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	<title>Storia &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Pachino. Dalle grotte neolitiche al progetto del resort: Francesca Trapani racconta la sfida per il futuro di Calafarina</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/09/22/pachino-dalle-grotte-neolitiche-al-progetto-del-resort-francesca-trapani-racconta-la-sfida-per-il-futuro-di-calafarina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Beni Culturali]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni, il vallone di Calafarina, un sito di inestimabile valore storico-archeologico e ambientale situato nel cuore di Capo Pachino, è stato minacciato da interventi che rischiano di comprometterne per sempre l’integrità e la biodiversità. E da quasi due decenni incombe, e sempre viene riproposto, il progetto per la realizzazione di un imponente complesso &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>Negli ultimi anni, <strong>il vallone di Calafarina, un sito di inestimabile valore storico-archeologico e ambientale</strong> situato nel cuore di Capo Pachino, è stato minacciato da interventi che rischiano di comprometterne per sempre l’integrità e la biodiversità. E da quasi due decenni incombe, e sempre viene riproposto, il progetto per la realizzazione di un imponente complesso turistico alberghiero da oltre 7,3 milioni di euro. Dal 2007 a oggi, passando per la nuova proposta del 2025, che quadro emerge?</em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Il ridimensionamento, rispetto alle prime proposte c&#8217;è stato, come si può vedere dal <strong>progetto presentato nel 2025</strong> e attualmente <strong>in attesa della VIA</strong> (Valutazione di Impatto Ambientale), consultabile tramite i documenti caricati sul portale Valutazioni Ambientali e Urbanistiche della Regione Siciliana. Anche ridimensionato, si tratta di un progetto comunque consistente: esso si articola in due blocchi principali che gravitano principalmente sul versante settentrionale del vallone di Calafarina, non lontano dalla <strong>spiaggia</strong> cosiddetta <strong>del Cavettone</strong>. Il progetto di fatto fa lo slalom attorno alle aree vincolate, come l’area della <strong>grotta di Calafarina</strong>, di cui, però, non si conosce l’effettiva estensione. Il rischio di intercettare una delle sue diramazioni nella realizzazione dei lavori, o di trovare altre cavità carsiche, è quindi molto alto, come abbiamo evidenziato peraltro nelle osservazioni presentate da noi del <strong>Gruppo Archeologico Capo Pachino, assieme a Italia Nostra Capo Pachino, Acquanuvena, Archeoclub di Noto e la Pro Loco di Marzamemi.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>Qual è, a vostro avviso, il pericolo principale legato a questo intervento?</em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong>Il valore primario da difendere qui è il paesaggio</strong>. Non parliamo solo della singola testimonianza archeologica, ma del contesto paesaggistico complessivo che il <strong>Codice dei beni culturali e del paesaggio</strong> impone di tutelare. Il codice (decreto legislativo 42/2004) all’art. 131 ci dice che il paesaggio è il <em>territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall&#8217;azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni</em>. Ecco se interveniamo su uno o più di questi fattori alterandoli pesantemente, operiamo un danno innanzitutto alle comunità locali, alla loro identità appunto.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Da secoli uomo e natura sono strettamente uniti e il paesaggio è l’impronta che l’uomo ha lasciato sul territorio, generazione dopo generazione: il paesaggio non è solo l’insieme di case, spiagge, muretti a secco di pietra calcarea, è anche per noi l’insieme di piante spontanee, di quelle messe a coltura con sapienza secolare, di zone umide (come la fascia di pantani che circonda Capo Pachino, che grazie alla tutela pubblica e privata è diventata un luogo di biodiversità che attira migliaia di turisti ogni anno), di testimonianze storiche e archeologiche che segnano il territorio di nodi narrativi: ci dicono come e dove i nostri progenitori hanno vissuto. Infine c’è la memoria popolare, la sapienza dei nostri anziani che attraverso le leggende ci tramandano i fatti del passato. Il Vallone di Calafarina è tutto questo. Ambiente, trasformazione secolare del territorio, testimonianza archeologica, leggenda, come la leggenda del tesoro custodito dentro la grotta di Calafarina e nascosto da un incantesimo.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Ma il vero tesoro è proprio il paesaggio, chi lo trova e lo sa valorizzare saprà portare benessere alla comunità e saprà custodirlo per i nostri figli.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>Quali conseguenze immediate paventate?</em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Dal punto di vista naturale, dobbiamo pensare, ad esempio, all&#8217;<strong>impatto sulla costa</strong>: la cala è piccolissima, e un edificio a gradoni con oltre 400 posti letto, piscine, sala convegni e parcheggi, oltreché le relative infrastrutture, avrebbe un effetto assai importante su una caletta assai piccola e fragile dal punto di vista ambientale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Dopo la <strong>seconda conferenza dei servizi</strong> avvenuta poche settimane fa presso il comune di Pachino, con il coinvolgimento oltre che dei proponenti del progetto, anche della Soprintendenza di Siracusa, sappiamo che il progetto verrà presentato ex novo, non si capisce come si intenda rimodularlo: gli spazi disponibili sono pochi: il margine settentrionale del vallone di Calafarina è stato già pesantemente manipolato da cave di pietra calcarea il cui sfruttamento è cominciato con i proprietari originari, gli Starabba di Rudinì. In particolare, il Marchese Antonio alla fine dell’Ottocento sfruttò la Grotta di Calafarina &#8211; soprattutto l&#8217;ultimo camerone, il più interessante perché in origine vi era una pozza d’acqua &#8211; per estrarre il guano di pipistrelli, ricercato come fertilizzante. La grotta conserva ancora un<strong> patrimonio naturalistico straordinario</strong>: in essa, secondo gli studi più recenti, presentati proprio questa settimana al <strong>convegno Man and Karst</strong> tenutosi in Contrada Marianelli, nella riserva di Vendicari, (conclusosi il 16 settembre scorso), sono state riconosciute ben <strong>cinque specie diverse di pipistrelli</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>Il territorio, d&#8217;altronde, porta già i segni di passate ferite edilizie, vero?</em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Esatto. Recentemente è stato realizzato un <strong>complesso edilizio sul pianoro roccioso a ridosso della Grotta del Fico</strong> &#8211; poco lontano dalla grotta di Calafarina e dove non si può escludere che sorgesse l&#8217;abitato antico di Calafarina &#8211; c&#8217;è stato un impatto devastante. L’accesso alla Grotta del Fico, già in stato di abbandono negli ultimi anni, non è più praticabile, eppure custodisce testimonianze archeologiche e naturalistiche inestimabili. Negli anni &#8217;90 ho fatto due ore di camminata al suo interno con un gruppo di speleologi, era veramente suggestiva. Non mi sembra che allo stato attuale vi sia un rilievo della grotta del Fico e non sappiamo quindi quanto si estenda, anche rispetto alla vicina Grotta di Calafarina. Sappiamo dalle fonti storiche e antiquarie che le due grotte erano estese e che almeno una di loro aveva un accesso dal mare. Solo uno studio serio e sistematico con l’uso ad esempio di apparecchiature georadar, potrebbe aiutarci a capire come queste due grotte fossero articolate e se esistono ancora intatte testimonianze archeologiche in qualche galleria sconosciuta. </span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-43322 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.06-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.06-300x225.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.06-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.06-768x576.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.06-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.06.jpeg 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La grotta di Calafarina fu frequentata a partire dall’età Neolitica</strong> e ci ha restituito reperti importanti, come i frammenti di giara dell’età del rame, decorati con uno stile decorativo unico, che è stato chiamato Stile di Calafarina. Ma non finisce qui, a poca distanza da questa, sulla costa, poco lontano dalla spiaggia di Calafarina, vi sono diverse preziose testimonianze archeologiche: la <strong>Grotta Corruggi</strong>, frequentata dal Paleolitico Superiore, e la spiaggia di Vulpiglia, dove si trova un villaggio neolitico di cui si conservano i buchi per inserire i pali delle capanne. Vicino al villaggio neolitico è stata individuata una piccola necropoli e proprio lo scorso anno sono venuti accidentalmente alla luce i resti di una sepoltura, forse anche questa neolitica, segnalata alla Soprintendenza e ancora interamente da scavare (sperando che il ciclone Harry non l&#8217;abbia compromessa).  </span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>Qual è invece la vostra visione per il futuro di questa zona? Che cosa proponete? </em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong>La nostra volontà è creare un parco paesaggistico</strong>, un&#8217;area di fruizione basata su percorsi integrati: ripulire dai rifiuti l’area, soprattutto dialogare con le Ferrovie dello Stato per valorizzare la linea Noto-Pachino (magari trasformando le strutture lungo i binari in spazi espositivi temporanei o musei) e creare passeggiate che arrivino fino al vicino <strong>Pantano Morghella</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Questo pantano è un luogo straordinario, un <strong>lago chiuso esistente dal Quaternario</strong>, anticamente aperto al mare e forse utilizzato in età preistorica come approdo per le imbarcazioni. L&#8217;area di Calafarina ha un enorme vantaggio rispetto alle cave del Ragusano: la vicinanza all&#8217;abitato, le dimensioni ridotte, la percorribilità a piedi. Da Pachino, partendo dall’ex Macello, basta circa mezz’ora (circa 2 km) per percorrere il vallone e affacciarsi al mare. Certo, questa vicinanza è un&#8217;arma a doppio taglio, perché attira anche inciviltà e sversamenti di spazzatura.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>Parliamo delle evidenze archeologiche che custodite e che vorreste contribuire a valorizzare.</em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-43321 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.20-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.20-225x300.jpeg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.20-788x1050.jpeg 788w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.20-768x1024.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.20-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.16.20.jpeg 1500w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Oltre a quello di cui ho già parlato, sulle pareti rocciose del vallone si aprono diverse <strong>tombe a grotticella artificiale del Bronzo Antico</strong> che  hanno una peculiarità unica, che abbiamo documentato: sono organizzate a &#8220;cluster&#8221;, cioè piccoli gruppi familiari o di clan composti da tre/quattro sepolture e una nicchietta, ricavate su banchine appositamente intagliate nella roccia. In un caso abbiamo individuato persino una fossetta per il rito di libagione dei liquidi. Grazie all’intervento della Soprintendenza di Siracusa ed eventualmente di qualche ente di ricerca, si potrebbero liberare questi siti dalla terra e dai rifiuti e forse potremmo saperne di più sui rituali funerari dell&#8217;epoca.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Inoltre, <strong>le cave</strong>, antiche e moderne potrebbero essere integrate nel parco come luoghi di fruizione: penso a un anfiteatro a impatto zero, sfruttando i fondi esistenti e l&#8217;ottima acustica per spettacoli, oppure a un <strong>museo del sale, </strong>data la vicinanza del pantano Morghella sfruttato dall’antichità fino a pochi decenni or sono per la produzione di sale usato soprattutto per la salagione del pesce nelle vicine tonnare. Ancora, nel percorso di valorizzazione e fruizione vanno comprese le carraie ( solchi prodotti nella roccia dal passaggio di carri, usati probabilmente per il trasporto di blocchi di pietra ma anche forse, come ricordava <strong>Sebastiano Lupo</strong>, per il trasporto del sale impiegato storicamente per la salagione del pesce prima nelle tonnare greche e romane (come a Portopalo di Capo Passero a Scalo Mandria) e poi in quelle moderne, come quella del principe Bruno di Belmonte, rimasta attiva fino a circa vent&#8217;anni fa.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><em>C&#8217;è consapevolezza di tale ricchezza nella comunità locale?</em></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">C&#8217;è una spaccatura. Da una parte esiste una profonda consapevolezza, soprattutto tra gli anziani del valore di questo tesoro. Dall&#8217;altra, c&#8217;è chi vede ancora nello <strong>sviluppo urbanistico intensivo</strong> una scorciatoia per il progresso economico. Ma quando mai? </span><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Basti pensare ad altri esperimenti terrificanti nella zona: non ci vuole molto a scoprire come a sud di Eloro gli unici tratti di costa non edificati sono in area di riserva, come nel caso dell’Oasi di Vendicari e zone come San Lorenzo o il Bove Marino appaiono pesantemente alterate dalla presenza umana.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-43323 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.15.55-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.15.55-225x300.jpeg 225w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.15.55-788x1050.jpeg 788w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.15.55-768x1024.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.15.55-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-22-at-15.15.55.jpeg 1500w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Eppure il mare, e la costa, custodiscono per noi ancora tesori inestimabili che cominciano ad attirare turisti dalle nostre parti. Penso al <strong>patrimonio immenso legato al mare e ai traffici antichi</strong>: numerosi sono i  relitti nei nostri fondali, come il <em>relitto di Marzamemi II</em> (con i marmi decorati provenienti dall’Oriente che erano destinati a decorare il pulpito di una chiesa del VI secolo d.C., i cui resti si trovano nella chiesa chiusa al culto di Piazza Regina Margherita) o il <em>relitto delle colonne</em>, le cui colonne monolitiche in marmo &#8211; destinate originariamente a Roma &#8211; affiorano a pochi metri di profondità. Da un altro naufragio viene la colonna in granito Una delle colonne naufragate in mar e una si trova persino nella piazza del Mercato di Pachino, accanto alla chiesa madre.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Quando abbiamo fondato il Gruppo Capo Pachino, lo abbiamo fatto per ribadire l&#8217;<strong>unità di questo territorio</strong>: un unicum che va da sud di Eloro, attraversa la valle del Tellaro, abbraccia Portopalo e arriva fino ai pantani Cuba-Longherini e a Castellazzo. <strong>Una tutela unitaria è l&#8217;unica via per salvare la nostra storia</strong> prima che i crolli e la cementificazione cancellino tutto per sempre.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Giugno con la falce in pugno&#8221;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/15/giugno-con-la-falce-in-pugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Deuteronomio]]></category>
		<category><![CDATA[Festa delle Capanne]]></category>
		<category><![CDATA[Festa delle Settimane]]></category>
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					<description><![CDATA[La civiltà contadina ha conservato inalterato il patrimonio dei costumi e delle tradizioni di un popolo, che offrono materia importantissima di studio mese per mese, essendo ognuno legato all&#8217;aspetto agricolo più rilevante. E &#8220;giugno con la falce in pugno&#8221;, come recita il detto, era certamente il mese che donava animo al massaro e al contadino &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La civiltà contadina ha conservato inalterato il patrimonio dei costumi e delle tradizioni di un popolo, che offrono materia importantissima di studio mese per mese, essendo ognuno legato all&#8217;aspetto agricolo più rilevante. E &#8220;giugno con la falce in pugno&#8221;, come recita il detto, era certamente il mese che donava animo al massaro e al contadino che lavorava fra un mare dorato di spighe alla raccolta delle messi. Le preghiere, i canti, il vino, il riposo per cibarsi, accompagnavano il rito della giornata fino alla trebbiatura. Ma qual è l&#8217;etimologia di giugno. Il termine deriva dal latino Iuno, Giunone, perché nell&#8217;antica Roma il mese era dedicato alla dea, sposa di Giove, il dio dell&#8217;Olimpo.</p>
<p>Giunone era la protettrice del matrimonio, della famiglia, delle partorienti che portavano alla luce della realtà terrestre altri esseri. Pertanto fu soprannominata la dea Lucina. D&#8217;altra parte, il nome della dea che significa luce, brillare, è simile al mese che apre verso il periodo più solare e luminoso dell&#8217;anno. Fin dai tempi più antichi la raccolta del grano, che ha rappresentato il pane della vita, ha avuto rilievo nella storia dell&#8217;uomo. Ne abbiamo già memoria in Deuteronomio (Cap. 16:9-17) nell&#8217;Antico Testamento. Gli ebrei o semiti di cui discendevano i Siculi (indigeni di Siracusa e della Sicilia Orientale) celebravano la &#8220;Festa delle Settimane&#8221; che cadeva sette settimane dopo il primo giorno in cui si cominciava a falciare e la &#8220;Festa delle Capanne&#8221; subito dopo il raccolto che durava sette giorni. Il frumento e la sua abbondanza (il granaio pieno) rassicurava la famiglia, soddisfaceva le esigenze primarie ed economiche. Le divinità greche di Siracusa, Demetra e Kore, come vediamo nelle vetrine del Museo Archeologico &#8220;Paolo Orsi&#8221;, sono raffigurate con una torcia di spighe in mano nelle statuette votive e Kore con una spiga di grano fra i capelli in una bella moneta d&#8217;oro (dramma, 288-279 a.C.) come pure Aretusa nel decadramma 395-380 di Euainetos. Corone, festoni, mazzi di spighe legate con un nastro rosso si appendevano dietro o sopra la porta d&#8217;ingresso, dove già poteva trovarsi un bel corno rosso o un ferro di cavallo rivolto verso l&#8217;alto, segni di potere divino, di protezione e di buona fortuna. Si rinnovavano ogni anno alla nuova mietitura. In questo mese era molto sentita la ricorrenza relativa al giorno dedicato a San Giovanni Battista (24 giugno), grande al cospetto del Signore, nel simbolo del solstizio d&#8217;estate che segna i primi sei mesi dell&#8217;anno, per i tanti pronostici di matrimonio che le ragazze potevano effettuare seguendo alcuni semplici rituali. Come pure quello dedicato a San Pietro e San Paolo (29 giugno), associati per la loro valenza nel mondo cristiano, per le loro comuni qualità: la fermezza nella fiducia in Gesù Cristo e la Sua missione, cioè la Sua espiazione nel piano di salvezza dell&#8217;uomo, lo zelo nel servire alla causa che condusse entrambi ad eccellere nella predicazione subendo perciò la morte a Roma tra il 64-65 il primo e il 65-66 il secondo.</p>
<p>Due statue riproducenti la loro immagine ideale con i loro simboli sono poste ai lati della scalinata della Cattedrale. Giugno è anche il mese, specie nelle serate domenicali e festive, in cui si infittisce il passeggio o il riposo sulle panche &#8220;a marina&#8221; il lungomare del porto di fronte al Plemmirio, una insenatura ricca di storia tessuta dai tanti popoli che hanno dominato la Sicilia, in cerca di frescura e nel contempo gustare ai tavoli degli invitanti chioschi quanto la gelateria offre, mentre i piccoli si divertono sopra macchinine e tricicli sotto l&#8217;occhio vigile di genitori e nonni. Nel tempo sono scomparse tante usanze come la vendita estiva delle &#8220;sponse&#8221; di gelsomino bianco che &#8220;u zu Turi&#8221; vestito di bianco da sembrare un ufficiale di marina, le offriva con garbo, per pochi spiccioli, agli uomini per farne dono alla moglie o alla &#8220;zita&#8221;, alla ragazza del cuore. Era un gesto gentile e loquace più di tante parole attraverso il profumo, il candore sponsale dei piccoli fiori infilati in un&#8217;infiorescenza selvatica a ombrello.</p>
<p>Era infatti di gelsomino il bouquet tenuto tra le mani dalla sposa nel giorno delle nozze, che oggi è per lo più di roselline. Romanticherie di una sensibilità collettiva che conosceva la dolcezza del vivere nella durezza del lavoro, della fatica quotidiana con i pochi mezzi a disposizione e le povere finanze, nella speranza che il nuovo presente potesse portare un miglioramento delle condizioni sociali ed economiche, in un rinnovo o restauro morale ed etico dell&#8217;uomo, specie nella politica, oggi sempre più lontano.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fiaccole olimpiche: mostra di &#8220;Alexandria&#8221; a Siracusa</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/05/04/fiaccole-olimpiche-mostra-di-alexandria-a-siracusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 21:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Attività sportive]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandria]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 2 maggio alle ore 11, presso il sito espositivo dell&#8217;associazione &#8220;Alexandria &#8211; cultura e sviluppo del Mediterraneo&#8221; in via Cavour 57/B a Siracusa, è stata inaugurata la mostra &#8220;Fiaccole olimpiche&#8221;. L&#8217;associazione, grazie a Vincenzo Pennone, appassionato e preparato storico dello sport (ricordiamo almeno le pubblicazioni &#8220;Terra d&#8217;atleti&#8221;, &#8220;Un uomo di rigore&#8221;, la biografia di &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Sabato 2 maggio alle ore 11, presso il sito espositivo dell&#8217;associazione &#8220;Alexandria &#8211; cultura e sviluppo del Mediterraneo&#8221; in via Cavour 57/B a Siracusa, è stata inaugurata la mostra &#8220;Fiaccole olimpiche&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-40327 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-591x1050.jpg" alt="" width="591" height="1050" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-591x1050.jpg 591w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-169x300.jpg 169w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-768x1365.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-864x1536.jpg 864w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-1152x2048.jpg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330888-scaled.jpg 1440w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;associazione, grazie a Vincenzo Pennone, appassionato e preparato storico dello sport (ricordiamo almeno le pubblicazioni &#8220;Terra d&#8217;atleti&#8221;, &#8220;Un uomo di rigore&#8221;, la biografia di Concetto Lobello scritta con Gaetano Sconzo e Umberto Teghini curata da Rosario Lo Bello e prefata da Gianni Minà, la prefazione a &#8220;Siciliani a cinque cerchi&#8221; di Francesco Nania, oltre ad innumerevoli articoli e convegni), custodisce e tenta di valorizzare il materiale documentale, emerografico e fotografico di cui è in possesso e che incrocia, come in questo caso, con quello di altri archivi: tra i documenti in mostra infatti vi sono degli inediti tratti dagli archivi personali di Vincenzo Fazzino, già presidente del C.O.N.I., e di Concetto Lo Bello, mitico arbitro di calcio.</p>
<p style="text-align: left;">Ma ecco le parole del “<em>Rapporto Ufficiale della XVII Olimpiade &#8211; C.O.N.I.”</em>:<em> &#8220;</em>… Alle ore 20,30 del 18 agosto il Fuoco sbarcò a Siracusa ricevuto dal Presidente della Regione Siciliana e prese terra nei pressi della Fonte Aretusa. Da Siracusa il tracciato della staffetta fu ricalcato su quello già percorso dagli antichi Greci all’epoca in cui fondarono le colonie e gli stabilimenti che nel loro insieme raggiunsero tanto splendore da meritare la denominazione di Magna Grecia…”</p>
<p>Così nel 1960, con gli echi degli antichi riti greci legati alle Olimpiadi e a quello Zeus Olimpico il cui tempio, un tempo maestoso, è ridotto a sole due colonne, toponimo conosciuto dai Siracusani, ma purtroppo avanzo pressoché abbandonato di un passato mitico.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-40326 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-1024x576.jpg" alt="" width="618" height="348" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-300x169.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-768x432.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-2048x1152.jpg 2048w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330911-1-scaled.jpg 2560w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></p>
<p>Emozionante visionare i tracciati del percorso della fiamma olimpica a Siracusa, sfogliare i giornali dell&#8217;epoca, immaginando le gesta degli atleti antichi e quelli del recente passato.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-40328 size-large" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-591x1050.jpg" alt="" width="591" height="1050" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-591x1050.jpg 591w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-169x300.jpg 169w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-768x1365.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-864x1536.jpg 864w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-1152x2048.jpg 1152w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/05/1000330913-scaled.jpg 1440w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></p>
<p style="text-align: left;">Oltre a vario materiale relativo allo sbarco a Siracusa della fiaccola dei Giochi del ’60, la mostra presenta documenti relativi agli “<em>ultimi tedofori</em>”, partendo dai Giochi di Londra del 1948 con John Mark fino a Sydney 2000 con Cathy Freeman; pensando agli ultimi giochi invernali, è presente anche una terza sezione dedicata a vari tedofori dei Giochi Invernali, da Cortina 1956 a Nagano 1998, e un’ultima, tipicamente siracusana, con immagini di tedofori dei Giochi del 2006 e 2026.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.sport24h.it/wp-content/uploads/2026/04/f177f590-b065-4720-888d-95d853f3f37e.jpeg.webp" /></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Adele Costanzo e il suo labirintico buró</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/05/02/adele-costanzo-e-il-suo-labirintico-buro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 20:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Adele Costanzo]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Che ruolo hanno lo spazio e il tempo nelle vicende individuali e nella macrostoria? La letteratura cerca di esprimerlo, se non di spiegarlo, da millenni. E ancora:  le microstorie e la stessa Storia non sarebbero altro che pareidolie, momentanee e illusorie aggregazioni di dati irrelati? Sembrano domande troppo grandi e non passibili di facili risposte, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che ruolo hanno lo spazio e il tempo nelle vicende individuali e nella macrostoria?</p>
<p>La letteratura cerca di esprimerlo, se non di spiegarlo, da millenni.</p>
<p>E ancora:  le microstorie e la stessa Storia non sarebbero altro che pareidolie, momentanee e illusorie aggregazioni di dati irrelati?</p>
<p>Sembrano domande troppo grandi e non passibili di facili risposte, eppure chi legge se le pone, consciamente o meno.</p>
<p>Suggestioni del genere, se non tali appunto, vengono suscitate dalla lettura de “Il buró delle persone scomparse”, romanzo di Adele Costanzo uscito per i tipi di Re[a[]daction.</p>
<p>Il libro può essere letto autonomamente, anche se fa parte di una serie aperta da “Il Grand Tour” e continuata con “Il secondo viaggio”, entrambi pubblicati da ChiPiùNeArt.</p>
<p>Il <em>bur</em><em>ó </em>del titolo è l’ufficio – inteso anche come compito, missione, forse unica vocazione possibile – dei Florentin, padre e figlio, ma “cosa può un <em>bur</em><em>ó</em>, un misero ufficio delle persone scomparse, di fronte a tutti gli anfratti, le buche, i trabocchetti che lo spazio e il tempo disseminano sul cammino della gente?”.</p>
<p>Siamo nell’Europa devastata dalle guerre di successione, in un Settecento che da una parte è caos e sangue e che dall’altra s’inchina alla dea ragione, che elenca classifica sistematizza, <em>Grand Tour</em> e vagabondaggio insieme. <em>Sense and Sensibility</em> si scontrano, diremmo alla Austen, specie nella figura caleidoscopica, camaleontica, inafferrabile di Bernabeysson-Bachume-Pasquale, dalle molteplici identità, dalle teorie e ricerche strampalate eppure rispondenti a una logica personale.</p>
<p>Henri e Antonia hanno perso il figlio naturale di lui e la sorella scomparsa di lei, ma nel contempo hanno trovato e perso se stessi, continuamente, in un labirinto di fughe e agnizioni – pensiamo al <em>Satyricon</em> di Petronio, in cui i personaggi sono immersi in una ridda di vicende che sembra però perderli e riunirli nello stesso spaziotempo, nella stessa gabbia claustrofobica che non permette evasione.</p>
<p>C’è una continua intrusione del narratore, che tra l’altro ci informa delle possibili <em>sliding doors</em> della trama; puntualmente però non si avverano, specie quelle più gradite al lettore, al quale chi racconta si rivolge continuamente: “È un racconto modesto, senza pretese di esaustività, questo che ti proponiamo”. Chi segue le vicende di Antonia, Bachume, Trespetit e dei Florentin viene accompagnato, guidato, seguito da una voce che lo indirizza, spiega, riassume, ricorda il passato dei personaggi, fa congetture per poi smontarle… “Porta pazienza, caro lettore, un po’ alla volta scoprirai […]”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://m.media-amazon.com/images/I/71Xu0Ok+MCL._SY425_.jpg" alt="il buró delle persone scomparse" /></p>
<p>C’è tutta la narrativa d’avventura in questo libro (la <em>Qu</em><em>ête</em>, l’eterna ricerca di persone da riportare a casa – e anche qui: quanto è giusto pretendere di sapere cosa sia a posto e cosa no, quale sia il vero posto delle cose e delle persone? –, il disertore, la spia, il <em>vilain</em>, figli e fratelli e sorelle spariti, carrozze e medicamenti, vite strozzate dalle ingiustizie sociali, in realtà eterne, le storie d’amore contrastate – e ancora: ne vale la pena? Cosa c’è dietro questo desiderarsi e cercarsi e inseguirsi e aspettarsi? Tutto si scolorisce e si consuma, gli amanti appassiscono come foglie nel fango della vita, come i cadaveri inghiottiti dal fiume, come cani rotolati da un monte o massacrati per uno sfizio crudele), che però viene costantemente parodizzata, cioè letteralmente rovesciata, così come la struttura e la stessa ragion d&#8217;essere del romanzo &#8220;storico&#8221;: sembra che il narratore giochi a smontarne il giocattolo, il meccanismo scoperto il quale la magia sparisce: “… a volte ci si appiccica addosso una tristezza che non se ne vuole andare, soprattutto quando il tempo che ci resta è troppo poco per rimettere a posto le cose e quello alle spalle ci scruta inesorabile come un giorno del giudizio”.</p>
<p>Non c’è sorriso, non c’è lieto fine, non c’è apparente senso in ciò che accade.</p>
<p>“Avresti preferito un resoconto di quelli che procedono rispettando il prima e il dopo, privo di omissioni e di descrizioni sommarie. Una specie di cronaca, un verbale. Perdonaci, questa vicenda ci sta provando troppo e devi concederci che a volte chi racconta non ce la fa a riferire certe cose per filo e per segno… Un libro è un libro, un rosario di parole che si succedono in ordine approssimativo arrancando dietro emozioni e vicende che vanno ad altre velocità. È una corsa impari, una battaglia persa. Riportare i fatti è una fatica inutile perché la verità, quella vera, disdegna le nostre paginette”.</p>
<p>Un ammonimento a chi pretende di riprodurre la verità? Di sapere cosa sia degno di racconto e cosa non? Di conoscere quale sia il vero ordine del mondo e porre rimedio al presunto caos dell’esistenza riportando i figli ai padri, le sorelle alle sorelle?</p>
<p>“E se esistesse un ordine diverso da quello riconosciuto come tale e ciò che viene chiamato disordine non fosse che una disposizione delle cose secondo criteri meno condivisi?”.</p>
<p>Questo è un avvertimento diretto al lettore: “Tu, se riesci, non aspettare troppo a rimettere a posto le cose, perché quando la fine arriva non c’è <em>bur</em><em>ó</em>, non c’è Florentin che possano portarti indietro. La vita è caos. L’ordine del mondo è una speranza, un inganno. È solo propaganda”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>250 anni e non sentirli: intramontabile Jane Austen (English version included)</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/25/250-anni-e-non-sentirli-intramontabile-jane-austen/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Concetta La Leggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Museo]]></category>
		<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Jane Austen]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Floridia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 16 dicembre del 1775 nasceva l&#8217;immortale Jane Austen, autrice di sei romanzi più vari scritti giovanili e, ahimè, varie opere incompiute in cui scintillano il suo brio, l&#8217;ironica visione del proprio mondo e dell&#8217;Inghilterra dell&#8217;epoca Regency, uno spirito indomabile e molto altro. Fortunati e numerosissimi i sequel, i prequel, i graphic novel, gli albi, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 16 dicembre del 1775 nasceva l&#8217;immortale Jane Austen, autrice di sei romanzi più vari scritti giovanili e, ahimè, varie opere incompiute in cui scintillano il suo brio, l&#8217;ironica visione del proprio mondo e dell&#8217;Inghilterra dell&#8217;epoca Regency, uno spirito indomabile e molto altro.</p>
<p>Fortunati e numerosissimi i sequel, i prequel, i graphic novel, gli albi, agli adattamenti teatrali, cinematografici, televisivi dei suoi lavori (ricordiamo almeno gli imminenti &#8220;L&#8217;altra sorella Bennet&#8221; e il nuovo &#8220;Orgoglio e pregiudizio&#8221;): non male per una donna che firmò e pubblicò i suoi romanzi con la dicitura &#8220;By a Lady&#8221;.</p>
<p>Siamo ancora in pieno 25oesimo anniversario austeniano e mentre c&#8217;è chi vorrebbe spodestare Jane e Churchill dalle banconote per sostituirli con anodine pulcinelle di mare (tutti si offendono, l&#8217;Europa si vergogna delle proprie eccellenze), a Floridia (SR) il Museo etnografico &#8220;Nunzio Bruno&#8221; e il Centro Studi e Ricerche &#8220;Xiridia&#8221;, sempre pronti a valorizzare il territorio in nome della cultura, hanno promosso e sostenuto la realizzazione di un progetto per celebrare l&#8217;autrice inglese intitolato &#8220;250 anni e non sentirli &#8211; intramontabile Jane Austen&#8221;, in sinergia con il Liceo scientifico &#8220;Leonardo da Vinci&#8221; nella cui aula magna si è tenuto l&#8217;evento conclusivo dell&#8217;iniziativa.</p>
<p>Il recital esplora le eroine dei sei romanzi canonici della scrittrice inglese, mescolando recitazione, musica, canto e movimenti scenici.</p>
<p><img decoding="async" src="https://scontent-fco2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/654950883_1369168828561700_3101353980483398599_n.jpg?_nc_cat=110&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=7b2446&amp;_nc_ohc=HH_iEwR8As0Q7kNvwHCjQVO&amp;_nc_oc=Adp0Zam41-VuwEtX9JaBmtcZesGfnxQl0ctGzwZ4el1N4MW79_2zzLGeiDGhSMbv1ds&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-fco2-1.xx&amp;_nc_gid=8YVZUmFCPiJka7RNvV-DNQ&amp;_nc_ss=7a32e&amp;oh=00_AfwUL0SeGxKCUrAoeBlD43RVkXAEBQcM2YVKRdCuQJylgg&amp;oe=69C9EA84" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante clarinetto, pianoforte, violino e fisarmonica" /></p>
<p>Performance ideata ed eseguita a Canicattini Bagni e Sortino (rispettivamente presso Palazzo Carpinteri e il CineTeatro Italia) in occasione dei 200 anni dalla scomparsa di Jane Austen, è stata riproposta nella felice ricorrenza dei 250 anni dalla sua nascita (1775-1817) da Maria Lucia Riccioli, docente e scrittrice, voce, e da Donatella Motta al pianoforte. Le due artiste hanno anche mimato le letture sceniche proposte dagli alunni.</p>
<p>I ragazzi delle di alcune classi del Liceo scientifico e delle Scienze umane di Floridia (SR) hanno lavorato sulla figura dell&#8217;autrice: la IV D, guidata dalla professoressa Paola Gallo, ha studiato il matrimonio in epoca Regency paragonando le diverse scelte di Charlotte Lucas ed Elizabeth Bennet; la IV H, sotto la guida delle professoresse Maria Spada e Maria Rosa Ferla, si è occupata dell’abbigliamento di quegli anni; la V B, insieme alla professoressa Sofia Piccolo, ha approfondito il tema dell’emancipazione femminile.</p>
<p>Il tutto si è svolto con il coordinamento della referente, la professoressa Carmen Amenta, e sotto l&#8217;egida della Dirigente scolastica Rita Spada.</p>
<p><img decoding="async" src="https://scontent-mxp2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/654816376_1369168785228371_1804820915971708913_n.jpg?_nc_cat=111&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=7b2446&amp;_nc_ohc=p4iBC0tXszMQ7kNvwE9JjmN&amp;_nc_oc=AdoJAbckaK-Q1mSWAH78OOwaMq59GKH73EoZgffX9c6tYVg2vhoEmTZciUdi-x_behg&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-mxp2-1.xx&amp;_nc_gid=2nKIPEXopMSRGVwBBZT90w&amp;_nc_ss=7a32e&amp;oh=00_AfzlHl1dpWH9fVGGY-ecoD8ylYFevHQBXdRJUyVlHXL4wA&amp;oe=69C88DA2" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, flauto, oboe, clarinetto e testo" /></p>
<p>Le docenti insieme alla referente, a Cetty Bruno e ai rappresentanti delle tre classi più Maria Lucia Riccioli e Donatella Motta.</p>
<pre class="tw-data-text tw-text-large tw-ta" dir="ltr" tabindex="-1" role="text" data-placeholder="Traduzione" data-ved="2ahUKEwiD4ZO9gbyTAxVdnf0HHeOLE1oQ3ewLegQIDBAW" aria-label="Testo tradotto: On December 16, 1775, the immortal Jane Austen was born. She was the author of six novels, several early works, and, alas, several unfinished works that showcase her wit, her ironic vision of her world and Regency England, her indomitable spirit, and much more. Her works have spawned numerous and successful sequels, prequels, graphic novels, comic books, and theatrical, film, and television adaptations (let's not forget the upcoming &quot;The Other Bennet Sister&quot; and the new &quot;Pride and Prejudice&quot;): not bad for a woman who signed and published her novels &quot;By a Lady.&quot; We're still in the midst of the 250th anniversary of Austen's birth, and while some would like to oust Jane and Churchill from banknotes and replace them with bland puffins (everyone is offended, Europe is ashamed of its own excellence), in Floridia (SR), the &quot;Nunzio Bruno&quot; Ethnographic Museum and the &quot;Xiridia&quot; Study and Research Center, always ready to promote the region in the name of culture, have promoted and supported a project to celebrate the English author, titled &quot;250 Years and Still Feeling It - Timeless Jane Austen,&quot; in collaboration with the &quot;Leonardo da Vinci&quot; High School, whose auditorium hosted the closing event of the initiative. The recital explores the heroines of the English writer's six canonical novels, blending acting, music, singing, and stage movements. The performance, conceived and performed in Canicattini Bagni and Sortino (at Palazzo Carpinteri and CineTeatro Italia, respectively) to mark the 200th anniversary of Jane Austen's death, was revived on the happy occasion of the 250th anniversary of her birth (1775-1817) by Maria Lucia Riccioli, teacher and writer, and Donatella Motta, piano. The two artists also mimed the staged readings proposed by the students. Students from several classes at the Liceo Scientifico e delle Scienze umani in Floridia (SR) worked on the author's figure: Class IV D, led by Professor Paola Gallo, studied marriage in the Regency era, comparing the different choices of Charlotte Lucas and Elizabeth Bennet; Class IV H, under the guidance of Professors Maria Spada and Maria Rosa Ferla, explored the clothing of those years; and Class V B, together with Professor Sofia Piccolo, explored the theme of female emancipation. The entire event was coordinated by the coordinator, Professor Carmen Amenta, and under the guidance of Headmistress Rita Spada. The teachers, along with the coordinator, Cetty Bruno, and representatives of the three classes, plus Maria Lucia Riccioli and Donatella Motta, were present."><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><strong><span class="Y2IQFc" lang="en">ENGLISH VERSION</span></strong></span></pre>
<p><em>On December 16, 1775, the immortal Jane Austen was born. She was the author of six novels, several early works, and, alas, several unfinished works that showcase her wit, her ironic vision of her world and Regency England, her indomitable spirit, and much more.</em></p>
<p><em>Her works have spawned numerous and successful sequels, prequels, graphic novels, comic books, and theatrical, film, and television adaptations (let&#8217;s not forget the upcoming &#8220;The Other Bennet Sister&#8221; and the new &#8220;Pride and Prejudice&#8221;): not bad for a woman who signed and published her novels &#8220;By a Lady.&#8221;</em></p>
<p><em>We&#8217;re still in the midst of the 250th anniversary of Austen&#8217;s birth, and while some would like to oust Jane and Churchill from banknotes and replace them with bland puffins (everyone is offended, Europe is ashamed of its own excellence), in Floridia (SR), the &#8220;Nunzio Bruno&#8221; Ethnographic Museum and the &#8220;Xiridia&#8221; Study and Research Center, always ready to promote the region in the name of culture, have promoted and supported a project to celebrate the English author, titled &#8220;250 Years and Still Feeling It &#8211; Timeless Jane Austen,&#8221; in collaboration with the &#8220;Leonardo da Vinci&#8221; High School, whose auditorium hosted the closing event of the initiative.</em></p>
<p><em>The recital explores the heroines of the English writer&#8217;s six canonical novels, blending acting, music, singing, and stage movements.</em></p>
<p><em>The performance, conceived and performed in Canicattini Bagni and Sortino (at Palazzo Carpinteri and CineTeatro Italia, respectively) to mark the 200th anniversary of Jane Austen&#8217;s death, was revived on the happy occasion of the 250th anniversary of her birth (1775-1817) by Maria Lucia Riccioli, teacher and writer, and Donatella Motta, piano. The two artists also mimed the staged readings proposed by the students.</em></p>
<p><em>Students from several classes at the Liceo Scientifico e delle Scienze umani in Floridia (SR) worked on the author&#8217;s figure: Class IV D, led by Professor Paola Gallo, studied marriage in the Regency era, comparing the different choices of Charlotte Lucas and Elizabeth Bennet; Class IV H, under the guidance of Professors Maria Spada and Maria Rosa Ferla, explored the clothing of those years; and Class V B, together with Professor Sofia Piccolo, explored the theme of female emancipation.</em></p>
<p><em>The entire event was coordinated by the coordinator, Professor Carmen Amenta, and under the guidance of Headmistress Rita Spada.</em></p>
<p><em>The teachers, along with the coordinator, Cetty Bruno, and representatives of the three classes, plus Maria Lucia Riccioli and Donatella Motta (photo)</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un francobollo per la Riserva Ciane Salina</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/12/03/un-francobollo-per-la-riserva-ciane-salina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Liliana Gissara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 12:23:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Riserve Naturali]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[g. patti]]></category>
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		<category><![CDATA[l.gissara]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksandr Dmitrievic Certkov]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’incontro del primo dicembre per l’istituzione di un ‘tavolo tecnico temporaneo’ di esperti per la salvaguardia e gestione della riserva Ciane Saline, opportunamente l’architetto Giuseppe Patti, già componente del Comitato Scientifico Provinciale, ha ricordato la bella pubblicazione di Italia Nostra su quel sito: l&#8217;unico saggio divulgativo completo sulla riserva curato dalle professoresse Lucia Acerra e &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’incontro del primo dicembre per l’istituzione di un ‘<em>tavolo tecnico temporaneo’</em> di esperti per la salvaguardia e gestione della riserva Ciane Saline, opportunamente <strong>l’architetto Giuseppe Patti</strong>, già componente del Comitato Scientifico Provinciale, ha ricordato la bella <strong>pubblicazione di Italia Nostra</strong> su quel sito: l&#8217;unico saggio divulgativo completo sulla riserva curato dalle professoresse Lucia Acerra e Liliana Gissara ormai difficile da reperire.</p>
<p>Ma un’altra proposta della professoressa Gissara ci piace rispolverare in questo clima di ritrovato interesse per quel sito così importante per la comunità siracusana: un francobollo dedicato al papiro, pianta simbolo e causa prima della istituzione della riserva. Il suggerimento della Gissara, avanzato nel 2014 in occasione dei 60 anni di Italia Nostra, ebbe il placet della Società Botanica Italiana e del Sindaco del tempo, Giambattista Bufardeci. L&#8217;iter però non fu adeguatamente sostenuto dalla Sede presso il Ministero competente e oggi rimane solo il bozzetto e la relazione che riproponiamo: chissà che non sia possibile riproporre oggi quell’iniziativa.</p>
<p>RELAZIONE ILLUSTRATIVA (2014)</p>
<p>Il Papiro, pianta nota e celebrata fin dall’antichità, ha nel fiume Ciane la stazione botanica più importante d’Europa. La peculiarità è tale che nel 1970 il Consiglio d’Europa ha incluso il Papiro del Ciane nell’elenco dei biotipi di grande interesse naturalistico, meritevole della massima tutela. Tuttavia, forse per la sua rarità e per la scarsa opera di divulgazione, è una pianta poco conosciuta.</p>
<p>Il Ciane, piccolo fiume di circa 6 chilometri alimentato da due cospicue sorgenti (Pisima e Pisimotta), scorre a S-W di Siracusa in un’area depressa che un tempo era un’estesa palude (Palude Lisimelia) e sfocia nel Porto Grande sul cui specchio acqueo vige il vincolo paesaggistico istituito con D.A. 30 Settembre 1988, pubblicato sulla GURS n° 52 del 3 &#8211; 12 – 1988. Lungo le rive del piccolo fiume alligna rigogliosa la straordinaria ed elegantissima pianta i cui fusti raggiungono anche i 6 metri, definendo un paesaggio di grande suggestione e di particolare bellezza.</p>
<p>In quel luogo la storia, il mito e la natura hanno celebrato nei secoli i loro riti.</p>
<p>Nel 414 a.C. l’esercito Ateniese al comando di Nicia pose l’assedio a Siracusa accampandosi nella Palude Syraca ai piedi della balza rocciosa su cui sorgeva il Tempio di Giove Olimpico (oggi restano solo 2 colonne); molti soldati, a causa dell’insalubrità del luogo, contrassero la malaria che decimò gli assedianti determinando la vittoria dei Siracusani.</p>
<p>Ovidio narra che Plutone, mentre attraversava la campagna siracusana per recarsi nel suo Regno, rapì Persefone figlia di Zeus e Demetra per condurla con sé; ma incontrò la ninfa Ciane che, riconosciuta l’amica, tentò di impedire che fosse condotta agl’ Inferi. Il Dio, infuriato, batté la terra col tridente generando un passaggio attraverso il quale scomparve sottoterra con la sua amata. Ciane pianse tanto da riempire la buca con le sue lacrime e fu, essa stessa, tramutata in fresca sorgente dalle azzurre (kyanos) acque.</p>
<p>Il luogo è così ameno che è stato oggetto di mirabili descrizioni e di sublimi componimenti letterari da parte di molti viaggiatori, scrittori e poeti che, in ogni epoca, hanno celebrato la limpidezza delle acque e la singolarità della vegetazione.</p>
<p>Il Cyperus papyrus, pianta dal portamento snello ed elegante, originaria del Nilo, tra le più conosciute nell’antichità, è presente lungo tutto il corso del fiume. Si tramanda che nel III sec. A.C. alcune piante di Papiro furono inviate in dono a Ierone II, Re di Siracusa, dal suo amico ed alleato Tolomeo Filadelfo II.</p>
<p>Plinio il Vecchio, nelle Historiae Naturales, descrive il Papiro come una “stravaganza della Natura” dalla quale si ricava un supporto scrittorio assai più comodo e pratico delle tavolette di argilla o delle lastre di piombo. Sia i Greci che i Romani fecero ampio uso della carta di Papiro come supporto per scrivere.</p>
<p>Aleksandr Dmitrievic Certkov (1789-1858), archeologo e botanico russo, visitando il Ciane ha lasciato un significativo elogio del Papiro: “…… noi dobbiamo il retaggio culturale e spirituale della classicità ad una umile pianta di palude trasformata in materiale scrittorio”.</p>
<p>In epoca moderna, la presenza del Papiro lungo il Ciane è stata segnalata dall’ Abate Di Blasi nel 1760 e dal messinese Gallo nel 1762. Nel 1780 l’erudito siracusano Saverio Landolina chiese al Re di Napoli provvedimenti per la conservazione del Papiro del Ciane, sfalciato senza cautele da pescatori e contadini, “per non togliere ai viaggiatori il piacere di ammirarlo ed a Siracusa quel singolare pregio”. A seguito dell’interessamento del Landolina, il Re dispose l’iscrizione del Papiro e del fiume Ciane nel Registro dei Beni Monumentali del Demanio Pubblico.</p>
<p>La specie Cyperus papyrus, descritta da Linneo nel 1762, è una rizomatosa perenne. Dai rizomi si sviluppano i cauli aerei lisci, trigoni, di colore verde intenso, recanti sulla sommità un elegante e denso ciuffo di foglie filiformi; tanto che in gergo popolare il Papiro veniva chiamato “parrucca”. Il fusto può raggiungere i 5 – 6 metri ed è dotato di una consistente zona midollare dalla quale, dopo opportuno taglio e specifica lavorazione, si ottiene la carta di Papiro. Questa speciale “carta”, abilmente decorata, alimenta un fiorente e peculiare artigianato artistico.</p>
<p>Il Cyperus papyrus, per le sue implicazioni storico-culturali, naturalistiche e paesaggistiche, ha tutti i requisiti sia per celebrare degnamente i 60 anni di impegno di ITALIA NOSTRA a tutela dei Beni Culturali, in ogni loro declinazione, sia per costituire il Soggetto di una qualificata emissione filatelica.</p>
<p>Liliana Gissara &#8211; Consigliere Nazionale di ITALIA NOSTRA</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marco Valerio Marziale approda ad Avola: presentazione de &#8220;Il poeta scomodo&#8221; di Paolo Sessa</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/11/27/marco-valerio-marziale-approda-ad-avola-presentazione-de-il-poeta-scomodo-di-paolo-sessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione La civetta press]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 22:21:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
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		<category><![CDATA[Il poeta scomodo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura latina]]></category>
		<category><![CDATA[Marziale]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sessa]]></category>
		<category><![CDATA[Avola]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Venerdì 28 alle 17.30, presso il Mondadori Bookstore di Avola (SR), grazie all&#8217;Associazione Gli Avolesi nel Mondo, la professoressa Grazia Maria Schirinà modererà l&#8217;incontro con Paolo Sessa, l&#8217;autore de &#8220;Il poeta scomodo&#8221; (Arkadia), che dialogherà con la nostra Maria Lucia Riccioli (di cui vi offriamo la recensione al testo), mentre a curare le letture &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" src="https://scontent-fco2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/587192728_3837287189737700_7757170260272101244_n.jpg?_nc_cat=103&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=127cfc&amp;_nc_ohc=WqYuKhb5pOoQ7kNvwEPr2HT&amp;_nc_oc=AdmLI73GY5EChkcXwRvWcdyQTFJxHdoOBuN1-GSsZ5BhZwxFC3LtODncoXAWcx00ry4&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-fco2-1.xx&amp;_nc_gid=d1SHO7yTkZRMNrIO3KpwIA&amp;oh=00_AfhlP2GQT9da__tqN9XMWk8sZ2F-CwxjunuUlq_XZErjNQ&amp;oe=692EA778" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante ‎il seguente testo &quot;‎CANE PAOLOSESSA PAOLO SESSA venerdì 28.11 ore 17.30 Presenta il libro: &quot;Il poeta scomodo&quot;- Arkadia arkadia eclypse MONDADORI BOOKSTORE- AVOLA AVOLA Corso v. Emanuele 265/267/269 Modera: prof Grazia Maria Schirinà Presidente Associazione Gli Avolesi nel mondo Dialoga con l'autore: prof. Maria Lucia Riccioli PAOLO PAOLOSESSA SESSA IL POETA SCOMODO Letture a cura di: Umberto Confalonieri MONDADORI SAAL RG อัีม i In collaborazione con 'ASSOCIAZIONE GLI AVOLESI NEL MONDO f ل MONDADORI ISTORE emozioni e cultura mondadoristore.it‎&quot;‎" /></p>
<p>Venerdì 28 alle 17.30, presso il Mondadori Bookstore di Avola (SR), grazie all&#8217;Associazione Gli Avolesi nel Mondo, la professoressa Grazia Maria Schirinà modererà l&#8217;incontro con Paolo Sessa, l&#8217;autore de &#8220;Il poeta scomodo&#8221; (Arkadia), che dialogherà con la nostra Maria Lucia Riccioli (di cui vi offriamo la recensione al testo), mentre a curare le letture sarà Umberto Confalonieri.</p>
<p>“La poesia, Marcella, si nutre di futuro e si sostiene sulle ali della libertà; non ci può essere poesia nella tirannide, né libero pensiero; guai a sfidare il potere, a mettere in discussione i suoi capricci: un carme può frantumare i tuoi sogni per sempre […].</p>
<p>Paolo Sessa, autore de “Il poeta scomodo”, edito da Arkadia nella collana Eclypse, mette in bocca al poeta latino Marziale la dicotomia che si offre a chi voglia essere un intellettuale veramente libero, non solo nella sua epoca ma in ogni tempo, e quindi ce lo offre per quello che è, come classico che calvinianamente non ha esaurito quello che aveva da dire ma si mostra “attuale” e diremmo di perenne validità.</p>
<p>Poniamo tra virgolette la parola “attuale” perché l’autore (avolese ma trapiantato a Milo, docente di liceo, studioso di linguistica e in particolare della pragmatica della comunicazione  e della voce, scrittore per Maimone, Fioriti, A&amp;B, Bonanno, Algra Editore) non banalizza la vicenda umana e poetica di Marco Valerio Marziale “attualizzandolo” ma lo fa vivere ri-creando il suo mondo, il milieu familiare, amicale, amoroso, artistico, politico dell’epigrammista di Bilbilis, anima dei salotti romani e nel contempo protagonista di un difficile rapporto con il potere: “<em>un poeta scrive poesie, è un gladiatore che combatte con le parole</em>”, artisticamente ma anche praticamente, dato che i suoi componimenti sono un’arma a doppio taglio, strumento per farsi strada nel mondo complesso dell’Urbe e nel contempo testimonianza-confessione dell’urto con il principato in nome di una difficile libertà.</p>
<p>“Ho scritto questo libro come fosse il testamento di un vecchio testardo col cuore diviso a metà fra due mondi: rimpianti? Tanti. Pentimento? Nessuno. Ho fatto ciò che dovevo”.</p>
<p>Scritto in prima persona, questo romanzo in forma di autobiografia e questa biografia in forma di romanzo è un libro che fa scorrere davanti ai nostri occhi il brulichio di quello che all’occhio di un entomologo potrebbe sembrare un verminaio: Roma e i suoi vizi, i suoi splendori, la sua gloria e le sue miserie, il tutto visto e filtrato dall’occhio e dalle parole di uno dei suoi poeti più grandi.</p>
<p>Ma c’è anche la Spagna che non ha dimenticato le proprie origini celtibere e dispiega le proprie “rustiche” ma potenti bellezze.</p>
<p>Ci sono amori da postribolo e sentimenti delicati e tormentosi, amicizie durature, inimicizie furiose, trionfi e violenze, banchetti e massacri.</p>
<p>Paolo Sessa rievoca con vivezza odori, colori, sapori, suoni, sentimenti e pensieri di duemila anni fa e forse in fondo c’è un rispecchiamento o almeno un riconoscimento di sé nel poeta che confessa: “[…] ho vissuto, ho fatto quello che desideravo fare, ho avuto amici, conosciuto la fama e oso credere che i miei epigrammi sfideranno il tempo e saranno letti ancora quando i monumenti funebri di Messala e di Licino saranno ridotti in polvere. I libri buoni sono i soli monumenti che possono farsi beffe della morte”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A 60 ANNI DALLA MORTE, AMMIRATO RICORDO DI SIR WINSTON CHURCHILL</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/11/22/a-60-anni-dalla-morte-ammirato-ricordo-di-sir-winston-churchill/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 07:47:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[A 151 anni dalla nascita (30 novembre 1874) di Winston Leonard Spencer Churchill, il premier inglese simbolo della resistenza contro Adolf Hitler &#8211; il cui gesto della V con le dita della mano destra divenne l&#8217;emblema della vittoria contro il nazismo &#8211; ho deciso di dedicargli un ammirato ricordo attraverso alcuni aneddoti, frasi ed espressioni &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A 151 anni dalla nascita (30 novembre 1874) di Winston Leonard Spencer Churchill, il premier inglese simbolo della resistenza contro Adolf Hitler &#8211; il cui gesto della V con le dita della mano destra divenne l&#8217;emblema della vittoria contro il nazismo &#8211; ho deciso di dedicargli un ammirato ricordo attraverso alcuni aneddoti, frasi ed espressioni divenute celebri.</p>
<p>Figlio dell’aristocrazia anglosassone &#8211; il nonno paterno fu il settimo duca di Marlborough &#8211; giovanissimo divenne ufficiale di cavalleria, combattè in Africa contro i Boeri e &#8211; come reporter di guerra &#8211; in Afghanistan contro i Pastun, distinguendosi per audacia.</p>
<p>Militò tra le file sia del partito dei conservatori, sia del partito liberale e ricoprì numerose cariche: Ministro dell&#8217;Interno (1910 &#8211; 1911), Primo Lord dell&#8217;Ammiragliato (1911 &#8211; 1915), Primo Ministro del Regno Unito per due mandati (1940 &#8211; 1945 e 1951 &#8211; 1955) e Cavaliere dell&#8217;Ordine della Giarrettiera (1953).</p>
<p>Scrisse molti libri di storia che nel 1953 gli valsero il Nobel per la letteratura. Fu anche pittore paesaggista (nel 2021 Angelina Jolie vendette ad un&#8217;asta di Christie&#8217;s a Londra il dipinto &#8220;La Torre della Moschea di Koutoubia&#8221;, che Churchill dipinse nel 1943 per Franklin Delano Roosevelt, per il prezzo di 8,2 milioni di sterline).</p>
<p>Nessuno fu più bravo con le parole; tra le innumerevoli frasi a lui attribuite nel corso dei suoi proverbiali discorsi, forse le più significative furono queste: &#8220;&#8230; Non ho altro da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore &#8230;&#8221;, per preparare il suo popolo a superare l&#8217;ora più buia della guerra, &#8220;Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; ciò che conta davvero, è il coraggio di continuare&#8221;, per sottolineare l&#8217;importanza della perseveranza di fronte agli insuccessi e alle difficoltà.</p>
<p>Nel 1939, tentando di capire il ruolo che avrebbe avuto l&#8217;Unione Sovietica nell&#8217;imminente conflitto, affermò: &#8220;La Russia è un rompicapo avvolto in un mistero che sta dentro a un&#8217;enigma &#8230;&#8221;.<br />
Nel 1946 all&#8217;Università di Fulton, nel Missouri, ospite del presidente Harry S. Truman, creò il modo di dire &#8220;cortina di ferro&#8221;, metafora della divisione dell&#8217;Europa in due blocchi, quello capitalista e quello comunista, da cui ebbe origine quella che fu poi chiamata la Guerra Fredda. &#8220;Da Stettino sul Baltico a Trieste sull&#8217;Adriatico &#8211; disse &#8211; una cortina di ferro è scesa attraverso il continente&#8221;.<br />
Nel 1947, parlando alla Camera dei Comuni, definì la democrazia &#8220;la peggiore forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-35514" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-22-083952-188x300.png" alt="" width="188" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-22-083952-188x300.png 188w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-22-083952.png 445w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /></p>
<p>Churchill sostenne fortemente l&#8217;integrazione europea e fu lui a coniare l&#8217;espressione &#8220;Stati Uniti d&#8217;Europa&#8221; per promuovere un&#8217;Europa unita e pacifica dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel suo discorso a Zurigo del 1946, lanciò la proposta di una federazione europea per garantire stabilità e prevenire conflitti futuri.</p>
<p>A parte i dieci anni (dal 1940 al 1945 e dal 1951 al 1955) vissuti al numero 10 di Downing Street come primo ministro del Regno Unito e quelli trascorsi al numero 28 di Hyde Park dopo che perse le elezioni del 1945, abitò a lungo nella dimora di campagna di Chartwell House a Westerham, nel Kent, con l&#8217;amata moglie Clementine. Chartwell House fu aperta al pubblico nel 1966; nel testamento Churchill inserì gli obblighi a carico del governo inglese di assicurare ospitalità al proprio gatto Jock e dopo la sua morte che ci fosse sempre un gatto Tabby di nome Jock. Nel corso degli anni, generazioni di gatti rossi hanno vissuto a Chartwell che nel maggio 2020 ha accolto Jock VII!</p>
<p>Churchill fu cultore dei piaceri della vita; disse efficacemente: &#8220;I miei gusti sono semplici mi accontento facilmente del meglio&#8221;. Il &#8220;meglio&#8221; furono i sigari Romeo y Yulieta, il Bordeaux Château Lafite Rotschild, lo Champagne Pol Roger, il Cognac Hine e tra le delizie culinarie preferite il cervo, la pernice, la sardina, il salmone, la sogliola, l&#8217;ostrica e il gorgonzola.</p>
<p>Scelse l&#8217;eccellenza in fatto di abbigliamento, autovetture, occhiali, orologi e profumi: le camicie e i papillon di Charvet e di Turnbull &amp; Asser (a cui commissionò anche la realizzazione delle famose &#8220;tute da sirena&#8221;, ossia &#8220;tute a pagliaccetto&#8221; facili da indossare al suono delle sirene antiaeree, ma che mise &#8211; da eccentrico geniale quale fu &#8211; anche in occasioni formali come nel corso della visita alla Casa Bianca nel 1942, deviando dal dress code), le cravatte (solo rosse a tinta unita) di Marinella, gli abiti e i cappotti di Henry Pool &amp; Co, i cappelli di James Lock &amp; Co, i bastoni e gli ombrelli di Thomas Brigg &amp; Sons, le pantofole di Nikolaus Tuczek, i bauli, i borsoni e le valigie di MJ Cave &amp; Sons e di St Dupont, gli impermeabili di Aquascutum. Fu proprietario e/o utilizzatore di diverse Rolls Royce mentre la Land Rover, per celebrare il suo ottantesimo compleanno, gli regalò uno splendido esemplare di jeep. Per gli occhiali restò fedele a C.W. Dixey &amp; Son invece tra le manifatture orologiere riconobbe il pregio di Breguet, di Lemania e di Rolex. Quanto ai profumi, privilegiò Blenheim Bouquet di Penhaligon&#8217;s, Speciale n. 127 di Floris e Tabarome di Creed.</p>
<p>Churchill fu anche un grande viaggiatore; visitò larga parte del mondo e dimorò negli alberghi più esclusivi. Credo non esista persona a cui siano state dedicate più sale e/o suites di Winston Churchill! Arcinote quelle del Legend Old Cataract di Aswan, del The Waldorf Astoria di New York, dell&#8217;Hotel de Paris di Monte Carlo, del The Savoy di Londra, del Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio, del Belmond Villa Sant&#8217;Andrea di Taormina e del Grand Hotel Villa Politi di Siracusa. Nel 1955 nella città di Archimede &#8211; che Winston visitò già nel 1912 &#8211; portò con sé 32 bagagli con l&#8217;etichetta &#8220;proprietà del molto onorevole Sir Winston Churchill&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-35513" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-22-084106-164x300.png" alt="" width="164" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-22-084106-164x300.png 164w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-22-084106.png 522w" sizes="(max-width: 164px) 100vw, 164px" /></p>
<p>Volle moltissimo bene ai gatti e ai cani Barboncino (ne ebbe un paio fulvi che chiamò ambedue Rufus) ma anche il giardinaggio (tra le varietà di fiori, gli dedicarono il Narciso Sir Winston Churchill e l&#8217;Aster Novi Belgii Winston S. Churchill).</p>
<p>Amò profondamente la moglie Clementine, che fu un pilastro fondamentale della sua vita, dalla cui relazione nacquero cinque figli (Diana, Marigold, Mary, Randolph e Sarah). Tra i suoi amici più cari ci furono Charlie Chaplin, Aristotele Onassis e Odette Pol Roger; invece nei confronti della regina Elisabetta II, che lo considerò il più grande politico di sempre, il rapporto tra mentore e allieva, caratterizzato da un profondo rispetto reciproco, evolvé in sincera ammirazione vicendevole.</p>
<p>Morì a Londra il 24 gennaio del 1965 all&#8217;età di 90 anni a seguito di un grave ictus.<br />
Ai funerali di Stato, concessi agli eroi della Patria, parteciparono più di 300.000 persone, statisti di tutto il mondo e circa 350 milioni di telespettatori seguirono il rito funebre in mondovisione. Durante le esequie nella cattedrale di Saint Paul, il Rettore esclamò: “L’Inghilterra ha perso il più grande dei suoi figli”. Per suo desiderio, il feretro fu trasportato in treno a Bladon nell’Oxfordshire, dove fu sepolto nel cimitero della chiesa di St. Martin’s vicino a Blenheim Palace dove nacque.</p>
<p>Nel 2002, in un sondaggio della BBC, Churchill fu votato come &#8220;Greatest Briton of all time&#8221; ossia come &#8220;il più Grande Britannico di tutti i tempi&#8221;, superando personaggi come Charles Darwin, Isaac Newton e William Shakespeare; il sondaggio riconobbe i suoi sforzi di leadership e di inspirazione durante la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Ed allora giù i cappelli e in alto i calici per augurare &#8220;happy birthday&#8221; a Sir Winston Churchill, figura troppo grande per una vita sola, tant&#8217;é vero che gli inglesi lo considerarono personalità &#8220;larger than life&#8221; ovvero &#8220;più grande della vita&#8221;!</p>
<p>Andrea Baio</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL MIO SINDACO, IL NOSTRO SINDACO, IL SINDACO DELLA CITTÀ</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/11/02/il-mio-sindaco-il-nostro-sindaco-il-sindaco-della-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aldo Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 10:37:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Sindaco di Siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica provinciale]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti Civici]]></category>
		<category><![CDATA[comune siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[lealtà e Condivisione]]></category>
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					<description><![CDATA[“Il mio Sindaco” è la frase che più si ripete e diffonde tra la gente per riferirsi a Marco Fatuzzo, sindaco di Siracusa tra il 1994 e il 1998 (allora la sindacatura durava 4 anni) e a distanza di oltre 30 anni ancora presente nella mente e nel ricordo dei siracusani tutti inclusi (sinistra, destra, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il mio Sindaco” è la frase che più si ripete e diffonde tra la gente per riferirsi a Marco Fatuzzo, sindaco di Siracusa tra il 1994 e il 1998 (allora la sindacatura durava 4 anni) e a distanza di oltre 30 anni ancora presente nella mente e nel ricordo dei siracusani tutti inclusi (sinistra, destra, centro, extra, oltre e altro) in maniera trasversale, verticale e orizzontale.</p>
<p>In tanti a tesserne le lodi anche chi all’epoca lo avversava.</p>
<p>Nessuno che abbia dubbi, critiche o polemiche da rivolgergli.</p>
<p>Tentò, rappresentando una forte richiesta di rinnovamento in un periodo storico particolare, di cambiare la politica, la gestione della cosa pubblica avviando nuovi percorsi e con approcci semplici ed efficaci accese tante speranze tra chi della politica non si fidava, quella stessa politica che poco tempo dopo si riorganizzò, lo sconfisse e lo escluse dalle scene.</p>
<p>Fu sindaco grazie soprattutto alla cosiddetta società civile, ai movimenti, non certo grazie ai partiti che “in tempi normali” non lo avrebbero mai candidato e infatti non lo ricandidarono o comunque non lo valorizzarono né sostennero.</p>
<p>Si è detto e scritto che la sua fu una presenza atipica e inusuale nella politica, anomala e inconsueta forse per chi fa politica nella vita ma assolutamente normale e coerente per chi, come Marco Fatuzzo, la politica la intende come servizio, come missione.</p>
<p>Soltanto 4 anni eppure è rimasto dopo decenni nel cuore dei siracusani, un traguardo difficilmente eguagliabile.</p>
<p>È tornato sulla scena politica, in punta di piedi e sommessamente, nel 2018 per sostenere la lista civica Lealtà &amp; Condivisione con Giovanni Randazzo candidato sindaco. Ancora una volta con i Movimenti, ancora una volta per una politica dal basso, tra la gente.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-34829" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/572916558_17897735565338035_5258166129041648477_n-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/572916558_17897735565338035_5258166129041648477_n-300x169.jpeg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/572916558_17897735565338035_5258166129041648477_n-768x432.jpeg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/572916558_17897735565338035_5258166129041648477_n.jpeg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Marco ci ha lasciato e su di lui in molti ne stanno pubblicando ricordi e contributi, in particolare mi piace segnalare quelli “della sua giunta”: Francesco Ortisi, Riccardo Gionfriddo, Roberto De Benedictis, e della “sua squadra”: Salvo Adorno, Tati Sgarlata, tutti co-protagonisti di un percorso molto proficuo che ha messo radici e tracciato solchi che ancora oggi in varie forme persistono.</p>
<p>Il ricordo</p>
<p>Conobbi Marco Fatuzzo a fine anni ‘70 alle riunioni di un assemblamento che metteva insieme associazioni e movimenti per discutere sulle questioni dell’epoca. Tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 ci fu a Siracusa un certo fermento tra varie realtà che si confrontavano su varie questioni (per es.missili a Comiso, Marcia per la Pace, assistenza immigrati). Lui apparteneva ai Focolarini e mi colpì subito la sua mitezza, la sua disponibilità ad ascoltare tutti, senza mai alzare la voce, senza mai entrare in conflitto con nessuno.</p>
<p>Poi dopo oltre 10 anni lo ritrovai al cosiddetto “Tavolo Iris” la sede della Cooperativa omonima che aveva promosso un percorso tra varie realtà (gruppi, associazioni e ciò che restava dei partiti all’indomani dello scandalo di Tangentopoli) per proporre alla città un programma e un candidato sindaco alla imminenti elezioni amministrative, per la prima volta ad elezione diretta. E lui, dopo tentennamenti e insistenze, accettò e si ritrovò sindaco della città.</p>
<p>Non so dire se fu un miracolo, una casualità o un successo di strategia politica. Forse tutti e tre.</p>
<p>Era la primavera del 1994, la Primavera Siracusana. E di quella fase storica, sociale e politica, continuerò a parlare in prossimi articoli traendo spunto da un Volume che di quel periodo ne fece oggetto di studio e analisi.</p>
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		<title>Leonardo Sciascia indaga: delitti e metaletteratura nel romanzo di Silvana La Spina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 13:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Marsilio]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno scrittore di cose, Leonardo Sciascia. Quindi forse il più adatto a divenire un investigatore di carta. A trasformare il celebre racalmutese in detective è Silvana La Spina, nel suo ultimo romanzo intitolato appunto “Un rebus per Leonardo Sciascia”, edito da Marsilio. Un giallo metaletterario, dunque. Impregnato di letteratura e scrittori: Sciascia si improvvisa investigatore &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scrittore di cose, Leonardo Sciascia.</p>
<p>Quindi forse il più adatto a divenire un investigatore di carta.</p>
<p>A trasformare il celebre racalmutese in detective è Silvana La Spina, nel suo ultimo romanzo intitolato appunto “Un rebus per Leonardo Sciascia”, edito da Marsilio.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.marsilioeditori.it//media/libri/2979157.jpg" alt="Un rebus per Leonardo Sciascia " /></p>
<p>Un giallo metaletterario, dunque. Impregnato di letteratura e scrittori: Sciascia si improvvisa investigatore “malgrado tutto” (con il discreto e significativo sostegno della moglie Maria, anch’essa “rivivificata” dalla penna della La Spina); a diventare con “Nanà” personaggio di un libro è pure Vincenzo Consolo, è Gesualdo Bufalino, è Giuseppe Bonaviri; il piemme Biagio Villari che indaga sulla morte del giudice Aurelio Arriva è un discreto poeta, c’è un dottor Verga e perfino uno ‘Ntoni, una delle Immacolatine è Cecilia Gangemi (i romanzi come scatole cinesi, come mondi che contengono altri mondi, libri che parlano di libri: come dimenticare la commissaria dei gialli di Silvana La Spina, “lo sbirro femmina” Maria Laura Gangemi?), la vicenda che come un colpo di dadi avvia la narrazione si svolge nei giorni dell’agonia di Italo Calvino, Pasolini è evocato come un convitato di pietra. E addirittura, forse la chiave del mistero della morte di Arriva e di quel che ne consegue si nasconde in una storia che risale ai tempi della peste raccontata da Manzoni…</p>
<p>Non mancano le nobildonne da romanzo dell’Ottocento, come donna Assunta, le vecchie serve (ah, la creata Antonia!) come la fedele Peppina Palumbo, le donne infelici e imperscrutabili insieme come Elena Arriva e la madre inglese, le mogli paesane e le fidanzate continentali, le ragazze moderne e quelle intrappolate nei vecchi schemi femminili, i pettegolezzi di paese, l’ipocrisia e il tornaconto personale e familiare, il postino con il suo carico di lettere anonime (Sciascia docet), le tragedie che consumano bambini e ragazzi e divorano chi resta, i brigadieri, i marescialli e i capitani dell’Arma (anch’essi ampiamente frequentati dalla letteratura)… non manca l’onnipresente mafia, con il suo patrocinio avvelenato, mentre la legge è “per i privilegiati”.</p>
<p>La giustizia è un’illusione, la verità una chimera o forse una Medusa che impietra chi la guardi negli occhi.</p>
<p>E naturalmente non manca la Chiesa, con le sue feste per la Madonna Bambina, con gli arcipreti divisi tra tonaca e piaceri del letto (e a suo modo Don Lillo investiga pure lui), le processioni con tanto di <em>muschittarii </em>e <em>mascuna</em>.</p>
<p>Protagonista è la Sicilia, apparentemente immobile, gattopardiana. Le sue ipocrisie, i suoi silenzi, i suoi millenari difetti. Racalmuto, col suo nome arabo, le sue infernali zolfare, i suoi segreti, la sua essenza che trapassa dall’omertà al pettegolezzo. La Sicilia e Racalmuto (dove l’autrice stessa ha vissuto, oltre naturalmente ad aver conosciuto personalmente Sciascia, unica donna in un “circolo” letterario prettamente maschile) sono però metaletterari anche loro, doppi, simboli che rimandano ad altro, come l’elusiva parlata e dialettica dei siciliani.</p>
<p>A restare è quindi la letteratura, “quella vera”, come dice Silvana La Spina nella sua nota finale, quella che trasmuta i ricordi in memoria e storie, quella che “corre ancora liquida nelle nostre vene”: la scrittrice ha fatto delle cose di Sicilia e delle sue memorie l’oggetto della sua poetica (pensiamo, per fermarci solo ai libri più recenti dell’autrice, al Pirandello de “L’uomo di zolfo”, ad “Angelica”, usciti rispettivamente per Bompiani e Neri Pozza) e forse queste parole riferite a Leonardo Sciascia le possono attagliare benissimo:</p>
<p>“Scrivere, come sempre, era per lui la salvezza. Scrivere era allontanarsi dal presente. Era ricreare un mondo, dove le parole erano tutto: stelle, pianeti, intere galassie…</p>
<p>Scrivere era un gesto etico.</p>
<p>Altrimenti, perché avrebbe dovuto avere quel dono, e perché la fortuna dei suoi scritti?</p>
<p>Sì, c’era un disegno dietro tutto quanto.</p>
<p>Sì, lui doveva essere testimone e cantore dei suoi tempi, della sua gente…”</p>
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