SANITÀ

Burocrazia, una maschera di ferro sul volto dei servizi sanitari

Burocrazia, una maschera di ferro sul volto dei servizi sanitariBurocrazia, una maschera di ferro sul volto dei servizi sanitari

Cani da salotto e lupi da sportello comedottor Jekyll e mister Hide. Il cane che per anni ha scodinzolato e leccato la mano del padronepuò diventare lupo, misurando poi la sua forza con gli utenti della sanità pubblica

Quando si voglia, dalle nostre parti, rendere difficoltoso l’accesso a servizi di particolare valore, come quelli sanitari, c’è un solo modo per limitare l’accesso senza che il responsabile dell’erogazione ci rimetta la carriera, la fama e si esponga alle lamentele o alle denunce dei cittadini: nascondersi dietro la faccia senza vergogna del soldato burocrate.

Certo il soldato burocrate deve essere scelto tra i soggetti adatti alla bisogna, deve avere la sensibilità del cinghiale o la melliflua cortesia del vecchio democristiano, essere abituato a fare delle razioni tutte diverse, secondo la filosofia che tutto è dovuto agli amici, niente ai nemici, quello che conviene a tutti gli altri.

Se lo scegli bene, il soldato burocrate può far carriera fino a diventare responsabile, a sua volta, di un importante servizio. Certo non sono mete per tutti, bisogna avere dei pedigree di tutto rispetto.

Innanzitutto bisogna essere sempre stati simpatici a tutta una classe politica che ha selezionato, con la raccomandazione, tutti quelli cui poteva essere concesso il privilegio di un lavoro in un’azienda sanitaria pubblica.

Nessuno ci venga a dire che nella nostra bella Siracusa qualcuno si sia ritrovato in certi impieghi per suoi propri meriti, perché ci verrebbe da ridere.

Ricordiamo benissimo il fragore delle cannonate appena si profilava un candidato meritevole di partecipare a un concorso, ammesso che si rischiasse di lasciar sfuggire l’occasione di piazzare un protetto, servendosi di un regolare concorso.

UN ESSERE BIFRONTE - Il soldato burocrate ha due facce, due distinte carriere, due vissuti diversi: Il Cane e il Lupo.

IL CANE. E’ necessario aver saputo fare il cane (e il vero cane ci perde nel confronto!), scodinzolare per anni e leccare la mano del padrone, amandolo per quello che era, dissimulare lo schifo profondo che, inevitabilmente, ne è derivato, frequentandolo e condividendone le avventure umane e professionali. Eseguirne per molti anni le direttive occulte, mai esplicite, di amministrare la cosa pubblica con un criterio per lo meno sospetto, in cui il cittadino, il vero padrone della baracca, viene servito peggio di tutti e, soprattutto, in maniera squilibrata, distinguendo tra censo, appartenenza, fede politica, semplice conoscenza e altro.

Sopportare le stagioni diverse in cui si sono sovvertite le gerarchie politiche e, all’improvviso, ti cambia la mano da leccare, il padrone da servire, oppure scoprire che il padrone ha accolto nuovi cani e qualche leggiadra cagnolina gli fa fare cose mai viste prima. Da schiattare di gelosia, come minimo. Un lungo esercizio di pazienza, un’estenuante esercizio nel mordersi la lingua, far finta di non vedere.

Alla lunga chi ha saputo resistere, senza farsi scappare il benché minimo lamento, la spunta. Potrà poi accomodarsi e, con una serie di variabili, aver diritto a una poltrona che potrà occupare per poche ore al giorno, svolgendo una serie di mansioni che difficilmente saranno valutate e misurate. Spesso contribuirà a far sparire risorse, dislocandole sulla creazione di percorsi ad ostacoli per il cittadino invece di metterle a disposizione per i suoi bisogni sanitari.

IL LUPO. C’è, per fortuna, un contrappasso nella vita e il cane può, anzi deve, per servizio, diremmo, diventare lupo.

Dare responsabilità di comando a soggetti che hanno un vissuto simile produce spesso risultati dirompenti. L’aver fatto il cane per anni e anni costituisce titolo di merito per interpretare bene la parte del lupo, soprattutto quando i rapporti di forza sono tutti squilibrati a suo favore. Non finiremo mai di deprecare la condizione di chi si fa pecora. Vuoi mettere la soddisfazione del lupo quando abbatte con un’unghiata le pecore più vecchie e macilente, tali sono certe figure con le quali si misura! Come definire altrimenti la condizione di persone ai margini della nostra società per reddito, condizioni di salute, autonomia personale, cultura?

Il lupo si diverte a misurare la sua forza con questi utenti della sanità pubblica. Ha sempreuna lunga lista di attesa per dire di no a ogni esigenza, ha imparato a usare la crisi per giustificare i propri rifiuti. Nel negare i diritti alle persone chiarisce, nel modo più incontrovertibile, che non c’è abbastanza assistenza per tutti e, se proprio s’insiste nel pretendere una prestazione, occorre aspettare anche per un anno.

Un lupo per bene sa che una frattura non può aspettare un anno per essere riabilitata, che un ammalato grave che non abbia un familiare disposto ad annullarsi per assisterlo, ha bisogno di un supporto quotidiano per l’igiene e la cura della propria persona. Il problema è che, quando il lupo è stato cane per troppo tempo, perde il raziocinio naturale e acquista le spoglie del lupo siciliano, anzi siracusano.  Un lupo che ha perso il ricordo della sua grandezza e da tempo si muove in un contesto asfittico in cui è difficile che accada di tornare ad essere, in breve tempo, per un qualsiasi scivolone, il cane rognoso che era prima  di sedersi sull’agognata poltrona.

Egli ha visto le carriere dei suoi padroni veleggiare sicure e superare ogni scandalo con serena indifferenza. E’ convinto che avverrà la stessa cosa per la sua carriera di lupo allo sportello e cane nel retrobottega.

Certo è che bisognerebbe riflettere sulle pecore, proprio su quelle in buona salute, che dimenticano che diventeranno vecchie e fragili anche loro in pochi anni.

E’ mai possibile che qualche becco in salute, orgoglioso dei suoi ammennicoli, non si erga a difensore del suo gregge? Che cosa pensare di una mandria di cittadini che accetta passivamente ogni tipo di soverchieria, senza minimamente tentare di far ritornare alla sua natura di cane il falso lupo che qualcuno mette a tutela della sua poltrona.

Ebbene sì, bisogna sapere che dietro questi lupi da operetta c’è un marpione dirigente che guadagna cifre stratosferiche in posizioni di vertice!

Mai capito come si possa dirigere per anni un ufficio senza dar conto, agli utenti e a chi controlla, dei propri fallimenti storici ed attuali. Deve certo esistere una scienza specifica che consente di applicare tanto di quel maquillage al proprio curriculum in una azienda pubblica da trasformare una ranocchia in una reginetta di bellezza, o, perlomeno, a farlo credere.

Bisogna dirsi, e ripetersi, che la burocrazia è innanzitutto un costo, oltre che una splendida invenzione per chi deve negare diritti e non ci vuol mettere la faccia. L’immagine e la sostanza che ne derivano sono quelle di una zavorra che assorbe risorse, producendo stipendi ai quali, spesso, non corrispondono processi virtuosi e vantaggi misurabili nel campo della salute.

E’ questo un problema sanitario importante per questa città? Ho sempre pensato di sì e un episodio recente me ne ha rinforzato la certezza. Non mi sento di raccontare fatti che potrebbero comportare risentimenti feroci e prese di posizione da parte di ex cani che hanno avuto la fortuna di diventare lupi di media taglia. Né meritano d’essere coinvolte persone che vivono drammi d’incalcolabile portata nel silenzio della loro casa, squassate dal dolore della malattia e dalla povertà, che a quella immediatamente segue, quando è un artigiano capofamiglia a esserne colpito.

Il nuovo anelito al risparmio delle risorse ha ora appassionato i nuovi lupi. Non prendendo nemmeno in considerazione che l’unico spreco da tagliare sarebbe ed è il loro florido e immeritato stipendio, compresi gli sporchi incentivi che avidamente anelano, e che qualcuno, altrettanto ignobile, autorizza ad incassare, i nuovi lupi, esperti tagliatori di spese, si affaccendano in commissioni in cui si spalleggiano l’un l’altro, togliendo alla povera famiglia e all’ammalato stesso quella misera prestazione che allevia le umiliazioni che la perdita dell’autonomia infligge a qualsiasi persona.

I tagli alla sanità sono un mestiere per lupi, a partire dalla politica nazionale e, per finire, a quella regionale. Ma i piccoli lavori da cecchino e tagliagole di periferia sono tagliati precisi precisi percerti tipetti nostrani, personaggi ineffabili, sopravvissuti a tutto senza mai finire nell’auspicabilissima tagliola.

Vorrei tanto che questi miei latrati alla luna incuriosissero qualche galantuomo col potere di decidere. Certo è che devo delle scuse ai cani e ai lupi, quelli veri, per averli usati nelle mie metafore e paragoni.  Essi sono l’immagine della perfezione divina della natura, non hanno colpe per essere come sono. E’ il nostro occhio corrotto che vede nei loro comportamenti quello che a noi sembra deteriore o lodevole.

Pare, inoltre, che non ci sia posto più sicuro della bocca di un lupo, di una lupa, per meglio dire, visto che proprio con la bocca essa accudisce e mette al sicuro i propri cuccioli dai mille pericoli dei boschi. Quale miglior augurio alla mia sanità siracusana se non quello di tornare, sicura, in bocca al lupo. Un lupo come si deve, s’intende!

 

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