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“I tessuti donati a San Sebastiano testimoniano il rapporto di Siracusa col santo”

“I tessuti donati a San Sebastiano testimoniano il rapporto di Siracusa col santo”

Intervista a Dario Bottaro, uno dei curatori della mostra: “Li abbiamo trovati per casoin un armadio di Santa Lucia alla Badia, ma oltre che esporli sarebbe opportuno restaurarli. Essi rappresentano una parte della memoria cultuale della città che ha scelto il santo come compatrono

Quella di San Sebastiano, venerato a Siracusa dal XV° secolo, è l’ultima delle grandi feste religiose prima del periodo di carnevale, tant’è che persiste un vecchio detto popolare, “Sam mastianu maschiri 'n chianu" (S. Sebastiano, maschere in piazza). Anche quest’anno la processione, svoltasi domenica 25 dicembre, è stata partecipata da un gran concorso di popolo a testimonianza di una devozione che non è mai venuta meno. Del resto, oltre che a Siracusa, dove è associato a Santa Lucia come compatrono, il santo è patrono di Melilli, compatrono di Riposto, festeggiato solennemente a Ferla e ad Acireale. 

Come nel caso di Santa Lucia, in onore della quale sono fiorite molte iniziative collaterali al culto – mostre d’arte come “Il corpo assente” o il ciclo di concerti “Note per Lucia” – anche per San Sebastiano si è pensato di realizzare degli eventi culturali a far da cornice a quelli più strettamente religiosi. È il caso della mostra dei paramenti liturgici di Santa Lucia alla Badia.

La Civetta ha intervistato per voi Dario Bottaro, che insieme al professore Michele Romano ha realizzato la mostra.

Com’è nata l’idea dell’esposizione di questi paramenti?

L'idea di esporre alcuni dei paramenti liturgici che appartengono alla fratellanza di san Sebastiano è stata fortemente voluta dal Comitato dei festeggiamenti il cui responsabile è Gaetano Romano. I paramenti antichi – tra l’altro rinvenuti quasi casualmente in un armadio di Santa Lucia alla Badia e che sarebbe opportuno non solo esporre ma anche restaurare, anche se per adesso ci sembra il primo passo farli conoscere – riportano gli emblemi iconografici del santo dei portuali, poi del corpo di Polizia Municipale, e rappresentano una parte della memoria cultuale, che storicamente è alla base dell'identità di una comunità o categoria che sceglieva di mettersi sotto la protezione di un santo particolare.

A Siracusa, città di mare e con porto molto attivo e dunque spesso soggetta alla peste, è lo stesso vescovo del tempo che nel 1455 – a pochissimo tempo dallo stabilirsi del culto del Santo a Melilli, che risale al 1414 – decide di istituire e diffondere il culto a san Sebastiano che da sempre viene invocato contro questo male. Motivo di questo particolare patrocinio è il martirio delle frecce che nell'antichità rappresentavano proprio la peste: lo stesso Apollo colpiva le mancanze degli uomini scagliando i dardi dal suo carro.

La figura di Sebastiano assume quindi un ruolo importante. Egli è un soldato fidatissimo di Diocleziano e questo ruolo gli dà l'appellativo di defensor fidei, difensore della fede, mentre in relazione al suo primo martirio, come detto sopra, è invocato come repulsor pestis, quindi come colui che la sconfigge. Senza una memoria cultuale dunque non possiamo pienamente apprezzare e conoscere la memoria storica e culturale della nostra città, di cui i preziosi tessuti donati al Santo sono solo una piccola testimonianza.

A supporto della mostra è stato pubblicato un quaderno che, oltre a contenere le notizie sul materiale esposto, ci narra anche dei luoghi di culto aretusei dedicati a San Sebastiano, la sua passio tramandata da Sant’Ambrogio, il significato iconografico e iconologico dei suoi simboli martiriali, colonna, frecce e corona – studiato da Davide Pappalardo nel suo scritto – e infine il culto nella provincia aretusea.

Molti siracusani purtroppo ignorano sia i luoghi di culto legati a San Sebastiano – ad esempio, San Giacomo ai Miracoli e il suo portale, quella che oggi è la piazza Minerva, in cui sorgeva la chiesa di San Sebastianello… – o sconoscono la tradizione devozionale dei portuali. Non sanno che San Sebastiano è bimartire perché subì la trafittura con le frecce ma fu soccorso e curato dalla vedova Irene e poi arrestato e martirizzato nuovamente, forse a bastonate. Vero è anche che le devozioni popolari per così dire si aggiornano. Cosa puoi dirci in proposito?

Una nota importante all'interno del quaderno è lo scritto del comandante dei vigili urbani di Siracusa che testimonia la devozione della polizia municipale verso il santo e l'importanza storica della loro presenza attiva nei festeggiamenti del Compatrono di Siracusa. Nel tratto fra piazza Minerva e il Duomo sono stati proprio loro a portare il Santo.

 

 

 

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