CULTURA

Tic linguistici. “E’ vero che tu e Tizio avete litigato?” “Ma completamente”

Tic linguistici. “E’ vero che tu e Tizio avete litigato?” “Ma completamente”

Perché il siracusano ama tanto espressioni così ambigue da poter essere decifrate solo tramite dei gesti? Che senso ha parlare, se per comunicare preferisce comunque affidarsi a un sottotesto, a un non detto, a un codice che è sempre altro rispetto alla parola usata?

Mi piace pure questo fatto che a Siracusa si dice «Ma completamente». Si dice proprio così, con l’avverbio «completamente» sempre preceduto dalla congiunzione avversativa «ma». Ed è forse questa anteposizione ad alterare il significato originario, italiano, dell’avverbio, mutandolo in termine locale, particolarissimo.

Lo si dice sempre con una certa enfasi, facendo seguire qualche secondo dopo (la pausa è studiata) un’oscillazione del collo da un lato all’altro, come a intendere che no, no, come hai potuto pensare una cosa del genere, oppure un gesto ampio, non del solo dito ma della mano intera, che sventola quasi in un saluto, a significare che non esiste, non deve neanche venirti in mente.

Se chiudo gli occhi e immagino di provenire da un’altra regione dello stivale, o addirittura di essere uno straniero, un americano che vive in Italia da 30 o 40 anni e padroneggia ormai la nostra lingua fin nelle sfumature, e che un giorno capita a Siracusa, se ne innamora e ci rimane per un lungo periodo, e che a un certo punto diventa amico di un mio concittadino, e magari in un pomeriggio di primavera, davanti a un caffè gli racconta qualcosa, come per esempio: - Ieri ho incontrato Tizio e mi ha riferito che tu e Caio avete litigato e adesso non vi rivolgete più la parola. È vero o no? E come risposta si sente dire: - Ma completamente! Ecco, se fossi quello straniero mi sentirei smarrito. Mi metterei a piangere e griderei che voglio la mamma.  Un semplice avverbio, tra l’altro di uso assai comune, all’improvviso mi risulterebbe oscuro.

Si tratta di italiano, penserei, non di dialetto, eppure non capisco se vuol dire sì o no. Significa forse che Tizio e Caio hanno effettivamente litigato? Che hanno cioè completamente litigato e dunque oltre alla parola si sono tolti anche il saluto? Oppure, al contrario, significa che non hanno mai neanche pensato di litigare e i loro rapporti sono sereni e distesi come e più di prima? In altre parole: a cosa mi appiglierei, se fossi un non siracusano a Siracusa, per decifrare questa sciarada? Al «completamente» che conferma la litigata? Oppure al «ma» che la smentisce? La salvezza consiste nell’affidarsi al linguaggio extra-verbale e osservare i gesti, della mano o del collo, sopra descritti: questi sì, inequivocabili segni di smentita, rivelatori della vera intenzione comunicativa del nostro interlocutore.

Comunque, quando all’americano trapiantato in Italia sembrerà di avere svelato il significato recondito di «Ma completamente», non appena avrà cioè acquisito la certezza che si tratta di una forte negazione, subito sarà preda di un nuovo, irrisolvibile e irrisolto quesito: perché il siracusano ama tanto espressioni così ambigue da poter essere decifrate solo tramite dei gesti? Che senso ha parlare, se per comunicare preferisce comunque affidarsi a un sottotesto, a un non detto, a un codice che è sempre altro rispetto alla parola usata?

In questa predilezione per motti ambigui che necessitano di gesti chiarificatori c’è forse tanto di noi, un po’ cinici e un po’ schizofrenici, sempre divisi tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Come per esempio quando sosteniamo, seduti al tavolo di un bar con un nostro amico americano, di non avere mai litigato con Caio. Proprio mentre Caio ci sfila davanti e noi nemmeno lo salutiamo. 

 

 

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