SANITÀ

Tati Sgarlata: la rivoluzione copernicana in psichiatria

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Tati Sgarlata: la rivoluzione copernicana in psichiatria

Il Piano Strategico Regionale per la salute mentale può rappresentare la rivoluzione copernicana della psichiatria. Per ciascun paziente un progetto terapeutico personalizzato. Ma secondo lo psichiatra Sgarlata solo una progettazione partecipata può far decollare il piano fermo da due anni. A settembre si inizia.

Il primo appuntamento per costituire un coordinamento tra chi - operatori, utenti, familiari, rappresentanti di associazioni e cooperative - è impegnato nel settore del disagio psichico, è stato fissato a settembre, il 10 alle ore 18, nel salone del Dipartimento di Salute Mentale in viale Tica 39.

Obiettivo è iniziare a concretamente operare per attuare quella sorta di rivoluzione copernicana contenuta nel Piano Strategico Regionale per la salute mentale (GURS del 15 giugno 2012) che mira a una nuova forma di assistenza per i soggetti con disagio psichico.

Non più risorse ripartite in base alla conta dei posti letto bensì tenendo conto dei reali bisogni della persona: la casa, il lavoro, il sostegno domestico, le opportunità di inserimento nel territorio. In sinergia con tutti gli attori del territorio, ogni comunità locale è chiamata a individuare le azioni prioritarie che potranno permettere una risposta variegata, personalizzata e innovativa per garantire agli utenti un percorso di reale integrazione nel territorio.

Non più il soggetto con disagio recluso e affidato a modelli standard di assistenza, spesso inadeguata per carenza di risorse umane o finanziarie, o perché semplicemente inappropriata a determinate specificità, bensì ognuno al centro di un progetto che miri non solo alla sua riabilitazione ma anche a una piena integrazione nel contesto familiare e sociale di riferimento. 

“È dato consolidato che, in questo modo, è più probabile un miglioramento delle condizioni psico fisiche del paziente e insieme una riduzione dei costi dell’assistenza – chiarisce lo psichiatra Tati Sgarlata, da sempre sostenitore della necessità di un radicale cambiamento del sistema sanitario per la salute mentale e promotore del neo nato coordinamento -. Il soggetto con disagio psichico, in verità qualsiasi malato, va in primo luogo considerato e trattato come persona, rispettata e tutelata nella sua dignità in qualsiasi condizione si trovi e qualsiasi siano i suoi comportamenti. Né è possibile lasciare sole le famiglie a gestire situazioni complesse e a volte rischiose, famiglia che, non si dimentichi, deve continuare ad avere un ruolo preciso nelle azioni riabilitative. 

I soggetti che soffrono di disturbi psichiatrici che vengono accolti o riaccolti in un nucleo sociale e lavorativo, a cui si affidano determinate incombenze o che vengono aiutati a gestire autonomamente la propria quotidianità, con l’intervento pianificato di personale qualificato, non solo raggiungono un proprio benessere ma, volendo anche considerare le ricadute economiche, pesano in misura minore sulla collettività. Oggi infatti, da una parte, aumenta il numero dei soggetti con disagio psichico ricoverati nelle strutture comunitarie (comunità alloggio, CTA-Comunità terapeutiche assistite) e, dall’altra, diminuiscono sensibilmente le risorse disponibili. 

Inoltre, le CTA hanno una loro specifica funzione nella prima fase, per aiutare il paziente a superare il momento critico e raggiungere un nuovo equilibrio, ma poi è necessario far recuperare l’idea di una normalità, della possibilità di autogestirsi, quella che oggi si chiama recovery. A tal fine ai primi di settembre verrà costituita anche l’associazione degli utenti che si faranno promotori di un loro autonomo percorso di crescita e di partecipazione democratica”. 

Con il nuovo Piano Strategico la Regione Sicilia si è posta a livello delle regioni all’avanguardia nell’affrontare la realtà complessa della salute mentale, settore in cui purtroppo aumentano le necessità per una richiesta sempre più ampia e variegata di interventi qualificati. Ma il piano stenta ad avere una sua concreta attuazione a causa della mancanza di indicazioni vincolanti da parte della regione e a causa dei ritardi delle Asp, anche ingolfate da problemi di riorganizzazione. Solo da poche settimane la nostra azienda ha un Direttore generale stabile dopo 2 anni di commissariamento. 

L’appuntamento di settembre del Gruppo di lavoro per la costituzione del Coordinamento “Si può Fare – Per il lavoro di Comunità” vuole essere quindi il primo passo per costruire insieme un piano di azione locale che consenta un’assistenza più efficace per coloro che soffrono di disagio psichico.