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	<title>Andrea Vaccaro &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>Una vita da Maestro: Orso Mario Corbino, visto da Laura Fermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Vaccaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2019 15:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[-Homepage]]></category>
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					<description><![CDATA[Replica all&#8217;articolo (pubblicato il 4 maggio) di Enzo Monica, presidente del centro culturale Il Cerchio &#160; La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019 Approfitto delle pagine della Civetta di Minerva per ricordare la figura di Orso Mario Corbino, illustre figlio di Sicilia e di farlo in maniera irrituale, riportando alcune delle frasi scritte da Laura &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><em><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Replica all&rsquo;articolo (pubblicato il 4 maggio) di Enzo Monica, presidente del centro culturale</span></em></strong><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> <em>Il Cerchio </em></span></strong></p>
<p>  <span id="more-12140"></span>  </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Approfitto delle pagine della Civetta di Minerva per ricordare la figura di Orso Mario Corbino, illustre figlio di Sicilia e di farlo in maniera irrituale, riportando alcune delle frasi scritte da <strong>Laura Capon in Fermi, moglie di Enrico, e tratte dal suo libro &ldquo;Atomi in Famiglia&rdquo;</strong>. Ci tengo a precisare che questo prezioso volume, ricco di aneddoti personali, fu pubblicato dalla signora Fermi negli Stati Uniti (titolo originale: &ldquo;Atoms in the familiy. My life with Enrico Fermi&rdquo;) nel <strong>1</strong>954 dalla prestigiosa &ldquo;University of Chicago press&rdquo; e pubblicata lo stesso anno in Italia dalla &ldquo;Arnoldo Mondadori Editore&rdquo;. All&rsquo;epoca della pubblicazione Orso Mario Corbino era morto gi&agrave; da 17 anni (1937), i coniugi Fermi vivevano in sicurezza e in agio negli Stati Uniti dal 1939: questo per chiarire che l&rsquo;ammirazione quasi affettuosa che si evince dalle parole dell&rsquo;autrice nei confronti di OM Corbino non furono di certo dettate da piaggeria o fini secondari, ma furono solo l&rsquo;onesto resoconto di un&rsquo;acuta osservatrice privilegiata. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Cominciamo dal primo incontro. &ldquo;Molti anni dopo venni a sapere che Enrico Fermi</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> aveva passato la mattina del 28 ottobre all&rsquo;Istituto di Fisica in via Panisperna, col senatore Orso Mario Corbino, direttore dell&rsquo;Istituto. Tornato da Pisa con la laurea in tasca, Enrico Fermi era andato da Corbino a chiedergli lumi sull&rsquo;avvenire. Fermi stesso, in occasione della morte del maestro, quasi quindici anni pi&ugrave; tardi, ebbe a ricordare che nel 1922 Corbino aveva quarantasei anni, &ldquo;era senatore, gi&agrave; Ministro della Pubblica Istruzione, era universalmente noto come una delle personalit&agrave; pi&ugrave; eminenti nel campo degli studi. Fu perci&ograve; con una spiegabile titubanza che mi presentai a lui; ma la titubanza spar&igrave; subito di fronte al modo insieme cordiale e interessante con cui egli prese a discutere con me l&rsquo;argomento dei miei studi&rdquo;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Fermi trov&ograve; dunque in Corbino un maestro affabile che mostrava comprensione e interesse</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> sia per le questioni di fisica moderna che per quelle umane. Per parte sua Corbino fu colpito dalla cultura scientifica di quel giovanetto timido e modesto, e ne intu&igrave; immediatamente l&rsquo;eccezionale intelligenza. Lo incoraggi&ograve; a tornare spesso da lui e i due cominciarono una serie di conversazioni e di discussioni quasi giornaliere. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Fu cos&igrave; che la mattina del 28 ottobre Fermi si trov&ograve; nell&rsquo;ufficio di Corbino</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">. Contrariamente al solito, il senatore non pareva disposto a discutere n&eacute; di fisica, n&eacute; a far progetti di studio o di lavoro. Era preoccupatissimo per la situazione politica e per le professioni di violenza del capo dei fascisti, Mussolini. &ldquo;Ma il decreto del Gabinetto non pu&ograve; portare nulla di buono&rdquo; disse Corbino. &ldquo;Se il re lo firma e lo stadio d&rsquo;assedio viene mantenuto, avremmo probabilmente la guerra civile. Ci sar&agrave; un massacro. Verranno sacrificati tanti giovani che erano in cerca di un ideale e non hanno trovato niente di meglio del fascismo&rdquo;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">A questo punto giova ricordare che <strong>Corbino non prese mai la tessera fascista, anche quando ricopr&igrave; l&rsquo;incarico di Ministro </strong>dell&rsquo;Economia nazionale nel primo governo Mussolini (tra il luglio 1923 e il luglio1924) che tra l&rsquo;altro, in quella prima composizione, aveva solo tre ministri fascisti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Laura Fermi titola il capitolo IV &ldquo;I ragazzi di Corbino&rdquo;. Scrive: &ldquo;&hellip; Non poteva essere un caso che Rasetti e Fermi fossero venuti insieme a Roma, la sede universitaria pi&ugrave; ambita, dove raramente erano chiamati giovani venticinquenni. Infatti c&rsquo;era una ragione: da tempo il senatore Orso Mario Corbino sognava cose grandiose per l&rsquo;Istituto di Fisica di Roma&rdquo;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Laura Fermi descrive cos&igrave; O.M. Corbino: <strong>&ldquo;Corbino, nato ad Augusta in Sicilia nel 1876, aveva spiccatissime doti comuni ai Siciliani;</strong> era d&rsquo;ingegno acuto, di mente pronta ed equilibrata, di giudizio sicuro; nei rapporti umani metteva un affetto semplice e caldo. L&rsquo;esuberanza fisica, lo spirito battagliero, l&rsquo;inestinguibile forza di volont&agrave;, lo rendevano capace di raggiungere qualsiasi fine prefisso. E il fine che si prefiggeva ora era l&rsquo;attuazione di una scuola di fisica che in breve tempo raggiungesse fama mondiale. Fermi ebbe la cattedra a Roma. Ma un insegnante non fa la scuola. Corbino voleva altri giovani e resosi conto della possibilit&agrave; di Rasetti lo chiam&ograve; a Roma come suo aiuto. Ora c&rsquo;erano due maestri, ma mancavano studenti di qualit&agrave;. &#8230; Corbino risolse di metter rimedio a queste deficienza. &hellip; Corbino, di statura bassissima, grassottello e vivacissimo, entrava nell&rsquo;aula a passetti affrettati, si arrampicava su per i tre o quattro gradini che portavano alla cattedra e quasi spariva dietro questa &ndash; ricordiamo che Laura Fermi era all&rsquo;epoca studentessa di scienze naturali e seguiva i corsi di elettricit&agrave; per ingegneri tenuti dal Corbino. &ndash; Girava sulla scolaresca le pupille puntiformi e mobilissime, e cominciava a parlare. L&rsquo;aula gremita si faceva d&rsquo;un tratto silenziosa. L&rsquo;elettricit&agrave; sembrava quasi divertente. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Una mattina Corbino fece un discorsetto che nulla aveva a che vedere con l&rsquo;elettricit&agrave;</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">. Aveva una proposta da fare, disse. Se tre o quattro dei migliori studenti di ingegneria volevano passare a fisica, lui li avrebbe accolti. Il momento non poteva essere pi&ugrave; propizio. La fisica moderna era il campo d&rsquo;insegnamento pi&ugrave; attivo. &hellip; Il nucleo iniziale rimase Rasetti, Fermi, Segr&egrave; e Amaldi. Corbino li chiamava i suoi ragazzi e, come un padre, li seguiva amorevolmente nelle loro ricerche, oltremodo orgoglioso dei loro successi. I ragazzi di Corbino lavoravano assieme, in una collaborazione naturale e spontanea&rdquo;.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Laura Fermi ricorda anche l&rsquo;episodio del cosiddetto elemento (con numero atomico) 93</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">: &ldquo;interpretazioni chimiche e considerazioni teoriche parvero indicare che si fosse formato un nuovo elemento di numero atomico 93, che non esisterebbe in natura. &#8230; Era il maggio 1934. &hellip; Il 4 giugno seguente, il senatore Corbino pronunci&ograve; un discorso all&rsquo;Accademia Nazionale dei Lincei, alla presenza dei sovrani. Dopo avere riassunto i risultati raggiunti dalla fisica moderna, Corbino venne a descrivere gli esperimenti di Roma. Sempre oratore brillante, in quest&rsquo;occasione parl&ograve; con fervore, poich&eacute; egli era orgoglioso dei suoi ragazzi&rdquo;. &hellip; Ammise che &ldquo;la ricerca &egrave; cos&igrave; delicata da giustificare la prudente circospezione di Fermi nel continuare le indagini prima di annunciare la scoperta definitiva. Aggiunse tuttavia: per quel che pu&ograve; valere la mia opinione sull&rsquo;andamento di queste indagini, che ho quotidianamente seguite, credo di poter affermare che la produzione di questo elemento &egrave; gi&agrave; sicuramente accertata&rdquo;. Continua Laura Fermi: <strong>&ldquo;Nei giorni che seguirono immediatamente il discorso di Corbino, la stampa parl&ograve; di vittorie fasciste nel campo della cultura</strong>&hellip; Enrico era turbato. La pubblicit&agrave; lo infastidiva. Lo preoccupava la sicurezza del Corbino nel parlare del 93. La stampa straniera pubblic&ograve; articoli sensazionali sul discorso di Corbino. &hellip; (Enrico) temeva che la sua reputazione fosse in pericolo. &hellip; Corbino era stata la causa, se pure involontaria, dei suoi guai, ma ci&ograve; non alterava il giudizio di Enrico: egli <strong>considerava Corbino uomo di acuto senso critico e di indubbia rettitudine</strong>. Corbino era sempre stato il maestro pronto a dare consigli basati sulla conoscenza della natura umana, dettati dalla mente elevata e dal cuore generoso. Quando aveva avuto bisogno di aiuto e consiglio, Enrico si era sempre rivolto a Corbino, e a lui si sarebbe rivolto anche questa volta. La mattina seguente, con l&rsquo;aiuto di Corbino, Fermi prepar&ograve; le precisazioni della stampa. &#8230; La controversia sull&rsquo;elemento 93 si protrasse con alterne vicende, via via che i fisici di diversi paesi ne confermavano o rinnegavano l&rsquo;esistenza. <strong>Ma Corbino non perse mai la fiducia nei &ldquo;suoi ragazzi&rdquo;,</strong> n&eacute; la certezza che essi fossero stati i primi a produrre nuovi elementi. In un discorso pubblicato poi nella &ldquo;Nuova Antologia&rdquo;, egli disse il 16 dicembre 1936, solo un mese dalla sua morte prematura: la scoperta fu messa in dubbio con vera leggerezza. Ma recentemente i due pi&ugrave; grandi maestri della chimica radioattiva, Lisa Meitner e Otto Han di Berlino, hanno pienamente confermato la scoperta di Fermi. E cos&igrave; pu&ograve; sciogliersi la riserva fatta nel 1934 dal suo scopritore&rdquo;. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">La Fermi parla di Orso Mario Corbino come protettore dei suoi ragazzi, senza nessuna voglia di protagonismo</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;"> che possa mettere a repentaglio le loro carriere (tantomeno la perdita di un Nobel &ndash; questione mai nominata dalla Fermi), nessuna necessit&agrave; di mettersi in bella mostra con un regime che non approvava ma a cui doveva probabilmente mostrare che l&rsquo;Istituto produceva risultati eccezionali per poter continuare a godere della fiducia del governo stesso e quindi degli ingenti fondi necessari per la ricerca. L&rsquo;amore di Orso Mario Corbino per i suoi ragazzi &egrave; infine testimoniato da un episodio dell&rsquo;ottobre del 1935 allorquando egli li convinse a presentare un brevetto a loro nome per le ultime scoperte sui neutroni lenti prima di pubblicare ulteriori particolari, perch&eacute; tali scoperte potevano secondo lui anche avere risvolti industriali. E fu cos&igrave; che &ldquo;il 26 ottobre Fermi, Rasetti, Segr&egrave;, Amaldi, Pontecorvo, D&rsquo;Agostino e Trabacchi, che avevano fornito l&rsquo;emanazione per gli esperimenti, presentarono domanda di brevetto del loro metodo di produrre sostanze radioattive artificiali mediante il bombardamento con neutroni lenti.&rdquo;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">L&rsquo;ammirazione di Laura Fermi per Orso Mario Corbino &egrave; condivisa ancora oggi da tantissimi altri</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">, non a caso il liceo Megara e il II Istituto Comprensivo Orso Mario Corbino di Augusta, il liceo scientifico Orso Mario Corbino di Siracusa e varie associazioni culturali hanno organizzato nel corso del corrente anno eventi in suo onore.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Infine, si vuole citare uno dei ragazzi di Corbino, <strong>Emilio Segr&egrave;,</strong> costretto ad andare in America perch&eacute; ebreo e premio Nobel per la fisica nel 1959 e <strong>Francesco Alberoni</strong>, noto sociologo e scrittore. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Emilio Segr&egrave;</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">, nel libro: &ldquo;Emilio Fermi fisico, una biografia scientifica&rdquo;, edito da The University of Chicago nel <strong>1970</strong> e pubblicato nello stesso anno in Italia da Nicola Zanichelli Editore, cos&igrave; scrive: <em>Corbino ebbe una grandissima influenza sullo sviluppo della fisica moderna in Italia&hellip; aveva una intelligenza scientifica eccezionale, che colpiva chiunque conversasse con lui; tale impressione era condivisa da Fermi e da tutti i fisici della nuova generazione. Era astutissimo, ma ci&ograve; che lo distingueva radicalmente dai molti politicanti universitari era l&rsquo;elevatezza dei suoi fini e la sicurezza del suo giudizio.</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Francesco Alberoni</span></strong><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">, cos&igrave; conclude l&rsquo;articolo pubblicato sul Corriere della Sera il primo ottobre <strong>2001</strong>, dal titolo: &ldquo;I regolamenti? L&rsquo;arma dei burocrati contro chi ha talento&rdquo;: <em>Gente cui non importa minimamente il risultato, ma solo manipolare denaro e incarichi per favorire le persone che poi glieli ricambieranno. E sono convinto che spesso i politici non riescono a capire questi parassiti dai veri scienziati. Sarebbe bene che imparassero a farlo. Enrico Fermi ha potuto condurre le sue straordinarie ricerche grazie all&rsquo;aiuto di un bravissimo uomo politico, il fisico Orso Mario Corbino, che ha capito la portata dei suoi studi e gli ha trovato appoggi e finanziamenti. Prendetelo come esempio. </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">In conclusione, <strong>Laura Fermi</strong>, testimone privilegiata della vita del marito, ci restituisce l&rsquo;immagine pulita di reciproco e affettuoso rispetto tra il genio Fermi e il <strong>maestro Corbino</strong> e ci lascia una domanda: quanti maestri si sarebbero comportati, allora come oggi, con tanta dedizione e rettitudine morale nei confronti dei propri discepoli? </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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