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	<title>antonio di alpa e nicolo romano &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Nel sito archeologico di Megara Iblea ci sono erbacce anziché cartelli didattici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio di alpa e nicolo romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2015 21:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Provincia]]></category>
		<category><![CDATA[Megara Iblea]]></category>
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					<description><![CDATA[Difficile arrivarci per mancanza di adeguata segnaletica stradale: i resti dell’antica città greca sono divorati da segni evidenti degli agenti atmosferici e non c’è nemmeno un percorso per ripercorrerne al meglio la storia. Una trascuratezza inescusabile La Sicilia è una delle regioni di Italia con il più grande patrimonio culturale del mondo. Ognuna delle popolazioni &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;"><em></em></span></h2>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small;"><em>Difficile arrivarci per mancanza di adeguata segnaletica stradale: i resti dell’antica città greca sono divorati da segni evidenti degli agenti atmosferici e non c’è nemmeno un percorso per ripercorrerne al meglio la storia. Una trascuratezza inescusabile</em></span></h2>
<p>  <span id="more-5328"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;"><strong>La Sicilia è una delle regioni di Italia con il più grande patrimonio culturale del mondo</strong>. Ognuna delle popolazioni che l’ha abitata ha lasciato qualcosa che è servito ad arricchire culturalmente il territorio siciliano e gli abitanti stessi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;"><strong>Allora perché non difendere ciò che resta dei nostri antenati per ricordarci le nostre ibride origini?</strong> Molti beni del passato sono anche diventati patrimonio dell’umanità come: la valle dei templi, la villa romana del casale, la val di Noto …</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">La Sicilia, essendo una regione a statuto speciale possiede delle leggi proprie sulla tutela dei beni, ma queste spesso non vengono rispettare, infatti molti siti archeologici sono quasi del tutto abbandonati. Ne è un esempio </span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">Megara Iblea</strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">, un sito archeologico nei pressi di Augusta. Questo sito, di origine greca, venne </span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">scoperto casualmente nel 1867</strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">, durante i lavori di sbancamento per la costruzione della ferrovia. L’ultimo ritrovamento importante è stato fatto nel 1949. Agli scavi non hanno partecipato solo archeologi italiani ma anche francesi (</span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">École Française di Roma</strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">). Tutt’ora il sito è visitabile e viene pubblicizzato dal sito della regione siciliana dedicato ai beni culturali (</span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;"><a href="https://www.regione.sicilia.it/beniculturali" target="_blank" rel="noopener">https://www.regione.sicilia.it/beniculturali</a></strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">Tralasciando la fantastica vista dell’industria sulla riva del mare e l’odore di “sporco” presente nell’aria, l’entrata del sito archeologico si presenta come una via di campagna e non esistono mezzi pubblici che lo collegano con le città vicine.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva;"><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;"><strong>Difficile è raggiungere il sito per mancanza di adeguata segnaletica stradale</strong> che a primo impatto sembra un cantiere in corso d’opera: i vari resti sono divorati da segni evidenti degli agenti atmosferici e non vi è l’esistenza di un percorso ben chiaro da seguire per poter ripercorre al meglio la storia di Megara. Inoltre </span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">non sono presenti cartelli indicatori</strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;"> e quei pochi esistenti risultano illeggibili, l’unico leggibile è il cartello presente all’entrata. Peraltro </span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">la visita non include una guida</strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">: l’unica persona nel raggio di 1 km è il bigliettaio. Oltre ai resti di abitazioni e templi è possibile ammirare </span><strong style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;">erbacce di ogni tipo</strong><span style="font-size: small; line-height: 1.3em;">, prove inconfutabili della mancata attenzione della regione nei confronti di questo “meraviglioso” sito. Per un turista visitarlo è quasi come andare a fare una scampagnata. Ovunque si posa lo sguardo è possibile trovare pezzi di vasi antichi che dovrebbero stare in un museo. Le scale che permettono di oltrepassare le aree archeologiche sono arrugginite e con qualche scalino rotto. Pochi metri oltre la parte già scavata si trovano campi coltivati pieni di cocci, segno che la città continua.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana, geneva; font-size: small; line-height: 1.3em;"><strong>Ci si chiede se è possibile che non esistano fondi per assicurare un minimo di manutenzione dell’area</strong> che tanto è importante per la storia del territorio. Se fosse stato un sito in altre parti d’Europa già avrebbero scoperto molto di più di quello che tuttora possiamo ammirare. Eppure basterebbe poco per dare lustro a quest’area archeologica e quello che non si riesce a comprendere è perché chi la gestisce continua ancora ad occupare il suo posto.<strong> Si potrebbero coinvolgere le tante associazioni di volontari presenti o utilizzare il personale che oggi è in cassa integrazione a causa della grave crisi economica del nostro paese.</strong> Potrebbe diventare una meta turistica sia per i residenti ma soprattutto per gli stranieri tanto sensibili alla storia antica del nostro paese. Lo stato di abbandono del sito archeologico evidenzia quanto è attento il governo siciliano ai beni culturali e si dimentica che questi sono i “nostri beni”.</span></p>
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