SANITÀ

“Nelle terapie il fai da te più google produce solo danni e fregature”

“Nelle terapie il fai da te più google produce solo danni e fregature”  “Nelle terapie il fai da te più google produce solo danni e fregature”

Il dottor Corrado Artale: “Il trucco è quello di trasformare qualcosa che può accadere raramente in un pericolo per tutti, invogliando all’acquisto di prodotti”. “Per alcune medicine, essere passati a farmaci da banco è stato come trasformare in oro il carbone”

Continua il nostro dialogo col dott. Corrado Artale che ci aiuta a difenderci dai falsi messaggi e a capire meglio come tutelare la nostra salute.

Quali sono i segnali che devono insospettire i cittadini e metterli in guardia da messaggi pompati da interessi particolari?

Vedere associato un fattore di rischio come il colesterolo a un prodotto pubblicizzato in tv o altrove, per esempio. Stessa cosa per malattie come l’osteoporosi o la menopausa che, più che malattie, sono condizioni normali nell’invecchiamento. Il trucco è sempre quello di trasformare qualcosa che può accadere raramente in un pericolo per tutti. Ecco che bisognerebbe prendere farmaci o acquistare qualcosa per salvarsi. Il problema centrale sta nel lasciare al cittadino se attivarsi o no nel contrastare alcuni fenomeni. Ciò funzionerebbe in un paese che non ha un servizio sanitario nazionale. In Italia è il medico di famiglia che deve preoccuparsi di decidere se trattare o no una persona che corre dei rischi di salute. Meglio evitare di farsi idee proprie in campo di prevenzione e trattamento delle malattie. A questo ci pensa, e bene, il Servizio Sanitario Nazionale. In altre parole, si fa bene a porsi problemi di prevenzione e a informarsi delle problematiche sanitarie ma è meglio che chi decida non sia il singolo cittadino ma il suo medico. Il fai da te o il fai da te più “Il dottor Google” producono solo danni e fregature!

Crede che si possa risparmiare nel campo dei farmaci, senza danni per l’utente?

Credo che se si globalizza anche il nostro modo di pensare, così come oggi possiamo avere a disposizione, a cifre molto basse, oggetti con un valore intrinseco molto alto in tecnologia o qualità di materiali, allo stesso modo si può acquistare il bene “farmaco”a prezzi molto competitivi rispetto agli attuali.

Farmaci come l’aspirina o il paracetamolo hanno circa cento anni di anzianità. Il loro costo reale è infimo. Ciò, però, non si riscontra quando si va a comprarlo in Farmacia. Lascio ogni commento all’intelligenza dei lettori. Quando penso al prezzo raggiunto da farmaci come i colliri, quelli per il raffreddore, gli antistaminici, i calmanti della tosse, quelli per le coliti e le diarree, le emorroidi, allibisco. Essere passati a farmaci da banco o in classe C (non dispensati dalla mutua) per moltissimi e vecchissimi farmaci è stato come trasformare in oro il carbone. Passare dalle tremila lire ai dodici euro per confezione nel giro di quarant’anni è una bellissima rivalutazione, soprattutto quando l’unico investimento in tecnologia sia stato il cambio del colore della confezione. I farmaci, infatti, sono sempre gli stessi di allora.

Credo che bisognerebbe avere maggiori garanzie per i consumatori e che i ceti più poveri debbano poter acquistare in sicurezza il bene”farmaco”per le malattie più comuni, senza essere presi dal dilemma se mangiare o curarsi. Questo è un argomento molto spinoso che può nuocere anche solo a enunciarlo. Ci metto la mia faccia perché credo che un dolore rimanga un dolore sia per chi può sia per chi non può pagare. Vedere certi prezzi nei prodotti da banco mi fa stringere il cuore, non perché non sia giusto che il farmacista abbia il suo guadagno, quanto perché il valore reale di alcune molecole è di pochi centesimi e non di dieci euro!

Che cosa pensa dei farmaci cosiddetti generici? E’ vero che sono leggermente diversi dal farmaco originale?

Si tratta di un argomento che ha visto gli italiani e i loro medici molto agitati e in contrasto con i medici e i popoli del pianeta intero. Mentre i farmaci generici o, meglio, equivalenti, si usano in tutto il mondo dagli anni 60, qualche forza occulta in Italia, ben introdotta nei nostri governi, ha sempre ostacolato questo fenomeno e il suo ingresso nel nostro paese, non certo per il bene del popolo ma per sporche faccende di tangenti. Ne deriva che solo l’italiano, così originale nello scenario internazionale, crede che sia la marca a garantire qualità.

Il problema è esattamente da rovesciare. Tutto il mondo e l’Europa usano i farmaci equivalenti senza alcuna diffidenza. Primo perché, per una lunghissima serie di motivi, non è possibile avere l’autorizzazione per entrare nel mercato farmaceutico se si dichiarano cose diverse dalla verità, secondo perché dietro la produzione di farmaci generici o equivalenti ci sono giganti dell’industria farmaceutica che sorridono delle nostre microscopiche marche farmaceutiche e che hanno standard di qualità e controllo addirittura superiori. Questi colossi vendono i loro farmaci a tutto il mondo senza che mai nessuno abbia fatto lo starnazzo degli italiani.

I costi sono minori perché si producono sostanze che hanno perso il brevetto e si lavora su enormi quantità. Fra pochi anni quasi tutti i farmaci comuni perderanno il brevetto e si useranno solo equivalenti. Chi sostenga il contrario ha e ha avuto convenienza a usare sostanze che portavano un nome di fantasia, detto Marca, ma che venivano da ricerca scientifica e aziende di altri paesi, spesso le stesse che producono gli equivalenti. La ricerca italiana langue da decenni e non ci sono molecole italiane nei farmaci di marca. A riprova di questo la mutua italiana rimborsa solo farmaci equivalenti e fa benissimo. Quando qualcuno, che sembra titolato ma che non è aggiornato, sostiene che vi siano differenze sostanziali è solo perche non ha mai capito la differenza fra biodisponibilità e cinetica di un farmaco e che la biodisponibilità varia allo stesso modo anche all’interno dei diversi lotti dei farmaci originali.

Come mai, allora, molti operatori sanitari affermano cose opposte?

Ho molte idee in proposito e chiare. Potrei dire che il costo degli equivalenti lascia poco margine per accontentare gli appetiti di molti soggetti. Possono esistere delle differenze ma riguardano fenomeni molto marginali che gli operatori sanitari di qualità conoscono perfettamente.

 

 

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