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	<title>Coronavirus &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Oct 2022 09:15:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>AL COVID 19 PIACE L’EUROPA, L’ITALIA E SIRACUSA.   ITALIA E AUSTRIA ATTIRANO IL TURISMO VIRALE.</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2022/10/10/al-covid-19-piace-leuropa-litalia-e-siracusa-italia-e-austria-attirano-il-turismo-virale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dino Artale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 09:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Covid 19, nell’ultimo Bollettino Epidemiologico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2 Ottobre 2022, predilige l’Europa con punte preoccupanti per frequenza di infezioni in Italia e Austria. L’Europa tutta ha una densità altissima di contagi, anche rispetto ad altre parti del mondo. Tutte le nazioni europee sono interessate da una crescita dei contagi nell’ultima settimana &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Covid 19</strong>, nell’ultimo Bollettino Epidemiologico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2 Ottobre 2022, predilige l’Europa con <strong>punte preoccupanti per frequenza di infezioni in Italia e Austria</strong>. L’Europa tutta ha una densità altissima di contagi, anche rispetto ad altre parti del mondo. Tutte le nazioni europee sono interessate da una crescita dei contagi nell’ultima settimana ma Italia ed Austria presentano percentuali di <strong>incremento attorno al 60%, i più alti in Europa</strong>. Negli altri continenti le infezioni vanno calando.</p>
<p>Solo nel Mediterraneo Orientale esse aumentano e in Europa lo fanno ancor di più. Per quanto riguarda i morti (stiamo dimenticando che il Covid continua ad uccidere), anche se vi è una riduzione percentuale, si osservano <strong>numeri elevati negli Stati Uniti, in Russia, Giappone, Cina, Brasile</strong>.</p>
<p>Fatta salva la certezza che i numeri degli infetti sono molto orientativi perché ormai pochi si denunciano, possiamo andare orgogliosi di <strong>Siracusa, prima città di tutta la Sicilia per nuovi contagi. </strong>Peraltro<strong> la Sicilia sta in testa in Italia per mancata vaccinazione </strong>per la terza dose e all’ultimo posto per la quarta dose.</p>
<p>Siamo gente, quindi, che piace anche ai virus.</p>
<p>Crediamo sarebbe giusto ignorare l’allargamento delle maglie restrittive e <strong>tenere le mascherine pronte all’uso</strong>. Le vaccinazioni non vanno male ma si raccomanda di farle frequentemente, anche oltre la quarta dose se si è fragili o immunodeficienti.</p>
<p>Se si è solo deficienti si consiglia di gettarsi nella mischia per rifarsi delle privazioni degli ultimi due anni, senza freni e preoccupazioni.</p>
<p>Sono raddoppiati i soggetti in terapia intensiva in questa settimana. Abbiamo il 6% di reinfezioni e circa <strong>un milione di persone che prendono due volte il Covid nell’ultimo mese</strong>. Per la politica sanitaria attuale pare che siano valutate come bazzecole.</p>
<p>Per questo la Fondazione GIMBE chiede al Ministro Speranza di <strong>pubblicare subito la circolare sulla gestione pandemica</strong> e ribadisce le 5 azioni fondamentali raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità:</p>
<p>1) aumentare le coperture vaccinali (con tre dosi) nella popolazione generale;</p>
<p>2) offrire la quarta dose alle persone a rischio dopo 120 dalla somministrazione della terza;</p>
<p>3) promuovere l’utilizzo delle mascherine al chiuso e sui mezzi pubblici;</p>
<p>4) areare gli spazi pubblici affollati, quali scuole, uffici, bar e ristoranti, mezzi di trasporto pubblico;</p>
<p>5) applicare rigorosi protocolli terapeutici per le persone a rischio di malattia grave.</p>
<p>Ancora nessuna restrizione per le onnipresenti <strong>Apecar di Ortigia, molto areate per costituzione.</strong></p>
<p>Ricordiamo ai lettori che avere più casi Ccovid in Italia e a Siracusa comporta ulteriore paralisi della sanità, per cui <strong>si muore di più per mancate diagnosi e terapie delle altre malattie.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COVID ESTIVO AL MASSIMO. Un siracusano su quattro infettato</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2022/07/10/covid-estivo-al-massimo-un-siracusano-su-quattro-infettato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dino Artale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2022 06:31:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[tamponi]]></category>
		<category><![CDATA[Omicron varianti]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[contagi]]></category>
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					<description><![CDATA[Si capisce come dopo due anni il mondo economico e commerciale abbia sentito il dovere di mettersi alle spalle la pandemia. È umano. Ma la sfiga è sfacciata, non ha confini definiti e certi. Ne stiamo degustando tutte le forme. A forza di ripassare la lezione della guerra, ogni momento da febbraio ad ora, cominciamo &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si capisce come dopo due anni il mondo economico e commerciale abbia sentito il dovere di mettersi alle spalle la pandemia. È umano. Ma la <strong>sfiga è sfacciata,</strong> non ha confini definiti e certi. Ne stiamo degustando tutte le forme. A forza di ripassare la lezione della guerra, ogni momento da febbraio ad ora, cominciamo a pregustarne le conseguenze economiche, quasi l’avessimo in casa. Siamo pure così indifesi e creduloni da credere in un conflitto breve, da auspicare la mediazione dei nostri politici o quella di un’Europa già tanto zoppicante e fragile. Il conflitto durerà mentre la nostra precarietà economica già severa si prepara alle tragedie autunnali. Indebolita vieppiù da un fenomeno inflattivo sproporzionato rispetto alla realtà internazionale, l’Italia fa i conti con una ripresa paurosa della pandemia.</p>
<p>Alla faccia del fior fiore dei virologi che hanno sempre detto che in estate avremmo avuto una scomparsa dei casi. Eppure ai quattro lettori della Civetta avevamo già ricordato l’ecatombe della Spagnola a Siracusa che a luglio e agosto del 1918 portò al cimitero su un carro senza sponde diverse decine di morti al giorno.</p>
<p>Siracusa ha raggiunto e superato in questi giorni la percentuale di un infetto ogni 4 persone (126.000 su 400.000 abitanti della provincia, <strong>mille circa solo oggi nove luglio 2022</strong>). Si prevede un ulteriore aumento dei casi entro fine luglio.</p>
<p>Anche le persone più guardinghe e attente hanno casi in famiglia. <img decoding="async" class=" wp-image-23382 aligncenter" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/07/grafici.jpeg-300x136.png" alt="" width="604" height="274" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/07/grafici.jpeg-300x136.png 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/07/grafici.jpeg-1024x464.png 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/07/grafici.jpeg-768x348.png 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2022/07/grafici.jpeg.png 1326w" sizes="(max-width: 604px) 100vw, 604px" /> <em>                                                            (Fonte Coronavirus Sicilia, Siracusa)</em></p>
<p>Per non spaventare nessuno ci sembra giusto precisare che da noi contare gli ammalati è sempre stato difficile. I responsabili di questo compito sono balzati subito agli onori della cronaca quando potevano contarli con facilità. Con la possibilità ormai consolidata di poter fare i tamponi anche alla fiera del mercoledì, in piena autonomia e segretezza, possiamo garantire che la maggior parte dei malati si guarda bene dal denunciarsi. Dobbiamo ammettere a denti stretti che i malati sono più del doppio degli ufficiali. <strong>Circolano, fanno la spesa, vanno al lavoro</strong>. In Cina sarebbero giustiziati con proiettile a carico dei familiari, qui no. Si entusiasmano per i vip e le sfilate in una città bloccata come se fosse l’unico motivo di orgoglio ma infettano nonni, bambini e familiari senza rimorsi.</p>
<p>Come al solito ci scappano i morti anche se, per chi si nutre di propaganda politica qualunquista, pare che i morti siano più dovuti alla fragilità dei soggetti che al Covid. <strong>Non è vero!</strong> L’Italia è piena di soggetti fragili la cui sopravvivenza sarebbe stata lunga se non avessero incontrato il covid delle badanti o dei figli e nipoti!</p>
<p>Deluderemo anche i buontemponi rassegnati al dilagare dell’infezione nella convinzione che gli ospedali non sono intasati e c’è ancora posto in Rianimazione. Sarà così nell’immaginario di molti. Citiamo i polli di Trilussa come esempio statistico ma dobbiamo ricordare che c’è chi non li può mangiare mai e chi ne mangia tre a settimana.</p>
<p>In questa città posti letto liberi in Ospedale sono un antico ricordo degli anni ’80. A meno che non abbiate una polmonite più che doppia e stiate de-saturando pericolosamente per l’ossigeno, rassegnatevi a stare a casa.</p>
<p>Eppure i responsabili pagatissimi della sanità pubblica possono dirsi fortunati. Con l’efficienza che li contraddistingue sono riusciti nello scopo di <strong>scoraggiare i ricoveri</strong>. Gli ammalati ripetono un mantra che potrebbe sembrare irreale, persino inverosimile: preferisco morire a casa che in questo ospedale sporco e scortese (riferiamo il 100% dei commenti dei malati e familiari, non certo opinioni personali). Basta passare un paio d’ore nell’inferno dantesco del Pronto Soccorso per convincere anche i più riottosi.</p>
<p>Passa quotidianamente il messaggio che Omicron, già mutato decine di volte ma cinque volte in forma pandemica, sia meno pericoloso del primo SARS COV 2.</p>
<p>Chissà, allora, da dove vengono i circa <strong>cento morti al giorno in Italia</strong> di questi giorni!</p>
<p>L’unica certezza è che i vaccini sono inefficaci nel proteggere dalle infezioni ma riducono di molto il ricorso ai ricoveri, che l’attività dei vaccini cala molto dopo tre mesi, che se non si fa una dose di richiamo (booster per gli anglofili) anche i tre vaccini fatti sono meno sicuri dopo tre mesi.</p>
<p>Di fatto, però, accade che la quarta dose offerta agli ottantenni sia rimasta nei frigoriferi. La campagna di vaccinazione è stata distratta dalla guerra e dall’indolenza dei cittadini ma non solo.</p>
<p>Ora che il fuoco divampa si parla di chiamare al quarto vaccino gli ultrasessantenni.</p>
<p>A Siracusa, dopo aver pagato profumatamente il personale reclutato all’esordio della pandemia, si è deciso di ridurre l’orario del punto di vaccinazione pubblico dell’ex Ospedale psichiatrico al solo giovedì dalle 15,30 alle 18,30, idem il venerdì, “ad abundantiam” il sabato dalle 8,00 alle 12,00. Dieci ore a settimana e devi indovinare il momento per non morire per un colpo di calore.</p>
<p>Eravamo con orgoglio la peggiore provincia per numero di vaccinati, saremo migliorati?.</p>
<p>Non ci piace essere portatori di brutte notizie senza suggerire qualcosa di utile per star meglio. Faccio mie le raccomandazioni di un insigne collega, Lucio Zinni, che ci onora della sua amicizia. Sono sempre le stesse:</p>
<ol>
<li>Evitare ambienti chiusi affollati. Se proprio è inevitabile: a) Igiene continua delle mani; b) Disinfezione delle superfici c) Mascherine FFP2</li>
<li>Niente altro!</li>
</ol>
<p>Non è necessario rendere obbligatorio di nuovo l&#8217;uso di mascherine al chiuso, ora.</p>
<p>Non è necessario bloccare concerti e altre manifestazioni all&#8217;aperto.</p>
<p>Non si può cessare di vivere per la paura di morire.</p>
<p>Possiamo tutti fare attenzione, responsabilmente l&#8217;uno per gli altri.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida della didattica online, tra linguaggio artificiale della tecnologia e linguaggio &#8220;dell&#8217;essere&#8221;</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/10/20/la-sfida-della-didattica-online-tra-linguaggio-artificiale-della-tecnologia-e-linguaggio-dellessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Filetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2021 16:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica online]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Da un anno a questa parte abbiamo assistito a un crescente uso della didattica on line (DAD) che ha suscitato varie riflessioni sull’insegnamento via Internet. Ve ne proponiamo una, forse controcorrente, che potrebbe essere lo spunto per un possibile dibattito non solo sulla DAD ma sull’insegnamento in genere. L’utilizzo di internet a scopo didattico genera questioni &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da un anno a questa parte</strong> abbiamo assistito a <strong>un crescente uso della didattica on line</strong> (DAD) che ha suscitato varie riflessioni sull’insegnamento via Internet. Ve ne proponiamo una, forse controcorrente, che potrebbe essere lo <strong>spunto per un possibile dibattito</strong> non solo sulla DAD ma sull’insegnamento in genere. L’utilizzo di internet a scopo didattico genera questioni eminentemente pedagogiche e filosofiche perché <strong>l&#8217;uomo gettato nella Rete è un individuo multidimensionale</strong>. È multidimensionale nel senso che è immerso in una molteplice interazione umana, linguistica e valoriale, che presta il fianco a possibili criticità. Tali criticità possono verificarsi nella dimensione digitale a causa dell&#8217;apertura relazionale e globale che Internet possiede, provocando disorientamento soprattutto in chi riveste il ruolo di insegnante.</p>
<p><strong>L’utilizzo di <em>device</em> digitali</strong> sembra causare una sorta di <strong>dicotomia cognitiva</strong>, apparentemente inesorabile. Ci riferiamo a una netta e insormontabile separazione tra una lettura logica del mondo (riconducibile ad un approccio cartesiano) e a una dimensione del conoscere che avviene secondo una percezione multisensoriale e multidimensionale. Nell’esperienza quotidiana il sentire, il soffrire, lo sperimentare sono modalità attraverso le quali viviamo il mondo che viene al contempo vissuto\elaborato attraverso la logica.  Mettendo da parte l&#8217;antico preconcetto che opponeva l&#8217;esperienza sensibile al mondo intelligibile, possiamo affermare che non vi è quindi alcuna dicotomia<strong> </strong>nella dimensione umana e questo può probabilmente essere vero sia nell&#8217;ambiente analogico che in quello digitale. Pertanto, potremmo considerare l&#8217;ambiente digitale, con le opportune distinzioni, un ambiente educativo da studiare e utilizzare non in modo strettamente tecnico ma secondo un approccio ermeneutico e formativo.</p>
<p><strong>Il riferimento a Gadamer è d’obbligo</strong>. Potremmo addirittura sostenere che si è verificato un cambiamento cognitivo grazie ai nuovi media poiché la comprensione del mondo avviene all&#8217;interno di un quadro molto particolare. In questo quadro multimediale, la simulazione virtuale e la telecomunicazione diventano gli strumenti di un nuovo approccio cognitivo basato su livelli eterogenei di elaborazione della conoscenza. In altre parole, se nella struttura alfabetica scritta tutta l&#8217;attività cognitiva è ricondotta a una sequenza precisa di legami che avvengono secondo il principio di causalità e ordine, nella comunicazione sul Web la distribuzione è invece labirintica. <strong>La conoscenza si configura quindi in una forma reticolare, </strong>peculiarità che ci obbliga a riflettere su un aspetto dato forse per scontato cioè la “normalità” dell’apprendimento lineare, come è avvenuto per lungo tempo. Una normalità che sembra, appunto, una norma da non violare, pena l’esclusione dall’ortodosso mondo dei puristi della cultura e dell’istruzione. L’utilizzo del pensiero lineare non significa necessariamente una capacità da parte dell&#8217;uomo di cogliere la realtà nel suo insieme.</p>
<p>Nonostante l&#8217;uomo si sia servito della scrittura e quindi un pensiero logico-concettuale e lineare, ha continuamente cercato pratiche espressive capaci di interpretare il mondo senza subire una sorta di menomazione che la scrittura sembra imporre. <strong>Un approccio reticolare è in grado di rendere conto di un universo più ampio e articolato</strong> costituito da varie interazioni tra diversi ambiti come pittura, musica, danza, teatro, ecc. Tale interazione è difficile da rappresentare seguendo un approccio lineare tanto che l&#8217;insegnamento on line risulta essere particolarmente proficuo per la sua caratteristica peculiare: la multidimensionalità. Modalità diverse e multisensoriali che si avvicinano alla realtà e la traducono in modo diverso dalla sequenza causa-effetto sono la dimostrazione del recupero di forme di intelligenza emotiva, sensoriale e multidisciplinare. Tali forme di intelligenza non possono essere basate solo sulla capacità di deduzione logica dei nessi causali come unico modo per accedere alla conoscenza.</p>
<p>Potremmo paradossalmente dire che <strong>la comunicazione via Web</strong>, per le sue caratteristiche reticolari e multisensoriali, <strong>potrebbe addirittura ricondurci ad ancestrali e molteplici dimensioni</strong> create nelle espressioni musicali, poetiche ed estetiche di un tempo che fu pre-logico. Tali espressioni non si lasciano incapsulare in schemi meramente razionali e per questo motivo la comunicazione sul Web potrebbe consentire all&#8217;uomo di mettere insieme vari registri comunicativi. Un approccio multisensoriale e multidimensionale sembra richiamare, dicevamo, una dimensione ancestrale pre-logica di cui si sono appropriati i cosiddetti nativi digitali<strong>. </strong>Questi ultimi vivono una relazione soggetto-mondo riformulata, ridisegnata, cioè vivono una simultaneità e circolarità comunicazionale / relazionale che sembra colmare il bisogno ancestrale pre-logico di un approccio multisensoriale, fondamentale per le richieste di multitasking del mondo contemporaneo.</p>
<p>È evidente quindi la <strong>difficoltà dell&#8217;approccio epistemologico e pedagogico </strong>di alcuni educatori, provenienti da una sensibilità strettamente analogica, costretti a interagire con nuovi codici linguistici e relazionali. Inoltre, alcuni educatori hanno creduto che i nativi digitali fossero già predisposti al gioco virtuale, come se i nativi digitali avessero acquisito capacità epigenetiche. Tali educatori hanno dato per scontato l&#8217;interiorizzazione del dispositivo digitale da parte dei nativi digitali come se non avessero bisogno di alcuna mediazione<strong>. </strong>Questa rassicurante concezione ha dirottato la responsabilità educativa verso forme puramente tecniche e come <strong>Popper</strong> ha già ricordato nella famosa intervista <strong>“Cattiva maestra televisione”</strong>, se si vuole delegare l&#8217;educazione alla macchina, i rischi sono enormi.</p>
<p>Possiamo affermare, dunque, che <strong>è semplicistico credere da educatori che non ci sia bisogno di alcun supporto sapienziale e teorico in senso ermeneutico per l&#8217;uso della tecnologia digitale</strong>. Dietro lo schermo c&#8217;è in definitiva la persona con tutto il suo carico di domande esistenziali. L&#8217;incontro tra differenti esperienze e differenti concezioni della conoscenza dovrebbe portare lo studente e l&#8217;insegnante ad elaborare sempre il proprio percorso cognitivo in modo inedito. L&#8217;incontro tra insegnamento e apprendimento coinvolge insegnante e discente in quello che è e rimane un circolo ermeneutico e didattico infinito che, a sua volta, comporta quel <strong>vivere heideggeriano del “disvelamento” della verità tramite il linguaggio</strong>. Questo disvelamento si caratterizza per la dinamica della comprensione e interpretazione e avviene quotidianamente durante ogni lezione intesa come gesto educativo, relazionale e non solo informativo. <img decoding="async" class="size-medium wp-image-21575 alignright" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/fiammetta-dad-ansa-1-300x169.webp" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/fiammetta-dad-ansa-1-300x169.webp 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/fiammetta-dad-ansa-1-1024x576.webp 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/fiammetta-dad-ansa-1-768x432.webp 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/fiammetta-dad-ansa-1.webp 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Tenendo conto di ciò che ci offrono i nuovi media e di come funzionano, possiamo affermare che <strong>la conoscenza derivante dall&#8217;utilizzo di tali media non può essere limitata al mero accesso alla trasmissione tecnologica delle informazioni</strong>. Di conseguenza, la conoscenza così intesa diventa un problema interpretativo, quasi filologico e dovremmo valutare con attenzione pedagogica le potenzialità e le criticità semiologiche che possono sorgere nel mondo digitale. Occorre capire che queste criticità testuali non possono essere risolte automaticamente con un software che funge da strumento operativo per la relazionalità che si crea sul Web. Proprio perché il linguaggio macchina non possiede l&#8217;ironia, la metafora, la possibilità di stabilire una connessione empatica (siamo ben oltre il test di Turing), non è possibile delegare alla macchina lo sviluppo della relazionalità (anche didattica) sul web. L’uomo rischierebbe di non essere più l&#8217;autore della sua storia ma diventerebbe lo spettatore di un discorso basato su una trasmissione del sapere standardizzata e miniaturizzata.</p>
<p>Proprio perché tecnica e tecnologia sono di fatto anche linguaggio, allora la possibilità di un predominio linguistico da parte della macchina rende necessario soffermarsi e considerare (come educatori) la <strong>differenza innegabile tra il linguaggio artificiale della tecnologia da un lato e il linguaggio &#8220;dell&#8217;essere&#8221; dall&#8217;altra. </strong>Non si tratta di un omaggio a Heidegger ma di un omaggio all&#8217;incomprimibile singolarità dell&#8217;uomo la cui esistenza sembra caratterizzata da contrapposizioni conciliabili. Aspirare a una <em>coincidentia oppositorum,</em> tra realtà digitale e realtà analogica, significa anche che se non si può ignorare che <strong>la tecnica a modo suo sia narrazione, la sua applicazione indiscriminata appare rischiosa per la trasmissione della conoscenza</strong>.</p>
<p>In altre parole, una conoscenza che non parte dallo stupore e dalla meraviglia aristotelica appare rischiosa se intesa solo come conoscenza oggettivante, problema già evidenziato dal <strong>sociologo Jürgen Habermas</strong>. Se vogliamo considerare l&#8217;ambiente digitale (e non solo) come un ambiente educativo, dobbiamo impostare un discorso pedagogico di tipo fenomenologico-ermeneutico che ponga come ineludibile il problema dell&#8217;altro da sé e del rapporto con esso. Un approccio fenomenologico ricerca una scientificità adatta all&#8217;essere umano in modo che la prevalenza della tecnologia non abbia l&#8217;ultima parola. Lo stesso approccio fenomenologico implica una <strong>filosofia dell’educazione</strong> che valorizzi l’unicità dell&#8217;altro attraverso una pedagogia che tiene seriamente in considerazione gli aspetti comunicativo-relazionali. Tale pedagogia sottolinea l’importanza della percezione dell&#8217;alterità dell&#8217;altro e il riconoscimento della sua presenza unica e insostituibile, come ci ha insegnato <strong>Lévinas</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-21574 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/DAD-didattica-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/DAD-didattica-300x200.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/10/DAD-didattica.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> In questo senso <strong>il digitale si pone sullo stesso livello di qualunque agenzia educativa</strong> che funge da contenitore sociale e strategico all&#8217;interno del quale si sviluppano forme di convivenza che poi si ripercuotono a livello culturale. Il digitale è soprattutto un luogo di incontro tra persone che tracciano e definiscono uno spazio di relazione dove si sperimenta lo sguardo e l&#8217;incontro, spazio in cui ci si muove nella dimensione dell&#8217;intenzionalità e dell&#8217;intersoggettività, intese e interpretate all&#8217;interno di un&#8217;esperienza relazionale. <strong>L&#8217;ambiente digitale è occasione di riflessione ermeneutica </strong>proprio perché al suo interno l&#8217;interazione e l&#8217;incontro si manifestano in quella specifica forma di riconoscimento tra uomini che è il dialogo come luogo filosofico e linguistico. Ed è attraverso il dialogo che la natura partecipativa dell&#8217;essere umano si articola in bisogni semantici e pedagogici. Secondo lo <strong>psicologo della Gestalt Salomon Asch</strong>, l&#8217;elemento principale dell&#8217;interazione reciproca tra le persone è che esse &#8220;rispondono l&#8217;una all&#8217;altra&#8221; e questo fondamento linguistico è alla radice del percorso gnoseologico e umano.  Il <strong>filosofo Paul Ricoeur</strong> ritiene che ciò che caratterizza l’umano sia la storia di sé stessi continuamente rielaborata nell’incontro dialogico con l’altro come avviene, ad esempio, sia in aula che nel web con la didattica digitale. L’ambiente digitale è da intendersi non solo come efficace modalità di trasmissione\acquisizione di conoscenze e come opportunità per una costruzione sempre più vasta e raffinata di ponti, reti e connessioni ma come luogo di infinita rielaborazione della comunicazione e dell’incontro con l’altro. L’agire comunicativo è alla base delle complesse relazioni umane per cui si comprende perché il formalismo del rigido linguaggio macchina non è in grado di tradurre e interpretare non solo l’agire comunicativo ma anche quello educativo. Il linguaggio della tecnica e della macchina è privo di contesto e quindi è facilmente trasferibile da un supporto artificiale ad una altro senza bisogno di operazioni ermeneutiche. Il linguaggio macchina non necessita di traduzioni, né di mediazioni nel senso che è unidirezionale ed è basato su una sola semantica. A tal proposito, <strong>Umberto Eco</strong> ha affermato che non esiste algoritmo per la metafora poiché non può essere programmata da un computer in quanto <strong>la metafora necessita di un formato socio-culturale dell’enciclopedia dei soggetti interpretanti</strong>, esattamente come avviene durante la didattica sia in presenza che on line nell’incontro tra docente e discente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Green pass per siti e musei: incremento di visitatori dal Bellomo agli scavi di Pompei. Ma a Siracusa c’è chi dissente</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/08/19/green-pass-per-siti-e-musei-incremento-di-visitatori-dal-bellomo-agli-scavi-di-pompei-ma-a-siracusa-ce-chi-dissente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Scifo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Aug 2021 16:40:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>All’inizio è stata la comunicazione data dal Museo Egizio sul proprio sito agli aspiranti visitatori della necessità di munirsi obbligatoriamente di Green Pass (tranne che per i bambini sotto i 12 anni e i soggetti con certificazione medica di esenzione dal vaccino) a partire dal  6 agosto a dare la stura a una valanga di oltre duemila commenti sui social, in prevalenza positivi ma con una nutrita minoranza  di voci fortemente contrarie che sparavano forte contro “<em>l’eterna dittatura</em>”, la “<em>carta verde vergogna di questo paese</em>”, le “<em>discriminazioni prima nella scuola e ora nella cultura</em>”.</p>
<p>Uno dei messaggi più significativi, perfetta sintesi del pensiero di molti di questi cittadini sedicenti libertari, “<em>il corpo è mio e decido io quel che c… farne</em>”, incuranti del fatto che tra le libertà di cui gode l’individuo in una società complessa come la nostra non è contemplata quella di infettare a piacimento gli altri e quindi di impedire agli altri di fare del loro corpo quel che c… intendono farne, senza tenere conto, aggiungiamo, anche della necessità sociale di avere a disposizione strutture sanitarie il cui carico di lavoro e la capacità di accoglienza devono essere controllate e ottimizzate per far sì che mantengano un’adeguata capacità funzionale.</p>
<p>Qualcuno, come gli innamorati traditi, aggiungeva “<em>Molto male, peccato volevo venire, mi accontenterò delle immagini on line ma spero che si riducano i visitatori</em>”.</p>
<p>Con queste premesse ero predisposto a nero pessimismo la mattina del 9 agosto quando su SKY, nel notiziario del mattino, comparve la faccia simpatica e trasudante intelligenza e cultura classica di <strong>Gabriel Zuchtriegel</strong>, quarantenne <strong>neo direttore italo-tedesco</strong> degli scavi archeologici di <strong>Pompei</strong>, uno dei più importanti siti archeologici d’Italia e del mondo. Interpellato dalla giornalista per dare chiarimenti riguardo all’impatto del Green Pass sugli accessi all’area archeologica di Pompei, Zuchtriegel, in un italiano invidiabile, spazzava in un baleno tutte le mie paure e i neri umori rivelando “<em>Noi abbiamo avuto un boom di visitatori: lo scorso fine settimana 31 luglio – 1 agosto abbiamo registrato 11.034 ingressi, questo fine settimana 7-8 agosto 13.189 ingressi</em>”.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-21046 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/pompei-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/pompei-300x200.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/pompei-1024x682.jpg 1024w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/pompei-768x512.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/pompei-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/pompei.jpg 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’intervistato aggiungeva “<em>Per venire incontro ai visitatori non muniti di green pass, in seguito ad accordi con la regione Campania, abbiamo predisposto un servizio gratuito di tamponi antigenici all’ingresso che sta riscuotendo un buon successo</em>”.</p>
<p>Mentre a Pompei si registrava un boom di visitatori con numeri da pre-lockdown, a <strong>Napoli il Direttore del Museo Archeologico Nazionale (MAN) Paolo Giulierini</strong> arrivava ad offrire quale “<em>dono simbolico a cittadini e turisti presenti in città a Ferragosto</em>”, la riapertura del Gabinetto segreto contenente 250 reperti a soggetto erotico provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano, chiuso dal Febbraio 2020 e riaperto a Ferragosto grazie all’attivazione delle procedure del Green Pass.</p>
<p>Ero rassicurato e felice del fatto che una gestione razionale degli accessi ai musei, mirata all’applicazione puntuale delle regole e al servizio dei visitatori potesse mantenere la libertà di accedere alla conoscenza dell’arte e delle scienze, anche in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo sicché, quando la mattina del 12 agosto ho letto la dichiarazione di <strong>Maria Gabriella Capizzi,  Direttrice del Museo Archimede e Leonardo</strong> in Ortigia, “allampai” (cioè rimasi all’unisono “ntumatu e alluccutu”).</p>
<p>Lo stordimento è stato grande perché l’enfasi era quella dei momenti più gravi in cui si decidono le sorti dell’umanità, ma il costrutto non aveva il dono dell’immediata comprensibilità: “<em>Questo spazio nel cuore di Ortigia, crocevia di popoli e storia, è ispirato ai principi universali di ogni luogo di cultura e di Archimede e di Leonardo in particolar modo, ovvero la condivisione e l’orizzontalità dei propri beni e del proprio sapere e non si può rendere, in un modo o nell’altro, un rilevatore di gerarchie tra ammessi e non ammessi. Se ciò è destinato ad accadere sono pronta perfino a chiudere</em>”.</p>
<p>Maria Gabriella Capizzi rassegnata a chiudere! Nella modestia delle mie conoscenze sintattiche solo questo riuscivo a comprendere. Quella stessa direttrice che a dicembre 2020, dalle pagine della <strong>rivista Notabilis</strong>, volitiva e razionale, diceva “<em>L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla</em>”.</p>
<p>La Direttrice di ferro che aveva affermato “<em>Se avete un’idea, una startup, mai come ora troverete terreno fertile laddove prima avete incontrato resistenza. E allora fate di questo momento il più forte strumento di distruzione dei grandi ostacoli, una volta impossibili da abbattere</em>”. E mentre leggevo queste parole con la fantasia vedevo la direttrice Maria Gabriella volteggiare sulla cavea del Teatro Greco, nuova vestale dell’ardire e dell’osare umano e scandire parole destinate a rimanere scolpite nella millenaria pietra del colle Temenite.</p>
<p>“<em>E siate veloci come fulmini perché dovrete passarci in mezzo. È questo il giorno, ora è il momento. Siate audaci e usate l’immaginazione, tutti noi possiamo essere innovatori. Non si può uscire oggi da un’apocalisse del genere ritornando alla vita di prima e mettendosi alle spalle quello che abbiamo vissuto nelle settimane scorse</em>”. Una donna forte, propositiva e audace, era sul punto di mollare abbattuta da un crudele nemico “il Green Pass”, il temibile strumento in grado di creare “<em>gerarchie tra ammessi e non ammessi</em>”.</p>
<p>Mentre rischiando di essere scambiato per il classico “intellettuale dello scoglio”, come usa dirsi in certi ambienti, mi chiedevo quali potessero essere le cause alternative di queste difficoltà del museo Archimede e Leonardo (un’offerta culturale da rimodulare? la stagione estiva nella quale i visitatori prevalentemente in età scolare preferiscono l’esplorazione dei fondali marini e la costruzione di castelli di sabbia? un raccordo con gli enti locali ed eventualmente anche con gli altri musei pubblici da perfezionare?), ho avuto la felice idea di chiamare la <strong>Direttrice del Museo Bellomo di Siracusa e della Casa Museo Regionale Antonino Uccello di Palazzolo, la dott.ssa Rita Insolia</strong>. Sentivo la sua voce forte, allegra ed amichevole dall’altra lato del telefono e quasi esitavo a porle la domanda, ma facendomi forza sono riuscito a dire “<em>Direttrice, allora è un triste momento per i musei, pare proprio che il Green Pass gli abbia inferto il colpo finale</em>”. Con sorpresa mi son sentito rispondere “<em>Niente affatto, carissimo, il Green Pass funziona e non condiziona affatto gli accessi</em>”.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-21047 alignleft" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Siracusa-Galleria-regionale-di-Palazzo-Bellomo-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Siracusa-Galleria-regionale-di-Palazzo-Bellomo-300x141.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Siracusa-Galleria-regionale-di-Palazzo-Bellomo-768x362.jpg 768w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Siracusa-Galleria-regionale-di-Palazzo-Bellomo.jpg 870w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Confesso, nella mia “complessa semplicità” (di gucciniana memoria) di avere pensato in quel momento: “<em>Sicuramente ora un&#8217;Autorità Culturale e/o Amministrativa del Comune di Siracusa interverrà per rassicurare e invitare a un ripensamento, magari a un approfondimento e a una valutazione più ragionata dei problemi e affermerà comunque l’irrinunciabilità a una procedura che viene applicata con successo in tutti musei d’Italia garantendo l’accesso dei visitatori</em>”.</p>
<p>Una procedura ancor più necessaria e cogente nella tragica realtà siciliana di ferragosto che vede l’isola leader nella classifica dei contagi e incapace di controllare in sicurezza l’afflusso dei turisti, contare l’aumento giornaliero dei ricoveri ordinari e in terapia intensiva sempre più vicini alle soglie per l’ingresso in zona gialla e detenere saldamente l’ultima posizione tra le regioni italiane nella campagna vaccinale in tutte le fasce di età. Non ultimo avrei apprezzato anche un riferimento alla situazione complessiva della Provincia di Siracusa e della città capoluogo, ultime tra gli ultimi, dato che la vaccinazione rimane abbondantemente sotto la media regionale, magari accompagnato da un coraggioso e saggio invito alla popolazione ad accelerare le vaccinazioni per rendere più sicura la vita “sociale” e non solo dei cittadini siracusani.</p>
<p>Perciò, quando la mattina del 13 agosto, ho letto sui vari organi di stampa la ferale notizia nuovamente “allampai” (cioè rimasi nuovamente all’unisono “ntumatu” e “alluccutu”).</p>
<p><strong>L’assessore alla Cultura di Siracusa Fabio Granata</strong> contro il green pass nei musei. L’esponente della Giunta, accogliendo lo sfogo della direttrice del museo privato Archimede e Leonardo, ha dichiarato: “<em>Capisco l’esasperazione di chi dopo mesi di chiusura deve misurarsi con nuove difficoltà … questo obbligo risulta francamente incomprensibile</em>”.</p>
<p>Sul momento confesso di avere pensato: una furbata di Granata che, a pochi giorni dalla proposta di Siracusa città della cultura per l’anno 2024, vuole lanciare un sasso in piccionaia come usa dirsi e fare presente che anche Siracusa “autorevolmente” partecipa al dibattito nazionale. Ho constatato successivamente che il dibattito sull’abolizione del green pass nei musei semplicemente non esisteva e solo due direttori di due musei privati, uno a Napoli e uno a Siracusa, hanno minacciato la chiusura. La notizia è stata naturalmente pubblicata con grande enfasi sul <strong>Secolo d’Italia</strong>, giornale letto da alcune centinaia di persone, dove <strong>Giorgia Meloni</strong> ha scritto: “<em>Un’altra direttrice di museo si ribella alla follia del Green pass dopo il direttore del Museo Cappella Sansevero di Napoli”</em>.</p>
<p>Nessuno dei Direttori di musei pubblici si è unito al dibattito in quanto tutti sono rimasti concentrati sulla ottimizzazione delle procedure di accesso e sulla ricerca di facilitazioni e servizi ai visitatori. Sulla stampa leggo, inoltre, di importanti musei privati che rimangono aperti tutto il mese di agosto come ad esempio lo <strong>splendido museo Poldi Pezzoli di Milano</strong> che, già straordinariamente ricco di reperti, propone nuove offerte come l’esposizione temporanea “<strong>Il Giardino del Paradiso</strong>”, raccolta di tappeti persiani del secolo XVI ed ha anche previsto due giornate di accesso libero per il 13 e 21 agosto.</p>
<p>La “sparata” di Granata potrà danneggiare l’immagine di Siracusa che si propone come città della cultura per l’anno 2024?  Spero vivamente che non abbia questo effetto ma sottolinea un problema realmente esistente.</p>
<p>Il problema che ha Granata con il Green: la Green Card che regola l’accesso agli USA, la Green Economy, la Green Revolution, il Green New Deal sono per Granata motivo di grave sofferenza.  Se alla TV compare Greta Thunberg alfiere della Green Revolution, Granata soffre maledettamente come e peggio di Vittorio Feltri che, alla comparsa della giovane svedese, diventa bradilalico e comincia a balbettare.</p>
<p>Granata è allergico al Green e perfino al verde dei semafori; fosse lui l’assessore al traffico, imporrebbe di lasciarli sempre spenti. È un’allergia che non provoca la comparsa di brutti pomfi sulla pelle e non lo costringe a grattarsi (specie in pubblico sarebbe cosa spiacevole) ma lo fa cambiare di colore, lo fa diventare proprio verde per effetto di quello che alcuni definiscono “un travaso di bile” (“abbiliatu” direbbero i nostri prozii).</p>
<p>Ora, se nelle dichiarazioni di Giorgia Meloni la parola più ricorrente è la follia, per Granata la parola più ricorrente è l’Anima perché quello è il suo punto più sensibile. Quale assessore alla Cultura Granata ha tanti luoghi dell’Anima ma quello che lo ispira di gran lunga di più è il <strong>Complesso Monumentale ai caduti d’Africa</strong> da lui definito “<em>un pezzo della nostra identità</em>”. Ora, definire un monumento voluto da Mussolini per onorare l’avventura coloniale fascista in Etiopia, Somalia e Libia, intessuta anche di stragi, di uso di gas proibiti dalla <strong>Convenzione di Ginevra</strong> e di una retorica coloniale insopportabile ed anti-storica, un luogo dell’anima può risultare per molti un boccone difficile da digerire più di quanto sia difficile per Granata accettare l’inoculazione vaccinale. Conveniamo sul fatto che sia luogo storico, che può ricordarci che Siracusa fu anche una città fascista che Benito Mussolini amava definire “<em>la Capitale coloniale</em>”. Da Siracusa partivano cibo, armamenti, soldati e un servizio marittimo postale per la Libia che raggiungeva anche Mogadiscio ed Asmara.</p>
<p>Ma un luogo dell’Anima no, almeno per la maggioranza dei siracusani. Intervistato da Il Primato Nazionale in data 9 Marzo 2021, l’assessore siracusano non risparmia sperticati elogi agli attivisti di Casa Pound, intervenuti a recuperare sulla scogliera Riviera Dionisio il Grande frammenti di marmi staccatisi probabilmente per azioni vandaliche dal mausoleo affermando: “<em>L’azione di Casa Pound bellissimo esempio di volontariato militante</em>”. Per Granata il Mausoleo è un luogo dell’anima perché condivide con Casa Pound gli ideali della retorica bellica e coloniale ed ammira, come è scritto sul Primato Nazionale, “<em>il luogo che ricorda i caduti in guerra e celebra vittorie che riportano alla mente un’Italia forte, rispettata per ciò che i suoi uomini erano in grado di fare anche e soprattutto fuori dai confini territoriali</em>”.</p>
<p>Ma oltre che di anima l’uomo è fatto anche di idee e annotiamo che quelle di Granata, per quanto riguarda il passato, non si sono granché evolute negli anni, mentre per l’oggi sono tutte orientate in direzione ostinata e contraria alla vaccinazione di massa. Granata continua ad agitare la bandiera della libertà individuale contro i vaccino-nazisti, invita con i suoi post i comuni cittadini a non preoccuparsi più di tanto di seguire le assurde e illiberali raccomandazioni degli “<em>occhiuti virologi</em>”: la mascherina, il distanziamento, l’assembramento, si fa portavoce di dubbi puerili sui vaccini genetici e coglie qualsiasi occasione per andare contro il green pass.</p>
<p>Lasciamo il Granata alle sue granitiche convinzioni antiscientifiche riguardo alle quali ci limitiamo generosamente a dire che non aiutano i cittadini siracusani a tirarsi fuori da questo difficile momento.   Temiamo però che, su queste basi culturali radicalmente antiscientifiche, Siracusa non riuscirà a suscitare l’interesse, il consenso e le sinergie necessarie per diventare Capitale della Cultura per l’anno 2024.</p>
<p>Noi abbiamo da tempo scelto la cultura del dubbio e della ricerca scientifica che è l’unica in grado di risolvere i problemi e di aiutare ad aprire nuove prospettive e vie di conoscenza alle quali è augurabile che abbia accesso il maggior numero di cittadini. E inoltre nel nostro piccolo teniamo sempre a mente le parole del mitico <strong>Albert Einstein</strong>, l’uomo che nel XX secolo ha rivoluzionato la nostra visione di tempo, spazio e gravità, che soleva dire: “<em>Due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana, ma riguardo l’Universo ho ancora dei dubbi</em>”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vi è la Sicilia rossa, nera, gialla ….  E non ci sono più i cretini di una volta …</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/08/03/vi-e-la-sicilia-rossa-nera-gialla-e-non-ci-sono-piu-i-cretini-di-una-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Scifo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 08:03:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[“ … Le Sicilie sono tante, non finirò di contarle”.  Nella  torrida estate 2021, anno secondo della pandemia di SARS CoV-2, nella quale anche il termometro sembra ammalorato per quanto rimane inesorabilmente attaccato ai 40°C, vengono in mente le parole di Gesualdo Bufalino ma lo scenario di questa Sicilia plurale è orribilmente diverso. La Sicilia &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“ … Le Sicilie sono tante, non finirò di contarle”.  Nella  torrida estate 2021, anno secondo della pandemia di SARS CoV-2, nella quale anche il termometro sembra ammalorato per quanto rimane inesorabilmente attaccato ai 40°C, vengono in mente le parole di Gesualdo Bufalino ma lo scenario di questa Sicilia plurale è orribilmente diverso.</p>
<p><strong>La Sicilia rossa delle fiamme</strong> che divampano e avanzano senza ostacoli da Portella della Ginestra  alla Plaia di Catania mentre i politici assistono allo scempio incapaci di prevenire ed opporsi al fuoco, alla violenza delle nere ombre dei piromani e dei loro mandanti e straparlano solo di pene più severe.</p>
<p><strong>La Sicilia nera e maleodorante dei miasmi e dei rifiuti</strong> che intasano le discariche straboccanti di pattume putrescente e avvelenano il territorio senza controlli, in balia  di cosche e  gestori  che hanno il lucro come unico obbiettivo.</p>
<p><strong>La Sicilia gialla</strong> o che si avvia a diventare gialla, non quella delle miniere di zolfo dove si consumò l’olocausto dei  “carusi“,  ma <strong>quella dell’epidemia</strong> Covid-19 rinfocolata dalla variante Delta  anche se i numeri impietosi di questo scorcio di estate, generati probabilmente dalla stessa arretratezza culturale e sociale, ricordano quel giallo di un passato segnato dalla povertà, dall’ignoranza e dallo sfruttamento bestiale dei minori.</p>
<p>L’infezione si inerpica settimana per settimana, cresce nella penultima del 63%, nell’ultima del 23%, innalzando il numero degli infetti e <strong>il tasso di positività dei tamponi schizza al 4,5%.</strong> Insieme agli infetti crescono anche giorno dopo giorno i ricoveri (oltre la soglia di rischio del 10%  per il passaggio a zona gialla) mentre l’occupazione dei letti di terapia intensiva cresce più lentamente e rimane lontana dalla soglia di pericolo.</p>
<p>Ma questi numeri sono figli della vergogna perché se analizzati a fondo mostrano che <strong>l’80% degli infetti sono soggetti che non hanno ricevuto nessuna protezione da vaccino</strong> mentre del rimanente 20%, il 7% non hanno potuto essere vaccinati e l’8% hanno ricevuto una sola dose. <strong>Solo il 5% dei ricoverati sono vaccinati con due dosi</strong>, ospedalizzati non per la gravità delle manifestazioni cliniche che rimangono molto lievi  ma per problemi di isolamento .</p>
<p>Questi dati estrapolati dalla realtà siciliana sono coerenti con i risultati di uno studio di ricercatori di Singapore appena pubblicato (31 Luglio) in Pre-Print. Lo studio conferma che <strong>i vaccinati con doppia dose se si infettano presentano delle forme cliniche asintomatiche o lievi e non sviluppano polmonite. </strong></p>
<p>La novità è che  se si analizzano le cinetiche del virus nella forma della variante Delta e della risposta anticorpale che ne viene generata, si rileva  che il virus cala molto rapidamente negli infetti vaccinati con due dosi e il tasso degli anticorpi bloccanti la proteine spike e neutralizzanti cresce molto rapidamente. I vaccinati con due dosi che si infettano sono contagiosi per un periodo brevissimo e ciò rappresenta un duro ostacolo alla diffusione del virus.</p>
<p>Il vaccino rimane l’arma principale capace di ridurre la circolazione del virus anche se mutato nella variante Delta, il numero degli infetti e la gravità delle malattie e anche di limitare la possibilità del virus di mutare ulteriormente sviluppando nuove varianti infettive quanto e più della Delta che è stato calcolato oggi ha la stessa elevata infettività del virus della Varicella Zoster. Che il vaccino sia l’arma per sconfiggere l’epidemia i siciliani pare che non lo abbiano capito.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-20940" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/covid-regione2-2-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/covid-regione2-2-300x169.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/08/covid-regione2-2.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Siamo i penultimi come popolazione vaccinata</strong> (49,1% con due dosi, 9,0% con una dose, la somma non raggiunge il 60% che hanno raggiunto tutte le altre regioni compresa  la Calabria).</p>
<p><strong>Siamo penultimi nella fascia di età over 80</strong> dove ci resta da vaccinare il 16% mentre in Veneto, Lombardia, Toscana ed Emilia tocca vaccinare  tra il  2 e 3% per raggiungere tutti gli over 80.</p>
<p><strong>Siamo ultimi e per distacco nella vaccinazione dei soggetti tra 70-79 anni</strong> dove ci resta da vaccinare ancora circa il 18%.</p>
<p><strong>Siamo molto indietro nella vaccinazione degli over 60</strong> e persino del personale scolastico.</p>
<p>Se poi guardiamo alle performance delle provincie siciliane registriamo la sgradevolissima sorpresa di trovare <strong>la provincia di Siracusa ultima tra le provincie della Sicilia.</strong> <em><u>Cerchiamo di farcene una ragione , siamo gli ultimi tra gli ultimi.</u></em></p>
<p>Sono dati ufficiali diffusi dal TG regionale e confermati da Francesco Alfieri della Confesercenti  Sicilia e sono impietosi: solo la piccola comunità di Buscemi è ampiamente oltre il 60% dei vaccinati. Cassaro, Palazzolo, Sortino, Buccheri, Canicattini Bagni e Pachino sono di poco o più oltre il 50%.</p>
<p>Quindi viene Siracusa con un risultato assai deludente: il 49,64% dei vaccinati di cui solo il 42,4% con le due dosi. Dopo Siracusa (tutte sotto il 50%) vengono Avola, Augusta, Floridia, Lentini e giù giù fino ai disastrosi risultati di Francofonte: 35 % di vaccinati di cui 28 % con due dosi e Rosolini fanalino di coda con un vergognoso 27,4% (solo il 23% meno di un quarto della popolazione ha avuto la seconda dose).</p>
<p>È proprio il caso di dirlo: la montagna ha partorito un topolino.</p>
<p>Nonostante investimenti economici molto rilevanti che hanno portato in Sicilia alla attivazione di ben 95 Hub vaccinali sui costi dei quali non c’e’trasparenza perché i costi giornalieri, settimanali e mensili dei centri stessi non vengono resi pubblici  la vaccinazione anti- Covid 19 in Sicilia rischia il flop ed a Siracusa appare in agonia .</p>
<p>Intervistato da Sky nel pomeriggio del giorno 29 Luglio il colonNELLO Musumeci sembra già timoroso prima che l’intervistatrice gli chieda un commento sui risultati della Sicilia. Quando la domanda della giornalista arriva inesorabile inizialmente argomenta sul deleterio impatto sull’opinione pubblica dei problemi di Astra Zeneca in Sicilia e poi punta il dito sui medici di medicina generale: “Da loro ci aspettavamo di più”, lasciando intendere che essi hanno tradito la causa. <strong>Non una parola di autocritica, non un dubbio, un accenno alla possibilità di avere commesso errori </strong>come quello di avere puntato solo sulla vaccinazione nei megacentri, abbracciando solo tardivamente la vaccinazione di prossimità e sottodimensionando il ruolo dei Medici di Medicina Generale che hanno tutti i pazienti registrati nei loro data base  e con i pazienti hanno un rapporto fiduciario.</p>
<p>E dinanzi a questi risultati che ripropongono il volto di una Sicilia arretrata ed inefficiente sul punto di tornare ad avvilupparsi in una crisi economica e sociale senza fine, <strong> il silenzio assordante di tanti politici impegnati in perenni trasmigrazioni partitiche</strong>  e in riposizionamenti  strategici per le future elezioni  (c’è sempre una elezione all’orizzonte), del tutto estranei  al bene comune della Sicilia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5957" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2015/05/images_FOTO-GAETANO-SCIFO-TBC-1-ridotta-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2015/05/images_FOTO-GAETANO-SCIFO-TBC-1-ridotta-300x225.jpg 300w, https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2015/05/images_FOTO-GAETANO-SCIFO-TBC-1-ridotta.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Schiere di amministratori locali con in testa tetragoni assessori alla cultura, deputati regionali, persino rappresentanti di gruppi sociali sembrano giocare un’altra partita offrendo improbabili sponde alle eterogenee truppe dei No VAX sproloquiando di dittatura sanitaria e di imposizioni liberticide mentre i leader politici nazionali cui fanno riferimento firmano in Europa documenti politici con un campione di democrazia come Victor Orban primo ministro di una nazione (l’Ungheria) che non comunica ai cittadini nemmeno il tipo di vaccino anti-Covid cui sono stati sottoposti.</p>
<p>Leonardo Sciascia avrebbe così commentato “&#8230; È ormai difficile trovare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino (…..) e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini “ .</p>
<p>In questo panorama desolante i risultati di Siracusa sorprendono fino a un certo punto. Non è mancato certamente l’impegno di tanti sanitari e infermieri, di ausiliari e volontari che sono stati certamente all’altezza del loro compito ma ancora una volta <strong>è venuta a mancare la capacità di direzione strategica, di iniziativa e di coordinamento. </strong></p>
<p>Doti  che  non si acquisiscono in seguito a cooptazione politica ma sono il frutto di conoscenze, di esperienze, di capacità di confronto, di elaborazione di metodi di lavoro di squadra  e di capacità di scelta degli uomini che devono realizzare i progetti.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il teatrino di Sgarbi in “onore” di Fabio Granata</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/03/25/il-teatrino-di-sgarbi-in-onore-di-fabio-granata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaetano Scifo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 10:17:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[F. Granata]]></category>
		<category><![CDATA[V. Sgarbi]]></category>
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					<description><![CDATA[Sette minuti di risate a crepapelle, di arte oratoria irrazionale e aleatoria, di toni teatrali, talora leggeri, spesso forzati e sempre accompagnati dallo sguardo folle e a tratti feroce sullo sfondo di dipinti che lui, l’uomo dai tanti ruoli come ama definirsi, il politico, l’opinionista, il tuttologo a tempo pieno, il critico d’arte, sviscera nel &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sette minuti di risate a crepapelle, di arte oratoria irrazionale e aleatoria, di toni teatrali, talora leggeri, spesso forzati e sempre accompagnati dallo sguardo folle e a tratti feroce sullo sfondo di dipinti che lui, l’uomo dai tanti ruoli come ama definirsi, il politico, l’opinionista, il tuttologo a tempo pieno, il critico d’arte, sviscera nel profondo e “possiede fino alle budella dell’Autore”.</p>
<p> Stiamo parlando dell’orazione di Vittorio Sgarbi in difesa di Fabio Granata, caotica al punto giusto, nello stile dell’oratore che trascurando la “dispositio”, l’ordine logico e temporale degli eventi, punta teatralmente sulla “elocutio” e “l’actio” per generare il pathos e fare breccia nei suoi spettatori contro il Bruto del giorno (il Bonomo).</p>
<p>Il colto Vittorio contro l’incolto Bonomo, brutalmente invitato a studiare, e che ha avuto l’orrida, zelante, illiberale  idea di avventarsi contro  l’opinione del Granata,  libero pensatore al quale, nonostante i gravosi impegni pubblici, nel pieno di una drammatica Pandemia che ha provocato la morte  in Italia  di  106.000  persone e nel mondo quella di oltre due milioni e settecentocinquantamila persone, non mancano il tempo e l’occasione  per  postare  memorabili commenti traendo spunto dai festini modaioli organizzati in barba alle norme antiassembramento da due note autorità del settore, le sorelle Rodriguez. </p>
<p>La terribile Sindemia (termine riproposto da Richard Horton su Lancet e citazione a beneficio del colto Vittorio): la doppia spaventosa crisi sanitaria ed economico-sociale dell’annus horribilis 2020, secondo il Granata pensiero è una scelta di chi ha governato il nostro Paese (ma anche, aggiungiamo noi, la Germania, la Francia, gli Usa, il Regno Unito e il resto del mondo).</p>
<p>Fabio Granata avrebbe sicuramente gestito la Pandemia in modo diverso dal ministro Speranza da lui definito con sgarbiano “allure” demente (ricordate il sottosegretario Sgarbi contro il ministro Urbani di una ventina d’anni addietro?). Non avrebbe tenuto conto del Comitato Tecnico Scientifico, ma puntato tutto sul parere delle sorelle Rodriguez e di qualche giornalista che a giugno 2020 pubblicava titoli a sei colonne del tipo “Il virus è morto”.</p>
<p>Granata, assessore cui non difetta la conoscenza della Genetica (anche se non oso chiedergli se conosca a pieno la differenza tra DNA ed RNA messaggero) lancia degli allarmi sulla utilizzazione dei vaccini genetici. Nonostante le perplessità dell’assessore siracusano alla cultura, la tecnica messa a punto da Katalin Karikò ed Andrew Weissman rivoluzionerà la produzione dei vaccini contro la maggior parte delle infezioni e già rappresenta uno storico passo avanti della ricerca scientifica.</p>
<p>Granata è libero di non vaccinarsi, per  nostra fortuna non è un operatore del sistema sanitario addetto all’assistenza di soggetti  anziani, fragili ed esposti al rischio di infezione, e noi diversamente dal maligno Vittorio che augura al povero Bonomo la morte di un congiunto per effetto della vaccinazione anti -Covid, non gli auguriamo un’infezione da SARS CoV-2 complicata da polmonite interstiziale grave, epatizzazione del polmone, endotelite trombotica  dei vasi polmonari, insufficienza respiratoria acuta grave e necessità di ventilazione meccanica.</p>
<p>Granata però non è libero di schernire e insultare gli “eroici novantenni” e gli “eroici infermieri”.</p>
<p>Gli eroici novantenni sono i nostri padri e i nostri nonni, sono i nostri affetti e la storia della nostra vita e del nostro Paese, e sono caduti tragicamente spesso nella fredda solitudine di letti ospedalieri anonimi senza il sostegno dei loro cari.</p>
<p>Essi meritano rispetto e non lo scherno spregiativo di un assessore “anaffettivo” e festaiolo.</p>
<p>Quanto agli eroici infermieri e aggiungo anche gli eroici medici, farmacisti e   operatori sociosanitari, Granata porti rispetto a coloro che rischiando la pelle e, lasciando innumerevoli morti sul campo, hanno curato migliaia di ammalati e consentito la gestione dell’emergenza sanitaria nel nostro Paese. Hanno salvato tante vite e hanno assistito con abnegazione anche quelli che non ce l’hanno fatta.  Tutti hanno dimostrato sul campo di meritare la gratitudine dell’intero Paese.</p>
<p>E intanto che infermieri, medici, farmacisti, operatori socio sanitari si spendevano senza risparmiarsi, alcuni  “ingrati” erano impegnati a postare commenti  insensati   e persino nocivi  per il bene comune della nostra società ed altri consegnavano alla storia di questo Paese indelebili immagini di menefreghismo e comportamento antisociale mentre venivano espulsi dal Parlamento da schiere di fattorini ansimanti  e venivano immortalati come nuovi esemplari di  “stockfish”,  non maturato al freddo  secco  e ventoso delle isole Lofoten ma ammalorato  nelle torride aule di Montecitorio.</p>
<p>P.S. Giulio Giorello, filosofo della scienza e grande studioso che ha insegnato matematica, scienze e filosofia, prima di essere abbattuto dal virus SARS CoV-2, ha rivendicato fino all’ultimo i principi del metodo scientifico checché ne dica il capo comico Vittorio Sgarbi.</p>
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		<title>Un caso di malasanità? Di fatalità? Una conseguenza del vaccino? L&#8217;esperienza incredibile vissuta al pronto soccorso di Siracusa</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2021/03/23/20063/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Aldo Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 11:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Pronto Soccorso]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[mala sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è importante che sia una volontaria molto conosciuta e stimata in città, né che per alcuni anni sia stata consulente non retribuita del Comune, neppure che sia una cara amica della nostra redazione. La triste esperienza vissuta da Daniela Cassia e tra l’altro già raccontata da lei stessa sui social, merita di essere diffusa &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è importante che sia una volontaria molto conosciuta e stimata in città, né che per alcuni anni sia stata consulente non retribuita del Comune, neppure che sia una cara amica della nostra redazione. La triste esperienza vissuta da <strong>Daniela Cassia</strong> e tra l’altro già raccontata da lei stessa sui social, merita di essere diffusa ed evidenziata, a prescindere.</p>
<p><strong>Un caso di malasanità? Di fatalità? Una conseguenza del vaccino?</strong></p>
<p>Ancora una volta il servizio sanitario (ospedaliero in questo caso) balza agli onori della cronaca per la rinomata inefficienza. Con tutto il rispetto e la considerazione del momento, della situazione più che particolare e delle condizioni in cui gli operatori ospedalieri sono costretti ad operare, ci auguriamo che tale episodio non abbia conseguenze più gravi e che nessun altro debba ripetere lo stesso calvario vissuto dalla mamma di Daniela e dai suoi familiari.</p>
<p> “<em>Mia madre, ottantenne diabetica, venerdì pomeriggio ha fatto il <strong>richiamo del vaccino</strong>.</em></p>
<p><em>Sabato mattina, mentre era <strong>in bagno è collassata</strong> , era sola e da allora non ricorda nulla dell&#8217;accaduto.</em></p>
<p><em>Quando l&#8217;abbiamo soccorsa pensavamo fosse soltanto dolorante, ma sabato pomeriggio il dolore era insopportabile al punto da essere costretti a chiamare l&#8217;ambulanza. I soccorritori, valutate le condizioni decidono di portarla al pronto soccorso. E da lì <strong>inizia il calvario</strong>.</em></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-20065" src="https://www.lacivettapress.it/wp-content/uploads/2021/03/vaccini-sr-300x138.jpg" alt="" width="300" height="138" /></p>
<p><em>Arriva in pronto soccorso alle h.20, finalmente alle h.1.30 qualcuno si degna di dire a mia sorella, che l&#8217;ha accompagnata, di andare a casa, che la terranno in osservazione per tutta la domenica e che comunque hanno il numero per contattarci.</em></p>
<p><em>La tac scongiura un ictus ma la radiografia evidenzia 5 o 6 costole fratturate di cui un paio scomposte.</em></p>
<p><em>Stamattina (lunedì, ndr) al telefono (mia madre e non un medico) ci dice che la trasferiscono in chirurgia per 7 giorni. Ricovero che ci conferma anche il pronto soccorso. Prepariamo quindi un borsone con l&#8217;occorrente e ci rechiamo <strong>in reparto per scoprire che mia madre non c&#8217;è</strong>.</em></p>
<p><em>Proviamo a chiamarla. Il cellulare risulta spento, probabilmente scarico.</em></p>
<p><em>Si torna al pronto soccorso, si suona, si aspetta e finalmente ci informano che mia madre si trova ancora lì, che aspettano che si liberi un posto, che non possiamo entrare a vederla, che non possiamo darle nessun borsone.</em></p>
<p><em>Chiediamo, per cortesia, di consegnarle almeno il caricabatterie per poterle consentire di comunicare.</em></p>
<p><strong><em>Ore 16,30</em></strong><em> (sono passate 8 ore dal presunto trasferimento in reparto), finalmente riusciamo a parlarle: <strong>è ancora al pronto soccorso</strong>, parcheggiata in una stanza e con la voce rotta dal pianto ci comunica che non mangia e non beve da ieri sera, che oggi non ha fatto nessuna terapia, che non l&#8217;ha vista nessun medico. Da ieri sera.</em></p>
<p><em>Cerchiamo di darci una spiegazione, semplicemente sembrerebbe sia stata dimessa dal pronto soccorso e mai presa in carico dal reparto. Un fantasma invisibile. A cui non tocca nè cibo, né acqua né contatti con l’esterno. Sembra tutto così assurdo che siamo costretti a chiamare i carabinieri i quali ci dirottano alla direzione sanitaria, dove ovviamente alle h.18 non c&#8217;è nessuno.</em></p>
<p><strong><em>Servirà</em></strong><em> <strong>l&#8217;intervento di un poliziotto</strong> per fare &#8220;finalmente&#8221; scendere un medico dal reparto di chirurgia per visitarla e prescrivere le terapie, fra cui l&#8217;eparina, necessaria per prevenire i trombi e soprattutto per <strong>farla ritornare visibile</strong> e consentirle di avere un pasto.</em>”</p>
<p>Oggi è martedì, la signora al momento si trova ancora in pronto soccorso (<strong>in reparto chirurgia non c’è posto</strong>), la figlia ritiene che il collasso (e la caduta con fratture) sia una conseguenza possibile del vaccino (Pfizer), in quanto è tra gli effetti evidenziati ma non si spiega come mai i medici non avvertano e soprattutto non invitano gli anziani o le persone fragili a non rimanere soli nell’immediato decorso.</p>
<p>Noi seguiremo l’evolversi e formuliamo a Daniela i migliori auguri per la mamma.</p>
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		<title>Bloccata la restituzione alla Regione di 700mila euro per i buoni spesa. Presto gli avvisi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/12/03/bloccata-la-restituzione-alla-regione-di-700mila-euro-per-i-buoni-spesa-presto-gli-avvisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 12:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[100 mln]]></category>
		<category><![CDATA[Buoni spesa]]></category>
		<category><![CDATA[Regione]]></category>
		<category><![CDATA[restituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Restano – questo quanto ci fa sapere l’assessore Maura Fontana &#8211; nella disponibilità del Comune di Siracusa, quindi delle tante famiglie in stato di necessità, gli oltre 700mila euro che in un primo tempo, in ottobre, si era deciso di restituire alla Regione pur trattandosi di risorse già accreditate. “Dopo esserci sentite, ho ricostruito, con &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Restano – questo quanto ci fa sapere l’<strong>assessore Maura Fontana</strong> &#8211; nella disponibilità del Comune di Siracusa, quindi delle tante famiglie in stato di necessità, gli oltre <strong>700mila euro</strong> che in un primo tempo, in ottobre, si era deciso di restituire alla Regione pur trattandosi di risorse già accreditate.</p>
<p>“Dopo esserci sentite, ho ricostruito, con la Dirigente del servizio e il Capo di Gabinetto, tutta la corrispondenza intercorsa con la Regione – chiarisce l’architetto Fontana -. Effettivamente<strong> il 20 ottobre scorso</strong> la Dirigente, alla richiesta dell’ennesima rendicontazione avanzata dal Dipartimento, ha scritto la nota in cui chiedeva <strong>con quali modalità si dovessero restituire</strong> le somme accreditate. Dico l’ennesima perché più volte il Dipartimento aveva sollecitato la rendicontazione ignorando però le richieste dell’ufficio di essere supportato nelle procedure, di capire in che modo si dovesse operare. Non è un caso se <strong>solo il 13% dei Comuni beneficiari</strong> abbia da poco iniziato a caricare i dati sulla piattaforma. Le difficoltà sono state oggettive, per tutti. C’è da dire che comunque dalla Regione ci avevano fatto sapere che l’atto di rinuncia ufficiale delle risorse avrebbe dovuto essere sottoscritto dal sindaco, passaggio che non c’è mai stato.</p>
<p>Intanto, avvertita dal ragioniere generale di tale situazione, avevo già<strong> bloccato la procedura</strong> e già la dirigente aveva inviato in Regione una nota in senso contrario alla precedente. Per questo la <strong>delibera di Giunta Regionale</strong> di cui lei mi ha informata era per me <strong>inspiegabile</strong>.</p>
<p>Abbiamo così, oggi stesso, contattato il Dipartimento per chiarire tutto e presto potremo pubblicare gli avvisi per gli aventi diritto”.</p>
<p>Una buona notizia, quindi, anche se Siracusa, insieme questa volta alla maggioranza dei Comuni, non entrerà in quel 13% che potrà beneficiare di un ulteriore accredito a valere sui 30 mln che la Giunta regionale ha deciso di anticipare rispetto ai 70 complessivi dei Programmi Operativi Complementari, ma si spera che possa poi ricevere la quota parte dei rimanenti 40.</p>
<p>In realtà, nella relazione del Dirigente regionale sull’impiego dei fondi (30 mln su 100 nella prima fase) si dà atto delle difficoltà incontrate dai Comuni – <strong>l’80% ha comunque fruito delle somme</strong> stanziate -, ma si spiega anche che già <strong>dal 30 luglio scorso</strong> è stato attivato un <strong>servizio telefonico</strong> per fornire le necessarie informazioni e il supporto auspicato, e si ricorda il <strong>ciclo di webinar</strong> (seminari trasmessi online) del 5, 12 e 13 novembre organizzati proprio per un supporto tecnico e informatico. Forse, quest’ultimo, un intervento tardivo per andare in aiuto degli enti locali ma da “recuperare” (sicuramente ce ne sarà la possibilità) per evitare futuri “imbarazzi”.</p>
<p>Da segnalare infine gli <strong>avvisi sul sito del Comune</strong> delle nuove modalità relative sia all’erogazione dei buoni sia alle convenzioni con le associazioni per la distribuzione delle card/spesa: forse il superamento di alcune rigidità riscontrate in primavera quando i volontari non hanno potuto partecipare come avrebbero desiderato.</p>
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		<title>Un impegno del Comune far rientrare i 700mila euro di fondi sociali restituiti da Siracusa alla Regione</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/12/02/un-impegno-del-comune-far-rientrare-i-700mila-euro-di-fondi-sociali-restituiti-da-siracusa-alla-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 09:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[restituzione fondi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[Programmi Operativi del Fondo Sociale Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Programmi Operativi Complementari]]></category>
		<category><![CDATA[100 mln]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2% dei Comuni siciliani, beneficiari di risorse per complessivi 100 milioni di euro finalizzati a fronteggiare l&#8217;emergenza socio assistenziale da covid-19 in favore dei nuclei familiari disagiati, ha, di fatto, rinunciato ai finanziamenti. Lo comunica la Regione avvertendo che il fondo ripartito su due diverse misure &#8211; una per 30 milioni dei Programmi Operativi &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>2% dei Comuni siciliani</strong>, beneficiari di risorse per complessivi <strong>100 milioni di euro</strong> finalizzati a fronteggiare l&#8217;emergenza socio assistenziale da covid-19 in favore dei nuclei familiari disagiati, <strong>ha, di fatto, rinunciato ai finanziamenti</strong>. Lo comunica la Regione avvertendo che il fondo ripartito su due diverse misure &#8211; una per 30 milioni dei Programmi Operativi del Fondo Sociale Europeo (PO-FES), già ripartiti, e l’altra per 70 milioni dei Programmi Operativi Complementari (POC) ancora da erogare – verrà riprogrammato.</p>
<p><strong>Sei Comuni (di piccole dimensioni) infatti non hanno neanche mai presentato l’Atto di Adesione</strong> perdendo così 147.168 euro, mentre due “hanno prodotto delle note a firma dirigenziale con le quali, per diverse motivazioni, chiedono le modalità per la restituzione delle somme già liquidate a loro favore”.</p>
<p><strong>Due Comuni vogliono restituire 791.782 euro!</strong></p>
<p>Come dirlo che <strong>uno dei due Comuni è quello di Siracusa</strong>? E come, che l’altro è quello di Ramacca? Siracusa: 120.405 residenti, Ramacca: 10.854. Quindi <strong>Ramacca rispedisce al mittente 71mila euro e Siracusa 719mila</strong>. Ne abbiamo parlato con <strong>l’assessore ai servizi sociali Maura Fontana</strong> che ci ha rassicurato sul fatto che gli uffici stanno cercando di correre ai ripari.</p>
<p>Che qualche problema ci fosse sull’impiego di queste risorse lo aveva detto l<strong>’ex assessore alle Politiche Sociali Alessandra Furnari</strong> che, intervistata da noi nel maggio scorso sugli aiuti alle famiglie e sui buoni spesa durante il lockdown, alla domanda sui promessi aiuti regionali per 400 milioni di euro, così aveva risposto: “<em>Pura propaganda. Si era parlato per Siracusa di una prima tranche di 2.400.000 euro, e di una seconda altrettanto generosa, subito dopo specificando che si trattava di una disponibilità, per quanto riguarda il fondo alimentare, di un primo stanziamento del 30%, fondi europei. Certo, comunque, pur sempre 700mila euro ma in realtà sono somme non utilizzabili. Nessun Comune in Sicilia ne ha attivato la distribuzione, molti non le hanno nemmeno richieste, intanto per le modalità di rendicontazione che si chiarirebbero ex post, come se si potesse spendere senza sapere come e in cosa farlo; o pretese insostenibili come un aggiornamento mensile delle situazioni individuali a carico del Comune nel caso di inadempienza da parte del beneficiario del sostegno economico. Impossibile, soprattutto in queste condizioni di continua emergenza. L’Anci, per primo, e molti sindaci anche individualmente stanno sollecitando il governo regionale per una semplificazione, ma non sono ottimista. Confido piuttosto nella grande generosità finora dimostrata da tutti</em>”.</p>
<p>Certo! Immaginiamo l<strong>a farraginosità e le pastoie burocratiche</strong> dei nostri levantini amministratori, ma gli altri Comuni, bene o male, hanno utilizzato questi fondi. Quale primato ha cercato di raggiungere Siracusa? Quello del capoluogo più “virtuoso” nel chiedere di restituire risorse che avrebbero potuto essere date alle tante famiglie in difficoltà? Da quali pesanti incombenze si è voluto liberare il dirigente del servizio?</p>
<p>Ma soprattutto, <strong>cosa si intende ora fare con le altre risorse messe a disposizione dalla Regione</strong>? In realtà, che ci siano state <strong>difficoltà nella rendicontazione</strong> delle somme lo riconosce lo stesso dirigente regionale del servizio. Emerge, infatti, <strong>un notevole ritardo dei Comuni beneficiari</strong>: se l’80% dichiara di avere attivato spese, soltanto il 13% ha cominciato a rendicontare sulla piattaforma dedicata “con il rischio del mancato raggiungimento del target di certificazione sulle Misure COVID, previsto dal Dipartimento per 10 milioni di euro, laddove le domande di rimborso ammontano a soli 2,56 milioni di euro. Inoltre, relativamente alle risorse in quota POC 2014/2020 ancora da erogare, circa il 25% dei Comuni richiede espressamente di non operare il trasferimento delle risorse, “quota a cui deve aggiungersi il 2% dei Comuni che, di fatto, ha rinunciato alla prima tranche in quota PO FSE”.</p>
<p>Da qui <strong>la delibera del Dirigente generale del Dipartimento regionale</strong> della famiglia e delle politiche sociali, che “considerate le criticità sopra rappresentate, propone, in via cautelativa, di procedere, sulla restante tranche in quota POC 2014/2020, all&#8217;impegno e quindi all&#8217;erogazione nei confronti dei beneficiari, per un ammontare di <strong>30 milioni di euro</strong>, rispetto ai 70 milioni di euro destinati, negli stessi termini già previsti per la quota PO FSE 2014/2020, a condizione che i <strong>Comuni ne facciano espressa richiesta, e che abbiano già proceduto a caricare sulla piattaforma</strong> dedicata almeno il 50% delle somme anticipate in quota PO FSE 2014/2020 (circa il 13% dei Comuni)”.</p>
<p>Secondo <strong>l’assessore Fontana</strong> in realtà lo stesso Dipartimento regionale avrebbe chiesto per la restituzione delle somme un atto ufficiale a firma del sindaco che non ci sarebbe mai stato e quindi <strong>la delibera regionale del 12 novembre scorso sarebbe “inspiegabile”</strong>. L’assessore ha garantito comunque che per la gestione dei fondi sociali ci si sta organizzando con maggiore efficacia rispetto alla prima fase. “<em>Ci sono state certo difficoltà determinate dalla rendicontazione, anche in merito alla selezione preventiva per l’attribuzione dei fondi. Ora abbiamo definito un percorso più dettagliato per procedere più speditamente. Abbiamo infatti acquistato una piattaforma su cui chi farà richiesta avrà la possibilità di trasmettere telematicamente i documenti necessari. Per facilitare il disbrigo delle pratiche burocratiche, a supporto degli uffici, coinvolgeremo le associazioni del terzo settore che gestiranno due o tre sportelli per i cittadini in ogni quartiere. Le associazioni sono in grado di raggiungere le fasce più deboli, anche quelle che non accedono neanche alle informazioni e non sanno dei bonus per la spesa. Il loro compito, oltre a informare, sarà di effettuare una prima selezione degli aventi diritto ma le richieste saranno poi verificate direttamente dalle assistenti sociali del Comune perché la responsabilità resta in capo all’ufficio. Sulla stessa piattaforma si potranno registrare le attività commerciali disponibili a entrare nel circuito della spesa dei voucher. Nella prima fase i punti vendita sono stati pochi, ora speriamo di poter riversare queste economie su tutto il territorio dando così un aiuto anche ai negozi di vicinato</em>”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>USCA (2). Solo domande senza risposte</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2020/11/09/usca-2-solo-domande-senza-risposte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marina De Michele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 10:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[USCA]]></category>
		<category><![CDATA[siracusa]]></category>
		<category><![CDATA[ASP8]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo una settimana, non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta dall’Asp alla nostra mail che chiedeva informazioni sul funzionamento delle USCA, quelle Unità Sanitarie di Continuità Assistenziale che potrebbero essere l’asso vincente nella partita tra la morte e la vita che si gioca al tavolo del Covid. Dobbiamo ritenere che quella mail si sia persa nella &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una settimana, non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta dall’Asp alla nostra mail che chiedeva informazioni sul funzionamento delle USCA, quelle <strong>Unità Sanitarie di Continuità Assistenziale</strong> che potrebbero essere l’asso vincente nella partita tra la morte e la vita che si gioca al tavolo del Covid. Dobbiamo ritenere che quella mail si sia persa nella valanga di richieste che probabilmente in questi giorni arrivano a tutti gli indirizzi possibili e immaginabili di un’Azienda sanitaria fattasi silente, arroccata come una cittadella assediata.</p>
<p>Per cercare di reagire alla fame di comunicazione abbiamo provato a cercare qualcosa sul sito ufficiale, qualcosa che potesse spiegare, far capire cosa si sta facendo a fronte di un andamento della pandemia che preoccupa ogni giorno di più.  Ad oggi, per il mese appena iniziato, solo tre comunicati asettici su azioni di screening in atto e uno che invita a non recarsi ai Pronto Soccorso “per lasciare spazio ai casi di reale emergenza”: “<em>Per sintomi correlabili all’infezione da Covid 19, telefonare al medico di famiglia o al pediatra</em>” o recarsi “<em>in strutture come le guardie mediche e i punti di primo intervento che sono a disposizione della cittadinanza per ogni esigenza che può essere tranquillamente gestita senza fare ricorso agli ospedali</em>”. Una boutade.</p>
<p>Poiché, in mancanza di una aperta interlocuzione con l’Asp, non si può che gestire unilateralmente le informazioni che arrivano in redazione, le riportiamo così come ci sono pervenute in modo tale che il quadro sia chiaro per tutti, anche per il Sindaco, la Prefettura ed eventualmente la Procura.</p>
<p>La situazione registrata ieri per Siracusa e provincia era di <strong>175 nuovi contagi nelle ultime 24 ore</strong>: complessivamente 457 positivi nel capoluogo e 1275 nell’intero territorio provinciale.</p>
<p>Ma tra i medici di famiglia c’è chi segnala almeno due o tre positivi al giorno tra i propri assistiti: “<em>un&#8217;epidemia più grave di quanto si immagini</em>”.</p>
<p>Le <strong>indicazioni nazionali</strong> prescrivono che i medi di base non effettuino visite domiciliari nel caso di sospetto contagio e, in caso di necessità, avviino il percorso alternativo attraverso le USCA, o si allerti il 118 (i casi di positività tra gli operatori del locale 118 al momento dovrebbero essere sette se la situazione non è peggiorata). Va anche chiarito che i medici non sono comunque in grado di acquistare i presidi sanitari completi perché rari e a caro prezzo. Peraltro, dopo il contatto con un positivo, vanno subito gettati e la svestizione deve essere assistita da un&#8217;altra persona esperta altrimenti ci si contagia egualmente. Se quindi per prassi durante la pandemia i medici di famiglia non devono recarsi al domicilio del paziente per la propria e altrui sicurezza, rimane il ricorso alle USCA.</p>
<p>Bene. A quanto si dice, si registra ormai il loro <strong>forfait</strong>: in piena epidemia, con un transito di autoambulanze continuo, da sei giorni le Usca non risponderebbero al telefono, “<em>di certo non per indolenza</em> &#8211; si ritiene &#8211; <em>ma perché insufficienti e male organizzate</em>”. Il sistema sarebbe saltato già ai primissimi casi e questo vorrebbe dire nessun tampone ai malati gravi, nessun soccorso domiciliare, nessun coordinamento con il medici di famiglia. La gente fa i tamponi a proprie spese e i malati sono tanti.</p>
<p>“<strong><em>I numeri di emergenza non rispondono, manca un’efficace catena di comando, non si effettuano ricoveri invece necessari</em></strong>”: una situazione che se risponde al vero è gravissima.</p>
<p>Sono mesi che i medici di base chiedono un bollettino quotidiano dei casi e dei ricoveri, pubblico e trasparente, e anche dei ricoveri non effettuati, pur se “sottoscritti” dall’interessato. È indispensabile conoscere il numero dei posti letto anche delle terapie intensive, sapere quotidianamente qual è il livello di saturazione, attrezzare i covid hospital. </p>
<p>“Se un medico telefona per esigenze di servizio e non trova chi risponde può voler dire solo due cose: o qualcuno non capisce quello che fa e l&#8217;azienda si commissaria immediatamente, o si annuncia al sindaco, prefetto e popolazione che siamo al <em>si salvi chi può</em>! Domani voglio un responsabile che risponda immediatamente ai medici e ci coordini” dichiara Dino Artale, tra i pochi, pochissimi, medici di base ad aver segnalato da sempre criticità che ora si stanno mostrando con piena evidenza.</p>
<p>La percezione è che, nell’impossibilità di una leale collaborazione con l’Asp, di relazioni istituzionali chiare, ciascuna parte consapevole della propria responsabilità, prima di vedere le bombole di ossigeno portate direttamente a chi è in coda davanti al Pronto Soccorso come in queste ore accade al Cotugno di Napoli, sia ormai il tempo di uscire allo scoperto, di mettere insieme e rendere efficaci le prime manifestazioni di vero dissenso che piano piano si iniziano a registrare (il comunicato del PD e della CGIL ultimamente) per chiedere un intervento che riesca a riorganizzare l’assistenza sanitaria in tutta la provincia, per pretendere la verità sullo stato di fatto.</p>
<p>“<strong>Chi rimane nell&#8217;ambito istituzionale e di cortesia è destinato a contare i morti</strong>” qualcuno ha detto.</p>
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