L'EURO-CIVETTA di Simona Saraceno

Presidenza Italiana del semestre europeo. Un inizio difficile

Presidenza Italiana del semestre europeo. Un inizio difficile

L'atteso turno di guida dell'UE è partito a inizio luglio con il "selfie triste dell'Europa" firmato Renzi e la promessa di contribuire a cambiarlo, in nome della crescita.  Ma la crisi internazionale ha messo il nostro Paese di fronte a un compito ancora più difficile.

Lo definiscono "semestre corto" perché include il mese di agosto. Di certo se ne è parlato tanto e con una buona dose di aspettative, anche perché l’avvio della Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea - questa la definizione esatta - è coinciso con l'insediamento del nuovo Parlamento e avrebbe potuto corrispondere anche alla formazione della nuova Commissione Europea. Ma quest’ultimo è organo politico e come tale la sua composizione deve rispondere alla complessa geografia emersa dalle urne a fine maggio, e che su scala europea ha prodotto risultati decisamente meno "bulgari" di quello italiano. 

Resta il fatto che il meccanismo è dovuto partire, non senza qualche incertezza. Se infatti le priorità del programma italiano sono state individuate in  crescita, un nuovo spazio di libertà e sicurezza per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza e un ruolo più forte dell’Europa nel mondo, a venire al pettine da subito è stato proprio quest’ultimo nodo.  

Più di qualche voce così – anche tra i parlamentari europei – si è alzata contro l’esitazione di Federica Mogherini (cui spettava il compito in qualità di Ministro degli Esteri del Paese presidente Ue) nel sollecitare all’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Catherine Ashton, la convocazione del Consiglio Straordinario per gli Affari Esteri sulla situazione di Iraq, Gaza e Ucraina, rispetto alle quali l’immobilismo europeo è stato già a più riprese stigmatizzato. E anche stavolta, a dire il vero, la Baronessa non si era distinta per prontezza, diramando con ritardo una nota di preoccupazione dopo aver fissato in prima istanza il Consiglio per il 27 agosto. Situazione solo parzialmente recuperata con le decisioni del Consiglio – anticipato a Ferragosto -  di sostenere la difesa delle popolazioni curde. Ma la soluzione della crisi, lo sappiamo, è ancora lontana. 

Da Presidente di turno del Consiglio Ue, è poi arrivato il colpo di coda di Matteo Renzi, in missione a Baghdad nei giorni in cui il Parlamento, quello italiano stavolta, discute le misure da adottare. Un’assunzione di responsabilità che non poteva più tardare, per ribadire che l’Europa deve esserci. E  che l’Italia dev’essere la prima a chiederlo.

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