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	<title>Opinioni &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 07:28:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Scandaloso Tony</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/14/scandaloso-tony/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Icarus Cittadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 07:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi prego, prestatemi orecchio, vengo per “seppellire” TonyPitony, non per lodarlo! Ma prima della tumulazione qualche domandina me la farei. Da dove sbuca fuori questo frutto spurio della produzione musicale italiana metamoderna? Cosa nasconde questo esplosivo miscuglio di canzone teatro cabarettistico-circense che riempie le piazze, dando vita ad un liberatorio rito collettivo, in cui i &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi prego, prestatemi orecchio, vengo per “seppellire” TonyPitony, non per lodarlo!</p>
<p>Ma prima della tumulazione qualche domandina me la farei. Da dove sbuca fuori questo frutto spurio della produzione musicale italiana metamoderna? Cosa nasconde questo esplosivo miscuglio di canzone teatro cabarettistico-circense che riempie le piazze, dando vita ad un liberatorio rito collettivo, in cui i fedeli rispondono in coro alle oscene invocazioni del ministro officiante? Booohhh, sarebbe la risposta sincera e fuori luogo, per rimanere in sintonia con l’oggetto perturbante. Ma siccome il campo delle ipotesi è più largo di quello che si fa chiamare progressista, provo a sparare anch’io qualche stronzata.</p>
<p>Direi che la prima mossa da fare per cercare di capirne qualcosa è andare ad un suo concerto, cioè ad un suo spettacolo, che comincia già prima del concerto, quando protagonista è la folla del pubblico pagante, che gioiosamente fa a gara per apparire sui maxischermi posti ai lati dell’altare-palcoscenico, inquadrata dalle telecamere che riprendono i volti da prospettive diverse: e allora ci si mette sulle spalle di un compagno per svettare in alto, o si indossa la maschera dell’idolo officiante, o si sbandiera un cartello con la scritta creativa,“Tony mostraci il culo”, da bravi chierichetti che prendono parte al rito sacro, seppure da comparse.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-42674" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-14-090210-203x300.png" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-14-090210-203x300.png 203w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-14-090210.png 385w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></p>
<p>Nel mentre appaiono in successione inserti pubblicitari degli sponsor, annunci di nuovi spettacoli in programma, spot da pubblicità progresso, in successione “a come viene”, per cui dopo lo spot della polizia di stato sul “viaggiare sicuri”, che ti raccomanda, bla bla bla, di non metterti alla guida se hai bevuto, perché metteresti a repentaglio la vita tua e l’altrui, ti compare a ruota il lancio pubblicitario della birra ghiacciata da consumare all’istante per drenare la sete: sottotesto per i non udenti, “sono tutte minchiate”. In effetti, che si possa trattare di minchiate i non udenti lo avevano già intuito all’ingresso della sala del regno, quando, dopo essere stati costretti dagli addetti alla “sicurezza” a consegnare le bottigliette d’acqua in quanto pericolosamente dotate di tappo-proiettile, si sono visti rifilare dal baretto interno una analoga bottiglietta in totale stato di integrità, tappo incluso, a prezzi osceni. Quel “sono tutte minchiate”, è in fondo la verità di fede, che da lì a poco verrà proclamata dall’altare-palcoscenico, in una esplosione di luci e di suoni, quando a trionfare sarà la musica: ha così inizio la messa beat dei millennials.</p>
<p>Da neofita giunto qui senza un adeguato catechismo intuisco ben presto che c’è una base concettuale comune alle melodiche preghiere offerte al culto dei fedeli: il sesso. Ma questo non deve trarre in inganno: non vi è nulla di più pudìco di questa ossessiva presenza del sesso nei gesti, nei testi e nelle teste di chi canta e di chi ascolta. Si tratta di un sesso totalmente deroticizzato, inteso più come pratica igienica di scarico ormonale, che di intrigante trasgressione. Qui di trasgressiva c’è solo la facciata, che non a caso è una maschera. La maschera di TonyPitony: sacerdote-divo.<br />
Ma Concittadini, ascoltate bene, quella maschera parla di noi. La maschera in volto è l’equivalente del calcolato camuffamento con cui comunemente amiamo recitare nel nostro civile conversare. Solo con una maschera in volto osiamo dire l’indicibile: non si tratta di verità, ma di rivelazioni. La società delle madri e dei padri che nei dibattiti da apericena reagisce scandalizzata al turpiloquio di questi smaliziati ventenni, allevati nel tempo libero tra abusivismo edilizio, depistaggi ed evasione fiscale, non è in grado di riflettere sulle proprie responsabilità. E inorridisce per le deviazioni dalla norma, quando migliaia di voci cantano all’unisono il melodioso monologo interiore del neoromanticismo mercantile:</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-42675" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1a4b891f-d2e8-47de-b67b-3d8dbdeb8c66-273x300.jpg" alt="" width="273" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1a4b891f-d2e8-47de-b67b-3d8dbdeb8c66-273x300.jpg 273w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1a4b891f-d2e8-47de-b67b-3d8dbdeb8c66-955x1050.jpg 955w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1a4b891f-d2e8-47de-b67b-3d8dbdeb8c66-768x845.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1a4b891f-d2e8-47de-b67b-3d8dbdeb8c66.jpg 1053w" sizes="(max-width: 273px) 100vw, 273px" /><br />
“Donne ricche”:<br />
Mia nonna, quando è morta, non mi ha lasciato niente/Mio nonno è esploso in guerra, non mi ha lasciato il Rolex/Ma tu, bro, sei diversa, la mia rivoluzione/Non vado a lavorare, tuo padre è senatore/(…) Per te laverei i piatti, mi scopo una Dyson/Sarei con una ricca anche se fossi gay/(…) Ho il cazzo duro, scoppia come Chardonnay/Voglio stapparlo con te stanotte, eh, eh/ (…) Ho il cazzo-grattacielo, non c&#8217;ho più l&#8217;orgoglio/Tre metri sopra il pelo quando apri il portafoglio<br />
Voglio i tuoi soldi, mica la tua anima (…)<br />
E via di questo passo, la funzione va avanti, inframmezzata dalle apparizioni ora di un elfo sculettante che ci mette in guardia sulla necessità di rispettare madre-natura, ora di un nano da palcoscenico, che si presenta come un bimbo annegante tra la folla, provvidenzialmente posto in salvo da una donna-scialuppa tenuta a galla da due seni enormi, mentre per tutto il tempo dell’esibizione una nonna cucina sul palco un risotto al ragù che verrà distribuito ai fedeli al momento dell’eucarestia. Perché non c’è nessuna ingenuità in tutto ciò che accade dentro e fuori il palco: pensiero calcolante e pensiero meditante non operano distintamente né tantomeno in contrasto tra loro.</p>
<p>La macchina dello spettacolo che si vuole sputtanare è la stessa da cui si ricava nutrimento; il risultato è uno dei frutti del narci-cinismo recalcatiano, con buona pace per l’invito alla “diserzione” di Bifo e dei suoi epigoni. Ne viene fuori un composto sapientemente condito con la buona musica, che rende commestibile il lutulento pasto verbale, facilitandone la cantabilità: “Resterà di me solo una macchia sui vestiti di Chanel”. D’altronde la rima, si sa, aiuta a ricordare, tant’è che un tempo vi erano molti pastori e contadini analfabeti che conoscevano a memoria interi canti della “Commedia”. Così sarà facile recitare in coro: “E non importa se non me la dai/Ti distruggo il culo mentre dormirai”.<br />
Giunti alla benedizione finale, il sacerdote-divo lancia un’ultima illuminante raccomandazione all’assemblea dei fedeli: “Ricordate, l’importante è giocare. Chi non gioca non è vecchio. È morto!”.<br />
Allora, esci dal tempio con in corpo la inquietante sensazione che ti abbiano preso per il culo. E ti è pure piaciuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="font-size: 10pt;">(foto dal web)</span></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>ANCORA CICLISTI UCCISI IN STRADA. QUALI STRATEGIE NECESSITANO?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/24/ancora-ciclisti-uccisi-in-strada-quali-strategie-necessitano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Cavarra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 16:41:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte di leggi]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni Pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[Associazioni ciclistiche]]></category>
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					<description><![CDATA[I numeri li conosciamo fin troppo bene. Le cronache ne sono piene, ogni giorno, con una regolarità spaventosa. Adele, il piccolo undicenne emiliano, Sara, Mirela. Nomi che non sono solo statistiche, ma vite spezzate, famiglie distrutte. Nel 2024, 204 ciclisti uccisi, nel 2025, 222 ciclisti uccisi, nel 2026 fino a fine maggio 100 ciclisti uccisi. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I numeri li conosciamo fin troppo bene. Le cronache ne sono piene, ogni giorno, con una regolarità spaventosa. Adele, il piccolo undicenne emiliano, Sara, Mirela. Nomi che non sono solo statistiche, ma vite spezzate, famiglie distrutte.</p>
<p>Nel 2024, 204 ciclisti uccisi, nel 2025, 222 ciclisti uccisi, nel 2026 fino a fine maggio 100 ciclisti uccisi. Le regioni del ￼nord, sono quelle che statisticamente registrano più vittime, ma non perché al sud si sia più rispettosi, ma semplicemente perché il numero dei ciclisti, soprattutto urbani, è inferiore.</p>
<p>Ciclisti sportivi e ciclisti urbani. Madri, mariti, figli, amici, colleghi, persone che sono state uccise da una violenza stradale che non accenna a fermarsi. Le cause sono sempre le stesse e drammaticamente banali: l’alta velocità o la distrazione di chi guida guardando lo schermo di un cellulare anziché la strada, a seguire le infrazioni del codice della strada come sorpassi pericolosi e guida sotto effetto di droghe o alcolici.<br />
Da ciclista, oggi, devo fare una confessione dolorosa: <strong>io ho paura</strong>.<br />
Ho il terrore di praticare lo sport che amo. Quella che un tempo era considerata un’oasi di libertà, di fatica pulita e di contatto con la natura, si è trasformata in una roulette russa. La paura arriva alle spalle, tremo ogni volta che sento il rombo di un motore che da dietro si avvicina, sperando che chi sta al volante non stia mandando un messaggio sul cellulare.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-41616" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/686186373_2025329861733563_3891932449645391512_n-273x300.jpg" alt="" width="273" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/686186373_2025329861733563_3891932449645391512_n-273x300.jpg 273w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/686186373_2025329861733563_3891932449645391512_n-768x844.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/686186373_2025329861733563_3891932449645391512_n.jpg 896w" sizes="(max-width: 273px) 100vw, 273px" /></p>
<p>L&#8217;incubo peggiore è quello che ti appare davanti: automobilisti incoscienti che per non attendere tre secondi, decidono di invadere la corsia opposta (la mia) per effettuare sorpassi folli. Ti ritrovi un muro di lamiera che ti punta a tutta velocità frontalmente, esattamente come è successo a Mirela. In quel momento non hai scampo, non hai margini di manovra, sei solo un bersaglio indifeso.<br />
Di fronte a questa carneficina quotidiana, sorge spontanea una domanda: cosa fanno le istituzioni?</p>
<p>La risposta, nei fatti, è drammaticamente vicina al nulla.<br />
Mentre sulle strade si consuma una strage, la politica sembra muoversi in una realtà parallela. Si discute di riforme del Codice della Strada che fino ad oggi non sono servite a nulla. Occorre un sistema di forte repressione del fenomeno. Adesso! Chi dice che la soluzione sia educare i bambini per il futuro, tratta solo una parte del problema rinviando l’emergenza che è OGGI e non può aspettare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-41615" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/489891041_10232622496817140_1061849218159111690_n-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/489891041_10232622496817140_1061849218159111690_n-300x300.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/489891041_10232622496817140_1061849218159111690_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/489891041_10232622496817140_1061849218159111690_n-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/489891041_10232622496817140_1061849218159111690_n-768x768.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/06/489891041_10232622496817140_1061849218159111690_n.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Secondo me di fronte al delirio di onnipotenza di chi guida in maniera irresponsabile, che sorpassa ovunque e comunque, occorre ben altro: Forze dell’Ordine ad ogni angolo della città, autovelox in tutte le strade a scorrimento veloce. Siamo in guerra, troppe vitteme, la decisione è necessaria oltre che opportuna. Abbiamo assistito alla guerra ideologica contro le &#8220;Città 30&#8221;, una misura che in tutta Europa salva vite umane, ma che in tante città italiane viene ostacolata in nome del &#8220;diritto a correre&#8221;, persino dalle istituzioni.<br />
Le infrastrutture restano precarie e insicure. Manca il coraggio politico di fare una scelta radicale: mettere la vita e la tutela dell&#8217;utente fragile al centro della mobilità, prima della fluidità del traffico motorizzato.<br />
Non possiamo più accettare che uscire in bicicletta (per andare al lavoro o a scuola, per sport o per passatempo) significhi rischiare la vita a ogni curva, falciati da dietro o travolti frontalmente. Non possiamo più tollerare le condoglianze di facciata delle istituzioni, a cui non seguono mai azioni concrete ed efficaci.</p>
<p>Noi ciclisti continueremo a pedalare, ma finché lo Stato non deciderà di fermare questa violenza, la strada rimarrà un bollettino di guerra.</p>
<p>Maria Grazia Cavarra, ciclista.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Atossa in occhiali neri: se l&#8217;espediente moderno cancella l&#8217;universale</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/19/atossa-in-occhiali-neri-se-lespediente-moderno-cancella-luniversale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario blancato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro greco]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[aristotile]]></category>
		<category><![CDATA[intellettuali sdiracusani]]></category>
		<category><![CDATA[atossa]]></category>
		<category><![CDATA[tragedie greche]]></category>
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					<description><![CDATA[In un suo recente intervento l’amico Salvo Baio, su &#8220;la Civetta&#8221; dello scorso 18 giugno, ha spiegato i motivi di un certo disimpegno degli intellettuali sui temi a loro più congeniali e ha portato ad esempio le recenti rappresentazioni classiche gestite dall’INDA al Teatro Greco di Siracusa. Dice testualmente: “Penso alle rappresentazioni classiche e alla &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un suo recente intervento l’amico Salvo Baio, su &#8220;la Civetta&#8221; dello scorso 18 giugno, ha spiegato i motivi di un certo disimpegno degli intellettuali sui temi a loro più congeniali e ha portato ad esempio le recenti rappresentazioni classiche gestite dall’INDA al Teatro Greco di Siracusa. Dice testualmente: “<em>Penso alle rappresentazioni classiche e alla tendenza (che avanza) di mettere in scena al Teatro greco attori e attrici in tuta mimetica, in giacca e cravatta, hostess che servono bevande, la regina Atossa in pantaloni rossi e occhiali neri come una diva di Hollywood e (perché no?) personaggi in jeans che invocano col telefonino gli Dei. Per non parlare di alcuni registi che stravolgono la tragedia per adattarla al proprio estro, degno di migliore causa. I vari Mario Blancato, Paolo Fai, Paolo Madella, Roberto Fai dovrebbero insorgere per contrastare gli eccessi di questa tendenza modernista che stride con la sacralità della tragedia ateniese</em>”.</p>
<p>Eccomi qua. Premetto che da qualche tempo non assisto più alle rappresentazioni classiche perché avverto un forte disagio nel vedere la tragedia greca trasformata in un fenomeno di richiamo popolare e di esibizionismo modernista, che stride con la storia e la grande cultura greca che ha prodotto tali alti e monumentali momenti di riflessione sia sull’esistenza degli uomini sia sulle grandi emozioni scaturite dalla vivida fantasia del popolo ateniese.</p>
<p>A mio modo di vedere, dopo avere spiegato per 40 anni la storia della tragedia greca, le rappresentazioni classiche dovrebbero avere come finalità non tanto quella di emozionare il pubblico con espedienti materiali, ma di coinvolgere gli spettatori per creare insieme <em>paura e pietà</em>. Non perché lo diceva Aristotele, ma perché oggettivamente questi due sentimenti sorgono spontanei per la precarietà dell’esistenza umana sottoposta ai casi più sorprendenti (basti pensare al mito di Edipo, al mito di Eracle, alle vicende di figli di Edipo, alle vicende troiane e agli eroi mitologici, che formano il substrato culturale da cui provengono).</p>
<p>Ma questo è possibile se viene spiegato anche il contesto storico e la vera funzione del teatro in Grecia, nella sua essenza di grandi messaggi ed insegnamenti, partendo da questo presupposto: la tragedia è un unicum nella storia mondiale perché essa non è assimilabile a nessun’altra forma di cultura civile e religiosa sorta nel Mediterraneo di quel periodo. Pertanto essa ha carattere universale e non può limitarsi a rappresentare fenomeni epidermici. La tragedia era una forma di educazione alla partecipazione democratica e all’espansione dell’economia mercantile, rappresenta il tessuto connettivo di un’intera civiltà. Pertanto, i suoi principi sono l’educazione delle masse marinaie e agricole dell’Attica del V secolo.</p>
<p>Quindi il contesto, in tale occasione, serve per comprendere anche contraddizioni profonde quali ad esempio la condizione della donna, che nella civilissima Atene non aveva nessun diritto, se non quello di fare ed educare bambini. Medea, Fedra, Deianira, Antigone, Ismene soffrono la loro condizione di segregate ma allo stesso tempo nessun poeta ha saputo descrivere come Euripide le vere condizioni della donna ateniese in tutti i risvolti psicologici e di follia.</p>
<p>La tragedia che ho in testa è questa. E faccio fatica a comprendere i giovani che con il cellulare parlano con i loro dei e a vedere Atossa, la potente regina dei Persiani, vestita da attrice moderna.</p>
<p>Penso semplicemente che avvicinarsi alla tragedia greca significhi vedere nella prospettiva storica, con le loro vesti, con le loro abitudini, con i loro difetti. Non c’è alcun motivo di modernizzarla dal punto di vista estetico perché l’insegnamento sotteso è sempre lo stesso, nel senso che la tragedia non offre mai soluzioni facili ma si limita a presentare una situazione di angoscia e dolore che, da quanto esiste l’uomo, è qualcosa di immutabile. Se voglio descrivere il Giappone feudale con i suoi samurai, non rappresento i giapponesi con giacca e cravatta; se voglio parlare di Roma imperiale, non penso a Nerone con i jeans. A chi serve questa modernizzazione? Chi impedisce al regista di dare un’interpretazione propria, personale, diversa di qualunque tragedia? Perché rivestire i nostri personaggi con espedienti moderni? Qual è la necessità?</p>
<p>Il linguaggio universale della tragedia sta proprio nella sua applicazione a qualunque periodo.</p>
<p>Sobrietà e aderenza al testo, mi sento di dire solo questo. Mi fa piacere che la mia ex alunna Anna Spadaro proprio in questi giorni faceva in un post per lo più le mie stesse osservazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’inerzia degli intellettuali e il puzzo di Priolo</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/18/leffimero-del-potere-e-il-disimpegno-degli-intellettuali-siracusani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 05:53:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salubrità]]></category>
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					<description><![CDATA[Più o meno la scena è questa. C&#8217;è un signore, il sindaco, con la fascia tricolore e accanto a lui gli uomini del Palazzo, amministratori, tecnici, schierati in prima fila come a dire che il merito dell&#8217;opera che si sta inaugurando è anche loro. Dietro la prima fila c&#8217;è un seguito di persone che allungano &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più o meno la scena è questa. C&#8217;è un signore, il sindaco, con la fascia tricolore e accanto a lui gli uomini del Palazzo, amministratori, tecnici, schierati in prima fila come a dire che il merito dell&#8217;opera che si sta inaugurando è anche loro. Dietro la prima fila c&#8217;è un seguito di persone che allungano il collo per vedere (e farsi vedere) meglio. Poi il discorsetto per incensarsi, gli applausi, le foto opportunity, il susseguirsi di selfie da mandare agli amici e ai parenti. E infine, ma solo per le grandi occasioni, l&#8217;immancabile spettacolo di Peparini. La &#8220;nuova&#8221; politica non rinuncia ai vecchi rituali, anzi li rivaluta e li moltiplica. Il taglio del nastro enfatizza l&#8217;opera che si inaugura, non importa se con anni di ritardo, se incompleta, se a costi raddoppiati o anche triplicati.</p>
<p>Il nostro sindaco fa volentieri sfoggio della fascia tricolore, non saprei dire se per vanità o per senso dell&#8217;istituzione che rappresenta. Però quando c&#8217;è da dare conto ai cittadini del perché in un quartiere manca l&#8217;acqua, o non si fa il diserbo, o non c&#8217;è una striscia di verde o le strade sono come il formaggio svizzero o non si rimuove la discarica abusiva, il senso dell&#8217;istituzione svanisce e il sindaco sparisce. I suoi assessori perdono la parola o tutt&#8217;al più ripetono l&#8217;odiosa tiritera: siamo a conoscenza del problema e stiamo lavorando per risolverlo.</p>
<p>La politica ha cambiato i modi di esprimersi, ha svuotato la partecipazione e a decidere sono in pochi. I partiti sono sempre più evanescenti e destrutturati. È tornato di moda l&#8217;effimero e il suo più convinto sostenitore è proprio il sindaco Italia.</p>
<p>Questo declino della politica, caratterizzato dal tramonto dell&#8217;illusione di &#8220;<em>un nuovo modo di governare</em>&#8221; e dalla mera gestione del potere senza un orizzonte ideale, ha scavato fossati nel rapporto con alcuni corpi intermedi la cui funzione (è il caso degli intellettuali) di contribuire a formare un pensiero critico o il cui impegno (è il caso degli ambientalisti) per la tutela dell&#8217;ambiente si sono appannati.</p>
<p>L&#8217;opinione che sommessamente sostengo è quella del disimpegno degli intellettuali e degli ambientalisti siracusani, dovuto alla miseria della politica e forse anche alla perdita di fiducia nella possibilità di cambiare le cose. Faccio alcuni limitati esempi per comodità di ragionamento. Penso alle rappresentazioni classiche e alla tendenza (che avanza) di mettere in scena al Teatro greco attori e attrici in tuta mimetica, in giacca e cravatta, hostess che servono bevande, la regina Atossa in pantaloni rossi e occhiali neri come una diva di Hollywood e (perché no?) personaggi in jeans che invocano col telefonino gli Dei. Per non parlare di alcuni registi che stravolgono la tragedia per adattarla al proprio estro, degno di migliore causa. I vari Mario Blancato, Paolo Fai, Paolo Madella, Roberto Fai dovrebbero insorgere, come hanno fatto in passato, per contrastare gli eccessi di questa tendenza modernista che stride con la sacralità della tragedia ateniese. Il Teatro greco non è un teatro al chiuso.</p>
<p>Un altro esempio di disimpegno. Da un mese i cittadini di Priolo sono costretti a convivere, tappati in casa, con persistenti miasmi che ammorbano l&#8217;aria e la rendono irrespirabile, al punto che il sindaco Gianni ha richiesto alle autorità competenti di fermare gli impianti industriali. Il giornale La Sicilia nei giorni scorsi ha titolato così un pungente articolo di un suo giornalista:&#8221;Aria, un mese consecutivo di veleni&#8221;. Il telegiornale della Rai regionale ha fatto un bel servizio, dando voce al disagio dei priolesi. Sembra che i miasmi industriali, spinti dal vento, stiano lambendo altri comuni e perfino Siracusa.</p>
<p>Una situazione seria, eppure ignorata dagli ambientalisti. È come se, dopo essere stati per molti anni la spina nel fianco di chi inquinava, si fossero stancati, demotivati.  L&#8217;altro caso, oggetto in passato di numerosi interventi da parte di esponenti qualificati del mondo ambientalista, è quello del depuratore di contrada Canalicchio che scarica i reflui civili depurati nel porto grande.  Non mi spiego perché non ci sia un movimento di protesta per costringere il governo regionale a fare i lavori necessari per attivare la condotta Ciana attraverso la quale convogliare i reflui civili nel depuratore Ias. Me lo chiedo per capire, non per polemizzare.</p>
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		<title>Il Partito Democratico diserta la parata del 2 Giugno</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/03/il-partito-democratico-diserta-la-parata-del-2-giugno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 16:52:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democrtaico]]></category>
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					<description><![CDATA[Ha fatto bene Elly Schlein a non andare alla parata del 2 giugno? No, ha fatto male, anche se il protocollo non prevede l&#8217;invito ai leader dei partiti. Hanno fatto peggio  a disertare  i due capigruppo del Pd alla Camera (Chiara Braga) e al Senato (Francesco Boccia) perché espressamente invitati.  Quando l&#8217;invito è legato alla &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha fatto bene Elly Schlein a non andare alla parata del 2 giugno? No, ha fatto male, anche se il protocollo non prevede l&#8217;invito ai leader dei partiti. Hanno fatto peggio  a disertare  i due capigruppo del Pd alla Camera (Chiara Braga) e al Senato (Francesco Boccia) perché espressamente invitati.  Quando l&#8217;invito è legato alla carica che si ricopre, la buona educazione istituzionale consiglia di onorarlo. Non si trattava del taglio di un nastro, ma  dell&#8217;ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica.</p>
<div> Al posto della Schlein mi sarei sarei mescolato alla gente comune.  Detto questo, considero incoerente il protocollo nella parte in cui non prevede la presenza ufficiale  dei capi partito. Furono i partiti (la DC, Il PSI, il PCI, il Partito Repubblicano, il Partito d&#8217;Azione) a volere il referendum tra Monarchia o Repubblica, a mettere  in piedi un&#8217;organizzazione capillare per  portare donne (che votavano per la prima volta) e uomini a votare,  insomma a far nascere la Repubblica. Escluderli, secondo me, equivale a disconoscere questo loro merito storico.</div>
<div>Sono favorevole alla sfilata delle Forze armate e delle rappresentanze della società civile, del volontariato, della difesa della pace, ma non dei carri armati e dei mezzi di guerra, che contrastano con lo spirito della ricorrenza.  Il 2 giugno va festeggiato anche perchè  è entrato nel cuore degli italiani che ne condividono il suo vero significato.</div>
<div></div>
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		<title>Per i deputati regionali siciliani la premier Giorgia Meloni sceglierà il garantismo o l&#8217;opportunità politica?</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/04/02/per-i-deputati-regionali-siciliani-la-premier-giorgia-meloni-scegliera-il-garantismo-o-lopportunita-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 16:17:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità politica. deputati ARS]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Delmastro]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Santanchè]]></category>
		<category><![CDATA[garantismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho ancora davanti agli occhi l&#8217;onorevole Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale di Fratelli d&#8217;Italia, mentre fa alla Camera un rabbioso intervento sulla visita di alcuni parlamentari della sinistra al carcere dove è ristretto al 41 bis l&#8217;anarchico Alfredo Cospito, intervento che conclude così: &#8220;Voglio sapere se questa sinistra sta dalla parte  dello Stato o con i &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">Ho ancora davanti agli occhi l&#8217;<strong>onorevole Giovanni Donzelli</strong>, coordinatore nazionale di Fratelli d&#8217;Italia, mentre fa alla Camera un rabbioso intervento sulla visita di alcuni parlamentari della sinistra al carcere dove è ristretto al 41 bis l&#8217;anarchico Alfredo Cospito, intervento che conclude così: &#8220;<em>Voglio sapere se questa sinistra sta dalla parte  dello Stato o con i terroristi e la mafia</em>&#8220;.  Era gennaio del 2023.  Poco più di tre anni dopo, il suo compagno di partito,  <strong>Andrea Delmastro</strong>, quando era ancora sottosegretario alla Giustizia, si è cacciato nel pasticciaccio della <strong>Bisteccheria d&#8217;Italia</strong>, ritenuta dalla magistratura nella disponibilità di un clan mafioso. Ci sarebbe più di un motivo per la sinistra  per chiedere  polemicamente a  Donzelli se il sottosegretario Delmastro sta dalla parte della legalità o dei mafiosi. Non l&#8217; ha chiesto perché, pur avendo di Delmastro una certa opinione, non ritiene che stia dalla parte dei mafiosi.</div>
<div dir="ltr"></div>
<div>Personalmente ritengo che <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong>  creda nei valori della legalità, ma che non riesca a far propria la <strong>distinzione  tra il principio di opportunità e il garantismo</strong>. Problema, questo, comune (in senso trasversale) ad altre forze politiche.  Eppure si tratta di una distinzione fondamentale quando sono in gioco  ipotesi di reato commessi da chi ricopre cariche istituzionali contro la pubblica amministrazione.</div>
<div> All&#8217;<strong>Assemblea regionale siciliana</strong> ci sono <strong>tre deputati di Fratelli d&#8217;Italia</strong>  di cui uno accusato di corruzione, uno di corruzione, peculato e truffa  e uno di  truffa aggravata e peculato. Fino a quando non ci sarà una condanna definitiva di colpevolezza sono, secondo la legge,  presunti innocenti. Ma, ferma restando la presunzione di innocenza, <strong>è opportuno per il decoro delle istituzioni</strong> di cui fanno parte e per il buon nome del partito che rappresentano <strong>che restino nel frattempo al loro posto?</strong>  Se si galleggia sull&#8217;ambiguità, confondendo strumentalmente il garantismo con il principio di opportunità politica, si finisce per predicare bene e razzolare male, al pari di altri.</div>
<div></div>
<div>Si potrebbe obiettare che, nel caso delle dimissioni del sottosegretario Delmastro, non indagato per il pasticciaccio della Bisteccheria d&#8217;Italia, sia stato applicato il principio di opportunità,  ma questa obiezione è contraddetta dalle <strong>dimissioni &#8220;imposte&#8221; alla ministra Santanché,</strong>  la quale, benché pluri indagata  da tempo, è rimasta per anni  tranquillamente al suo posto, a conferma che <strong>FdI non ha  una linea coerente in tema di rispetto della legalità</strong>.</div>
<div></div>
<div>Ancora: se è vero quanto hanno riportato alcuni giornali secondo cui <strong>Giorgia Meloni non intende più coprire nessuno</strong>,  <strong>perché non interviene nel caso dei deputati siciliani accusati di reati gravi?</strong>  Peraltro uno di loro, il <strong>presidente dell&#8217;Ars,</strong>  proprio oggi, giovedì 2 aprile, ha dichiarato a La Sicilia di essere pronto a fare un passo indietro se Giorgia Meloni glielo chiede.  Che farà Giorgia Meloni? Se gli chiede il passo indietro, stabilisce un principio inderogabile che dovrà essere applicato a tutti gli amministratori di FdI indagati per reati gravi contro la pubblica amministrazione. Se non glielo chiede, darà ragione a coloro che ritengono che il principio di legalità per FdI non sia così granitico.  Una massima giuridica latina dice: <em>electa una via non datur recursus ad alteram</em>.  <strong>O una via o l&#8217;altra. </strong></div>
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		<title>Una nuova primavera per la Costituzione</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/23/una-nuova-primavera-per-la-costituzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 21:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Una grande giornata per il centrosinistra. Da vent&#8217;anni non vivevamo, in una consultazione nazionale, una gioia così grande come quella di ieri. Il popolo del No è andato oltre ogni più rosea aspettativa, dimostrando che la destra di Giorgia Meloni è battibile. Il risultato del referendum ha aperto una nuova primavera per le forze democratiche &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una grande giornata per il centrosinistra. Da vent&#8217;anni non vivevamo, in una consultazione nazionale, una gioia così grande come quella di ieri. Il popolo del No è andato oltre ogni più rosea aspettativa, dimostrando che la destra di Giorgia Meloni è battibile. Il risultato del referendum ha aperto una nuova primavera per le forze democratiche e per quella parte, molto grande, della società civile che si è schierata per il NO. Se il centrosinistra saprà essere &#8220;testardamente unitario&#8221;, le elezioni politiche del 2027 potranno regalarci un&#8217;altra giornata memorabile. Oggi è il giorno della vittoria ed è giusto festeggiarla, ma da domani le forze del cambiamento dovranno lavorare con rinnovato slancio per costruire l&#8217;alternativa di governo alla destra, guardando oltre il perimetro dei partiti. I flussi elettorali hanno evidenziato che il 71 per cento dei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni ha votato NO. Straordinario è stato pure il contributo delle donne. Il centrosinistra deve guardare ai giovani e alle donne come forze fondamentali nella battaglia per il rinnovamento del Paese.</p>
<p>Il motto nella campagna referendaria è stato &#8220;Votare NO per difendere la Costituzione e l&#8217;indipendenza della magistratura&#8221;. La Costituzione è un faro per gli italiani e la modifica di sette articoli è stata considerata un suo stravolgimento. L&#8217;Associazione nazionale dei magistrati, commentando l&#8217;esito del referendum, ha giustamente detto che ha vinto la Costituzione. Allo stesso modo, pur non omettendo di dire che i magistrati qualche domanda sul perché sia diminuito il consenso nei loro confronti se la dovranno fare, non si è esitato a schierarsi a difesa della loro autonomia e indipendenza, senza le quali sarebbe venuto meno l&#8217;equilibrio tra i poteri, garantiti dalla Costituzione. La vittoria del NO ha spazzato via tutto il livore che gli esponenti del centrodestra hanno vomitato sulla magistratura, ma anche il rischio del bavaglio politico ai pubblici ministeri.</p>
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		<title>Il peso e la forza di una parola: “Insieme”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/22/il-peso-e-la-forza-di-una-parola-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giambattista Totis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 12:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[epoca dell’egocentrismo del presente]]></category>
		<category><![CDATA[m. veneziani]]></category>
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					<description><![CDATA[Stavo pensando alla parola «insieme»…È una di quelle parole che, pur non essendo una negazione o un&#8217;avversativa, è in grado di cambiare il segno a un&#8217;altra parola o a un&#8217;intera frase. «Insieme». Soffrire è una cosa, soffrire «insieme» è tutta un&#8217;altra. Partire, o partire «insieme»; immaginare o immaginare «insieme». E anche i sostantivi, non solo &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo pensando alla parola «insieme»…È una di quelle parole che, pur non essendo una negazione o un&#8217;avversativa, è in grado di cambiare il segno a un&#8217;altra parola o a un&#8217;intera frase. «Insieme».</p>
<p>Soffrire è una cosa, soffrire «insieme» è tutta un&#8217;altra. Partire, o partire «insieme»; immaginare o immaginare «insieme». E anche i sostantivi, non solo i verbi: la strada e la strada «insieme», tutto un altro viaggio, un altro tragitto. Il futuro, il passato: da soli hanno un senso, «insieme» tutto un altro senso. Ho pensato a questa parola come sinonimo di solidarietà, dopo aver ascoltato il racconto di un marittimo che dopo 36 anni di lavoro in una ditta che opera nel nostro porto è stato messo alla porta a causa di un tumore al fegato che, operato nel 2022 e poi rioperato ed oggi risanato, vorrebbe rientrare al lavoro ma non può, perché giudicato inidoneo al lavoro marittimo, ma non al lavoro ed avrebbe richiesto di essere reinserito in azienda in ruoli diversi, anche parziali, pur presenti e necessari nella suddetta azienda. L’azienda lo ha licenziato incurante dei 36 anni in cui ha contribuito, sempre con merito, alla sua crescita ed ha ritenuto di non coniugare la parola insieme al percorso di vita di questo lavoratore. Lo stato, questo nostro stato, spesso vituperato, deriso e svilito, invece prevede percorsi di recupero e reinserimento sia pure con diverse mansioni per i suoi dipendenti; lo fa la marina militare, la scuola etc. insomma lo stato (ovvero tutti noi) che grazie alla nostra costituzione ha scelto di coniugare, sia pure attraverso farraginose e complesse forme e modalità, la parola insieme a tutela della dignità delle persone. Non sappiamo se questo lavoratore che non vuole demordere e lotta per recuperare la sua dignità di lavoratore e non vuole essere un peso inutilizzabile per la società, riuscirà a reinserirsi anche perché, in uno stato di depressione psicologica, ha accolto, malauguratamente, una proposta di accordo sottopostagli tra il primo e il secondo intervento… quando tutto sembrava perduto. Oggi si è rimesso e vorrebbe riprendersi anche la sua condizione di lavoratore a cui ( forse anche a causa dell’ambiente in cui viviamo) anela per vivere la sua vicenda umana come un incidente da cui è possibile ripartire. La vicenda è significativa; oggi in una fase, in cui si registrano pesanti arretramenti sulla tutela del lavoro e dei lavoratori, in cui sembriamo tutti concentrati su noi stessi e distanti sempre più dai valori di solidarietà che ci hanno accompagnati dalla nascita della repubblica ad oggi. Questa condizione ha indotto un intellettuale come Marcello Veneziani a definire la nostra come “l’epoca dell’egocentrismo del presente” ovvero quella in cui incuranti del nostro passato, sbeffeggiando e trascurando l’eredità che i nostri padri ci hanno trasmesso, siamo attratti solo da ciò che oggi ci serve; in un consumismo esasperato anche nei valori in cui la parola “insieme” è sempre meno declinata, condannandoci ad una solitudine sempre più esasperata…</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Il prezzo dell’oblio: quando dimentichiamo la Storia</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/14/il-prezzo-delloblio-quando-dimentichiamo-la-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Torregiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 18:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando la memoria si perde, la politica smette di servire il bene comune e torna a essere dominio del più forte. Sono spaventato perché viviamo in un’epoca che solo pochi anni fa avremmo giudicata &#8220;inverosimile&#8221;, distopica, perfino incredibile. Eppure ci siamo dentro. Siamo nell&#8217;epoca dei Cetto Laqualunque. Non la macchietta di Albanese, ma quelli tragicamente &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Quando la memoria si perde, la politica smette di servire il bene comune e torna a essere dominio del più forte.</em></strong></p>
<p>Sono spaventato perché viviamo in un’epoca che solo pochi anni fa avremmo giudicata &#8220;inverosimile&#8221;, distopica, perfino incredibile. Eppure ci siamo dentro.</p>
<p>Siamo nell&#8217;epoca dei Cetto Laqualunque. Non la macchietta di Albanese, ma quelli tragicamente veri.</p>
<p>Le due guerre mondiali ci avevano consegnato un mondo distrutto ma culturalmente pronto ad accettare un principio: le controversie tra Stati devono essere risolte pacificamente.</p>
<p>Le Nazioni Unite nacquero anche per questo, perseguendo non solo il principio di convivenza civile tra stati, ma promuovendo progetti di sviluppo comune come l’Agenda 2030 e i suoi diciassette obiettivi.</p>
<p>Ovviamente un percorso irto di ostacoli perché è più facile usare la forza (se ne disponi) per imporre la propria volontà, piuttosto che mediare tra interessi contrastanti. Perché si sceglieva la strada impervia? Perché troppo sangue e distruzione avevano vissuto i nostri padri; troppo dolore.</p>
<p>E così tanto si era fatto, passando per il 68, la marcia su Selma, la fine dell&#8217;apartheid, la lotta ai terrorismi, la caduta del muro di Berlino, la fine dell&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p>Perché tutti avevano compreso che era più conveniente vivere in pace collaborando, che rovinarsi la vita facendosi male l&#8217;un l&#8217;altro. Si era capito che sangue chiama sangue.</p>
<p>Niente nazionalismi, niente falsi patriottismi, niente filosofie primatiste, bilanciamento tra Stato sociale e iniziativa privata.</p>
<p>Ma arrivati a questo punto abbiamo commesso l&#8217;errore; abbiamo fatto credere ai nostri figli che questo tipo di benessere era dovuto e non frutto di fatica e compromessi.</p>
<p>Noi, peraltro, ce ne siamo dimenticati. Abbiamo cominciato a pensare che lo sviluppo economico fine a stesso fosse la strada da perseguire. Quindi non più politica appassionata e imprenditoria illuminata, quella di Adriano Olivetti, ma semplicemente soldi per fare altri soldi.</p>
<p>Con ciò non voglio dire che un&#8217;azienda debba perdere di vista il profitto. Ma puoi fare profitto per reinvestire e crescere oppure fare profitto per distribuire dividendi depauperando l&#8217;azienda. Così come in politica puoi operare per il bene comune o presenziare per aumentare il tuo potere e trarne vantaggio personale.</p>
<p>Forse siamo precipitati in una brutta china quando si è consentito agli imprenditori (in tutto il mondo) di entrare in politica, dandogli credito e fiducia; oppure, standone fuori, comunque di influenzarla.</p>
<p>Oggi abbiamo un palazzinaro alla guida degli Stati Uniti che pensa di poter fare politica con gli stessi metodi che usava quando faceva l&#8217;imprenditore.</p>
<p>Quello che oggi deve farci preoccupare non è un Trump in sé e per sé, ma il fatto che gli statunitensi lo abbiano votato per due volte.</p>
<p>Se la prima volta poteva essere stato un fraintendimento, la seconda diventa una scelta consapevole; con gli elettori che diventano corresponsabili delle conseguenze, nel bene e nel male.</p>
<p>Ecco, è questo che deve preoccuparci! Non il Trump o il Netanyahu di turno, ma la volontà popolare che ha portato a questi voti.</p>
<p>Nel deresponsabilizzare i nostri figli dandogli tutto, nel dimenticare noi stessi gli insegnamenti della Storia, non abbiamo compreso che così avremmo perso di vista il valore delle conquiste civili.</p>
<p>E persa questa strada, non resta che la forza del più forte. Che è dannosa non solo per quello che stiamo vedendo oggi, ma per l&#8217;esempio che ne traggono le menti più deboli: &#8220;se lo fa il capo, lo prendo ad esempio&#8221;.</p>
<p>È l&#8217;aver perso il &#8220;codice morale&#8221; il nostro vero problema. Tutto il resto è la naturale conseguenza!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le scarpe lunghe degli adulatori made USA</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/03/13/le-scarpe-lunghe-degli-adulatori-made-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvo Baio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 20:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Scarpe rotte, cantavano i partigiani, eppur bisogna andar a conquistare la rossa primavera. Scarpe grosse, simbolo della fatica del contadino, cervello fino, acuto. Ma ora c&#8217;è una nuova categoria di scarpe, made nella White House: scarpe lunghe per gli adulatori. Fateci caso, gli adulatori dei capi hanno solitamente le scarpe lunghe e volete sapere perché? &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scarpe rotte, cantavano i partigiani, eppur bisogna andar a conquistare la rossa primavera. Scarpe grosse, simbolo della fatica del contadino, cervello fino, acuto. Ma ora c&#8217;è una nuova categoria di scarpe, made nella White House: scarpe lunghe per gli adulatori. Fateci caso, gli adulatori dei capi hanno solitamente le scarpe lunghe e volete sapere perché? Ve lo spieghiamo con l&#8217;aiuto di Massimo Gramellini del Corriere della Sera, che ha scritto per loro un apposito corsivo. Il capo dei capi nel nostro caso è Donald Trump, mentre gli adulatori sono quelli che lo circondano sia nel momento in cui pigia il bottone della guerra che in quello della preghiera con gli Evangelici nello Studio ovale. Ma sono anche coloro che lo hanno candidato a premio Nobel per la Pace. A ciascuno degli adulatori del cerchio magico, Trump ha pensato di regalare un paio di scarpe del valore di circa 170 dollari, tutte dello stesso modello. Scarpe lunghe, trattandosi di collaboratori alti alti, tutti oltre il metro e ottantacinque e dal piede enorme, tranne uno: Marco Rubio, segretario di Stato, cioè ministro degli Esteri, come il nostro Antonio Tajani per capirci. Sembra che Rubio, che è di cervello fino e di altezza media, porti il numero 42 di scarpe, ma avendo saputo che il capo dei capi sostiene che le scarpe lunghe sono simbolo di virilità ha richiesto, esagerando, il 45 e mezzo, per non sfigurare di fronte ai colleghi.  Ricevute in dono le scarpe 45 e mezzo, per Rubio sono cominciati i problemi motori che lo costringono a camminare strisciando per evitare che le scarpe gli scappino dai piedi.</p>
<p>Ma chi sono gli adulatori? Sono gli opportunisti, quelli che lodano il proprio capo, gli dicono sempre di sì per ricavarne qualche vantaggio, ma appena il capo cade in disgrazia sono i primi a mollarlo, a fargli le scarpe per dirla con Gramellini.</p>
<p>Per questo loro comportamento, Dante li mise nella seconda bolgia dell&#8217;ottavo cerchio dell&#8217;inferno, immersi, per contrappasso, nello sterco in quanto in vita, in maniera fraudolenta, avevano ingannato il capo con le loro lusinghe. Diffidate dagli adulatori, specie se hanno le scarpe lunghe.</p>
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