<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>nella leone &#8211; La Civetta di Minerva</title>
	<atom:link href="https://www.lacivettapress.it/author/nella-leone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lacivettapress.it</link>
	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Apr 2020 09:03:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Nuova circolare del DAP, il 41bis resta invariato</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/11/27/nuova-circolare-del-dap-il-41bis-resta-invariato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 11:33:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/11/27/nuova-circolare-del-dap-il-41bis-resta-invariato/</guid>

					<description><![CDATA[Il Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria riconferma tutte le limitazioni. Rita Bernardini (partito radicale):&#8221;Continua ad essere un regime di vera e propria tortura&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017 Sottoscritta dal Direttore Generale, Roberto Piscitello, vistata dal Capo del Dipartimento, Santi Consolo, condivisa sia con il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, che con il Garante &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Il Dipartimento dell&rsquo;Amministrazione Penitenziaria riconferma tutte le limitazioni. Rita Bernardini (partito radicale):&rdquo;Continua ad<span style="margin: 0px;"> essere un regime di vera e propria tortura&rdquo;</span></span></span></strong></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p>  <span id="more-10063"></span>  </p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Sottoscritta dal Direttore Generale, Roberto Piscitello, vistata dal Capo del Dipartimento, Santi Consolo, condivisa sia con il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, che con il Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, Mauro Palma, la circolare del D.A.P. &#8211; Dipartimento dell&rsquo;Amministrazione Penitenziaria &ndash; prodotta il 2 ottobre 2017, avente per oggetto: <strong>Organizzazione<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>del circuito detentivo speciale previsto dall&rsquo;art. 41 <span style="margin: 0px;">bis </span></strong>O.P., contempla il decalogo al regime carcerario duro delle persone detenute al 41 <span style="margin: 0px;">bis</span>. Obiettivo primario &egrave; favorire uniformit&agrave; riguardo l&rsquo;applicazione dell&rsquo;art. 41 <span style="margin: 0px;">bis</span> nei 13 istituti penitenziari che comprendono la detenzione dura. </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha commentato</span></strong></span><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">: &ldquo;<span style="margin: 0px;">Si tratta di un provvedimento che d&agrave; omogeneit&agrave; all&rsquo;applicazione del 41 bis, evitandone ogni forma di arbitrio e di misure impropriamente afflittive</span>.&rdquo; <span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Ha inoltre, dichiarato</span>: &ldquo;<span style="margin: 0px;">Non c&rsquo;&egrave; alcuna alterazione del carcere duro</span>&rdquo;.</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Marco Di Lello, deputato del PD e membro della Commissione Parlamentare Antimafia</span></strong></span><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"> ha rilevato</span>: &ldquo;<span style="margin: 0px;">La circolare non provoca alcun abbassamento di tensione ad un regime carcerario che comunque, deve essere considerato una misura eccezionale</span>&rdquo;.</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">E&rsquo; finito un quarto di secolo dalle stragi di Capaci e Via D&rsquo;Amelio</span></strong></span><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"> nel corso delle quali sono stati trucidati<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino congiuntamente alla moglie del giudice Falcone, Francesca Morvillo, e alle loro rispettive scorte. Erano due uomini dello Stato italiano e, conformemente al loro codice etico, si sono adoperati custodendo gelosamente nel loro cuore la Carta Costituzionale italiana. Non hanno esclusivamente svolto il loro operato entro i freddi e ostili<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>muri degli uffici di competenza: varcata la soglia della scuola, hanno incontrato gli studenti s&igrave; da conferire consona significativit&agrave; al termine &ldquo;Legalit&agrave;&rdquo;. Hanno vissuto e creduto autenticamente nell&rsquo;esigenza del fare.</span> </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Immediatamente dopo le loro tragiche dipartite, &egrave; stato catturato e sottoposto al regime carcerario duro Tot&ograve; Riina, da poco deceduto. Fine. Ancora oggi, i loro familiari unitamente a quegl&rsquo;italiani che hanno stimato e stimano la lotta contro la cultura mafiosa attendono riscontro giudiziario.</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Egualmente, <strong>sono trascorsi 25 anni dalla detenzione perpetua dei condannati</strong> a seguito degli art. 575, 416 <span style="margin: 0px;">bis</span>, 630 del Codice Penale e ai sensi degli art. 4 <span style="margin: 0px;">bis</span>, 41 <span style="margin: 0px;">bis</span> sul trattamento penitenziario: c&rsquo;&egrave; chi si &egrave; gravemente ammalato, chi si &egrave; tolto la vita, chi ha scelto &ldquo;<span style="margin: 0px;">la via del pentimento e accusarono anche Dio, pur sapendoLo innocente, pur di lasciare quei buchi neri e ce la fecero</span>.&rdquo; (Vincenzo Andraous, &ldquo;Il carcere &egrave; societ&agrave;. Riflessioni in libert&agrave;&rdquo;, ed. Vicolo del Pavone, Piacenza 1998). Nel fluire del tempo i restanti, sopravviventi, sono cambiati. Desidererebbero raccontarsi e raccontare s&igrave; da costruire in termini preventivi, s&igrave; da intervenire per il bene della collettivit&agrave; nella sua interezza. Sebastiano Prino, ergastolano ostativo, autore unitamente a trentacinque autori ergastolani ostativi del libro &ldquo;Urla a bassa voce: dal buio del 41 bis e del fine pena mai&rdquo; a cura di Francesca De Carolis con prefazione di don Luigi Ciotti, </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo 2012, ha dichiarato</span></strong></span><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">: &ldquo;<span style="margin: 0px;">Un sistema politico-penale, a cui realmente interessa stroncare i fenomeni criminali, dovrebbe innanzitutto cercare di rispondere alle devianze con nuovi concetti penali rivolti, soprattutto, a tutela dei giovani che entrano per la prima volta in carcere, per evitare che tanti ragazzi, a loro volta, diventino come noi: dei &ldquo;fine pena mai&rdquo;, in un vortice senza fine. Dovrebbe utilizzare noi, detentori di lunghe pene, come educatori delle fasce giovanili che abitano in carcere o nei quartieri a rischio. Infatti, chi meglio di noi pu&ograve; sconsigliare un giovane dall&rsquo;intraprendere una via che inevitabilmente, dopo un breve percorso, riconduce al punto di partenza? Naturalmente, mi rendo perfettamente conto che questa &egrave; utopia. Gli interessi politici e economici in gioco, che stornerebbe una riforma del genere, sono al momento impensabili. Per&ograve; credetemi, se ci&ograve; avvenisse, questo sarebbe un Paese migliore per noi e per voi</span>.&rdquo; </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Ancora oggi, quelle persone detenute sono espressione di uno Stato vendicativo</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;"> che ha riposto nel cassetto fuligginoso l&rsquo;art. 27, comma 3 della Costituzione Italiana incentrato sulla &ldquo;rieducazione del condannato&rdquo;.</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Quanto ai contenuti della circolare, vengono riconfermate tutte le limitazioni del 41 <span style="margin: 0px;">bis</span>. Quindi, relativamente alla formazione dei gruppi di socialit&agrave; durante l&rsquo;ora d&rsquo;aria, sono ribadite tutte le gi&agrave; note costrizioni: <strong>non pi&ugrave; di due ore d&rsquo;aria al giorno</strong>; limitazione degl&rsquo;incontri tra i vertici delle medesime famiglie, di gruppi alleati e di gruppi o clan contrapposti; <strong>verifica della corrispondenza epistolare </strong>con il supporto degli addetti all&rsquo;ufficio posta e censura s&igrave; da controllare i contatti della persona detenuta con altri soggetti, compresi coloro i quali risultano al 41 <span style="margin: 0px;">bis</span>. <strong>In cella sar&agrave; consentito tenere immagini e simboli della propria confessione religiosa unitamente a n. 30 fotografie al massimo</strong>, di dimensione non superiore a 20&times;30, appoggiate sul mobilio. Vietato affiggere le medesime sulle pareti. Per quanto concerne l&rsquo;igiene, gli effetti personali saranno consegnati nel giorno prestabilito dalla Direzione per ogni sezione e, quindi, all&rsquo;apertura della porta blindata della cella. Infine, saranno ritirati a conclusione della giornata. <strong>Divieto di ricezione di libri e riviste dall&rsquo;esterno</strong> &ndash; familiari o altri soggetti &ndash; nel corso dei colloqui o per pacco postale. Sar&agrave; consentito in cella <strong>n. 4, al massimo, di libri per volta.</strong> </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Relativamente ai colloqui visivi, avranno la durata massima di un&rsquo;ora, nella misura inderogabile di 1 al mese, presso locali all&rsquo;uopo adibiti, muniti di vetro a tutta altezza. Il chiaro ascolto reciproco da parte dei colloquianti sar&agrave; garantito dalle attuali strumentazioni all&rsquo;uopo predisposte. Su richiesta, il detenuto/internato potr&agrave; colloquiare<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>in linea retta con i figli e i nipoti, minori di anni 12, senza dunque vetro divisorio per tutta la durata dell&rsquo;ora di colloquio.</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">A un&rsquo;attenta analisi e in conformit&agrave; con i &ldquo;motivi di sicurezza&rdquo;</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">, l&rsquo;aria genera o favorisce attivit&agrave; criminali, considerato che sono 2 le ore permesse. Quanto all&rsquo;esser parte dello stesso gruppo di socialit&agrave;, stimato il divieto di &ldquo;scambio di oggetti&rdquo; in seno al medesimo gruppo, c&rsquo;&egrave; da riflettere su chi potrebbe ritrovarsi senza sigarette, dentifricio. Relativamente all&rsquo;impossibilit&agrave; di affiggere fotografie sulle pareti, c&rsquo;&egrave; da non sottovalutare l&rsquo;importanza che il prigioniero attribuisce alle piccole cose tali come appendere le foto dei familiari sulle pareti della cella. Quanto alla consegna mattutina degli effetti personali per l&rsquo;igiene, &egrave; cagione di pericolosit&agrave;. Diversamente, di notte il prigioniero &egrave; solo. </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Detenere in cella n. 4, al massimo, volumi per volta significa arginare la capacit&agrave; di riflessione</span></strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">: eppure la lettura amplia gli orizzonti; consolida e arricchisce il bagaglio linguistico/letterario; &egrave; fonte d&rsquo;interrogazioni; pu&ograve; contribuire significativamente nell&rsquo;abbattere la cultura mafiosa. Per quanto concerne i colloqui visivi e stimato che sono registrati in audio/video, perch&eacute; ostacolare l&rsquo;abbraccio di un genitore &ndash; anche anziano &ndash; di un figlio, di un nipote con il proprio parente detenuto?</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Carmelo Musumeci, ergastolano e scrittore, ha dichiarato</span></strong></span><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">: &ldquo;<span style="margin: 0px;">Credo che lo Stato possa dire di aver gi&agrave; sconfitto militarmente la mafia, ma forse continua a fare di tutto per alimentare la cultura mafiosa, perch&eacute; anche questo decalogo porter&agrave; odio verso lo Stato e le sue istituzioni</span>.&rdquo;</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Critica Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale: &ldquo;<span style="margin: 0px;">Positivo che si siano uniformate<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span>le norme, ma il 41 bis continua a essere un regime di vera e propria tortura del quale chiediamo a livello politico il suo superamento</span>&rdquo;.<span style="margin: 0px;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="margin: 0px;"><span style="color: #00000a;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fontana (magistrato): “Il carcere spesso tarpa la normalità”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/11/13/fontana-magistrato-il-carcere-spesso-tarpa-la-normalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 08:31:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<category><![CDATA[vita carceraria]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Impellizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Sturzo]]></category>
		<category><![CDATA[homo homini lupus]]></category>
		<category><![CDATA[disagio sociale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/11/13/fontana-magistrato-il-carcere-spesso-tarpa-la-normalita/</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Il rigore della disciplina lascia a tutti un segno indelebile e in alcuni casi delle ferite psicologiche cos&#236; gravi dalle quali non sempre si esce indenni e talvolta si resta irrimediabilmente vittime&#8221; La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017 Sul disagio carcerario, il magistrato Vittorio Fontana ha dichiarato: &#8220;A norma della Costituzione le carceri dovrebbero &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Il rigore della disciplina lascia a tutti un segno indelebile e in alcuni casi delle ferite psicologiche cos&igrave; gravi dalle quali non sempre si esce indenni e talvolta si resta irrimediabilmente vittime&rdquo;</span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;"></span></p>
<p>  <span id="more-9973"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Sul disagio carcerario, il magistrato Vittorio Fontana ha dichiarato: &ldquo;A norma della Costituzione le carceri dovrebbero chiamarsi ma soprattutto essere <em>Istituto di Educazione Civile</em>&rdquo;</span><span style="font-size: 12.5pt;">. </span><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Magistrato, <strong>Presidente di <em>Giustizia e Pace</em>, Centro Italiano di Studi Giuridici e Sociali</strong>, con sede al <em>Getsemani </em>in Piedimonte Etneo, il dott. Vittorio Fontana ha analizzato il tema incentrato sul disagio carcerario. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Quale correlazione sussiste tra il disagio sociale e il disagio carcerario?</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">: </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Le problematiche che riguardano la vita carceraria non possono certo essere ignorate dal grande pubblico per la semplice ragione che l&rsquo;istituzione carceraria come la vita carceraria non sono avulse dal contesto dei problemi sociali, anche se spesso trascurate.</span><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">E&rsquo; dal disagio sociale che nasce il pi&ugrave; grave disagio di chi ha la sventura di varcare le soglie del carcere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">I disagi che questo gli procurer&agrave; si compendiano nella privazione di tutte le libert&agrave; (di movimento, di vita familiare e sociale, di commercio e d&rsquo;impresa in genere, come dell&rsquo;esplicazione di qualsivoglia e libera attivit&agrave; o professione, non certo per&ograve;, della libert&agrave; di pensiero o di fede, inviolabile e insopprimibile per ogni uomo) e indurranno &ndash; si spera &ndash; il detenuto a una profonda riflessione e trasformazione della sua <em>forma mentis</em>.&rdquo;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Nel corso del convegno, <em><span style="font-family: 'times new roman', times;">Viaggio</span> <span style="font-family: 'times new roman', times;">intorno</span> <span style="font-family: 'times new roman', times;">al</span> <span style="font-family: 'times new roman', times;">disagio</span>: <span style="font-family: 'times new roman', times;">dalla societ&agrave; al carcere</span></em>, tenutosi nell&rsquo;aula magna del Palazzo Impellizzeri, lei ha anche discusso sulla socialit&agrave; umana</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&hellip; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Reputo importante sottolineare che la <em>Socialit&agrave; </em>umana &egrave; una delle peculiari caratteristiche della nostra specie. L&rsquo;uomo, dice gi&agrave; Aristotele, &egrave; <em>animale sociale</em>. Ed &egrave; tanto profonda questa socialit&agrave;, che si traduce in un intreccio continuo di dare e di ricevere nella famiglia e nell&rsquo;intera societ&agrave;. Questa trama di relazioni &egrave; cos&igrave; fitta che, come osserva Luigi Sturzo, nostro grande conterraneo, sociologo e fondatore della cosiddetta <em>Sociologia Storicista</em>, &laquo;<em>all&rsquo;uomo, nella sua esperienza quotidiana, &egrave; persino vietato di pensare senza rapportarsi ai suoi simili&raquo;</em>. Il rapporto con il nostro simile &ndash; poich&eacute; non tutti gli uomini sono buoni &ndash; non sempre &egrave; amichevole. Tante volte &egrave; conflittuale. Per invidia, per es., o per volont&agrave; di supremazia o altro ancora, per cui, non rare volte, si tocca con mano la verit&agrave; del terrificante detto di Hobbes, &laquo;<em>homo homini lupus&raquo;</em>. Fortunatamente, non &egrave; sempre cos&igrave;, se &egrave; vero &ndash; come io credo &ndash; quel che dice Dante nel <em>De Monarchia: </em>&laquo;<em>la natura superiore ha reso gli uomini inclini all&rsquo;amore, alla verit&agrave; onde i posteri possano servirsi del frutto delle loro fatiche come essi stessi hanno tratto vantaggio delle fatiche degli antichi.</em>&raquo;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Quando il nostro rapporto con gli altri non &egrave; corretto, la societ&agrave; stessa interviene con la dura voce del diritto e nei casi pi&ugrave; gravi commina il carcere. Anche il carcere a vita. L&rsquo;uomo, ridotto in catene, deve sottostare a rigide norme di comportamento che gli impongono tempi e modi di vita in ogni ora del giorno e della notte. L&rsquo;uso della &ldquo;costrizione&rdquo; &egrave; giustificato dalla necessit&agrave; di <em>ridurre il ribelle alla ragione</em>, avendo egli agito con arbitrio, calpestando l&rsquo;altrui libert&agrave;.&rdquo;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">In carcere, definito <em>non luogo </em>dallo storico Padre Piersandro Vanzan S.J., si muore. Egualmente diffusi risultano gli atti di autolesionismo e di tentato suicidio</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Il disagio carcerario non &egrave; da tutti subito alla stessa maniera. Possiamo pensare che il colpevole di qualche misfatto possa anche accoglierlo come espiazione delle sue colpe e sopportarlo con rassegnazione. Ma il rigore della disciplina carceraria lascia a tutti un segno indelebile e in alcuni casi delle <em>ferite psicologiche</em> cos&igrave; gravi dalle quali, non sempre, si esce indenni e talvolta si resta irrimediabilmente vittime. Sono tantissimi i reclusi che accusano delle turbe psichiche pi&ugrave; o meno gravi, mentre si registrano annualmente, in mezzo alla popolazione carceraria, che per il sovraffollamento ha raggiunto anche fino a 56 mila e pi&ugrave; presenze (come a dire, un terzo circa della normale capacit&agrave; recettiva delle strutture carcerarie), una media di 46 casi di suicidio. E&rsquo; una vera enormit&agrave; per chi ritiene che la vita umana non ha prezzo anche per colui che si sia macchiato di una colpa riprovevole. Ma soprattutto, il fenomeno denota il fallimento del progetto rieducativo che sta alla base dell&rsquo;Istituzione Carceraria.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Il suicidio in carcere &egrave; stato da molti decenni studiato a fondo sia dal punto di vista medico che da quello sociologico. Esso rappresenta l&rsquo;acme del disagio carcerario. Eppure i nostri Padri Costituenti, gi&agrave; nel 1948, statuirono che <em>le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit&agrave; e devono tendere alla rieducazione del condannato.&rdquo;</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Come fatto patologico, il suicidio ha delle cause sociali che vanno rimosse?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Non v&rsquo;&egrave; dubbio che come sono sociali le cause della devianza (dalle regole) &ndash; ci&ograve; che noi chiamiamo illecito, ci&ograve; che mena l&rsquo;uomo al fatto/reato &ndash; si possono considerare come &ldquo;sociali&rdquo; anche le cause che spingono l&rsquo;uomo alla disistima di s&eacute;, alla depressione estrema e quindi, al suicidio. In realt&agrave;, la vita carceraria, che dovrebbe condurre l&rsquo;uomo alla normalit&agrave;, spesso lo spinge a una situazione opposta (direi, quasi <em>innaturale </em>perch&eacute; capace, piuttosto che alleviare le frustrazioni, le fobie, le false rappresentazioni, gl&rsquo;inganni che portano alla devianza che &egrave; il reato) al risultato di acuire le stesse cose spesso in maniera abnorme e grave.&rdquo;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Quanto alla recidiva?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Si &egrave; parlato spesso e non a torto, considerato il numero dei detenuti recidivi che entrano continuamente in carcere, incalliti nel delitto, come le carceri spesso, anzich&eacute; luogo di redenzione, siano delle vere e proprie &ldquo;<em>universit&agrave; del crimine</em>&rdquo;. Ci&ograve; &egrave; dovuto al fatto che l&rsquo;istituzione carceraria non sempre corrisponde alle finalit&agrave; per le quali esiste, rivelandosi incapace di assolvere i compiti rieducativi costituzionalmente sanciti. Tutto ci&ograve; d&agrave; l&rsquo;idea che la comunit&agrave; carceraria, formata da individui che fuori dal carcere e prima di entrarvi si dimostrarono asociali &ndash; non v&rsquo;&egrave; atto pi&ugrave; asociale del reato &ndash; mentre da un lato favorisce il fenomeno della recidiva</span><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">(creandosi al suo interno forti legami fra i condannati e rafforzandosi in essi, usciti dal carcere, la volont&agrave; di delinquere), la stessa comunit&agrave; emargina e per cos&igrave; dire, traumatizza i soggetti <em>pi&ugrave; deboli</em>&nbsp; (<em>verosimilmente i pi&ugrave; giovani e i delinquenti primari o occasionali</em>), creando in questi ultimi gravi problemi psicologici che possono sfociare in forme, pi&ugrave; o meno acute, di depressione.&rdquo;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">Pu&ograve; il lavoro restituire i reclusi alla societ&agrave; civile come buoni cittadini?</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;La macchina carceraria &ndash; in mano allo Stato &ndash; non pu&ograve; mai raggiungere senza il lavoro i buoni obiettivi per cui essa stessa esiste. Il lavoro &egrave; consigliato dalle pi&ugrave; moderne Scuole Mediche Psichiatriche per combattere la depressione (<em>ergoterapia</em>). Il lavoro storna la mente dall&rsquo;eccessiva tristezza che porta a gesti inconsulti fino al suicidio, incanalandola verso scopi costruttivi. Il lavoro &egrave; gratificante e se remunerato &ndash; com&rsquo;&egrave; giusto che sia &ndash; pu&ograve; offrire al detenuto la possibilit&agrave; di sostenere le famiglie rimaste prive, come capita spesso, d&rsquo;ogni reddito e sospinte, per la sopravvivenza, a farsi mantenere&nbsp; dalla malavita. Il lavoro ha una funzione altamente educativa perch&eacute; impone al condannato una condotta corretta, una nuova abitudine di vita che fu dismessa, fuori dal carcere e prima di entrarvi, commettendo degl&rsquo;illeciti penali, a danno degli onesti cittadini e della societ&agrave; nel suo complesso.&rdquo;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">In conclusione</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&ldquo;Troppo poco &ndash; quasi nulla &ndash; rispetto all&rsquo;imponenza del problema, ha finora fatto lo Stato in direzione della trasformazione dei luoghi di pena in luoghi di lavoro. Posso anche dire che giustamente, a causa della recidiva, la societ&agrave; si duole del fatto che i reclusi, spesso con fedine penali lunghe varie pagine, vanno, escono e ritornano in carcere come se andassero a villeggiare a spese della collettivit&agrave;, con pericolo per la sicurezza e l&rsquo;ordinata convivenza civile. La cittadinanza vuole non solo pene certe nella durata, ma pene soprattutto &ldquo;efficaci&rdquo;, cio&egrave; capaci di trasformare un delinquente in un onesto lavoratore, abituandolo alla disciplina del lavoro. Il principio del lavoro non fu esaltato solo dalle moderne ideologie perch&eacute; gi&agrave; l&rsquo;Apostolo Paolo di Tarso, duemila anni or sono, predicava con vigore che &ldquo;chi non lavora non mangi.&rdquo; Proprio a significare che la libert&agrave;, che Iddio ha concesso all&rsquo;uomo, non gli consente di vivere e neanche di nutrirsi illecitamente ai danni del proprio simile ma <em>fruendo dell&rsquo;onesta opera delle sue mani.&rdquo;</em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; font-family: 'Times New Roman', serif;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>&nbsp;</strong><em>&nbsp;</em>&nbsp; &nbsp; &nbsp;</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il 10 dicembre giorno di digiuno contro il carcere a vita</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/10/19/il-10-dicembre-giorno-di-digiuno-contro-il-carcere-a-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 22:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/10/19/il-10-dicembre-giorno-di-digiuno-contro-il-carcere-a-vita/</guid>

					<description><![CDATA[Data in cui, nel 1948, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo. Nel luglio 2011 gli ergastolani di Spoleto scrissero a Napolitano: &#8220;Meglio la pena di morte&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017 Sostenitrice della campagna promossa per l&#8217;abolizione del carcere a vita, l&#8217;Associazione Liberarsi &#232; in piena &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Data in cui, nel 1948, l&rsquo;Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&rsquo;Uomo. Nel luglio 2011 gli ergastolani di Spoleto scrissero a Napolitano: &ldquo;Meglio la pena di morte&rdquo;</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-9831"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La Civetta di Minerva, 6 ottobre 2017</span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Sostenitrice della campagna promossa per l&rsquo;abolizione del carcere a vita, l&rsquo;Associazione <em>Liberarsi</em></span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';"> &egrave; in piena attivit&agrave; per organizzare un giorno di digiuno nazionale. Data prefissata: domenica, 10 dicembre 2017. Saranno coinvolti, quali organizzatori o aderenti, i parlamentari &ndash; promotori di un disegno di legge, attivi nel determinarne la calendarizzazione; gli uomini, le donne di Chiesa e egualmente, di altra fede religiosa; le Istituzioni; gli esponenti della Magistratura, dell&rsquo;Universit&agrave;, dell&rsquo;Avvocatura; gl&rsquo;intellettuali e i personaggi del mondo dello spettacolo; gli ergastolani e i loro familiari; i cittadini.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La scelta della data programmata non risulta casuale</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">: il 10 dicembre 1948 l&rsquo;Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava e proclamava la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&rsquo;Uomo. Nella storia dell&rsquo;umanit&agrave;, per la prima volta, veniva prodotto un documento concernente tutte le persone del mondo senza alcuna distinzione. Per la prima volta, veniva scritto che esistono diritti dei quali ogni essere umano deve poter usufruire per la sola ragione di essere al mondo. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">L&rsquo;iniziativa potrebbe essere interpretata come l&rsquo;ennesima provocazione di chi, conformemente alle considerazioni di molti, non ha nessun diritto: tanto meno quello di poter manifestare il proprio dissenso. Diversamente, sar&agrave; un&rsquo;occasione significativa per destare l&rsquo;attenzione della cronaca su una realt&agrave; che propone assiduamente una serie di punti critici mai seriamente analizzati. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">L&rsquo;iniziativa fa focus sull&rsquo;efficacia di un provvedimento qual &egrave; l&rsquo;ergastolo</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';"> e, alla stessa stregua, evidenzia la capacit&agrave; organizzativa, di confronto delle numerose persone detenute nelle carceri italiane che scelgono di esser parte di un corpo unito e compatto. La forma di protesta adottata &#8211; drammatica e egualmente, civile &ndash; rivela l&rsquo;atteggiamento maturo di molte persone detenute: non c&rsquo;&egrave; e non ci sar&agrave; alcuna rivolta violenta. Obiettivo fondamentale sar&agrave; favorire lo sviluppo di un vero dialogo con le Istituzioni, ancora oggi, cieche nel non voler vedere, sorde nel non voler sentire. Uno sciopero della fame dunque, che si conforma come diritto da esercitare liberamente. L&rsquo;iniziativa &egrave; invito alla riflessione sul senso stesso dei principi della giustizia italiana, strutturata e attaccata saldamente alla pena dell&rsquo;ergastolo, strumento che, lontanamente teso alla <em>rieducazione</em> della persona condannata &ndash; art. 27, comma 3, Costituzione Italiana &ndash; palesa la negazione immutabile e irreparabile di un sistema penitenziario. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Il carcere &ldquo;funziona&rdquo; quale mezzo di punizione</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">, al fine di soddisfare le istanze politiche, popolari finalizzate alla sicurezza pubblica e alla rigidit&agrave; della pena. Il carcere risulta essere, ancora oggi, lo strumento in cui il termine <em>riabilitazione</em> resta vacuo nella sua accezione relativa allo sviluppo di significativi percorsi educativi e formativi per tutte quelle persone detenute a vita che hanno minato l&rsquo;esigenza di sicurezza nazionale.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Nel luglio 2011, gli ergastolani in lotta per la vita</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';"> hanno prodotto e inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui &egrave; stata rinnovata la richiesta d&rsquo;introdurre la pena di morte:</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Signor Presidente della Repubblica,</span></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">ci sono delle sere che <strong>il pensiero che possiamo rimanere in carcere per tutta la vita non ci fa dormire</strong>. E la speranza &egrave; un&rsquo;arma pericolosa. Si pu&ograve; ritorcere contro di noi. Se per&ograve; avessimo un fine pena&#8230; Se sapessimo il giorno, il mese e l&rsquo;anno che potessimo uscire&#8230; Forse riusciremo a essere delle persone migliori&#8230; Forse riusciremo a essere delle persone pi&ugrave; umane&#8230; Forse riusciremo a non essere pi&ugrave; delle belve chiuse in gabbia. </span></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Signor Presidente della Repubblica,</span></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">noi, &ldquo;uomini ombra&rdquo;, non possiamo avere un futuro migliore</span></em></strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">, perch&eacute; noi non abbiamo pi&ugrave; nessun futuro. E per lo Stato noi non esistiamo, siamo come dei morti. Siamo solo come carne viva immagazzinata in una cella a morire. Eppure, a volte, quando ci dimentichiamo di essere delle belve, noi ci sentiamo ancora vivi. E questo &egrave; il dolore pi&ugrave; grande per degli uomini condannati a essere morti. A che serve essere vivi, se non abbiamo nessuna possibilit&agrave; di vivere? Se non sappiamo quando finisce la nostra pena? Se siamo destinati a essere colpevoli e cattivi per sempre? </span></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Signor Presidente della Repubblica,</span></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">molti di noi si sono gi&agrave; uccisi da soli</span></em></strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">. L&rsquo;ultimo, proprio in questo carcere il mese scorso; altri non riescono ad uccidersi da soli. Ci aiuti a farlo Lei. E come abbiamo fatto quattro anni fa, Le chiediamo di nuovo di tramutare la pena dell&rsquo;ergastolo in pena di morte.</span></em></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Gli ergastolani in lotta per la vita del carcere di Spoleto </strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>1.500 i detenuti all’ergastolo con “scadenza 31/12/9999”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/10/02/1-500-i-detenuti-all-ergastolo-con-scadenza-31-12-9999/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 20:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[spersonalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[mancata rieducazione]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo ostativo]]></category>
		<category><![CDATA[recuperabilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/10/02/1-500-i-detenuti-all-ergastolo-con-scadenza-31-12-9999/</guid>

					<description><![CDATA[La cella sembra una tomba: &#232; uno spazio essenziale al cui interno non c&#8217;&#232; principio n&#233; fine; n&#233; prima n&#233; dopo; n&#233; sopra n&#233; sotto. E&#8217; quindi senza tempo, senza spazio &#160; La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017 Quando il &#8220;FINE PENA&#8221; &#232; 31 dicembre 9999, obiettivo primario &#232; la spersonalizzazione e l&#8217;annullamento dell&#8217;identit&#224; &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">La cella sembra una tomba: &egrave; uno spazio essenziale al cui interno non c&rsquo;&egrave; principio n&eacute; fine; n&eacute; prima n&eacute; dopo; n&eacute; sopra n&eacute; sotto. E&rsquo; quindi senza tempo, senza spazio</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-9740"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">La Civetta di Minerva, 22 settembre 2017</span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Quando il &ldquo;FINE PENA&rdquo; &egrave; 31 dicembre 9999, obiettivo primario &egrave; la spersonalizzazione</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;"> e l&rsquo;annullamento dell&rsquo;identit&agrave; della persona detenuta. Il lamento di chi tenta di sopravvivere, giacch&eacute; sottoposto all&rsquo;ergastolo ostativo &ndash; carcere duro, contraddistinto da privazioni, umiliazioni, vessazioni, violenze &ndash; non &egrave; grido di guerra: &egrave; eco lontano, difficilmente percepito dalla societ&agrave; esterna al carcere, di chi desidera riparare, posto nella condizione di potersi esprimere.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Si scrollano le spalle, ancora oggi, nel differenziare l&rsquo;uomo della condanna dall&rsquo;uomo della pena detentiva perpetua: nel fluire del tempo <strong>s&rsquo;ignora che la persona detenuta, colpevole e innocente, cambia</strong>. E&rsquo; indubbio che vittima non &egrave; chi tenta di misurarsi con la detenzione a vita. Vittime sono altre: ferite, offese, scomparse. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Permane lo scenario d&rsquo;indifferenza, di solitudini imposte, di mancata applicazione di &ldquo;rieducazione&rdquo;</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;"> &ndash; termine costantemente inusitato. Il dettato costituzionale &ndash; art. 27, comma 3, Costituzione Italiana &ndash; risulta infatti inadeguato per l&rsquo;ergastolano ostativo, stimata l&rsquo;impossibilit&agrave; di sviluppare l&rsquo;intervento rieducativo perch&eacute; &egrave; pi&ugrave; semplice barricarsi dietro i &ldquo;motivi di sicurezza&rdquo;.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">La cella sembra una tomba: &egrave; uno spazio essenziale al cui interno non c&rsquo;&egrave; principio n&eacute; fine; n&eacute; prima n&eacute; dopo; n&eacute; sopra n&eacute; sotto. E&rsquo; quindi senza tempo, senza spazio. C&rsquo;&egrave; da interrogarsi sulla significativit&agrave; della segregazione: regna sovrano un modello culturale fondato sull&rsquo;emarginazione e egualmente, sulla condanna che cagiona alterazione del tempo, dello spazio, dei sentimenti. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Sovrasta l&rsquo;immagine di un carcere che nel suo interno risulta svuotato di spinta nel rinnovamento: <strong>quella persona, reclusa a vita, &egrave; senza speranza</strong>. Non sperimenta e non sperimenter&agrave; situazioni di attesa, nel corso della quale il tempo genera inevitabilmente ricostruzione e rigenerazione. Quel detenuto, colpevole e innocente, non aspetta domani perch&eacute; non ha e non avr&agrave; alcun domani.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Eppure quella persona detenuta fino all&rsquo;ultimo giorno della sua sopravvivenza in terra convive con la pena, cattura il senso di ci&ograve; che si porta dentro, coglie il peso del dramma causato. Vuole ESSERE. E si attiva prodigandosi per il bene della collettivit&agrave; nella sua interezza. Eppure quell&rsquo;esistenza, vinta dal tempo, sconfitta dalla miseria che si porta dentro, &egrave; espressione di un&rsquo;umanit&agrave; che s&rsquo;impegna nel progetto di vita personale e professionale s&igrave; da trasfigurare l&rsquo;arida e vacua quotidianit&agrave; del carcere, s&igrave; da trascendere l&rsquo;umanit&agrave; stessa, restituendo in parte la sua dignit&agrave; di uomo.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Solo quando Societ&agrave; e Giustizia equa acquisiranno veramente consapevolezza di ci&ograve; che &egrave; lecito da ci&ograve; che non lo &egrave;, saranno annullate le distanze dagli uomini ombra che hanno tanto da raccontare, considerata l&rsquo;esigenza di fare Prevenzione.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Sono 1500 le persone condannate al carcere a vita senza scampo: <strong>sottoposti all&rsquo;ergastolo ostativo &ndash; art. 4-<em>bis</em>, comma 1, &ldquo;norma simbolo&rdquo; della riforma penitenziaria (1991/92)</strong> coincidente con l&rsquo;intera vita intramuraria della persona condannata &#8211; hanno scelto di non scambiare la loro privazione di libert&agrave; con quella di altri. Hanno scelto di non indossare l&rsquo;abito del pentito &ndash; la cui attendibilit&agrave; porta il peso di processi da rifare. Per loro, le chiavi del carcere restano nel cassetto polveroso del dimenticatoio.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Originario di Aci Sant&rsquo;Antonio, Carmelo Musumeci lotta da anni per l&rsquo;abolizione dell&rsquo;ergastolo ostativo</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">. Un tempo, nel certificato di detenzione di un condannato all&rsquo;ergastolo si leggeva &ldquo;MAI&rdquo;. Oggi, a seguito del sistema informatico, &egrave; indicata una data con la seguente scritta: SCADENZA PENA DEFINITIVA: 31/12/9999. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Quale differenziazione intercorre tra l&rsquo;ergastolo e l&rsquo;ergastolo ostativo? Conformemente alla norma, l&rsquo;ergastolo prevede la possibilit&agrave; di benefici e dopo il fluire di 26 anni di detenzione, dell&rsquo;eventuale liberazione condizionale. Quanto all&rsquo;ergastolo ostativo, <strong>non &egrave; previsto alcun beneficio, alcun permesso, alcuna possibilit&agrave; di poter usufruire delle misure alternative</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Applicato l&rsquo;art. 41 bis, l&rsquo;ergastolano ostativo &egrave; sottoposto <strong>all&rsquo;isolamento in cella; alla limitazione dell&rsquo;ora d&rsquo;aria</strong>; allo sviluppo di massimo 2 colloqui al mese con i familiari attraverso un vetro divisorio; a 1 telefonata mensilmente.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Appartenente a un nucleo familiare poverissimo, Carmelo Musumeci fa il muratore all&rsquo;et&agrave; di 9 anni. Subentrata la separazione dei suoi genitori, la nonna, al fine di cibare i suoi nipoti, insegna loro la prontezza nel compiere piccoli furti. Ma una volta, viene scoperto e cos&igrave;, schiaffeggiato dalla nonna sia in pubblico che in privato. Recatosi al nord con sua madre, viene rinchiuso in collegio. E&rsquo; la sua prima prigione: massacrato di botte dal prete, &egrave; rinchiuso in uno sgabuzzino senz&rsquo;acqua e senza cibo. Il mese dopo viene espulso, a seguito di una sprangata in testa inferta al prete. A 15 anni fa il suo primo ingresso al carcere minorile. Quindi, il carcere degli adulti: nel 1992, gi&agrave; detenuto perch&eacute; condannato all&rsquo;ergastolo ostativo per rapina, estorsione, omicidio, associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati minori, gli si applica il 41 bis. Introdotto nel carcere dell&rsquo;Asinara, <strong>consegue la licenza media e successivamente, il diploma. Si laurea in Scienze Giuridiche e nel 2005 in Giurisprudenza</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Risale allo scorso anno la laurea in Filosofia. Numerosi i libri scritti in carcere. A tutt&rsquo;oggi sono 30882 i firmatari della sua petizione per l&rsquo;abolizione dell&rsquo;ergastolo. Emergono i nomi di Margherita Hach, Umberto Veronesi, Agnese Moro (figlia di Aldo Moro), Lorella Cuccarini, Rocco Buttiglione, Fausto Bertinotti, Vittorio Sgarbi. Dallo scorso anno, caduti in prescrizione i reati che hanno determinato il suo arresto, &egrave; in semilibert&agrave; dopo il fluire di 26 anni di reclusione. E a Bevagna svolge servizio di volontariato per bambini diversabili nella Casa Famiglia della Comunit&agrave; <em>Papa Giovanni XXIII</em>, fondata da don Oreste Benzi.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Nel corso della sua detenzione si &egrave; sempre trovato tra due fuochi: lo Stato e la mafia</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">. La scelta di non aver mai voluto collaborare con la giustizia &egrave; stata dettata dall&rsquo;incapacit&agrave; di soccombere al codice omertoso: &ldquo;<em>In Versilia, da criminale, avevo i miei uomini, la mia batteria. A quel tempo, eravamo amici: siamo cresciuti insieme, rischiavamo la vita insieme. Come facevo a tradirli? Se devo pagare, pago io. Non &egrave; omert&agrave;. Un giorno &ndash; ero all&rsquo;Asinara &ndash; mi chiamano a comparire davanti al giudice. Mi dice: &laquo;Musumeci, questa sera lei pu&ograve; essere in Francia con documenti falsi, sua moglie, i suoi figli e un tot di stipendio. Basta che faccia i nomi.&raquo; Non &egrave; facile resistere. <strong>Non ho mai voluto barattare la mia libert&agrave; per quella di un altro</strong>. L&rsquo;omert&agrave; &egrave; un&rsquo;altra cosa: lo so perch&eacute; all&rsquo;Asinara ho visto questi grandi boss. Ho visto il re nudo. Anch&rsquo;io avevo in mente tutti &lsquo;sti film sulla mafia, quelle immagini l&igrave;&hellip; Poi me li trovo in carcere e vedo questi vigliacchi, infidi. Alcuni erano anziani e pretendevano da me, perch&eacute; ero giovane. Non me ne frega niente, se sei vecchio: il rispetto te lo devi guadagnare. Per le pulizie in cella: &laquo;Bene, facciamo un giorno per uno che un po&rsquo; di movimento ti fa bene.&raquo; La mafia &egrave; diversa da altri fenomeni criminali, &egrave; legata alla politica. Da bambino, quand&rsquo;ero in Sicilia, quanta roba arrivava in casa sotto elezioni? Pacchi di caff&egrave;, pasta, spaghetti. Dentro, mi sono sempre trovato tra questi due fuochi: lo Stato e la mafia. In carcere, i periodi migliori li ho passati coi brigatisti: avevano cultura e umanit&agrave;. Loro il carcere dell&rsquo;Asinara l&rsquo;avevano distrutto nel 1978 perch&eacute; sapevano unirsi e lottare. Molti mafiosi invece, erano abituati con il maggiordomo e l&rsquo;autista. In un anno sono usciti 42 pentiti. Tante cose la gente non le sa</em>&rdquo;.</span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 115%;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%;">Relativamente al dibattito sulla &lsquo;possibile&rsquo; scarcerazione di Tot&ograve; Riina, ha dichiarato: <strong>&ldquo;<em>La societ&agrave; non &egrave; n&eacute; cattiva n&eacute; forcaiola. E&rsquo; solo informata male perch&eacute; tutti i detenuti sono recuperabili</em></strong><em> con un carcere e una pena umana. Paradossalmente, non sono &lsquo;recuperabili&rsquo; solo le persone di fuori che pensano che ci sia qualcuno che non si possa in qualche modo recuperare. In noi, c&rsquo;&egrave; sia il bene che il male. Sta anche a chi ci sta intorno tirarci fuori l&rsquo;uno o l&rsquo;altro. Riina, sotto un certo punto di vista, sar&agrave; fortunato perch&eacute; morir&agrave; da criminale in carcere, senza alcun rimorso di coscienza del male che ha fatto perch&eacute; lo Stato non ha fatto nulla perch&eacute; accadesse questo</em>.&rdquo;</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In carcere le celle diventano “camere di pernottamento”</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/07/21/in-carcere-le-celle-diventano-camere-di-pernottamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2017 12:09:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento del detenuto]]></category>
		<category><![CDATA[reinserimento]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Musumeci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/07/21/in-carcere-le-celle-diventano-camere-di-pernottamento/</guid>

					<description><![CDATA[Ma la nuova terminologia cozza con il sovraffollamento. Carmelo Musumeci: &#8220;Vi descrivo io, che ci sono stato, quei dormitori da cinque stelle a una&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017 Diramata dal DAP, Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria, e precisamente, inviata dal Capo del Dipartimento, Santi Consolo, a tutti gli istituti di pena presenti nel &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><strong><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Ma la nuova terminologia cozza con il sovraffollamento. Carmelo Musumeci: &ldquo;Vi descrivo io, che ci sono stato, quei dormitori da cinque stelle a una&rdquo;</span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>  <span id="more-9680"></span>  </p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="color: #00000a;">Diramata dal DAP, Dipartimento dell&rsquo;Amministrazione Penitenziaria, e precisamente, inviata dal Capo del Dipartimento, Santi Consolo, a tutti gli istituti di pena presenti nel nostro territorio, la circolare del 31 marzo 2017 avente per oggetto &ldquo;<strong>Ridenominazioni corrette di talune figure professionali ed altro, in ambito penitenziario</strong>&rdquo; ha inciso nella modifica della terminologia carceraria, conformemente all&rsquo;adeguamento alle Regole Penitenziarie Europee: &laquo;<span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-style: normal;">I termini attualmente utilizzati nelle carceri riferiti ai detenuti &ndash; ha scritto Santi Consolo, Capo del Dipartimento &ndash; sono spesso avulsi da quelli comunemente adottati dalla collettivit&agrave; ed &egrave; causa di una progressiva e deprecabile infantilizzazione, di <strong>un isolamento del detenuto dal mondo esterno che crea ulteriori difficolt&agrave; per il possibile reinserimento</strong>, oltre ad assumere in alcuni casi una connotazione negativa.&raquo;</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt; font-style: normal;"><span style="color: #00000a;">L&rsquo;importanza di produrre un nuovo lessico carcerario &egrave; stata espressa anche dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani e degradanti congiuntamente al Garante nazionale delle persone detenute, che ha inserito questa raccomandazione nella relazione presentata al Parlamento. </span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt; font-style: normal;"><span style="color: #00000a;">Nella fattispecie, &laquo;<strong>il termine &ldquo;cella&rdquo; &#8211; contempla la circolare &ndash; non &egrave; consono a descrivere la vita detentiva</strong>, anche perch&eacute; gi&agrave; l&rsquo;ordinamento penitenziario definisce tali ambienti locali di soggiorno o di pernottamento&raquo;; la dama di compagnia &egrave; diventata &ldquo;il compagno di socialit&agrave;&rdquo;; la domandina &egrave; &ldquo;il modulo di richiesta&rdquo;; lo scopino, e dunque chi si occupa della pulizia dei locali, &egrave; &ldquo;l&rsquo;addetto alle pulizie&rdquo;; lo spesino, ossia chi prende le ordinazioni per il sopravvitto, &egrave; diventato &ldquo;l&rsquo;addetto alla spesa detenuti&rdquo;; il piantone e quindi, chi &egrave; pagato per assistere il compagno di cella, &egrave; &ldquo;l&rsquo;assistente alla persona&rdquo;; il portavitto/portapane/portapranzi &egrave; diventato &ldquo;l&rsquo;addetto alla distribuzione pasti&rdquo;; il cuciniere &egrave; &ldquo;l&rsquo;addetto alla cucina&rdquo;; il casario &egrave; diventato &ldquo;il casaro&rdquo;; lo stagnino &egrave; &ldquo;l&rsquo;idraulico&rdquo;; il pascolante &egrave; diventato &ldquo;il pastore&rdquo;; il lavorante &egrave; &ldquo;il lavoratore&rdquo;.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt; font-style: normal;"><span style="color: #00000a;">A seguito del <strong>triste ritorno del sovraffollamento con un tasso risalito a 112,8% </strong>e quindi, con l&rsquo;aumento della popolazione carceraria di 1.524 unit&agrave; negli ultimi quattro mesi di quest&rsquo;anno per un totale di 56.436 presenze, i locali di soggiorno o di pernottamento descrivono la vita detentiva conformemente al dettato costituzionale?</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt; font-style: normal;"><span style="color: #00000a;">Nella sua accezione, il termine &ldquo;locale&rdquo; concerne &ldquo;l&rsquo;ambito spaziale strutturalmente definito da uno o pi&ugrave; ambienti generalmente interni, adibito a particolari usi.&rdquo;</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="margin: 0px;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-style: normal;">In realt&agrave;, il carcere non smarrisce la sua dimensione configurabile in contenitore sociale</span></strong></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-style: normal;">: ogni scelta di suicidio, ogni atto di autolesionismo, ogni violenza subita, ogni silenzio imposto suscitano la diffusa indifferenza colpevole e in seno alla societ&agrave; e in seno alle istituzioni.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="margin: 0px;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-style: normal;">Ristretto da 26 anni, sottoposto al regime del carcere duro, Carmelo Musumeci, </span></strong></span><span style="margin: 0px;"><strong><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-style: normal;">uomo ombra semilibero</span></strong></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-style: normal;">, oggi volontario presso la comunit&agrave; Papa Giovanni XXIII, ha prodotto le seguenti riflessioni: &ldquo;</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">Mi ha fatto amaramente sorridere una circolare del Dipartimento Amministrativo Penitenziario che cambia il linguaggio burocratico delle carceri, trasformando il lessico e, tra le varie, disponendo di definire le celle </span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">&laquo;</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">camere di pernottamento.</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">&raquo;</span></span><span style="margin: 0px;"></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="color: #00000a; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">Penso che </span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;"><strong>nella stragrande maggioranza dei casi sia gi&agrave; troppo chiamarle cel</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">le perch&eacute; le chiamerei piuttosto con il loro vero nome: tombe, o ossari, o fogne, o loculi. La motivazione di questa circolare mi fa indispettire ancor di pi&ugrave; quando afferma che</span></span><span style="margin: 0px;"></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">le</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"> Regole Penitenziarie Europee prevedono che la vita all&rsquo;interno del carcere deve essere il pi&ugrave; possibile simile a quella esterna e questa </span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">&laquo;</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">assimilazione</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">&raquo;</span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"> deve comprendere anche il lessico. In questo modo, &egrave; come affermare che ci adeguiamo a quanto ci sta chiedendo l&rsquo;Europa, ma in realt&agrave;, le istituzioni sovranazionali ci chiedono ben altro. Purtroppo, i nostri funzionari italiani sono convinti di essere furbi e pensano di </span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;"><strong>risolvere i problemi con la carta e la penna cambiando solo il lessico</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">. Tanto, chi mai andr&agrave; a controllare come sono realmente le camere di pernottamento delle nostre Patrie Galere? </span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">In 26 anni di carcere, ne ho girate tante di celle. Ecco cosa ho scritto di alcune:</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento a cinque stelle</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">: </span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">La cella era stretta e corta. Il soffitto era basso. C&rsquo;era un letto a castello su un lato. Due tavoli murati dall&rsquo;altro. Accanto ad essi, due stipetti lunghi e due corti. Sopra la parete del cancello era murata una mensola sulla quale era appoggiata una televisione. La finestra era a due ante. Un&rsquo;anta non si poteva aprire tutta perch&eacute; sarebbe andata a sbattere sul letto a castello. La finestra aveva anche doppie sbarre. In quella cella c&rsquo;era poco spazio per muoversi. E quasi nulla per respirare. C&rsquo;era solo lo spazio per fare due passi. Due avanti e due indietro.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento a quattro stelle</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">:</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">Quando arrivi in un carcere nuovo, devi imparare di nuovo a vivere perch&eacute; ogni galera &egrave; diversa una dall&rsquo;altra. &Egrave; come se ogni carcere fosse uno Stato a s&eacute;. Mi misero in una sezione di Alta Sicurezza. I detenuti erano tutti in cella singola. Le celle erano venticinque. Sembravano degli armadi in cemento e ferro. Erano divise una dall&rsquo;altra da uno spesso muro. E avevano un blindato e un cancello davanti. Ogni blindato aveva uno sportello di ferro con una fessura per passare il cibo dentro la cella. Poi, c&rsquo;era uno spioncino rotondo nel muro dalla parte del bagno che consentiva alla guardia di vedere l&rsquo;interno senza essere visti. La stanza poteva misurare tre metri d&rsquo;altezza. Due metri di lunghezza. E tre di larghezza. Si potevano fare solo quattro piccoli passi in avanti e quattro indietro. La finestra era piccolissima con enormi sbarre di ferro incrociate. Muri lisci. C&rsquo;erano una branda, un tavolo e uno sgabello. Per pavimento c&rsquo;era una gettata di cemento grezzo. Ognuno di noi stava chiuso in quello spazio ristretto per ventitr&eacute; ore su ventiquattro. Avevamo solo un&rsquo;ora d&rsquo;aria al giorno. In quella sezione eravamo tutti detenuti condannati a pene lunghe. E la maggioranza di noi alla pena dell&rsquo;ergastolo. Mi alzavo ogni mattina alle sei. E leggevo per tutto il giorno. E anche per buona parte della notte. Per mantenere in forma il fisico facevo sempre ginnastica. Ogni venti pagine che leggevo facevo una pausa. Poi mi mettevo a fare venti flessioni. E venti addominali. Una per ogni pagina. E dopo, ricominciavo a leggere.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento a tre stelle</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">:</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">La cella aveva il soffitto alto ed era lunga dodici passi e larga la met&agrave;. Pi&ugrave; che una cella sembrava una caverna. La muffa copriva quasi tutti i suoi muri scrostati di bianco. In basso la muffa era verdastra, in alto grigia. Il pavimento della cella era lastricato di pietra grigia. Aveva due letti a castello a destra e due letti a castello a sinistra. I letti erano dei veri telai di ferro con materassi sottili, artificiali, pieni di pulci e cimici. Il blindato e il cancello erano al centro della parete che dava sul corridoio. Due panche davanti alle sbarre della finestra e un tavolaccio nel mezzo. Quattro stipetti grandi e quattro piccoli, un televisore in bianco e nero appoggiato a una grossa mensola attaccata alla parete centrale. C&rsquo;era un lavandino con sopra un rubinetto arrugginito e accanto un cesso alla turca, con nessuna riservatezza. Le formiche erano le padrone durante il giorno e gli scarafaggi erano i padroni nel corso della notte. I topi erano i padroni sia di giorno che di notte.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento a due stelle</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">:</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">La cella era umida. C&rsquo;erano macchie di umidit&agrave; alle pareti. La finestra era piccola con un muretto davanti per impedire di vedere l&rsquo;orizzonte. Si poteva vedere solo uno spicchio di cielo. C&rsquo;era un po&rsquo; di ruggine sulle sbarre. L&rsquo;aria sapeva di chiuso. I muri odoravano di muffa. Nella cella c&rsquo;era un tavolo attaccato al muro, uno sgabello impiantato nel pavimento, una branda inchiodata per terra e uno stipetto fissato alla parete. Nient&rsquo;altro.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento di punizione a una stella</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">:</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="color: #00000a;"><span style="margin: 0px; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">Scendemmo una scala stretta e rigida con i gradini</span></span><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt;"> <span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-weight: normal;">di pietra. Poi, sbucammo in un corto corridoio che sembrava un sotterraneo. La guardia davanti si ferm&ograve; alla prima cella. Era chiusa con un pesante blindato di ferro e con macchie di ruggine dappertutto. La guardia infil&ograve; nella serratura una grossa chiave di ottone e la gir&ograve; con fatica. La porta di ferro si apr&igrave; cigolando. Poi, la stessa guardia con un&rsquo;altra chiave apr&igrave; il pesante e spesso cancello. E si mise di lato per farmi passare. Aggrottai le ciglia ed entrai. Le guardie uscirono dalla cella sbattendo il cancello. E chiusero il blindato con una mandata. Mi colp&igrave; subito un forte odore di umidit&agrave;. E di urina. La cella era quasi buia. Per un attimo, mi guardai intorno con lo sguardo spaesato. E mossi la testa da un lato all&rsquo;altro. Poi, esaminai la cella. Era piccola. Misurava quattro passi di lunghezza e due di larghezza. Faceva caldo. Le doppie sbarre della cella scottavano sotto il sole rovente. L&rsquo;acqua che scendeva dal rubinetto non era potabile. Era marrone.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento di transito</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">:</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">La cella sembrava una scatola di sardine. Un fazzoletto di cemento, con la branda piantata al pavimento. Un tavolino di pochi centimetri inchiodato al muro. Una finestra con doppie sbarre. Una porta blindata spessa una spanna. Un bagno turco aperto, senza nessuna riservatezza. A lato, un piccolo lavandino. Lo spazio nella stanza era minimo e a mala pena si riusciva a stare in piedi e si poteva fare giusto qualche passo avanti e indietro. Probabilmente un animale, vivendo in quel modo, sarebbe morto.</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>Stanza di pernottamento di isolamento</strong></span></span><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New              Roman;se','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;">:</span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman;serif','serif'; font-size: 12.5pt; font-weight: normal;"><span style="color: #00000a;">La cella mi sembr&ograve; subito diversa da tutte le altre dov&rsquo;ero stato. Le pareti erano grigie, fradice di muffa, dolore e umidit&agrave;. Puzzavano di ferro, cemento armato, sudore e sangue. Il soffitto era giallo di nicotina. Le sbarre della finestra erano le pi&ugrave; grosse che avessi mai visto. Mi sembrava di essere in un pozzo nero. In una vera e propria tomba. Mancava l&rsquo;aria e la luce. Dalla finestra della cella si poteva vedere solo una fetta di cielo, solo dalla parte pi&ugrave; alta. Nella finestra c&rsquo;erano doppie file di sbarre e, per completare l&rsquo;opera, c&rsquo;era una rete metallica fitta.&rdquo;</span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt; font-style: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="color: #00000a;">&nbsp; </span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt; font-style: normal;"><span style="margin: 0px;"><span style="color: #00000a;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><span style="margin: 0px;"><span style="color: #00000a;">&nbsp; </span></span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Morire di reclusione per “legittima difesa”. Già 19 suicidi</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/07/04/morire-di-reclusione-per-legittima-difesa-gia-19-suicidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 09:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La Civetta in gabbia]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio carceri]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia della pena]]></category>
		<category><![CDATA[carcere duro]]></category>
		<category><![CDATA[sovraffollamento]]></category>
		<category><![CDATA[Rems]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/07/04/morire-di-reclusione-per-legittima-difesa-gia-19-suicidi/</guid>

					<description><![CDATA[Alcuni detenuti si uccidono &#8220;perch&#233; l&#8217;Assassino dei Sogni (il carcere) non risponde mai ai loro appelli disperati&#8221;. Le inquietanti riflessioni di Carmelo Musumeci. L&#8217;associazione Antigone: &#8220;Drammatico il ruolo dell&#8217;isolamento&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017 Quando si parla del e sul carcere, il linguaggio non verbale &#232; manifesto negli scatti, nelle ripicche, nelle &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><em><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Alcuni detenuti si uccidono &ldquo;perch&eacute; l&rsquo;Assassino dei Sogni (il carcere) non risponde mai ai loro appelli disperati&rdquo;. Le inquietanti riflessioni di Carmelo Musumeci. L&rsquo;associazione Antigone: &ldquo;Drammatico il ruolo dell&rsquo;isolamento&rdquo;</span></em></strong></p>
<p>  <span id="more-9516"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017</span></span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Quando si parla del e sul carcere, il linguaggio non verbale &egrave; manifesto negli scatti, nelle ripicche, nelle reazioni</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">. Se ne parla per tenere le distanze da un fastidio urtante, meglio identificabile nella persona detenuta. Se ne parla lungamente e infine, per non rendere giustizia n&eacute; all&rsquo;offeso n&eacute; all&rsquo;offensore. Se ne parla per offuscare ogni interrogazione, quest&rsquo;ultima supportata da disinformazione perch&eacute; del e sul carcere si parla al fine di non parlarne pi&ugrave;.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">E&rsquo; l&rsquo;ingiustizia di una giustizia che concerne la societ&agrave; nella sua interezza</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">. Il suo messaggio potente e vano ostacola la possibilit&agrave; dello sviluppo di adeguati e significativi interventi della societ&agrave; e delle istituzioni, gi&agrave; vinte dal pregiudizio e, peggio, dall&rsquo;indifferenza colpevole.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Quando poi, trattasi di carcere duro</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">, chi si misura con la pena detentiva non &egrave; un numero, non &egrave; una cosa inutile: &egrave; espressione del carcere coltivante umiliazioni, contraddistinte da prepotenze, provocazioni, violenze, silenzi. Obiettivo fondamentale &egrave; la spersonalizzazione, congiuntamente all&rsquo;annullamento dell&rsquo;identit&agrave; di chi si misura con la pena detentiva.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Nonostante il carcere, si ignora la capacit&agrave; di scelta di chi vuole riparare. </span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">&ldquo;Rieducazione&rdquo;, ri-orientamento risultano inadeguati al dettato costituzionale</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';"> giacch&eacute; richiedono costi elevati in termini di promozione umana. Si fa prima a fare ricorso ai &ldquo;motivi di sicurezza&rdquo;. In realt&agrave;, un&rsquo;acuta osservazione del e sul carcere palesa il livello di abbrutimento raggiunto, le solitudini imposte in nome della &ldquo;rieducazione&rdquo;, termine contemplato nell&rsquo;art. 27 comma 3 della Costituzione italiana. </span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">E&rsquo; il carcere che non funziona, pervaso da paura, stanchezza</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">, assenza di consapevolezza, mancanza di proiezione nel futuro. E quel carcere &egrave; senza speranza.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">L&rsquo;ultimo rapporto dell&rsquo;associazione Antigone, relativo allo stato di detenzione in Italia, rileva <strong>il triste ritorno del sovraffollamento con un tasso risalito a 112,8%. </strong>Nei 190 istituti penitenziari la popolazione carceraria &egrave; accresciuta di 1.524 unit&agrave; nel fluire degli ultimi quattro mesi, raggiungendo un totale di 56.436 presenze. Sono dati allarmanti, nonostante l&rsquo;attuazione del decreto legge svuota-carceri. Varato dal governo Renzi, ha avuto effetto positivo ma &egrave; risultato molto breve nel suo percorso. Alessio Scandurra, curatore del rapporto, ha dichiarato: &ldquo;Rapidamente torneremo ai livelli della condanna per l&rsquo;Italia dalla Corte Europea per i diritti dell&rsquo;uomo&rdquo;. Ancora una volta, l&rsquo;Italia sar&agrave; bacchettata dal Consiglio d&rsquo;Europa.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">In carcere si muore: c&rsquo;&egrave; carenza di medici, aumento di malasanit&agrave;, abuso di psicofarmaci</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">. Nel corso del 2016 sono stati registrati 45 suicidi, spesso avvenuti a seguito della detenzione in celle d&rsquo;isolamento. E come ha rilevato l&rsquo;associazione Antigone &ldquo;il regime d&rsquo;isolamento nuoce gravemente al detenuto&rdquo;. Nei primi mesi di quest&rsquo;anno 19 sono stati i suicidi. Anche in questi casi, &ldquo;l&rsquo;isolamento ha giocato un drammatico ruolo&rdquo;. Silentemente, questa strage &egrave; l&rsquo;immediata conseguenza della condizione/situazione umana delle nostre patrie galere, nuovamente luminose nel tassello dell&rsquo;emergenza.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Troppo poche e troppo piene le REMS, Residenze per l&rsquo;Esecuzione delle Misure di Sicurezza</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">, ossia le strutture che dovrebbero accogliere i detenuti con problemi psichiatrici; cedono il passo alla cella del carcere in cui i detenuti con patologie psichiche, ingerendo in modo eccessivo i sedativi, sono esposti a conseguenze risultanti, a volte, letali.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Entrato in carcere con la licenza elementare; conseguite tre lauree nel corso della sua detenzione, <strong>Carmelo Musumeci, <em>uomo ombra</em> semilibero, oggi volontario presso la comunit&agrave; Papa Giovanni XXIII</strong>, si batte da molto tempo contro il carcere che non funziona. Scrittore di saggi con contributi di Erri De Luca, Margherita Hach e tanti altri studiosi, ha prodotto le sue riflessioni sui suicidi in carcere: &ldquo;</span><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">L&rsquo;ennesimo suicidio di un detenuto: un uomo anziano, di ben 76 anni, italiano, nel carcere di Parma. E poi, un ragazzo di 33 anni, suicida nel carcere di Saluzzo. Ovviamente, queste notizie non hanno nessun risalto. Eppure mi chiedo: ma il suicidio di un detenuto non rientra forse anche questo nella legittima difesa? Non ci posso fare nulla: anche se continuo a starci solo di notte, le notizie dei detenuti che si suicidano in carcere mi fanno stare male. Nella mia ultima tesi ho dedicato un capitolo ai suicidi in carcere, intitolandolo: <em>&ldquo;Il suicidio in carcere: devianza, scelta o necessit&agrave;?&rdquo; </em>Dalla mia ricerca ne &egrave; venuto fuori che, in percentuale, non c&rsquo;&egrave; al mondo altro posto dove uomini e donne si tolgono la vita come nel <em>pianeta carcere</em>.</span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Una volontaria in carcere mi ha domandato perch&eacute; un detenuto decide di suicidarsi</span></strong><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';"> e io le ho risposto con un&rsquo;altra domanda: <em>&laquo;Perch&eacute; un detenuto non si dovrebbe suicidare?&raquo;</em> Credo che sotto certi aspetti sia pi&ugrave; &ldquo;normale&rdquo; e razionale chi si suicida rispetto a chi continua a vivere nella sofferenza. Ho sempre compreso i prigionieri che scelgono di farla finita, perch&eacute; quando la vita ti offre solo infelicit&agrave; &egrave; durissimo continuare a vivere. Alcuni detenuti si tolgono la vita perch&eacute; l&rsquo;Assassino dei Sogni (come io chiamo il carcere) non risponde mai ai loro appelli disperati; altri lo fanno per ritornare a essere uomini liberi, anche se liberano solo lo spirito. Alcuni s&rsquo;impiccano alle sbarre della loro finestra perch&eacute; fuori non hanno niente e nessuno ad attenderli. </span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Credo, insomma, che <strong>molti detenuti si tolgano la vita in carcere non perch&eacute; siano stanchi di vivere, ma perch&eacute; amano tanto la vita</strong> e non accettano di vederla appassire e distruggere dentro le mura di un penitenziario. E allora, non &egrave; forse anche questa una forma di legittima difesa? Uccidersi non &egrave; facile, ma vivere nelle patrie galere italiane &egrave; ancora pi&ugrave; difficile. Per questo nelle carceri italiane si continua a morire. </span></p>
<p style="line-height: 115%; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">E nessuno fa nulla. <strong>Quasi nessuno parla o scrive del perch&eacute; in carcere siano cos&igrave; in tanti a togliersi la vita</strong>. I nostri politici dovrebbero sapere che in carcere si muore in tanti modi: di malattia, di solitudine, di sofferenza, di ottusa burocrazia e d&rsquo;illegalit&agrave;. Riuscire a vivere nelle galere italiane &egrave; diventato un lusso che alcuni detenuti non si possono permettere. Per questo a volte, ammazzarsi diventa una vera e propria necessit&agrave;. E questa non &egrave; una libera scelta, come alcuni cinici potrebbero pensare, ma &egrave; legittima difesa contro l&#8217;emarginazione e la disperazione.&rdquo; </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nel libro di Musumeci la ricerca di Dio oltre le sbarre</title>
		<link>https://www.lacivettapress.it/2017/06/15/nel-libro-di-musumeci-la-ricerca-di-dio-oltre-le-sbarre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[nella leone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2017 17:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Musumeci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lacivettapress.it/2017/06/15/nel-libro-di-musumeci-la-ricerca-di-dio-oltre-le-sbarre/</guid>

					<description><![CDATA[Prefazione di Agnese Moro. SenzaDio in regime duro incontra Angelo e, attraverso un&#8217;indagine introspettiva, realizza di non essere pi&#249; solo. L&#8217;autore: &#8220;Le storie vere non piacciono mai, per questo scriver&#242; che &#232; inventata&#8221; &#160; La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017 Intensamente permeato di amore e di sofferenza, il nuovo libro, &#8220;Angelo SenzaDio&#8221;, di Carmelo &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; color: #000000; background-color: #ffffff;"><strong><em><span style="margin: 0px; font-size: 12.5pt;">Prefazione di Agnese Moro. SenzaDio in regime duro incontra Angelo e, attraverso un&rsquo;indagine introspettiva, realizza di non essere pi&ugrave; solo. L&rsquo;autore: &ldquo;Le storie vere non piacciono mai, per questo scriver&ograve; che &egrave; inventata&rdquo;</span></em></strong></span></p>
<p>  <span id="more-9412"></span>  </p>
<p style="margin: 0px; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"><strong>&nbsp;</strong></span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017</span></span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Intensamente permeato di amore e di sofferenza, <strong>il nuovo libro, &ldquo;Angelo SenzaDio&rdquo;, di Carmelo Musumeci, con prefazione di Agnese Moro</strong>, prodotto e distribuito da Amazon, &egrave; il racconto di un&rsquo;anima che si rivela autenticamente in significativit&agrave; valoriale. Non &egrave; un racconto, frutto dell&rsquo;immaginazione. E&rsquo; una storia vera come suggerisce l&rsquo;autore nel sottotitolare il I capitolo: &ldquo;Le storie vere non piacciono mai, per questo scriver&ograve; che questa &egrave; una storia inventata&rdquo;. </span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; color: black; font-size: 12.5pt;">I protagonisti, Angelo e SenzaDio, s&rsquo;incontrano dentro le fredde mura del carcere</span></strong></span><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> che non d&agrave; spazio alla possibilit&agrave; di agire conformemente alle norme del rispetto reciproco e della correttezza. E in effetti, il loro incontro si verifica nel corso di momenti fortemente tragici vissuti da SenzaDio: gravemente ferito dai picciotti dello zio Tot&ograve;, &ldquo;il capo di tutti i boss&rdquo;, perch&eacute; incapace di sottomettersi alla prepotenza supportata da comportamenti violenti, SenzaDio realizza di essere in punto di morte. Inaspettatamente, incrocia una donna pervasa di luce. Lo stupore &egrave; grandissimo: &egrave; l&rsquo;Angelo che condivider&agrave; tutta la sua sofferenza sin da quando, frequentante la strada insidiosa e subdola, ha varcato per la prima volta la soglia del carcere, quello minorile.</span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Per quanto nel fluire del tempo abbia commesso tante azioni cattive, non ha mai nutrito cattiveria. <strong>Ha allontanato Dio dal suo cuore, imponendo regole ferree nel suo codice comportamentale</strong>: essere pronto a lottare e non solo per se stesso; incapace di versare lacrime perch&eacute; piange il suo cuore; non avere boss; non cercare alcuna via d&rsquo;uscita; non avere paura di morire; non decidere di morire perch&eacute; &egrave; il destino a decidere. In breve, non avere bisogno di nessuno e, alla stessa stregua, non manifestare alcuna emozione.</span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; color: black; font-size: 12.5pt;">Sottoposto al regime del carcere duro, SenzaDio vive la condizione dell&rsquo;uomo ombra</span></strong></span><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">, contraddistinta da privazioni, provocazioni, violenze. Misurandosi con la non facile capacit&agrave; di resistenza, la luna, incantevole nelle sue forme e nella sua luminosit&agrave;, &egrave; la fedele confidente delle sofferenze patite nel suo cuore.<span style="margin: 0px;">&nbsp; </span></span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Nel corso dell&rsquo;indagine introspettiva, SenzaDio realizza di non essere pi&ugrave; solo. Sebbene siano presenti le amiche di sempre &ndash; malinconia, tristezza, sofferenza &#8211; <strong>l&rsquo;Angelo presta ascolto alla sua anima urlante di amore</strong>. E&rsquo; il cuore che conta, e il suo cuore &egrave; con l&rsquo;Angelo. Ora incessanti torrenti di luce riprendono a scorrere nella sua anima. Ora le sue ostinate convinzioni, strettamente correlate al suo essere senza Dio, crollano: la feconda interazione tra l&rsquo;Angelo e SenzaDio &egrave; espressione di un cuore vibrante nel respiro di Dio.</span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; color: black; font-size: 12.5pt;">La durezza del carcere non ha arginato la sua ricerca interiore</span></strong></span><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">, che rimane ri-scoperta di valori gelosamente custoditi e, alla stessa stregua, sorprendentemente inattesi. Scorre tra le righe di queste pagine la riflessione sul carcere distinguibilmente contrassegnato da prevaricazioni, violenze, silenzi sfocianti nell&rsquo;indifferenza collettiva. </span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">Ancora oggi l&rsquo;urgenza di soluzioni valoriali, incentrata sul rispetto della dignit&agrave; e della persona umana, &egrave; riposta nel cassetto del dimenticatoio. Trionfa l&rsquo;assenza culturale e nelle diffuse condizioni/situazioni umane drammatiche, vissute da chi si misura con la pena detentiva, e nelle reazioni contraddittorie delle istituzioni.</span></p>
<p style="margin: 0px; line-height: normal; text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="margin: 0px; color: black; font-size: 12.5pt;">Che ne &egrave; del termine &ldquo;rieducazione&rdquo; contemplato nell&rsquo;art. 27 comma 3 della nostra Carta Costituzionale?</span></strong></span><span style="margin: 0px; color: black; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;"> Ancora oggi resta svuotato nelle sue accezioni, le pi&ugrave; consone, saldamente correlate al fare e, quindi, allo sviluppo di interventi programmatici utili avviati dalle istituzioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="margin: 0px; color: black; line-height: 107%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12.5pt;">E nonostante il carcere nella sua asprezza, nelle sue ripetute dimenticanze, queste pagine, prodotte dalla straordinaria penna di Carmelo Musumeci, palesano un&rsquo;esperienza umana nei caratteri distintivi del sentire interiore.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
