SANITÀ

In alternativa al ricovero tempi lunghi per gli accertamenti complessi e costosi

  • Stampa

In alternativa al ricovero tempi lunghi per gli accertamenti complessi e costosi

Si festeggiò quando, dopo decenni di servizi appaltati a privati e caricati sulle spalle dei cittadini, venne acquistato l’apparecchio di risonanza magnetica nucleare per l’ospedale di Siracusa, mentre già in altre province si accedeva alla Tomografia Ad Emissione Di Positroni (PET)

Il favore e le mani al portafoglio. Per lunghi anni, i cittadini si son dovuti pagare le cure domiciliari, gli infermieri, i fisioterapisti, le badanti, gli specialisti. Per la verità anche ora, troppo spesso, quando si perde l’autonomia per la malattia, avviene la stessa cosa. Altrove, davanti ad un affronto così grave, sarebbero cadute tante teste e qualcuno ci avrebbe rimesso la carriera, risarcendo i danneggiati (tutti i siracusani).

Ricordo ancora come si sia organizzata qualche anno fa una festa per l’inaugurazione dell’apparecchio di risonanza magnetica nucleare per l’ospedale di Siracusa, acquistato dopo decenni di servizi appaltati a privati e caricati sulle spalle dei cittadini. Con l’aggravante che, quando gli altri ospedali accedevano a mezzi diagnostici di maggior costo e complessità come la Tomografia Ad Emissione Di Positroni (PET), si festeggiava, quasi fosse un di più, l’acquisto di un mezzo diagnostico indispensabile che doveva essere presente decenni prima.

Sebbene ora appaia all’orizzonte una speranza di correttezza e di responsabilità in chi deve far funzionare la sanità siracusana, i danni di questi mancati processi di domiciliarità delle cure e di supporto ai malati fragili per la lungodegenza, ancora pesano sul futuro e sulle disponibilità economiche dei malati siracusani.

Continuano le stragi dei diritti dei malati e le vittime sono i più deboli e i cittadini per bene. Forti delle nuove disposizioni, gli stessi soggetti che prima erano accusati di ricoverare senza motivo ora sono chiamati a respingere tutti quei ricoveri che non s’inquadrano nell’emergenza. Tutti fanno finta di non sapere che sul territorio, in alternativa al ricovero, non è possibile eseguire accertamenti complessi e costosi in tempi accettabili, soprattutto per i malati più fragili.

I tempi di attesa delle prestazioni sanitarie mutualistiche sul territorio in Sicilia sono talmente assurdi e dilatati che espongono i malati a gravi rischi personali e i medici curanti a ritorsioni legali per la mancata tempestività delle diagnosi. Per chi paga i salatissimi ticket sanitari regionali da molti anni, si è diffusa l’abitudine di pagarsi per intero le prestazioni, tanto esosi sono i costi dei ticket a carico dei pazienti e assurdi e offensivi i tempi di attesa.

Se, come cittadini siracusani, abbiamo avuto delle virtù, una è stata quella di sopportare l’usura che questo tipo di situazione ha causato nello svolgimento del lavoro quotidiano di assistenza ai malati e di dimenticare i drammi umani quotidiani di chi, non avendo denaro per curarsi, è stritolato da un sistema fallimentare di sanità pubblica, paralizzata dalle liste di attesa e dalla cappa di piombo della burocrazia.

Anch’io, nell’attività di lavoro, sono vittima quotidiana di questa negazione dei livelli essenziali di salute e non voglio esser complice, girandomi dall’altra parte.

Nelle lunghissime sedute di ambulatorio buona parte del tempo è dedicata alle mille diaboliche trappole create per disciplinare l’accesso alle prestazioni concesse ai cittadini mentre, di fatto, avviene che il mostro burocratico assorba risorse, sottraendole alla salute dei cittadini.

Un padre ignobile e insolvente. Spesso ho l’impressione di avere a che fare con un padre che abbia messo al mondo dieci figli e che creda di poter assicurar loro il cibo acquistando solo il necessario per cinque. Alle proteste di chi resta senza mangiare, il genitore risponde con un sistema di prenotazione, per cui s’inventa una priorità per far mangiare alcuni prima degli altri, gabbandoli affinché non si accorgano che l’inganno sta nel non aver comprato il necessario per tutti. Così turlupinati, i figli più affamati dovranno procurarsi o pagarsi il cibo, se hanno necessità impellenti.

Il padre, alle proteste, ha imparato a rispondere che i figli mangiano troppo, che quando è il momento di mangiare non hanno più fame, che mangiano solo alcune cose non altre, che quando il pranzo è servito non si presentano. Questo tipo di padre ho intravisto finora tra chi amministrava la sanità a Siracusa. Eppure vi è il modo di essere equi anche quando i bisogni eccedono l’offerta di salute.

In questo senso ho la fervida speranza di vedere il risultato degli sforzi sovrumani che in questi mesi compie il nuovo Direttore Generale, Salvatore Brugaletta. Conoscendone le doti professionali e umane, non ho alcun dubbio sui suoi propositi. Sono certo, però, che c’è più di qualcuno che ha paura del cambiamento e troverà il modo di ostacolarlo. Troppi hanno interesse che le cose non cambino perché ne traggono grosse utilità. Troppi traggono reddito, onore e splendide carriere nel pubblico ma guadagnano anche nel privato. Un servizio pubblico che funziona fa terrore a chi vende sanità a pagamento.

 Il sistema sanitario italiano è il migliore al mondo, va difeso con tutte le nostre forze. A me pare di vedere respingere la maggior parte dei ricoveri che mi sono necessari, pare di aver capito che non ci sono più posti per i morti nel nostro cimitero. Mi pare pure che qualcuno ha preso gusto a fregare i diritti ai siracusani proprio perché si è accorto che a Siracusa si può.

Siracusa si svegli e si stringa attorno a chi va nella direzione giusta. Smetta di chiedere favori come fosse una serva e faccia in modo di rinascere alla serietà e alla giustizia sociale. Se mi si consente la libertà, si caccino a pernacchie i troppi venditori  di fumo e di speranze, ricordandosi che non si può chiedere a chi ha piena responsabilità di tante pericolose omissioni di trovare soluzione ai propri errori. E’ più logico e produttivo cacciarlo!