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La svendita degli immobili della Regione fu, nel 2008, una nostra inchiesta

La svendita degli immobili della Regione fu, nel 2008, una nostra inchiesta

Recentemente denunciata dal governatore Crocetta, che ha portato le carte in Procura (“Qualcuno ballerà la samba”), il nostro giornale ne trattò sull’alienazione a favore della Pirelli Re di sedi dell’ASP di Siracusa per un valore di 20 milioni di euro

"Un disegno predatorio che ha spogliato Palazzo d'Orleans dei suoi beni" e il sospetto che dietro vi siano state scelte tali da configurare l'associazione a delinquere. Un danno per la Regione "da centinaia di milioni di euro", che continua tuttora. Ecco la relazione segreta che il governatore Rosario Crocetta ha consegnato due settimane fa al procuratore di Palermo Franco Lo Voi, chiedendo di verificare se ci siano gli estremi per avviare un'indagine penale. 

Trentasei pagine che ricostruiscono il grande affare della cessione degli immobili, dalla costituzione della "Sicilia patrimonio immobiliare" (Spi) al riaffitto di beni a canoni "fuori mercato" passando per il mega censimento costato già 80 milioni di euro, come scoperto da Repubblica nel 2010 e sul quale pende un arbitrato da altri 80 milioni”.

Così l'incipit di un articolo di Repubblica Palermo dell'11 gennaio 2015 in merito allo scandalo della SPI. Le carte in Procura portate dal governatore Crocetta su cui Live Sicilia ironizza parlando di denunce a tempo, "uno strumento usato da Crocetta nei momenti di difficoltà, utile a coprire il disastro della sua esperienza di governo".

In effetti della SPI già si sapeva e si diceva tutto quello che oggi viene passato come un'improvvisa rivelazione, come la 'scoperta' di eccezionali segugi.

Già alla fine del 2008 anche la nostra redazione se ne era occupata con un articolo dettagliatissimo del nostro collaboratore Pino Bruno. Allora intitolavamo così:

 La svendita degli immobili della Regione fu, nel 2008, una nostra inchiesta

Pino Bruno raccontava tutto il contorto percorso di quella che appare essere una truffa autorizzata con particolare e specifica attenzione agli immobili dell'azienda sanitaria locale.

Con la finanziaria regionale per il 2005 (legge 17) la Regione, a guida Cuffaro, prevedeva, all’articolo 9, la costituzione di un apposito “soggetto giuridico di scopo” da costituire autonomamente o con partner privato, per la valorizzazione, trasformazione e commercializzazione dei beni immobili non destinati ad uso assistenziale di proprietà della stessa, delle aziende sanitarie ed ospedaliere, delle IPAB e di altri enti vigilati e finanziati. Con bando europeo veniva scelto un advisor cui affidare il censimento del patrimonio immobiliare regionale, informatizzare tutto il processo, valutare il reale utilizzo degli immobili e il loro valore.

La destinazione delle risorse derivanti dalla “valorizzazione” degli immobili avrebbe dovuto essere  stabilita da appositi accordi di programma tra Regione ed enti interessati ma per le aziende sanitarie si decideva da subito di utilizzare le risorse ottenute per compensare, fino alla concorrenza dell'intero importo trasferito, le perdite e i disavanzi ripianati dalla Regione negli esercizi precedenti.

Con successiva legge si precisava che tali beni, previo consenso della Regione stessa, potessero essere conferiti in un apposito Fondo Immobiliare e poi, con la finanziaria per il 2007, si stabiliva  che le risorse, fino all'importo massimo di 250 milioni di euro, fossero utilizzate per finanziare "il maggior fabbisogno del sistema sanitario regionale".

"In pratica - commentava Bruno - le aziende che conferiscono i propri beni immobili non vedranno alcun reale giovamento, in termini di cassa, dall’intera operazione che mira unicamente a coprire il gigantesco buco del bilancio regionale: al 31 dicembre 2006 un indebitamento netto di 2 miliardi e 800 milioni di euro a cui si aggiungono 480 milioni di euro annuali di servizio (interessi) al debito stesso”.

La Regione Sicilia, espletata la gara ad evidenza pubblica, nel giugno 2006 costituiva la prevista società di scopo: “Sicilia Patrimonio s.p.a.”. Il 75% delle quote detenuto dalla Regione stessa, il 25% dal soggetto privato, individuato nella P.S.P. s.c.a.r.l. (Partners Sicily Properties, società consortile a responsabilità limitata), nata dal raggruppamento temporaneo di imprese formato da STI s.p.a. capogruppo, Gefi s.p.a., Gefi intermediazioni s.r.l., CCI s.p.a., Exitone s.r.l., Banca Nuova s.p.a., G.F. studio s.r.l., G.R.S. Consulting s.r.l.

Attività fondamentale della Sicilia Patrimonio s.p.a. quella di definire e mantenere aggiornato il censimento del patrimonio immobiliare siciliano. A dicembre 2007 erano circa 5000 i beni censiti per un valore di 4,8 miliardi di euro.

Il secondo passo fu quello della costituzione del Fondo Immobiliare la cui gestione venne aggiudicata nel dicembre 2006 alla S.G.R. (società gestione risparmio) che vedeva come capofila la Pirelli R.E. e come consociate le banche sopra indicate. Nella sostanza tre i partner: il 35% partecipato dalla Regione, il 22% dalla Pirelli R.E. e le restanti quote da Rreef global opportunities fund II del gruppo Deutsche bank.

L'operazione venne propagandata come innovativa perché, a differenza di altre simili, il soggetto pubblico, la Regione, non cedeva completamente il patrimonio ma ne manteneva una quota (35%), continuando così a partecipare alla gestione degli immobili (di cui diventava, con la formula del lease-back, inquilina: per i 34 immobili allora conferiti un canone d’affitto da 20,9 milioni di euro annui!) e ad eventuali incrementi futuri del loro valore, riuscendo allo stesso tempo a fare una cassa immediata pari a circa 225 milioni di euro.

Si sorvolava però sul fatto che Pirelli-RE SGR e Deutsche Bank, insieme, raggiungessero il 65%.

Nel pacchetto dei 33 immobili che costituivano il primo portafoglio del F.I.P.R.S., Pino Bruno segnalava edifici di proprietà della azienda sanitaria siracusana: “Medicina del Lavoro” sita in V.le Epipoli, tutto il complesso della “Tutela Salute Mentale” di V.le Tica, l’ex INAM di C.so Gelone sede dell’ASL 8, immobili e terreni di pertinenza del “Laboratorio di Igiene e Profilassi” allocati in via Bufardeci, i cui valori di conferimento riproponiamo nella tabella che allora abbiamo pubblicato. Ancora oggi in affitto!

Già allora, nella deliberazione n° 99 del novembre 2008, la Corte dei Conti commentava: 

“Nella particolare fattispecie non si rinvengono… omissis … dati oggettivamente certi circa l’effettivo valore dei beni trasferiti e dunque circa la convenienza dell’operazione”. 

Stime fatte da un “esperto indipendente” su incarico conferito dalla “Pirelli & C. RE – Società di Gestione Risparmio s.p.a.” (pag.22 della relazione dell’organo di controllo contabile): l’imprenditore torinese Ezio Bigotti. Un censimento costato dal 2007 al 2008 80 milioni, come rilevò Repubblica. Fu a seguito del clamore sollevato dal quotidiano che Gaetano Armao, allora assessore all’economia, e in passato consulente dello stesso Bigotti, bloccò i pagamenti ma avviò un arbitrato che oggi espone la Regione a un risarcimento di 80 milioni.

Scriveva ancora la Corte: “Non si può essere in grado di dire con certezza se le somme introitate dalla Regione corrispondano effettivamente al comune valore di mercato degli immobili definitivamente alienati… il valore del trasferimento al metro quadro è di soli 1050 euro (valore medio di tutti gli immobili, n.d.r.) fuori mercato se si considera che molti degli immobili ceduti sono definiti di pregio”.

Ma il fatto ancora più eclatante, sottolineato dal Consigliere relatore della delibera, era che, ad appena un anno di distanza, la quota unitaria del Fondo (legata al valore degli immobili), registrava un incremento del 49,33%. Ciò, a giudizio dello stesso “non sembra trovare alcun riscontro nelle comuni variazioni dei prezzi immobiliari 2007”. Un incremento sospetto dopo appena un anno,  anche perché a valutare era stato sempre lo stesso “esperto indipendente”.

L’organo di controllo evidenziava anche che “la S.G.R. e le società coinvolte nell’operazione non hanno la loro sede legale in Sicilia, e pertanto le imposte da loro dovute e versate non competono all’erario regionale”. Anche la beffa!

In merito poi alla clausola di prelazione regionale in merito alla possibilità data al Fondo, dopo 15 anni, di vendere gli immobili a reddito, notava la Corte: “Essa appare di assai scarsa rilevanza pratica in caso di vendita perché l’art.8 dell’atto di apporto prevede l’esercizio di tale diritto entro il termine perentorio di giorni 60 dalla relativa comunicazione a mezzo raccomandata r.r., mentre – a parte i tempi burocratici incompatibili – non appare probabile che la Regione possa reperire le occorrenti somme, ove peraltro non preventivamente stanziate in bilancio”. Doppia beffa!

“Avvilenti” le conclusioni: “L’operazione è risultata non conveniente ed assai criticabile… la Regione siciliana si è definitivamente privata della proprietà di suoi immobili di pregio utilizzati, ed utilizzandi perché le necessitano, per riscuotere una somma sulla quale, in dipendenza delle contestuali locazioni, paga e pagherà sostanzialmente un interesse del 7,95%, fuori mercato e comunque superiore alle rate che chiunque avrebbe pagato con normali operazioni di mutui ipotecari, conservando peraltro la proprietà degli immobili e mantenendo alto il suo stato patrimoniale e la sua stessa capacità di indebitamento”.

Ma nel 2008 l’attenzione di Pino Bruno era tutta proiettata sul nostro territorio e così chiudeva il suo articolo: “Per l’ASL 8 si è trattato di una vera operazione a perdere. Non ha più gli immobili, venduti ad un prezzo sicuramente più basso del loro reale valore; ha ripianato una parte molto parziale del debito accumulato che sarebbe comunque stato a carico della Regione; potrà trovarsi tra qualche anno con uno sfratto esecutivo. Ma era proprio obbligata ad aderire all’operazione?”

La domanda naturalmente non ha mai avuto risposta.  

FABBRICATO

SEDE

Valore di Trasferimento

Medicina del Lavoro

Viale Epipoli (Osp. Rizza)

4.411.000 di euro

Tutela Salute Mentale

Viale Tica n.39

3.969.000 di euro

Ex I.N.A.M.

Corso Gelone n.17

7.616.000 di euro

Laboratorio Igiene e Profilassi (p.t.stabulario)

Via Bufardeci n.5

3.934.000 di euro

Laboratorio di Igiene e Profilassi (I° e II° piano)

Via Bufardeci n.5

Totale

19.930.000 di euro

 

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