AMBIENTE

La produzione di grano non basta: ogni anno 80 mln di nuove bocche

La produzione di grano non basta: ogni anno 80 mln di nuove bocche   La produzione di grano non basta: ogni anno 80 mln di nuove bocche

Economia “sostanziale”. Bisogna combattere le cause della crisi e non solo gli effetti. La speculazione accelera lo sfruttamento delle risorse con sistemi di agricoltura intensiva insostenibili per la terra con largo uso di pesticidi, anticrittogamici, diserbanti che la rendono arida

In tutto il dibattito di questi ultimi anni è stato ignorato il nesso tra crisi finanziaria e disastro ambientale ed il nesso forte tra debito finanziario e debito ecologico.Sono stati introdotti a dismisura negli ecosistemi, senza alcuna forma di controllo, inquinanti che hanno comportato la distruzione di risorse non riproducibili e la rottura di un equilibrio che ha fatto perno da un canto nella produzione accelerata di beni per avere immediati profitti e dall’altro canto, nella finanza, addirittura nella realizzazione anticipata di profitti futuri (futures, hedge found, titoli tossici speculativi, ecc.).

José Graziano da Silva, direttore generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), Kanayo F. Nwanze presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e Ertharin Cousin direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Wfp)   sono stati i promotori di un appello delle Nazioni Unite dove vieneaffermato che l’attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi  ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia sostengono che una rapida e coordinata azione internazionale potrebbe evitare che ciò accada.

“Dobbiamo agire rapidamente affinché questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni e nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici”. E’ necessario -viene ribadito - facilitare risposte politiche coordinate con  investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli imprenditori agricoli e, contemporaneamente, evitare la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.

Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono  le condizioni climatiche, che causano gravi conseguenze, provocano perdite di raccolti e determinano effetti in economia come la speculazione e l’accelerazione dello sfruttamento delle risorse con sistemi di agricoltura intensiva insostenibili per la terra con largo uso di pesticidi, anticrittogamici, diserbanti che la rendono arida ed improduttiva. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007; altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti.

Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Siamo vulnerabili perché, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione in un mondo in cui, ogni di anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare.

La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione che un terzo del cibo prodotto globalmente viene sprecato o perso  perché scartato, danneggiato o per altre cause.

L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (Fao), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad) e il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi, mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricoltura e dobbiamo rivedere e aggiustare i mandati sul biocarburante, nel senso che, pur riconoscendo importante la produzione dei biocarburanti, essa non deve provenire da prodotti per uso alimentare come raccomandano, appunto, le organizzazioni internazionali. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. 

Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione ci aiuterà a rispondere alla sfida per un’economia “sostanziale” dove il lavoro diventa un fattore di produzione a fianco di altri sia direttamente determinanti senza i quali nessuna produzione sarebbe possibile (uso dell’acqua, l’energia proveniente dal sole) ed a fianco di altri fattori immateriali come l’intelligenza individuale e collettiva. Considerare il lavoro inglobato in una totalità che include la comunità produttrice ed il suo ambiente in una profonda visione olistica includente.

*Consigl. nazionale dei Verdi

 

 

 

 

Informazioni aggiuntive