CULTURA

Massimo Arcangeli: “Sarebbero auspicabili gli stati generali della poesia”

Massimo Arcangeli: “Sarebbero auspicabili gli stati generali della poesia”

Presentato a Siracusa “Orizzonti InVersi”, il libro scritto da Massimo Arcangeli insieme a Stefania Rabuffetti: una riflessione sulla possibilità che Internet dia propulsione per una rivoluzione dal basso, verso una sorta di poesia partecipata con la consapevolezza del fatto che oggi solo i piccoli e medi editori si assumono il rischio di puntare su testi meno scontati e autori meno noti. 

Il 16 ottobre scorso la sezione siracusana della Società Dante Alighieri ha ospitato Massimo Arcangeli, critico, linguista e docente universitario, noto anche al grande pubblico grazie alle collaborazioni con emittenti televisive e periodici. L’occasione è stata data dall’uscita del volume Orizzonti InVersi. Poesia di tutti, poesia per tutti (Aracne editrice, 2014) di Massimo Arcangeli e Stefania Rabuffetti, con un saggio di Giancarlo Liviano D’Arcangelo. Abbiamo incontrato per voi il professore.

"Orizzonti InVersi" si pone come un libro di critica militante. Questo sembra proprio un ritorno a certe istanze tardo ottocentesche-primo novecentesche (il critico era egli stesso un poeta, uno scrittore, un intellettuale a tutto tondo anziché un accademico puro). Come va intesa questa "militanza" del critico oggi?

Il senso sta proprio nel recuperare l’impegno della critica, che decenni fa era autorevole e presente, recuperandolo nel campo della poesia, che sembra divenuta un genere di nicchia, circostanza aggravata dal fatto che le vendite dei libri di poesia non possono certo competere con quelle della narrativa. Sarebbero auspicabili gli stati generali della poesia, per capire in quale direzione si muova. I canoni sono ormai smantellati, il dibattito appare fermo al palo. Eppure le nuove generazioni scrivono e leggono poesia. In rete c’è un mare magnum di correnti, di movimenti. Forse Internet darà una propulsione per una rivoluzione dal basso, verso una sorta di poesia partecipata e contro ogni forma di “esoterismo” e ogni volontà di autoesclusione.

Ci spiega l'interesse verso la poesia della Rabuffetti? Il volume riporta quasi la sua opera omnia. In cosa consiste il valore della sua espressione poetica?
La sua produzione – aveva già pubblicato due raccolte per Manni – mi ha piacevolmente sorpreso. Quando ho avuto tra le mani il dattiloscritto mi hanno colpito il lessico utilizzato, il ritmo interno, l’espressività – che potrebbero avvicinare la poesia ad un pubblico più vasto, come il migliore cantautorato – oltre allo struggente recupero dei realia: un reimpadronirsi del corpo fisico contro i saperi prevalentemente virtuali. 
Le scelte della Rabuffetti sono caratterizzate da una cifra esistenziale ben radicata. Forse la poesia è il genere che, nel suo legare inestricabilmente biografia e produzione, meno sopporta la mistificazione della realtà in nome del principio di realtà come antidoto alla virtualità.

Forse in questo mercato dominato da poche grandi case editrici – che spesso e volentieri strizzano l’occhio al grande pubblico – sono i piccoli e medi editori a compiere le scelte più coraggiose. Cosa ne pensa?
In effetti il mainstream guarda al mercato, mentre i piccoli e medi editori si assumono il rischio di puntare su testi meno scontati e autori meno noti, quasi scommettendo e affidandosi al tamtam della rete oltre che al passaparola.

Quale può essere oggi il posto, il ruolo - si sarebbe detto in altri tempi la funzione - della poesia? Può davvero essere di tutti e per tutti come recita il sottotitolo del libro?
La poesia può e deve tornare ad essere di tutti e per tutti, contro ogni forma di autoreferenzialità. Forse toccherà proprio alla poesia recuperare il ruolo della comunicazione e delle comunità sociali sia fisiche che virtuali. Certo, il confronto tra la poesia e la canzone d’autore è impari: impossibile erodere l’impatto enorme della forma canzone sui giovani rispetto alla poesia, ma la rete in questo senso – oltre alla scuola, aggiungiamo noi – può fare molto in questa direzione.

Quali sono i progetti a cui sta lavorando? Può anticiparci qualcosa?
Per Castelvecchi è in uscita il mio studio sulla storia avventurosa della @, dal Medioevo fino all’epoca di telescriventi e computer, attraverso le varie lingue e culture. Questo simbolo che occhieggia dalle nostre tastiere viene dai libri di conti, nei quali indicava il prezzo unitario. Anche il suo significato – “at” – è rimasto invariato: pensiamo all’espressione inglese "at the price of", 'al prezzo di'.

Interessantissimo! Un altro modo per collegare il passato al presente grazie al flusso ininterrotto della parola. Quando avremo il piacere di ospitarla di nuovo a Siracusa?
Sempre per la Dante Alighieri – infaticabile l’impegno della sua presidentessa Gioia Pace in questo senso – verrò in primavera per parlare della scienza nella Divina Commedia. L’occasione è, infatti, il centenario dantesco del 2015: a settecentocinquant’anni dalla sua nascita, Dante ha ancora molto da dirci a proposito non solo di letteratura ma anche di conoscenza scientifica.

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