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	<title>Storia orale &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 11:14:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’occhio della Zillica. Un racconto di Giuseppe Raudino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Raudino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia di Siracusa]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Romano linguista]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Mirabella storico]]></category>
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					<description><![CDATA[É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie gambe penzoloni si stagliano contro la superficie calma, fatta verdastra da alghe e flora subacquea, che vedo incresparsi per il rapido passaggio di un granchio peloso. Il porto Lachio era conosciuto come Lakkios dai miei antenati greci. Due millenni e &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="left">É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie gambe penzoloni si stagliano contro la superficie calma, fatta verdastra da alghe e flora subacquea, che vedo incresparsi per il rapido passaggio di un granchio peloso. Il porto Lachio era conosciuto come <span style="font-size: medium;"><i>Lakkios </i></span><span style="font-size: medium;">dai miei antenati greci. Due millenni e mezzo fa ospitava l’arsenale dionigiano, grande tiranno che fece della città una potenza militare. Siamo nell’anticamera del Porto Piccolo, l’area più intima e raccolta tra la terraferma e l’isola di Ortigia.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Davanti a me gozzi variopinti di giallo, rosso e verde sgargiante dondolano appena, ormeggiati con vecchie cime sfilacciate coperte di salsedine, sonnecchianti sotto la canicola del meriggio siracusano.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Alla mia destra vedo l’istmo artificiale che conduce all’Apollonion, e aspetto la barca che mi porterà fino all’</span><span style="font-size: medium;"><i>Occhio della Zillica</i></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p align="left"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43234" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-242x300.jpg 242w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-846x1050.jpg 846w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-768x953.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-1238x1536.jpg 1238w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-1650x2048.jpg 1650w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica1-1-scaled.jpg 2063w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Le acque della mia Siracusa sono sacre o, per lo meno, un tempo lo furono. La decadenza oggi le ha avvelenate, ha scrostato le facciate delle costruzioni ma anche il cuore degli inconsapevoli abitanti; ha gettato a terra i sontuosi templi, lasciando in piedi un’ottusa ipocrisia, qualche sparuta colonna dorica, delle volta a botte nelle viscere dei palazzi nobiliari, qui e là un arco a tutto sesto che regge a fatica il peso di un tetto sollevato al tempo dei crociati. La decadenza ha invaso la città e la provincia inguaribilmente, innescando quel degrado irreversibile dal quale non c’è ritorno. È un’Itaca frammentata dove i discorsi non sono più centrati sul presente, che nulla ha da offrire, se non il suo passato glorioso, un passato che tutti sanno non si ripeterà mai più.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">L’Occhio della Zillica è a pochi metri dalla riva, nel Porto Grande. Si scorge affacciandosi dal Lungomare Alfeo, a due passi dalla Fonte di Aretusa. L’Occhio della Zillica unisce e rende visibile il mito greco di Alfeo e Aretusa, polle d’acqua dolce circondate dal mare salato.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Per raggiungerlo, dovremo circumnavigare Ortigia in senso orario, in un primo momento verso est e poi virando a sud. Costeggeremo il lungomare di Levante, guarderemo l’isola da una posizione insolita… Ma prima, ci concediamo una fugace diversione a nord, fino allo scoglio dei Ru’ Frati. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">L’appellativo significa “due fratelli”. Si tratta di due faraglioni vicini l’un l’altro, di cui si vede chiaramente chi è il maggiore e chi il piccino. In questo momento ci sono dei ragazzini (chissà quanti tra loro sono anche fratelli) che si sfidano ai tuffi. Lo sguardo abbraccia il rione della Mazzarona, con i palazzoni di cemento che hanno creato alloggi popolari, non-luoghi in cui i sogni dei bambini che li abitano spesso finiscono per infrangersi contro la dura legge della strada. Un po’ più in qua si vede il Monumento ai Caduti d’Africa, eretto durante il fascismo, e le grotte sottostanti dove cresce ancora affannosamente qualche esigua colonia di corallo.</span></p>
<p align="left"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43235" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-242x300.jpg 242w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-848x1050.jpg 848w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-768x951.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-1240x1536.jpg 1240w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-1653x2048.jpg 1653w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica9-scaled.jpg 2066w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Rientriamo al porto Lachio per un fuggevole rifornimento di provviste e ci assaporiamo ancora lo spettacolo della disorganizzata Siracusa moderna, esplosa in un confusa urbanistica dal secondo dopoguerra in poi, ma che da ragazzo trovavo affascinante mentre la esploravo in motorino, forse proprio perché le strade non si sviluppano secondo una logica prevedibile ma secondo un più inaspettato – e per questo attraente – disordine labirintico.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Nella circumnavigazione il fuoribordo ronza sommesso. Il capitano tiene basso il regime come se volesse calcolare bene i tempi di arrivo. A dritta i frangiflutti si stagliano contro il muraglione di levante. Si susseguono forti e bastioni, lo scoglio dei Cani, le calette del Forte Vigliena, della Turba, e la Cala Rossa prima dello Spirito Santo.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Man mano che procediamo mi sovvengono in mente molti nomi della toponomastica locale, quella che non si trova sulle mappe ufficiali ma soltanto nella cartografia segreta e dialettale dei siracusani: </span><span style="font-size: medium;"><i>Facci Rispirata</i></span><span style="font-size: medium;">, </span><span style="font-size: medium;"><i><u>u Centralinu</u></i></span><span style="font-size: medium;">,</span><span style="font-size: medium;"><i> a</i></span> <span style="font-size: medium;"><i>Jancia</i></span><span style="font-size: medium;">…</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Salutato l’ultimo tratto del lungomare di Levante, con il sole ormai basso sull’orizzonte, ci avviciniamo alla possente fortificazione federiciana posta all’imboccatura del porto. Il nome viene da un generale bizantino ma la costruzione fu voluta da Federico II di Svevia, re di Sicilia, re di Gerusalemme, Imperatore Romano, grande personaggio capace di stupire il mondo e per questo soprannominato </span><span style="font-size: medium;"><i>stupor mundi</i></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Lo stupore è percepibile anche dalla barca, che mi offre un’inedita prospettiva sul castello. Adesso comprendo meglio quale sentimento di soggezione abbiano provato i tantissimi viaggiatori che nei più recenti secoli abbiano navigato fino alle acque aretusee in cerca di un attracco all’interno del suo porto, agognando un riparo, bramando un rifornimento di viveri. Qui l’ammiraglio Nelson si rifornì dell’acqua sacra e mitologica della fonte Aretusa prima di combattere Napoleone sul Nilo e, una volta uscitone vittorioso, fece ritorno alla fonte in segno di ringraziamento, certo di aver trionfato sui francesi perché aiutato dalla ninfa siracusana cantata da Ovidio e Virgilio. Il rispetto e la gratitudine mostrata alla città gli valsero la cittadinanza onoraria siracusana.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Certo, ai condottieri sulle veloci triremi dell’antica Grecia, o alle portentose navi romane che infine la conquistarono come epilogo delle guerre puniche dopo una strenua resistenza ai tempi di Archimede, il porto di Siracusa doveva apparire ben diverso da come appare sui dipinti rinascimentali, sulle incisioni neoclassiche, sugli acquerelli del Romanticismo, sulle illustrazioni del primo Novecento. Ciò che il mio sguardo cattura mentre doppiamo il castello Maniace deve piuttosto somigliare alla vista che aveva fatto innamorare di Ortigia gli amanti del Grand Tour, e che aveva suscitato forti emozioni in Maupassant, D’Annunzio, Carducci e, tutto sommato, anche nello sguardo severo ma alfine indulgente di Freud, che dalla sua stanza d’albergo contemplava il porto e la palma si frapponeva alla sua vista.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Dicevo, la Siracusa greca doveva apparire ben diversa da come è oggi, eppure il legame con la grecità si sente forte e vivo fino ai giorni nostri. O forse è solo una regressione collettiva in mancanza di speranze e prospettive future.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">La nostra lancia si ferma sullo specchio acqueo prospiciente il lungomare Alfeo. Ora siamo finalmente prossimi all’Occhio della Zillica. Percepisco le vibrazioni di Alfeo, dio fluviale. L’eponimo fiume scorre nel Peloponneso e sfocia nello Ionio, ma poi, come vedremo, si inabissa. Il mito che lo lega ad Aretusa, di cui si invaghisce, vuole rappresentare lo stretto legame culturale, politico, economico e militare tra Grecia e Magna Grecia, e simboleggia il passaggio di testimone tra madrepatria e colonie.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">E allora facciamo un passo indietro. Siamo in Grecia, in un tempo remoto. Aretusa, volto della città di Siracusa al punto che i suoi abitanti si riconoscono nell’appellativo di aretusei, sta facendo il bagno nuda in quella regione centrale del Peloponneso chiamata Arcadia. Quando viene notata da Alfeo, pur di sottrarsi all’irruenta passione di quest’ultimo, ottiene di essere trasformata in fonte. Il passaggio tra Grecia e Sicilia avviene in forma di sorgente sotterranea, che attraversa il sottosuolo, al di sotto del fondo del mar Ionio, e fuoriesce tra le rocce dell’isola di Ortigia. Il dio-fiume Alfeo, pur di starle vicino, si inabissa in Grecia e percorre un alveo sotterraneo, per zampillare a pochi metri dalla fonte Aretusa, sul fondo del mare in seno al porto siracusano.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">La barca ondeggia e io ammiro tanta bellezza senza capacitarmi di come Siracusa possa essere scivolata al penultimo posto nelle recenti classifiche del Sole24Ore circa la qualità della vita. Non è riuscita a primeggiare neppure in negativo, non ha saputo nemmeno diventare la prima tra le peggiori. Una coltre di accidia la avvolge, avvelenandola.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Siamo attorniati da tante altre barche, sulle quali si sollazzano quei pochi che possono permettersi un fuoribordo in vetroresina per le gite del weekend. Sulla banchina principale, invece, sono attraccati numerosi yacht di tutt’altra stazza, che ospitano sui loro ponti dei sonnecchianti milionari venuti chissà da dove, tutti intenti a sorseggiare champagne.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Il primo documento a citare l’Occhio della Zillica è un testo di don Vincenzo Mirabella agli inizi del Seicento. Scrivendo delle Antiche Siracuse, Mirabella ci avverte che è un epiteto popolare, e che Alfeo sia proprio personificato in quell’occhio d’acqua per l’appunto.</span></p>
<p align="left"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-43236" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-1024x768.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-768x576.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-2048x1536.jpg 2048w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/09/raudino_occhio_della_zillica7-scaled.jpg 2560w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Mirabella spiega dunque l’</span><span style="font-size: medium;"><i>Occhio</i></span><span style="font-size: medium;">, ma non la </span><span style="font-size: medium;"><i>Zillica</i></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Mi tuffo da prua, mentre il cielo vespertino si colora di un rosso intenso. Ecco che all’improvviso, nell’abbraccio materno del porto di Siracusa, comprendo cosa voglia dire “Zillica” e come ciò somigli a un secco rifiuto. Figlio di Aretusa, figlio di Archimede, figlio dell’ecista Archia di Corinto, e figlio di tiranni che elevarono la temibile gloria di Siracusa, ho sentito tutto il rigetto di questo umore uterino: il mio corpo, immerso nelle acque salate e calde dopo una giornata di sole cocente, viene lambito da lingue d’acqua dolce e fredda, che mi toccano come in una danza a singhiozzi. È Alfeo che mi scuote. È una sensazione di profonda scissione, di folle incoerenza: in questo caldo e freddo, in questa peculiare e non gradevole alternanza, leggo tutta la delirante contraddizione di Siracusa, madre psicotica e isterica, che sembra accoglierti con calore per un momento e poi ti scaccia un attimo dopo, avendo nel proprio ventre un liquido amniotico che è tropicale e glaciale al tempo stesso. Caldo e freddo, caldo e freddo, caldo e ancora freddo: sembra dirti che non c’è spazio, qui, per chi vuole comodamente restare.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;"><i>Zillica </i></span><span style="font-size: medium;">è una parola che deriva dal dialetto calabrese ed è registrata dal dizionario etimologico romanzo di Wilhelm Meyer-Lübke. </span><span style="font-size: medium;"><i>Zillicare</i></span><span style="font-size: medium;">, da una vecchia forma latina del verbo </span><span style="font-size: medium;"><i>titillicare</i></span><span style="font-size: medium;">, vuol dire </span><span style="font-size: medium;"><i>solleticare</i></span><span style="font-size: medium;">. A questo punto, Antonio Romano, linguista dell’università di Torino, aggiunge un’osservazione illuminante, capace di spiegare l’immagine di Aretusa e Alfeo che si toccano e si stuzzicano.</span></p>
<p align="left">“<span style="font-size: medium;">Zillicare sembra semanticamente compatibile con il campo del ‘sollecitare’ e con la forma sciḍḍicari, prevedendo la regolare corrispondenza ll &gt; ḍḍ, ma richiedendo l’assunzione di una deaffricazione iniziale per la quale occorrerà trovare conforto in altri esempi [&#8230;] Per giustificare, infine, il motivo per cui lo stuzzicare provochi poi uno scivolamento possiamo pensare alla mediazione del significato di ‘innescare un movimento’. L’oscillazione, il chinarsi l’una verso l’altra di persone sedute vicine, così come lo scivolare sinuoso dei rettili, pur apparentabili tra loro, restano comunque distanti.” </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Ecco dunque che Alfeo e Aretusa si scivolano addosso l’un l’altra, “innescano un movimento”, si toccano e si respingono. L’Occhio della Zillica è un moto di respingimento nell’attrazione, un contatto che mantiene la distanza, un solleticare che stuzzica senza tramutarsi in un abbraccio stretto, come due amanti che giocano a punzecchiarsi, come una terra matrigna che respinge con cinismo i propri figli.</span></p>
<p align="right"><span style="font-size: medium;"><b>Giuseppe Raudino</b></span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">N.B. L’intervento di A. Romano si trova in</span><span style="font-size: medium;"> Presenza Taurisanese, a. XXXVIII, n. 318 &#8211; feb. 2020. La voce </span><span style="font-size: medium;"><i>titillicare</i></span><span style="font-size: medium;"> è presa dal Romanisches Etymologisches Wörterbuch al numero REW 8756. L’opera in cui Vincenzo Mirabella scrive dell’occhio della Zillica si intitola “Dichiarazioni della Pianta dell&#8217;antiche Siracuse e d’alcune scelte Medaglie d&#8217;esse, e de&#8217; Principi che quelle possedettero” del 1613.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ferragosto a Siracusa: tra Diana e Assunta</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/14/ferragosto-a-siracusa-tra-diana-e-assunta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 13:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Episodi Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
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					<description><![CDATA[Agosto è il mese dell&#8217;anno solare noto in ogni nazione europea per il Ferragosto, che è il cuore dell&#8217;estate in quanto la stagione calda lascia il posto all&#8217;autunno. Tant&#8217;è i proverbi &#8220;La prima acqua d&#8217;agosto, il caldo s&#8217;è riposto&#8221;, &#8220;La prima pioggia d&#8217;agosto rinfresca il mare e il bosco&#8221;, &#8220;Austu e riustu, jè capu ro &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Agosto è il mese dell&#8217;anno solare noto in ogni nazione europea per il Ferragosto, che è il cuore dell&#8217;estate in quanto la stagione calda lascia il posto all&#8217;autunno. Tant&#8217;è i proverbi &#8220;La prima acqua d&#8217;agosto, il caldo s&#8217;è riposto&#8221;, &#8220;La prima pioggia d&#8217;agosto rinfresca il mare e il bosco&#8221;, &#8220;Austu e riustu, jè capu ro &#8216;mmernu&#8221;. Così è catalogato in Sicilia il mese dell&#8217;inizio dell&#8217;inverno. Le origini del Ferragosto sembrano risalire alle &#8220;Feriae Augusti&#8221; istituite dall&#8217;imperatore Cesare Ottaviano Augusto (30 a.C.) per permettere un periodo di riposo ai contadini e agli animali da lavoro. Tempo, che coincideva con la &#8220;Festa di Diana&#8221; (13 agosto) con riti e culti dedicati alla dea vergine, la grande madre creativa, nutritiva, distruttrice, alla quale erano stati dedicati templi in diversi luoghi e città, anche a Siracusa ne troviamo uno in Ortigia in coppia, come da tradizione, al fratello Apollo, col cui nome è più conosciuto. Celebrazione del Ferragosto fra cui, la Chiesa di Roma cristianizzata ad opera di Papa Sergio I nel VII secolo, introdusse la &#8220;Festa dell&#8217;Assunta&#8221;, di Maria vergine e madre di Gesù Cristo. Il Ferragosto, dunque, è il giorno in cui s&#8217;intrecciano mito e storia, sacro e profano.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-42684 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1000162151-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1000162151-300x209.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1000162151-768x535.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/1000162151.jpg 904w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>È memoria resa viva da gesti e riti propri del mondo contadino, giunti fino ad oggi nonostante l&#8217;istituzione religiosa, ed espressi secondo l&#8217;interpretazione delle epoche attraversate. Infatti in Sicilia si festeggia con grandi falò in spiaggia che ricordano antichi culti legati alla luce e alla raccolta dei prodotti agricoli della stagione; con il bagno nell&#8217;acqua salata a mezzanotte in segno di buon augurio per i giorni che verranno, di &#8220;mangiate&#8221; all&#8217;aperto sulle spiagge, o nelle case al mare o in campagna dette &#8220;&#8216;a rustuta&#8221;, grigliate di carne o di pesce su &#8216;a tannura o sul barbecue a carbonella da gustare assieme a familiari ed amici, che prevedono a sera quale conclusione della festa i fuochi d&#8217;artificio. A Siracusa si organizza, durante la Festa del mare e la Regata dell&#8217;Assunta, il Palio del mare. Una caratteristica regata storica a remi dentro il porto (&#8216;a marina) con equipaggi che rappresentano i quartieri dell&#8217;antica città, riconosciuta anche come la Pentapoli, composta da Acradina, Epipoli, Neapoli, Ortigia Tyche. Il rione vincitore conserva il Palio fino alla nuova edizione. Il Palio riporta alla memoria i lavori marinari, quelli che ancora vengono praticati per la pesca: i nassaroli, i rizzotti, i vulantinosi, i lucciaturi con lo specchio e con la lampara. La festa del Ferragosto è così tanto sentita che è ricordata nella cinematografia e nella letteratura, nella quale troviamo &#8220;Notte di Ferragosto&#8221; (Sellerio Palermo 2013) di Andrea Camilleri.</p>
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		<item>
		<title>Il Capodoglio di Favignana, La tartaruga di Vendicari</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/08/11/il-capodoglio-di-favignana-la-tartaruga-di-vendicari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 13:19:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Capodoglio di Favignana &#8220;Non ci sono parole per descrivere il momento magico vissuto nell&#8217;estate 1991, quando salvammo da sicura morte un cetaceo rimasto prigioniero di un esteso pezzo di rete abbandonata in mare. Così ha inizio il racconto di Rosalba e Pino, di Cetty e Luigi, testimoni di una singolare storia vissuta nelle acque &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Capodoglio di Favignana</strong></p>
<p>&#8220;Non ci sono parole per descrivere il momento magico vissuto nell&#8217;estate 1991, quando salvammo da sicura morte un cetaceo rimasto prigioniero di un esteso pezzo di rete abbandonata in mare. Così ha inizio il racconto di Rosalba e Pino, di Cetty e Luigi, testimoni di una singolare storia vissuta nelle acque tra Favignana e Formica. Era un&#8217;assolata mattina di fine luglio, quando dalla nostra imbarcazione da diporto ci accorgemmo che un capodoglio si dibatteva furiosamente nell&#8217;acqua per liberarsi della rete che lo imprigionava. Con la radio di bordo ci mettemmo in contatto con la capitaneria di Marsala e di Trapani. In breve tempo giunsero due motovedette che si avvicinarono con cautela nel posto indicato. Il cetaceo guardò gli uomini e rimase calmo come in attesa con i suoi 16 metri di lunghezza e proporzionata grossezza. Un sommozzatore si immerse lentamente e avvicinatosi cominciò a familiarizzare con il cetaceo accarezzandolo mentre via via procedeva al taglio della rete. Il lavoro fu duro in quanto ci vollero un paio d&#8217;ore per liberarlo. Finita la delicata operazione, il sommozzatore risalì sul mezzo nautico tra gli applausi dei compagni mentre tutti insieme vedevamo il cetaceo allontanarsi. Ma grande fu la meraviglia nel constatare che stava tornando indietro. E portatori sotto bordo fece due giri attorno alle due motovedette e uscita dall&#8217;acqua l&#8217;enorme testa emise più volte un acuto verso in direzione dei marinai, i quali risposero festanti con grida di gioia e di commozione. All&#8217;unisono pensammo che il capodoglio prima di prendere definitivamente il largo, aveva voluto esprimere ai salvatori la sua riconoscenza, che era anche la nostra verso di lui per averci dato una indimenticabile lezione di unità fra il regno umano e quello animale&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-42605 size-medium" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG-1785754914681-WA8f218ae4-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG-1785754914681-WA8f218ae4-300x300.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG-1785754914681-WA8f218ae4-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG-1785754914681-WA8f218ae4-768x768.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG-1785754914681-WA8f218ae4.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>La tartaruga di Vendicari</strong></p>
<p>Un&#8217;altra straordinaria storia marinara ci è stata narrata da Marco, Gianni, Luca, Corrado, pescatori per hobby. &#8220;Era un giorno di agosto del 1980 quando ancora Vendicari non era una riserva naturale. Insieme su uno stesso gommone, eravamo andati a pescare in quel magnifico tratto di mare e precisamente nell&#8217;insenatura lungo la pittoresca costa di Noto. Rientrati al tramonto sulla scogliera dove sorge la Torre Sveva, abbiamo ancorato il gommone e ci siamo avviati verso le case abbandonate dell&#8217;antico centro marinaro. Fatti pochi passi vedemmo una grossa tartaruga in una buca fra gli scogli. Ci fermammo sorpresi e cercammo di avvicinarci con cautela per non spaventarla e ammirare il raro esemplare. La tartaruga sembrò non accorgersi di noi.  C&#8217;era in lei qualcosa di sofferente. Aveva bisogno di aiuto. Ispezionammo il suo corpo e ci accorgemmo che in alto alla sua zampa destra c&#8217;era attorcigliato un sottile fil di ferro che certamente dava fastidio al suo arto. La spazzatura ambientale creata e distribuita dall&#8217;uomo per terra e per mare non risparmia nessun essere vivente. Pensammo di utilizzare una di quelle pinzette che non mancano nella borsa delle donne cercando di dilatare il cerchio mentre uno delle nostre dita ne distanziava la zampa durante l’operato implorando il Cielo. L&#8217;operazione durò più di un&#8217;ora per la lentezza con cui allargavamo a turno l&#8217;anello ferroso. La tartaruga immobile ci lasciava fare finché la liberammo dall&#8217;ingombro e per la gioia ne accarezzavamo le zampe e la testa e il carapace. Intanto si era fatto sera e nel cielo luccicavano le prime stelle e decidemmo di restare accanto alla nostra amica. Il sole del mattino ci svegliò e subito guardammo se Scudo come l&#8217;avevamo chiamata era ancora accanto a noi. Anzi ci accorgemmo che ci stava osservando con i suoi occhioni soffermandosi su ognuno di noi. Stavamo con il fiato sospeso. C&#8217;era un incanto nell&#8217;aria. La tartaruga si mosse lenta ma sicura verso il mare. Si fermò sulla riva e con il suo tempo si girò e protese la testa verso di noi. Poi ritornò alla sua posizione di tuffo e si immerse nell&#8217;acqua guardandola nuotare verso il suo habitat. Un nodo ci stringeva la gola. Certamente avevamo vissuto una delle favole più belle della nostra vita&#8221;.</p>
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		<title>Vinnigna e mietitura: feste di un mondo scomparso</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/06/06/vinnigna-e-mietitura-feste-di-un-mondo-scomparso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 09:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Fino alla metà del XXI secolo, in Sicilia, il lavoro era rappresentato principalmente dall&#8217;agricoltura, dalla pesca, dall&#8217;artigianato. Di conseguenza i canoni dell&#8217;esistenza erano dettati dalle stagioni e dalle variazioni atmosferiche, che determinavano il tempo delle semine e dei raccolti, della pesca a riva e al largo sul mare. Un evento gioioso di buon auspicio era &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino alla metà del XXI secolo, in Sicilia, il lavoro era rappresentato principalmente dall&#8217;agricoltura, dalla pesca, dall&#8217;artigianato. Di conseguenza i canoni dell&#8217;esistenza erano dettati dalle stagioni e dalle variazioni atmosferiche, che determinavano il tempo delle semine e dei raccolti, della pesca a riva e al largo sul mare. Un evento gioioso di buon auspicio era vedere nel cielo l&#8217;arcobaleno in dialetto &#8220;arcu di Nuè&#8221;, dal nome del patriarca Noè, con il quale dopo il diluvio per la malvagità umana, Dio stabilì un nuovo patto con gli uomini e come segno pose nel cielo l&#8217;arco con i suoi brillanti colori. Ricordo dei sermoni uditi dai nostri antenati nelle chiesette di campagna o nelle parrocchie in città. Metafora del Messia, che con la Sua espiazione sarebbe divenuto il ponte del dialogo e dell&#8217;incontro fra l&#8217;uomo e la divinità (Genesi 9:12-17). Anche nelle religioni dei popoli antichi troviamo un arcobaleno associato al serpente, ponte tra il mondo e la dimora degli dèi. Esso appare raffigurato sul pettorale del greco Agamennone, simile a tre serpenti. Esemplificazione di Iri, messaggera alata degli dèi specialmente di Zeus ed Era, così come la descrisse Eschilo (425-455 a.C.) nel dramma omonimo. I contadini, guardando l&#8217;arcobaleno, pronosticavano dalla prevalenza di un colore sugli altri la relativa buona annata del prodotto agricolo. Se era il giallo, allora sarebbero state abbondanti le messi. Se fosse stato il rosso, sarebbe stata positiva per il mosto. Se fosse stato verde, sarebbe andata bene per la raccolta delle olive, dalle quali l&#8217;olio, alimento basilare come il grano nell&#8217;alimentazione delle civiltà del Mediterraneo, il grande mare delle vicissitudini umane del passato e di oggi. L&#8217;uno per condire e illuminare fino a quando non si fece luce nei palazzi e nei casolari con l&#8217;uso del petrolio e finalmente con la luce elettrica. L&#8217;altro per trarne farine e crusca, mentre il vino che rallegra tavole e festa, per farne aceto e mostarda, venderlo a commercianti e osterie. Questi tre elementi naturali affidati alla cura dell&#8217;uomo erano considerati dalle civiltà contadine il prodotto equilibrato dell&#8217;attività agricola, che provvedeva al sostentamento, specie il grano. E la mietitura era motivo di grande festa nell&#8217;aia, della quale abbiamo già una descrizione nel libro &#8220;Ruth&#8221; nell&#8217;antico Testamento. Lo stesso avveniva per la &#8220;vinnigna&#8221;, una festa del vino fin troppo esuberante; la troviamo nella tragedia &#8220;Baccanti&#8221;, seguaci del dio Dioniso o Bacco, di Euripide (480-406 a. C.). Tragedie che ogni anno vengono rappresentate nel grandioso, storico teatro di Siracusa, scolpito nella viva roccia del colle Temenite. Così come lo furono nella Grecia antica, secondo i cicli di spettacoli classici organizzati dall&#8217;Inda (Istituto Nazionale del Dramma antico). E quest&#8217;anno sono state portate sulla scena &#8220;Alcesti&#8221; di Euripide, &#8220;Antigone&#8221; di Sofocle, &#8220;I Persiani&#8221; di Eschilo nella costante attualità dei temi dei drammi di codesti insuperabili poeti.</p>
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		<title>Il tempo della memoria nelle credenze: l&#8217;influsso delle stelle</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/05/08/il-tempo-della-memoria-nelle-credenze-linflusso-delle-stelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Portella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 11:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il lavoro nei campi e sul mare, a contatto con la natura nelle sue stagioni e la loro fede nell&#8217;Onnipotente, ha permesso ai nostri antenati di concludere che la vita dell&#8217;uomo fosse connessa al cielo, originando la credenza sintetizzata in una massima &#8220;nasci omu e nasci stidda&#8221;. Tant&#8217;è che tuttora, quando una persona giovane o &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Il lavoro nei campi e sul mare, a contatto con la natura nelle sue stagioni e la loro fede nell&#8217;Onnipotente, ha permesso ai nostri antenati di concludere che la vita dell&#8217;uomo fosse connessa al cielo, originando la credenza sintetizzata in una massima &#8220;nasci omu e nasci stidda&#8221;. Tant&#8217;è che tuttora, quando una persona giovane o adulta muore, si dice &#8220;si è spenta&#8221;, &#8220;è scomparsa&#8221; come appunto un astro. E all&#8217;influenza delle stelle, secondo la sapienza popolare, rimane soggetta ogni attività umana, l&#8217;esistenza, la salute, il lavoro, l&#8217;amore, gli affari. Determinano la buona o la cattiva sorte. A proposito citiamo un motto ancora in uso nel linguaggio corrente &#8220;Unu putissi fari pampini di pararisu, ma se nun c&#8217;è a bona stidda (o u vuliri di Diu) a nenti vali&#8221;. I contadini dell&#8217;era preindustriale per assicurare un ricco raccolto, nel periodo della semina specie a novembre e a dicembre, attendevano il sorgere di una stella, che appariva un paio d&#8217;ore prima dello spuntare del sole, detta &#8220;A stidda da simenza&#8221;. Anche i pescatori avevano le loro stelle propiziatorie prima di gettare le reti a mare. E se la pesca risultava scarsa, rimanevano in attesa di vedere occhieggiare altre stelle a loro ben note. E ciò perchè i pesci, specie le sardelle, delle quali è ricco il mare Ionio, si muovevano allo spuntare di quegli astri. Le stelle per i nostri progenitori sono state una guida per terra e per mare, un riferimento per conoscere l&#8217;ora, le variazioni atmosferiche, per leggervi responsi. Infatti, quando uscivano di notte, ai pescatori bastava scrutare il cielo. E se &#8220;i stiddi parpiavano o nacasciavanu l&#8217;occhiu&#8221; cioè che il loro luccichio tremolava più del solito, erano certi che fosse imminente il cattivo tempo. Fenomeno dovuto alle perturbazioni che si formano nell&#8217;alto prima di cogliere gli effetti sulla terra. Verso le stelle, &#8220;l&#8217;occhi di Diu&#8221; si aveva un senso di timore e di riverenza. Guai alle persone che volevano contale, entrare nel mistero della divinità, della creazione. Queste, diceva mia nonna, venivano punite con la crescita sul volto di tanti &#8220;purretta&#8221; (verruche), quante era stato il numero delle stelle contate. Nei secoli molti scienziati, filosofi hanno guardato la volta celeste e un posto eminente occupa il siracusano Archimede (287-212 a.C.) il quale ci ha lasciato una nutrita raffigurazione di sfere, movimenti del sole e della luna, di pianeti a noi sconosciuti, oltre alle sue invenzioni e scoperte. E occasione di approfondimento del tema sono state le grandi civiltà dell&#8217;Oriente che si affidarono alle stelle e all&#8217;interpretazione del mondo come unità cosmica, esprimendo tale concetto nella costruzione dei loro templi e di particolari edifici.</div>
<div>A Siracusa lo troviamo nell&#8217;orientamento della Casa del Principe a Pantalica (VIII secolo a.C.), dei templi greci in Ortigia e in quello di Zeus o Giove nella contrada &#8220;Pantaneddi&#8221; (V secolo a.C.), del Castello fatto erigere da Federico II, detto del Maniace, della Torre di Vendicari (XII secolo)  quando la cultura ebraica e araba trionfava nelle corti siciliane e dell&#8217;Italia meridionale, nei palazzi vaticani influenzando il pensiero cristiano dell&#8217;era medievale. Anche il popolo ha prestato attenzione alla posizione della propria abitazione per motivi di salute e di buona fortuna, che le stanze  fossero esposte al sole, alla luce, perchè le case poco illuminate e a tramontana non erano soltanto malsane, potevano divenire luoghi per annidarsi &#8220;i mali spirdi&#8221; , i quali arrecavano malattie e disgrazie agli abitanti. Oggi comparando la credenza sull&#8217;influsso delle stelle  con la scienza, possiamo comprendere i nostri antenati e il loro naturale affidarsi al Cielo con il loro posto nella storia umana.</div>
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		<title>In ricordo di Corrado Di Pietro</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2026/02/25/in-ricordo-di-corrado-di-pietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 15:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[0]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[Qualche giorno fa, proprio per il giorno di San Corrado, si è spento un intellettuale finissimo e profondo, un poeta sensibile che sapeva esprimere pensieri e aneliti del cuore in siciliano e in italiano, un saggista, un etnoantropologo, un organizzatore di cultura, un credente. Un amico. Corrado Di Pietro era questo e molto di più. &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, proprio per il giorno di San Corrado, si è spento un intellettuale finissimo e profondo, un poeta sensibile che sapeva esprimere pensieri e aneliti del cuore in siciliano e in italiano, un saggista, un etnoantropologo, un organizzatore di cultura, un credente. Un amico.</p>
<p>Corrado Di Pietro era questo e molto di più.</p>
<p>Lascia un&#8217;eredità di affetti &#8211; la famiglia, gli amici e sodali (Cetty Bruno, anima del Museo etnoantropologico dedicato al padre Nunzio, grande amico di Corrado Di Pietro: &#8220;Senza di lui, senza il suo entusiasmo, senza il lavoro di persone come lui forse non esisterebbe una rete museale degli Iblei&#8221;; Aurelio Caliri, Tonino Bonasera&#8230;) che hanno voluto rendergli l&#8217;estremo omaggio presso la Chiesa Madre della natia Pachino sabato scorso &#8211; e di cultura.</p>
<p>Qui ci piace riportare qualche pensiero. Se qualcuno volesse aggiungere il proprio, non ha da fare che contattarci.</p>
<p><em><strong>Corrado Di Pietro: “l’operaio della cultura” (Alfio Patti)</strong></em></p>
<p>Quando perdiamo una persona cara o un amico spesso siamo portati ad idealizzarne la figura, attribuendo loro qualità esagerate, soprattutto se le abbiamo amate e stimate veramente.<br />
Questo non è il caso di Corrado Di Pietro.<br />
Il dott. Di Pietro, o Corrado, come amava farsi chiamare, coniugava bene la sua persona al poeta, all’intellettuale attento e scrupoloso quale era.<br />
Tanto si scriverà di Corrado Di Pietro, e tanto si è già scritto in vita sulle sue poesie, romanzi, saggi etnoantropologici, quindi racconterò di un’esperienza personale.<br />
Lo conobbi nel 1991 quando nacque il Trofeo “Turiddu Bella” a Siracusa, promosso da Maria Bella, figlia del noto poeta popolare di Mascali, ma sostenuto e supportato proprio da Corrado e dal sottoscritto che lo ha affiancato per ben 31 anni.<br />
Per il Trofeo “Bella” è stato una colonna portante, un vero e valido “regista” e organizzatore dell’importante evento siciliano. Fu quasi sempre presente nella Giuria del Premio assumendone spesso la presidenza. E ancora, fu uno dei fondatori del Centro Studi di Tradizioni Popolari “Turiddu Bella” di Siracusa che ha avuto un’intensa attività. Il Centro ha aperto le porte alla città offrendo mostre, convegni, manifestazioni, ha scandagliato le tradizioni e la cultura siciliane per poi tradurle in una Rivista semestrale dal titolo “Éthnos” la cui cura e redazione fu affidata proprio a Corrado Di Pietro. La Rivista ha raccolto negli anni saggi dei più importanti studiosi ed esperti di poesia, tradizioni e cultura siciliane. Corrado è stato, quindi, un vero e proprio stacanovista, un “operaio della cultura” attribuendo al termine “operaio” il più nobile dei significati.<br />
Oltre a queste esperienze, che ho citato perché mi riguardano personalmente e ci hanno visti amici sinceri e stretti collaboratori, egli ne ha create e sostenute altre, una per tutte il “Premio Corrado Maranci” di Siracusa, ideato da Tonino Bonasera.<br />
Sempre disponibile a prefare un libro, a recensire testi, a presentare autori di prestigio, la sera trovava il tempo per scrivere le sue poesie e i suoi romanzi o a condurre indagini storico-antropologiche e a pubblicare libri, ricevendo meritati riconoscimenti.<br />
Oltre alla sua poesia egli ci lascia l’immagine di un uomo mite ma intellettualmente severo, di intellettuale onesto e sovente critico nel dibattito sulla lingua siciliana, di un uomo sempre disponibile, generoso, umile, accompagnato dalla sua mezza risata sorniona. Fu gentiluomo in un ambiente che non sempre offre spazio alla classe e allo stile.<br />
Il cielo inaspettatamente ha mandato giù un forte vento che ha fatto levare quella “Vela vichinga” che ora lo fa navigare in altri mari. Sulla banchina del molo a noi restano le sue opere, il suo operato e quel mezzo sorriso che lo caratterizzava.</p>
<p><img decoding="async" src="https://scontent-mxp2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/637845039_10233798695293983_2861369057439201705_n.jpg?_nc_cat=111&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=13d280&amp;_nc_ohc=9MIRq-r77w4Q7kNvwHe6-GA&amp;_nc_oc=Adlijo9xm6FVNVs_A3pbJ7E_jIg7rANMM7UiowjZu08ApsYkYIDDjFkJPsfvcynvjLo&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-mxp2-1.xx&amp;_nc_gid=0tmmOPvZKgs74lW4QEZMnQ&amp;oh=00_AfupglBOP75F0loXJbEyBqakkd1wJq2ZuvgbMVfi4ZQSRQ&amp;oe=69A4F3D2" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante studio" /></p>
<p><em><strong>Graziella Schirinà</strong></em>: Voglio ricordarti così, amico caro, mentre ti omaggiamo tutti insieme, rendendo merito alla tua grande cultura e alla tua vicinanza alla nostra associazione &#8220;Gli Avolesi nel Mondo&#8221;, alla quale eri molto legato, perché sapevi di trovarti tra amici ed estimatori qualificati. Quante belle serate abbiamo organizzato e tu insieme a noi hai gioito. Stamattina (il 19 febbraio, n.d.r.), giorno del tuo onomastico, ti avevo inviato gli auguri più affettuosi e aspettavo, come hai sempre fatto, il tuo &#8220;grazie&#8221;, ma mi è arrivata prima la ferale notizia alla quale stento ancora a credere. Ho subito pensato alla nostra esperienza comune di coma e di ricordo, della quale abbiamo entrambi scritto e parlato, e ancora ne avremmo voluto parlare per confrontarci ancora su quanto abbiamo sperimentato e vissuto. Ma non c&#8217;è più tempo. Ci mancherai, carissimo Corrado, e resterai sempre nei nostri ricordi più belli. Non mi sento ora di ripercorrere la tua vita, altri lo farà e noi lo faremo nella nostra prossima Rivista. Il Signore ti accolga nella terra dei Giusti. Condoglianze vivissime alla tua cara moglie, Maria, ai tuoi figli e a tutta la tua famiglia.</p>
<p><img decoding="async" src="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/628846085_10233798861498138_5903133874163817568_n.jpg?_nc_cat=102&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=13d280&amp;_nc_ohc=cn3dSmmmoVcQ7kNvwF8WkXG&amp;_nc_oc=Adk_0BWcbRaPqbalJ-rbkEVeIIVuJrWCGKtzoKtDMYwEIeYbNheWVNca22PtgdEhxos&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;_nc_gid=X_Q_MiMmlx_B1ULySoORGw&amp;oh=00_AfvBj3rbXYh6YoKTZr1Cr7YQXn3u8dSw3MHdQSxY-5Oegw&amp;oe=69A4E2D3" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante studio e testo" /></p>
<p><strong>Carlo Muratori</strong>: <em>Metru e rima/ sunnu musica di lu cori/ e ci li misi/ pp&#8217;accurdari &#8216;sta vuci di l&#8217;anima/ &#8216;nta &#8216;sti muddichi di suli</em></p>
<p>Con questi versi si esprimeva lo zio Salvatore, vissuto lungo tutto l&#8217;arco degli anni Novanta a Pachino. Corrado Di Pietro ne è stato il degno erede, di quella poetica, di quell&#8217;etica, del forte legame con la lingua e la cultura siciliana. Siamo stati molto vicini un tempo; complici del comune amore per il canto popolare.</p>
<p>Era totalmente stregato dalla musica de I Cilliri che, quando l&#8217;ascoltava, alzava le lenti sulla fronte, e con la mano sinistra faceva vela sugli occhi, per isolarsi dentro i silenziosi anfratti dei suoi pensieri, della sua anima. Cuore nobile e gentile; disponibile e affettuoso. Di una sensibilità ai limiti del patologico; non riusciva a raccontarmi di lavandaie e carrettieri, e feste popolari e filastrocche fanciullesche, senza veder brillare i suoi occhi sempre più piccoli e luminosi, sempre più imperlati di lacrime&#8230; di gioia.</p>
<p>Forse questo mondo è così com&#8217;è perché di questi uomini ce n&#8217;è sempre di meno.</p>
<p><em><strong>Egidio Ortisi</strong></em>: È morto Corrado Di Pietro, scrittore versatile, uomo buono, credente vero, che del suo Credo faceva la cifra della sua esistenza.</p>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Era un grande mio amico, nel nome e nel segno della tolleranza e del rispetto reciproco delle nostre idee, che, spesso, mettevamo a confronto, non solo nei luoghi deputati alle querelles intellettuali, ma anche nei bar. Spesso, mi veniva a trovare al Cu c&#8217;è c&#8217;è, con Enzo Monica, altra eccellenza siracusana, misconosciuta.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Gli ho presentato alcuni libri (l&#8217;ultimo GLI ESAGONI DI BORGES, al CERCHIO, con il Grande Nello Amato e la supervisione di Enzo).</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Se ne vanno tutti. Con chi dobbiamo interloquire, noi, quattro dinosauri, in lista d&#8217;attesa? Con chi?</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">R.I.P., Curraiuzzu. Condoglianze alla famiglia.</div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em><strong>Salvo Sequenzia</strong></em>: <strong class="html-strong xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1hl2dhg x16tdsg8 x1vvkbs x1s688f">Requiem per Corrado di Pietro</strong></div>
<div dir="auto">
<div class="html-div xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl" tabindex="-1">
<div></div>
<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">Ci ha lasciati in queste ore Corrado Di Pietro, poeta, scrittore, critico letterario e profondo studioso della lingua e della cultura siciliana.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">Corrado Di Pietro era originario di Pachino, città dove è nato nel 1946, la cui memoria storica e antropologica egli ha consegnato in due libri preziosi: Il paese del vento, del 2002, e La Terra sopra Scibini, del 2014. La città si stende nella punta sud-orientale della Sicilia in quel Pachynum Promontorium celebrato da Dante nell’ottavo canto del Paradiso e scosso, come narra Ovidio ne Le Metamorfosi, dall’irascibile gigante Tifeo, la cui mano sinistra sarebbe collocata sotto Pachino: «Dextra sed Ausonio manus est subiecta Peloro, / laeva, Pachyne, tibi» (V, vv. 350-351). Luogo, dunque, di ingressi di miti, di germinazioni del favoloso; di narrazioni e racconti legati a una provincia sprofondata nel lungo e assolato sonno del tempo, come non mancò di registrare nelle sue pagine Vitaliano Brancati, che di questo luogo è anche lui figlio. Corrado Brancato è stato un funzionario dell’Ufficio Provinciale del Catasto, e per la sua attività professionale ha ricevuto il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica. Ma «il lungo studio e il “grande amore» della sua vita sono stati stata la poesia, la scrittura, l’indagine letteraria, lo studio della cultura siciliana.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">D’altra parte, da un luogo sospeso nel mito e nel favoloso come Pachino non possono che nascere scrittori. E poeti. Di fatto, censendo il lungo percorso creativo del Nostro, è possibile cogliere una delle cifre perspicue che lo connotano: la scrittura come processo sempre aperto, mai concluso, programmaticamente sospeso perché in perpetuo fieri è il reale, anche nella serialità, anche nella ripetitività dei pensieri, delle immagini, delle descrizioni, dei sentimenti, degli stati d’animo e delle percezioni. Ho conosciuto Corrado alla fine degli anni Ottanta nella Villa Museo di Nunzio Bruno. Da quel momento, la nostra amicizia non ha avuto mai interruzioni e contraccolpi, ed è scivolata feconda e serena come lo scorrere di due fiumi che, a un certo punto del loro corso, si sono intersecati e congiunti, facendo confluire le loro acque in un unico corso felice. Ho presentato gran parte delle sue opere, e lui le mie. La nostra è stata un’«amicizia stellare», direbbe Nietzsche.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">La scrittura di Corrado di Pietro è cresciuta al riparo dalle tentazioni del manierismo, delle sterili imitazioni epigoniche e dalle sirene delle mode o dalle tentazioni del mercato.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">Corrado Di Pietro è stato uno scrittore ‘plurale’. Non c’è genere della scrittura che non abbia frequentato e adottato &#8211; dall’Oratorio barocco all’haiku giapponese &#8211; per comunicare al mondo la sua esperienza di intellettuale e di uomo di cultura, di studioso appassionato alla sua terra, alle sue origini. Alla Sicilia e ai suoi miti fondativi Corrado Di Pietro ha dedicato Canto d’Alfeo (2001), poemetto mitologico con nove acqueforti di pittori siracusani, e Anapos. Canzuni ppi la Sicilia (2011). Conoscitore di riti, liturgie e narrazioni, alla dimensione etno-antropologica e letteraria della Sicilia Corrado ha dedicato opere fondamentali: La Sicilia e il suo popolo (2015); Festa e rito (2018); L’amore nei canti popolari siciliani (2015); Lingua lippusa. Antologia della poesia contemporanea in dialetto siciliano.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">Corrado è stato fondatore e animatore tenace di molte organizzazione culturali, tra le quali la Galleria Roma di Ortigia, il Premio Nazionale di Poesia dedicato alla memoria di Christiane Reimann, Il Cerchio di Siracusa, il Museo etnografico ‘N. Bruno’ di Floridia, a cui fu legatissimo, in virtù di un simbiotico legame di amicizia con il fondatore, il Maestro Nunzio Bruno, e con la figlia Cetty, direttrice del Museo. Corrado ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, a testimonianza della sua preziosa attività: il Premio Sicilia, Il Premio Il Paladino (1997), il Premio Ciane (2002), il Premio Cultura Siciliana (2011) e il Premio Nunzio Bruno all’Arte popolare. È stato direttore artistico del Festival dell’Opera dei Pupi di Sortino, consulente dell’Eco Museo degli iblei e membro di numerose giurie di poesia e narrativa.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">La poesia di Corrado Di Pietro non ha mai cantato una Sicilia sconfitta e relegato entro letture ed interpretazioni socio-antropologiche riduttive, ma gha assunto sempre i toni di un racconto-canto alto ed ‘epico’ di una riappropriazione: non canto elegiaco di una decadenza assunta a stigma di una condizione di disagio, ma esigenza conoscitiva nobile, dignitosa, coerente di un sé che attraverso il viaggio della memoria ritrova le ragioni del proprio esistere nel mondo. Su questa linea si muovono le opere, in versi e in prosa, Come albero nel cuore. Oratorio in due parti (2012); la raccolta di racconti Gli esagoni di Borges (2014), il romanzo-inchiesta Cassandra. Nel nome il mio destino (2019), il romanzo breve Sinfonia per un uomo solo (2014). Nei due volumi intitolati Tempo di poesia ha raccolto la sua immensa produzione in versi in lingua siciliana e in dialetto, che ho avuto il piacere di curare e di prefare. L’intera vita di Corrado Di Pietro è stata attraversata dalla fedeltà e all’ascolto delle proprie radici. È, questa, la cifra potente della sua scrittura di resistenza e di amore che Corrado ha consegnato al mondo con la sua voce limpida e inesplicabile, accorata e solenne, umile e remota, capace di congiungere passato, presente futuro; di aprire varchi, di produrre sconfinamenti e di guidarci su territori inesplorati, in un Tempo nuovo, il «Tempo senza tempo della poesia», dove ritrovarsi e riconoscersi.</span></div>
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<div class="html-div xdj266r x14z9mp x1lziwak xexx8yu xyri2b x18d9i69 x1c1uobl x1e56ztr"><span class="x193iq5w xeuugli x13faqbe x1vvkbs x1xmvt09 x6prxxf xvq8zen xo1l8bm xzsf02u">Grazie, Corrado, per avere donato a noi tutti la misura preziosa del tempo della tua poesia e della tua vita.</span></div>
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		<item>
		<title>IN RICORDO DEL SENATORE EDUARDO DI GIOVANNI</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/11/08/in-ricordo-del-senatore-eduardo-di-giovanni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Titta Rizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2025 19:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica provinciale]]></category>
		<category><![CDATA[titta rizza]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Di Giovanni]]></category>
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					<description><![CDATA[Ero stato invitato dalla pronipote Matilde a partecipare al ricordo del suo bisnonno il senatore avv. Eduardo Di Giovanni che si è tenuto a Palazzo Vermexio e che io bambino più che ragazzo ho avuto la fortuna di conoscere perché assistevo agli incontri con mio padre quando il tema di discussione era il referendum per &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Ero stato invitato dalla pronipote Matilde a partecipare al ricordo del suo bisnonno il senatore avv. Eduardo Di Giovanni che si è tenuto a Palazzo Vermexio e che io bambino più che ragazzo ho avuto la fortuna di conoscere perché assistevo agli incontri con mio padre quando il tema di discussione era il referendum per la scelta fra monarchia e repubblica.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Ho commesso l’imprudenza di recarmi di pomeriggio presto in studio nella certezza che l’inizio del weekend mi avrebbe consentito la presenza all&#8217;incontro. Invece ve ne sono rimasto incastrato e non ho potuto partecipare. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Avrei voluto prendere la parola per ricordare due episodi.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Il primo, l’avv. <strong>Eduardo Di Giovanni venne eletto senatore e nominato sottosegretario di Stato</strong> e quindi al suo rientro da Roma v</span><span style="font-size: large;">enne atteso da una grande folla. </span><span style="font-size: large;">Un grande corteo che dopo Corso Umberto sempre a piedi avrebbe proceduto per il neo intestato Corso Giacomo Matteotti e non più via del Littorio per arrivare quindi a Piazza Archimede dove avrebbe arringato la folla. </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Giunto a piazza Pancali improvvisamente la folla in segno di festa e di amore per il suo sottosegretario di Stato se lo caricò sulle spalle e se lo portò così fra gli applausi della gente assiepata sui marciapiedi ed affacciata ai balconi fino a piazza Archimede facendolo scendere a terra solo per consentirgli di salire sul palco preparatogli per parlare al popolo.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Un tale gesto di amore più che di simpatia l’ho rivisto soltanto un’altra volta perché noi siracusani tolto il calcio non ci facciamo prendere dai grandi entusiasmi. </span><span style="font-size: large;">Questo secondo ed unico gesto l’ho visto dedicato a <strong>Gaetano Lo Magro</strong> nella sua prima elezione a deputato regionale; poi mai più.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Il secondo episodio che avrei richiamato è un ricordo di famiglia.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Negli anni &#8217;20 a Siracusa c’eran due partiti: quello di Di Giovanni e quello di <strong>Giaracà</strong> cui aderiva mio nonno, dott. <strong>Giuseppe Rizza</strong> che il popolo di Siracusa lo aveva ribattezzato <em>il medico dei poveri.</em></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Godeva, mio nonno di un gradissimo rispetto nel quartiere di Santa Lucia perché ne era l’unico medico e, fra l’altro, da Maggiore Medico al Distretto Militare di Siracusa addetto al reclutamento dei giovani siracusani per la Grande Guerra per tanti figli unici aveva trovato la strada di farli dichiarare soltanto idonei a lavori sulle retrovie ma non in prima linea a sparare agli austriaci.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Nella sua normale attività di medico tante volte invece di prescrivere farmaci lasciava accanto al letto del bambino visitato cinque lire perché la madre gli comprasse una bella fetta di carne.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Avvenne che un vecchio socialista che aveva la sua piazza di fedeli e fedelissimi nel quartiere di Santa Lucia morì di tubercolosi. Quell</span><span style="font-size: large;">a notte sotto i balconi della casa di mio nonno si riunì una grande folla che protestava contro di lui perché non aveva rilasciato il nulla osta per la esposizione della salma nella chiesa di Santa Lucia. </span><span style="font-size: large;">Mio nonno si svegliò, aprì il balcone e al giovane socialista che, curandolo per le malattie infantili aveva visto crescere, gli gridò: </span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">&#8211; Hai la testa dura; l’autorizzazione non te la posso dare perché è impeditiva la tubercolosi che lo ha fatto morire&#8221;.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">La tracotante risposta fu:</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">&#8211; Nel nome del popolo ti ingiungo di firmare subito l’autorizzazione&#8221;.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">E mio nonno:</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">&#8211; Se non te ne vai e non mi fai dormire ti scarico addosso il rinale pieno di pipì&#8221;.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">&#8211; Come osi una tale minaccia a un rappresentante del Popolo?</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Il nonno per sua natura incazzuso fu di parola entrò per un attimo dentro casa e ne riuscì col rinale col cui contenuto fece il bagno al appresentante del popolo che gli gridò ”Non finisce qui”.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Mio padre allora ventenne si preoccupò e ad insaputa di suo padre si recò al Comune per parlare con Eduardo Di Giovani allora sindaco. </span><span style="font-size: large;">Gli raccontò l’episodio della sera prima ed invece di rimproveri al particolare dello svuotamento del rinale sulla testa del giovane socialisti ci fu un’esplosione di una irrefrenabile risata. </span><span style="font-size: large;">Il tutto finì lì perché il sindaco Eduardo Di Giovanni era consapevole dei meriti dell’unico medico del quartiere Santa Lucia.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">La politica allora, prima delle squadracce fasciste era questa.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Se mio nonno durante i vent’anni di fascismo continuò la sua muta attività di medico dei poveri, Eduardo Di Giovanni rimase un combattente perché le idea di libertà e democrazia se la coltivava con le riunioni segrete in via Maestranza ora nel suo studio di grande avvocato ora nello studio dell’avv. Salvatore Monteforte che fu secondo sindaco della Siracusa liberata.</span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><span style="font-size: large;">Tanti i ricordi, da tramandare.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-35045" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/462222595_3925516564347007_9082410078436151800_n-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/462222595_3925516564347007_9082410078436151800_n-300x300.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/462222595_3925516564347007_9082410078436151800_n-150x150.jpg 150w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/11/462222595_3925516564347007_9082410078436151800_n.jpg 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><span style="font-family: georgia, palatino, serif;">Titta Rizza</span> </span></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mare di Sicilia: Tradizioni in estinzione</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/10/26/mare-di-sicilia-tradizioni-in-estinzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Andolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 15:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Episodi Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[fermo biologico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca al gambero]]></category>
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		<category><![CDATA[baratto]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Lazzara]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine anziani]]></category>
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					<description><![CDATA[Il professore Alfonso Lazzara da anni si dedica al sociale, oggi è il leader di una comunità di oltre centocinquanta fra donne e uomini, in maggioranza ex pensionati, che coinvolge in attività culturali, dalla musica al corso gratuito per strumenti (per ora solo chitarra) ed ancora a momenti di poesia, prossimamente letture ed altro. Professore, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;">Il professore Alfonso Lazzara da anni si dedica al sociale, oggi è il leader di una comunità di oltre centocinquanta fra donne e uomini, in maggioranza ex pensionati, che coinvolge in attività culturali, dalla musica al corso gratuito per strumenti (per ora solo chitarra) ed ancora a momenti di poesia, prossimamente letture ed altro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Professore, lei è noto per la sua umanità e instancabile energia. Appena conosce qualcuno desidera coinvolgerlo nelle molteplici iniziative del gruppo inserendolo nella chat “Vicuntulanostrastoria”. Come mai questo impeto?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa mia volontà nasce dal desiderio di riuscire per quanto mi è possibile a <em>far sparire la solitudine che esiste nella grande maggioranza degli anziani a Siracusa</em>. Le persone della nostra età non servono solo a badare ai nipoti o contribuire, chi può, al bilancio economico dei figli. <em>Noi tutti esprimiamo una potenzialità fra conoscenze ed esperienze che i giovani di oggi neanche immaginano</em>. Sono troppo lontani dalle situazioni che abbiamo vissuto anche di miseria. Fra noi c’è chi negli anni ’50 ha sofferto la fame. Possono capire questo?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lei possiede una profonda conoscenza del mondo della pesca. </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sì, sono nato a Porto Empedocle e lì la mia famiglia veniva chiamata “i marinisi” perché mio nonno era armatore navale possedendo una piccola flotta con vari motopescherecci d’altura, di costa, oltre a barche più piccole, mio padre era motorista, oggi verrebbe chiamato ufficiale di macchina. Così, già a dieci anni, nei periodi estivi non essendoci scuola, andavo a volte su quelle imbarcazioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Quali sono oggi le condizioni della nostra marineria?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La nostra marineria osserva con grande rigore il fermo biologico per la pesca a strascico, disposto dal Ministero per il mese di agosto per tutelare la riproduzione del gambero rosso e viola. È un provvedimento giusto e necessario per pensare al futuro. Tuttavia, genera un malcontento comprensibile perché, mentre i nostri pescherecci sono fermi, vediamo quelli tunisini, libici ed egiziani, pescare senza alcun controllo nelle stesse aree.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Questa disparità ha innescato una crisi profonda</em>. La situazione danneggia le nostre marinerie che vanno da Siracusa a Porto palo, Capo Passero, Licata, Porto Empedocle, Sciacca, Mazzara e Lampedusa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Prendiamo Porto Empedocle: negli anni &#8217;80 era un porto vibrante, con una flotta di circa duecentocinquanta pescherecci e un centinaio di barche più piccole. Oggi quel mondo è in larga parte svanito. Molti armatori, non sentendosi tutelati dalle istituzioni, <em>hanno progressivamente abbandonato il mestiere e disarmato le loro barche</em>. È una tragedia economica e sociale che colpisce tutto l&#8217;indotto.</span></p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-34529 size-medium alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-300x200.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-1024x683.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-768x512.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-2048x1365.jpg 2048w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/fa-scaled.jpg 2560w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Oltre alla pesca a strascico, c&#8217;è un&#8217;altra tradizione che sta scomparendo?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Certamente, pensi alla pesca delle alici, un rito antico che ho avuto la fortuna di vivere da ragazzo, al largo di Porto Empedocle, insieme ai miei zii. Era uno spettacolo che univa l&#8217;uomo alla natura in un equilibrio perfetto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La campagna di pesca iniziava in primavera e finiva ai primi di agosto. Le barche, armate a “cianciolo” (rete di pesca chiamata lampara) uscivano di notte seguendo le fasi lunari, che erano fondamentali. <em>Il cuore dell&#8217;azione erano le lampare, barche con potenti luci che attiravano i banchi di pesce in superficie</em>. Ricordo l&#8217;oscurità del mare interrotta solo da quei fasci di luce, un&#8217;immagine quasi mistica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’avvistamento era un momento di tensione pura. <em>Il lampista gridava: &#8220;Cala, cala u cianciuolu!&#8221;</em>. A quel comando, la rete a circuizione veniva calata in acqua e si stringeva attorno alle lampare come un grande sacco. Una volta, la rete si salpava a braccia; oggi una gru fa il lavoro pesante, ma l&#8217;emozione di vedere il pesce argenteo scintillare al chiaro di luna era indimenticabile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>E una volta portate a terra, come si procedeva?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Qui iniziava il lavoro delle donne, le mogli dei marinari, con un&#8217;arte tramandata da generazioni. Le alici, in parte venivano vendute fresche. Una minima parte subiva una trasformazione che era pura alchimia. <em>Queste donne, con una maestria incredibile</em>, le evisceravano e decapitavano a mano, in pochi secondi.</span></p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-34532 size-medium alignright" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Acciuga-2-NEWS-300x225.png" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Acciuga-2-NEWS-300x225.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Acciuga-2-NEWS-768x576.png 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2025/10/Acciuga-2-NEWS.png 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Poi iniziava la salagione. Le alici venivano messe sotto sale per ventiquattrore per farle scaricare. Dopodiché, si sistemavano in speciali tini di legno, alternando uno strato di pesce e uno di sale, disponendole con il metodo &#8220;testa e coda&#8221;. Sui tini si posava un coperchio di legno e, sopra, grandi pietre facevano pressione. Le alici maturavano così fino alla fine di ottobre.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Cosa si faceva di tutti quei tini?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Quel prodotto non era solo cibo; ma moneta di scambio</em>. D&#8217;inverno, quando il maltempo impediva la pesca, con le alici sotto sale si metteva in atto <em>l&#8217;antica pratica del baratto</em>. Quel pesce conservato sostentava le famiglie quando il mare era troppo burrascoso per essere affrontato. <em>Oggi questa catena di saperi, di tradizioni e di economia sostenibile rischia di spezzarsi per sempre,</em> non solo per le leggi di mercato, ma per un senso di abbandono che allontana le nuove generazioni dal loro patrimonio più prezioso.</span></p>
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		<title>&#8220;Uomini e santi&#8221;: Burgaretta etnoantropologo sulla scia di Pitrè</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/09/12/uomini-e-santi-burgaretta-etnoantropologo-sulla-scia-di-pitre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Lucia Riccioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 17:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Episodi Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Burgaretta]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci siamo spesso occupati di Sebastiano Burgaretta, docente, poeta e scrittore, etnoantropologo e molto altro e le presentazioni non sono certo necessarie. “Uomini e santi”, pubblicato da Le Fate editore (casa editrice indipendente fondata da Alina Catrinoiu e che è stata insignita tra l’altro del premio Arnaldo Lombardi nell’ambito del Premio Vittorini), rappresenta – come &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo spesso occupati di Sebastiano Burgaretta, docente, poeta e scrittore, etnoantropologo e molto altro e le presentazioni non sono certo necessarie.</p>
<p>“Uomini e santi”, pubblicato da Le Fate editore (casa editrice indipendente fondata da Alina Catrinoiu e che è stata insignita tra l’altro del premio Arnaldo Lombardi nell’ambito del Premio Vittorini), rappresenta – come ben nota Ignazio E. Buttitta nella dotta prefazione – “una logica sintesi dell’antropologia burgarettiana” e forse soprattutto la linea avanzata di quegli studi di demo-psicoantropologia nati grazie a Giuseppe Pitrè, medico e quindi tutt’altro che accademico, ma fondamentali per chiunque voglia studiare con rigore documentario e metodologico “la storia culturale e la visione del mondo e della vita dei siciliani.</p>
<p>I dieci saggi del volume trattano di vari argomenti: si spazia dai pani e dai dolci della festa nella tradizione avolese e nei giochi dei bambini alla storia dei “cuntastorie” – ci si perdoni il bisticcio, ma è davvero fondamentale fissare la storia di ciò che è nato ed è continuato per tra-dizione (non scrivo così a caso ma etimologicamente ricordo il senso di affidamento, tras-missione, consegna della parola, delle parole e delle storie) auro-orale: Burgaretta, come altri insieme e prima di lui, fissa ciò che potrebbe scomparire se affidato solo alle memorie dei contemporanei e traccia la linea accidentata ma riconoscibile dell’arte del “cunto” orale nelle sue trasformazioni ed evoluzioni –, dalle vicende e dal culto di Corrado Confalonieri ad Avola alla ri-scoperta del beato Antonio Etiope, “profeta dell’accoglienza” (oh, quanto storia e memoria potrebbero fare per spazzare via ignoranza e pregiudizio!), una delle perle del rosario dei santi neri di Sicilia, dalla settimana “grande” in Grecia e in Sicilia (la Pasqua, settimana delle settimane, paradigma del tempo) alla ricerca di somiglianze e differenze tra celebrazioni e consuetudini per poi confrontarle con le tradizioni spagnole, più umane che sante in verità – quanto sfarzo, quanta esibizione, quanta teatralità… Quanto tutto questo è offerta al Divino e quanto è vanità umana?</p>
<p>E ancora: la “santa allegria” in chiesa, più bacchica che altro a dire il vero (il fare “baldoria” che riecheggia la stratificazione di religioni e culti in Sicilia e che sembra lontano dalla letizia e gioia cristiane pur sovrapponendosi e confondendosi con esse: molto ci sarebbe da dire sullo spazio riservato alla sessualità nella Chiesa); lo studio di una zucca peruviana, piccola enciclopedia di una cultura lontana eppure familiare.</p>
<p>Particolarmente significative le “storii” del Carnevale di Avola, con le disfide e le concioni poetiche tra attualità e satira, anche politico-sociale, e lo studio della corrispondenza tra Giuseppe Pitrè e gli studiosi di area siracusana Giuseppe Bianca e Mattia Di Martino.</p>
<p>Lo sguardo di Burgaretta è volto sia alla ricostruzione memoriale (anche delle proprie memorie personali e familiari, amicali e di paese) che alla loro sistemazione “scientifica” nell’ambito degli studi etnoantropologici. Non solo: lo studioso tenta di cogliere nei fenomeni indagati (e vissuti, spesso sperimentati personalmente da poeta, scrittore, intervistatore, devoto che agisce e contemporaneamente riflette sui propri atti di culto e omaggio ai santi, a Dio e alla Vergine, “testimone” e quindi “pubblico” di feste religiose tra sacro e profano) un senso non solo più profondo ma anche “segno”, segnale indicatore per il presente, per l’umanità così a corto di radici, di identità, di valori, di speranze e prospettive eppure spesso legata a tradizioni non sempre praticate e vissute consapevolmente.</p>
<p>“Uomini e santi”, dunque, i devoti descritti da Burgaretta, che nella tensione verso la santità non dimenticano di essere umani e quindi terreni: la spiritualità e la carnalità, l’alto e il basso (Bachtin docet), Cielo e fango si toccano, giostrano, a volte confliggono. O danzano.</p>
<p>Il libro è arricchito da un ricco apparato iconografico, oltre che di numerosi testi originali trascritti e commentati.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://static.wixstatic.com/media/0b49c3_10c81a6deded4e579eb6e75bdcf070d8~mv2.jpg/v1/fill/w_443,h_625,al_c,q_80,usm_0.66_1.00_0.01,enc_avif,quality_auto/0b49c3_10c81a6deded4e579eb6e75bdcf070d8~mv2.jpg" alt="UOMINI E SANTI" /></p>
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		<title>Armonie &#8211; Il siciliano in arte: musica e poesia al Parco Agorà di Fontane Bianche</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2025/07/13/armonie-il-siciliano-in-arte-musica-e-poesia-al-parco-agora-di-fontane-bianche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione La civetta press]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2025 12:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fontane bianche]]></category>
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					<description><![CDATA[Fontane Bianche non è solo mare e sole: è anche una comunità che vive il territorio, lo abita e prova a prendersene cura. Prova ne è l&#8217;associazione IO AMO FONTANE BIANCHE, che si occupa di riciclo creativo, di teatro, musica, poesia, che organizza corsi per i bambini &#8211; inglese, pittura&#8230; -, che ha ottenuto in &#8230;]]></description>
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<li>Fontane Bianche non è solo mare e sole: è anche una comunità che vive il territorio, lo abita e prova a prendersene cura.</li>
</ol>
<p>Prova ne è l&#8217;associazione IO AMO FONTANE BIANCHE, che si occupa di riciclo creativo, di teatro, musica, poesia, che organizza corsi per i bambini &#8211; inglese, pittura&#8230; -, che ha ottenuto in affidamento dal Comune di Siracusa un terreno alle spalle di Viale dei Lidi (siamo in via Lago di Varese, dove si svolge un frequentato mercato del contadino), lo ha ripulito e reso uno spazio di convivialità, di incontro, di gioco &#8211; benefattori e volontari hanno donato e donano giochi per bambini e altro materiale.</p>
<p>Proprio qui, giorno 21 luglio alle ore 21, si terrà l&#8217;evento ARMONIE &#8211; Il siciliano in arte: musica e poesia.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://scontent-fco2-1.xx.fbcdn.net/v/t39.30808-6/518334857_726138710374404_2668493719994100552_n.jpg?_nc_cat=105&amp;ccb=1-7&amp;_nc_sid=833d8c&amp;_nc_ohc=UsXpnzjaDikQ7kNvwHF9K0_&amp;_nc_oc=AdkfD8BnTFwP-F2UhtmtDBjk9XgQxHZdUkqK-R3-3GUVYvgom83DnmEEhfLV7qdbfOQ&amp;_nc_zt=23&amp;_nc_ht=scontent-fco2-1.xx&amp;_nc_gid=KCVITI3d15uKYx9yTdEDIQ&amp;oh=00_AfSG9EnAI8twfS561kwy97ORMH3GPIjBInhjpQpx3pocgQ&amp;oe=68757D2D" alt="Potrebbe essere un'immagine raffigurante macramè, arpa, clarinetto e il seguente testo &quot;19 OFontane Fontane Bianche Parco Agorà Fontane Bianche Lunedì 21 luglio Ore 21:00 Armonie II siciliano in arte: musica e poesia Maria Lucia Riccioli ioli. poetessa Mariano Augusto De Francisci musicista 10Fontane bizndhe&quot;" /></p>
<p>La nostra Maria Lucia Riccioli, qui in veste di poetessa, reciterà alcuni componimenti in dialetto siciliano tratti dalle sue raccolte QUANNU &#8216;U SIGNURI PASSAVA P&#8217; &#8216;O MUNNU e MUNUZZAGGHI E RATTEDDI, entrambe edite da Algra Editore.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.algraeditore.it/wp-content/uploads/2020/10/copertina-riccioli-piatto.jpg" /></p>
<p>Il recital, accompagnato dalla musica di Augusto De Francisci, pianista, sarà l&#8217;occasione per conversare, grazie a Maria Di Stefano, del ruolo del siciliano nella letteratura e nella contemporaneità: quanto può esprimere il dialetto se paragonato all&#8217;Italiano di Dante e Leopardi o all&#8217;inglese di Shakespeare? Qual è la difficoltà nel tradurre da una lingua all&#8217;altra? Queste e altre le questioni che verranno sollevate tra una lirica e l&#8217;altra.</p>
<p>Previsto anche un intervento di Vincenzo Spicuglia, violinista e violista, qui nel ruolo di dicitore (è anche attore presso la compagnia del Teatro degli Elfi).</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.algraeditore.it/wp-content/uploads/2022/03/munuzzagghi-e-ratteddi-maria-lucia-riccioli.jpg" alt="munuzzagghi-e-ratteddi-maria-lucia-riccioli" /></p>
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