CULTURA

“Ci sono luoghi a Siracusa testimoni di una storia di cui dobbiamo riappropriarci”

“Ci sono luoghi a Siracusa testimoni di una storia di cui dobbiamo riappropriarci”

“Ci sono luoghi a Siracusa testimoni di una storia di cui dobbiamo riappropriarci”

Sono spesso luoghi di resistenza culturale, come ad esempio “La casa del Libro” di via Maestranza a Siracusa. Intervista a Laura Piazza, Valentina Territo e Marilia Di Giovanni su “Quando arrivi scrivimi”

In occasione dell’incontro conclusivo della prima tappa alla scoperta degli astratti furori di Elio Vittorini presso la Casa del Libro Rosario Mascali, “Quando arrivi scrivimi”, itinerario drammaturgico curato dalla compagnia DRAMAlab, la Civetta vi propone un’intervista a tre voci con Laura Piazza, Valentina Territo e Marilia Di Giovanni.

Com'è nata innanzitutto la compagnia e come vi è venuta l'idea di mettere in scena Vittorini?

La compagnia DRAMAlab nasce poco più di un anno fa ad opera di alcuni degli allievi diplomati del primo corso dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico fondata e diretta dal sovrintendente Fernando Balestra nel 2010. Nel 2013 mette in scena lo spettacolo-lezione Strade Perse (regia Rossella Caruso; con: Davide Geluardi, Laura Piazza e Valentina Territo) adattamento teatrale a cura di Roberto Fai liberamente tratto dal carteggio tra Martin Heidegger e Hannah Arendt, successivamente vince il bando “Residenze teatrali” del Comune di Solarolo (RA) col  progetto Trilogia dell’Assenzauno studio da Pirandello, Beckett, Cagli (progetto di Fernando Balestra; regia Rossella Caruso; sound design: Umberto Ferro; light design: Andrea Temeperoni; scene e costumi: Valentina Territo; con: Sebastiano Fazzina, Davide Geluardi, Lisa Lo Presti, Laura Piazza e Valentina Territo) che, dopo il debutto a Solarolo, va in scena nello spazio Onda Larsen a Torino e al Teatro San Lorenzo alle Colonne a Milano. DRAMAlab ha curato la direzione artistica della rassegna Il mare al Museo dal 29 agosto al 3 ottobre 2014 presso il Museo del Mare di Siracusa.

Quando arrivi scrivimi non è semplicemente un’idea di messa in scena, ma un percorso biennale di drammaturgia collettiva declinato attraverso il linguaggio teatrale, fotografico, critico-letterario e cinematografico. (a cura di Valentina Territo e Laura Piazza; con: Lorenzo Gelardi, Lisa Lo Presti, Giacomo Pandiani, Laura Piazza e Valentina Territo).

Il nostro percorso parte da Conversazione in Sicilia. Proprio quest’opera ci ha instillato il desiderio di restituire qualcosa di cui le eravamo in qualche modo debitori. Ma la Conversazione non si fa solo su di un palco, tra attori, si può fare col pubblico e dappertutto, nei tanti luoghi deputati che la città offre. Ci sono luoghi a Siracusa che nascondono storie impensabili, luoghi che sono legati a personalità di grande rilievo che sono nate o hanno vissuto in questa città rendendola viva o immortale sulle pagine delle loro opere. Quando arrivi scrivimi si propone di tracciare una mappa dei luoghi che hanno incrociato la vita di Vittorini e che sono testimoni di una storia di cui dobbiamo riappropriarci; sono spesso luoghi di resistenza culturale, come ad esempio La casa del Libro (oggi gestita da Marilia Di Giovanni) - libreria e casa editrice dal 1930 - prima tappa del progetto con una serie di incontri domenicali dal 14 dicembre 2014 al 4 gennaio 2015. Parlare di Vittorini a partire da Siracusa non significa semplicemente discutere di un autore ed editore di rilievo internazionale, ma fare anche i conti col passato in una città dalla memoria fragile e che ha un grande bisogno di riscoprire degli spazi per la collettività, ha voglia di raccontarsi e di sentirsi raccontata.

Tra un anno si celebrerà il cinquantenario della scomparsa di Elio Vittorini: DRAMAlab propone un percorso di esplorazione e confronto con l’autore e con la Siracusa della sua infanzia e la nostra Siracusa; quasi due città opposte a cento anni di distanza. Crediamo che ci sia bisogno di parlarne e il pubblico ci ha finora dato ragione.

Chi viene a vedervi che tipo di messa in scena deve aspettarsi?

Stiamo esplorando le nostre possibilità. Abbiamo iniziato con delle letture lasciando spazio agli interventi del pubblico, col risultato che ogni incontro è stato diverso dal precedente perché abbiamo rielaborato le loro risposte, le sollecitazioni ricevute, gli interrogativi sorti. In questo momento il pubblico può partecipare alla nostra fase di studio, come se fosse presente in sala prove e potesse influenzare col proprio intervento l’esito finale dello spettacolo. In questa prima fase non proponiamo un’ipotesi di messa in scena di un’opera di Vittorini, stiamo piuttosto cercando di capire su cosa la gente voglia aprirsi, su cosa sia più utile lavorare per essere a servizio di una comunità che vuole riscoprirsi e raccontarsi.

A tale proposito, vorremmo citare la risposta di Vittorini a un’intervista a cura di C.Vigoni del 1952. «Vi è un pubblico che sa soltanto ricevere. E vi è un pubblico che ritrasmette, trasformandolo, quello che riceve. È per quest'ultimo pubblico che io credo di scrivere. E non mi importa che il suo numero sia di solito scarso e raggiunga le molte migliaia solo in momenti speciali. Quello che m'importa, nei riguardi dei più, è che un libro risponda a qualche esigenza generale. Ma gli uomini hanno esigenze che sanno già di avere ed esigenze che non sanno ancora di avere. E la più preziosa possibilità dell'arte è appunto di captare queste esigenze che non sappiamo ancora di avere, queste domande che non sappiamo di porre, e di renderle note. Si capisce che chi mette le proprie ambizioni su una possibilità simile dev'essere preparato a trovare il suo pubblico (piccolo o grande, diretto o indiretto) molto lentamente» (Elio Vittorini, intervista a cura di Carlo Vigoni, in «La Fiera letteraria», a. VII, n.36, 7 settembre 1952).

Quali sono i riscontri che avete avuto e quali progetti avete in cantiere?

La prima incoraggiante risposta è arrivata proprio da Marilia Di Giovanni, proprietaria della Casa del Libro che, oltre ad avere accolto in un batter d’occhio il progetto su Vittorini, ha accettato la nostra richiesta di raccontare al pubblico la storia della libreria iniziando a raccogliere le memorie di questo magico luogo appartenuto al nonno (e frequentato qualche decennio fa da Sciascia, Carlo Levi e tanti altri), che ci ha regalato da subito sorprese e momenti di commozione.

Grande interesse riscuote tra il pubblico l’idea della continuità del progetto, che l’evento teatrale non si esaurisca in qualche replica di uno spettacolo, ma che si costruisca strada facendo. Durante le letture il pubblico è stato molto attivo:abbiamo ascoltato delle testimonianze ma anche ricevuto proposte e richieste per le prossime tappe. Stiamo valutando la possibilità di aprire un laboratorio permanente e abbiamo già individuato alcuni dei prossimi luoghi deputati. Adesso però, approfittando dell’attenzione della Civetta, ci piacerebbe coinvolgere i suoi lettori, chiedendo loro di partecipare alla nostra ricerca: in quale luogo della città vorreste vivere un incontro con Vittorini? Aspettiamo la vostra risposta all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

E adesso diamo voce alla libraia Marilia Di Giovanni, che ha raccolto l’eredità di nonno Saro e dello zio Lorenzo, figure familiari agli intellettuali e ai frequentatori siracusani della Casa del Libro e non solo. Le chiediamo di parlarci di Rosario Mascali e delle iniziative che adesso ospita la Casa del Libro.

Ho sempre vissuto mio nonno come un patriarca silenzioso e generoso, dalla risata aperta e dai modi gentili con chiunque. Era sempre elegante ma in modo discreto, un bell’uomo di sicuro da giovane, con la sua chioma fitta di riccioli neri e gli occhi nerissimi, luminosi, e il sorriso dei maschi latini… Mi divertivo quando con “calata” catanese litigava ridendo con sua moglie – e compagna d’avventure –, mia nonna, che era pisana.

Mio nonno è nato a Catania da una famiglia proletaria con tanti fratelli: nove. I maschi vennero messi al lavoro da piccolissimi e mio nonno a otto anni aveva già fatto il facchino, il muratore e tanto altro. Poi era stato assunto dalla sede catanese della Sei, gestita dai fratelli Matteo, dove si sono formati alcuni tra i migliori librai siciliani, come Patti e Di Stefano.

Mio nonno aveva un’ottima memoria per i libri e conosceva la loro collocazione. E poi tutte le donne volevano essere servite da lui, pure le suore, raccontava… Quando i Matteo aprirono la sede a Siracusa la affidarono a lui. Aveva solo la quinta elementare e poi già da grande prese il diploma magistrale ma leggeva tantissimo e di tutto… Era un liberale e accoglieva con un orecchio attento tutte le posizioni politiche.

Avrebbe voluto fare teatro – aveva lavorato con le compagnie di Angelo Musco a Catania – ma, ci diceva lui, a casa c’era bisogno perciò si dedicò alla libreria con dedizione e umiltà trasformandola in un cenacolo culturale, un luogo di incontro: Sciascia, Carlo Levi, Denis Mack Smith hanno intrecciato con lui dialoghi e amicizie. Dal 1945 al 1985 si lanciò anche nell’attività editoriale con diverse collane (liriche e poesia, storia, romanzi…): ci restano 36 titoli ma è probabile che ne abbia pubblicati molti di più – non ha mai fatto un catalogo completo e ha regalato molti libri.

Mi ispiro a mio nonno ma spesso accolgo occasioni e suggestioni esterne: tra le iniziative realizzate i Libri viventi, cioè la possibilità aperta a tutti di ascoltare la narrazione di un libro e viceversa di poter raccontare un libro che si ama, il Circolo di lettura, che ogni settimana si dà appuntamento per parlare di un libro che si è letto, i corsi di scrittura creativa tra cui quello - a cui tengo molto – delle diverse identità sessuali e quello autobiografico sull’esperienza della malattia oncologica.

Abbiamo poi presentato vari libri tra cui vorrei ricordare quello di Ester Rizzo, “Camicette bianche”, e abbiamo avuto la fortuna di accogliere come ospiti Piera Degli Esposti che ci ha parlato di Goliarda Sapienza e del teatro e di recente Graziano Piazza, che ci ha introdotto alla bellezza della lettura ad alta voce, e infine il percorso di riscoperta dell’opera di Vittorini con la compagnia DRAMAlab.

 

 

 

 

 

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