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	<title>Alberto Giarrizzo &#8211; La Civetta di Minerva</title>
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	<description>Notizie e Attualità da Siracusa</description>
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		<title>I Diari della Quarantena. Caro Diario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Giarrizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 09:52:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I Diari della Quarantena]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Caro Diario, non ci sentiamo da anni, da quando, pi&#249; che per una sorta di consuetudine della mia generazione che per reale motivazione, feci la prova a &#8220;tenerti&#8221;. Ti abbandonai quasi subito, ricorderai, perch&#233; mi ero reso conto di essere pi&#249; preso dalla forma che dalla sostanza dei miei racconti quotidiani. Mi concentravo su &#8230;]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.5pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman', serif;">Caro Diario, non ci sentiamo da anni, da quando, pi&ugrave; che per una sorta di consuetudine della mia generazione che per reale motivazione, feci la prova a &ldquo;tenerti&rdquo;. Ti abbandonai quasi subito, ricorderai, perch&eacute; mi ero reso conto di essere pi&ugrave; preso dalla forma che dalla sostanza dei miei racconti quotidiani. Mi concentravo su virgole e congiuntivi, smarrendo ogni volta il senso del mio racconto. La vita reale era a tal punto intensa e &ldquo;vissuta&rdquo; che non trovavo alcun bisogno di fermarmi con te per &ldquo;raccontarmi&rdquo;. Ho sempre preferito e di gran lunga gli amici, ai quali confidare i miei pi&ugrave; intimi segreti e dai quali ricevere altrettante storie di vita e di dubbi accumulati e irrisolti. Nel tempo, riflettermi &egrave; diventato per me un esercizio legato al confronto con un altro, che si sostanzia nella rivelazione di un altro me, rivelatore del o dei miei molteplici &ldquo;me&rdquo;, comunque contingenti, spesso dissonanti, pur sempre in divenire. Ora sono di nuovo qui, a tentare di imbastire un discorso con te, perch&eacute; gli altri sono in questo momento forzatamente distanti e mediati da eccessiva virtualit&agrave; e la virtualit&agrave;, mi sono accorto, la amo sempre meno, dopo l&rsquo;ubriacatura iniziale. L&rsquo;et&agrave;, peraltro, mi ha reso molto pi&ugrave; chiuso e schivo, anche perch&eacute; sono nel frattempo invecchiato convincendomi, il pi&ugrave; delle volte sbagliando, di dover ostentare sempre e comunque sicurezza e determinazione. Riflettersi, cos&igrave;, &egrave; diventato il momentaneo soffermarmi davanti a uno specchio, quando faccio la barba o quando, per puro caso, incrocio i miei occhi mentre sciacquo il viso. Ma il bisogno di dirsi &egrave; comunque rimasto in me, e con questo l&rsquo;urgenza di raccontarmi per provare a comprendermi, quanto meno in superficie (in profondit&agrave; pu&ograve; anche essere il massimo, mi dicono, ma soffro di vertigini). Ho una compagna alla quale dico di me, seppure tra mille imbarazzi e difficolt&agrave; e pi&ugrave; su sua sollecitazione che per un mio slancio spontaneo. Spesso lei arriva a scardinarmi, mi smonta e mi rimonta e trovo che sia sano e persino appagante. Ma quanto &egrave; faticoso&hellip; In questi giorni di isolamento e di quarantena (parola che a quelli della mia generazione rievoca vecchi racconti di marinai) ho molto pensato a com&rsquo;ero, a cosa sognavo, a cosa immaginavo nel mio domani e, l&rsquo;avrai intuito, a come sono diventato. Ho visto tante di quelle cose in questi anni: l&rsquo;uomo sbarcare sulla Luna; gli anni bui del terrorismo. Ho visto Zoff alzare la coppa del mondo in Spagna; l&rsquo;Inter vincere la Champions, le squadre rivali in serie B! e ho visto cadere il muro di Berlino. Ho viaggiato in Europa col biglietto chilometrico e i traveller&rsquo;s cheques nascosti nel risvolto delle mutande, ma ho anche visto l&rsquo;11 settembre. Sono cresciuto con la speranza di un domani migliore, cavalcando l&rsquo;illusorio benessere degli anni 80 e dei primi telefonini, ingombranti come un libro, e sono cresciuto pensando che, nonostante tutto e tutti, internet, l&rsquo;euro la comunit&agrave; globale avrebbero spazzato via ogni forma di egoismo e ingiustizia, per restituire dignit&agrave; e prospettiva a ogni singolo individuo e&hellip;, invece, &egrave; bastato un minuscolo virus a forma di palla con le protuberanze, grande meno di un nanomillimetro, per far vacillare ogni mia pi&ugrave; bella speranza. Il mondo si &egrave; trincerato negli egoismi pi&ugrave; meschini. Le nazioni hanno preso a rincorrersi per accaparrarsi mascherine chirurgiche a prezzi sempre pi&ugrave; fuori controllo, rifugiandosi nella difesa strenua, miope e suicida del proprio bilancio. La contabilit&agrave; dei contagi e dei morti mi ha catapultato ogni sera davanti alla tv, lasciandomi di volta in volta sempre pi&ugrave; incredulo, e anche io mi sono messo a costruire curve di tendenza, indici e parametri di correlazione, nel tentativo di scoprire il punto di svolta! Ma al termine di ognuno di questi strani giorni, maturo la certezza che non potr&agrave; andare avanti cos&igrave; ancora a lungo. Giorno dopo giorno comprendo che la quarantena mi sta offrendo l&rsquo;opportunit&agrave; irripetibile di diventare una persona migliore. Perch&eacute; ho capito che il cambiamento, una volta fuori da casa, il riscatto e la mia rinascita dipenderanno soltanto da me e dalla mia brama inesaurita di futuro, di condivisione e di bellezza e che far&ograve; tutto questo non soltanto per me stesso, ma soprattutto per i miei figli, ai quali dovr&ograve; dare l&#8217;esempio pi&ugrave; importante: guardare oltre il presente; avere fiducia; impegnarsi per s&eacute; e per gli altri; amare e rispettare sempre il prossimo. Ecco perch&eacute; io oggi: faccio il pane e la pizza con assiduit&agrave; e distribuisco agli amici il mio lievito madre; perch&eacute; spiego quel poco che so o che penso di aver capito a chi me lo chiede, seppure online; perch&eacute; studio tedesco su Duolingo, per tornare in Germania e riuscire a farmi capire, con un sorriso e con un auf wiedersehen pieni di soddisfazione; ecco perch&eacute; mi sono iscritto e frequento corsi di formazione online; perch&eacute; leggo libri al ritmo di uno a settimana; perch&eacute; visito musei e mostre virtuali; ed ecco perch&eacute; la sera, sul divano, crollo abbracciato alla mia compagna e con le gatte addosso, per addormentarmi con loro davanti all&rsquo;ennesima serie TV; ed &egrave; il motivo per cui in smart working e su skype, congedandomi, ogni volta dico: &ldquo;un abbraccio forte&rdquo;: non ha pi&ugrave; nulla di retorico o di formale o di scontato, ma corrisponde al mio bisogno autentico di vicinanza e di umana condivisione. Ed ecco perch&eacute; sono tornato a dirti di me e di quanto io non veda l&rsquo;ora di abbandonarti di nuovo, per tornare a dirmi agli altri senza pi&ugrave; alcuna mediazione, anche se sento di volerti sempre bene, perch&eacute; hai avuto pazienza e hai saputo aspettarmi.</span></p>
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