati <strong>solo da comitati e dal sindacato locale.</strong> Invece è da denunciare con forza alla prefettura e alle autorità sanitarie questi disservizi della rete idrica che causano grossi problemi, in particolare ad anziani allettati.</p>
<p>Tuttavia, nel discuterne con vari siracusani scettici, questi pongono le loro perplessità a tali allarmismi. Loro sostengono che i relativi episodi sono fenomeni isolati, e pongono davanti una visione apparentemente contraddittoria: <strong>non sono forse pieni i ristoranti e le pizzerie di siracusani? </strong></p>
<p>Allora bisogna spiegare a questi che, in un contesto di difficoltà economica come quello di Siracusa, ciò si spiega con la coesistenza di <strong>una fetta di popolazione con redditi stabili o sommersi che spende nei locali</strong>, e con il valore culturale attribuito alla convivialità, che spinge a tagliare su altri beni ma non su una pizza fuori casa; sappiamo che c&#8217;è una grande economia sommersa, quindi <strong>una quota di liquidità non dichiarata o proveniente da canali informali che non risulta nelle statistiche ufficiali sulla povertà ma alimenta i consumi</strong>. Invece non è sommersa la crisi della ristorazione, dovuta all&#8217;aumento drastico dei costi come energia, affitti e materie prime, alla stretta sui margini di guadagno, alla difficoltà a trovare personale qualificato, e quello che si ha viene spremuto con salari ridotti e con un cambiamento nelle abitudini dei clienti, che spendono con molta più attenzione. Bisogna sapere che le <strong>stime di settore indicano circa 29.000 cessazioni di attività</strong> nel comparto per il solo 2026 in Italia. Certamente all&#8217;interno del biennio si prevedono chiusure anche a Siracusa.</p>
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		<title>La profonda difficoltà che gli adulti incontrano nel relazionarsi con i giovani</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/04/la-profonda-difficolta-che-gli-adulti-incontrano-nel-relazionarsi-con-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sciuto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
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		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[CittàEducativa Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Scolastico Regionale]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Eclissi del Benessere. Tra il nuovo DDL sull&#8217;imputabilità dei minori (14-18 anni) e la Legge 131/2026 &#8220;Liberi di scegliere&#8221;, l&#8217;analisi del malessere giovanile tra i dati HBSC, l&#8217;emergenza clinica e la mappatura dell&#8217;USR Sicilia sui Patti Educativi di Comunità. Il Consiglio dei Ministri ha approvato pochi giorni fa un DDL che cambia i criteri di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><i>L&#8217;Eclissi del Benessere. Tra il nuovo DDL sull&#8217;imputabilità dei minori (14-18 anni) e la Legge 131/2026 &#8220;Liberi di scegliere&#8221;, l&#8217;analisi del malessere giovanile tra i dati HBSC, l&#8217;emergenza clinica e la mappatura dell&#8217;USR Sicilia sui Patti Educativi di Comunità.</i></p>
<p align="left">Il Consiglio dei Ministri ha approvato pochi giorni fa un DDL che cambia i criteri di imputabilità penale dei minori tra 14 e 18 anni: dalla valutazione caso per caso a una presunzione relativa, superabile con prova contraria. Il disegno di legge, che non ha ancora iniziato l’iter parlamentare, esce quasi contemporaneamente all’approvazione definitiva della legge “liberi di scegliere” (G.U. 25 luglio &#8211; L. 131/2026), che consente<b> l’allontanamento dei minori dagli ambienti criminali di provenienza </b>(modello Di Bella &#8211; Presidente del Tribunale dei Minori di Catania). Non incompatibili sul piano operativo/procedurale, ma provenienti da due culture diverse nella visione dell’adolescenza. Il disegno di legge Meloni/Nordio è stato accolto negativamente dalla quasi unanimità di quanti si occupano di età evolutiva e dai magistrati minorili. Qualche timida apertura l&#8217;ha avuta solo dai magistrati ordinari. Non sono un giurista e pertanto le mie considerazioni non sono relative agli aspetti del diritto, ma vorrei solo proporre alcune riflessioni partendo dai dati disponibili riguardanti la cosiddetta “emergenza educativa”.</p>
<p align="left">I dati della ricerca sull’infanzia e sull’adolescenza mettono in luce<b> la profonda difficoltà che noi adulti incontriamo nel relazionarci con i più giovani.</b> Da un lato la rapidità dei mutamenti e le trasformazioni culturali allargano le distanze, mentre la diversità dei linguaggi erige muri difficili da abbattere; dall&#8217;altro, la dipendenza dal mondo digitale ha contagiato anche gli adulti, rendendo la sintonizzazione emotiva quasi impossibile.</p>
<p align="left">Tendiamo a liquidare il disagio che esplode tra i tredici e i diciotto anni come una semplice fase passeggera, una turbolenza fisiologica della crescita, ma la realtà è ben più complessa: <b>siamo di fronte a un&#8217;emergenza strutturale che attraversa l&#8217;intera società e investe scuola, famiglia e servizi sociosanitari.</b> Rischiamo tuttavia di fraintendere questa emergenza, finendo per etichettare i giovani come un “problema” e perdendo di vista ciò che si muove sotto la superficie.<b> Dietro quella sofferenza, quei silenzi o quelle esplosioni, batte un&#8217;energia vibrante e una ricerca di senso che rappresentano una risorsa straordinaria.</b></p>
<p align="left">Spesso i dati statistici dimenticano che l&#8217;adolescenza è per sua natura un periodo di intenso rinnovamento neurobiologico e neuropsicologico. Anzi, <b>dovremmo preoccuparci se i ragazzi replicassero i nostri stessi schemi mentali.</b> È un universo complesso e variegato, le cui potenzialità, la cui creatività e la cui bellezza non possono essere imbrigliate o svalutate dai soli numeri.</p>
<p align="left">Pensiamo a figure come quella di <b>Matteo Di Franca, 24 anni, presidente della Consulta giovanile di Siracusa, scomparso in modo prematuro poche settimane fa e che ha creato un grande dolore nella comunità siracusana:</b> un ragazzo che ha saputo incarnare il meglio di questa generazione, trasformando i valori in impegno quotidiano nel sociale, diventando un punto di riferimento e un costruttore di ponti per i suoi coetanei. La scelta dello staff di Città Educativa di ricordarlo in modo significativo in occasione della settimana di novembre, dedicata alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, è certamente da apprezzare. La sua luce non è un&#8217;eccezione, ma un esempio di ciò che i nostri ragazzi possono essere quando sentono di appartenere a una comunità che li vede.</p>
<p align="left">Se guardiamo ai numeri — quelli che ci arrivano dall&#8217;ISTAT, dall&#8217;Istituto Superiore di Sanità con i dati HBSC (Health Behaviour in School-aged Children, che studia i comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare ed è lo strumento di sorveglianza epidemiologica più importante a livello internazionale per capire come stanno davvero gli adolescenti), dai rapporti OMS e UNICEF e dalle rilevazioni cliniche dei reparti di Neuropsichiatria Infantile — emerge un profilo chiaro: una generazione esposta a pressioni inedite. Gli indicatori del BES (Benessere Equo e Sostenibile) dell&#8217;ISTAT ci dicono che i livelli di salute mentale, crollati drasticamente durante la pandemia, non sono tornati ai valori di partenza: tra i quindicenni, circa l&#8217;80% delle ragazze e oltre il 60% dei ragazzi dichiarano di avvertire un forte stress. Questa pressione si traduce in un linguaggio che il corpo usa quando non trova le parole: cefalee, dolori addominali, insonnia e una stanchezza cronica che non hanno cause organiche, ma sono il primo, spesso inascoltato, grido d&#8217;aiuto.</p>
<p align="left"><b>Quando il disagio supera la soglia di guardia, vediamo l&#8217;esplosione dei casi in NPIA e nei pronto soccorso. </b>Parliamo dell&#8217;anticipazione di quadri clinici severi come i disturbi alimentari tra i 13 e i 16 anni e della drammatica diffusione dell&#8217;autolesionismo e delle ideazioni suicidarie. Anche la devianza e il fenomeno delle cosiddette &#8220;baby gang&#8221; vanno letti con questa lente. Non è quasi mai una scelta criminale consapevole, quanto piuttosto una risposta disfunzionale a un vuoto identitario incolmabile. In contesti di marginalità, dove lo Stato è assente o percepito solo come apparato repressivo, il gruppo criminale diventa l&#8217;unica &#8220;famiglia&#8221; capace di offrire riconoscimento. L&#8217;agito violento non è il fine, ma il mezzo: un modo brutale per sentirsi, finalmente, esistenti. Quando la società non offre alternative di senso, la strada promette una dignità distorta, ma reale. Il DDL Meloni/Nordio, insistendo sulla via del carcere, rischia di cristallizzare questa identità deviante,<b> trasformando un malessere evolutivo in una carriera criminale definitiva.</b></p>
<p align="left"><b>La cultura che fa da sfondo alla legge che si ispira al Presidente Di Bella cerca di leggere i condizionamenti ambientali e i codici comunicativi che impediscono a questi ragazzi altre scelte e, attraverso l’allontanamento familiare, offre loro possibilità di recupero e di scelte di crescita.</b></p>
<p align="left">Se poi allarghiamo lo sguardo a tutto il mondo giovanile e non solo a quello dell’area criminale, ma proviamo ad entrare nel mondo giovanile e nel loro disagio, ci accorgiamo, se abbiamo onestà intellettuale, che le nostre logiche attivano i loro sistemi di difesa, mettendo in atto comportamenti di attacco e fuga. Per loro, il nostro modo di parlare è un &#8220;muro comunicativo&#8221;. Gabor Maté, ne <i>Il mito della normalità</i>, ci offre una chiave illuminante: egli spiega come la nostra società alieni i bisogni fondamentali del bambino, incentivando i suoi surrogati. Quando l&#8217;ambiente non è in sintonia con i bisogni biologici ed emotivi, la sofferenza non è &#8220;malattia&#8221;, ma una risposta razionale a un ambiente irrazionale. Il sintomo non è il problema, ma un tentativo disperato di preservare l&#8217;integrità del sé. I ragazzi — egli dice — sono <b>&#8220;canarini nella miniera&#8221;:</b> <b>la loro sofferenza ci segnala che il sistema in cui viviamo sta soffocando la vita.</b></p>
<p align="left">Spesso i genitori pensano che i loro figli adolescenti siano cambiati all’improvviso: è una miopia educativa che nasce dal non aver letto i segnali che, durante l&#8217;infanzia, si esprimevano con il corpo e il comportamento. Bambini cronicamente oppositivi o con somatizzazioni ricorrenti venivano etichettati come &#8220;caratteriali&#8221;. In adolescenza, quella vulnerabilità incontra l&#8217;urto della pubertà, e i piccoli compensi infantili crollano.</p>
<p align="left">Superare questa impossibilità di comunicare non è questione di tecniche, ma di umiltà. Il tema non è quanto dobbiamo essere fermi, ma se siamo ancora capaci di sintonizzarci su un mondo che è altro da noi, se siamo capaci di essere costruttori di dialogo.</p>
<p align="left">Ho avuto modo di parlare in passato dei<b> “patti educativi di comunità”, </b>ma in Sicilia stentano a partire. È di qualche giorno fa la richiesta dell’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia per attuare un’indagine sui Patti educativi di comunità e su altre forme di reti educative nelle istituzioni scolastiche: data di scadenza per la risposta 12 agosto.</p>
<p align="left">È fondamentale chiarire la natura di questi strumenti: i Patti di Comunità non sono obbligatori per legge. Non esiste un vincolo che ne imponga l&#8217;attivazione in ogni istituto. Sono, al contrario, un&#8217;opzione di sussidiarietà orizzontale (art. 118 Cost.) che <b>richiede una volontà politica e pedagogica precisa.</b> Proprio perché la loro sottoscrizione è volontaria, il rischio è che diventino un mero esercizio di stile, una &#8220;lista della spesa&#8221; di protocolli d&#8217;intesa. Per essere efficaci, devono diventare il perno di una rete che metta in connessione reale pediatri, servizi sociosanitari, enti del terzo settore, oratori, associazionismo sportivo e famiglie. L&#8217;obiettivo non è la semplice sommatoria di progetti, ma <b>la creazione di un ecosistema dove la scuola diventa organismo vitale e non &#8220;luogo di addestramento&#8221;</b>, in cui il minore non è un utente passivo, ma un protagonista del proprio territorio.</p>
<p align="left">Dobbiamo tornare ad essere &#8220;base sicura&#8221; e traduttori emotivi. Serve un adulto che resti adulto, capace di abbassare le difese per stare vicino, dimostrando che il dolore dei ragazzi è visto, preso sul serio e contenuto. Dobbiamo ridare fiducia a questi ragazzi: il loro futuro non è un&#8217;ombra, ma una promessa, come quella che Matteo ci ha lasciato, che spetta a noi, insieme a loro, continuare a far fiorire.</p>
<p align="left">Vengo spesso rimproverato dai docenti per essere troppo critico nei loro confronti, se non aggressivo. A dire il vero, ho piena consapevolezza del lavoro difficile e complesso che fanno. La maggior parte di loro lavora con passione e vocazione e molti studenti ricordano per anni il loro ruolo di educatori. Come in tutte le professioni, altri farebbero bene a cambiare mestiere. Ciò non toglie che viviamo in un sistema educativo profondamente in crisi e la scuola non è esente da tale difficoltà.</p>
<p align="left"><b>È necessario scoprire nuovi modelli e nuovi &#8216;paradigmi&#8217;.</b> Gli adulti non sono più in grado di leggere un mondo che è lontano da noi. Non si tratta di essere più o meno rigidi o flessibili, ma di <b>ricercare nuovi &#8216;parametri&#8217; comunicativi per giungere a una sintonizzazione della comunicazione. Questo ha bisogno di processi che richiedono tempo e disponibilità al cambiamento personale.</b></p>
<p align="left">Non stiamo assistendo alla crisi di una generazione, ma alla crisi di un ecosistema che abbiamo contribuito a costruire e in cui i nostri ragazzi — i &#8220;canarini nella miniera&#8221; — stanno consumando le proprie ali.</p>
<p align="left">I dati sono solo il punto di partenza: ci avvertono che il sistema è saturo, che il linguaggio tra generazioni è diventato un codice criptato, che l&#8217;urgenza di una risposta non può più essere delegata solo alla scuola o ai servizi sociosanitari. Il richiamo, pur tardivo, dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale sui &#8220;Patti Educativi di Comunità&#8221; non è una mera scadenza burocratica, ma una soglia che siamo chiamati ad attraversare. La memoria di Matteo Di Franca ci consegna una verità scomoda quanto luminosa: i nostri giovani non sono in attesa di essere &#8220;salvati&#8221;, ma di essere &#8220;visti&#8221;. La loro sofferenza non è un destino, ma un segnale di allerta che grida la necessità di un&#8217;autenticità che noi adulti abbiamo smarrito per primi.</p>
<p align="left"><b>Non servono ricette precostituite, ma una nuova &#8220;ecologia della relazione&#8221; dove il tempo della crescita sia rispettato e non compresso nelle maglie della performance.</b></p>
<p align="left">Se vogliamo davvero che l&#8217;Eclissi del Benessere finisca, <b>dobbiamo smettere di cercare soluzioni individuali per problemi che sono, nella loro essenza, collettivi.</b> Oggi rispondiamo a bisogni costruiti e non a quelli irrinunciabili, creando una distorsione pericolosa dello sviluppo umano, che perde le capacità di empatia e di prossimità. La sfida è tutta qui:<b> ricostruire insieme un mondo degno del loro futuro.</b> È questa la scommessa dei Patti di Comunità: non un progetto su carta, ma l&#8217;atto di coraggio di una società che, finalmente, decide di camminare, e non solo guardare, accanto ai propri figli.</p>
<p align="left">
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		<title>Invecchiamento epocale, Spi Cgil mette in guardia: Servono riforme, le toppe non bastano più</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/27/invecchiamento-epocale-spi-cgil-mette-in-guardia-servono-riforme-le-toppe-non-bastano-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 10:14:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si è tenuto venerdì al Cocus il seminario organizzato dalla Spi (sindacato dei pensionati) Cgil, dal titolo &#8220;Nuovi diritti, partecipazione a Siracusa: una sfida all&#8217;invecchiamento&#8220;. All’evento, caratterizzato da una numerosa partecipazione, con relatori qualificati. Ad aprire i lavori è stato il segretario provinciale della categoria Enzo Vaccaro, che ha subito richiamato il tema centrale del &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto venerdì al Cocus il seminario organizzato dalla Spi (sindacato dei pensionati) Cgil, dal titolo &#8220;<strong>Nuovi diritti, partecipazione a Siracusa: una sfida all&#8217;invecchiamento</strong>&#8220;. All’evento, caratterizzato da una numerosa partecipazione, con relatori qualificati.</p>
<p>Ad aprire i lavori è stato il segretario provinciale della categoria Enzo Vaccaro, che ha subito richiamato il tema centrale del convegno: la necessità di <strong>ridefinire la vecchiaia non più come periodo di abbandono, ma come fase della vita</strong> in cui la società ha il dovere di garantire diritti fondamentali e benessere. Vaccaro ha sottolineato l&#8217;urgenza di una <strong>rete di protezione sociale adeguata, del contrasto a povertà ed esclusione</strong> e del riconoscimento del valore attivo degli anziani, elencando una serie di punti chiave: il diritto a una vita dignitosa e a cure di qualità, con attenzione alla personalizzazione delle scelte tra assistenza domiciliare e istituzionalizzata; il diritto all&#8217;autodeterminazione su dove e come vivere; il diritto alla partecipazione attiva nelle decisioni che li riguardano; l&#8217;inclusione digitale, ormai essenziale, attraverso servizi e formazione; il riconoscimento del ruolo sociale attraverso il loro volontariato e <strong>l’importante trasmissione di memoria</strong>. Ha quindi invocato un <strong>cambiamento culturale per combattere le nuove forme di discriminazione</strong> e valorizzare l&#8217;immaginario degli anziani, proseguendo la lotta per riforme strutturali che garantiscano spazi di socialità e dignità.</p>
<p>A seguire, il dottor Alfio Cimino, direttore della UDC geriatria dell&#8217;ASP di Siracusa, ha posto l&#8217;accento <strong>sull&#8217;urgenza di riorganizzare il sistema sanitario</strong> di fronte a un invecchiamento epocale. Con una percentuale di anziani destinata a salire dal 25% attuale al 35% nei prossimi dieci anni e un triplicarsi dei centenari, l&#8217;anziano di oggi è attivo e impegnato, dalle parrocchie ai centri di volontariato, ai circoli culturali, ecc. ma <strong>il Servizio Sanitario Nazionale non riesce a rispondere ai suoi bisogni in evoluzione</strong>. Cimino ha denunciato una &#8220;cultura dell&#8217;abbandono&#8221; e ha proposto il potenziamento dei reparti di geriatria con unità in tutti i presidi, la riduzione della congestione ospedaliera, l&#8217;istituzione della figura del &#8220;geriatra di famiglia&#8221; e l&#8217;adozione di un <strong>approccio multidisciplinare</strong> che includa assistenti sociali, psicologi ed altre figure d’aiuto.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-41710 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/aanz-700x1050.jpeg" alt="" width="618" height="927" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/aanz-700x1050.jpeg 700w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/aanz-200x300.jpeg 200w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/aanz-768x1151.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/aanz.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>Il tema dell&#8217;inclusione digitale è stato affrontato da Franco Pignataro, presidente della fondazione ITS della Steve Job Academy, il quale ha evidenziato <strong>l&#8217;urgenza dell&#8217;educazione continua per gli anziani</strong>, sottolineando il grave divario in Sicilia: solo il 27% degli over 65 possiede competenze informatiche di base, ma ancora più basso (7,4%) è il numero di chi le sa veramente usare. Ciò li rende vulnerabili a truffe online, telefoniche. Ma non si possono escludere i servizi digitalizzati, perché, al contrario, l&#8217;accesso al digitale aumenta la riserva cognitiva, prevenendo malattie neurodegenerative e contrastando l&#8217;isolamento. Ecco l’importanza della formazione che sollecita il professore. Non poteva mancare l’apprezzato discorso del segretario generale provinciale della Cgil Franco Nardi. Il segretario è rimasto fino alla fine del convegno per concretizzare con la sua presenza l’importanza del seminario. C’è stato poi l’intervento della giornalista Rosa Maria Di Natale che ha approfondito il <strong>diritto alla conoscenza nell&#8217;era digitale, minacciato dalla disinformazione e dalla non neutralità del web</strong>. La Di Natale faceva osservare che il divario non è tanto nell&#8217;accesso alla connessione, quanto nella capacità di usarla in modo critico. Questa è una lacuna che compromette la partecipazione democratica e l&#8217;accesso ai servizi, come le prenotazioni sanitarie. Inoltre, è da considerare che con la crisi della stampa cartacea e la frammentazione delle notizie sui social, <strong>gli anziani hanno come unica fonte d’informazione i telegiornali (per noi non sempre indipendenti e completi)</strong>. In questa maniera la capacità d’avere una visione libera e completa diminuisce molto. Era per questo che la relatrice proponeva <strong>un impegno collettivo di giornalisti, sindacati e istituzioni</strong> per favorire la consapevolezza digitale, difendere la democrazia informativa, agendo anche a livello locale e tenendo conto anche delle specificità di ogni territorio.</p>
<p>La parola è poi passata alla segretaria regionale della Spi, Maria Concetta Balistreri, che ha richiamato <strong>i principi costituzionali sul diritto alla società</strong>, all&#8217;istruzione e all&#8217;informazione, criticando l&#8217;approccio che riduce la questione degli anziani al solo ambito sanitario. Ha invocato una maggiore solidarietà intergenerazionale, esortando gli anziani a sostenere i giovani e ha ricordato la proposta della categoria che è partita a livello nazionale nell’aprire gli &#8220;sportelli sociali&#8221; in tutte le camere del lavoro della Cgil, come punti di aggregazione, informazione e crescita per aumentare consapevolezza e partecipazione civica. Ha inoltre denunciato che <strong>le politiche per i centri anziani finanziate dal PNRR non si sono tradotte in azioni operative</strong>, ribadendo la necessità di ampliare l&#8217;attenzione oltre il sanitario e di promuovere l&#8217;invecchiamento attivo.</p>
<p>La chiusura del ricco seminario è toccata alla segretaria nazionale della categoria, Carla Mastrantonio, che ha voluto far riflettere sulle intersezioni che il calo demografico si trova ad affrontare. Infatti, siamo tutti, compresi i più fragili, davanti a <strong>due grandi trasformazioni: quella digitale e quella climatica, che ridefiniscono società e lavoro</strong>. Esse pongono grandi e gravi problemi a questa realtà. Ha poi criticato la <strong>scarsa attenzione politica verso gli anziani proponendo una nuova cultura dell&#8217;invecchiamento</strong> che li veda come risorsa attiva, evidenziando la necessità di riforme strutturali per governare i cambiamenti epocali, piuttosto che affrontarli con soluzioni temporanee. Tra le priorità da lei indicate: la <strong>riorganizzazione del SSN e del welfare, concepiti prima in un&#8217;epoca demografica diversa</strong> (anni &#8217;60/&#8217;70); l&#8217;educazione digitale e finanziaria per proteggere da truffe e facilitare l&#8217;accesso ai servizi; lo sviluppo di politiche abitative (case adatte, co-housing) e la creazione di città amichevoli per gli anziani, con attenzione all&#8217;accessibilità, agli spazi verdi e all&#8217;inclusione.</p>
<p>Si può concludere affermando che la sala, fin dall’inizio numerosa, formata in maggioranza da anziani, è rimasta quasi tutto il tempo ad ascoltare seguendo con interesse il dibattito.</p>
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		<title>Salute e appalti: la provincia malata alza la voce. Non più morti per “progresso” – la Cgil chiede leggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 18:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
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		<category><![CDATA[tasso di mortalità evitabile]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale. C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi: 1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente; &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale.</p>
<p><strong>C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi</strong>:</p>
<p>1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente;</p>
<p>2) più tutele per i lavoratori autonomi, “basta sfruttare le Partite IVA”;</p>
<p>3/4) maggiore responsabilità dei committenti privati e anche pubblici, su salute, sicurezza, salari e diritti;</p>
<p>5) contro gli appalti illeciti prevedere assunzioni dirette;</p>
<p>6) introdurre un limite alle catene di subappalti;</p>
<p>7) garantire il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori.</p>
<p><strong>La proposta di legge sulla sanità chiede</strong> che il finanziamento del Fondo sanitario nazionale non sia inferiore al 7,5% del PIL. È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute, e assicurare il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti). Occorre garantire i tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. La salute degli anziani è una priorità del Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con copertura pubblica, universale e uniforme; servono politiche specifiche per rispondere ai bisogni delle persone non autosufficienti.</p>
<p>Se osserviamo la nostra situazione provinciale, troviamo una <strong>complessa emergenza sanitaria</strong>, caratterizzata da <strong>bassa speranza di vita, alta incidenza di tumori e crescente disagio mentale</strong>.</p>
<p>I dati del Sole 24 Ore da anni indicano una speranza di vita tra le più basse: per gli uomini è di 79,6 anni contro una media nazionale di 81,8; per le donne di 83,4 anni (media nazionale 85,5/86). <strong>Nascere a Siracusa significa avere in media una prospettiva di vita inferiore di circa 3-4 anni rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord, ed è la più bassa di tutta la Sicilia.</strong></p>
<p>Il legame tra l’incidenza dei tumori nell’area del polo industriale – che include Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa – è storicamente documentato.</p>
<p>I dati più dettagliati degli ultimi dieci anni mostrano un quadro chiaro: l’incidenza è più alta in entrambi i sessi proprio in questi Comuni, con <strong>Augusta che si conferma al tasso più alto</strong>. Però al di là di questi picchi locali, <strong>il tasso complessivo della provincia di Siracusa è storicamente inferiore alla media nazionale (così si giustificano le istituzioni)</strong>. Perché lamentarsi? Tuttavia, la provincia ha il più alto tasso di mortalità per tumore nella fascia d’età 20-64 anni e i tassi di mortalità per cancro sono in crescita. Inoltre, mostra un <strong>alto tasso di mortalità evitabile (decessi sotto i 75 anni che potrebbero essere prevenuti con migliori condizioni socio-sanitarie), posizionandosi al 105° posto su 107 provincie.</strong></p>
<p>Scorrendo i dati, emerge un declino generale della qualità della vita. I noti fattori di stress socio-economico (disoccupazione, specie quella giovanile, alto numero di ISEE bassi, dispersione scolastica, ecc.) portano a conseguenze spesso non evidenziate. È il caso <strong>dell’alto consumo di psicofarmaci nella provincia, specie a Siracusa</strong>: gli esperti lo interpretano come un campanello d’allarme per un <strong>diffuso disagio psichico</strong> non adeguatamente prevenuto. Il consumo di farmaci <strong>ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività),</strong> specialmente tra i più giovani, è quasi <strong>cinque volte superiore alla media nazionale</strong>.</p>
<p>L’aumento riguarda soprattutto bambini e adolescenti. La causa principale è una prevenzione carente: i pazienti arrivano ai servizi specialistici quando la situazione è già grave e a quel punto il farmaco diventa l’unica strada percorribile. In pratica, il dato sui <strong>psicofarmaci è la spia di un grande bisogno di salute mentale nel territorio, non intercettato per tempo a causa di liste d’attesa lunghissime e mancanza di specialisti.</strong> Le strutture, l’intero sistema, sono in seria difficoltà.</p>
<p>Sebbene non ci siano studi che permettano una correlazione diretta, possiamo affermare che lo stress ambientale e sociale – presente da decenni e legato a occupazione, istituzioni locali ed emergenza sanitaria – contribuisce alla situazione. Diventando cronico, è terreno fertile per la salute mentale: incertezza lavorativa, degrado ambientale, mancanza di prospettive sono fattori di rischio che portano a <strong>disturbi d’ansia e depressione, in aumento tra i giovani, ma presenti anche nelle fasce d’età più avanzate</strong>. C’è un’emergenza sommersa. L’alto consumo di psicofarmaci viene descritto come sintomo di un malessere collettivo che affonda le radici in fragilità sociali ed economiche ancora irrisolte. I dati non dicono che l’inquinamento causa la depressione, ma disegnano un quadro in cui un ambiente già pesante per la salute fisica – con l’alto tasso di tumori – si combina con un contesto socio-economico difficile e un sistema di cure pubbliche in affanno.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-40708 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/s1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Il risultato è una popolazione più esposta al disagio psichico e con meno strumenti per prevenirlo.</strong></p>
<p>Recentemente una ricerca sostenuta dall’Istituto Nazionale sull’Abuso di Droga ha rilevato che chi fa uso di Ritalin (tra i farmaci più prescritti per <strong>ADHD</strong>) “ha mostrato la più alta percentuale di abuso di cocaina”.</p>
<p>Poi se diamo uno sguardo alle campagne, uno studio effettuato a Francofonte – un’analisi scientifica del registro tumori di Siracusa – ha rilevato <strong>eccessi significativi di linfomi non Hodgkin nei maschi, con percentuali superiori a quelle nazionali</strong>. Il nesso scientifico è con i <strong>pesticidi, in particolare atrazina e fenossiacidi</strong>.</p>
<p>Lo stesso studio ha evidenziato tumori vescicali e leucemie anche a Lentini. Entrambi i Comuni hanno forte vocazione agricola e l’elevato tasso di linfomi è attribuito all’esposizione professionale a questi prodotti chimici.</p>
<p>In sintesi, tra zona industriale (tumori a polmoni, mesotelioma, mammella, vescica, pancreas e altri) e area agricola (linfomi non Hodgkin e leucemia da pesticidi), <strong>la provincia si presenta interamente malata con bisogno di massiccia prevenzione</strong>.</p>
<p>Possiamo affermare che i dati ufficiali del Sole 24 Ore collegano salute e sicurezza, inquinamento e depressione, sicurezza sui luoghi di lavoro, portando la provincia stabilmente al 106° posto su 107. Un tempo non era così. Ma per trovare la posizione migliore della provincia <strong>bisogna tornare al 1994, quando Siracusa occupava il 65esimo posto.</strong></p>
<p>Non siamo più ai tempi in cui l’operaio trovava la morte in esplosioni nei cantieri o in cadute in pozzi con prodotti pericolosi, e l’informazione annunciava “<strong>morti per il progresso della nostra realtà”.</strong> Da tutti veniva accettata. Oggi, svanita l’ebbrezza degli anni 50/70 capiamo che per un <strong>tozzo di pane si è dato fin troppo e si continua ancora, mentre un vero sviluppo lo vediamo lontano</strong>.</p>
<p>È per questo che la raccolta firme della Cgil dovrebbe andare avanti <strong>con più determinazione proprio in questa provincia, raccogliendo una valanga di firme.</strong></p>
<p>Bisogna avere la consapevolezza di cambiare le regole, dentro e fuori i luoghi di lavoro, senza aspettare un prossimo salvatore.</p>
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		<title>A Siracusa la disabilità tra metodo e improvvisazione</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/05/14/a-siracusa-la-disabilita-tra-metodo-e-improvvisazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Calabrò]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 09:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Bernadette Lo bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Zappulla]]></category>
		<category><![CDATA[PEBA]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;8 maggio, al Cottino Social Impact Campus di Torino, la CPD, Consulta per le Persone in Difficoltà, ha presentato l&#8217;Agenda della Disabilità Italia, progetto cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il convegno, intitolato «Dalla responsabilità all&#8217;impatto: imprese e organizzazioni che cambiano il mondo della disabilità», ha chiuso un percorso partecipato avviato nel &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;8 maggio, al Cottino Social Impact Campus di Torino, la CPD, Consulta per le Persone in Difficoltà, ha presentato l&#8217;Agenda della Disabilità Italia, progetto cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il convegno, intitolato «Dalla responsabilità all&#8217;impatto: imprese e organizzazioni che cambiano il mondo della disabilità», ha chiuso un percorso partecipato avviato nel 2021 con Fondazione CRT e formalizzato come progetto nazionale a gennaio 2026, di diciotto mesi, con circa trecento organizzazioni coinvolte. L&#8217;Agenda articola sei goal di intervento, dall&#8217;abitare sociale al lavoro, dalla scuola alla salute, fino al sostegno alle famiglie e alla vita di territorio, più due ambiti trasversali. Fra gli strumenti operativi figura un corso di alta formazione di 125 ore, da giugno a novembre 2026, dedicato a disability management e inclusione. È destinato a dipendenti aziendali, assistenti sociali, operatori dei servizi per l&#8217;impiego e referenti del Terzo Settore di tutte le venti regioni. A questo si affiancano la mappatura nazionale dell&#8217;offerta formativa, la sperimentazione del DIR (Disability Inclusion Roadmap) già attivata su dieci enti, e una campagna di webinar territoriali. L&#8217;articolo di Vita dell&#8217;8 maggio, di Daria Capitani, ha ricostruito i passaggi della giornata torinese.</p>
<p>A Siracusa, sullo stesso tema, due atti pubblici negli ultimi sei mesi. Il 28 ottobre 2025 il Consiglio comunale ha istituito, con regolamento approvato all&#8217;unanimità su proposta dell&#8217;assessore Marco Zappulla, la Consulta comunale per le persone con disabilità, oggi a sei mesi dall&#8217;atto non ancora insediata. Il 3 dicembre 2025, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, Coprodis, coordinamento provinciale delle associazioni di tutela delle persone con disabilità presieduto da Lisa Rubino, e l&#8217;Osservatorio Civico di Siracusa presieduto da Salvo Sorbello hanno firmato un protocollo d&#8217;intesa sul diritto alla salute. Le due realtà hanno chiesto l&#8217;inserimento della provincia nella fase sperimentale del D.Lgs. 62 del 2024, la riforma della disabilità in vigore dal 30 giugno 2024 con applicazione progressiva. Le sei priorità, rivolte a Comuni, ASP e Regione, riguardavano l&#8217;adozione dei PEBA, il sostegno al Centro Territoriale di Supporto scolastico, l&#8217;integrazione socio-sanitaria ASP-Enti locali, il ripristino dell&#8217;odontoiatria speciale, lo screening preventivo, l&#8217;inserimento lavorativo. Accanto a Coprodis e Osservatorio operano da anni l&#8217;UICI sezione territoriale di Siracusa, l&#8217;ENS sezione provinciale di Siracusa, Sicilia Turismo per Tutti APS guidata da Bernadette Lo Bianco e il Movimento Apostolico Ciechi, presente in città con la Biblioteca Braille Maria Motta. Ciascuna realtà presidia un proprio ambito. Manca un tavolo operativo che ne metta in rete le competenze.</p>
<p>La richiesta congiunta di dicembre non è stata accolta. La fase sperimentale del D.Lgs. 62 è oggi articolata in tre tranche. Nove province dal 1° gennaio 2025, undici nuovi territori dal 30 settembre 2025 (comprese la Provincia autonoma di Trento e la Regione Valle d&#8217;Aosta), altre quaranta province dal 1° marzo 2026: in totale sessanta territori. Per la Sicilia ne fanno parte Palermo dalla seconda tranche, Caltanissetta, Catania e Messina dalla terza. Siracusa è rimasta fuori da tutte le finestre, insieme a Ragusa, Enna, Agrigento e Trapani. Il nuovo procedimento di valutazione di base e di progetto di vita personalizzato arriverà in città il 1° gennaio 2027, alla scadenza della sperimentazione. In una nota del 22 febbraio 2025 l&#8217;Osservatorio Civico, per voce di Sorbello, denunciava il rischio che, di fronte a procedure più articolate, le persone vulnerabili «rinuncino ai propri diritti» in assenza di «un&#8217;azione più capillare di sensibilizzazione, soprattutto da parte dei singoli Comuni». Sul fronte delle imprese, i siti e i comunicati di Confindustria Siracusa, Confcommercio Siracusa e Camera di Commercio del Sud Est Sicilia non riportano percorsi di disability management. Taranto, per confronto, ha presentato il 22 aprile 2026 il primo laboratorio sperimentale del Mezzogiorno sul tema, promosso dalla sezione Politiche Attive del Lavoro di Confindustria Taranto insieme alla Federazione Disability Management e al garante regionale pugliese.</p>
<p>Il PEBA siracusano, di cui si è dato conto su queste pagine il 10 maggio, è entrato a fine aprile in fase preliminare, non di applicazione. Una determinazione del Settore Pianificazione Urbanistica, resa nota il 27 aprile 2026, ha nominato responsabile unica del procedimento l&#8217;architetto Valeria Guzzardi, in sostituzione del precedente, con il supporto degli architetti Emanuela Reale e Giulia Maria Barbara Fareri sotto la direzione di Gaetano Brex. Cinquantamila euro per la sola redazione del piano e gli incarichi professionali, nulla per le opere. Le zone prioritarie individuate sono gli asili nido comunali, le scuole comunali di ogni ordine e grado, le sedi delle ex Circoscrizioni. Una determinazione dirigenziale, dopo quarant&#8217;anni dall&#8217;obbligo di legge.</p>
<p>A Torino si scrive un&#8217;agenda nazionale che mette in fila enti pubblici, imprese, Terzo Settore e accademia. A Siracusa, fra una Consulta deliberata e non insediata, una sperimentazione mancata e un PEBA in fase di sola redazione, manca proprio quel livello intermedio. È la differenza fra avere un metodo e improvvisare, ogni volta, sul caso del giorno.</p>
<p>***</p>
<p><em>Alessandro Calabrò è autore di «Come usare VoiceOver su iPhone» (2024) e di «Nuove visioni. L&#8217;AI a supporto della disabilità visiva» (2025). Ha fondato Aretusapedia, l&#8217;enciclopedia digitale di Siracusa: https://aretusapedia.it. Sito personale: https://alessandrocalabro.it/chi-sono/.</em></p>
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		<item>
		<title>Next Generation a Siracusa: i ragazzi criticano, la politica ascolta?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/02/next-generation-a-siracusa-i-ragazzi-criticano-la-politica-ascolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 19:38:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo aprile si è tenuto un incontro alla CGIL di Siracusa, organizzato dal comitato del &#8220;No&#8221; dopo i risultati referendari. Sono intervenuti numerosi partecipanti, con analisi approfondite, molte delle quali riprendevano quelle nazionali. Tuttavia, <strong>a Siracusa e in provincia la situazione è stata completamente diversa. In particolare, l&#8217;afflusso di giovani è stato più contenuto</strong>, come confermano i dati.<br />
Analizzando i numeri, vediamo che Comuni quali Buccheri, Priolo, Sortino e Cassibile hanno superato il 70% di &#8220;No&#8221;, arrivando addirittura all&#8217;80%. Altri, come Melilli e Palazzolo, si sono avvicinati a queste percentuali. Chiaramente non sono Comuni con una popolazione giovane, anzi, il contrario. Un fattore da considerare è che esiste da anni il fenomeno della <strong>dispersione scolastica: significa che molti ragazzi, oggi diventati votanti, non sanno cosa è e neppure possono capire l&#8217;importanza della Costituzione.</strong><br />
Nel dibattito si notavano, seppur con difficoltà, discorsi costruttivi e proposte vive sulla pelle dei siracusani. Evitare la dispersione del lavoro del comitato è stata la parola d’ordine. Pertanto, si è deciso di mantenere attivo per futuri appuntamenti politici. La CGIL, da parte sua, metterebbe a disposizione le proprie strutture nel capoluogo, rimanendo nel suo ruolo autenticamente sindacale, posizionandosi solo su principi di giustizia sociale, diritti e pace, senza entrare nell&#8217;agone politico né farsi cinghia di trasmissione di alcun partito.<br />
Ora c&#8217;è bisogno di un cambio di passo, come sottolineato da alcuni interventi: <strong>&#8220;il mostrarsi credibili&#8221;</strong>. Un esempio che vale per tutti è sulla costruzione del nuovo ospedale (uno sforzo paragonabile al ponte sullo Stretto). Su questo tema, tutte le opposizioni (partiti, movimenti, sindacati, associazioni) avrebbero dovuto decidere da tempo di intraprendere una lotta dura e continua fino al raggiungimento di un vero risultato. Altrimenti, quale affidabilità possono avere le opposizioni? <strong>Siracusa per tanti è una realtà addormentata</strong>. Molti giovani lo hanno capito e scappano via. I numeri lo confermano: la qualità della vita è in penultima posizione a livello nazionale e va calando. Altri record negativi che riguardano i giovani sono le alte percentuali di disoccupazione giovanile, NEET e dispersione scolastica.<br />
Una decisione importante è stata quella di preparare il prossimo appuntamento del 25 aprile, giornata di festeggiamento per ringraziare i siracusani della loro coscienza costituzionale. Ma per avvicinarsi ai giovani serve una grande trasformazione. Un elemento innovativo è stato portato con l&#8217;iniziativa &#8220;Next Generation&#8221;, iniziata alcuni mesi fa. Il secondo appuntamento è stato dedicato ai giovani, cui erano presenti in numerosi. Questi avevano parecchio da criticare sulla realtà di Siracusa, rimanendo stupiti di come a fronte di questa struttura di potere della giunta comunale nessuno facesse nulla.<br />
Ora <strong>è partito un questionario rivolto a loro sulla qualità della vita</strong>. Sarà importante lasciare spazio a loro. Alla fine, l&#8217;incontro si è concluso con un &#8220;alla prossima&#8221;. Chi vuole ricominciare a fare politica vuole vedere aria nuova, con dialoghi e discussioni costruttivi. Per cui occorre parlare dei reali problemi quotidiani della gente: <strong>l&#8217;inflazione, il carrello della spesa, l’enorme disagio abitativo</strong>. Questi sono argomenti veri su cui la Cgil dovrà dare il suo contributo.</p>
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		<item>
		<title>Dibattito in Cgil: “La cannabis non è erba, ma farmaco”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/19/dibattito-in-cgil-la-cannabis-non-e-erba-ma-farmaco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 18:49:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è tenuto il giorno 18 un pomeriggio di dibattito nella sede della Cgil Borgata. Il tema, molto sentito, è stato sulle droghe, in particolare la cannabis: &#8220;L’incontro serve per aumentare la consapevolezza e ridurre il danno – ha esordito il segretario della Cgil Borgata Alessandro Acquaviva –. La Cgil si occupa anche di questo &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto il giorno 18 un pomeriggio di dibattito nella sede della Cgil Borgata. Il tema, molto sentito, è stato sulle droghe, in particolare la cannabis: &#8220;L’incontro serve per aumentare la consapevolezza e ridurre il danno – ha esordito il segretario della Cgil Borgata Alessandro Acquaviva –. La Cgil si occupa anche di questo e di altri aspetti sociali perché non è soltanto l’organizzazione dei lavoratori e pensionati, ma anche il sindacato dei cittadini&#8221;.</p>
<p>A Siracusa, il fenomeno dello spaccio di droga è davvero presente, ormai soprattutto tra i giovanissimi, sia come consumatori sia come spacciatori coinvolti in attività illegali. Le cronache locali dipingono l&#8217;immagine di una città in cui lo spaccio è spesso gestito da organizzazioni criminali strutturate e diffuso, oltre che negli ambienti giovanili, proprio nelle scuole. Difatti le forze dell&#8217;ordine hanno rafforzato il progetto &#8220;Scuole Sicure&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-39270 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr4-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr4-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr4-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr4-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr4-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr4.jpg 2016w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img decoding="async" class="alignnone wp-image-39271 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr2-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr2-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr2-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/03/dr2.jpg 2016w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Questo incontro ha riunito pazienti, medici, farmacisti e l’avv. Totò Spallino per fare chiarezza sull&#8217;uso terapeutico della cannabis. L&#8217;incontro ha messo in luce una realtà complessa e in evoluzione: quella di una pianta che, sebbene ancora circondata da ostacoli burocratici e pregiudizi culturali, sta dimostrando di poter offrire un valido supporto in numerose patologie. Significato è stato l’apporto di Alessandro Raudino che ha esposto la sua diretta esperienza da paziente con sclerosi multipla che è passato dall’aiuto farmacologico esistente, molto doloroso e con scarsi risultati, a quello con la cannabis. Il suo percorso esperienziale verso la cannabis terapeutica è iniziato dalla diagnosi della sua malattia nel 2015 Poi la decisione di interrompere iniziando un nuovo capitolo, basato su questo approccio totalmente diverso, seguito da un cambiamento radicale nello stile di vita e nell&#8217;alimentazione, con l&#8217;aggiunta della cannabis.</p>
<p>«La cannabis c&#8217;è sempre stata presentata come una pianta del demonio. Invece ha migliaia di benefici. Vanno dal curare le persone al bonificare suoli inquinati dall’uomo e persino come materiale da costruzione per le case». Ha concluso Raudino.</p>
<p>A seguire, l&#8217;intervento dell&#8217;avvocato Totò Spallino che ha spostato il focus sugli aspetti giuridici. Nel suo intervento ha ribadito le criticità delle ultime scelte del governo, definite «molto chiuse e dannose», con un inasprimento delle sanzioni che rischia di colpire ulteriormente i pazienti confondendo l&#8217;uso terapeutico con quello ricreativo. Il dibattito si è poi arricchito con la prospettiva del dott. Pier Mario Nicolò, infettivologo, che ha portato l&#8217;attenzione sul tema delle dipendenze e sul ruolo dei SERT.</p>
<p>«Molti pazienti del SERT sono spesso dipendenti da droghe ben più pesanti, come cocaina ed eroina. Si potrebbe andare in loro aiuto suggerendo che una parte dei pazienti in terapia con metadone faccia un diverso percorso passando attraverso &#8220;sostanze sane&#8221; come la cannabis».</p>
<p>Comunque il vero nodo rimane la qualità e la purezza della cannabis, specialmente per i giovani. Il pericolo, paradossalmente, è che la cannabis &#8220;pura&#8221; venga additata come &#8220;porta d&#8217;ingresso&#8221; verso altre droghe. Il giovane che si avvicina alla sostanza per curiosità si rivolge allo spacciatore, da cui non trova cannabis, ma erba inquinata, là può esserci di tutto, dalla cocaina in poi. L&#8217;ideale, per Nicolò, sarebbe un cambiamento culturale e legislativo.</p>
<p>La parte più tecnica e scientifica è stata affidata al dott. Giuseppe Minieco, farmacista, e alla dott.ssa Giovanna Pannuzzo, che nel laboratorio della sua farmacia lavora e prepara farmaci galenici anche quelli a base di cannabis.</p>
<p>“Dal 2013, da quando la cannabis è entrata in farmacia, noi ci siamo approcciati a questa pianta ormai definita medica”, ha esordito il dott. Minieco. “La cannabis ha indicazioni terapeutiche precise e riconosciute: dal dolore cronico alla spasticità nella sclerosi multipla, ma anche per patologie meno note come il glaucoma o l&#8217;anoressia. In questi anni abbiamo assistito a un cambiamento epocale. All&#8217;inizio c&#8217;era molta ignoranza da parte dei medici stessi, che non sapevano di poterla prescrivere. Oggi, grazie alla collaborazione tra medico e farmacista, si sono fatti passi da gigante. È stata sfatata l&#8217;equazione cannabis = spinello. Adesso si parla di preparazioni magistrali: capsule, oli, estratti”.</p>
<p>Nel suo intervento, la dott.ssa Pannuzzo, da autentica &#8220;chef&#8221; del laboratorio, è entrata nel dettaglio della sua esperienza: prima di questi due anni di lavoro, avevo tanti preconcetti. Oggi la mia conoscenza è completamente riconfigurata. La chimica della cannabis è estremamente complessa; vi sono oltre 550 composti, tra cui 112 fitocannabinoidi e 140 terpeni. I due principi attivi principali sono il THC (tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo), con azioni analgesiche, antinfiammatorie, ansiolitiche e antipsicotiche. Ma è fondamentale l'&#8221;effetto entourage&#8221;, la sinergia tra tutti i componenti, in particolare i terpeni (come l&#8217;alfa-pinene o il linalolo), che modulano e potenziano l&#8217;effetto terapeutico dell&#8217;intera pianta”.</p>
<p>La dottoressa ha poi spiegato le forme farmaceutiche preparate in laboratorio. Le infiorescenze, prima di essere utilizzate, devono essere decarbossilate (riscaldate) per attivare i principi attivi, che allo stato naturale sono in forma acida e non terapeuticamente significativi. Le principali vie di somministrazione sono due. La via orale è la forma preferita: l&#8217;estratto oleoso garantisce il massimo effetto terapeutico e permette di estrarre l&#8217;intero fitocomplesso, preservando cannabinoidi e terpeni. Tisane e decotti, invece, sono meno affidabili per il dosaggio. C’è poi la via inalatoria, che si basa sulla vaporizzazione con dispositivi medicali certificati. Questo metodo evita la combustione, riscaldando la pianta a temperature controllate (circa 200°C) e preservando i principi attivi, a differenza dello spinello classico che li distrugge.</p>
<p>Il messaggio che emerge con forza dagli interventi è chiaro: la cannabis è una pianta complessa e preziosa. Il suo uso terapeutico richiede conoscenza, professionalità e un cambiamento di prospettiva che la allontani definitivamente dallo stigma della &#8220;droga&#8221; per restituirle la dignità di farmaco. Nelle giuste forme e con il giusto supporto medico e farmaceutico, può rivelarsi uno strumento capace di migliorare concretamente la qualità della vita di molti pazienti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>POVERTA&#8217; ABITATIVA, UN TAVOLO DI LAVORO PER DARE RISPOSTE NUOVE</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/09/poverta-abitativa-un-tavolo-di-lavoro-per-dare-risposte-nuove/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 16:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Servizi Pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Rigenerazione urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[associazione Prometeo SR; Anci Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[comune siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione di Comunità Val di Noto]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Buona la prima!&#8221;, si potrebbe dire. L&#8217;incontro di sabato 7 marzo, all&#8217;Urban Center, sul tema della povertà abitativa, promosso dall&#8217;Associazione Prometeo e dalla Fondazione di Comunità Val di Noto, con il patrocinio di Anci-Sicilia e del Comune di Siracusa, ha visto la partecipazione di numerose associazioni del Terzo Settore, enti, organizzazioni e ordini professionali che &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Buona la prima!&#8221;, si potrebbe dire. L&#8217;incontro di sabato 7 marzo, all&#8217;Urban Center, sul tema della <em>povertà abitativa</em>, promosso dall&#8217;Associazione Prometeo e dalla Fondazione di Comunità Val di Noto, con il patrocinio di Anci-Sicilia e del Comune di Siracusa, ha visto la partecipazione di numerose associazioni del Terzo Settore, enti, organizzazioni e ordini professionali che hanno dato un contributo al dibattito, manifestando l&#8217;interesse a partecipare al tavolo di lavoro che i promotori dell&#8217;incontro hanno proposto di istituire. Abbiamo chiesto al prof. Francesco Ortisi (Associazione Prometeo) che ha relazionato all&#8217;incontro le sue considerazioni:</p>
<p>&#8220;<em>Il tema della povertà abitativa è al centro del dibattito nazionale e necessita di interventi mirati in sede locale. I modi dell&#8217;abitare vanno oggi incontro ad esigenze nuove, che nascono dalle profonde trasformazioni in atto: il crescente numero di anziani soli, di single, la presenza di una comunità sempre più ampia di immigrati, la scelta di adibire molte abitazioni all&#8217;accoglienza turistica e alle locazioni brevi sono alcuni dei fattori che incidono fortemente sulle nuove esigenze abitative, a cui il patrimonio immobiliare disponibile non sempre è pronto a dare risposte</em>&#8220;.</p>
<p>Quali sono gli altri elementi che incidono su questa questione e cosa si aspetta da questa prima tappa?</p>
<p>&#8220;<em>È evidente poi che attorno all&#8217;abitare ruotino molte altre questioni che incidono sulla qualità della vita del cittadino: dagli aspetti urbanistici, alla disponibilità dei servizi di mobilità, agli esercizi commerciali, alla coesione sociale. L&#8217;impegno è adesso quello di dare continuità al percorso intrapreso, attraverso appunto l&#8217;istituzione di un tavolo di confronto che non si limiti ad individuare le esigenze da soddisfare, ma tenti di prospettare soluzioni praticabili, in uno spirito di collaborazione tra pubblico, privato ed enti del Terzo Settore. C&#8217;è da sperare che da questa esperienza emerga un modello di &#8220;governance&#8221; praticabile su molte questioni serie che investono il presente e il futuro delle nostre Comunità e delle nostre città</em>.&#8221;</p>
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