CULTURA

“I fascisti emanarono 187 leggi ognuna delle quali proibiva qualcosa agli ebrei”

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 “I fascisti emanarono 187 leggi ognuna delle quali proibiva qualcosa agli ebrei”

La drammatica testimonianza di Pietro Terracina, 85 anni, sopravvissuto all’inferno di Aushwitz, a 70 anni dalla Liberazione. “Vi devo raccontare l’inferno, per raccontare la mia storia…”

Dopo dieci anni dalla cittadinanza onoraria di Siracusa, Piero Terracina ritorna a Siracusa, invitato dal Rotary Club, in una giornata organizzata da Elio Tocco e coordinata da Valerio Vancheri. L’incontro, dal titolo “Io Sopravvissuto” è stato tenuto presso la Sala Borsellino del Palazzo Vermexio ed è stato organizzato per commemorare i 70 anni dalla liberazione. Riportiamo le parole di testimonianza di Piero Terracina, 85 anni segnati da ricordi terribili, che non hanno bisogno di nessun commento.

“Ricorre il decennale della mia cittadinanza onoraria e mi commuove essere qui: ho parlato e qualcuno ha fatto proprie le mie parole. Il ricordo è cosi forte ed è importante. Il mio ruolo è quello del testimone; finchè mi sarà possibile di farlo io ho il dovere di fare conoscere la Shoah per evitare che il passato ritorni. Stiamo assistendo a questi disperati che muoiono in mare. L’Italia sta facendo tanto ma anche l’Europa deve fare la sua parte. Io non posso dimenticare una nave grande e attrezzata con la quale nel 1938 novecento essere umani di religione ebraica salparono dal porto di Amburgo... girarono per mesi avvicinandosi a tanti porti ma non riuscirono a trovare nessun approdo. Ritornarono ad Amburgo e la maggior parte di loro finirono nei forni crematori. Io devo parlare di questo: dovrebbe essere un impegno di tutti parlare di questo. Sono essere umani quelli dei barconi e per questo è necessaria la massima solidarietà.

“La mia storia è stata terribile: io ero un bambino felice in una famiglia numerosa. Quando sono ritornato dall’orrore non avevo completato ancora 17 anni e mi sono ritrovato solo e disperato. Non ci può essere più l’indifferenza che ci fu allora. Vi devo raccontare l’inferno, per raccontare la mia storia. Devo raccontare quello che ha preceduto la deportazione. Non bisogna aspettare l’epilogo tragico. Non è stato un momento di fobia collettiva dei soli tedeschi, è stata colpa anche degli italiani, è stata una cosa tutta italiana.

“Il 5 settembre 1938 io avevo 9 anni ed il Gran Consiglio del Fascismo emanò la prima legge antisemita e a difesa della razza: tutti i cittadini italiani di religione ebraica furono estromessi dal mondo della scuola. Si arriva a cosi tanto quando c’è un uomo solo al comando e tutti gli altri lo assumono ad idolo, com’è accaduto con Benito Mussolini. Furono mandati via i docenti universitari che dovettero emigrare in altri Paesi. Alla fine della guerra, quattro di questi docenti furono insigniti del premio Nobel. Nessuno disse una parola in difesa di questi docenti.

“Dopo questo primo provvedimento ne furono emessi altri: ben 187 leggi ognuna delle quali proibiva qualcosa agli ebrei: non potevano avere una bancarella di venditore ambulante, tutti i professionisti furono cancellati dagli albi professionali, non potevano vendere i materiali ferrosi, era vietato andare a fare un bagno a mare. Erano le proibizioni più assurde e lo scopo era quello di rendere agli ebrei la vita difficile.

“Io frequentavo una scuola pubblica e mi buttarono fuori. Ero disperato. Per fortuna esisteva una scuola ebraica clandestina e io andai lì. Persi gli amici della scuola pubblica e dovetti rifarmene altri della scuola ebraica. Questi amici furono importanti per me: grazie a loro, quando sono ritornato a 17 anni, disperato e solo, potei sollevarmi e riprendere la dignità con l’opportunità di un lavoro che mi fu offerto da loro. La solidarietà è fondamentale: per fortuna non siamo soli in questo mondo e il bene degli altri è anche il bene nostro.

“Io continuavo a studiare e arrivai così fino al 1943, avevo 14 anni. Quello fu un anno prima di speranza e poi terribile: le truppe angloamericane iniziarono a liberare l’Italia. I tedeschi mandarono le proprie truppe per fronteggiare le truppe alleate. Io sono testimone e devo dire la verità, c’è scritto sulla Bibbia, su questo dovete credermi. Io racconto molto meno di quello che so, alcuni particolari non li racconto. Ogni giorno c’erano violenza e morti. Bastano le cifre: 11 milioni sono morti di cui 6 milioni ebrei: mettete ad ogni numero un volto, una storia… solo cosi vi potete rendere conto della mostruosità.

“Il 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del Fascismo mise in minoranza Mussolini, Badoglio iniziò a cercare una pace separata con gli americani. L’8 settembre Badoglio annunciò l’armistizio. L’Italia fu divisa in due: il sud liberato e il nord nelle mani dei tedeschi. Roma cadde nelle mani dell’occupazione tedesca. I gerarchi tedeschi chiesero agli ebrei 50 kg di oro: se non l’avessero ricevuto 200 persone sarebbero stati uccisi. Gli ebrei riuscirono a recuperare l’oro ma, nonostante ciò, 20 giorni dopo i nazisti e i fascisti fecero una retata al ghetto. Io e la mia famiglia riuscimmo a scampare al sequestro grazie all’aiuto di una persona. Non potevamo, però, rimanere nascosti, dovevamo andare in giro per la città per acquistare delle cose necessarie… ma correvamo dei rischi: i tedeschi pagavano 5000 lire per mandare a morire un ebreo, era questo il suo valore economico.

“Il 7 aprile del 1944 arrivarono i nazisti a casa nostra accompagnati dai fascisti che incassarono la somma dei 5000 lire. Ci diedero 20 minuti per preparare i nostri bagagli e per prendere tutto quello che ci serviva. Ci accompagnarono al carcere di Regina Coeli. Mio padre, comprendendo la gravità della situazione, ci disse: “Ragazzi possono accadere fatti terribili… qualsiasi cosa accada siate uomini… mantenete la dignità..”. Ma ad Aushwitz fu difficile mantenerla: ho potuto riacquistare la dignità quando sono ritornato, agendo e facendo delle cose di cui non devo vergognarmi.

“Il 16 maggio ci portarono alla stazione di Carpi. Quando i vagoni furono riempiti all’inverosimile partimmo… eravamo senza acqua. Ci fecero solo fermare per fare i nostri bisogni all’aperto, una scena terribile: avevamo viaggiato quattro giorni e quattro notti in mezzo alle nostre lordure: l’inferno. I bambini piangevano, eravamo senz’acqua. Il treno arrivò ad Aushwitz e poi a Birkenau, un campo costruito solo per dare la morte... le ciminiere erano le fabbriche della morte. L’80% delle persone erano destinate subito alla morte.

“Io superai la selezione e mi fu tatuato un numero e da allora ero diventato quel numero. Non vi racconto quello che accadde ad Aushwitz perché pensereste che non è possibile, non mi credereste. Non vi racconto perché non ha senso raccontarlo, un inferno. Bisogna trarre solo delle conclusioni: Come è potuto accadere tutto ciò? Come è potuto accadere nell’indifferenza generale? I giovani devono essere i nuovi testimoni, passo a loro la parola.”