AMBIENTE

Cobas: “Su inquinamento e sicurezza nel polo chimico hanno taciuto tutti”

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Cobas: “Su inquinamento e sicurezza nel polo chimico hanno taciuto tutti”

Pietro Valenti, portavoce provinciale: “Siracusa è stata ed è terra di conquista. Si è osservato al connubio paradossale tra industria dei veleni e residenze marine a pochi metri tra loro. Sappiamo bene come siano stati ricompensati i vari amministratori locali e regionali dalle grandi industrie”

Si è svolto l’otto maggio presso l’Antico Mercato di Siracusa il convegno dal titolo “La Scuola tra Saperi e Media: la Questione Ambientale – la zona industriale di Siracusa” organizzato dalla Confederazione Provinciale Cobas e al quale hanno partecipato il comitato No inquinamento di Siracusa, Emanuele Corallo, medico Legambiente di Sortino, Goffredo D’Antona, avvocato, Pippo Gurrieri, Associazione Esposti Amianto, Salvo La Delfa, chimico e giornalista de “La Civetta” e Lorenzo Perrona, docente dei cobas scuola.

Abbiamo sentito Pietro Valenti, portavoce  della Confederazione Cobas della provincia di Siracusa.

Pietro, perché questo seminario?

L’esperienza del G8 a Siracusa è da considerare ancora oggi, certamente, un evento da non dimenticare, fu scevro da eccessi di protagonismo o leaderismo, elettoralismo: la piattaforma fu condivisa, allargata, eterogenea.  La debolezza è nella  nostra incapacità di interagire uniti, tra i comitati e  i movimenti, con le masse popolari. La difesa al diritto alla salute deve utilizzare strumenti visibili e radicate nei quartieri. Le organizzazioni di base, le associazioni e i comitati di cittadini onesti, i movimenti si coordinano a Siracusa, per diventare riferimenti e strumenti organizzativi regionali ideali, a raccordo con le altre realtà nazionali, per le giuste mobilitazioni,  contro lo stato di profitto.

Cosa è successo negli ultimi sessant’anni nel territorio siracusano?

Siracusa è stata ed è terra di conquista. La bellezza delle sue coste si è frantumata intorno al 1948, quando nel triangolo Priolo–Melilli–Augusta si è insediata la raffinazione del petrolio, chimica e petrolchimica per ottenere un profitto industriale senza ostacoli. Il territorio è stato ulteriormente devastato negli anni sessanta, iniziando la cementificazione e il sacco edilizio delle grandi aree urbane, con l’abbattimento dei centri storici, la costruzione di ville abusive a pochi metri dal mare, sui fiumi, partecipando, in questo modo, al dissesto idrogeologico. Si è osservato al connubio paradossale tra industria dei veleni e residenze marine a pochi metri tra loro. Nel settembre del 1976, si è rasa al suolo Marina di Melilli. Il polo nel frattempo diventava tra le più grandi raffinerie d’Europa con la Esso, Sincat, l’Eternit con l’amianto, creando uno sconvolgimento sociale e veri espropri culturali.

L’inquinamento come è stato affrontato?

Quando si incominciarono a snocciolare i primi dati sulle nascite con malformazioni, sulle patologie tumorali polmonari, vescicali, si diffuse l’allarme e si iniziò ad indagare: il pretore Condorelli denunciò i mancati controlli per l’inquinamento industriale e vennero condannati alcuni responsabili regionali e amministratori locali. Nonostante tutto ciò, ancora oggi gli organi di vigilanza sanitari continuano a negare ogni evidenza.

Perché tutto questo?

Noi sappiamo bene come siano stati ricompensati i vari amministratori locali e regionali dalle grandi industrie: ricordiamo i finanziamenti devoluti per palazzetti dello sport, sponsor sportivi, culturali, finanziamenti ad associazioni, favori ai politici per assunzioni clientelari e contributi elettorali; sono stati ricompensati anche i sindacati che, per i loro silenzi sulle mancate denunce sulle irregolarità di normative sulle garanzie a tutela delle sicurezza, hanno ottenuto facili carriere ed incentivi per i lavoratori;  anche la procura di Siracusa è stata sottoposta ad indagine, contro alcuni dei suoi procuratori. Ricordiamo inoltre che i sindaci delle città inquinate sono altrettanto i primi responsabili dei disastri ambientali, perché tutori della salute pubblica. Che  fortuna avere avuto una ministra siracusana all’ambiente, la signora Prestigiacomo ha lasciato il segno!

E la popolazione? I sindacati?

La popolazione ha accettato in silenzio tutto questo. Si è accettato tutto, per paura di perdere il lavoro, la posizione sociale, gli obblighi morali e religiosi, anche la famiglia. Se ti esponi per i tuoi diritti in fabbrica, i padroni e i lacchè responsabili dei cantieri cominciano con i primi provvedimenti disciplinari. Pur consapevoli di un futuro di precaria salute o decesso, si subiscono illegittimità di applicazioni di norme sulla sicurezza

Quindi, si è arrivati al punto di non denunciare gli infortuni, i veleni che respiriamo. Se denunciano i veleni e i fanghi, sono cavoli amari, la sicurezza ha costi altissimi per l’imprenditore, meglio devolvere piccoli premi di produttività ai lavoratori;  scarsissima è stata la  presenza del sindacato di base; la Cgil e la Fiom  hanno inseguito ed acconsentito con favore i nuovi passaggi imprenditoriali, anche contro l’evidente volontà popolare.