CULTURA

Per propagandare la Grande Guerra arruolati anche Pinocchio e Ciuffettino

Per propagandare la Grande Guerra arruolati anche Pinocchio e Ciuffettino  Per propagandare la Grande Guerra arruolati anche Pinocchio e Ciuffettino

Interessante conferenza della giovane studiosa Mariarosa Rossitto. Al popolo bambino bisognava rendere accettabile, con promesse di lavoro in patria e col miraggio di una vita migliore, la triste realtà di una carneficina, edulcorando con la retorica di sempre il dramma di tante vite spezzate

In occasione del primo centenario della grande guerra il Comune di Floridia ha avviato una serie di incontri, aperta da Mariarosa Rossitto, studiosa di Letteratura per l’infanzia, che in aprile ha tenuto una conferenza sulla propaganda rivolta all’infanzia durante il primo conflitto mondiale. Piccoli eroi tra “vanga e fucile”, questo il titolo dell’incontro.

La relatrice ha evidenziato la funzione di supporto alla posizione interventista e di formazione patriottica dei libri e delle riviste per bambini, che non solo intendevano illustrare «le sacrosante ragioni della nostra guerra, la necessità di sopportare i disagi per ottenere la vittoria, gli eroismi dei nostri incomparabili soldati» ma anche far «giungere da per tutto» la parola della patria o degli intellettuali schierati a sostegno dell’impresa bellica. È emerso evidentissimo il ruolo della propaganda, finalizzata ad alimentare nei lettori di ogni età la fiducia nella vittoria finale: «L’Italia vincerà la sua guerra. La sua causa è santa, poiché consiste nella rivendicazione di giusti confini, nella liberazione di fratelli oppressi, nella difesa del diritto e della libertà. La nostra guerra è l’ultima del nostro risorgimento nazionale».

Nell’azione di propaganda vengono arruolati personaggi cari ai bambini di cento fa, come Pinocchio e Ciuffettino che diventano protagonisti di opere ambientate nel qui ed ora della guerra: Ciuffettino alla guerra di Yambo e Il cuore di Pinocchio di Collodi Nipote.

Particolare attenzione nel corso dell’incontro è stata dedicata ai fumetti di propaganda di Attilio Mussino e di Antonio Rubino pubblicati sul “Corriere dei Piccoli”e al “Piccolissimo”, nato come giornalino di guerra per i fanciulli delle zone rurali del Lazio e destinato in realtà non solo a un pubblico di bambini ma anche alle loro famiglie. La relatrice ha evidenziato la compresenza tra le pagine del “Piccolissimo”, fondato dallo scrittore Giovanni Cena, di finalità di indottrinamento patriottico congiunte a intenzioni educative. Nella rivista il nemico è astutamente presentato come il lupo della nota favola esopiana del lupo e dell’agnello: l’animale assume «un aspetto di bestia perbene», comportandosi «da galantuomo» e guadagnandosi «la stima e l’affezione di molti per far dimenticare il suo passato», prima di compiere nuovamente strage di innocenti. La rivisitazione della storia del lupo, ovviamente, doveva servire a giustificare la rottura della Triplice Alleanza, stretta nel 1882 tra Austria, Germania e Italia.

Evidenti le connessioni tra la propaganda bellica e le motivazioni sociali, che cominciavano ad emergere nelle coscienze dei cittadini e che dovevano essere convogliate a supporto dello sforzo comune: «Dopo la guerra il contadino d’Italia sarà un altro. Noi che abbiamo difeso la Patria, noi che abbiamo sofferto, dato la vita per lei, troveremo il giusto compenso ai nostri dolori […] troveremo qui il nostro lavoro bene ricompensato senza andare in giro per il mondo». Al popolo bambino bisognava rendere accettabile, con promesse di lavoro in patria e col miraggio di una vita migliore, la triste realtà di una carneficina, edulcorando con la retorica di sempre il dramma di tante vite spezzate.

 

Informazioni aggiuntive