CULTURA

Girovagando per Ortigia dove si è mistici o poeti o lo si diventa

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Girovagando per Ortigia dove si è mistici o poeti o lo si diventaGirovagando per Ortigia dove si è mistici o poeti o lo si diventa

Gli anditi più ascosi parlano la voce dei millenni, cono­scono i flussi di tutte le civiltà umane. Tra i frammenti di storia l'antico che si rinnova, il presente che si dissolve

Ortigia una passione perenne. Secondo alcuni è in decadenza irreversibile, altri la ritengono in lenta ripresa, altri ancora sono convinti che il potere pubblico si incammina per strade senza mete concrete. Sono valutazioni opinabili, forse nessuna condividibile. Co­munque vive di una sua perenne vitalità; l'incanto della sua arte, la suggestione del mito, l'ineguagliabile ricchezza delle sue tradi­zioni. Non vi è nulla che sia convenzionale, logorato dal riuso, nulla che non abbia un significato da reinterpretare e che non possa trasfigurarsi in un sogno di eterna bellezza. Non frantumi, ma frammenti di storia.

In Ortigia - fu scritto - si è mistici o poeti o si diventa. Gli anditi più ascosi, spesso asimmetrici, mai privi di razionalità architettonica e prospettica, parlano la voce dei millenni, cono­scono i flussi di tutte le civiltà umane, recano i segni immoti di fulgide grandezze e di laceranti sconfitte, dell'inviolato mistero del significato di Siracusa nella storia dell'umanità. I grandi di tutti i tempi - Platone, Eschilo, Pindaro - avvertirono la unicità del suo destino.

Qui fu la notte di spietate tirannie, fu anche l'aurora di innovatrici libertà.

Oggi la consapevolezza di perdite irreparabili stimola la tenta­zione di una solitudine senza speranza, come intuirono Iacopo Burckhardt, Augusto Von Platen, Gabriele D'Annunzio: è quel senso di solitudine che si avverte ancora oggi nei siracusani più attenti e sensibili al destino dell'isola. La vana speranza di immediate palingenesi dissocia sempre più profondamente il mito dalla realtà e conferisce al mito - di ieri e di sempre - nuovi ritmi spirituali ed umani che involgono e dissolvono inquietudi­ni e rimpianti. Forse nell'intuizione di tali ritmi è il segreto della comprensione di un nuovo divenire. Un eterno destino di vita e di morte che ad ogni svolta della storia si ripresenta in forma nuova: intenderlo è un approdo altamente indicativo di capacità introspettiva e di finezza analiti­ca che fa avvertire che in ogni ciclo delle vicende umane di Ortigia tale destino si ripropone alla meditazione dell'uomo con significati immensi.

Qui i templi greci, le chiese cristiane, la moschea araba, la sinagoga ebraica segnarono un itinerario di eventi grandiosi, lasciarono tracce di stupenda bellezza, tutte da intendere nel profondo e lasciano tracce indelebili di una esperienza irripetibi­le ed unica. L'antico che si rinnova, il presente che si dissolve nella polvere del nulla.

Cosi pensavo girovagando per Ortigia.